1 S.S. Dalai Lama, Otto Versi di Trasformazione del Pensiero ’81 Dharamsala

Sua Santità il Dalai Lama: Coloro che hanno sviluppato l'atteggiamento  di coltivare degli altri, li considerano molto più importanti di sé stessi e ritengono questo valore superiore a tutto. E, agendo in questo modo, essi stessi, tra l'altro, diventano molto felici.

Sua Santità il Dalai Lama: Coloro che hanno sviluppato l'atteggiamento di coltivare degli altri, li considerano molto più importanti di sé stessi e ritengono questo valore superiore a tutto. E, agendo in questo modo, essi stessi, tra l'altro, diventano molto felici.

Prima parte dell’insegnamento di Sua Santità il Dalai Lama il 7 ottobre 1981 a Dharamsala, India sugli Otto Versi di Trasformazione del Pensiero.

Traduzione dal’inglese in italiano ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Sua Santità il Dalai Lama
Gli “
Otto Versi di Trasformazione del Pensiero” è un testo del Geshe Kadampa Langri Tangpa, che spiega la pratica Paramitayana di metodo e saggezza: i primi sette versi vertono sul metodo (amorevole gentilezza, bodhicitta), mentre l’ottavo è sulla saggezza (1).

Considerando tutti gli esseri senzienti

superiori alla gemma che esaudisce i desideri

Per realizzare il fine supremo

Possa io costantemente prenderli a cuore.

Noi stessi e tutti gli altri esseri vogliamo essere felici e completamente liberi da sofferenze. In questo siamo tutti esattamente uguali. Tuttavia, ognuno di noi rappresenta un solo essere, mentre gli altri sono in numero infinito.
Ci sono due atteggiamenti da considerare: quello di coltivare egoisticamente noi stessi e quello di coltivare gli altri. L’atteggiamento auto-gratificante ci rende molto insoddisfatti, pensiamo di essere estremamente importanti ed il nostro desiderio di base è per noi stessi, per essere felici, e che vada tutto bene per noi. Eppure, non sappiamo come ottenere questo risultato. In effetti, l’attitudine auto-gratificante non potrà mai renderci felici.
Coloro che hanno sviluppato l’atteggiamento di coltivare degli altri, li considerano molto più importanti di sé stessi e ritengono questo valore superiore a tutto. E, agendo in questo modo, essi stessi, tra l’altro, diventano molto felici. Ad esempio, i politici che si preoccupano sinceramente d’aiutare o servire gli altri, sono ricordati con rispetto dalla storia, mentre coloro che hanno costantemente sfruttato e danneggiato gli altri sono menzionati tra gli esempi di persone malvagie.
Lasciando da parte, per il momento, la religione, la prossima vita ed il nirvana, anche in questa vita le persone egoiste, col loro atteggiamento autoreferenziale, hanno ripercussioni negative su sé stessi. D’altra parte, persone come Madre Teresa di Calcutta, che sinceramente dedicano disinteressatamente tutta la loro vita e le loro energie al servizio dei poveri, dei bisognosi e degli indifesi, sono sempre ricordate con rispetto per il loro nobile lavoro, nessuno ha alcunché di negativo da ridire su di loro. Questo, dunque, è il risultato di coltivare gli altri. Che tu lo voglia o no, anche quelli che non sono tuoi parenti ti vedranno con piacere, si sentiranno bene con te e sentono tanto calore ed affetto nei tuoi confronti. Se siete il tipo di persona che parla sempre bene di fronte agli altri, ma male dietro le spalle, naturalmente, nessuno vi vorrà.
Così, anche in questa vita, se cerchiamo d’aiutare gli altri, per quanto possiamo, e ci sforziamo d’avere il meno possibile di pensieri egoistici, proveremo molta felicità. La nostra vita non è molto lunga: 100 anni al massimo. Se per tutta la sua durata cercheremo d’essere gentili, affettuosi, preoccupati per il benessere degli altri e meno egoisti ed arrabbiati: tutto ciò sarà meraviglioso, eccellente, davvero la causa della felicità. Se invece siamo egoisti, mettendoci sempre davanti agli altri, il risultato effettivo sarà che tutto ci ricadrà addosso. Mettendoci mentalmente dietro e gli altri davanti, avremo così trovato il modo più veloce per uscire dall’atteggiamento egoistico. Quindi, non preoccupatevi per la prossima vita o del nirvana, queste cose verranno gradualmente. Se in questa vita sei di buon cuore, sei una persona altruista, sarai un buon cittadino del mondo. È irrilevante che tu sia un buddista, un cristiano o un comunista, l’importante è che, fintanto che sei un essere umano, ti comporti come un buon essere umano. Questo è l’insegnamento del buddismo, che è il messaggio di tutte le religioni del mondo.
Tuttavia, gli insegnamenti buddisti contengono tutte le tecniche per eliminare l’egoismo ed attualizzare l’atteggiamento di gratificare gli altri. Il meraviglioso testo di Shantideva, il Bodhicaryavatara [Guida allo Stile di Vita del Bodhisattva, disponibile a http://www.sangye.it/altro/?cat=15 ], per esempio, è molto utile per questo scopo. Io stesso pratico secondo questo testo: è estremamente utile. La nostra mente è molto scaltra, molto difficile da controllare, ma, se c’impegniamo costantemente, lavorando instancabilmente con ragionamenti logici ed attenta analisi, saremo in grado di controllarla e di cambiare in meglio.
Alcuni psicologi occidentali dicono che non dobbiamo reprimere, ma esprimere la nostra rabbia: che dovremmo praticare la rabbia! Tuttavia, dobbiamo fare una distinzione importante, tra i problemi mentali che dovrebbero essere espressi, e quelli che non lo dovrebbero.

