{"id":5249,"date":"2000-05-24T16:21:55","date_gmt":"2000-05-24T14:21:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5249"},"modified":"2012-08-19T20:11:10","modified_gmt":"2012-08-19T18:11:10","slug":"7-la-storia-del-tibet-anni-8090","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5249","title":{"rendered":"8 &#8211; La storia del Tibet: anni &#8217;80\/&#8217;90"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #993300;\"><strong><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong> <\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<div id=\"attachment_5250\" style=\"width: 334px\" class=\"wp-caption alignleft\"><strong><img aria-describedby=\"caption-attachment-5250\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-5250\" title=\"dimostrazionilhasa1ott87\" src=\"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dimostrazionilhasa1ott87.jpg\" alt=\"Lhasa 1 ottobre 1987, i tibetani uccisi dalla polizia. \" width=\"324\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dimostrazionilhasa1ott87.jpg 324w, https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/dimostrazionilhasa1ott87-300x203.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 324px) 100vw, 324px\" \/><\/strong><p id=\"caption-attachment-5250\" class=\"wp-caption-text\">Lhasa 1 ottobre 1987, i tibetani uccisi dalla polizia.<\/p><\/div>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>Tibet anni &#8217;80\/&#8217;90.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217;inizio degli anni &#8217;80 segna anche l&#8217;apertura del Tibet al turismo internazionale. Dapprima solo a pochi viaggiatori selezionati e rigidamente inquadrati in seguito anche a gruppi pi\u00f9 numerosi e meno controllabili di turisti, viene data la possibilit\u00e0 di visitare il Tetto del Mondo che sembra essere alla vigilia di importanti cambiamenti. Il turismo port\u00f2 nel Paese delle Nevi migliaia di stranieri che il pi\u00f9 delle volte simpatizzavano apertamente per la causa e le ragioni del popolo tibetano. Per la prima volta i tibetani, specialmente quelli di Lhasa e delle regioni centrali, poterono incontrare direttamente delle persone che parlavano con simpatia della loro cultura, sia religiosa sia laica del Tibet, e che in alcuni casi si dichiaravano anche discepoli di maestri spirituali tibetani e dello stesso Dalai Lama. Questi incontri prepararono il terreno per una rinascita della resistenza che riprese la lotta per la libert\u00e0 del Tetto del Mondo. Il 21 settembre 1987, davanti alla Commissione per i Diritti Umani del Congresso statunitense, il Dalai Lama espose un Piano di Pace in Cinque Punti <!--more-->che costituiva una seria e articolata proposta per intavolare delle trattative su basi realistiche con il governo di Pechino per risolvere il problema del Tibet. Purtroppo la dirigenza cinese rispose negativamente al Piano del Dalai Lama e a Lhasa esplose la collera della gente. Il 29 settembre e il 1\u00b0 ottobre migliaia e migliaia di persone diedero vita a manifestazioni di protesta che la polizia represse con inaudita violenza. Secondo fonti non ufficiali 32 tibetani vennero uccisi e oltre duecento feriti.<br \/>\nQueste dimostrazioni segnano l\u2019inizio di una nuova stagione della resistenza delle donne e degli uomini del Paese delle Nevi e da allora grandi e piccole manifestazioni avvengo quasi quotidianamente a Lhasa e in molte altre localit\u00e0 del Tibet. Il 5 marzo 1988, al termine delle celebrazioni per il capodanno, a Lhasa monaci e laici iniziano a scandire slogan contro l\u2019occupazione cinese e l\u2019esercito apre il fuoco sulla folla in tumulto. Ore di scontri davanti al tempio del Jokhang si concludono con un tragico bilancio. Ventiquattro laici e dodici monaci sono uccisi, alcuni a colpi di manganello, davanti e dentro al Jokhang.In seguito parti di un video girato dalla stessa polizia cinese, contenente alcune terribili immagini di questo massacro, vennero trafugate da membri della resistenza tibetana e riuscirono a raggiungere il mondo esterno