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Parigi 07.06.09 conferenza di S.S. il Dalai Lama

In occasione del Conferimento della Cittadinanza Onoraria da parte del sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, domenica 7 giugno 2009, di fronte ad oltre 8.000 persone che gremivano il Palais Omnisports di Paris Bercy, Sua Santità il Dalai Lama ha tenuto la Conferenza pubblica “Etica e Società”, che vi consigliamo d’ascoltare http://www.dalailama-paris2009.fr/ direttamente in inglese dalle toccanti parole di saggezza di Sua Santità il Dalai Lama, con l’affascinante traduzione in francese di Matthieu Richard (matthieuricard.org).

Appunti a cura di Luciano Villa, Graziella Romania ed Alessandro Tenzin Villa sangye7@gmail.com

Sua Santità il Dalai Lama

Desidero innanzitutto ringraziare il mio amico Robert Badinter, un paladino della giustizia, per la rettitudine e la forza della sua lotta per la giustizia.

Da quando abbiamo iniziato a conoscerci, il vostro sostegno, il vostro interesse non è mai mutato, e lo apprezzo molto. Non vi considero tanto dei sostenitori del Tibet, quanto di sostenitori della giustizia.

Innanzitutto, lasciatemi sedere in modo confortevole: a gambe incrociate nella postura di meditazione. Ma non preoccupatevi, non sto entrando in una sessione di meditazione silenziosa.

Sua Santità ride allegramente.

Ora, cari fratelli e sorelle, questo è il mio ultimo giorno del mio tour in Europa e mi sento molto onorato di parlare dinnanzi ad un gran consesso di persone, sopratutto francesi. Vi considero molto intelligenti, talvolta lo penso davvero, chiaramente non posso esserne proprio sicuro. È stata questa anche l’occasione per ritrovarmi con degli amici di vecchia data. Così, qualcuno di questi mi ha chiesto della mia salute ed intendo rispondergli.

Sono la stessa persona con lo stesso corpo, ma con un organo in meno: la cistifellea. Da molti anni era infarcita di calcoli, s’era ingrossata oltre tre volte il suo volume normale, s’era fatta pure purulenta, perciò gli specialisti m’hanno consigliato di toglierla, garantendomi che non ci sarebbero stati problemi. L’intervento, tuttavia, invece di durare i previsti 15 minuti, ha richiesto tre ore, ma alla fine, in cinque giorni sono completamente guarito. Voglio così garantire ai miei amici che le mie condizioni di salute sono proprio buone.

Sua Santità il Dalai Lama ride allegramente. Applausi.

L’IMPORTANZA D’AVER COLTIVATO LA COMPASSIONE IN TUTTA LA MIA VITA

Ringrazio moltissimo quei miei amici che si sono interessati della mia salute.

Ora, quando mi avete presentato, sono state menzionate tutta una serie di buone qualità, che tuttavia dubito proprio d’avere. Ma vi garantisco d’essere completamente sincero in quel che vi dico.

La crisi del 10 marzo dello scorso anno, la tragedia che ha colpito il Tibet con la brutale repressione da parte del governo cinese, mi ha riportato ad altri tragici giorni: quelli della rivolta di Lhasa del 10 marzo del 1959 che vide un gran spargimento di sangue. Il che mi ha fatto comprendere d’aver acquisito una certa calma, anche di fronte a queste tragedie, che ritengo derivi dalla pratica della compassione, mi ha permesso di generare una certa forza capace di far fronte a queste tragedie, il che mi fa ribadire l’importanza d’aver coltivato la compassione in tutta la mia vita.

Sua Santità il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama stringe la mano e saluta i partecipanti della conferenza

ETICA E SOCIETÀ

Veniamo al tema odierno: etica e società. La Francia e l’Europa rappresentano dei paesi altamente sviluppati con elevate disponibilità in fatto di beni economici e materiali, ma questa non è la garanzia d’aver raggiunto un benessere mentale. Talvolta possiamo vedere delle persone che non vivono agiatamente, ma che sembrano aver raggiunto una certa pace interiore. Viceversa, incontrando delle persone molto ricche, proprio dei miliardari, mi sono reso conto che soffrono di molta ansia e paura. Sono veramente infelici. Di conseguenza, i valori materiali mostrano dei limiti. Il benessere economico è importante, ma se affidiamo il benessere interiore ai valori materiali, ecco che cadiamo in errore. La disponibilità di mezzi materiali ci può offrire un certo piacere fisico, ma non mentale. Il comfort mentale non può derivare dal benessere economico, la pace mentale dipende essenzialmente da un’attitudine interiore. Molte persone, pur incontrando molti ostacoli, in base alle loro attitudini possono mantenere efficacemente una gran serenità: la pace mentale. Al contrario, ho visto coi miei occhi che chi non promuove queste attitudini interiori, pur circondato da molti amici e disponendo di molte risorse, si troverà insoddisfatto e povero interiormente. Si sentirà insomma molto infelice.

