{"id":1971,"date":"2010-04-30T17:44:22","date_gmt":"2010-04-30T15:44:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1971"},"modified":"2010-05-19T21:25:59","modified_gmt":"2010-05-19T19:25:59","slug":"il-terremoto-la-deportazione-dei-nomadi-la-mobilitazione-dei-monaci-e-il-colloquio-sino-tibetano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=1971","title":{"rendered":"il terremoto: la deportazione dei nomadi, la mobilitazione dei monaci e il colloquio sino-tibetano."},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_1972\" style=\"width: 458px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-1972\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-1972\" title=\"earthquake3\" src=\"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/earthquake3.jpg\" alt=\"Dal 2006 decine di migliaia di nomadi tibetani sono stati deportati nelle citt\u00e0 e obbligati a lasciare le loro tende e i loro armenti per essere forzatamente urbanizzati\" width=\"448\" height=\"336\" srcset=\"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/earthquake3.jpg 448w, https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2010\/04\/earthquake3-300x224.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 448px) 100vw, 448px\" \/><p id=\"caption-attachment-1972\" class=\"wp-caption-text\">Dal 2006 decine di migliaia di nomadi tibetani sono stati deportati nelle citt\u00e0 e obbligati a lasciare le loro tende e i loro armenti per essere forzatamente urbanizzati<\/p><\/div>\n<p style=\"line-height: 150%; text-align: justify;\"><span style=\"color: #993300;\">Il violento terremoto che due settimane fa ha colpito i territori tibetani della regione del Qinghai offre a Piero Verni lo spunto per una riflessione su quanto \u00e8 accaduto in quel remoto territorio e per una valutazione politica dell\u2019atteggiamento della dirigenza cinese ancora una volta sorda all\u2019appello del Dalai Lama e della popolazione locale. L\u2019articolo \u00e8 apparso sul blog di <strong>Piero Verni<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.freetibet.eu\/\" target=\"_blank\">www.freetibet.eu<\/a>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Il terremoto \u201ccinese\u201d e la deportazione dei nomadi tibetani.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Tutti avrete letto nei giorni scorsi le terribili notizie del violento terremoto che il 14 aprile ha devastato ampie aree dei territori tibetani a cavallo tra Amdo e Kham incorporati nella regione cinese del Cinghai. &#8230;<!--more--> Quotidiani e telegiornali del mondo intero hanno parlato diffusamente di questa tragedia ma solo pochi commentatori (e anche quelli \u201cen passant\u201d) hanno messo in evidenza come quei territori fino al 1950 facessero parte del Tibet indipendente e che sono \u201ccinesi\u201d solo da qualche decennio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Dal 14 aprile ad oggi ho letto e ascoltato un numero ragguardevole di articoli e notiziari televisivi densi di notizie e resoconti, a volte anche molto accurati, di quanto \u00e8 accaduto e ancora sta accadendo nella contea e nella prefettura di Yushu. Penso che sar\u00f2 a lungo perseguitato dall\u2019orrore di quelle immagini. Donne e uomini feriti, laceri, e ricoperti di polvere che implorano aiuto&#8230; pile di cadaveri accatastati sui camion o bruciati nelle fosse comuni&#8230; soldati cinesi impegnati nelle operazioni di soccorso nonostante l\u2019evidente disagio dovuto all\u2019altitudine&#8230; migliaia di monaci accorsi da tutti i monasteri della regione a portare il loro aiuto materiale e il loro conforto religioso alla gente cos\u00ec duramente provata.