Archive for the ‘Dalai Lama 3aspetti princ sentiero Losanna ’09 IT’ Category

Sua Santità il Dalai Lama a Losanna

L\'arrivo di Sua Santitàil Dalai Lama nell\'aula degli insegnamenti.

Sua Santità il Dalai Lama accolto festosamente a Losanna

Su invito di Namkha Rinpoche ed il suo centro buddhista, la Comunità internazionale Rigdzin, in un gremissimo auditorio che ha fatto il tutto esaurito con oltre 6.500 persone provenienti da tutto il mondo, il 4 agosto 2009 Sua Santità il Dalai Lama ha conferito a Losanna un giorno d’insegnamenti sul testo di Lama Tsongkhapa “I tre aspetti principi del sentiero”. Come è solito, già nelle premesse, Sua Santità il Dalai Lama ha esortato i presenti a mantenere le proprie convinzioni religiose ed ha ribadito che, per la conoscenza e l’acquisizione dei principi del Buddhismo, non è solo importante studiare e conoscere i testi ed i contenuti, ma è necessario vagliare, verificare e sperimentare personalmente ed accuratamente quanto appreso: solo allora si potrà pensare di poter abbracciare un’altra religione.
Più tardi, Sua Santità il Dalai Lama ha incontrato più di 4’000 tibetani, praticamente l’intera comunità tibetana in Svizzera e nel Liechtenstein. Sua Santità il Dalai Lama ha parlato dell’importanza di promuovere un’istruzione moderna ed i comportamenti etici, cui ha fatto seguito la locuzione del Kalon Tripa, Prof. Samdhong Rinpoche.

Nella gremita e vivace CONFERENZA STAMPA tenuta il giorno stesso a Losanna ed in quella del 6 agosto a Ginevra, Sua Santità il Dalai Lama ha spiegato i suoi due principali impegni della vita: la promozione dei valori umani e l’armonia tra le religioni, impegni che egli porterà avanti per tutta la vita.

Circa l’attuale situazione in Tibet, Sua Santità il Dalai Lama ha espresso speranza per quanto riguarda la soluzione della questione del Tibet. Sua Santità ha affermato che, da una prospettiva più ampia, è fiducioso grazie al crescente interesse da parte del popolo cinese sulla questione del Tibet ed alla conseguente solidarietà.

Sua Santità il Dalai Lama evidenzia il fallimento della politica cinese verso la minoranze, che ha portato solo incomprensioni e proteste di piazza.

Sua santità il Dalai lama e la bandiera tibetana

Sua santità il Dalai lama e la bandiera tibetana

Ripete che non basta lo sviluppo economico, ma occorre onestà e autorità morale. E lancia una nuova possibilità di dialogo.
La politica cinese degli ultimi 60 anni verso le minoranze etniche “non è riuscita a conquistare la loro fiducia” e deve essere cambiata. Sua Santità il Dalai Lama, leader spirituale in esilio dei buddisti tibetani, dice in conferenza stampa che Pechino deve affrontare i problemi del rapporto con le minoranze in modo realista e non soltanto ideologico.

Egli spiega che “il solo denaro non porterà una buona immagine della Cina, né fiducia. La fiducia è fondata sulla trasparenza e l’onestà”. Pechino è stata spesso accusata di praticare una politica repressiva verso le minoranze etniche del Paese (come i tibetani e gli uighuri), cercando di eliminarne persino le tradizioni e la lingua. Alle accuse la Cina ha sempre risposto di aver portato maggiori opportunità e un grande sviluppo economico in quelle regioni. Le etnie locali ribattono che lo sviluppo economico ha favorito soprattutto gli interessi dei milioni di etnici han immigrati in Tibet e Xinjiang, al punto da rendere gli autoctoni una minoranza nella loro terra.

Sua Santità il Dalai Lama ribadisce, invece, che “l’autorità morale è davvero essenziale”, anche se la Cina sta diventando una superpotenza economica mondiale. Il leader tibetano non cerca una facile condanna della repressione cinese, ma ripete che anche “l’armonia è davvero essenziale….

