{"id":5192,"date":"2004-06-02T10:58:09","date_gmt":"2004-06-02T08:58:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5192"},"modified":"2012-08-10T23:24:05","modified_gmt":"2012-08-10T21:24:05","slug":"gheshe-jampel-senge-le-bugie-del-libro-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5192","title":{"rendered":"Gheshe Jampel Senge: Le bugie del &#8220;Libro bianco&#8221;."},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><strong><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5193\" style=\"width: 140px\" class=\"wp-caption alignleft\"><strong><img aria-describedby=\"caption-attachment-5193\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-5193\" title=\"geshesenge\" src=\"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/geshesenge.jpg\" alt=\"Gheshe Jampel Senge\" width=\"130\" height=\"126\" \/><\/strong><p id=\"caption-attachment-5193\" class=\"wp-caption-text\">Gheshe Jampel Senge<\/p><\/div>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><strong>Le bugie del cosiddetto &#8220;Libro bianco&#8221; <\/strong><\/span><strong><span style=\"font-family: Verdana;\">di Gheshe Jampel Senge. <\/span><\/strong><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Un \u201clibro bianco\u201d cinese di trenta pagine, rilasciato lo scorso 25 maggio 2004 dall\u2019Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato, difende la politica di Pechino sulla regione tibetana e rifiuta le proposte di autonomia avanzate dal Dalai Lama. Con argomentazioni assolutamente false e faziose, il documento afferma, tra l\u2019altro, che \u201cil governo centrale ha sempre esercitato un\u2019effettiva sovranit\u00e0 sulla regione (il Tibet, N.d.T.). Pertanto, la questione di riappropriarsi della sovranit\u00e0 non esiste, n\u00e9 esiste la possibilit\u00e0 di un diverso sistema sociale (su modello di Hong Kong e Macao, N.d.T.) \u201d. Il \u201clibro bianco\u201d afferma inoltre che \u201cqualsiasi atto volto a modificare l\u2019Autonomia Etnica Regionale attualmente in vigore in Tibet, \u00e8 una violazione della costituzione e della legge ed \u00e8 pertanto inaccettabile all\u2019intero popolo cinese, comprese le masse del popolo tibetano\u201d. <!--more-->Il governo di Dharamsala non ha ufficialmente replicato a queste proterve affermazioni, preferendo chiudersi in un prudente silenzio, dettato, forse, dal desiderio di non compromettere la visita in Cina della terza delegazione tibetana.Il durissimo documento cinese ha comunque raggelato le speranze di molti ed ha reso palpabile, tra i profughi e tra gli stessi gruppi di sostegno al Tibet, il senso di frustrazione. Proprio un tibetano, Geshe Jampel Senge, ha voluto scrivere per Tibet News \u2013 Italia questo commento al \u201clibro bianco\u201d che siamo onorati di proporre ai nostri lettori. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"font-family: Verdana;\">La recente pubblicazione da parte del governo comunista cinese del cosiddetto \u201clibro bianco\u201d \u00e8 un totale falso, una montagna di bugie raccontate per ingannare la comunit\u00e0 internazionale. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Le asserzioni di Pechino, secondo la quale il Tibet \u00e8 stato parte integrante del territorio cinese dal XIII\u00b0 secolo, sono senza fondamento poich\u00e9, a quel tempo, la stessa Cina era sotto l\u2019occupazione mongola. Il paese era retto, infatti, dall\u2019imperatore Kublai Khan, un discendente di Gengis Khan che aveva invaso non solo la Cina e il Tibet ma anche molti altri paesi europei e asiatici. Kublai Khan si convert\u00ec al buddismo e invit\u00f2 alla sua corte i lama tibetani come suoi tutori spirituali.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Dopo la morte del grande \u201cpandit\u201d Sakya, suo nipote, Drogon Choegyal Phagpa divenne il tutore di Kublai Khan. In segno di riconoscenza verso il maestro, che gli aveva concesso un\u2019iniziazione tantrica, il sovrano mongolo gli offr\u00ec il governo del Tibet. Da quel momento, i lama Sakya governarono il paese per quasi un secolo. Il Tibet ottenne quindi l\u2019indipendenza dai mongoli prima della stessa Cina. E\u2019 pertanto evidente che, all\u2019epoca, i cinesi non solo non controllavano il Tibet, ma nemmeno il loro stesso paese.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Secondo la logica di Pechino, l\u2019India potrebbe avanzare pretese sulla Birmania e sul Pakistan perch\u00e9 entrambe le nazioni furono governate per quasi trecento anni dal vicer\u00e9 inglese. Siamo quindi di fronte ad un mito astutamente inventato dai cinesi per legittimare le loro mire sul Tibet indipendente. Esiste un detto secondo il quale una bugia, se ripetuta in continuazione, finisce per acquistare una certa attendibilit\u00e0. E\u2019 quello che la Cina ha fatto nel corso della storia. Sul Tibet, ha raccontato una serie di bugie senza fondamento. Dal canto loro, i tibetani non avevano i mezzi n\u00e9 si preoccuparono mai di smentire quanto i cinesi andavano favoleggiando. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">I cinesi guardavano al Tibet come ad un tesoro caduto dal cielo, tant\u2019\u00e8 che, di proposito, lo chiamarono \u201cXizang\u201d, parola che significa \u201dcasa del tesoro occidentale\u201d. Il vasto territorio tibetano, un quarto dell\u2019intera superficie dell\u2019attuale Cina, era il luogo ideale per trasferire la popolazione in continua crescita. Inoltre, nel corso della sua storia, la Cina aveva sempre mirato allo sfruttamento delle ricche risorse naturali tibetane.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">I cinesi dapprima si impossessarono dell\u2019Amdo, regione che oggi \u00e8 chiamata Qinghai. Poi, gradualmente, grazie alle scorribande dei \u201csignori della guerra\u201d, tra i quali Chou Erfeng e le sue orde assassine, che sterminavano i tibetani e ne occupavano la terra, portarono a termine l\u2019annessione del Kham.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">In tempi recenti, la Cina ha avanzato rivendicazioni anche nei confronti di uno degli stati a lei pi\u00f9 vicini, la Corea. Fondato nell\u2019anno 37, nella regione compresa tra l\u2019attuale Corea del nord e la Manciuria meridionale, il Koguryo, regno abitato da trib\u00f9 di cacciatori, \u00e8 considerato dai coreani il periodo aureo della loro storia. E\u2019 universalmente riconosciuto come appartenente alla civilt\u00e0 coreana. Ha dato i natali ad eminenti studiosi e santi buddisti. Il suo fondatore, il re Chumong, era un grande arciere e un abile cavallerizzo. I coreani considerano il regno di Kogyuro il precursore della loro nazione, una grande civilt\u00e0 che ha trasmesso il suo nome alla moderna Corea. Ma, ancora una volta, i cinesi fanno il loro gioco e, con artifici e mire imperialistiche, cercano di impossessarsi della terra altrui. L\u2019agenzia cinese <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Xinhua <\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">ha definito il regno \u201cuno stato subordinato, caduto sotto la giurisdizione delle dinastie cinesi che ne hanno profondamente segnato le caratteristiche sia politiche sia culturali\u201d. Gli organi d\u2019informazione statale definiscono il Kogyuro \u201cparte della Cina\u201d. Il governo di Pechino ha perfino rimosso dal suo sito web ufficiale qualsiasi riferimento alla storia antica della Corea!<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Che cosa vogliono quindi gli scaltri cinesi? Secondo Kim Woo Jun, professore di storia all\u2019Universit\u00e0 Yonsei, di Seul, \u201cfondamentalmente la Cina desidera avere il totale controllo di aree abitate da popolazioni d\u2019etnia coreana\u201d. Il parlamentare sud coreano Kim Sung Ho ha affermato che \u201cPechino vuole porre le premesse per vantare diritti sulla parte della Corea del nord situata al confine con la Cina\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">La Cina avanza pretese anche sulle isole Sprately (<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">nel Mar Cinese Meridionale, N.d.T.)<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">, cosa che ha irritato non poco le nazioni del sud \u2013 est asiatico, ed ha aperto un contenzioso anche con il Vietnam e le Filippine. Questo \u00e8 il suo tipico modo di fare: vantare diritti su territori appartenenti ad altri popoli e poi annetterli ogniqualvolta lo ritenga conveniente. Anche il Tibet \u00e8 vittima di queste diaboliche macchinazioni, insite nella mentalit\u00e0 imperialistica cinese.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">E\u2019 evidente che le continue rivendicazioni cinesi sono state incoraggiate dal disinteresse della comunit\u00e0 internazionale attorno al problema dell\u2019occupazione e della dominazione del Tibet. Pechino ha dichiarato la propria giurisdizione sul Tibet anche se, prima del 1949, il paese non \u00e8 mai stato governato dalla Cina, neppure per un solo giorno. Il solo fatto che, per legittimare il suo ingresso in Tibet, il cosiddetto Esercito di Liberazione abbia dovuto stipulare un accordo con il governo di Lhasa, costituisce la prova che i tibetani avevano il pieno controllo del paese. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tutto il mondo sa che il cosiddetto Accordo in 17 Punti (<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">firmato il 23 maggio 1951, N.d.T.) <\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">fu imposto ai tibetani dalla Cina comunista le cui armate si apprestavano ad invadere il Tibet centrale, al di l\u00e0 del fiume Drichu, dopo che il Kham e l\u2019Amdo erano caduti e i loro leader eliminati, uno dopo l\u2019altro, con l\u2019intrigo e l\u2019inganno. Se i cinesi avessero potuto vantare dei diritti sul Tibet, perch\u00e9 avrebbero dovuto attaccarlo e invaderlo? Avrebbero potuto semplicemente entrare nel paese, cos\u00ec come fanno quando si recano a Shanghai o in qualsiasi altra parte del territorio cinese.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma il Tibet era una nazione indipendente e l\u2019occupazione avrebbe nuociuto alle relazioni pubbliche del nascente regime comunista, gi\u00e0 isolato. Cos\u00ec preferirono non correre il rischio di un ulteriore isolamento politico derivante dalla condanna della comunit\u00e0 internazionale. