25 Sua Santità il Dalai Lama: Inconvenienti dell’esistenza ciclica


Sua Santità il Dalai Lama: Dovremmo pensare: Perché vago in questo ciclo di esistenze tormentato da ogni genere di sofferenze?

Sua Santità il Dalai Lama: Dovremmo pensare: Perché vago in questo ciclo di esistenze tormentato da ogni genere di sofferenze?

Sua Santità il Dalai Lama: Inconvenienti dell’esistenza ciclica

25 Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama del Lamrim del Panchen Lobsang Choekyi Gyaltsen a Dharamsala, in India, marzo 1988.

Sua Santità il Dalai Lama

Come nel caso delle precedenti meditazioni, anche questa sugli inconvenienti dell’esistenza ciclica dovrebbe essere preceduta dagli opportuni preliminari.

Come afferma Lama Tsongkhapa nel suo Lamrim Nyamgur:

«Se non contempli la verità della sofferenza – l’errore del samsara

Il desiderio di essere libero dal samsara non sorgerà.

Se non contempli la fonte della sofferenza – la porta del samsara –

Non potrai scoprire cosa significhi tagliare

Le radici del samsara.

Dedicati alla rinuncia al ciclo di esistenze,

Stancati di esse.

Nutri la conoscenza che ti rivela quali catene

Ti leghino alla ruota delle esistenze cicliche.»

Dovreste riflettere sui difetti della vera sofferenza e poi sui difetti e sulla natura distruttiva delle autentiche origini della sofferenza. In questo modo svilupperete il desiderio di essere liberi dal ciclo delle esistenze. Come spiega Lama Tsongkhapa nel suo Lamtso Namsum, (I Tre Principali Aspetti del Sentiero), dovreste superare l’attrazione nei confronti di questa vita e preoccuparvi di quelle future. Bisogna alimentare il desiderio di ottenere la liberazione dal ciclo delle esistenze e capire come farlo. Infatti un desiderio di essere liberi dal ciclo delle esistenze che non si basi sulla conoscenza di come farlo non è abbastanza stabile. Ma una simile comprensione può svilupparsi solo nel momento in cui si riconoscono le sofferenze come tali, si capisce quale sia la loro effettiva origine e si cerca di imboccare il sentiero che conduce alla loro cessazione. Quando capite che tutto questo è possibile, dovreste sviluppare un forte desiderio di raggiungere la liberazione.

L’addestramento della mente negli stadi del sentiero comune ai praticanti di medie possibilità deve essere preceduto da un indebolimento del sentimento di identificazione con il proprio io di una persona. In seguito, quando lo avrete completamente eliminato, potrete raggiungere quello stato mentale di pace permanente chiamato liberazione. Senza la liberazione, anche se riusciste ad avere momentanei sollievi dalle pene dei reami inferiori di esistenza, non risolvereste certo il vostro vero problema, vale a dire la sofferenza indotta dal non comprendere la vacuità e l’assenza di una natura inerente dei fenomeni.

E non importa se riuscirete a elevarvi fino ai reami di esistenza superiori, perché anche in essi il dolore è comunque sempre presente, dal momento che le vostre menti continueranno a essere sotto il dominio di illusioni e azioni contaminate. E fino a quando non riuscirete a liberarvi in modo completo e definitivo da questo dominio non potrete sperimentare una stabile felicità né un’autentica pace interiore. Ci sono sofferenze molto evidenti che perfino gli animali sono in grado di riconoscere e quindi di sviluppare il desiderio di evitarle. Di solito le esperienze che normalmente considerate piacevoli, come il fatto di avere una vita ricca di agi materiali, hanno però le caratteristiche di poter cambiare con grande facilità, e quindi la loro natura è quella di essere potenziali cause di sofferenza. Infatti vi regalano soddisfazioni momentanee che voi considerate fonti di felicità. Ma con il passare del tempo e il mutare delle situazioni esse saranno causa di nuove sofferenze. Molte esperienze apparentemente piacevoli in realtà non lo sono, se le esaminate a fondo. In effetti la sofferenza può essere suddivisa in tre categorie o livelli di sofferenza:

1. la sofferenza evidente;

2. la sofferenza del cambiamento;

3. la penetrante sofferenza del condizionamento.

