Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama al Kalachakra di Amravati 08.01.06

Sua Santità il Dalai Lama: “Finché si è tibetani e si mangia tzampa (il classico cibo tibetano fatto di farina d’orzo tostata) si ha la responsabilità di tener viva la questione tibetana. Levate pure in alto le bandiere del Tibet e mantenete alta la vostra dignità di tibetani, mantenendo così in alto la religione Buddhista”.

Sua Santità il Dalai Lama: “Finché si è tibetani e si mangia tzampa (il classico cibo tibetano fatto di farina d’orzo tostata) si ha la responsabilità di tener viva la questione tibetana. Levate pure in alto le bandiere del Tibet e mantenete alta la vostra dignità di tibetani, mantenendo così in alto la religione Buddhista”.

Sua Santità il Dalai Lama

Alcuni di voi sono venuti da lontano ed hanno sostenuto grandi difficoltà per giungere fin qui. Per molti di voi questa sarà la prima ed ultima volta che avranno la possibilità d’ascoltare dei miei insegnamenti di questo tipo. Mi riferisco, in particolare a coloro che vengono dal Tibet e dalle regioni Cinesi. So, infatti, che è molto difficile riuscire a superare i confini con la Cina. Alcuni sono nuovi agli insegnamenti di Dharma. A costoro dico: ascoltate! Questo consiglio non vale solo per chi è nuovo a queste cose! Tuttavia, chi li sa già può riposarsi, ma senza russare troppo forte!

Finché si è tibetani e si mangia tzampa (il classico cibo tibetano fatto di farina d’orzo tostata) si ha la responsabilità di mantenere alto l’obiettivo della questione tibetana. Levate pure in alto le bandiere del Tibet e mantenete alta la vostra dignità di tibetani, mantenendo così alta la religione Buddhista. Se avete del tempo libero vorrei cogliere l’opportunità di parlare specificatamente a questi nuovi tibetani.

Sua Santità il Dalai Lama

Durante questi insegnamenti preliminari, come pure durante l’iniziazione, visto che occupano solo una sessione al giorno, vi chiedo di non disperdervi nelle rimanenti ore della giornata. Non disperdete né le vostre energie, né tantomeno la vostra mente. Da parte mia ho già trascorso buona parte della mia vita come leader del popolo tibetano. Da anni il Governo Tibetano in esilio è impegnato a stabilire ed a gestire i campi profughi ed a fondare nuovi monasteri in India. Negli ultimi anni sono stati intensificati gli sforzi per insediare un effettivo governo democratico in esilio. Ritengo molto importante render noto, specialmente ai Tibetani provenienti dal Tibet, questa configurazione democratica del Parlamento e del Governo Tibetano e dell’intera Amministrazione Tibetana in esilio. Voi Tibetani che siete giunti fin qui, siete i rappresentanti del Tibet, ed in quanto tali avete il dovere di conoscere l’organizzazione del Governo Tibetano in esilio, caratterizzato da un’impostazione laica, espressione d’un sincretismo e d’unione ideale di tutte le fedi del mondo.

Sua Santità il Dalai Lama

Voglio dare il benvenuto a tutti, in particolare a chi, tibetano o cinese, non ha mai avuto l’opportunità di ricevere l’Iniziazione del Kalachakra. È importante comprendere il motivo e gli scopi per cui ci riuniamo qui, perché non è detto che tutti l’abbiano ben chiaro. Durante gli incontri passati con le autorità cinesi i temi non erano chiari per cui i colloqui si sono prestati ad equivochi e non si sono fatti progressi. Considerate che la mia posizione è di totale separazione dei poteri spirituali da quelli politici in capo al Dalai Lama.

Pensate che gli insegnamenti che state per ricevere sono stati trasmessi 2.000 anni fa dallo stesso Buddha Sakyamuni e con lo stesso impegno vengono conferiti ora. Nonostante

decine di migliaia di tibetani al Kalachakra di Amravati India 2006

decine di migliaia di tibetani al Kalachakra di Amravati India 2006

periodi oscuri, la dottrina del Dharma è riuscita a preservarsi fino ad ora.

Sua Santità il Dalai Lama

La dottrina del Buddha si fonda sulle Quattro Nobili Verità. La prima, dukka o sofferenza, parte dalla comprensione che tutti gli esseri senzienti sono accumunati nella cognizione del sé, e provano sensazioni piacevoli o spiacevoli da cui sviluppano le diverse reazioni mentali d’attaccamento o d’avversione. Perciò, ogni essere senziente, e non solo gli esseri umani (ma anche i topi e gli insetti) vive nel desiderio di sfuggire alla sofferenza e di raggiungere la felicità. Anche i topi nutrono spontaneamente il desiderio di rifuggire dal dolore. Fintantoché si prova sofferenza, si sperimenta l’attitudine a sfuggirne. Tutti gli esseri desiderano rifuggire dalla sofferenza, in quanto condizione non desiderata, e tendono ad emergere in uno stato di duratura beatitudine.