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">All\u2019inizio i cinesi si mossero con cautela. Arrivarono persino ad assicurare l\u2019allora primo ministro indiano Jawaharlal Nehru che non avrebbero imposto il comunismo ai tibetani e che, se necessario, avrebbero aspettato altri cinquant\u2019anni. Il premier Chu En Lai si fece gioco del primo ministro indiano facendogli credere che la Cina si sarebbe comportata in modo ragionevole. Ben presto, tuttavia, Pechino istaur\u00f2 in Tibet un regime di terrore senza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0. Il silenzio della comunit\u00e0 internazionale e soprattutto dell\u2019India, molto accondiscendente circa l\u2019invasione, consent\u00ec ai cinesi di compiere inimmaginabili atrocit\u00e0. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Quei mesi e anni cruciali furono segnati dal succedersi dei seguenti eventi. In un primo momento l\u2019India, elev\u00f2 dure proteste per le brutali azioni compiute dalla Cina nel Tibet orientale ed espresse in modo chiaro il proprio rammarico per il comportamento cinese.\u00a0 Pechino aveva per\u00f2 i propri assi nella manica e, astutamente, redasse il \u201cPiano in Cinque Punti di Pacifica Coesistenza con l\u2019India\u201d, il \u201cPanchseel\u201d (<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">29 aprile 1954, N.d.T.)<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Fino a quel momento gli indiani erano convinti di poter conservare tutti i privilegi ereditati dagli inglesi, che non avevano mai riconosciuto la sovranit\u00e0 cinese sul Tibet. Al pari della Gran Bretagna, anche l\u2019India continu\u00f2 a considerare il Tibet uno stato cuscinetto tra il proprio territorio e quello cinese e assicur\u00f2 formalmente il governo di Lhasa che tutti i trattati stipulati durante il periodo britannico sarebbero stati rispettati. Nel 1949, invi\u00f2 persino a Lhasa un ufficiale dell\u2019esercito in qualit\u00e0 di consulente e, nel 1947, invit\u00f2 una delegazione tibetana alla storica Conferenza sulle Relazioni Asiatiche organizzata a Calcutta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma i cinesi erano, come al solito, molto agguerriti e l\u2019India aveva appena ottenuto l\u2019indipendenza dalla dominazione coloniale inglese. Non era perci\u00f2 ancora sufficientemente forte per sostenere la difesa della nazione tibetana, anche se avrebbe facilmente potuto mobilitare l\u2019opinione pubblica internazionale contro l\u2019incombente invasone cinese e adoperarsi a favore del suo vicino che, dalla nazione indiana, aveva ereditato la cultura buddista. Sfortunatamente, gli stretti rapporti tra la nazione indiana e quella cinese, sanciti dal Panchsheel, il Piano in Cinque Punti, giocarono a sfavore dei tibetani e dei loro interessi.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">I negoziati tra l\u2019India e la Cina ebbero luogo tra il dicembre 1953 e l\u2019aprile 1954. Il premier cinese Chu En Lai annunci\u00f2 formalmente l\u2019idea del \u201cPanchsheel\u201d fin dal primo incontro con la delegazione indiana, nel dicembre 1953. I cinque principi in essa contenuti garantivano, nell\u2019ordine, il mutuo rispetto della sovranit\u00e0 e integrit\u00e0 territoriale, la reciproca non aggressione, la non interferenza negli affari interni di ognuno dei due stati, uguaglianza e comuni vantaggi e, infine, pacifica convivenza. Con un colpo da maestro, i cinesi convinsero gli indiani a rinunciare alla loro posizione sul Tibet e ad abbandonare il paese al dominio della Cina comunista. L\u2019India vendette il Tibet alla Cina per comperarsi la pace. Diede credito alla retorica comunista e firm\u00f2 il \u201cTrattato in Cinque Punti per la Coesistenza Pacifica e l\u2019Accordo tra la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Indiana sul Commercio e sui Rapporti tra la Regione Tibetana Cinese e l\u2019India\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questi accordi furono la campana a morto del Tibet. Da allora i tibetani sono stati depredati della loro terra, oppressi e soggiogati dai colonialisti cinesi. E\u2019 il colmo dell\u2019ironia che un paese come l\u2019India, che a lungo ha sofferto la dominazione coloniale europea, possa avere permesso e persino tacitamente approvato l\u2019annichilimento di un popolo che per secoli aveva considerato il subcontinente indiano la propria guida e l\u2019ispiratore della propria saggezza e ne aveva abbracciato la cultura non violenta.