Perfino se siete rinati nei reami superiori, non siete ancora liberi dalla possibilità di ricadere in futuro in quelli inferiori. Fino a quando non vi sarete completamente liberati potrebbe sempre accadere. Il solo fatto di essere ancora sotto il controllo dell’illusione e una forma di sofferenza. Se vi influenzassero fattori positivi non ci sarebbero problemi, ma purtroppo la vostra vita è sotto il dominio e l’influenza di illusioni e azioni negative. Lo stesso nome, illusione, incute timore suggerendo che nel momento in cui le illusioni nascono nella vostra mente possono distruggere la vostra felicità e la vostra calma. Dunque si tratta di veri nemici, e non dovreste mai esitare a combatterle. Le illusioni risiedono nelle vostre menti in modo tale che non si sentono nemmeno minacciate da voi. E fino a quando rimarrete sotto il loro dominio non avrete possibilità di scampo.

Se dovete affrontare un nemico esterno potrete sempre trovare una soluzione. Per esempio potrete richiedere l’aiuto di qualcuno. Ma se il nemico è dentro di voi, è molto più difficile da sconfiggere. Potete contare solo sulle vostre forze per combatterlo. Sarete quindi obbligati a prendere l’iniziativa e capire che non avete altra scelta, per vincere il nemico interno rappresentato dalle illusioni, che quella di cercare i mezzi idonei a sconfiggerlo.

Se le illusioni vi rendessero felici sarebbe perfetto, perché sareste in grado di sperimentare la più appagante forma di felicità. Ma purtroppo le cose non stanno in questo modo. Tutti noi sperimentiamo invece la sofferenza causata dall’ansia e dall’insoddisfazione. Veniamo al mondo nel dolore e ce ne andiamo nel dolore. E anche nel corso della nostra vita sperimentiamo continuamente ogni sorta di problemi. Questa è la natura del samsara, dell’esistenza ciclica. Il motivo è che siamo sempre sotto l’influenza dell’illusione.

Dovete dunque capire quanto sia importante liberarsi da questa schiavitù. Dovreste sentire l’urgenza di farlo, e capire anche che non basta solo parlare di quanto le loro azioni e influenze siano negative.

E fondamentale riconoscere la natura distruttiva delle illusioni per scoprire quali forze si possono opporre loro per sconfiggerle ed eliminarle del tutto. eliminando anche l’ignoranza che ne costituisce la radice.

Con il termine ignoranza mi riferisco al modo fasullo di interpretare la realtà, che vede i fenomeni come effettivamente esistenti e dotati di una loro propria natura.

La radice di tutte le sofferenze risiede nella mente e quindi, dal momento che risiedono dentro di voi, non è di alcun aiuto cercare rimedi esterni. È come nel caso di un criminale condannato a morte che ottiene un rinvio dell’esecuzione. Non ha proprio nulla di cui essere felice.

Quindi è importante riflettere su come il dolore sia connaturato alla stessa esistenza. Noi sperimentiamo ogni genere di sofferenza, quelle legate all’incertezza del futuro, all’insoddisfazione, alla morte e così via. Se una persona mettesse le une sopra le altre le teste di coloro che ha ucciso nel corso delle sue esistenze, farebbe una pila alta come una montagna. Se riunisse tutte le lacrime che ha versato per la morte dei suoi cari potrebbe creare un oceano.

