5 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo di Lama Tzong Khapa

Sua Santità il Dalai Lama: “il primo livello di comprensione sorge davvero sulla base dell’ascolto di un insegnamento da un insegnante o sulla base di noi stessi che studiamo il testo e così via”.

5 Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti sul Lam-rim Chen-mo o Grandi Stadi del Sentiero per l’Illuminazione di Lama Tzong Khapa alla Lehigh University, PA, USA. Traduzione dal tibetano in inglese del Dr. Ghesce Thupten Jinpa e dall’inglese in Italiano del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Secondo giorno, Sessione pomeridiana, 11 luglio 2008. Prima parte. Le qualità dell’insegnante. Affidarsi al maestro spirituale. Il processo ed il significato della meditazione. Analizzare le afflizioni ed i loro antidoti.

Domanda: “Santità, come è possibile vivere la vita di tutti i giorni lavorando, pagando le bollette, occupandosi della famiglia e così via, ma senza attaccamento?”

Sua Santità: Quindi la domanda è: come qui capisci l’idea di attaccamento? Quindi, per esempio, in relazione agli altri: se nel tuo impegno con gli altri, se l’impegno è contaminato da forme di attaccamento come forte attaccamento, bramosia o avversione, rabbia e così via, allora quella forma di attaccamento non è desiderabile.

D’altro canto, quando interagisci con altri esseri senzienti, con la consapevolezza dei bisogni o della sofferenza o del dolore di un’altra persona, devi impegnarti pienamente col dolore di quella persona ed essere compassionevole e impegnarti in quello. Quindi c’è una qualche forma di attaccamento, qualche forma di impegno.

Così infatti i maestri buddisti hanno usato il termine, la stessa parola “attaccamento”, nel descrivere la qualità della compassione per gli altri. Per esempio, nel verso di saluto del Commentario di Haribadhra sul testo della Perfezione della Saggezza, parla della compassione che è connessa agli altri esseri senzienti. E, analogamente, ho citato il testo di Nagarjuna in cui dice che nella persona in cui è sorto la realizzazione della vacuità, allora si manifesterà spontaneamente l’attaccamento per altri esseri senzienti.

Domanda: “Come definisce la vera felicità?”

Sua Santità: Nel contesto delle Quattro Nobili Verità http://www.sangye.it/altro/?p=10182 quando parliamo di sofferenza e felicità, allora la nozione di felicità non è solo una caratterizzazione in affermazione dello stato, ma lo anche in negazione, in quanto caratterizzata da uno stato libero da sofferenza e le sue cause. Quindi, stiamo parlando di una nozione di felicità che è più duratura, quindi è una felicità duratura.

Allora, in generale, forse, felicità … di solito considero la felicità una soddisfazione profonda. Quindi, per esempio, alcune difficoltà fisiche od alcune sofferenze possono portare soddisfazione. Quindi tali fenomeni, visti in quella categoria, sono ancora un qualcosa di positivo. Quindi, la soddisfazione è a livello di soddisfazione fisica e di soddisfazione mentale. Ora, principalmente qui la soddisfazione è a livello mentale. Quindi, come ho detto prima, la sofferenza fisica, le difficoltà fisiche, possono portare soddisfazione mentale. Quindi, in questo senso, in questo contesto, la felicità è più una soddisfazione a livello mentale.

Forse, inoltre, la soddisfazione del livello mentale con l’aiuto della consapevolezza, poi bene. A volte, per ignoranza, è possibile anche una certa soddisfazione mentale. Non è vero? È molto temporaneo. Miope.

Domanda: “Potrebbe spiegare il metodo di come usare la meditazione analitica?”

Sua Santità: Questo argomento lo affronteremo dopo.

Domanda: “Se la sofferenza è causata dalla mente, che cosa si deve fare quando si affrontano situazioni ambientali difficili che sono difficili da cambiare? Per esempio, se un coniuge od un padre è un alcolizzato, il partner od il bambino dovrebbero rimanere e cercare la felicità, nonostante che il partner beva, o prendere i bambini e farsi una nuova vita senza il bevitore?”

Sua Santità: Sostenere qui che la sofferenza è “causato dalla mente”, è troppo generico, perché anche nel Buddha accettiamo la presenza della mente. Quindi la causa della sofferenza non è solo la mente stessa, ma è una mente indisciplinata e non domata. Ovviamente qui dipende da come definisci, cosa qui intendi per felicità. Quindi, in generale, ci sono, ovviamente, condizioni esterne ed alcune condizioni interne.