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Come ha potuto l\u2019India essere cos\u00ec insensibile da sacrificare il Tibet a un regime tanto barbaro, che ha fama d\u2019aver assassinato un numero di suoi cittadini superiore a quello delle vittime di Hitler e di Stalin? Anche oggi, in Cina e nei territori conquistati, come il Tibet, il numero delle condanne a morte \u00e8 superiore al totale delle sentenze capitali eseguite in tutto il mondo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Alcune democrazie occidentali chiesero alle Nazioni Unite di approvare una risoluzione sul Tibet. Purtroppo, la presentazione del documento fu bloccata proprio dall\u2019India! Il governo di New Delhi assicur\u00f2 infatti la comunit\u00e0 mondiale che si sarebbe adoperato presso Pechino per risolvere la questione senza l\u2019intervento internazionale. In realt\u00e0, possiamo affermare con certezza che l\u2019India, sospettosa dell\u2019interesse dell\u2019occidente per il Tibet, assecondava il gioco della Cina, restando sempre al fianco del regime comunista cinese e, di fatto, favorendone l\u2019ingresso alle Nazioni Unite a scapito di Taiwan. New Delhi guardava alla nuova Cina emergente come al partner a fianco del quale contrastare l\u2019imperialismo occidentale in Asia. E poich\u00e9 l\u2019India, il paese maggiormente interessato in termini di strategie geopolitiche, sembrava non essere minimamente preoccupata n\u00e9 della propria sicurezza n\u00e9 della sorte del popolo tibetano, il resto del mondo decise allora di ignorare il problema.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Molti uomini politici indiani di massimo rispetto espressero a gran voce il proprio disgusto per il modo in cui i diritti del popolo tibetano erano stati svenduti per compiacere la Cina comunista. Persone come Jaya Prakash Narayan definirono il Panchsheel \u201cun trattato nato dal peccato\u201d, perch\u00e9 calpestava i diritti del popolo tibetano sotto gli stivali dei conquistatori cinesi. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">A questo \u201cpeccato\u201d segu\u00ec un momento di grande euforia ed ebbe inizio il famoso periodo dell\u2019\u201cIndia \u2013 Chini Bhai Bhai\u201d. Ma la luna di miele fu breve. Dopo aver ingannato gli indiani e ottenuto ci\u00f2 che desideravano in Tibet, i cinesi mostrarono il loro vero volto e invasero l\u2019India lungo la \u201cRegione di Frontiera Nord Orientale\u201d (NEFA), com\u2019era allora chiamata. Nel 1962, il primo ministro indiano Pandit Jawaharlal Nehru conobbe l\u2019amara realt\u00e0 della Cina comunista. L\u2019India impar\u00f2 che molto difficilmente il leopardo cambia pelle.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ciononostante, vuoi per scelta politica o per pura irresponsabilit\u00e0, i governi che, nel corso degli anni, si sono succeduti in India hanno sempre legittimato la conquista cinese del Tibet definendolo costantemente \u201cparte della Cina\u201d e segnando cos\u00ec il suo destino, quasi fosse sacro dovere di New Delhi porre il proprio sigillo sulla sorte del paese e del suo sfortunato popolo. L\u2019ultimo a compiere questo gesto \u00e8 stato Atal Bihari Vajpayee, il Primo Ministro del BJP, che, solo qualche mese fa, ha nuovamente dichiarato che \u201cil Tibet \u00e8 parte della Repubblica Popolare Cinese\u201d. Nessuna meraviglia se i cinesi sono tutti sorrisi e se, secondo recenti notizie, alcuni militari dell\u2019Esercito di Liberazione hanno persino preso parte alle celebrazioni per l\u2019indipendenza indiana, lo scorso 15 agosto 2004! Sanno benissimo quanto gli indiani possano rivelarsi utili.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Se per\u00f2 l\u2019India chiedesse il supporto della Cina per ottenere un seggio permanente all\u2019ONU, i cinesi rifiuterebbero di appoggiarla, nonostante il ruolo di primo piano svolto da New Delhi, nel 1969, nell\u2019assicurare ai comunisti la rappresentanza alle Nazioni Unite. Riusciranno gli indiani ad essere ricambiati? A voi il giudizio.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">In questa tragica saga, vedo un unico termine di paragone: quello con il comportamento dell\u2019Australia, il paese che mi ospita, nei confronti di Timor Est, nel 1974. Nonostante, nel corso della seconda guerra mondiale, la popolazione di Timor Est abbia aiutato l\u2019Australia e salvato la vita di molti suoi soldati, a rischio della propria, il continente ha venduto l\u2019isola al brutale regime di Suharto in cambio del 50% del petrolio estratto dal mare di Timor. Grazie all\u2019indomita lotta di persone come Xanana Gusmal e Jose Ramos Hotas, Timor Est \u00e8 riuscita ad affrancarsi dal giogo brutale della dittatura di Suharto. Firmando il Panchsheel con Pechino, l\u2019India ha fatto la stessa cosa e si \u00e8 comperata la pace.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">I comunisti cinesi hanno indotto l\u2019opinione pubblica a credere che il Tibet fosse parte della Cina riferendosi costantemente ad esso con le parole \u201cgoverno locale del Tibet\u201d, come se possedessero una legittima sovranit\u00e0 sul paese. I tibetani ebbero difficolt\u00e0 a capire il significato di questa espressione, chiamata \u201csa-ne sishung\u201d, nella lingua del luogo, un termine a loro del tutto alieno. I cinesi non conoscevano il tibetano, tant\u2019\u00e8 che istruirono alcuni giovani al mestiere di traduttori. Se la Cina avesse avuto giurisdizione sul Tibet, come mai, quando arrivarono, il paese era loro completamente estraneo e i funzionari di Pechino giravano sempre armati perch\u00e9 temevano i tibetani? <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per invadere il Tibet, Pechino aveva bisogno di un pretesto e quindi cre\u00f2, su misura, un gruppo fantasma battezzato \u201cgli imperialisti stranieri\u201d. Bugiardamente affermarono di essere entrati in Tibet non per conquistarlo ma per salvare i tibetani da immaginari imperialisti, quando, in realt\u00e0, i veri imperialisti erano loro stessi. Proprio come le volpi in guardia al pollaio!