E’ nostra comune responsabilità trovare una soluzione [per convivere], senza separatismo”. Pechino accusa Sua Santità il Dalai Lama di essere un pericoloso terrorista che desidera la secessione del Tibet dalla Cina. Questi ha sempre risposto di volere solo una maggiore autonomia. In Tibet è in atto una sistematica repressione, dopo le proteste di piazza esplose nel marzo 2008. Nella primavera 2008, dopo che molti leader politici avevano minacciato di boicottare le Olimpiadi per protesta, Pechino ha accettato di riaprire un tavolo di trattative con rappresentanti di Sua Santità il Dalai Lama, che però si sono chiuse subito dopo i Giochi senza alcuna concessione.

Sua Santità il Dalai Lama ha spiegato che, poiché è difficile un colloquio con i leader, ora i tibetani “cercano di avere rapporti con gli intellettuali cinesi” e hanno avuto riscontri “molto positivi”.

“Qualcosa sta cambiando. Ho fiducia che gli intellettuali e la popolazione cinese vedano le questione in modo più realistico…. Sono molto ottimista”, ha concluso. , citando oltre 600 articoli ha detto sono stati pubblicati l’anno scorso dal popolo cinese a sostegno della causa tibetana.  … Continua »

 

Losanna 4-5 Agosto ’09 Insegnamenti di S. S. il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama: “E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio”.
Sua Santità il Dalai Lama: “E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio”.

Insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama a Losanna il 4-5 Agosto 2009 sul testo: “I tre aspetti principali del sentiero” di Lama Tzong Khapa

Appunti di Eleonora Capitani del Centro EWAM di Firenze

Vi invitiamo a leggere e meditare sul testo: “I tre aspetti principali del sentiero” di Lama Tzong Khapa disponibile a http://www.sangye.it/altro/?cat=10

Sua Santità il Dalai Lama

E’ importante frequentare persone di altre tradizioni religiose, per comprenderle meglio.

Per questo motivo può essere utile seguire questi insegnamenti anche da parte di persone non buddhiste.

Nei libri possono esserci degli errori e si può arrivare a concezioni sbagliate sul buddhismo.

Generalmente inizio gli insegnamenti con 3 domande:

  1. cos’è il sé?

  2. questo sé ha un inizio?

  3. questo sé ha una fine?

A queste tre domande le grandi religioni rispondono in modo differente, ci sono quindi concezioni e filosofie diverse che possiamo vedere.

Per quanto riguarda la prima domanda, secondo il buddhismo il sè esiste, ma non nel modo in cui appare alla nostra mente da tempo senza inizio. Il sé autosufficiente e sostanzialmente esistente a cui ci aggrappiamo non esiste. Ci aggrappiamo a ciò che ci appare. Se cerchiamo l’io nel corpo non troviamo l’io.

L’insieme degli aggregati forma l’io come il carro esiste sulla base di tutti gli elementi, ma se cerchiamo nei singoli elementi non lo troviamo, allo stesso modo il corpo non è l’io ma sulla base del corpo imputiamo l’io.

Non esiste un se padrone del corpo mente.

Altre religioni invece sostengono l’io come padrone che governa corpo mente.

Per la nostra percezione spontanea quando vediamo una persona anziana ci viene da pensare che sta attraversando un momento diverso della vita, vediamo cambiare il corpo ma non vediamo cambiare l’io, per questo abbiamo una percezione spontanea dell’io come qualcosa che esiste di per sè.

Molti non trovando l’io nel corpo pensano che sia nella mente.

Tremila anni fa venne introdotto il concetto di Atman.

Cristiani, Mussulmani ad esempio parlano di Atman (anima) come qualcosa di diverso dal corpo.

Queste sono religioni che considerano un io veramente esistente, poi invece ci sono religioni come il buddhismo che non considerano un io veramente esistente.

Un sé autonomo a cui ci aggrappiamo non esiste. Qual è il metodo per eliminare quasto aggrapparsi all’io? Nel buddhismo si parla dello sviluppare attraverso la meditazione la saggezza che realizza la mancanza del sé.

Per quanto riguarda la seconda domanda “esiste un inizio di questo sé?” per le religioni che credono in un creatore la risposta è “sì esiste” dicono che questa stessa vita è creata da Dio, è l’inizio della vita. Mentre per il buddhismo se analizziamo la continuità delle sostanze da cui origina il corpo vedremo che è difficile trovare l’inizio assoluto, perché risale indietro nel tempo, si va da genitori a genitori. Anche per quanto riguarda la mente si parla della continuità della mente, in cui ciascun istante di coscienza dipende dall’istante precedente, qualsiasi fenomeno prodotto dipende da cause e condizioni specifiche, questo introduce il concetto delle vite passate.