Come insegna nei sutra il Buddha, in questo ciclo di esistenza non vi è posto per la felicità. Per esempio, noi tibetani stiamo soffrendo in quanto nazione. La gente del Tibet vive il dramma dell’occupazione cinese, mentre quanti si sono rifugiati in altri Paesi sperimentano le difficoltà della condizione di profughi. Ma soffrono anche coloro che vivono in nazioni indipendenti come l’India. Soffrivano prima di ottenere l’indipendenza e continuano a soffrire anche dopo averla ottenuta. In un Paese potente e sviluppato come gli Stati Uniti – nonostante la notevole prosperità materiale raggiunta, a livello individuale l’ansia è estremamente diffusa e spesso la gente per dormire deve far ricorso a pillole e tranquillanti. Se riflettete su questi aspetti, vedrete che sin dalla nascita sperimentiamo innumerevoli sofferenze a cui si aggiungono le pressioni derivanti dalla cultura che spinge in direzione di una eccessiva competitività e porta a non essere mai soddisfatti di quello che si ha: se avete cento dollari cercate di averne mille, se ne avete mille ne desiderate diecimila e via di questo passo. La sofferenza non conosce limiti. Come disse Potava, un maestro Kadampa, «l’infinita catena di sofferenze che sperimentiamo in questo ciclo di vite successive ne costituisce la vera natura».

Nel corso delle nostre esistenze proviamo ogni genere di sofferenza, dovute a fattori sia interni sia esterni. Al momento della nascita creiamo problemi e dolori sia a noi stessi sia a nostra madre. Nasciamo in mezzo a grandi difficoltà e perfino dopo la nascita, per mesi e anni, rimaniamo estremamente fragili e vulnerabili e la nostra sopravvivenza dipende solo dalla protezione degli altri, dovendo sopravvivere in condizioni difficili.

I nostri corpi sono composti da sostanze impure e quindi non ci sarebbe motivo per esservi così legati. Eppure ognuno di noi guarda al suo corpo non solo come a qualcosa di estremamente prezioso ma anche estremamente attraente. A causa di tutto questo, si creano numerose emozioni negative. Lasciatemi esaminare la natura del nostro organismo fisico e delle sue diverse componenti, pelle, ossa, carne e via dicendo. Come esempio, prendete un lembo di pelle da un dito, osservatelo bene e vedrete che proverete un senso di repulsione. Lo stesso accadrà con le ossa, il sangue, il midollo. È un errore quindi considerare il nostro corpo così bello e prezioso. Siamo attaccati al nostro corpo e attratti da quelli degli altri. Vuol dire che viviamo condizionati dalle illusioni. Se guardiamo in profondità, non troveremo alcuna parte del corpo che sia attraente. In confronto, altre specie viventi come le piante, i fiori e altre del genere, sembrano molto più pulite. I corpi degli umani e degli animali sono veramente impuri.

Ora lasciatemi indagare la funzione del corpo. Se lo prendiamo in esame per se stesso, sembrerebbe che il suo compito principale sia quello di produrre rifiuti. Ogni giorno mangiamo del cibo e poi ce ne liberiamo sotto forma di rifiuti, sembrerebbe quasi che questo sia lo scopo principale del nutrirci. Pensate all’incredibile quantità di cibo che abbiamo ingerito negli ultimi anni. C’è di che spaventarsi. Sembrerebbe che viviamo solo per proteggere e preservare questo organismo composto da sostanze impure. Quindi il corpo, di per sé, non è affatto prezioso.

La nostra coscienza risiede nel nostro corpo e dal momento che vi è karmicamente legata, è anche sotto l’influenza delle contaminazioni karmiche. Riflettere sui sei e sugli otto generi di sofferenze menzionati nel Lamrim Chenmo aiuta a generare un’autentica aspirazione a liberarci da questo insoddisfacente stato di esistenza indissolubilmente legato al dolore. Oggi, grazie ai meriti accumulati nelle vite precedenti, non dobbiamo sperimentare le torture dei reami inferiori avendo ottenuto una rinascita umana. Adesso quindi siamo in grado di giudicare se si abbia la possibilità di porre fine a questo circolo vizioso di nascite, morti e rinascite in cui siamo incatenati a causa del nostro attaccamento alla condizione materiale. L’attaccamento è uno stato mentale negativo causato da un errato modo di considerare la natura dei fenomeni. Se fossimo in grado di oltrepassare il velo costituito da tale ignoranza, potremmo mettere fine al suo sorgere e vedere la possibilità di liberarci. Solo allora potremo finalmente terminare l’accumulazione di karma negativo e cancellare le impronte del karma passato.