\u00a0 Ma questa scusa non poteva reggere perch\u00e9 in Tibet vi erano solamente un paio di \u201cpresunti imperialisti\u201d, naturalmente occidentali.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Allora cambiarono musica e asserirono di essere entrati nel paese \u201cper liberare le masse tibetane e renderle padrone del proprio destino\u201d. Ovviamente, il vero scopo dell\u2019invasione, camuffato dietro il termine \u201cliberazione\u201d, tanto per usare il lessico dei cinesi, era di prendersi la nostra terra e la libert\u00e0 di cui avevamo goduto per secoli. Questo \u00e8 tipico di un certo modo d\u2019agire che si ripete nella storia a partire dai tempi della Rivoluzione Bolscevica del 1917: invadere la terra altrui e definire l\u2019aggressione col termine \u201cliberazione\u201d. E\u2019 una pratica imbevuta di sangue, posta in atto dai pi\u00f9 feroci assassini della storia dell\u2019umanit\u00e0. Oggi, quel che resta di questa specie governa il Tibet, con la stessa crudelt\u00e0 usata da Stalin nell\u2019allora Unione Sovietica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Il Tibet, a quei tempi, era un paese chiuso, che non permetteva ad alcun straniero di varcare i suoi confini. Si trattava di una politica di volontario isolamento dal resto del mondo mirata a proteggere l\u2019indipendenza del paese da qualsiasi influenza esterna. Il pretesto di \u201ccacciare gli imperialisti\u201d altro non \u00e8 se non una colossale bugia. I tibetani pensavano che l\u2019isolamento avrebbe garantito l\u2019indipendenza, ma i cinesi usarono questa libera scelta a loro vantaggio, reclamando il Tibet cos\u00ec come ora fanno ora con la Corea. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ai nostri giorni, anche la Corea del nord \u00e8 molto isolata a causa della sua politica in campo nucleare e, forse, nessun paese alzerebbe un dito nel caso in cui la Cina si appropriasse di una parte del suo territorio. La terra che i cinesi reclamano nella penisola coreana \u00e8 parte integrante della Corea del nord. Kim Sung Ho, un parlamentare sud coreano, ha cos\u00ec affermato: \u201cPechino si prepara a reclamare per s\u00e9 quella parte della Corea del nord situata al confine con la Cina\u201d. E\u2019 esattamente quello che \u00e8 successo in Tibet. A causa del suo isolamento, il Tibet non aveva nessuno cui chiedere aiuto e i cinesi se ne impadronirono senza che la comunit\u00e0 internazionale alzasse un dito per protestare. Anche oggi, nessun paese al mondo ha il coraggio di affrontare la Cina, di opporsi apertamente alle sue pretese sul Tibet e di denunciarne l\u2019espansionismo e l\u2019imperialismo. Le mire dei cinesi sulle isole Sprately, nel sud Pacifico, come quelle pi\u00f9 recenti sulla penisola coreana, non devono meravigliarci perch\u00e9 questo \u00e8 il loro gioco da secoli. Hanno rivendicato anche altri paesi, quali il Buthan e il Nepal. E\u2019 giunto il momento di denunciare, una volta per tutte, l\u2019imperialismo cinese e porre fine al suo espansionismo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">La civilt\u00e0 tibetana e quella cinese sono completamente differenti e tale diversit\u00e0 fa del Tibet un paese a s\u00e9, cosa che per gli imperialisti cinesi \u00e8 come un dito nell\u2019occhio. La Cina non riesce ad accettare la peculiare identit\u00e0 e cultura del popolo tibetano proprio perch\u00e9 non \u00e8 \u201ccinese\u201d e quindi, ai loro occhi di sciovinisti, di non sufficiente rilevanza. La fine dell\u2019impero sovietico ha allarmato i leder comunisti che, nel 1980, hanno formulato la politica denominata \u201cun solo popolo\u201d per impedire che in Cina potesse riproporsi una situazione analoga. Questa formula costituisce il fondamento della politica di pulizia etnica attuata nei confronti dei tibetani.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">La ferrovia che unisce il Qinghai al Tibet \u00e8 l\u2019ultimo atto di questa avventura. E\u2019 la spada della pulizia etnica che colpisce sotto le sembianze dell\u2019apertura di una diga al flusso dell\u2019immigrazione cinese sommergendo i tibetani nell\u2019oblio. E\u2019 un\u2019arma che distrugger\u00e0 completamente un popolo antico e pacifico e la sua cultura non violenta. Ancora una volta il mondo assister\u00e0 in silenzio a questo genocidio, paragonabile a quello perpetrato dai turchi ottomani nei confronti degli armeni ottantanove anni fa. Cos\u00ec come gli ottomani uccisero o deportarono 1.500.000 armeni, allo stesso modo i cinesi hanno sterminato o fatto morire di stenti 1.200.000 tibetani. E continuano a ucciderli, imprigionarli e torturarli per il solo fatto che professano la loro cultura e religione. La Cina commette dei crimini contro l\u2019umanit\u00e0 ma nessuno sembra preoccuparsene.