Quindi, ovviamente, si deve pensare qual è la migliore linea d’azione?

Domanda: “Se non c’è un sé intrinseco, quale parte della mente trasmigra?”

Sua Santità: Questo verrà dopo.

Domanda: “Come superare la tristezza e la rabbia di un’infanzia difficile?”

Sua Santità: Ne parleremo nel contesto della discussione sulla perfezione.

Domanda: Santità, ha detto che ci relazioniamo con eventi basati sulle nostre percezioni, non su ciò che è la realtà, che abbiamo bisogno di differenziare tra la nostra percezione e la realtà. Come potremo conoscere la realtà e non essere influenzati dalle nostre percezioni?

Sua Santità: Stamattina quando ho usato le parole” realtà “e” apparenza”, il che rientra nel contesto di due verità. Ma generalmente, penso ad un evento, una cosa, se guardi da un angolo non puoi vedere il quadro completo. Un evento, un quadro per conoscerlo, lo devi guardare da diverse angolazioni.

Anche nel caso d’una entità fisica, se la osservi da una sola dimensione non puoi vedere il quadro completo. Con tre dimensioni, quattro dimensioni o sei dimensioni, ottieni un’immagine più chiara della realtà. Quindi, per conoscere la realtà, devi guardare da varie angolazioni e da varie dimensioni. Altrimenti, quando vedi da una sola dimensione, sembra d’aver percepito qualcosa, ma ci sono sempre possibili lacune tra l’apparenza e la realtà.

Quindi indagare è molto, molto essenziale. Perché, attraverso l’indagine, si può ridurre il divario tra apparenza e realtà. Solo attraverso l’indagine lo possiamo conseguire. Così, prima, quando parlavo del divario tra percezione e realtà, era nel contesto dell’insegnamento delle due verità, perché stavamo discutendo questo nel contesto del tentativo di comprendere ciò che sta alla radice della nostra sofferenza, in particolare la radice delle afflizioni, che è l’afferrarsi alla vera esistenza delle cose.

E, una volta riconosciuto che questa presa, questa ignoranza che s’afferra alla falsa esistenza delle cose, si impegna con gli eventi del mondo principalmente a livello della percezione, sul piano delle apparenze, e poi ci si afferra, per arrivare a riconoscere che questo non si accorda con la realtà attuale, e si sarà in grado quindi di indebolire gradualmente quell’afferrarsi. Quindi è di questo che stavamo parlando.

Le Qualità del Maestro

Così ora leggiamo dal testo. Quindi stavamo parlando delle qualità che sono rilevanti da parte del maestro, e, in particolare, dell’insegnante che darà istruzioni agli allievi sulla base delle effettive istruzioni del Buddha, tutte mirate a conseguire la realizzazione del nostro scopo temporaneo, immediato, di conseguire fortunate rinascita nei regni superiori, ed il fine ultimo, l’ultimo: il raggiungimento della liberazione.

E, poiché questo è l’insegnamento, la persona che impartisce l’istruzione deve possedere le qualità necessarie per impartire tali istruzioni in modo eccellente, perché la qualità e il l’efficacia dell’insegnamento dipenderebbe in larga misura dalla qualità dell’insegnante. Ad esempio, quando scegliamo una scuola, la qualità della scuola è in gran parte determinata dalla qualità dei professori e degli insegnanti che operano in quell’università o scuola. Qui, in una certa misura, l’efficacia dell’insegnamento sarà determinato dalla qualità dell’insegnante. Quindi, in generale, il Buddha ha delineato in vari testi il tipo di qualità necessarie per impartire a livello specifico le istruzioni, sia che il maestro sia di una pratica Vinaya o sia che il maestro appartenga ad un insegnamento Vajrayana, il più alto Tantra Yoga. In tutti questi casi ci sono qualità specifiche menzionate dal Buddha. E qui, nel contesto di Lam-rim, l’insegnante che stiamo cercando è qualcuno che è in grado di impartire istruzioni che comprenderebbero le pratiche di tutte e tre le persone di tutti e tre i livelli di capacità. Le qualità chiave che sono menzionate sono le dieci qualità elencate nell’Ornamento del Sutra Mahayana di Maitreya.