dove causarono una enorme impressione. Era il primo inoppugnabile documento visivo di quale sorte attende in Tibet chi osa dissentire. Mentre in Tibet si continua a inscenare brevi manifestazioni che cercano di sciogliersi prima dell\u2019arrivo della polizia, il 15 giugno 1988 il Dalai Lama presenta nella sede del Parlamento Europeo di Strasburgo una ulteriore elaborazione del suo Piano di Pace in cui si dichiara disposto a rinunciare all\u2019indipendenza in cambio di una effettiva autonomia di tutte e tre le province tibetane. Per\u00f2 nemmeno l\u2019essersi spinto cos\u00ec avanti nelle sue concessioni serv\u00ec al Dalai Lama per convincere Pechino ad aprire un reale negoziato. I dirigenti cinesi continuarono a porre inaccettabili condizioni al Dalai Lama o, peggio, a liquidare le sue dichiarazioni con poche e sprezzanti battute mentre significativi settori del popolo tibetano si dichiararono del tutto contrari ad una apertura che comportava la definitiva rinuncia all\u2019indipendenza. Intanto in Tibet la tensione continuava ad essere altissima. Il 10 dicembre, anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell\u2019Uomo, alcune centinaia di persone manifestarono nuovamente a Lhasa davanti al Jokhang chiedendo libert\u00e0 civili e autodeterminazione. La polizia cinese reag\u00ec, ancora una volta, con brutalit\u00e0 sparando con armi automatiche sulla folla inerme causando diciotto morti e centinaia di feriti tra i quali anche una giovane olandese, Christa Meindersma che si trovava in Tibet in qualit\u00e0 di collaboratrice della Croce Rossa svizzera.<br \/>\nIn questo clima rovente, il 28 gennaio 1989 muore, in circostanze misteriose, il 10\u00b0 Panchen Lama che si trovava nel suo monastero di Tashilumpo per celebrare alcuni riti. Ufficialmente la causa del decesso fu attribuita ad un infarto ma il fatto che solo pochi giorni prima della sua scomparsa il Panchen Lama avesse rilasciato ad un giornale cinese una intervista in cui accusava apertamente Pechino di essere responsabile di molti errori in Tibet, fece ritenere ai tibetani che il Panchen Lama fosse stato avvelenato dai cinesi timorosi di una sua fuga all\u2019estero. I sospetti sulle vere cause del decesso della seconda autorit\u00e0 spirituale del Tibet gettano altra benzina sul fuoco della tragedia tibetana. Il 5 marzo oltre diecimila persone scendono in piazza a Lhasa dando vita alla pi\u00f9 imponente manifestazione dai tempi dell\u2019insurrezione del 1959. Per due giorni si scontrano a pi\u00f9 riprese con l\u2019apparato repressivo di Pechino riuscendo a tenere il centro di Lhasa per quasi un\u2019intera giornata. La risposta cinese a queste dimostrazioni \u00e8 durissima. Secondo fonti non ufficiali diverse centinaia di tibetani perirono negli incidenti e nella repressione che segu\u00ec. Tre uomini di affari occidentali che si trovavano nella capitale del Tibet in quei giorni parlarono di oltre cinquecento morti. Il 7 marzo viene imposta a Lhasa la legge marziale che rimarr\u00e0 in vigore il 30 aprile del 1990.<br \/>\nQuesta nuova ondata di manifestazioni fa crescere nel mondo, sconvolto anche per l\u2019eccidio di piazza Tienanmen, la simpatia per il popolo tibetano e la sua lotta civile e nonviolenta. Il conferimento al Dalai Lama del Premio Nobel per la Pace 1989, \u00e8 il segno pi\u00f9 evidente di questo interesse. A partire dal 1990 il Dalai Lama intensifica i suoi viaggi e sempre pi\u00f9 spesso incontra capi di Stato, di governo e parlamentari. Mentre in Tibet, dove la repressione \u00e8 tale da non consentire manifestazioni di massa, continua per\u00f2 lo stillicidio di piccole dimostrazioni a Pechino nessuno vuole dare risposte positive alle richieste del Dalai Lama. Piano di Pace in Cinque Punti e Proposta di Strasburgo continuano ad essere liquidati come \u201ctentativi mascherati di dividere il Tibet dalla Grande Madrepatria Cinese \u201d e rimangono quindi senza risposta. Ma se il Dalai Lama non ottiene nulla da Pechino il suo messaggio viene invece recepito da molti uomini politici internazionali, in modo particolare dal Parlamento Europeo che dopo aver approvato numerose risoluzioni di condanna delle violazioni dei diritti umani in Tibet, il 13 luglio 1995 vota con schiacciante maggioranza un documento in cui si considerata il Tibet uno stato sotto occupazione illegale. E lo stesso Parlamento Europeo, nella sua sede di Strasburgo, accoglie ufficialmente e con grande calore il Dalai Lama il 23 e il 24 ottobre 1996.