TUTTI ABBIAMO LE MEDESIME POTENZIALITÀ

La potenzialità dei valori interiori: noi tutti abbiamo le medesime potenzialità. Persino quando eravamo in grembo alla nostra madre, la sua pace mentale rappresentava un fattore essenziale per noi. Su questo punto esistono importanti evidenze scientifiche.

Una volta partoriti, la nostra vita è dipesa completamente dalla cura degli altri. A riguardo, le ricerche mediche attribuiscono ormai un’importanza determinante, sopratutto nei primi tempi di vita, al contatto fisico con la madre. Il che chiaramente spiega l’importanza dei fattori bi

ologici sulla nostra stabilità interiore, perché la nostra sopravvivenza da piccoli dipende completamente dalle cure degli altri. Anche certi animali, come i cani e certi uccelli, sono cresciuti, anzi, sono sopravvissuti, grazie alle cure di qualcuno.

Perciò, da parte della madre si sviluppa una gran energia derivante dall’enorme senso di responsabilità verso i suoi figli.

Applausi.

Sua Santità il Dalai Lama

UN EPISODIO IN AEREO

Vi racconto un episodio che mi è capitato su un lungo volo, una traversata aerea di nove ore circa. Seduti vicino a me c’era una famiglia composta dal padre, la madre e due figli: uno, già grandicello, più facile da gestire, mentre l’altro era proprio piccino e non era così semplice fargli trasco

rrere tutte quelle ore di traversata aerea. Dopo tre ore circa il papà s’era addormentato, mentre la mamma per tutta la durata del volo

s’era presa cura d’entrambi i figli, in particolare del piccolino, che, un po’ piangeva, un po’ girava qua e là, insomma: dava proprio da fare. Al mattino, si trattava d’un lungo volo notturno, gli occhi della madre erano rossi ed infarciti di profonde occhiaie: era ormai esausta.

Ebbene, il suo impegno non derivava da una convinzione religiosa, o da un imposizione di legge, ma dalla sua spontanea dedizione, dall’amore verso i suoi figli. Non si trattava d’un fattore di fede, ma d’un impulso puramente biologico. Si trattava d’un’immensa energia sprigionata dall’avvertire la responsabilità vero gli altri.

Dico sempre: ho una certa attitudine alla compassione, a prendermi cura degli altri. Quest’istinto, quest’attitudine mi deriva da mia madre. Tutti quanti voi che siete qui, penso che dobbiate la nostra vita alla mamma, al suo latte, alle sue cure, al suo amore.

Pertanto, penso che ciascuno di noi ha la potenzialità di mostrare cura, attenzione, affetto per gli altri.

Sua Santità il Dalai Lama

COSA SIGNIFICA ETICA?

Qualcuno ritiene che si debba basare sulla fede religiosa, ma non tutti condividono questo parere. L’etica corrisponde ad un azione mentale o fisica che porta beneficio agli altri. Viceversa, non appartiene all’etica qualsiasi azione che porta beneficio a sé stessi, ma che danneggia gli altri. No, questa non è etica. Me è etica anche qualsiasi azione che apporta benefici a sé stessi ed anche agli altri. Anche questa è etica. L’amorevole gentilezza, l’aiutare gli altri, nutrendo un senso di preoccupazione, di cura per gli altri: questa è etica.

Pure gli uccelli, per sopravvivere, devono dipendere completamente dalle cure della loro madre.

Ho citato quest’esempio per ribadire che esiste un tipo d’etica che non è affatto basato su precetti religiosi, nessuno pensa certo che gli uccelli siano mossi da una fede religiosa.