Quindi, nel testo di Tsongkhapa avendo citato una particolare strofa dall’Ornamento del Sutra Mahayana di Maitreya, poi Tsongkhapa, scrive quanto segue. Dice questo: “Si dice che coloro che non si sono disciplinati non hanno basi per disciplinare gli altri. Perciò i guru che intendono disciplinare la mente degli altri devono prima aver disciplinato la propria. Come dovrebbero essere stati disciplinati? Non è utile per loro aver fatto una qualsiasi pratica, ma conseguire il risultato designato come una buona conoscenza. Hanno bisogno di un modo per disciplinare la mente che si accordi con gli insegnamenti generali del Conquistatore. I tre preziosi addestramenti sono decisamente tali. “Quindi questa è una dichiarazione molto potente da parte di Tsongkhapa: il modo in cui il maestro dovrebbe aver disciplinato la propria mente è secondo gli insegnamenti dei tre allenamenti superiori. Quindi, dal momento che le istruzioni di cui stiamo parlando, con cui gli studenti vengono guidati, sono le istruzioni primariamente correlate, strettamente connesse al conseguimento della liberazione, e poiché le principali pratiche che costituiscono la via della liberazione sono in realtà le pratiche dei tre addestramenti superiori, quindi, da parte dell’insegnante che sta dando tali istruzioni, lui o lei deve incarnare la conoscenza dei tre addestramenti superiori. E, poiché l’insegnante impartisce un’istruzione che non è solo per il conseguimento della liberazione ma anche per il conseguimento della piena illuminazione della buddhità, è quindi necessario presentare un sentiero che racchiude le pratiche di bodhicitta, grande compassione e così via. Quindi le qualità rilevanti da parte dell’insegnante includono anche la compassione e la mente del risveglio.

Quindi una delle qualità elencate nel testo di Maitreya è la realizzazione della vacuità o talità o realizzazione della verità ultima, e questo in parte riflette una sorta di visione filosofica dell’autore, perché è secondo la Scuola della Solo Mente, dove si fa distinzione tra la mancanza di un sé della persona e la realtà ultima. Quindi, la saggezza nel contesto dei Tre Addestramenti Superiori è identificata con la saggezza del non-sé e la qualità aggiuntiva: la realizzazione della talità o vacuità, e si riferisce alla comprensione della realizzazione della mancanza del sè dei fenomeni da parte della Scuola della Sola Mente.

Le qualità richieste allo Studente.

Quindi, quando identifica le qualità rilevanti da parte dello studente, Tsongkhapa identifica le tre qualità principali: essere oggettivo, dotato della facoltà dell’intelligenza ed avere interesse. Quindi, quando si cerca di comprendere la natura della realtà, è molto importante l’oggettività del punto di vista. L’atteggiamento oggettivo è molto importante perché, altrimenti, uno sarà influenzato dai propri pregiudizi e desideri. Perciò farà in modo di comprendere realmente la realtà effettiva. Quindi, la seconda qualità è essere dotati di intelligenza, e l’intelligenza qui si riferisce all’intelligenza critica che ha la capacità di distinguere tra ciò che è giusto e cosa è sbagliato, cosa è corretto in ciò che è sbagliato. E, quindi, il tipo di intelligenza di cui stiamo parlando qui è quello di tipo critico ed indagatore. Questo suggerisce che, all’inizio, bisogna avere una forma di scetticismo, una specie di dubbio, perché quando si hanno dubbi e scetticismo, allora questo porterà a porsi delle domande. E, quando si passa attraverso il dibattito, allora c’è una reale possibilità di giungere ad una comprensione più profonda dell’argomento. Di conseguenza, d’altra parte, se ti avvicini sin dall’inizio con una fede univoca, allora non sorgeranno le domande. Quindi diventa molto importante maturare questo scetticismo ed avere un’intelligenza critica.

Quindi, proprio per questo, se guardi molti dei testi classici indiani, è stata posta enfasi sull’identificazione di ciò che è l’argomento principale di un particolare testo, qual è lo scopo per acquisire la comprensione di tale argomento, qual è lo scopo ultimo, a lungo termine, per acquisire tale conoscenza, e quindi qual è l’interrelazione tra questi tre fattori. Il punto qui è che, poiché questi testi sono scritti per persone con una facoltà critica, quindi una persona con una facoltà critica, quando s’impegna col testo, per prima cosa controlla qual è l’argomento principale del testo, qual è il beneficio e lo scopo per ottenere quella conoscenza, e qual è l’obiettivo finale a lungo termine dell’argomento principale, e così via.

