2 – S.S. Dalai Lama: Insegnamenti al Kalachakra Barcellona 1994

Il Kalachakra di Barcellona per la pace nel mondo conferito da Sua Santità il Dalai Lama 1994Il Il Kalachakra di Barcellona per la pace nel mondo conferito da Sua Santità il Dalai Lama 1994

INSEGNAMENTI preliminari all’INIZIAZIONE del KALACHAKRA conferiti da

Sua Santità il XIV DALAI LAMA, BARCELLONA, 11-14 Dicembre 1994

Tradotti dal tibetano in inglese dal Prof. Thupten Jinpa, Traduzione dall’inglese in italiano della Dr.ssa Nicoletta Nardinocchi.

Secondo giorno, prima parte: 12 Dicembre 1994

Sua Santità il XIV Dalai Lama

Come abbiamo discusso ieri, una delle caratteristiche uniche degli esseri umani è il dono della facoltà dell’intelligenza. Come ho sottolineato ieri, dato che noi possediamo questa facoltà dell’intelligenza, noi esseri umani, a differenza di specie di altre forme di vita, abbiamo la capacità di proiettarci nel futuro e pensare alle conseguenze a lungo e breve termine delle nostre azioni. Anche se si guarda la storia umana nel suo insieme, possiamo vedere che la civiltà umana è in un certo senso il prodotto di questa facoltà dell’intelligenza. Perché è attraverso l’applicazione di questa facoltà dell’intelligenza che gli esseri umani progrediscono, ampliano le proprie conoscenze ed incrementano il corpo di conoscenze collettive. Così possiamo meglio rapportarci al mondo esterno ed affrontare le situazioni. Si potrebbe dire che tutta la storia della civiltà umana è la storia dello sviluppo e dell’evoluzione dell’intelligenza umana.

Quando esaminiamo la natura dellintelligenza che possediamo in quanto esseri umani, possiamo vedere che questa, in una certa misura, è innata, è lì fin dall’inizio della nostra nascita. Potremmo dire che è naturale della psiche umana e al tempo stesso vediamo anche che esiste un grado fino al quale questa intelligenza naturale può essere migliorata e sviluppata. Ciò che sembra essere vero è che esiste questo potenziale innato o naturale in tutti noi di essere in grado di rafforzare e sviluppare questa capacità di intelligenza, di essere in grado di ampliare la portata della conoscenza.

Quando gli insegnamenti buddisti affrontano la questione dell’intelligenza e del suo potenziale per il miglioramento, il Buddismo parla di tre diversi tipi di intelligenza o comprensione, o si potrebbe dire di tre livelli di comprensione.

Nella fase iniziale, il livello di comprensione è noto come la comprensione derivata dallascolto o dall’udito. Qui la comprensione si basa principalmente su una spiegazione, una descrizione da parte di qualcun altro o se uno ha letto qualcosa e il proprio livello di comprensione è al livello di comprensione intellettuale.

Quando si contempla a questo livello e approfondisce la propria comprensione attraverso la riflessione e l’analisi costante allora si può migliorare questo livello di intelligenza al secondo stadio che nel Buddismo è tecnicamente definito comprensione sviluppata attraverso la contemplazione e riflessione. Questo è più affidabile e anche più profondo.

Se si persegue un’ulteriore analisi e riflessione e si confronta costantemente questo con la propria esperienza, allora attraverso la meditazione, questa comprensione intellettuale viene approfondita e trasformata in una sorta di comprensione meditativa. Questo è il terzo livello di comprensione o saggezza che viene chiamata saggezza e comprensione raggiunte attraverso la meditazione. Così vediamo che c’è una progressione dalla fase iniziale di conoscenza basata esclusivamente sulla lettura o ascolto, che culmina in una comprensione che è più esperienziale.

Allo stesso modo quando si parla di intelligenza, ci sono diversi tipi di intelligenza. Alcuni tipi di intelligenza potrebbero essere descritti come acuti, alcune persone sono dotate di questo tipo di intelligenza in cui sono in grado di vedere le cose in modo molto veloce, molto acuto

Eppure, allo stesso tempo quella nitidezza non necessariamente riflette una profondità di intelligenza. Alcune persone possono avere una mente molto acuta, ma può essere solo a livello superficiale, ma poi qualcuno potrebbe non essere così rapido e acuto. Essi possono aver bisogno di più tempo per capire, ma una volta che lo fanno sviluppano una comprensione molto più profonda. Questo tipo di intelligenza è nota come intelligenza penetrante, che non è solo per capire un soggetto o un argomento in modo molto penetrante, ma anche al tempo stesso, è in grado di apprezzare le dimensioni più ampie o ramificazioni di tale conoscenza.