(I sei generi di sofferenza sono:

1. dell’incertezza,

2. della incapacità di accontentarsi;

3. del dover abbandonare il corpo esistenza dopo esistenza;

4. del dover nascere ripetutamente;

5. del dover essere sempre in balia dei cambiamenti;

6. della mancanza di autentici amici.

Gli otto tipi di sofferenza sono:

1. nascita;

2. vecchiaia;

3. malattia;

4. morte;

5. frustrazione derivante dal fare quello che non si vorrebbe fare;

6. separarsi da quanto è piacevole;

7. non ottenere quello che si vuole;

8. in breve, essere soggetti agli aggregati.)

Se giudichiamo dalle nostre e altrui esperienze in questa vita, non ci sarà difficile constatare che la coscienza è un fenomeno suscettibile di notevoli cambiamenti e trasformazioni. A causa di un certo numero di condizioni negative, la gente tende a cambiare in peggio e a divenire sempre più aggressiva. In altri contesti però vediamo le persone cambiare in meglio, divenendo più gentili, altruisti e così via. Questa è la prova che un fenomeno impermanente è soggetto al cambiamento e alla trasformazione.

È anche evidente l’effetto che la coscienza produce sul corpo. Non avrete bisogno di un maestro spirituale per capirlo. Anche i dottori ci consigliano di mantenerci calmi e sereni poiché l’ansia e altri disturbi del genere possono somatizzare e dar vita a gravi problemi fisici.

Non esiste invece alcuna possibilità che la meditazione sull’amore e la compassione possa procurarvi disturbi mentali. Sebbene sia possibile che un senso di malessere possa insorgere mentre si sta meditando sulla compassione, si tratta di qualcosa di molto diverso dai problemi mentali provocati dalle illusioni. Nel suo Bodhisattvacaryavatara, Shantideva sostiene che generare una forte compassione può, in alcuni casi, aumentare l’ansia per colui che si preoccupa non solo della propria sofferenza ma anche di quella altrui. Comunque, in tutta sincerità, posso dirvi che non conosco nessuno che abbia perso il proprio equilibrio psichico o nervoso meditando sulla compassione.

Altrettanto non si può certo dire di coloro che sono soggetti all’influenza dell’odio, della rabbia, del desiderio e altre emozioni del genere; dal momento che il vero fine della vita è quello di trovare la felicità, è di assoluta importanza riuscire a riconoscere gli stati negativi della mente e superarli grazie all’aiuto di quelli positivi. Farlo è un diritto naturale che noi tutti abbiamo. Quindi, utilizzandolo, otterremo il nostro scopo.

Come ho detto prima, l’illusione è uno stato mentale piuttosto ovvio e, quando sorge all’interno della mente, causa negli individui ogni sorta di disturbi psichici che poi si trasmettono all’intera società. Possiamo notare come, fin dall’inizio della civiltà umana, le illusioni siano state la principale fonte dei problemi, dei conflitti e delle guerre. È l’illusione che ci fa parteggiare per qualcuno e odiare qualcun altro e dar così vita a innumerevoli divisioni all’interno della comunità umana. La maggioranza di queste divisioni sono riconducibili all’attaccamento al proprio ego. Quando ci disinteressiamo totalmente della felicità altrui, concentrandoci esclusivamente sulla nostra, prepariamo il terreno a guerre e conflitti di ogni genere.

Emozioni negative quali rabbia, odio e desiderio sono i veri nemici che disturbano la nostra felicità interiore e creano problemi nella società. Quindi dobbiamo abbandonarle completamente, perché non sarà mai possibile essere felici tramite esse.