Sua Santità il Dalai Lama: “L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi. ”
Sua Santità il Dalai Lama: “L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi. ”

Per quanto riguarda la terza domanda “esiste una fine di questo sé?” coloro che credono in Dio pensano che l’anima andrà in paradiso o all’inferno e poi rimane là. Dal punto di vista del buddhismo la scuola Vaibashika parla di Nirvana senza rimanenza in cui cessa la continuità della mente. Per altre scuole filosofiche del buddhismo invece come non ha un inizio non ha una fine, ma tutte le concezioni errate che nascono sulla base della coscienza possono avere antidoti opponenti.

L’aggrapparsi all’io è una concezione errata, conoscere che l’io non esiste in modo autonomo è un antidoto a questo aggrapparsi.

Se conosciamo bene le nostre motivazioni egoistiche possiamo capire che non hanno una logica valida, possono essere eliminate con l’antidoto opponente, ad esempio luce e buio non possono stare insieme, lo stesso caldo e freddo, allo stesso modo se nella nostra mente aumenta l’altruismo si riduce l’egoismo, e se aumenta la saggezza che realizza la mancanza del sè, si riduce l’aggrapparsi al sè. Due cose contraddittorie non possono sorgere insieme.

Tutte le concezioni errate hanno un antidoto che ha un fondamento valido.

La natura della mente non è afflitta, possono sorgere afflizioni, ma non sono compenetrate nella natura della mente, se no non sarebbe possibile liberarcene mai e ad esempio rimarremmo sempre con l’odio.

Dal punto di vista della pratica tutte le religioni parlano di amore, compassione, pazienza, dal punto di vista del Creatore è come se fossimo tutti figli dello stesso padre, come è possibile essere prepotenti fra noi, ucciderci, è importante praticare la pazienza anche se non andiamo d’accordo

gioia, autodisciplina, tutte insegnano ugualmente, ciò che è differente è la filosofia, e la filosofia serve solo per rafforzare la pratica.

Anche Buddha ha dato insegnamenti diversi, noi possiamo rispettare tutte le religioni e avere fede nella nostra.

La tradizione Pali è il fondamento del buddhismo.

Dall’università del Nalanda ha iniziato a diffondersi l’insegnamento di Buddha Dharma in sanscrito,

poi si è diffuso in Cina e poi è arrivato in Tibet.

Un re invitò in Tibet un grande esperto dell’Università del Nalanda e Guru rinpoce ha preso l’impegno di eliminare le interferenze per la diffusione dell’insegnamento.

Successivamente molti pandit e yoghin dell’Università del Nalanda sono stati invitati in Tibet per la diffusione degli insegnamenti.

Sua Santità il Dalai Lama: “Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni. ”
Sua Santità il Dalai Lama: “Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni. ”

Atisha, dopo un periodo di degenerazione, ha iniziato una nuova diffusione, in quelle precedenti era molto diffusa la tradizione Nygma, dopo Kagyu poi con Lama Tzong Kapa è nata la tradizione Gelug. La radice di tutte le tradizioni tibetane è nell’Università del Nalanda.

La conservazione dell’insegnamento di Buddha avviene conservando le scritture ma anche praticando.

In India l’insegnamento viene dato in modo generale, mentre in Tibet l’insegnamento avviene in base alle necessità dei praticanti.

In tempi moderni è più indicato insegnare in generale.

In India e Tibet le prime scuole studiavano tutti gli insegnamenti di tutte le tradizioni, anche se poi ognuno faceva una sua pratica, esiste questa tradizione non settaria.

Molti Dalai Lama hanno ascoltato molti insegnamenti di diverse tradizioni.

Commentario al testo

La pratica dell’abbandono delle 10 azioni non virtuose è abbastanza comune nelle religioni. Praticare amore, compassione, buon cuore permette di avere una buona rinascita, tuttavia per uscire dall’esistenza ciclica (samsara) è necessario avere:

  1. rinuncia

  2. Bodhicitta, la motivazione altruistica di ottenere la liberazione per il bene degli altri

  3. corretta visione

Il primo verso del testo già indica tutti i tre principali aspetti del sentiero.