Ci sono altri tipi di intelligenza in cui le persone hanno una vasta conoscenza tale che ogni volta che la persona considera un tema particolare, quella persona è in grado di aggiungere alla comprensione molte diverse prospettive. Così troviamo nella letteratura buddista discussioni su di questi diversi tipi di intelligenza, come acuta, penetrante, profonda e vasta conoscenza. Eimportante tenere a mente che la natura dell’ intelligenza è molto complessa e variegata.

Quando parliamo di come applicare questa facoltà di base o naturale dell’intelligenza che possediamo nel capire la natura della realtà, naturalmente è molto importante applicare e sondare che argomento o soggetto possa essere, per poter vedere le cose in modo molto chiaro e corretto. E molto importante avere una sorta di prontezza e precisione, ma è anche importante avere un’altra facoltà, che è la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto. Questo permette di essere veramente in grado di incanalare la propria attenzione pienamente a qualsiasi argomento si stia analizzando. Se uno è in grado di concentrare esclusivamente la mente sul particolare argomento, allora sarà in grado di fondere in un certo senso la propria mente con il tema in esame. In un certo senso ci si identifica con esso e si diventa tutt’uno con esso, l’intelligenza analizzante della mente diventa unica ed una con l’oggetto in esame. Quindi saremo in grado di migliorare la nostra comprensione in modo molto più efficace e potente.

Ciò è particolarmente vero quando abbiamo a che fare con un argomento che è del tutto a noi sconosciuto cosicché non possiamo trattarlo naturalmente o spontaneamente essere a nostro agio oppure può trattarsi di un concetto del tutto in contrasto con il proprio normale modo di pensare. In tali circostanze, quindi senza questa facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, non siamo in grado di mantenere l’attenzione, il focus sul soggetto. Allo stesso tempo è possibile che non si sia capaci di canalizzare la propria energia o attenzione sul soggetto

Quindi, se d’altra parte possediamo e abbiamo sviluppato questa facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, che tra l’altro è una qualità naturale dentro di noi, allora ci troviamo in una posizione molto forte per applicare la chiarezza di intelligenza e la sua attenzione con un grado di stabilità e di messa a fuoco. E per questo motivo che nelle antiche tradizioni spirituali indiane è stata molto ampiamente sottolineata la necessità di unire la facoltà combinata della mente di concentrarsi su unico punto e la intuizione penetrante. In altre parole, l’unione del tranquillo dimorare e della visione penetrante è stata enfatizzata nella maggior parte delle antiche tradizioni spirituali dell’India

Abbiamo dalla nascita la capacità naturale di migliorare la nostra intelligenza. Noi possediamo quella facoltà naturalmente quindi abbiamo il potenziale per migliorare le nostre intelligenza,  comprensione e conoscenza. Allo stesso modo  possiediamo naturalmente all’interno della nostra psiche, la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, il fatto che possiamo trattenere la nostra attenzione a un particolare oggetto, il fatto che è possibile mantenere la vostra attenzione o concentrarsi su un oggetto. Questa è un’indicazione che il seme della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto è dentro di noi. Quindi può essere sviluppato e dovrebbe essere sviluppato in modo da avere avanzate capacità mentali.

Nel Buddhismo esistono discussioni ed anche  tecniche su come migliorare la propria visione filosofica attraverso tecniche di meditazione. Allo stesso modo esistono tecniche per migliorare le pratiche meditative, la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto attraverso una analisi filosofica. Ora, lasciando da parte questo, perché queste sono tecniche descritte nel contesto della meditazione buddista, tuttavia stiamo parlando della pratica di come sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto e di migliorare l’intelligenza in generale. Poiché questo è importante anche per chi non crede in alcun particolare tradizione religiosa,  può essere più adatto per noi discutere come sia possibile sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto attraverso la scelta di un oggetto particolare come focus della vostra meditazione, un oggetto abbastanza facile da immaginare, concepire o qualcosa che è familiare.