Quindi, anche nei testi, abbiamo espressioni che riguardano le diverse modalità con cui le persone si impegnano nel testo. L’individuo dalla facoltà leggermente inferiori si avvicina al testo maggiormente per fede e devozione, mentre quelli dotati di una specie di facoltà critica mentale più alta s’accostano al testo più dal punto di vista della comprensione della realtà che viene presentata.

Basarsi sul Maestro spirituale

Ora Tsongkhapa spiega il vero processo mediante il quale si fa affidamento sul mentore spirituale a livello della propria mente, quale stato mentale si dovrebbe adottare, sia nella pratica effettiva, che nell’azione fisica.

Quindi, verso la fine della spiegazione del processo mediante il quale si deve fare affidamento su un mentore spirituale, in particolare attraverso l’azione, Tsongkhapa scrive quanto segue. (Questo è il terzo paragrafo). Solleva la domanda: “Dobbiamo praticare secondo le parole del guru. E se poi ci affidassimo ai guru e ci guidassero su un percorso sbagliato o ci impiegassero in attività contrarie ai tre voti? Dovremmo fare quello che dicono?”

Allora Tsongkhapa risponde a questa domanda che solleva, e scrive: “Rispetto a questo, il Sutra di Gunaprabha sugli Stadi della Disciplina afferma: “Se l’abate ti istruisce a fare ciò che non è in accordo con gli insegnamenti, rifiuta”. Anche il Sutra della Nuvola dei Gioielli afferma: “Rispetto alla virtù, agisci in accordo con le parole del guru, ma non agire in accordo con le parole del guru rispetto alla non virtù.” Perciò non devi dar retta alle istruzioni non virtuose.” E poi scrive, “La dodicesima storia di nascita …” (riferendosi ai racconti http://www.sangye.it/altro/?cat=6 Jataka) “… chiaramente ci dà il significato di non impegnarsi in ciò che è improprio.”

Quindi, per esempio, rispetto al maestro Atisha, tra tutti gli insegnanti, il suo insegnante principale era Serlingpa. E Serlingpa era particolarmente riverito da Atisha per i suoi insegnamenti sulla bodhicitta e la mente del risveglio. Tuttavia, il punto di vista filosofico di Serlingpa rappresentava quello della Scuola della Sola Mente, quindi solo perché Serlingpa era il guru più importante di Atisha, non significa che Atisha avrebbe seguito le istruzioni del suo guru in ogni campo. Così Atisha, pur essendo un devoto allievo di Serlingpa, quando si trattava di comprendere filosoficamente l’insegnamento del Buddha, adottò la Madhyamika, la scuola della Via di Mezzo, piuttosto che il punto di vista della Sola Mente espresso dal suo maestro.

Il Processo ed il Significato della Meditazione

Quindi, verso la fine di questa sezione, Tsongkhapa presenta una sintesi del modo in cui è necessario relazionarsi con il proprio mentore spirituale, e qui divide questa sezione in due parti: il processo vero e proprio e la confutazione di incomprensioni o idee sbagliate.

Quindi, nella prima sezione che tratta dell’effettivo processo, Tsongkhapa lo spiega in due parti. Dapprima espone ciò che deve essere fatto durante l’effettiva meditazione formale seduta e quali attività si dovrebbero impegnare durante i periodi di post-meditazione.

Durante l’effettiva sessione di seduta formale, qui, rispetto alla corretta connessione col proprio maestro spirituale, le principali pratiche che vengono presentate sono principalmente quelle dei Sette Rami e le sei pratiche preparatorie. E poi spiega che tipo di attività si dovrebbero intraprendere anche durante i periodi di post-meditazione, che includono il mantenimento di un’abitudine equilibrata in relazione al proprio cibo e dieta, nonché l’abilità di utilizzare anche il proprio sonno come un periodo per il miglioramento della pratica del Dharma, quindi la necessità di proteggere le porte dei nostri sensi e vivere con un maggiore senso di consapevolezza. Quindi, queste sono le principali pratiche della post-sessione.