Nell’esposizione delle Quattro Nobili Verità, le prime due sono esposte in un rapporto di causa – effetto. La causa è l’origine della sofferenza mentre l’effetto ne è il risultato o lo stato di sofferenza stessa. Quando si comprendono le Quattro Nobili Verità come l’esposizione fondamentale del metodo che porta all’eliminazione della sofferenza, alla sua radice, allora sorge la vera devozione verso il suo autore: il Buddha. Se comprendiamo la correlazione di causa ed effetto tra la sofferenza e le sue cause, realizziamo l’essenza della sofferenza stessa.

Sua Santità il Dalai Lama

I Buddhisti non sono invitati a praticare la mera via della devozione al Buddha attraverso la preghiera, quanto a praticare un metodo che li faccia uscire dalla sofferenza, proprio perché la felicità non è priva di cause e, perché la si possa conseguire, occorre coltivarne le specifiche cause. Tutti quanti siamo soggetti al mutamento, di conseguenza proviamo sia sensazioni di felicità che di sofferenza, entrambe correlate alle loro specifiche cause. Non esiste un risultato che non sia correlato alle cause che l’ha prodotto. Quando analizziamo una qualsiasi esperienza di sofferenza, il che risulta particolarmente chiaro nella mente d’un meditatore, giungiamo a riconoscere che, solo rimuovendo le cause che l’hanno prodotta, potremo godere d’uno stato di benessere mentale ed in tal modo percorrere la strada verso la felicità.

Sua Santità il Dalai Lama

Molte tradizioni filosofiche del passato postulano l’esistenza d’un principio fondamentale alla base d’ogni fenomeno, il quale veniva identificato nella natura. Viceversa la scienza ora ci dice che qualsiasi evento psicofisico della persona dipende dalle sensazioni provate da quell’individuo, perché qualsiasi evento produce un effetto sull’organismo. Ciascuna parte del nostro corpo reagisce in modo specifico agli agenti aggressivi, cooperando in tal modo all’eliminazione della minaccia.

L’antica Scuola filosofica indiana Samkya riteneva all’origine del tutto un’entità caratterizzata dalla natura del sorgere e del cessare, un principio generale da cui scaturisce il sorgere dei fenomeni, da cui si ritiene che sia sorta d’idea di un dio od entità divina

Il gruppo del Centro Sangye impugna l'erba kusha al Kalachakra di Amravati

Il gruppo del Centro Sangye impugna l'erba kusha al Kalachakra di Amravati

Per la scienza, qualsiasi emozione è veicolata da trasmettitori neurochimici, quindi qualsiasi sentimento potrebbe essere ricondotto ad un certo mediatore chimico celebrale. Se si dovesse trovare il modo d’isolare gli elementi che producono gli stadi negativi della mente, allora non ci sarebbe bisogno della meditazione.

Le aree cerebrali sono tutte ampiamente interconnesse e tra loro mutuamente cooperanti. Le funzioni d’una porzione cerebrale compromessa possono essere vicariate da altre zone che cercano di sopperire a quella lacuna. Perciò le emozioni specifiche sembrano emergere dalla interconnessione tra varie zone e non da un punto specifico. Non esiste un punto del sistema nervoso centrale deputalo ad elaborare le emozioni negative, ma è l’insieme di più centri cerebrali a farlo.

Sua Santità il Dalai Lama

Certe correnti filosofiche considerano l’esistenza d’un sé in generale, permanente, assoluto, capace d’originare l’aspetto fondamentale di ciò che esiste.

Viceversa per il Buddhismo, la mancanza d’esistenza intrinseca, d’un sé indipendente, intrinsecamente esistente, è ciò che accomuna tutti gli esseri. Per il Buddhismo la persona è priva d’un sé indipendente, autosufficiente. Nelle scuole avanzate si parla appunto di mancanza d’esistenza intrinseca: la persona è priva d’un sé indipendente, autosufficiente, permanente. Viceversa è composta da parti.

Sua Santità il Dalai Lama

In queste scuole si parla infatti di sorgere dipendente: un processo d’interrelazione dipendente nell’affermarsi dei fenomeni che sorgono da cause. Perciò non sono e non possono essere indipendenti ed in quanto tali sono contraddistinti dalla natura della transitorietà. Chiaramente, nell’ambito d’una condotta etica, dobbiamo inserire la visione del sorgere dipendente nel contesto d’un comportamento non violento, nella consapevolezza che i fenomeni sono condizionati dal mutare delle loro condizioni. Se la dottrina del Buddha dipende dalla pratica, possiamo affermare che dipende essenzialmente dalla comprensione profonda della non violenza, la cui attuazione è realizzata dalla unione di compassione e saggezza. La compassione è il metodo che permette di intervenire affinché tutti gli esseri siano separati dal dolore e dalla sofferenza.

