{"id":5888,"date":"2008-06-25T21:33:26","date_gmt":"2008-06-25T19:33:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5888"},"modified":"2012-08-21T21:40:56","modified_gmt":"2012-08-21T19:40:56","slug":"kailash-la-montagna-degli-dei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/?p=5888","title":{"rendered":"Kailash, la montagna degli dei"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong><\/strong><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_5889\" style=\"width: 586px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-5889\" loading=\"lazy\" class=\"size-full wp-image-5889 \" title=\"pellgr-kailash\" src=\"http:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pellgr-kailash.jpg\" alt=\"Pellegrini tibetani in marcia verso il Monte Kailash, la Montagna sacra delle religioni dell'Asia.\" width=\"576\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pellgr-kailash.jpg 960w, https:\/\/www.sangye.it\/dalailamanews\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/pellgr-kailash-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><p id=\"caption-attachment-5889\" class=\"wp-caption-text\">Pellegrini tibetani in marcia verso il Monte Kailash, la Montagna sacra delle religioni dell&#39;Asia.<\/p><\/div>\n<p><strong><span style=\"font-family: mceinline;\">Kailash, la montagna degli dei; <em>di Raimondo Bultrini<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">L&#8217; asse del mondo \u00e8 una montagna. Non la pi\u00f9 alta sulla terra. Forse non la pi\u00f9 bella. Ma la pi\u00f9 sacra. La venerano gli hindu, la adorano i buddisti, la divinizzano gli antichi sciamani bon del Tibet, la agognano i giainisti indiani. Chi non ha mai sentito parlare del Kailas forse non conosce nemmeno la leggenda del Monte Meru o Sumeru, il centro dell&#8217; universo primordiale tra cielo e inferi, coi suoi sette continenti disposti come petali di un fiore di loto circondati dai mari e dall&#8217; ultima catena di vette oltre le quali s&#8217; affaccia il vuoto cosmico. Del mitico Meru il Kailas \u00e8 considerato la manifestazione fisica, affollato di d\u00e8i come l&#8217; Olimpo dei greci. La sua cima ha la forma di un tempio, di un fallo, di una cupola, dove gli antichi Puranas collocano il dio Shiva e la sua consorte Parvati uniti in un eterno amplesso. Tra mito e realt\u00e0, qui nascono quattro grandi fiumi dell&#8217; Asia, l&#8217;Indo, il Sutlej, il Brahmaputra, il Karnali. <!--more-->Ai suoi piedi giace il pi\u00f9 alto lago del mondo, il magico Manasarovar, e dalle sue pendici si sono irradiate civilt\u00e0 antiche come lo Shang Shung, antenato del Tibet. Il Kailas \u00e8 ancora visibile, a discrezione delle nubi, per i coraggiosi pellegrini disposti a sopportare le fatiche del viaggio e gli umori politici dei governanti cinesi che aprono e chiudono le frontiere di una delle regioni pi\u00f9 impervie dell&#8217; Himalaya. Geograficamente appartiene all&#8217; altipiano Gangdis\u00e9, a 1300 chilometri dalla capitale Lhasa. Un giro attorno ai suoi 51 chilometri di circonferenza equivale per i devoti delle quattro religioni a ripulire i peccati di una vita per cominciarne una nuova, alleggerita della pesante bisaccia di un vecchio karma incrostato di desideri inesauditi e attaccamenti terreni. Per la spiritualit\u00e0 orientale il karma \u00e8 il frutto delle azioni passate, ma non \u00e8 un solco gi\u00e0 tracciato per sempre, n\u00e9 un destino indelebilmente scritto nelle stelle. A ogni alba, in ogni istante dell&#8217; esistenza si pu\u00f2 intraprendere un nuovo percorso, scalare una nuova montagna. \u00abVuoi sapere chi