3 – Insegnamenti di S.S. il Dalai Lama a Klagenfurt

Sua Santità il Dalai Lama: Per ottenere la cessazione della sofferenza e\' necessario coltivare la saggezza che realizza la vacuità, perciò nel titolo si parla di sutra del cuore della saggezza.

Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dalai Lama’s Teachings” a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per i possibili errori ed omissioni. Traduzione dal Tibetano in Italiano di Fabrizio Pallotti. Vedi anche http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=5040 e http://www.sangye.it/dalailamanews/?p=5050 .

Sua Santità il Dalai Lama

Il vero dharma e’ quello di Nalanda: di Buddapalita, Shantideva vedi http://www.sangye.it/altro/?cat=15, Darmakirti, Santaraksita, Vasubandu, Padmasambhava vedi http://www.sangye.it/altro/?cat=23, Kamalashila vedi http://www.sangye.it/altro/?p=1698, veri pensatori, logici, filosofi, scienziati dell’antichità, tutti loro sono il nostro punto di partenza del buddismo. Maestri della Madyamaka, coloro che scissero la Madyamakalankara, Madyamaka-aloka. Sono tradizioni profondissime sviluppate nella scuola indiana di Nalanda, sviluppate e tutelate in Tibet, nelle sue grandi università’ monastiche ed da tutte le scuole di buddhismo tibetano. Vasubandu fu l’autore dell’Abidarmakosha. Ora inizio a parlare in tibetano.

Del sutra della perfezione della saggezza ne esistono ben 17 versioni, le versioni più famose sono in 100.000 ed 8.000 versi, il sutra del cuore comprende 25 strofe, esistono 4-5 versioni di commentari Tengyur del sutra della perfezione della saggezza, ci vorrebbe troppo tempo per entrare in dettaglio, perciò ne darò degli spunti fondamentali. La saggezza e’ la pratica principe degli insegnamenti buddhisti, esistono diversi livelli di cessazione temporanea e definitiva, e’ la saggezza che porta alla cessazione, e’ la saggezza che porta all’abbandonare: le azioni e le oscurazioni distruttive. Quest’ultime si distinguono tra non analitiche e quelle della saggezza afflitta od oscurata, verso cui esistono due antidoti: quello che rigetta completamente e quello che separa completamente, si parla di sentiero completamente liberato. Pratichiamo la meditazione sugli aspetti repulsivi per combattere l’attaccamento, per indebolire la forza delle emozioni distruttive: ma non e’ l’antidoto totale. Rispetto alle emozione distruttive pratichiamo la meditazione analitica sulla saggezza, ad esempio, meditando sull’ignoranza che si afferra al se’ impermanente, auto-referente.

I Rishi meditano realizzando un’analisi concentrativa che non elimina completamente le emozioni distruttive, perciò occorre la saggezza che realizza la mancanza del sé e che, sulla base di osservare lo stesso oggetto di negazione, diviene l’antidoto definitivo, questo e’ il punto fondamentale. Nelle 400 stanze di Aryadeveda, figlio spirituale di Nagarjuna vedi http://www.sangye.it/altro/?cat=9 si dice che “Se i fenomeno avessero esistenza intrinseca allora la vacuità non sarà possibile. Allo stesso modo si esprime Shantideva, vedi http://www.sangye.it/altro/?cat=15 nel Bodishattvacharyavatara. Si dice che la saggezza fondamentale e’ la pratica principale della pratica buddhista. Dal titolo stesso del Sutra della Perfezione della Saggezza, emerge che questa e’ la componente principale degli insegnamenti buddisti e della pratica del Buddha e della nostra pratica verso la liberazione. L’antidoto principale e’ alla saggezza, che e’ un intelligenza che, pur vagliando le emozioni distruttive, giunge a conclusioni scorrette. Cio’ che va attualizzato e’ la saggezza che procede nello stesso modo a quella errata, ma giunge a conclusioni corrette. Nel Sutra del re della concentrazione: l’unione della calma dimorante e della visione speciale deve essere riferita al significato ultimo della realtà. Aryadeva, se i fenomeni fossero intrinsecamente esistenti non avrebbero la necessità di essere analizzati, giungendo a dimostrarne la loro vacuità’.

Non esiste forma, né suono intrinsecamente esistente, e cosi via. Per ottenere la cessazione della sofferenza e’ necessario coltivare la saggezza che realizza la vacuità, perciò nel titolo si parla di sutra del cuore della saggezza. Queste sono le ragioni per cui la saggezza e’ la pratica principale. Saggezza dell’aspetto ultimo dei fenomeni, ma anche saggezza del convenzionale. Principalmente, nel conseguire la saggezza che realizza l’aspetto ultimo, possiamo realizzare la saggezza sulla base dell’ascolto. Su questa base si può conseguire una saggezza limitata. Continuando a riflettere, si raggiungere un pensiero profondo, una prima vacuità, basata sulla comprensione dell’ascolto. Ascoltare ed approfondire la comprensione come spiegato nei testi. Mentre i Vaibashika parlano solo della mancanza del se’ della persona, se si riflette giungiamo alla mancanza del se’ dei fenomeni: e’ questo il significato spiegato dai Madyamika, che diventa valida quando e’ la saggezza che si basa sulla riflessione, familiarizzandoci sempre più, giungendo esperienza: e’ il primo gradino dalla meditazione: comprensione totale, priva di apparenze dualistiche, allora e’ la perfezione della saggezza, e’ il risultato da ottenere. A questa conclusione porta il sentiero della bodhicitta ultima. Ad esempio: Darmakirti, parla di saggezza come risultato, come perfezione, di saggezza andata al di la’ e sentiero che porta al risultato. Nel sutra della perfezione della Saggezzza, il nome stesso, il sutra del cuore, indica che stiamo parlando dell’argomento essenziale, fondamentale.

Lama Tzong Khapa nel Rosario delle Visioni parla di saggezza principale e secondaria, della perfezione della saggezza dell’individuo che sta ancora procedendo nella pratica delle tre perfezioni dell’ascolto, riflessione e meditazione, che sono la base delle perfezioni. Siamo nel Primo verso del sutra della Perfezione della Saggezza: “il Bagavan era assorbito in profonda meditazione nella percezione dei fenomeni della profonda perfezione della saggezza”.