<br \/>\nNel mondo intanto la questione del Tibet comincia ad essere sostenuta da un numero sempre crescente di persone. Negli USA tre grandi Tibetan Freedom Concert a cui partecipano centinaia di migliaia di giovani rendono popolare la lotta del popolo tibetano tra i teenagers, nei colleges e nelle universit\u00e0. In Europa il 10 marzo del 1996 si tiene a Bruxelles una affollata manifestazione internazionale per la libert\u00e0 del Tibet che sar\u00e0 replicata con altrettanto successo a Ginevra nel 1997 e a Parigi nel 1998 anno in cui nelle sale di tutto il mondo escono diversi film sul Tibet e sul Dalai Lama. Tra l&#8217;altro nel dicembre 1997 la Commissione Internazionale dei Giuristi (C.I.G.) di Ginevra aveva pubblicato un secondo documento sul Tibet (6) che mette a nudo la gravit\u00e0 della situazione e chiede alle Nazioni Unite di intervenire. In particolare la C.I.G. chiede all\u2019ONU di far discutere all\u2019interno dell\u2019Assemblea Generale il caso tibetano, di nominare un Inviato Speciale per indagare sulle effettive condizioni di vita dei tibetani, e di attivarsi per far svolgere in Tibet un referendum con il compito di accertare quali siano i veri sentimenti del popolo tibetano riguardo alla situazione del loro Paese. E poich\u00e9 il popolo tibetano in Tibet non pu\u00f2 parlare se non a rischio della vita o della prigione, gli esuli in India decidono di dar loro la voce. Il 10 marzo 1998 a New Delhi sei militanti della Tibetan Youth Congress (cinque uomini e una donna) iniziano uno sciopero della fame ad oltranza per sostenere le richieste della Commissione Internazionale dei Giuristi. Al 49\u00b0 giorno di digiuno la polizia indiana interviene ospedalizzando con la forza i sei e impedendo loro di continuare fino all\u2019estremo sacrificio la protesta. Sconvolto per questa ennesima prevaricazione contro il suo popolo, Tupthen Ngodup un tibetano di 50 anni che aveva accudito i digiunatori fin dall\u2019inizio della loro lotta, si d\u00e0 fuoco per protesta e muore dopo pochi giorni con oltre il 95% del corpo gravemente ustionato. La foto di Tupthen Ngodup avvolto dalle fiamme fa in poche ore il giro del mondo. E&#8217; auspicabile che quelle fiamme possano rischiarare la notte del popolo tibetano e contribuire a mettervi fine.<br \/>\nNote: (6) <\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tibet: Human Rights and the Rule of Law, <\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial,sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ginevra 1997<br \/>\n<\/span><\/span><\/span><strong><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Andalus;\"><span style=\"font-size: medium;\">Tratto da \u201cIl Tibet nel Cuore\u201d, di P. Verni<\/span><\/span><\/span><\/strong><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Andalus;\"><span style=\"font-size: medium;\"> <\/span><\/span><\/span>\n<\/p>\n<p style=\"margin-bottom: 0cm; line-height: 150%;\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Andalus;\"><span style=\"font-size: xx-small;\"><a href=\"http:\/\/www.italiatibet.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71:tibet-anni-8090&amp;catid=38:storia-del-tibet&amp;Itemid=76\">http:\/\/www.italiatibet.org\/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=71:tibet-anni-8090&amp;catid=38:storia-del-tibet&amp;Itemid=76<\/a> <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tibet anni &#8217;80\/&#8217;90. L&#8217;inizio degli anni &#8217;80 segna anche l&#8217;apertura del Tibet al turismo internazionale. 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