eri, guarda chi sei adesso. Vuoi sapere chi sarai, guarda ci\u00f2 che fai ora\u00bb, diceva 2500 fa Buddha Sakyamuni. Chi non crede nei miracoli, ma nel potere della mente di trasformare il proprio mondo interiore ed esterno, pu\u00f2 leggere Il Monte Sacro di John Snelling, un&#8217;istruttiva guida di esplorazioni e pellegrinaggi al Kailas tra pochi giorni disponibile in versione italiana (Il Saggiatore). Il libro si apre col racconto del missionario italiano Ippolito Desideri ai primi del 1700; per i successivi tre secoli, non c&#8217; \u00e8 stato un viaggiatore che sia tornato a valle senza un&#8217; impressione indelebile. Come scrive Lama Anagarika Govinda nel suo celebre La via delle nuvole bianche: \u00abLa fratellanza (tra i pellegrini del Kailas) \u00e8 simile a un ordine religioso. Anche se privo di voti e dogmi, esso \u00e8 fonte di ispirazione per il resto della vita, perch\u00e9 (i pellegrini) sono stati faccia a faccia con l&#8217; eternit\u00e0, hanno visto il paese degli d\u00e8i\u00bb. Il mito si \u00e8 perpetuato nei secoli per le intrepide prove richieste da questa cima maestosa e simbolica, che non permette di dissacrare il suo punto pi\u00f9 alto (6.714 metri), rimasto inviolato per millenni anche da scalatori ambiziosi e atei. Come se i protettori invisibili della sua purezza avessero costruito un&#8217; invalicabile barriera che costringe gli uomini a girargli attorno con fatica e determinazione, compresi gli arroganti e gli scettici. Uno tra tutti, l&#8217;inglese Arnold Savage Landor, che tent\u00f2 di dare il suo nome al Brahmaputra attribuendosi ingiustamente la scoperta delle fonti. Landor scrisse letteralmente col sangue le sue note scientifiche di viaggio, dopo essere stato arrestato per aver trasgredito i divieti delle autorit\u00e0 e aver costretto uno dei suoi portatori tibetani a leccargli le scarpe per chiss\u00e0 quale offesa. Landor \u00e8 la pi\u00f9 clamorosa eccezione tra le figure descritte nel libro, uomini e donne di ogni nazionalit\u00e0 che hanno rispettato il Kailash e la sua sacralit\u00e0 anche se costretti a camuffarsi da fachiri e sadhu ai tempi in cui il monte era interdetto agli uomini bianchi. L&#8217;alpinista italiano Reinhold Messner \u00e8 stato l&#8217;unico straniero a completare il periplo della montagna in giornata, contro i tre giorni di rito. Tutti gli altri hanno camminato lenti e tranquilli, inquieti o timorosi, un piede dopo l&#8217;altro al suolo e la mente rivolta al cielo. Con le sue storie Snelling mette in guardia per\u00f2 dallo scrutare troppo in alto senza sviluppare lo sguardo interiore, verso quell&#8217;ineffabile centro del cosmo identificato nel Kailas ma che risiede in realt\u00e0 dentro ogni individuo. Dopo aver scalato il Cervino il celebre alpinista inglese Edward Whymper disse: \u00abPi\u00f9 in alto non c&#8217;\u00e8 nulla da vedere; sta tutto sotto\u00bb. Potrebbe essere il motto dei protagonisti di questo libro, che attraverso i secoli hanno percorso in senso orario il kora, il circuito rituale paragonato a un&#8217; iniziazione tantrica, a \u00abun giro completo della ruota della vita\u00bb. O anche al ritorno verso quel &#8220;\u00abpunto immobile del mondo che ruota\u00bb descritto da Eliot, al \u00abluogo del cambiamento creativo\u00bb indicato da Jung. Le avventure, sempre rocambolesche, a volte tragiche, a volte esilaranti dei protagonisti di questi innumerevoli viaggi alla montagna per secoli proibita agli occidentali, sono curiosamente raccontate da uno scrittore che al Kailas non \u00e8 mai stato. L&#8217;inglese John Snelling, scomparso nel 1991, le ha raccolte