Ed il punto qui è di impegnarsi nella pratica del Dharma in modo tale che sia le sedute formali che le sessioni di post-meditazione possano completarsi a vicenda, così che il periodo formale di sessioni di seduta miglioreranno le attività virtuose durante i periodi post-meditazione. E le pratiche e le attività durante i periodi di post-meditazione miglioreranno la qualità della meditazione durante le pratiche di seduta formali, in modo che ciascuna si completino a vicenda, in modo di trovare un modo in cui tutte le ventiquattro ore della giornata possono essere utilizzato per l’accumulo di meriti ed anche la valorizzazione della virtù.

Quindi nel secondo schema, quando parla di confutare le incomprensioni relative alla meditazione, il punto principale che Tsongkhapa sta esprimendo è l’importanza della meditazione analitica. Quindi l’equivalente tibetano del termine inglese meditazione è gom (bhavana in sanscrito), e ciò che questo indica o suggerisce è una forma di dedizione deliberata e familiarizzazione. Generalmente ‘goms pa significa abituarsi o familiarizzarsi. Ma sgom pa è un verbo attivo che indica un impegno deliberatamente volto alla coltivazione di una particolare forma di familiarizzazione.

Penso che nessuno non appena si sveglia al mattino presto o in tarda mattinata, penso che per alcuni di voi potrebbe essere la tarda mattinata quando vi alzate. Penso che nessuno in quel momento si aspetti: “Oh, oggi dovrei avere più problemi. Dovrei avere più conflitti. O più rabbia.” Penso che nessuno si senta così. Invece, da quel momento, “Oh, oggi desidero una giornata molto tranquilla, una giornata molto piacevole e felice.” In questo modo, penso.

Vedete, molti problemi. Quindi su questo pianeta, penso, abitato da sei miliardi di esseri umani, nessuno vuole guai. Ma ci sono molti problemi. La maggior parte di questi problemi sono essenzialmente causati dall’uomo. Chiaro.

Quindi, nessuno vuole problemi. Allo stesso tempo ci sono molti problemi o problemi creati dall’uomo. Quindi il motivo, il problema … il punto è che vogliamo qualcosa di positivo. Ma la nostra mente è completamente dominata dalle emozioni affliggenti. Queste provengono dall’ignoranza, da tutti i livelli di ignoranza, dall’ignoranza finale ed anche da livelli di ignoranza più grossolani. Semplicemente, non conosciamo la realtà. Guardiamo da una certa angolatura e poi decidiamo: “Oh, questo è male. Questo è bene”. Così.

Quindi, ora qui la meditazione significa: cercare di controllare la nostra mente. Ciò significa che non dovremmo lasciare che la nostra mente sia dominata dall’ignoranza o da queste emozioni affliggenti. Quindi, esprimo il mio desiderio: “Oh, la mia mente non dovrebbe essere dominata dall’ignoranza o dalle emozioni affliggenti”. È un’emozione è molto potente. Ma le emozioni distruttive sono molto, molto potenti. Non ascolteranno il nostro desiderio. Quindi l’unica da fare cosa è coltivare le contromisure per tutte queste emozioni affliggenti. Questo è l’unico modo per ridurre le emozioni affliggenti.

Quindi, lo sviluppo delle contromisure, non lo possiamo certo comprare in un negozio. Né quelle sofisticate macchine, vedete, non possono produrre queste cose. Quindi, è solo attraverso lo sforzo mentale. Ora, questo è il significato della meditazione.

Quindi la familiarizzazione con queste contro-misure, attraverso quel modo, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese, anno dopo anno, a volte anche vita dopo vita, lo sforzo continua ancora vita dopo vita. Poi gradualmente queste contro-misure, a causa dell’abitudine, vedete, aumentano ed aumentano gradualmente. Il lato positivo aumenta, il lato negativo viene automaticamente ridotto, perché queste due cose non possono rimanere insieme. Sarebbe contraddittorio.

Quindi, in questa parte del testo, qui Tsongkhapa fa quindi la seguente considerazione. Dice che il nostro problema è che siamo dominati dalla nostra mente, e il nostro corso di azioni e tutto è dettato dalla nostra mente. Tuttavia la nostra mente è, a sua volta, dominata e dettata dalle afflizioni, quindi è sotto il potere delle afflizioni. E così a causa di ciò, anche se ciò che desideriamo veramente è la felicità, ma finiamo, lo sai, sopportando la sofferenza. E questo è il motivo per cui questo è il caso.