Neppure penso che quando eravamo molto piccoli potessimo nutrire una qualche fede religiosa. Nostra madre ci ha curato, cresciuto, dato tutto il suo amore solo perché ci voleva bene, per una semplice ragione biologica. Anzi, penso proprio che non avessimo affatto idea chi fosse quella persona che si prendeva cura di noi, che ci stringeva in braccio. Ci rendevamo solo conto che ci dava da mangiare, ci puliva, ci teneva al caldo, ci cullava, ci proteggeva. Per noi era la persona più cara. Poi abbiamo imparato a chiamarla mamma. Neppure è pensabile che a quell’età si possa avere una qualche cognizione religiosa. Tanto meno una qualche fede. Ma il seme dell’affetto, dell’attenzione, dell’amore era già germogliato.

Sua Santità il Dalai Lama

DUE TIPI D’ETICA, DUE TIPI DI SPIRITUALITÀ

Di conseguenza devono coesistere due tipi d’etica: una basata su credenze religiose, l’altra libera da queste, basata sul principio di dover compiere delle buone cose: sul principio della bontà.

Così, ugualmente possiamo riconoscere due tipi di spiritualità: l’uno dipendente dalla fede religiosa, l’altro del tutto scevro, dipendente da un desiderio profondo di fare del bene.

Perciò l’etica significa compiere azioni positive.

Ora parliamo della spiritualità: le azioni fisiche e verbali dipendono completamente dall’etica interiore. Quelli di cui abbiamo parlato fino ad ora costituiscono dei valori universali, che sono solito chiamare valori laici, in quanto non basati sulla religione. Usando il termine “laico”, non intendo affatto contrappormi alla religione o ai suoi valori, ma richiamarmi al significato della costituzione indiana, che fa appunto riferimento a valori laici e che rispetta tutte le religioni, senza alcuna discriminazione e che anzi rispetta pure i non credenti.

Ci sono dei miei amici, specialmente inglesi, amici mussulmani, che al termine “laico” attribuiscono un certo qual significato di contrapposizione alla religione. Altri amici non erano dello stesso parere e convenivano con me. Penso che, se esiste il pericolo di fraintendere in senso antireligioso il termine “laico”, è perché in certi periodi storici, come durante la Rivoluzione Francese o in quella Bolscevica, s’è creata una contrapposizione tra religione e laicismo, ma ritengo che, fondamentalmente, venivano allora senz’altro rifiutate le istituzioni religiose, non la religione in sé. Si trattava d’istituzioni detentrici d’ingiusti privilegi.

Sua Santità il Dalai Lama

IL MESSAGGIO DI TUTTE LE RELIGIONI

Ora, se consideriamo tutte le religioni, il messaggio che ne deriva consiste nell’invito a prendersi cura, all’attenzione, all’amore v

erso gli altri.

Ma ci sono istituzioni religiose che, usando il nome della religione per conquistare il potere ed ottenere ingiusti privilegi, acquistano un certo potere e, nel caso peggiore, quel potere lo usano per manipolare, per sfruttare gli altri. Quindi è capibile perché c’è stato un rigetto, anzi una rivolta, contro quelle istituzioni religiose. È stata la reazione ad un potere oppressivo.

Ma, se andiamo al messaggio espresso dalle varie religioni, troviamo sempre un messaggio d’amore e di compassione comune a tutti.

Quindi, quando parlo di laicismo, l’intendo del tutto libero da concetti religiosi. Mi riferisco perciò al senso comune, all’esperienza comune, al buon senso che sbocca nell’amore altruistico, nel buon cuore, in un senso di responsabilità globale: questa è l’etica laica! I cui vantaggi sull’intera persona, intesa come corpo e mente, sono confermati pure da evidenze scientifiche,

Applausi!

LA RABBIA E LA PAURA CI LOGORANO

Credo che lo svolgimento della vita quotidiana di qualsiasi individuo sia molto connesso all’etica. Pertanto, il nostro corpo innanzitutto apprezza moltissimo l’attenzione degli altri, quindi si modella all’etica, nel senso in cui m’esprimevo prima: tanta compassione esercita una ricaduta molto utile, molto positiva per il nostro corpo.

La continua rabbia ed aggressività vi porta a scontrarvi con molti ostacoli che, di conseguenza ingenerano paura. Insomma: ira, prepotenza, atteggiamento ostile e paura vanno di pari passo. Invece, il senso di fiducia, di sicurezza viene dall’atteggiamento aperto, compassionevole. Guardandoci attorno con la mente della compassione posso vedere in voi dei veri fratelli e sorelle. Lo stesso con gli animali. Certo, se veniamo aggrediti da dei cani rabbiosi è meglio scappar via, ma, con gli essei umani, la pratica della compassione porta automaticamente alla pace interiore. E non c’è più nulla da nascondere: tutto è chiaro. In questo modo possiamo sviluppare delle relazioni chiare e corrette: oneste. Da questa pratica ne deriva lo sviluppo di fiducia. Tutto ciò farà svanire l’aggressività e la paura.