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">In tutta questa abbondanza di notizie per\u00f2, non mi ricordo di aver letto o ascoltato da nessuna parte (sto ovviamente parlando dei principali mass media internazionali non del network pro tibetano), che dal 2006 decine di migliaia di nomadi tibetani sono stati deportati nelle citt\u00e0 e obbligati a lasciare le loro tende e i loro armenti per essere forzatamente urbanizzati. Un&#8217;urbanizzazione coatta e violenta che non solo ha comportato la distruzione dello stile di vita di una significativa porzione dell\u2019etnia tibetana ma ha anche costretto queste persone a stare in anonime prigioni di cemento che sono poi crollate loro addosso fin dalla prima scossa del sisma. Varr\u00e0 la pena di ricordare che se avessero potuto continuare a vivere nelle grandi tende di pelo di yak con le immense praterie del Kham e dell\u2019Amdo come sterminato orizzonte, quasi niente sarebbe loro successo. Cos\u00ec come varr\u00e0 la pena di ricordare che edifici governativi e caserme hanno invece resistito piuttosto bene al sisma. E infine sarebbe utile ricordare come un\u2019informazione attenta e aggiornata di quanto accade nelle zone del Tibet occupato dalla Cina, avrebbe dovuto cogliere anche questa luttuosa occasione per portare all\u2019attenzione del mondo l\u2019ennesima pagina del genocidio culturale e antropologico portato avanti da Pechino nei confronti del popolo tibetano. Donne e uomini abituati da secoli a vivere liberi all\u2019interno del loro ambiente naturale, a seguire i ritmi delle migrazioni stagionali, a condividere con i loro animali le meraviglie e le durezze dell&#8217;ecosistema del Tibet, sono stati costretti da un potere ottuso e violento a vivere in anonimi e opprimenti edifici che poi li hanno sepolti e uccisi quando la terra ha cominciato a tremare.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\"> <strong><span style=\"font-family: Arial;\">La mobilitazione dei monaci.<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">A migliaia, a decine di migliaia sono arrivati nelle zone devastate dal terremoto. Senza essere convocati da nessuno, solo grazie a una sorta di tam tam sotterraneo, hanno lasciato i loro monasteri e sono arrivati nei luoghi dove la tragedia aveva assunto le proporzioni pi\u00f9 allucinanti. A mani nude e vestiti solo delle loro tuniche amaranto, hanno scavato, trasportato, curato, confortato i feriti. Composto, raccolto e inumato i cadaveri. Celebrato i riti funerari che nella cultura del Tibet sono quelli pi\u00f9 importanti perch\u00e9 preparano il continuum mentale del defunto all\u2019incontro con le visioni del Bardo e alla nuova reincarnazione. Anche in questa dolorosa occasione la comunit\u00e0 monastica ha dimostrato con i fatti la sua importanza all\u2019interno della civilt\u00e0 tibetana, il ruolo cardinale che essa svolge e rappresenti per le donne e gli uomini del Paese delle Nevi. E\u2019 stato impressionante vedere, nei filmati ripresi dall\u2019alto trasmessi dalle televisioni, il terreno coperto da un\u2019infinit\u00e0 di puntini rossi che si muovevano senza sosta portando a tutti il loro aiuto. E\u2019 stato impressionante sentire quanto la popolazione sia grata a questa presenza monastica. Quei monaci infatti, non sono stati solo un indispensabile aiuto in un momento di bisogno assoluto ma anche la rappresentazione concreta e visibile che l\u2019anima pi\u00f9 autentica del Tibet era l\u00e0, accanto a loro. Che lottava con loro, che piangeva con loro, che viveva con loro, che soffriva con loro. Nonostante decenni di occupazione e oppressione cinese. E credo che anche questo drammatico episodio dovrebbe servire a noi, laici amici internazionali del Tibet, a non dimenticare mai quanto la cultura che vogliamo difendere abbia una radice profondamente religiosa e come ritenga essenziale la dimensione spirituale e chi meglio la rappresenta: la comunit\u00e0 monastica.