Analizzane le afflizioni ed i loro antidoti

Quindi, quando confrontiamo i nostri stati mentali, riconosciamo che gli stati mentali indisciplinati e non domati sono quegli aspetti della mente con cui siamo molto familiari. Ed, a causa della lunga abitudine nel corso di molte vite, tendono ad essere molto potenti e sono anche abbastanza spontanei e naturali quando si presentano. Pertanto, quando coltiviamo gli antidoti diretti contro di loro, in un certo senso stiamo imparando delle nuove serie di abilità. Stiamo imparando in realtà un nuovo modo di pensare: un nuovo modo di essere.

Quindi, inizialmente queste forze antidotali saranno molto deboli, perché stiamo imparando qualcosa di abbastanza nuovo. Ma, comunque nel tempo, mentre coltiviamo, la nostra abitudine aumenterà. E mentre la nostra abitudine alle forze antidotali diventa sempre più rafforzata, allora i loro opposti, che sono gli stati di mente indisciplinati, incluse le afflizioni e le emozioni affliggenti, arriveranno a diminuire nella loro forza. E questo è il modo in cui funzionano i processi.

In secondo luogo, una cosa che deve essere fatta è anche riconoscere che, quando parliamo di afflizioni, stiamo parlando di un fenomeno estremamente vario. E le afflizioni sono in un certo senso molto opportunistiche. Ovunque trovino la loro via, possono manifestarsi in molti modi diversi. Quindi, dobbiamo prima di tutto capire i vari modi in cui le afflizioni prendono forma e come tendono ad apparire a noi.

Ad esempio, se guardiamo l’attaccamento e la rabbia, quindi l’attaccamento lo vediamo come una specie di amico. L’attaccamento è quella qualità della nostra mente che tende ad attrarre gli altri verso di noi, quindi ci aiuta a riunire le condizioni che riteniamo utili per la nostra sopravvivenza.

Allo stesso modo la rabbia e l’odio tendono ad essere quegli stati mentali che ci aiutano a gestire gli ostacoli che non riteniamo desiderabili, e sono lì per aiutarci a proteggerci contro questi ostacoli che non vogliamo. Quindi la rabbia e l’odio sorgono quasi come una specie di amico fidato, lì per proteggerci.

Quindi possiamo vedere come, prima di tutto, le afflizioni sono così diverse e, in secondo luogo, come ci sono modi ingegnosi in cui le afflizioni possono apparire a noi. Di conseguenza, in corrispondenza della diversità delle afflizioni, dobbiamo anche coltivare antidoti molto ricchi e diversi, corrispondenti a loro. Quindi, ad esempio, il Buddha, quando ha conferito il Dharma, ha insegnato ottantaquattromila cumuli di insegnamenti.

E, allo stesso modo, se si guarda alla letteratura commentaristica che aiuta a spiegare gli insegnamenti del Buddha, per esempio, Nagarjuna ed i suoi discepoli e molti altri grandi maestri indiani, hanno prodotto così tanti trattati estesi. Ma il fine ultimo di tutti questi insegnamenti, inclusi i sutra del Buddha, è davvero uno, che è quello di aiutarci a gestire stati di mente selvaggi e di determinarne la trasformazione.

Poiché le afflizioni che disturbano la nostra mente sono così diverse e possono manifestarsi in così tante forme diverse (e possono anche manifestarsi in modo diverso ad individui diversi), quindi, per soddisfare il bisogno di tutti i diversi praticanti e anche per esprimere l’appropriato antidoto contro specifiche forme di afflizione, ci sono tutti questi diversi insegnamenti che troviamo disponibili.

E così, non solo dobbiamo comprendere le afflizioni stesse, ma, in secondo luogo, dobbiamo capire le loro funzioni. Terzo, dobbiamo capire le loro cause, sia le condizioni interne che quelle esterne che danno origine a queste afflizioni. E su quella base, dobbiamo quindi coltivare questi antidoti dentro di noi.

Perché anche dopo aver semplicemente riconosciuto la distruttività delle afflizioni, se semplicemente esprimiamo il desiderio che: “Possano andare via”, quell’approccio non sarà affatto efficace. Quindi, questo semplice riconoscimento della loro distruttività non è adeguato. Abbiamo bisogno di coltivare deliberatamente gli antidoti dentro di noi.