Anzi, e la scienza lo conferma, la rabbia e la paura logorano, danneggiano il nostro apparato immunitario. Viceversa, un’attitudine aperta, l’amorevole gentilezza, la compassione, rinforzano il nostro sistema immunitario. Il che lo trovo in accordo con la mia esperienza. E ve lo po

sso affermare con tutta la convinzione.

Perciò, se volete star bene, godere d’una buona salute, dovete far più attenzione a potenziare le qualità interiori.

Sua Santità il Dalai Lama

LA VERA BELLEZZA NON È QUELLA ESTERIORE

Vi dico inoltre: voi che spendete moltissimo per cosmetici, specialmente le donne, ed in particolare quelle giovani, perché ci tenete moltissimo ad apparire belle, ricordate che la vera bellezza non è quella esteriore, ma è quella interiore, quella mentale.

Prendiamo poi il caso di due persone che si mettono insieme solo per attrazione fisica, senza conoscersi prima.

Se, dopo pochi giorni, o poche settimane, non appena capiranno la natura dell’altra persona, ne scorgeranno gli inevitabili difetti. Per cui, l’altra o l’altro non appariranno più tanto belli, avranno perso la loro apparenza. Allora sorgono i problemi.

Insomma, se la bellezza interiore s’accompagna a quella esteriore è il massimo. Se tuttavia dovesse mancare quella esteriore, non importa. Perché è quella interiore la più importante!

Perciò, specialmente alle signore o signorine che hanno molta cura per la propria bellezza, dico: per favore, abbiate molta cura della bellezza interiore. Così molte persone v’avvicineranno ed i ragazzi vi ammireranno ancor di più, ma è la bellezza interiore da curare con più attenzione, in

quanto è la più importante.

Applausi

Quindi, tutto ciò è per ribadire che l’etica riveste una gran utilità per il nostro benessere interiore e di conseguenza per la nostra salute.

SIAMO FATTI PER VIVERE CON GLI ALTRI

Ora, il tema della società umana. Siamo delle persone fatte per vivere con gli altri in gruppo, in società. Così come nell’esempio precedente, la nostra prosperità, il nostro benessere, la nostra felicità, in gran parte dipende dagli altri, dalla società. Da solo, nessuno potrebbe sopravvivere. La sua sopravvivenza dipende dal resto della comunità. Perciò la compassione e l’attaccamento sono affini, non la rabbia. Perciò, per stare bene assieme agli altri, la compassione è essenziale. Sopratutto, se desideriamo una società stabile, felice, abbiamo bisogno della compassione e della moralità. Perciò, insisto molto dicendo: è di fondamentale importanza sforzarci di costituire una società basata sulla compassione. Il che è essenziale. In q

uesto modo creiamo una società felice.

Sua Santità il Dalai Lama

COME PROMUOVERE I VALORI INTERIORI, LA COMPASSIONE?

In tre modi:

1- in rapporto alle religioni monoteistiche, che si richiamano al concetto del dio unico, non solo inconoscibile ma anche creatore, il che costituisce un’enorme stimolo ad applicare i valori interiori. Infatti, affermando che dio è infinita compassione, è infinito amore, i fedeli alimentano un magg

ior apprezzamento per l’amore e la compassione, il che è molto positivo.

2- Il secondo metodo è dato dalle concezioni non teistiche del Buddhismo e Giainismo, basate sulla legge di causalità del karma, per cui ad ogni azione intenzionale corrisponde un effetto. In base a questa concezione, danneggiando gli altri, ci procuriamo sofferenza, arrecando a noi stessi un’esperienza di dolore. Aiutando al contrario gli altri, ne ricaviamo un beneficio per il benefattore. Questa è in sintesi la legge di causalità, la cui proposta è appunto quella della via della compassione, che intende servire gli altri ed aiutarli in tutte le necessità.

3- Ora, la terza via è rappresentata dalla concezione laica. Ovviamente, tra gli oltre i sei miliardi di persone, ve n’è una buona parte, se non la maggioranza, ameno una gran parte, che non sono credenti, e dobbiamo esprimere dei modi per raggiungere questo numero altissimo di persone, per promuoverne i valori interiori. Questa è la terza via: quella dell’etica laica.