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per crearsi un alibi e invadere il Tibet, i cinesi demonizzarono lo stile di vita dei tibetani e la loro cultura, definendola arretrata e oscura, proprio come fecero i conquistatori coloniali europei per impossessarsi delle terre altrui. Non si diedero la pena di verificare se quest\u2019affermazione fosse vera o falsa: la usarono semplicemente come pretesto per ingrandire i propri confini, inventando uno slogan propagandistico incredibilmente in uso anche ai nostri giorni a legittimazione dell\u2019occupazione del Tibet. Crearono uno scenario in cui il razzismo fanatico contro i tibetani e la natura imperialistica della Cina ebbero un ruolo preponderante. I cinesi, infatti, proprio a causa della loro arroganza imperialistica, considerarono sempre \u201carretrate\u201d le culture dei paesi confinanti. Nel caso del Tibet, la loro inveterata natura razzista \u00e8 venuta compiutamente a galla ed \u00e8 stata usata come strumento di propaganda contro la societ\u00e0, la religione e la cultura tibetane. Dipinsero i monaci e le monache come parassiti che succhiavano il sangue della gente comune e definirono i Tulku \u201cladri che privavano gli innocenti tibetani dei loro mezzi di sussistenza\u201d. Puntualmente, il cosiddetto libro bianco cita la solita vecchia frase: \u201cIl Tibet era una societ\u00e0 feudale di servi retta da una teocrazia, una societ\u00e0 pi\u00f9 buia e arretrata di quelle dell\u2019Europa medioevale\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Per lisciare le penne arruffate dell\u2019occidente, i cinesi descrissero il Tibet un paese buio ed arretrato, facendo sembrare la conquista del paese un\u2019azione benevola compiuta per aiutare i tibetani. In realt\u00e0, con l\u2019invasione cinese ebbe inizio l\u2019era pi\u00f9 oscura della nostra storia, vecchia di oltre tremila anni: i tibetani furono ridotti a cibarsi di carne umana e a cercare chicchi di grano non digeriti tra le feci dei coloni cinesi e dei soldati dell\u2019Esercito di Liberazione. I bambini furono costretti ad assistere all\u2019uccisione dei loro genitori, accusati, secondo la terminologia cinese, di essere \u201creazionari\u201d. Allo scopo di umiliarli e ridicolizzare le loro credenze, considerate superstizioni, i monaci e le monache furono obbligati a unirsi sessualmente in pubblico. A seguito delle continue vessazioni, intere famiglie si tolsero la vitaono gettandosi nei fiumi o dalle cime dei tetti. I Lama furono uccisi a colpi di pistola, a sangue freddo e, in vero stile nazista, seppelliti in buche fatte loro scavare in precedenza. La lista delle atrocit\u00e0 premeditate non ha fine e gli atti di brutalit\u00e0 continuano anche ai nostri giorni, dopo pi\u00f9 di mezzo secolo. Questa \u00e8 la cosiddetta \u201cliberazione\u201d imposta ai tibetani i quali, nonostante le insidie del percorso e la costante paura d\u2019essere catturati sia da poliziotti di frontiera cinesi sia da nepalesi di poco scrupolo che, per danaro, hanno venduto la loro anima a Pechino, ogni anno lasciano in gran numero la loro amata terra e fuggono nei paesi vicini, quali l\u2019India. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Gli aspetti peggiori del comunismo, quelli che hanno minacciato il mondo civilizzato, si sono ovunque attenuati. Ma non in Tibet, dove i cinesi stanno cancellando un\u2019antica civilt\u00e0 non-violenta e un\u2019intera razza desiderosa di vivere in pace e armonia con il resto del mondo. Con la loro follia e arroganza imperialista, gli invasori hanno di fatto distrutto i grandi e antichi monasteri, cuore della vita tibetana. Hanno demolito e saccheggiato i sacri templi che il nostro popolo aveva venerato per secoli. Hanno raso al suolo pi\u00f9 di seimila tra monasteri e biblioteche che custodivano l\u2019inestimabile eredit\u00e0 culturale e religiosa del paese. Quanti tentarono di opporsi a questo inutile saccheggio furono bollati come \u201creazionari\u201d e assassinati, le loro teste appese ad alberi e pali per intimorire i compatrioti. I famigliari dell\u2019ucciso furono costretti a danzare attorno ai cadaveri per \u201cgioire dell\u2019eliminazione dei reazionari\u201d. Le conseguenze di questa politica furono devastanti: 1.200.000 tibetani, un sesto dell\u2019intera popolazione, furono uccisi con metodi paragonabili a quelli usati dai nazisti nei confronti degli ebrei oppure semplicemente scomparvero, dopo che qualcuno, nel cuore della notte, aveva bussato alle loro porte, cos\u00ec come avveniva nella Russia stalinista. La popolazione del Tibet fu decimata e ridotta a procacciarsi il cibo come fanno le bestie, a nutrirsi d\u2019erba, di lucertole, delle suole di vecchie scarpe di cuoio, a raccogliere e masticare ossa, alla maniera dei cani. Questo \u00e8 il genere di racconti che spesso ascoltiamo dai tibetani fuggiti dal Tibet, inclusi coloro che hanno trascorso la maggior parte della loro vita in prigione, in condizioni terribili, paragonabili a quelle esistenti nei gulag al tempo del Soviet comunista. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Oggi, i cinesi hanno decimato la flora e la fauna del Tibet. Hanno inquinato i fiumi e vergognosamente sfruttato il territorio, incuranti dell\u2019ambiente. Hanno saccheggiato le risorse naturali del paese senza che i tibetani ne abbiano tratto alcun beneficio. Questa \u00e8 la \u201cliberazione\u201d portata da Pechino. Stiamo vivendo il periodo peggiore di tutta la nostra storia e definire quanto \u00e8 avvenuto \u201cliberazione\u201d \u00e8 il peggiore insulto che si possa fare al popolo tibetano. Come reagirebbero i cinesi se l\u2019occupazione giapponese della Manciuria fosse definita \u201cla liberazione da una signoria feudale\u201d, che trattava le persone come servi e schiavi e obbligava le donne a fasciarsi i piedi allo scopo di poterle sfruttare sessualmente per il resto dei loro giorni? Senz\u2019altro la loro versione dei fatti sarebbe diversa. I comunisti cinesi devono comprendere che i tibetani hanno una percezione differente dell\u2019occupazione del loro paese, proprio come differente \u00e8 l\u2019idea che essi hanno dell\u2019intervento militare giapponese in Cina. I giapponesi, in realt\u00e0, sostennero di aver salvato la Cina dalla colonizzazione e dallo smembramento da parte dell\u2019occidente. Ma come Pechino non condividerebbe mai la versione giapponese degli eventi degli anni \u201940, allo stesso modo i tibetani non accetteranno mai il punto di vista cinese che definisce l\u2019invasione del Tibet una \u201cliberazione\u201d. Per i tibetani si tratt\u00f2 invece di un olocausto. L\u2019intera nazione tibetana fu sconvolta: tutto ci\u00f2 che avevamo di pi\u00f9 sacro fu sprezzantemente definito \u201csuperstizione\u201d e i luoghi pi\u00f9 santi furono rasi al suolo. All\u2019epoca, secondo la loro terminologia, i cinesi parlarono di \u201cprogresso che scuote la terra\u201d, ma per i tibetani fu solo un inferno.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">La Cina \u00e8 solita distorcere la storia e dipingere tutto di un solo colore. Con un\u2019abile mossa coni\u00f2 l\u2019espressione \u201cgoverno locale del Tibet\u201d, come se avesse sempre avuto giurisdizione sul paese. Perfino Lord Curzon, il Vicer\u00e9 britannico che ordin\u00f2 a Francis Young Husband di invadere il territorio tibetano, afferm\u00f2 senza mezzi termini che le rivendicazioni cinesi sul Tibet erano \u201cfittizie\u201d e nient\u2019altro che \u201cuna simulazione politica\u201d. Gli inglesi non riconobbero mai la \u201csovranit\u00e0\u201d (<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">sovereignity<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">) di Pechino sul Tibet. Accettarono invece il concetto di \u201cinfluenza\u201d (<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">suzerainty<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">), che conferiva legittimazione alle loro stesse mire sull\u2019Irlanda del Nord. La Gran Bretagna desiderava infatti che l\u2019Irlanda del Nord fosse considerata un\u2019area speciale di \u201cinfluenza\u201d inglese sia per ragioni di sicurezza sia per proteggere gli interessi della popolazione Unionista protestante. Come gesto di reciprocit\u00e0, gli inglesi ammisero che il Tibet potesse rientrare nella sfera di influenza della Cina. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Questa visione politica malata riemp\u00ec di odio e violenza le isole britanniche. La stessa cosa accadr\u00e0 in Tibet dove, fino a che vi sar\u00e0 ingiustizia, regneranno risentimento e rancore. Anche se dipinto di un altro colore, un atto ingiusto rimane sempre tale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Nel corso della storia, gli uomini si sono sempre ribellati all\u2019ingiustizia. Anche il popolo tibetano ha il diritto di combatterla e di lottare contro l\u2019occupazione e la distruzione della propria terra, cultura e credenze religiose. Impossessandosi, con la forza delle armi e con un falso pretesto, della terra dei nostri padri e definendo \u201cseparatisti\u201d coloro che protestavano l\u2019occupazione, i cinesi hanno perpetrato un grave atto di ingiustizia nei confronti dei tibetani. Il Tibet non \u00e8 mai stato parte della Cina e la Cina non ha il diritto di invadere i territori altrui. Cos\u00ec come i cinesi non tollererebbero l\u2019invasione da parte di una potenza straniera, allo stesso modo i tibetani non tollereranno l\u2019occupazione del Tibet. Non importa quanto un paese sia potente: nessuno ha il diritto di sopraffare un altro popolo. I cinesi appartengono alla Cina, non al Tibet. Sanno di non essere tibetani cos\u00ec come noi sappiamo di non essere cinesi. Siamo due popoli completamente diversi, con differenti culture, usanze, abitudini e caratteri. Abbiamo una storia diversa e un diverso modo di affrontare la vita. I cinesi sono materialisti, noi siamo pi\u00f9 orientati alla spiritualit\u00e0. Per loro natura, i tibetani sono compassionevoli, i cinesi crudeli: nessun tibetano potrebbe mai immaginare di spaccare il cranio di una scimmia ancora viva e di mangiarne il cervello ancora caldo! E\u2019 un\u2019usanza prettamente cinese, ancora praticata su larga scala, che testimonia la diversa natura delle due popolazioni.