infatti a Londra scartabellando tra librerie e archivi della Royal Geographic Society o intervistando alcuni suoi contemporanei al loro rientro, con l&#8217; animo ancora intriso di percezioni spesso \u00abimpossibili da descrivere a parole\u00bb. Tra i numerosi racconti di esploratori, curiosi, santi e avventurieri che hanno documentato questo percorso metafisico e terreno, Snelling assegna un posto particolare all&#8217; esperienza descritta da un saggio indiano, Bhagwan Sri Hamsa, che raggiunse il Kailas nel 1908. Nel suo The Holy Mountain Sri Hamsa offre \u00abil pi\u00f9 completo resoconto di un reale evento spirituale di una certa profondit\u00e0\u00bb. Molte volte Hamsa aveva tentato di raggiungere il suo guru Dattatreya nella dimensione dell&#8217; estasi visionaria, a prezzo di sacrifici immensi, scalando pendii ghiacciati, schivando valanghe, sprofondando nella neve e nel fango. Quando raggiunse il lago Gauri Kund alle pendici del Kailas sedette su una roccia nell&#8217; attesa di un segno, un darshan del maestro, deciso a illuminarsi o morire in meditazione. Sent\u00ec dapprima la sua voce, ma voleva \u00abvederlo\u00bb e dopo averlo visualizzato a lungo apr\u00ec gli occhi e se lo trov\u00f2 davanti. Si prostr\u00f2 ai suoi piedi e \u00abDattatreya lo sollev\u00f2, lo abbracci\u00f2 e lo accarezz\u00f2, poi gli diede un mantra e lo inizi\u00f2 alla Realizzazione del S\u00e9\u00bb. Sri Hamsa racconta allora: \u00abMi ritrovai riflesso ovunque in tutto l&#8217;universo! C&#8217; era una totale armonia piena di saggezza, infinito amore eterno e beatitudine eterna! Tutto era verit\u00e0, saggezza e beatitudine\u00bb. Bhagwan offr\u00ec al maestro tutto ci\u00f2 che aveva: un solo biscotto. Dattatreya ne mangi\u00f2 la met\u00e0 e restitu\u00ec l&#8217;altra met\u00e0 come prasad (offerta di cibo sacro). Ben pochi tra i pellegrini giunti al Kailas hanno per\u00f2 potuto vantare esperienze analoghe. Il pi\u00f9 triste e commovente tra i fallimenti \u00e8 quello raccontato un secolo fa da un viaggiatore americano di nome Edwin Gilbert Schary, ossessionato fin dall&#8217;adolescenza dall&#8217;idea di incontrare i \u00abMahatma del Tibet\u00bb. Una notte Schary sogn\u00f2 una mappa del mondo e un dito che la attraversava dal Bengala all&#8217;Himalaya, indicandogli un percorso e una grotta con i numeri nove e cinque, che lui presumeva indicassero la data del 5 settembre. Correva l&#8217;anno 1918. Per l&#8217;ennesima volta dopo i suoi precedenti e quasi mortali pellegrinaggi sul Kailas, Schary si camuff\u00f2 da indiano e affront\u00f2 la fatica, il freddo, le tempeste, la fame, i briganti, gli animali selvaggi per raggiungere in tempo il luogo dell&#8217;appuntamento coi Mahatma. Niente l\u00ec attorno gli ricordava il posto del sogno, finch\u00e9 sulla parete di una gola montana creata da sassi franati ecco finalmente la visione agognata. Ma quale fu la delusione quando, dopo averla raggiunta, scopr\u00ec che \u00abera soltanto una grotta, niente di pi\u00f9 e niente di meno ed era vuota&#8230; Crollai sulla mia coperta con un senso di totale sconforto.