Nel terzo verso viene indicata la pratica della rinuncia, se continuiamo a vedere il piacere nel samsara non cercheremo mai una felicità superiore, non ci sarà il desiderio di liberarsi.

Bisogna appurare prima che è possibile davvero ottenere la liberazione.

Scoprendo le cause della sofferenza (karma e afflizioni) e che è possibile liberarsene ci possiamo impegnare nei veri sentieri e ottenere così la liberazione.

E’ possibile sviluppare una conoscenza corretta e quindi liberarsi dall’ignoranza. La mente per sua natura è chiara e luminosa e le impurità sono presenti solo provvisoriamente.

Nell’Abhisamayalamkara si dice che l’oggetto dell’ignoranza non è mai esistito, non si tratta di stabilire una nuova realtà ma solo di vedere le cose così come sono.

Non tutte le ignoranze sono sofferenza, ma l’ignoranza della verità ultima è la causa della sofferenza perchè a causa del non conoscere la realtà ultima sorge la sofferenza.

La mente ha una natura chiara e luminosa, le afflizioni sono eliminabili, per questo è possibile realizzare le vere cessazioni. Le afflizioni non sono compenetrate nella natura ultima della mente, la mente ha la capacità di comprendere fin dall’inizio.

Nel tantra di Guhyasamaja si parla sempre della mente chiara e luminosa da realizzare, la mente è chiara e luminosa per sua natura.

Negli insegnamenti Sakya la mente è la base di samsara e nirvana.

Quando si riesce a realizzare la mente estremamente sottile tutte le visioni dualistiche vengono superate.

Finché non ci si libera delle tre apparenze che si sperimentano durante il momento della morte non si può ottenere la liberazione. Bisogna realizzare la mente estremamente sottile che è pura per natura.

Bisogna prima vedere i difetti della sofferenza, poi nasce il desiderio di liberarsene dalla sofferenza onnipervasiva composta. Fintanto che non si desidera liberarsi da questa sofferenza non si riesce a realizzare rinuncia.

Esistono 3 sofferenze:

  1. sofferenza della sofferenza, la quale è compresa anche dagli animali.

  2. sofferenza del cambiamento, all’inizio sembra felicità ma poi porta sofferenza, tutta la felicità contaminata poi porta a sofferenza.

  3. Sua Santità il Dalai Lama con gli ex prigionieri politici tibetani Phuntsok Nydron e Takna Jigme Sangpo

    Sua Santità il Dalai Lama con gli ex prigionieri politici Phuntsok Nyidron e Takna Jigme Sangpo

    sofferenza onnipervasiva composta, fin dalla nascita sperimentiamo sofferenza dovuta a questo corpo contaminato, c’è la sofferenza della malattia, della vecchiaia della morta. Questo corpo è frutto dell’ignoranza, noi dovremmo motivarci ad eliminare questa ignoranza per ottenere la liberazione.

E’ importate avere la consapevolezza della nostra preziosa rinascita umana, ma allo stesso tempo dobbiamo anche essere consapevoli dell’impermanenza, del fatto che non durerà, quindi non possiamo rimanere attaccati ma dobbiamo fare qualcosa. Praticare il Dharma vuol dire concentrarsi sul realizzare una felicità duratura.

La nostra condizione presente la possiamo utilizzare per realizzare la rinuncia.

E’ molto difficile liberarsi dal karma, tutti creano karma per essere felici e non perché vogliono la sofferenza. A causa dell’ignoranza la felicità viene distrutta, come viene detto da Shantideva nel Bodhisattvacharyavatara.

Le cose che ci appaiono sembrano esistere dalla loro parte, ma questo non è vero.

Ci aggrappiamo alla vera esistenza dei fenomeni e dell’io (visione del transitorio), questo crea karma e continuiamo a sperimentare sofferenza nell’esistenza ciclica.

Fintanto che si rimane intrappolati dalla presa dell’ego si crea karma ed è difficile liberarsi, si continua a sperimentare le 3 sofferenze.

Secondo la scuola Sakyapa se non c’è la rinuncia alla vita attuale, alla vita futura, all’io, alla vera esistenza dell’io non c’è la vera rinuncia.