Ora, come coltiviamo questi antidoti dentro di noi? Lo facciamo attraverso diversi livelli di comprensione: il livello di comprensione derivato dall’apprendimento; il livello di comprensione derivato dalla riflessione critica; ed il livello di comprensione derivato dalla pratica meditativa.

Quindi, il primo livello di comprensione sorge davvero sulla base dell’ascolto di un insegnamento da un insegnante o sulla base di noi stessi che studiamo il testo e così via. Quindi, coltivate la comprensione intellettuale delle varie caratteristiche delle afflizioni e degli antidoti appropriati e così via. Quindi, sulla base di tale comprensione, dovete perciò riflettervi criticamente ripetutamente e approfondire la vostra comprensione in modo da arrivare ad un punto dove emerge un genuino senso di convinzione nella loro efficacia. Quindi, a quel punto sei arrivato al secondo livello di comprensione: la comprensione derivata dalla riflessione critica.

E, tra questi due livelli, l’approccio analitico è la forma primaria di meditazione. Quindi la meditazione assume una forma particolarmente analitica tra questi due livelli. E così, ora quando ti stai impegnando nella riflessione critica ed usi i metodi analitici, la meditazione analitica, allora è necessario usare anche forme di ragionamento che tengano conto in particolare dei quattro principi, che sono le quattro strade attraverso le quali ci impegniamo con la realtà.

Quindi questo è il principio di natura, il principio di dipendenza, il principio di funzione, e, sulla base di questi tre principi, il principio della prova. Per fare un esempio, in relazione alla natura della mente, possiamo dire che il il fatto che la mente sia un fenomeno la cui caratteristica essenziale è quella della conoscenza e della luminosità: questo è un principio di natura. Allo stesso modo, all’interno della mente, tutti gli stati mentali sono per loro natura soggetti a cambiamenti. Cambiano momento per momento. Sono transitori. E questo è ancora un principio di natura. E inoltre, nel dominio mentale, vediamo anche che esiste una legge di contraddizione, quella delle forze opposte. Ad esempio, sappiamo che l’odio e la rabbia verso qualcuno sono in contraddizione con l’amorevole gentilezza e la compassione verso quella persona. Quindi queste due forze opposte si contraddicono a vicenda.

Allo stesso modo, ad esempio, anche nel mondo esterno, vediamo forze opposte come il caldo ed il freddo. Si oppongono l’un l’altro, in modo che non possano coesistere senza che uno minacci l’altro. Allo stesso modo, nel mondo mentale avrete forze opposte, ed il fatto che ci sia questa legge delle forze opposte è di nuovo parte della natura, così che appartiene al principio della natura. Quindi ne tengo conto. E poi sulla base di ciò, quando applichi le relazioni di causa-effetto, allora stai usando il principio di dipendenza. E poi, sulla base del riconoscimento di queste relazioni causali, allora potrai anche arrivare a comprendere le funzioni specifiche dei diversi stati mentali. Ognuno di loro ha le proprie funzioni separate. Quindi qui stiamo prendendo in considerazione il principio di funzione. E poi sulla base di questi tre principi – natura, dipendenza e funzione – allora possiamo usare delle prove logiche. Detto questo, seguiranno tali e tali. Detto questo, tali e tali saranno le conseguenze. Quindi, su questa base, arriveremo ad essere in grado di applicare la comprensione di questi principi e quindi applicare gli antidoti corretti contro i vari aspetti della mente selvaggia e realizzare la conoscenza.

Quindi, sulla base di questa meditazione analitica, quando voi quindi avanzerete al terzo livello di comprensione, lì l’approccio primario sarà la meditazione d’assorbimento, dove c’è meno analisi, ma l’approccio primario è quello di mantenere un posizionamento mentale verso un solo punto. E su quella base, come la tua esperienza su un singolo punto di quel fatto diventa sempre più evidente, quindi si passerà infine alla comprensione derivata da pratiche meditative. Quindi in questo modo avviene realmente la trasformazione.

Quindi ciò che qui diventa chiaro è il ruolo della meditazione analitica. Quindi, quando parliamo di comprensione sviluppata sulla base dell’apprendimento e della riflessione critica, è necessario utilizzare la facoltà dell’intelligenza. Pertanto, la forma umana dell’esistenza è in realtà una forma di esistenza dotata delle migliori facoltà di intelligenza. E quindi per un praticante di Dharma, diventa molto importante avere l’esistenza umana.