\u00bb Per tre giorni rimase in questo stato di prostrazione, infine scrisse: \u00abHo capito che devi cercare in te stesso la liberazione. Ogni uomo costruisce la propria prigione&#8230; \u00e8 l&#8217; agire che ci porta la goia e il dolore\u00bb. A dispetto della saggezza apparentemente raggiunta, Schary continu\u00f2 a cercare come un folle vagabondo i Mahatma tra i monti del Tibet. \u00abSporco, malvestito, ricoperto di piaghe doloranti\u00bb, racconta un agente commerciale britannico di Gyantse, \u00abSchary si trascin\u00f2 fino al cancello principale di Gyantse, e parlando indostano chiese alla sentinella di lasciarlo entrare\u00bb. Credendolo un mendicante tibetano la guardia stava per cacciarlo, finch\u00e9 un ufficiale vide che era davvero un bianco \u00abin condizioni disastrose, infestato da parassiti, denutrito e molto malato\u00bb. Ma Schary ancora non si era dato per vinto. Pensava di non aver fatto abbastanza penitenze e tent\u00f2 di raggiungere nuovamente il Kailas attraverso il Kashmir. Fu arrestato e rispedito indietro, torn\u00f2 a San Francisco con 5 centesimi in tasca, e da allora svan\u00ec nel nulla senza lasciare la minima traccia di s\u00e9. Snelling addita la sorte del povero Schary ad esempio per quanti intraprendono una ricerca spirituale senza preparazione. Ma quel pellegrino sognatore aveva in fondo usato le stesse parole riferite dal saggio indiano Bhumananda al celebre orientalista e tibetologo italiano Giuseppe Tucci durante il loro incontro al Kailas: \u00abDio \u00e8 qui dentro di noi e non l\u00ec sulla montagna, la montagna non \u00e8 che un ammasso di pietre. Le persone non possono elevarsi immediamente ai livelli della nostra contemplazione, la via dello spirito \u00e8 una ascesa, alcuni iniziano a salire da una grande distanza, altri da pi\u00f9 vicino &lt;&#8230;&amp; Ma anche se i sentieri sono diversi, il punto d&#8217; arrivo \u00e8 uno solo\u00bb. Tucci fu uno dei numerosi studiosi profondamente condizionati dalla mistica della Montagna sacra, pi\u00f9 del suo altrettanto celebre precursore, lo svedese Sven Hedin, che scopr\u00ec attorno al Kailas la sorgente dell&#8217;Indo e del Bramaputra e che si ritir\u00f2 dal mondo per morire solo e dimenticato dopo le contestazioni di accademici gelosi. L&#8217;italiano ebbe pi\u00f9 appoggi e fortuna, conosceva la lingua antica degli altipiani e il significato simbolico delle scritture dove si descrivono i poteri delle divinit\u00e0 dei luoghi. Oltre a credere &#8211; come sostiene Edward Conze &#8211; di essere stato tibetano in qualche vita precedente. Citando Radhakrishna scrisse che \u00ab\u00e8 bello inginocchiarsi dove altri si sono inginocchiati\u00bb, specialmente in un luogo come il Kailas a suo dire \u00absacro dagli albori della storia\u00bb. Peccato che l&#8217;umilt\u00e0 mostrata al cospetto della montagna scomparisse quasi del tutto dopo i suoi trionfali rientri in patria. Nella nostra realt\u00e0 qui in basso non c&#8217; \u00e8 montagna capace di trasformare gli uomini, ed \u00e8 semmai vero il contrario. In fondo le chiusure dei tibetani prima e dei cinesi poi (tranne i monasteri e gli stupa distrutti durante la Rivoluzione culturale) hanno forse risparmiato al Kailas la triste sorte di altri analoghi luoghi sacri del pianeta. RAIMONDO BULTRINI<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"color: #800000;\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2008\/06\/22\/kailas-la-montagna-degli-dei.html\">http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2008\/06\/22\/kailas-la-<\/a><a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2008\/06\/22\/kailas-la-montagna-degli-dei.html\">montagna-degli-dei.html<\/a><\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Kailash, la montagna degli dei; di Raimondo Bultrini L&#8217; asse del mondo \u00e8 una montagna. Non la pi\u00f9 alta sulla terra. Forse non la pi\u00f9 bella. Ma la pi\u00f9 sacra. La venerano gli hindu, la adorano i buddisti, la divinizzano gli antichi sciamani bon del Tibet, la agognano i giainisti indiani. 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