Sua Santità il Dalai Lama

Ovunque mi rechi, cerco sempre di portare l’accento sulla compassione, sull’importanza di promuovere questi valori laici per promuove

re la pace interiore, in rapporto a questa terza via.

DUE LIVELLI DI ETICA E COMPASSIONE

Possiamo ulteriormente distinguere due livelli nell’ambito della trattazione dei temi dell’etica e della compassione.

Un livello è dato da fattori biologici, orientato pure da altre attitudini ma contaminato dall’attaccamento. Talvolta può portare anche all’odio. Ma, in ogni caso è un livello limitato, perché si tratta della compassione indirizzata solo ai propri amici che mostrano un’attitudine positiva nei nostri riguardi. Il limite di questa compassione consiste proprio nel non poter essere estesa ai propri nemici.

Ora, quel che vogliamo raggiungere è la compassione infinita, universale, illimitata, senza macchia. Il primo tipo di compassione è del tutto basato sulle attitudini degli altri nei nostri confronti. Ora il discorso è cambiato, non indirizziamo più il nostro interesse sulle attitudini ma sulle persone.

Vi faccio un esempio. Amare sé stessi è molto importante. Nutrire autoconsiderazione ed autostima è molto importante al fine di coltivare la compassione.

Innanzitutto osserva te stesso, ama pure te stesso ma a patto d’estendere quindi quell’amore agli altri.

Odiare se stessi non permette in alcun modo di coltivare compassione.

L’importante è che quell’amore non rimanga indirizzato unicamente verso sé stessi, ma verso gli altri.

Amare sé stessi, ma in modo non esclusivo verso sé stessi. La ragione di questo comportamento sta nel fatto che la mia stessa natura mi spinge a desiderare una vita felice. Per mia stessa natura ho il desiderio di vincere la sofferenza. È la mia natura che mi spinge in tal senso. Perciò, sono spinto da due desideri: evitare la sofferenza e raggiungere la felicità. Proprio su quest’attitudine, devo prendermi cura di me stesso. Penso che l’amore verso sé stessi debba essere funzionale non a rispondere ad un attitudine, ad un atteggiamento, ma alla persona degli altri.

In questo modo possiamo orientarci verso gli altri esseri senzienti, in particolare gli umani, che hanno un desiderio innato di evitare la sofferenza e di conseguire la felicità. Inoltre ciascuno di noi ha gli stessi diritti, come me, di raggiungere la felicità e di evitare la sofferenza. Pensando in questo modo siete in grado di far sorgere un senso di attenzione, di cura, di preoccupazione per gli altri.

SVILUPPARE UN SENSO DI PREOCCUPAZIONE VERSO GLI ESSERI, NON AGLI ATTEGGIAMENTI

Ora, consideriamo tutto ciò in rapporto alle attitudini. Anche il vostro nemico manifesta la stessa vostra richiesta: evitare qualsiasi sofferenza e giungere alla felicità. Su queste basi, dunque, sviluppate un senso di preoccupazione orientato verso gli esseri, non agli atteggiamenti. Quindi, rispetto alle attitudini, sia positive che negative, considerate che sono espresse da degli esseri. Perciò, sulla base della considerazione che tutti quanti desiderano la felicità e rifuggono dalla sofferenza (e tutti abbiamo lo stesso diritto a raggiungere questi obiettivi), estenderò il mio amore e compassione verso gli esseri in generale, verso tutti gli esseri, e non più alle loro attitudini. Questa è una compassione pura, senza macchia. È una compassione maturata da un ragionamento, attraverso una certa familiarizzazione. Mentre la compassione basata su fattori biologici non necessita d’alcun ragionamento, di nessuna formazione. Semplicemente la compassione fondata su fattori biologici c’è! Esiste.

Utilizzate pure questa come base, ma fate un ragionamento concreto: guardate la realtà! Oggigiorno siamo in sei miliardi e più d’esseri umani. Il futuro di ciascuno dipende dal resto dei sei miliardi d’individui. Non è più come in passato. Allora, ogni paese, ogni continente era più o meno indipendente. Allora, gli interessi del singolo non erano poi tanto collegati a quelli degli altri, ma attualmente non è più così. L’economia, in particolare il riscaldamento globale, i problemi ecologici, hanno fatto sì che i confini nazionali perdessero la loro importanza. Questi sei miliardi di persone devono lavorare insieme: questa è la realtà. Perciò, in base a questo ragionamento, siate delle persone realistiche. A quel punto comprenderete l’importanza di m

anifestare la compassione, in modo infinito ed orientato verso gli esseri, non alle attitudini. Questo è un risultato che possiamo ottenere.