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\">Continueremo la nostra battaglia, non importa quanto tempo ci vorr\u00e0, perch\u00e9 non abbiamo altra scelta. E\u2019 in gioco il destino del nostro paese, della terra che abbiamo ereditato dai nostri coraggiosi antenati che, a loro volta, hanno lottato per difenderla: saremo dannati per sempre se non riusciremo a riconquistarla. Rimarremo fedeli alla non-violenza ma non lasceremo nulla d\u2019intentato per liberarci dal giogo cinese. Dentro e fuori dal Tibet, cresce sempre pi\u00f9 rapidamente, tra i giovani, il sentimento nazionalista e la sua forza finir\u00e0 col costringere la Cina a cambiare atteggiamento: non potr\u00e0 continuare per sempre ad opprimere i tibetani e la stessa comunit\u00e0 internazionale non lo consentir\u00e0. Nessuna dittatura vi \u00e8 riuscita e la Cina non sar\u00e0 certamente l\u2019eccezione. La storia ci insegna che la volont\u00e0 del popolo ha sempre prevalso. L\u2019era moderna ha visto la caduta di Hitler, di Stalin, di Csauscescu in Romania, di Suharto in Indonesia, di Marcos nelle Filippine, di Saddham Hussain: tutti sono caduti al margine della strada e i loro busti da semidei sono finiti, a pezzi, nel bidone della spazzatura della storia. Fortunatamente, o sfortunatamente, questo \u00e8 il destino di tutti i dittatori.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0.5cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Verdana;\"><span style=\"font-size: medium;\"><em><span style=\"font-family: Adobe Caslon Pro,serif;\"><span style=\"font-style: normal;\"><strong>Geshe Jampel Senge<\/strong><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Adobe Caslon Pro,serif;\"><span style=\"font-style: normal;\"> \u00e8 nato nel Tibet sud occidentale nel 1951. A seguito dell\u2019occupazione cinese, fugg\u00ec con i suoi genitori in Nepal e quindi in India. Entrato nella Tibetan Homes Foundation di Mussoorie (nello stato indiano dell\u2019Uttar Pradesh), complet\u00f2 gli studi, nel 1971, presso la Cambrian Hall di Dehradun. Torn\u00f2 quindi in Nepal dove insegn\u00f2 alla scuola tibetana di Swayambunath. Nel 1973 inizi\u00f2 a frequentare l\u2019Universit\u00e0 monastica di Sera, nell\u2019India del sud, dove ricevette l\u2019ordinazione di Gelong dallo stesso Dalai Lama. Nel 1992 consegu\u00ec l\u2019attestato di Geshe Larampa. Dopo aver studiato i Tantra presso il Collegio Tantrico di Gyumo, nel 1996 fu invitato a Perth, in Australia, per insegnare il buddismo tibetano.In Australia fond\u00f2 il Centro di Buddismo Tibetano Tashi Choeling di cui \u00e8 direttore spirituale. Ha tenuto inoltre corsi di filosofia buddista presso l\u2019Universit\u00e0 della Western Australia. Su richiesta di S.S. il Dalai Lama, dal giugno 2004 \u00e8 entrato nel monastero di Rikon, in Svizzera, come assistente dell\u2019Abate. Attivista politico da quando era studente, Geshe Jampel Senge continua ad essere un tenace sostenitore della causa tibetana che promuove dalle pagine di \u201cVoice of Tibet\u201d, il periodico da lui fondato nel 1987.<\/span><\/span><\/em><em><span style=\"font-family: Adobe Caslon Pro,serif;\"><span style=\"font-size: x-small;\"><a href=\"http:\/\/www.italiatibet.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=165%3Ale-bugie-del-cosiddetto-qlibro-biancoq&amp;catid=52%3Adiritti-umani-nel-tibet&amp;Itemid=135\">http:\/\/www.italiatibet.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=165%3Ale-bugie-del-cosiddetto-qlibro-biancoq&amp;catid=52%3Adiritti-umani-nel-tibet&amp;Itemid=135<\/a> <\/span><\/span><\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le bugie del cosiddetto &#8220;Libro bianco&#8221; di Gheshe Jampel Senge. Un \u201clibro bianco\u201d cinese di trenta pagine, rilasciato lo scorso 25 maggio 2004 dall\u2019Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato, difende la politica di Pechino sulla regione tibetana e rifiuta le proposte di autonomia avanzate dal Dalai Lama. Con argomentazioni assolutamente false e faziose, il documento [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5192"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=5192"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5192\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5198,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/5192\/revisions\/5198"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=5192"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=5192"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=5192"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}