Prendiamo un esempio di un oggetto come un fiore. Quando si parla di sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi esclusivamente sul fiore, non dovremmo avere l’idea che ci si concentri sullimmagine visiva del fiore che è di fronte a voi, l’oggetto stesso. Ovviamente uno può guardare il fiore in modo da avere una chiara e vivida immagine del fiore. Ma l’oggetto diretto della propria meditazione, non è il vero fiore, il fiore fisico “là fuori”, ma piuttosto l’immagine del fiore che nasce all’interno, non a livello sensoriale, ma a livello mentale. El’immagine del fiore che sorge nella propria mente, a livello mentale. Quello è l’oggetto della propria meditazione e dovremmo essere in grado di mantenere il nostro focus ed attenzione su questo oggetto, perfino nel momento in cui non guardiamo il fiore.

Quando si inizia la sessione per sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto focalizzando sull’esempio del fiore, dovreste iniziare sviluppando una volontà e una determinazione molto forti o decidere che manterrete la vostra attenzione concentrata su tale oggetto, senza alcuna distrazione. Si dovrebbe sviluppare tale forte risoluzione e poi una volta che si inizia la meditazione vera e propria compiere ogni sforzo per cercare di mantenere questo focus e non essere distratti.

Se fate uno sforzo costante è possibile essere capaci di estendere labilità di mantenere la concentrazione sulloggetto della meditazione.

In questo modo sarete in grado di aumentare la vostra capacità di stabilizzare la mente. Oltre a questo ciò che è necessario è sviluppare la qualità luminosa della esperienza soggettiva della mente stessa. Non è semplicemente sufficiente avere un’immagine vivida dell’oggetto della tua meditazione, ci dovrebbe essere anche un senso di vigilanza, un senso di chiarezza. Questo è tale che, anche se la tua mente può essere stabile e non distratta, ma può iniziare ad affondare nel torpore, a perdere la sua attenzione. Questo non dovrebbe accadere. Insieme alla stabilità della mente, alla capacità di mantenere la vostra attenzione, ci dovrebbe essere anche un elevato grado di prontezza e chiarezza soggettiva. Quando sei impegnato in una meditazione che mira a sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto e di tentare di raggiungere il tranquillo dimorare, ci sono alcuni fattori che ostacolano la tua capacità di progredire e raggiungere la facoltà della mente di concentrarsi su un unico punto. Ci sono due fattori che in linea generale, sono i principali ostacoli che impediscono lo sviluppo della stabilità della mente. Questi due ostacoli sono dispersione mentale o distrazione, che è più generale e quindi l’eccitazione mentale, che è una forma di attaccamento. Questi due ostacoli, questi due fattori della mente sono i principali ostacoli che impediscono il vostro sviluppo della stabilità della mente. Allo stesso modo il torpore mentale è l’ostacolo principale che ostacola il vostro sviluppo di vigilanza e di chiarezza, la chiarezza soggettiva della mente.

Tra le due, la distrazione mentale e l’eccitazione mentale, in generale l’eccitazione è considerata l’ostacolo più grave perché è una forma di attaccamento. Così, per un praticante il cui scopo primario o obiettivo è quello di realizzare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, è importante prima di tutto individuare questi due ostacoli principali, l’eccitazione mentale e il torpore mentale, e poi cercare i mezzi con cui affrontarli e contrastarli .

Naturalmente quando si parla di questi due ostacoli primari, torpore mentale e l’eccitazione mentale, esistono molti livelli diversi perfino all’interno di questi due fattori della mente. Esistono livelli sottili e livelli grossolani. In generale il modo in cui il meditante o praticante dovrebbe confrontarsi con loro e contrastare la loro è il seguente. Se nella vostra meditazione la vostra mente comincia ad essere distratta, a perdere il suo focus questo indica che ti puoi trovare in uno stato leggermente più eccitato. In tali circostanze, l’antidoto giusto è quello di cercare di portare più in basso lo stato della vostra mente e cercare di ritrarre un po’ di più la vostra coscienza.

D’altra parte, se trovate che state cominciando a perdere chiarezza e vigilanza mentale, anche senza distrazione, state cominciando a perdere la sua presa e la sua intensità, allora significa che il torpore mentale sta crescendo. Quindi in tali circostanze l’antidoto giusto è quello di cercare di elevare la vostra mente, cercate di rendere la mente più vigile e di svegliare voi stessi. Quindi ciò che troviamo è che l’approccio corretto è quello di cercare di trovare il giusto equilibrio tra i due, un certo equilibrio. Naturalmente ciò che costituisce un equilibrio sarà diverso da individuo a individuo a seconda della diversa composizione fisica della persona. Dipende da molti fattori diversi. L’età potrebbe fare la differenza e anche la salute fisica della persona può fare la differenza. In alcuni casi perfino il cibo che potete aver mangiato in precedenza potrebbe fare la differenza, la dieta può fare la differenza. Ci sono molti fattori che devono essere presi in considerazione quindi non esiste un punto standard dove si possa dire questo è l’equilibrio di cui tutti hanno necessità.

