
Sua Santità il Dalai Lama: Bodhicitta si basa sulla grande compassione ma, per provare grande compassione per gli altri, prima dobbiamo sentirla per noi stessi.
Sua Santità il XIV Dalai Lama: Essere buddhisti. Davvero
Che cosa rende “buddhista” la nostra pratica spirituale? Non si tratta semplicemente di seguire quanto insegnato nelle scritture buddhiste poiché alcune pratiche — astenersi dal fare del male agli altri, coltivare amore e compassione, sviluppare la concentrazione — sono presenti anche in altre religioni. Ciò che rende buddhista la nostra pratica è aver preso rifugio nei Tre Gioielli, ovvero aver affidato noi stessi alla guida spirituale di Buddha, Dharma e Saṅgha, avendoli scelti sulla base del riconoscimento delle loro qualità.
Il nostro obiettivo ultimo è diventare noi stessi i Tre Gioielli. Per farlo, dobbiamo affidarci alla guida dei Tre Gioielli che già esistono. Per realizzare nel nostro continuum mentale il Gioiello del Dharma — che, in quanto vera cessazione e vero sentiero, è il rifugio supremo — ci rifugiamo nel Buddha, colui che ha insegnato il Dharma, e nel Saṅgha, ovvero in coloro che hanno realizzato nel loro continuum mentale alcune vere cessazioni e veri sentieri. Prendere rifugio non significa semplicemente recitare a parole la formula “Prendo rifugio nel Buddha, nel Dharma e nel Saṅgha”; è un impegno compreso nella nostra pratica spirituale e che ci motiva a cercare con umiltà una guida spirituale. Il rifugio deve essere vissuto in ogni momento, in modo che tutte le pratiche che eseguiamo siano orientate alla realizzazione del Gioiello del Dharma nel nostro continuum mentale. Quando ciò avverrà, sperimenteremo una gioia e una soddisfazione autentiche e durature, la nostra vita diventerà altamente significativa. Per raggiungere il nirvāṇa, dobbiamo iniziare a praticare ora.
Basandosi sulla propria esperienza, il Buddha insegnò un sentiero che è in accordo con la realtà. Non propose nulla di illogico o contraddittorio rispetto alle leggi della natura o al modo in cui le cose esistono. Attraverso i suoi discorsi e il suo esempio vivente, dimostrò che è possibile eliminare dalla radice gli stati mentali irragionevoli e dannosi — come l’ignoranza, l’animosità e l’attaccamento — e sviluppare illimitatamente le buone qualità. Tutto ciò è in accordo con il modo in cui le cose funzionano e, mettendo in pratica le sue istruzioni, possiamo verificare per esperienza diretta il sentiero del risveglio e il suo risultato, l’illuminazione. Alcuni leggono le biografie del Buddha o di altri saggi buddhisti e, ispirati dalle loro vite sublimi, ne seguono gli insegnamenti. È meraviglioso, ma il motivo principale per praticarli è averli studiati e messi alla prova, trovandoli affidabili ed efficaci. Solo così potremo avere realmente conferma che gli insegnamenti filosofici del Buddha sono il risultato di una profonda contemplazione, di una pratica sincera e di una meditazione autentica. Non si tratta di teorie campate in aria per impressionare il pubblico. La fede basata sulla comprensione degli insegnamenti è stabile e duratura, mentre quella che deriva dall’ammirazione o dallo stupore per le abilità soprannaturali può facilmente svanire. Continue reading