La comprensione del sorgere dipendente significa chiaramente sviluppare un’attitudine alla non violenza. Realizzare il sorgere dipendente equivale infatti a praticare la compassione. Nella visione del sorgere dipendente troviamo che quanto più danneggiamo gli altri, tanto più danneggiamo noi stessi. Ecco la spiegazione razionale per cui dobbiamo generare amore e compassione. Nel momento in cui, intenzionalmente o meno, siamo ostili verso gli altri, facciamo in modo di trasferire la nostra aggressività sugli altri, dal momento che chi recepisce la nostra ostilità non può che reagire negativamente.

Sua Santità il Dalai Lama

È molto importante, inoltre, porsi nel contesto sociale in cui si trova il nostro interlocutore, tentando di comprendere in base alla considerazione che vuole tutti gli esseri legati tra di loro in un rapporto d’interdipendenza. Quando, ad esempio, un individuo sfrutta gli altri grazie al suo potere sociale o politico, finché manterrà la propria posizione di privilegio potrà dirsi fortunato, ma quando la situazione inevitabilmente muterà, dovrà sperimentare il disagio e la sofferenza inferta agli altri.

Dobbiamo considerare ogni fenomeno, ogni essere, ogni persona, proprio in rapporto alla legge del sorgere dipendente, come in rapporto con gli altri, quindi connesso agli altri da un sottile legame che lo unisce. Quindi, tutti dipendono da tutti, in quanto ciascuno di noi dipende dagli altri, pure chi s’è ritirato in clausura, altrimenti non avrebbe di che mangiare! Anche lo sviluppo dell’amore e della compassione dipendono dagli altri. Perciò la nostra vita risulta strettamente correlata agli altri. Perciò generiamo un certo senso di rispetto, d’empatia per gli altri. Occorre conoscere le cause che producono il benessere o la felicità e viceversa quelli che producono la sofferenza.

La dottrina del Buddha fa comprendere la realtà ed è realistica, in quanto enuncia un comportamento fisico e verbale congruo rispetto alle cose: il comportamento più congegnale

decine di migliaia di monaci tibetani al Kalachakra di Amravati India 2006

decine di migliaia di monaci tibetani al Kalachakra di Amravati India 2006

d’adottarsi.

Sua Santità il Dalai Lama

Ora, che possiamo comprendere in modo più dettagliato la correlazione di causa – effetto, troviamo il realismo della veridicità e della pratica della dottrina del Buddha. Da questa introduzione dobbiamo uscire avendo ben chiaro che da ogni oggetto o meglio da ogni azione, ne scaturisce un effetto che influisce negativamente o positivamente su quella successiva. Perciò la motivazione del vostro ascolto dev’essere improntata alla massima obiettività e costruttività, in modo positivo, virtuoso e privo di qualsiasi vena d’arroganza. Mai per asserire, con una punta d’orgoglio, d’essere stati in un luogo importante come Amravati. La vostra motivazione dev’essere quella d’ascoltare gli insegnamenti per sradicare in voi le attitudini negative. Una volta annullati i difetti mentali, allora potrete dedicarvi ad ottenere l’onniscenza, per aiutare tutti gli esseri a conseguire quello stesso stato, maturando l’attitudine al corretto rifugio.

Sua Santità il Dalai Lama

Per  percorrere questa strada dobbiamo conoscere le qualità del Buddha, del Dharma e del Sangha. Il Buddha deve possedere delle qualità peculiari in quanto è scelto come oggetto del rifugio, in quanto detiene la caratteristica di uscire, evadere dall’esistenza ciclica ed è inoltre capace d’indicare la strada affinché gli esseri possano uscire dal samsara. Non basta: come il maestro deve detenere delle caratteristiche peculiari, anche gli allievi devono possedere delle peculiarità specifiche, tali da poter apprezzare gli aspetti del maestro tesi al nostro sviluppo interiore. E’ inoltre fondamentale non essere pervasi da un atteggiamento discriminatorio, che ci porta a sentirci assurdamente superiori. Chiediamoci e verifichiamo se il Buddha detiene veramente queste qualità a noi più congegnali. Più approfondiamo l’analisi e più aumenta la stima per le parole del Buddha, fino a provare un sentimento di vera e propria devozione.

Sua Santità il Dalai Lama

L’entità principale di rifugio è principalmente il Dharma, perché è attraverso la meditazione acquisita tramite l’applicazione sul Dharma che possiamo rimuovere la sofferenza e le sue cause. La comprensione del sorgere dipendente ci conduce a generare la presa di rifugio nei Tre Gioielli. La comprensione del sorgere dipendente porta a realizzare autenticamente i tre oggetti di Rifugio. Generiamo l’aspirazione d’ottenere la mente d’illuminazione per realizzare non il proprio relativo benessere, ma quello più vasto, più ampio, immenso, che abbraccia tutti gli esseri senzienti, indiscriminatamente, senza distinzione alcuna. Il che sortisce l’effetto d’elevarci ad una pratica superiore. Naturalmente l’attività che è finalizzata al nirvana personale è comunque corretta, tuttavia, ….

Appunti a cura di LucianoVilla, Graziella Romania ed Alessandro Tenzin Villa

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