Questo stato di equilibrio è qualcosa che ogni individuo deve trovare da sé attraverso l’esperienza e la pratica. Si arriva ad un punto in cui è possibile intuire in qualche modo che questo è il giusto equilibrio, l’equilibrio giusto per me. Una volta trovato, quindi è importante conservarlo. È perseguendo un approccio equilibrato che potrete avanzare e progredire nella vostra meditazione.

Ciò che è importante è quello di essere cauti, soprattutto all’inizio, è molto importante non esercitare troppa fatica a mettere troppo sforzo in meditazione. Ciò che è importante è non mettersi in una situazione in cui si può finire per sentirsi scoraggiati da questa esperienza.

Nella fase iniziale, va bene anche se la sessione può essere molto breve, diciamo uno o due minuti, durante i quali manteniamo la nostra attenzione sull’oggetto. Ciò che è importante è  prestare maggiore attenzione alla qualità dello stato della mente raggiunto durante la vostra meditazione piuttosto che cercare di spingersi troppo nel tentativo di avere un lungo periodo di meditazione. Spingere troppo può portare a una situazione in cui ci si trova in un certo senso di essere trascinati nella vostra meditazione, senza molta chiarezza, ma piuttosto in uno stato di nebbia. Questo vi porterà ad acquisire cattive abitudini, che possono in futuro essere molto difficile da superare. Quindi nella fase iniziale è importante non mettere troppo sforzo, ma piuttosto prestare maggiore attenzione alla qualità in modo che sia possibile, anche se inizialmente può essere molto breve, essere in grado di estendere lentamente la durata della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto. In questo modo, qualunque sia la durata si riesce a raggiungere sarà di una qualità molto buona. Questo è il modo in cui si deve il progresso A volte è anche molto utile, se si potesse sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto focalizzata sulla propria coscienza, la natura della propria coscienza. Questo avrà un effetto molto potente, ma per fare questo prima di tutto è importante avere qualche idea o qualche tipo di immagine di come sia l’oggetto della meditazione, vale a dire la coscienza. Naturalmente quando si dice meditare sulla coscienza e prendere la propria coscienza come oggetto di meditazione, non ci si riferisce al semplice terminecoscienza”, questo non è l’oggetto della meditazione. Ciò che è richiesto qui è essere in grado di prendere coscienza di sé e concentrare l’attenzione su di essa. Così, al fine di essere in grado di fare questo prima di tutto si ha la necessità di individuare cos’è la coscienza. Questo naturalmente è molto difficile. Una tecnica, che può essere usata per aiutarci ad identificare la coscienza, è seguire una meditazione particolare. Ad esempio in uno stato normale ordinario ci si trova costantemente immersi in uno stato o sensoriale o in uno stato concettuale in cui si è totalmente distratti o preoccupati a causa di oggetti esterni o sensoriali, che possono essere colori, forme e odori, sentimenti o sensazioni interne, piacevoli, dolorosi o qualsiasi altra cosa. In un certo senso si potrebbe dire che, poiché la coscienza, gli stati d’animo sono talmente dominati da queste esperienze sensoriali o concettuali, che la natura fondamentale della coscienza stessa, che è luminosità semplice, mera esperienza, è in qualche modo oscurata o coperta. Così questo non è più evidente a noi, non è più manifesta alla propria esperienza, almeno alla mente cosciente.

Così nella propria meditazione, ciò che si può fare è deliberatamente adottare una posizione di decidere di non lasciarci distrarre da esperienze passate, da ricordi di esperienze passate, né lasciarsi distrarsi da eventi futuri, aspettative e speranze. Invece manteniamo la nostra messa a fuoco, la messa a fuoco della nostra mente e la coscienza solo sullesperienza del momento presente. Quando si inizia la pratica in questo modo, ovviamente è difficile, ma lentamente e gradualmente si può essere in grado di tenere lontana la mente dai ricordi e memorie del passato, così come dalle aspettative e  anticipazioni proiettate nel futuro. Saremo in grado di conservare la nostra consapevolezza pienamente nel presente e, attraverso questo percorso lentamente inizieremo ad avere una visione di una certa vacuità. Quando si prende il sentiero e il futuro fuori dal flusso di coscienza, ciò che si prova è questa vacuità.