A volte, in certe situazioni, dobbiamo ricorrere a dolorosi interventi chirurgici per rimuovere alcune parti del nostro organismo. In modo simile dovremmo tagliar via le emozioni negative e le illusioni. Soffrire a causa loro è come soffrire per una malattia cronica, e fino a quando non saranno estirpate non potremo essere felici e sani.

Se riusciamo a vedere la natura distruttiva delle illusioni, naturalmente diventeremo consapevoli che fino a quando rimarremo sotto la loro influenza non potremo essere felici o in pace con noi stessi. Anche in questa vita sperimentiamo ogni genere di sofferenze, quindi non sarà necessario riflettere anche su quelle dei reami inferiori. Ma ora dobbiamo rispondere alla domanda se sia o meno possibile mettere fine a tutto questo dolore.

Dal momento che la radice di ogni illusione è la nostra ignoranza riguardo all’autentica natura dei fenomeni, per prima cosa dobbiamo identificare questa mente confusa.

Dovremmo farlo analizzando come le cose ci appaiono e come esistono veramente. Se la conoscenza che abbiamo dei fenomeni è vera e si accorda con la loro realtà, una ricerca analitica dovrebbe portarci sempre più vicino al modo in cui appaiono. Ma le cose non stanno così. Quando analizziamo le cose, vediamo che c’è una differenza tra la percezione che abbiamo di esse e il modo in cui esse sono in realtà.

Una cosa buona ci sembra esserlo sempre al cento per cento così come una negativa lo è completamente. Ma si tratta di un’apparenza profondamente menzognera che ci impedisce di cogliere l’autentica natura delle cose. Nel momento in cui sperimentiamo una rabbia profonda verso qualcuno lo dobbiamo per forza vedere come un concentrato di tutti i peggiori difetti che ci fanno arrabbiare. Ma quando quella rabbia inizia a placarsi, quell’identico individuo ci sembra migliore. Lo stesso accade con il desiderio. Aryadeva, nel Chatushataka Shastra, afferma che quando un individuo si trova sotto l’influenza di forti emozioni negative è molto vicino alla follia. A nessuno piacerebbe impazzire, ma se conduciamo un’esistenza malsana ci accadrà certamente. Quando perdiamo il nostro equilibrio mentale a causa delle influenze negative, non siamo in grado di lavorare per il nostro benessere e tanto meno per quello degli altri.

Per quanto ci siamo reincarnati così tante volte fin da un tempo senza inizio, non abbiamo ancora raggiunto alcun risultato davvero positivo. E se continuiamo in questo modo non metteremo mai fine al ciclo delle esistenze in cui siamo sempre soli a sperimentare continuamente nascita, malattia, vecchiaia e morte.

Se esiste una possibilità di mettere fine a questo ciclo insensato, allora dovremmo cercare i mezzi per farlo. Innanzitutto dovremmo applicare appropriati rimedi per ridurre la forza delle illusioni e poi estirpare le loro radici. Come dico sempre, se riuscirò ad arrivare allo stato della cessazione potrò finalmente riposarmi. Una volta raggiunto quello stato potremmo riposare e prenderci una vera vacanza, nel senso letterale del termine. Ma fino a quando non lo avremo ottenuto, sarebbe folle non impegnarci seriamente per raggiungerlo. Solo quando avremo realizzato lo stato della cessazione saremo al sicuro.

Dovremmo pensare: Perché vago in questo ciclo di esistenze tormentato da ogni genere di sofferenze? Per colpa della mia incapacità di riconoscere le illusioni e di eliminarle. Ma quando potrò impegnarmi nella giusta pratica, grazie alla gentilezza del mio maestro spirituale, possa io generare all’interno della mia mente una genuina rinuncia e, inspirato da essa, essere in grado di impegnarmi nelle pratiche dei tre addestramenti e giungere quindi a ottenere la liberazione.