A volte, ci si può veramente sbagliare lasciando covare dentro di noi il giusto risentimento, invece di dire ciò che è giusto. Ma non lo si dovrebbe esprimere con rabbia. Se favorite lo sviluppo d’inquietanti menti negative, come la rabbia, questa diventerà parte della vostra personalità. Ogni volta che l’esprimerete, vi diventerà ancora più facile esprimerla di nuovo. Lo farete sempre più, finché non sarete semplicemente una persona furiosa, completamente fuori controllo. Così, in termini di problemi mentali, ce ne sono sicuramente alcuni che sono adeguatamente espressi, ma altri che non lo sono.
In un primo momento, è difficile tentare di controllare le inquietanti menti negative. Il primo giorno, la prima settimana, il primo mese non si possono controllare bene. Ma, col vostro costante impegno, le negatività progressivamente diminuiranno. I progressi nello sviluppo mentale non si realizzano attraverso l’assunzione di medicinali o d’altre sostanze chimiche, ma dipendono dal controllo della mente.
Così possiamo vedere che, se vogliamo soddisfare i nostri desideri, sia temporali che definitivi, invece che su delle gemme che soddisfano i desideri, ovvero su sostanze esterne a noi, dovremmo fare affidamento su altri esseri senzienti, ringraziandoli sempre più di qualsiasi altra cosa.
DOMANDA. Qual è lo scopo di questa pratica: migliorare le nostre menti o addirittura di fare qualcosa per aiutare gli altri? Cos’è più importante?
SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA. Entrambe sono importanti. In primo luogo, se non abbiamo una motivazione pura, qualunque cosa facciamo non può essere soddisfacente. Pertanto, la prima cosa che dovremmo fare è coltivare la motivazione pura. Ma, per impegnarci realmente a fare qualcosa per aiutare gli altri, non dobbiamo certo aspettare che la motivazione sia pienamente sviluppata. Naturalmente, per aiutare gli altri nel modo più efficace possibile, è necessario essere pienamente illuminati, essere un Buddha. Anche per aiutare gli altri in modi vasto ed esteso abbiamo bisogno d’avere raggiunto uno dei livelli del Bodhisattva, cioè, aver avuto l’esperienza di un rapporto diretto, la percezione non-concettuale della realtà di vacuità, aver raggiunto i poteri di percezione extra-sensoriale. Tuttavia, ci sono molti livelli in cui possiamo offrire aiuto agli altri. Anche prima d’aver realizzato queste qualità, possiamo cercare di agire come un Bodhisattva, ma, naturalmente, le nostre azioni saranno meno efficace delle sue. Pertanto, senza aspettare fin quando non saremo pienamente qualificati, siamo già ora in grado di generare una buona motivazione e cercare di aiutare gli altri nel migliore modo possibile. Si tratta di un approccio più equilibrato. Senz’altro migliore che stare semplicemente da qualche parte in isolamento facendo un po’ di meditazione e recitazioni. Naturalmente, questo dipende molto dalla persona. Se siamo certi che stando in un luogo remoto possiamo ottenere delle realizzazioni definite entro un certo termine, è diverso. Forse è meglio dedicare metà del nostro tempo in un lavoro attivo e l’altra metà nella pratica della meditazione.
DOMANDA. Il Tibet era un paese buddista. Se questi valori che si sta descrivendo sono quelli buddisti, perché c’era così tanto squilibrio nella società tibetana?
SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA. Umana debolezza. Anche se il Tibet è stato certamente un paese buddhista, aveva la sua parte di persone negative e corrotte. Anche alcune delle istituzioni religiose, i monasteri, erano diventati corrotti e trasformati in centri di sfruttamento. Ma, tutto sommato, rispetto a molte altre società, il Tibet era molto più pacifico ed armonioso e con meno problemi.

1. Vedi Lama Zopa Rinpoche, The Everflowing Nectar of Bodhicitta http://www.lamayeshe.com/?sect=article&id=734, per una pratica di meditazione completa sugli Otto Versi.