Attraverso la propria pratica si sarà in grado di estendere l’esperienza della vacuità. Nella fase iniziale, può essere solo un assaggio o un’esperienza momentanea, ma lentamente e gradualmente si sarà in grado di estendere tale esperienza. Quando si estende l’esperienza gradualmente e lentamente, poi la natura fondamentale della mente, che è chiarezza e  luminosità, diventerà sempre più evidente a noi, sempre più manifesta. Si arriverà ad un punto in cui si incontra il termine coscienza, e si darà uno un significato diverso, un senso diverso. Questa esperienza è quella che deve essere presa come oggetto di meditazione, quando si medita sulla coscienza, lo sviluppo della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto focalizzato sulla coscienza.

Un’analogia spesso utilizzata è l’esempio di acqua torbida. Quando l’acqua con sedimenti viene scossa diventa torbida. Se si lascia poi il contenitore riposare senza muoverlo, lentamente, si inizierà a vedere che i sedimenti si depositano e la chiarezza dell’acqua diventa sempre più evidente. Questa è l’analogia usata per descrivere quando si separa il passato e l’anticipazione del futuro dalla mente dal flusso di coscienza. La vacuità è come la chiarezza delle acque. Per quanto riguarda questa meditazione sullidentificazione della natura della coscienza, si tratta della tecnica che ho appena descritto; questa non richiede alcun presupposto religioso o particolare credenza religiosa. È universale, è qualcosa che potrebbe essere adottato da qualsiasi persona, anche non credente. Anche nel caso di un non credente penso che praticare tale meditazione, e attraverso questa meditazione focalizzarsi sulla natura esperienziale luminosa della mente e sullo sviluppo della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, possa avere un effetto molto positivo sull’individuo. Questo soprattutto in termini di aiutare le persone ad alleviare lo stress in unn certo grado.

Per esempio, nella società moderna il ritmo della vita è così veloce che può essere molto difficile controllare il ritmo degli eventi intorno a noi. Tuttavia una possibilità che l’individuo ha è controllare la propria risposta personale a quel rapido ritmo di vita. Impegnandosi in tali pratiche meditative si può in un certo senso rallentare e dare una tregua al nostro interno in modo che uno ci sentiamo più guidati dal ritmo meccanicistico della vita. Piuttosto esercitiamo il nostro controllo e scegliamo di rallentare il ritmo e anche a cercare sollievo. In questo modo è possibile avere meno stress e avere più  rilassamento nella propria mente. Credo che questo sia possibile. Ciò può inoltre avere effetti benefici migliorando la propria naturale capacità di intelligenza, in quanto può sviluppare e migliorare la prontezza di spirito, la chiarezza del pensiero ecc. Nel caso di un credente, per esempio, un cristiano praticante … esercitare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto prendendo la figura di Gesù come oggetto della propria meditazione o la figura di Maria. Focalizzato su questo si può sviluppare la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto. Tuttavia questo tipo di meditazione è leggermente diversa da quando si parla di meditazione sull’ amore o sulla compassione. In tale contesto, non diciamo di prendere l’amore o la compassione come oggetto di meditazione, ma piuttosto si dice di generare la propria mente o coscienza nella natura di amore o di compassione. Non vi è alcun dualismo soggetto-oggetto. Quindi, in tali meditazioni lo scopo è cercare di rafforzare e migliorare la propria capacità naturale di amore e compassione. Ad esempio nel caso della meditazione sull’amore e la meditazione cristiana sull’amore, ciò che si sta cercando di rafforzare è la propria capacità naturale di amore e di assicurare che nella propria meditazione sull’amore la mente non sia distratta o negligente. Così si potrebbe dire che le tecniche di meditazione per lo sviluppo della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto sono veramente una pratica universale e comune. Per questo nell’antica India tutte le tecniche relative allo sviluppo della facoltà della mente di concentrarsi su unico punto sono note come metodi e meditazioni comuni a praticanti buddisti e non buddisti.

Quando si è in grado di unire la propria facoltà di intelligenza con la facoltà della mente di concentrarsi su unico punto, allora la propria intelligenza acquista un potere o abilità molto penetranti. Quando parliamo della necessità e l’importanza di rafforzare e sviluppare le proprie facoltà di intelligenza e di far sì che quell’intelligenza penetri nella natura della realtà, è importante tenere a mente per quale scopo stiamo cercando di migliorare questa capacità. Non è per puro interesse accademico o per un senso di godimento, ci deve essere un obiettivo. In caso contrario, la propria intelligenza potrebbe diventare banale.