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Da alcuni giorni per\u00f2 Pechino ha intimato ai monaci di tornare a casa. E senza nemmeno tanti ringraziamenti. Oggi i gerarchi cinesi temono che la concentrazione di un tale numero di monaci si possa saldare con la disperazione, la rabbia, il risentimento della popolazione nei confronti dell&#8217;oppressore e dar cos\u00ec vita ad un corto circuito in grado di accendere una rivolta come quella del 2008. E per il medesimo motivo \u00e8 caduta nel vuoto la richiesta del Dalai Lama di poter visitare le zone colpite dal sisma per poter donare a quelle popolazioni almeno il conforto della sua presenza e delle sue preghiere. Dubito che a Zhongnanhai qualcuno possa ragionevolmente pensare che il Prezioso Protettore voglia recarsi a Yushu per incitare alla rivolta e alla lotta. Lo spettro che turba i sonni della nomenklatura pechinese \u00e8 che la sola presenza del Dalai Lama sia in grado di scatenare nei tibetani una reazione emotiva incontrollabile. Quindi via i monaci e niente Dalai Lama. Ma non solo. Lo scrittore tibetano Tagyal, che cercava di denunciare i ritardi nei soccorsi alle comunit\u00e0 tibetane pi\u00f9 remote a fronte della rapidit\u00e0 con cui si \u00e8 intervenuto in favore delle aree dove si trovavano gli edifici governativi e le popolazioni han, \u00e8 stato arrestato e trasferito in localit\u00e0 ignota perfino alla moglie e alle figlie.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Il colloquio sino-tibetano.<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Questa la situazione ad oggi. In attesa di vedere come si evolver\u00e0 \u00e8 doveroso a mio modesto avviso fare qualche breve considerazione di carattere politico. Anche all&#8217;interno di questo dramma (tra l&#8217;altro mentre i cinesi parlano di circa 2.300 morti, la gente del posto afferma che il numero delle vittime \u00e8 molto pi\u00f9 alto arrivando a sfiorare le 15.000 se non le 20.000 persone) si \u00e8 ben visto come non abbia senso alcuno parlare di un effettivo &#8220;dialogo&#8221; sino-tibetano. Ove ci fosse da parte cinese anche la pi\u00f9 modesta volont\u00e0 di colloquio, quale occasione &#8220;migliore&#8221; di dimostrarla che non questo tragico evento? Una gestione efficace ed imparziale dei soccorsi. Facilitare in ogni modo possibile il lavoro umanitario dei monaci. Consentire al Dalai Lama di visitare la regione. Tre semplici gesti che avrebbero potuto contare pi\u00f9 di milioni di parole, documenti, dichiarazioni ufficiali per mostrare al popolo tibetano la buona volont\u00e0 di Pechino di voler risolvere una volta per tutte il contenzioso tibetano. Tre semplici gesti che sarebbero stati in grado, se non di placare l&#8217;ostilit\u00e0 della gente del Tibet nei confronti della dominazione coloniale cinese, almeno di far sperare che un compromesso positivo si potrebbe raggiungere. Che il sogno della fine di un incubo durato oltre 60 anni potrebbe tramutarsi in realt\u00e0. Che la fiducia, gli sforzi, le rinunce del Dalai Lama e del suo governo in esilio, potrebbero non essere stati vani.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">E invece&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Piero Verni<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">(<strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><a href=\"http:\/\/www.freetibet.eu\/\"><strong><span style=\"font-weight: normal; color: #993300; font-family: Arial; mso-bidi-font-weight: bold;\">www.freetibet.eu<\/span><\/strong><\/a><\/strong>)<strong style=\"mso-bidi-font-weight: normal;\"><\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"font-size: 13pt; color: #993300; line-height: 150%; font-family: Arial;\">Giornalista e scrittore, Piero Verni \u00e8 tra i fondatori dell\u2019Associazione Italia-Tibet di cui \u00e8 stato presidente fino al 2002.<\/span><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il violento terremoto che due settimane fa ha colpito i territori tibetani della regione del Qinghai offre a Piero Verni lo spunto per una riflessione su quanto \u00e8 accaduto in quel remoto territorio e per una valutazione politica dell\u2019atteggiamento della dirigenza cinese ancora una volta sorda all\u2019appello del Dalai Lama e della popolazione locale. 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