Così, quando dico “Un mondo compassionevole”, intendo sopratutto questo. Per raggiungerlo occorrono sforzi, occorre formazione.

Questo è il pensiero più importante e termino qui. Attendo domande.

Domanda: Come possiamo insegnare ai nostri figli l’essenza dei valori dell’etica?

RISPOSTA DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA

Dico sempre che i genitori devono dare la massima cura, la massima dedizione ai propri figli, come pure le scuole: dall’asilo all’università. Certo, vanno insegnati i contenuti dovuti, ma sulla base d’una certa amorevole gentilezza. Gli insegnanti, inoltre, devono avvertire un senso di responsabilità verso gli studenti, comunicando dei valori che seguiranno per tutta la loro vita. Penso che sia inoltre possibile includere nel curriculum formativo qualche argomento inerente la compassione e la non violenza, il che è molto importante. Il concetto di non violenza porta automaticamente con sé quello del dialogo. Ogniqualvolta vediamo sorgere dei conflitti, pensiamo subito a come risolverli usando la forza.

Invece, con l’educazione appropriata, con la familiarizzazione, si può conseguire questo stato mentale, per cui , non appena scoppia un conflitto, viene spontaneo pensare a come risolverlo attraverso il dialogo.

Proprio per questo motivo, dico sempre che il secolo scorso è stato uno dei più importanti della storia dell’umanità, di sviluppo dell’umanità. Ma questo secolo dovrebbe essere il secolo della pratica del dialogo. Perciò questo concetto deve diventare particolarmente vivo nella nostra mente. Ad esempio: lo spirito contro la guerra, ora è molto forte. Non penso che fosse altrettanto ai tempi della Prima o della Seconda Guerra Mondiale. C’erano molti cittadini che probabilmente si rallegravano delle dichiarazioni di guerra d’una nazione verso l’altra. Ora è tutto diverso. Quando un governo muove guerra, i cittadini non restano inermi a guardare, fanno domande. Penso che il desiderio di pace sia diffuso ovunque: in Asia come in Africa. Ovunque. Questa è la realtà. Perciò, sulla base di queste considerazioni, penso che sia opportuno inserire nei programmi di studio degli argomenti a sostegno della promozione della pace e della non violenza, a loro volta basato sulla compassione.

Domanda: Come è bene gestire il senso di rimorso che lacera profondamente la persona?

RISPOSTA DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA

I buddhisti devono essere permeati d’un profondo senso di trasformare la propria esistenza. Perciò, per un buddhista il rimorso, deve diventare un sentimento di trasformazione. Ad esempio, riconoscendo il proprio errore, determinandosi a non incorrevi ulteriormente. Nessuno è esente de errori. Sono gli elementi negativi della società che continuano a commettere gli stessi errori. Quello in cui non si deve cadere è lo scoraggiamento, la depressione.

Domanda: Qual’è la situazione dei negoziati con la Cina? Ci sono dei progressi?

RISPOSTA DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA

Non è ora il momento di parlarne, la situazione è molto difficile e l’attitudine del governo cinese è estremamente ostile. Fin dall’anno scorso mi sono appellato alla comunità internazionale e vi voglio dire: “Andate in Tibet e guardate coi vostri occhi se la situazione è come la presentano i cinesi, che asseriscono che solo pochi facinorosi creano problemi, mentre tutti gli altri sono molto contenti. Dalle nostre informazioni, la gente è molto infelice, in quanto si trova sotto una costante e grave minaccia.

L’importante è che andiate là a vedere proprio coi vostri occhi, ma con la possibilità d’andare ovunque e di vedere tutto senza limiti.

Questo è importante per conoscere la realtà. Quindi se, come dicono i cinesi, va tutto bene, le nostre informazioni sono sbagliate

e la nostra lotta sarebbe basata su informazioni sbagliate. Allora dovremmo chiedere scusa al governo cinese. Se, viceversa le cose non vanno bene come si dice, allora il governo cinese dovrebbe scusarsi degli errori commessi nel passato. Altrimenti cadremmo nella prassi dei tanti regimi totalitari degli ultimi 50 – 60 anni. Perciò è importante che ci andiate osservando liberamente coi vostri occhi. Questo è l’unico modo.