Nel contesto buddista alla domanda di a che scopo migliorare la propria facoltà di intelligenza, la risposta è che si sviluppa la propria facoltà di intelligenza al fine di realizzare una trasformazione interna nella mente, o di dar vita ad una trasformazione interiore o una disciplina interna. Tuttavia quando si parla di trasformazione interna e disciplina interiore, io ritengo personalmente che in realtà sono gli stati dell’emozione che portano direttamente alla trasformazione. Ad esempio, nel caso di trasformazione positiva, sono fattori emotivi come la compassione, l’amore, la fiducia e la fede, che direttamente ed effettivamente realizzano la trasformazione. Il ruolo dell’ intelligenza è quello di integrare o rafforzare i fattori emotivi. Nel caso di compassione, amore e così via, sono in un certo senso tirati fuori e rafforzati dal fattore intelligenza. Attraverso l’intelligenza si capisce il valore e l’importanza della compassione e attraverso l’intelligenza si comprende il bisogno di fiducia.

Si capiscono i motivi in base ai quali possiamo affidare il nostro benessere spirituale a qualcunaltro. Attraverso la propria intelligenza si comprendono i benefici e il valore della compassione e la necessità di compassione. Si vede un gioco intimo o dinamico tra la propria facoltà di intelligenza, da un lato ed i vari fattori emozionali positivi che l’intelligenza porta avanti e rafforza all’interno di ognuno.

Ritengo che questo tipo di emozioni siano in un certo senso radicate nella ragione e sono esperienze valide. Così in generale, quando si dice non essere emotivi c’è l’idea che le emozioni siano negative. Ma è importante fare una distinzione tra due tipi di emozioni. Ci sono naturalmente le emozioni negative come la rabbia, l’odio, forte attaccamento e così via.

Queste sono negative e anche molto diverse da emozioni come l’amore, la compassione e così via in quanto le prime emozioni sono istintive, impulsive, reattive e nascono senza motivo. Sono distruttive e così quando si parla di emozioni, è importante fare una distinzione tra quelle positive e quelle negative. Le emozioni positive, come ho spiegato prima, quando sono accompagnate dall’intelligenza allora la vera trasformazione interiore può avere luogo. ….

Allo stesso modo, quando guardiamo al nostro senso di sé ed al nostro senso di ego, ci accorgiamo che abbiamo naturalmente dentro di noi un senso concreto del forte molto forte come centro della nostra esistenza. L’intero atteggiamento o percezione del mondo di ognuno in un certo senso riflette questo senso del sé e questo forte senso del sé è un afferrarsi all’essere interiore o il sé è molto egoista, proiettando la propria visione del mondo. Questa sorta di egoistico afferrarsi al senso di sé conduce a ogni tipo di complicazione. Porta a forti emozioni, stati d’animo illusori, frustrazioni, sofferenze e così via. Questo è sicuramente un senso negativo di sé. D’altra parte possiamo avere sensi positivi di un sé, che in un certo senso, nascono come frutto di una riflessione costante e profonda riflessione. Ad esempio, nel contesto del buddismo, le Scritture ci dicono che tutti gli esseri senzienti possiedono la Natura di Buddha, questo seme per raggiungere la piena illuminazione è dentro di noi dalla nascita. Inoltre vi è il fatto che la natura ultima della mente è la vacuità, il fatto che la chiarezza e la luminosità sono l’essenza della mente, che è totalmente incontaminata. Sulla base di queste riflessioni e anche il fatto che ognuno in questo momento possegga, come essere umano, tutte le capacità intellettuali e mentali per capire quale sia il giusto sentiero e che seguendolo si ha la capacità di attivare la natura di Buddha in modo che si possa realizzare la propria aspirazione altruistica di aiutare gli altri esseri senzienti. Quindi sulla base di queste considerazioni allora è possibile sviluppare un forte senso di fiducia di poter raggiungere la piena illuminazione, si può fare questo per il bene di tutti gli esseri senzienti.

Questo senso di sé è positivo e più si pensa a queste ragioni, più si riflette sui motivi alla base più forte diventerà questo senso positivo di sé, il che è in netto contrasto con il precedente senso di sé che è illusorio, infondato ed egoistico. Così si può veder perfino che nel senso di sé esistono sensi positivi e negativi di sé proprio come con le emozioni.

Per riassumere, nel buddismo l’obiettivo o lo scopo di sviluppare la facoltà di intelligenza è quello di produrre una trasformazione interiore. Lo scopo finale di una tale trasformazione interiore è per un praticante buddista cercare l’illuminazione o nirvana, la libertà dall’esistenza ciclica. Inoltre un praticante buddista mira al pieno risveglio non solo per se stesso, ma anche per il bene di tutti gli esseri senzienti.

Così vediamo che nella fase iniziale il fattore motivante che porta la trasformazione  interiore è davvero questo genuino desiderio di cercare la libertà dalla schiavitù della sofferenza e dell’esistenza ciclica. Nella seconda fase il fattore motivante è l’atteggiamento altruistico e l’aspirazione a cercare la piena illuminazione per il bene di tutti gli esseri senzienti. In entrambi i casi è la facoltà di intelligenza che rende queste motivazioni efficaci e potenti.

E con questo presupposto che si dovrebbe guardare gli insegnamenti fondamentali buddisti sulle Quattro Nobili Verità, in quanto l’intera struttura delle Quattro Nobili Verità pone un contesto entro il quale il tirocinante spirituale p usare le sue capacità naturali per realizzare le proprie aspirazioni spirituali. Questa aspirazione è quella di ottenere la libertà dalla sofferenza.

In breve l’essenza degli insegnamenti delle Quattro Nobili Verità è la seguente. Ciò che non desideriamo è la sofferenza ed il dolore. Da dove viene la sofferenza? Dalla sua origine o provenienza. Così le prime due verità trattano della sofferenza e la sua origine. Quello che tutti cercano e a cui naturalmente aspirano è la felicità.

Quando parliamo di felicità nel contesto della pratica spirituale come aspirare ad ottenere la liberazione dal samsara, la nostra concezione della felicità non si limita alle sole sensazioni piacevoli ordinarie. In realtà quelle sensazioni piacevoli, nel mondo conosciute come felicità, sono, nel vero senso della parola, esperienze non di gioia, ma piuttosto esperienze transitorie e inaffidabili. Queste esperienze possono facilmente trasformarsi in sofferenza. Così la vera felicità che cerchiamo è la totale libertà dalla sofferenza e dal potenziale di sofferenza. Questa libertà in linguaggio buddista è descritta come uno stato al di là del dolore o nirvana.

I metodi o il processo attraverso il quale un individuo può arrivare a una tale gioia finale o  felicità o, in altre parole allo stato oltre il dolore, sono chiamati i veri sentieri. La libertà e la sua causa, che è il percorso, sono gli ultimi due verità, la verità della cessazione e la verità del sentiero. Essi sottolineano il nesso di causalità tra ciò che cerchiamo, che è la felicità e le condizioni o le cause che conducono a un tale stato di felicità.

In altre parole l’essenza degli insegnamenti delle Quattro Nobili Verità afferma che tutte le cose e gli eventi, comprese le proprie esperienze di dolore, piacere, dolore, felicità e così via, si producono come risultato delle loro cause e condizioni. Se qualcuno non desidera la sofferenza allora la cosa più logica da fare è porre fine ai processi che portano alla sofferenza. D’altra parte se qualcuno cerca la felicità, allora la cosa più logica da fare è cercare le cause ed i processi che conducono al conseguimento di quella felicità. Quindi questo è quello morale dovrebbe trarre dagli insegnamenti sulle Quattro Nobili Verità.

Nel sermone, che è la dottrina sulla Quattro Nobili Verità, quando il Buddha insegnò le verità individuali, le insegnò secondo quattro caratteristiche di ciascuna. Cerchiamo quindi di trattare le caratteristiche della Prima verità che è la Verità della Sofferenza. Si può parlare in termini di tre o quattro caratteristiche. Per comodità diciamo tre caratteristiche. La sofferenza è descritta in termini di tre caratteristiche di provvisorietà o di natura transitoria, insoddisfazione e di altruismo.