Nel 1980 Hu Yaobang, un leader cinese coraggioso, veramente eccezionale, fece proprio così. Ammise gli errori fatti. Realizzò u

n approccio realistico.

Altrimenti questi

problemi non si risolveranno mai positivamente: né per i tibetani né per gli stessi cinesi. Dobbiamo trovare una soluzione a questi problemi. Il modo di risolverli con la forza genera ancor più problemi. Un tibetano che ho incontrato recentemente mi disse: “più la repressione cinese si fa aspra, più da parte dei tibetani si rafforza la determinazione a resistere”. Il che non fa altro che radicare sempre più il problema, sempre più. Nessuno poi sembra interessato a risolverlo. Ma occorre affrontare la realtà. Ed in base a ciò, gestire il problema.

Domanda: Ha parlato del contributo della madre nell’inspirare ai figli amore e compassione, ma cosa ci dice dell’apporto della figura paterna?

RISPOSTA DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA

Penso che le donne, in rapporto a determinanti biologici, siano portate a dimostrare più sensibilità. Perciò, basta guardare ai cani, gatti, uccelli: il padre si compiace di sé stesso, non dimostrando tanto interesse per i piccoli, mentre la madre se ne prende cure, fintanto che anche il più piccolo diventa autosufficiente. Penso che, fondamentalmente, anche gli esseri umani siano così, ma, dal momento che possediamo una capacità intellettiva molto superiore, conservino un senso di moralità e di responsabilità proiettata al futuro, per cui i buoni genitori portano uguali responsabilità. Tuttavia, i fattori biologici hanno il loro peso. Se dovessi diventare padre, sarei un pessimo padre. Su questo non c’è dubbio.

Domanda: Mi dicono che il desiderio porta alla sofferenza, lo devo considerare proprio così?

RISPOSTA DI SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA

L’infinita compassione necessita della pratica del distacco, perché l’attaccamento diventa un fattore di confondimento, un limite, un errore.

Generalmente il desiderio è un che di neutro: è possibile un desiderio sia positivo che negativo. Quest’ultimo è molto connesso all’attaccamento. È quello che negli insegnamenti buddhisti è generalmente definito come sfavorevole, negativo.

Ma, e sono senz’altro d’accordo, senza desiderio non avremmo alcuna energia per avanzare, per andare avanti. Senza il desiderio d’aiutare gli altri esseri senzienti e di raggiungere la Buddhità non potremmo compiere alcun passo in avanti. Questo è il desiderio positivo che va coltivato, ed è molto, molto importante. Non cadete in errore, non fate confusione!

Pure dell’ego, del senso d’un forte sé, possiamo riconoscerne due aspetti. Anche se maturate questo sentimento d’un desiderio positivo, necessitate d’un forte senso di sé, è un elemento fondamentale, altrimenti non potete fare nulla. Un forte senso del sé, in questi casi è molto, molto necessario.

Al contrario, un’attitudine egoistica estremamente autocentrante che porta a disinteressarsi degli altri, a non avere nessuna cura degli altri, anzi, addirittura a non nutrire alcuna esitazione a colpire gli altri, a sfruttare gli altri, quell’attitudine fortemente egoistica è sbagliata.

Persino della rabbia ve ne sono di due tipi: c’è la rabbia positiva e la rabbia negativa.

Perciò, nel mondo delle percezioni, dobbiamo far chiarezza sulle qualità delle emozioni. Queste generalmente sono connesse le une alle altre. Un’emozione negativa può essere connessa ad un’altra positiva, perciò esiste la possibilità di trasformare un’emozione negativa in un’altra positiva. Perciò, tutto ciò lo dobbiamo studiare e dobbiamo operare delle chiare distinzioni. Questo è importante.

Ora, domani torno in India e con voi rimangono tutti i vostri problemi. Perciò dovete meditare e gestire tutto ciò. Ricordate: quando vi trovate di fronte a qualsiasi problema, se avete maturato questa forza interiore, è molto più semplice gestire questi problemi ed in modo molto più efficace. Perciò dovete provare, dovete sperimentare. E, se trovate qualcosa di utile in quello che v’ho detto, intraprendete un’ulteriore familiarizzazione, approfonditene lo studio.

Grazie ed arrivederci.