Quando riflettiamo sulla prima caratteristica della sofferenza che è l’impermanenza o la natura transitoria dell’esistenza, naturalmente esistono due livelli, il livello grossolano e il livello sottile. A livello grossolano dalla propria esperienza ognuno sa che ogni aspetto della propria vita e tutte le condizioni della propria esistenza, che si tratti di possedimenti, di abitazione e così via per la propria sopravvivenza, sono transitori, nel senso che finiscono. Nessuno di loro può durare in eterno, e questo è un dato di fatto che tutti conosciamo. Tuttavia, quando ci si riferisce a loro a volte ci si dimentica totalmente della loro natura transitoria, noi tralasciamo questo fatto.

Per esempio quando qualcuno vuole disperatamente qualcosa, quando si aspira ad una cosa che si sente come se l’oggetto, qualunque esso sia, contenga la risposta alla propria intera felicità. Ci si sente come se raggiungendo questo obiettivo, tutta la vita non fosse affatto un problema e si ottenesse in un certo senso la felicità eterna. C’è questo senso e uno investe tanto nel compito di ottenerlo. Quindi in un certo senso ci si dimentica di tanto in tanto della natura finita della propria esistenza. Non solo tutte queste condizioni, che sia la ricchezza, gli amici, la salute o così via, finiranno ma anche l’essere stesso per cui sono cercate, perverrà ad una fine. Per cui è importante riflettere sulla natura transitoria anche se è a un livello grossolano.

Tuttavia una contemplazione più potente è  riflettere sulla natura sottile di impermanenza il che è rendersi conto che tutte le cose e gli eventi sono transitori, nel senso che nessuno di loro ha la possibilità o la capacità di durare più a lungo di un istante. Ogni fenomeno sta subendo profondi cambiamenti in ogni momento e non c’è nulla che duri nel vero senso della parola. Questa è una comprensione dell’impermanenza sottile.

Ancora più potente è apprezzare lo stesso fatto che quando qualcosa è nato, è di per sé un’indicazione che ha il potenziale per cessare. In un certo senso si potrebbe dire che dentro la causa della creazione di qualcosa, all’interno dell’oggetto, esiste la causa o un meccanismo per la sua cessazione o morte.

Si può comprendere che le cause e le condizioni, che hanno dato luogo alla sua creazione, sono le stesse cause e le condizioni, che piantano i semi per la sua disintegrazione o la cessazione. Non si dovrebbe avere l’idea che le cose prima nascono, durano e poi cessano di esistere. Non è questo il caso. Perché una cosa o un evento venga alla fine non vi è alcuna necessità di un ulteriore fattore terzo di intervenire e far cessare, poiché, all’interno del meccanismo stesso di causalità che crea la cosa stessa, esiste la causa per la sua eventuale scomparsa o la cessazione. Quando si comprende l’impermanenza in modo profondo avrà un effetto liberatorio e potente.

Quando la comprensione della natura impermanente e transitoria dell’esistenza è portata ad un livello profondo allora si è in grado di trarre le sue implicazioni complete Finché un evento o una cosa è venuto in essere come risultato di cause e le condizioni, allora quell’ evento o quella cosa non ha alcun potere su se stesso. Non è autonomo. In un certo senso, è sotto il potere di altri fattori, in altre parole è comandato da altri. Non ha il controllo su se stesso ed è governato da altri fattori. Quando questa comprensione è poi applicata nel contesto della meditazione sulla Quattro Nobili Verità poi ci si rende conto che la sofferenza, che è la natura insoddisfacente della propria esistenza caratterizzata dalla natura della propria esistenza psicofisica, i cinque aggregati, e la propria stessa esistenza, è il prodotto di cause e condizioni. Quando si esamina questo ulteriormente si comincia a individuare quali siano tali cause e condizioni e le principali tra loro sono il proprio karma, le azioni volontarie che conducono alla propria esistenza e le illusioni di fondo che hanno motivato tali azioni karmiche.

COLOPHON

Trascritto e digitato in inglese da Phillip Lecso da audiocassette ottenuti da QED Recordin service intitolate “Kalachakra per la pace nel mondo: preliminari all’iniziazione al Kalachakra. Mi assumo la responsabilità per tutti gli errori che si sono verificati, attraverso ascoltare e scrivere in modo non corretto ciò che è stato insegnato, per questi mi scuso. Possono essere tutti di buon auspicio. Possa ogni merito da questa attività essere per la lunga vita e buona salute di Sua Santità. Che tutti gli esseri senzienti possano rapidamente raggiungere lo stato del Glorioso Kàlachakra anche attraverso questo sforzo imperfetto. Phillip Lecso.

Traduzione dall’inglese in italiano della Dr.ssa Nicoletta Nardinocchi.

Lascia un commento