Prima di tutto è importante meditare sulla sofferenza, poi sulla causa che è l’ignoranza, poi arriviamo a supporre correttamente che è possibile ottenere la liberazione e poi continuando a meditare otteniamo la convinzione che è possibile davvero liberarsi e siamo disgustati dal samsara.

Quando siamo convinti, fiduciosi che l’ignoranza si può eliminare, matura la certezza di ottenere la liberazione.

Il nostro vero problema sono le nostre afflizioni mentali, dovremmo purificarci.

Quando desideriamo giorno e notte la liberazione a quel punto abbiamo la rinuncia.

Tutti gli esseri senzienti non vogliono soffrire, se pensiamo per la maggioranza otteniamo anche beneficio per noi. Creare sofferenza agli altri è il massimo danno che possiamo fare. Più noi aiutiamo gli altri più aiutiamo noi stessi. Tutta la felicità deriva dall’altruismo e tutta sofferenza deriva dall’egoismo come dice Shantideva nel Bodhisattvacharyavatara.

La meditazione sulla vacuità affinché sia utile deve avere una motivazione di bodhicitta.

Dovremmo sforzarci di sviluppare l’altruismo perchè questo è di beneficio anche per noi, finora noi abbiamo solo la preoccupazione egoistica e ci aggrappiamo alla vera esistenza dell’io. Tuttti i grandi maestri hanno praticato per sviluppare l’altruismo e poi sono stati felici. Per ottenere bodhicitta c’è il metodo delle 6 cause e un effetto e il metodo dello scambiare se stessi con gli altri.

Sua Santità il Dalai Lama riceve l\'offerta del Mandala da Namkha Rinpoche nel corso degli insegnamenti di Losanna
Sua Santità il Dalai Lama riceve l’offerta del Mandala da Namkha Rinpoche

Prima dobbiamo cercare di meditare le 3 sofferenze che noi sperimentiamo nella nostra vita e questo ci fa sviluppare rinuncia, poi quando meditiamo sulle 3 sofferenze degli altri sviluppiamo bodhicitta.

La realizzazione della rinuncia e di bodhicitta non sono sufficienti per ottenere la liberazione, è importante che ci sia anche la realizzazione della vacuità. Realizzare l’interdipendenza, come dice Nagarjuna, è il metodo supremo per realizzare la vacuità.

Ci sono i veli alla liberazione che si possono eliminare con la saggezza che realizza l’assenza dell’io, e i veli al conoscibile che si possono purificare con la saggezza della natura ultima del non sè di cui si parla nella Prajnaparamita.

Rimangono dei livelli sottili dell’afferrarsi al sè e si richiede la comprensione dell’interdipendenza unita alla vacuità.

Si distingue tra fenomeni contaminati e non, composti e non composti.

Samsara e nirvana si distinguono sulla base dell’avere o non avere la sofferenza e le afflizioni.

Il nirvana è la perfetta purificazione al di là della sofferenza.

Si trascende la sofferenza tramite il sentiero.

Ci sono diversi livelli di liberazione fino alla buddhità perciò bisogna comprendere l’assenza del sè.

I fenomeni hanno una natura che non è che nominale, una designazione concettuale sulla base di relazioni interdipendenti.

La vacuità e l’interdipendenza sono due modi di parlare della stessa cosa.

La Prajmaparamita si può interpretare secondo la vacuità di sè o di altro che si chiama Shentong.

Nel Guhyasamaja e nel Kalachacra si può trovare l’equivalente dello Shentong.

Nel “Tesoro delle qualità” si parla dei diversi modi di esporre le due verità anche nel tantra.

Nel Guhyagarbha tantra si parla della verità ultima della luminosità fondamentale.

In un sutra gli aggregati sono definiti come il supporto e il sè come il supportato, però ciò è di significato interpretabile e non definitivo.

Ciò che sembra nascere è privo di una vera essenza ed esistenza autonoma, ciò nasce solo per il gioco di causa ed effetto.

L’insegnamento del Buddha consiste nel fatto che più si comprende la vacuità più si comprende la legge di causa ed effetto.

Non bisogna dimenticare la vacuità quando si guardano i fenomeni e viceversa.

Losang Cioghien dice che ci vuole una comprensione perfetta della non esistenza dell’oggetto d’attaccamento, c’è un altro approccio che consiste nel prendere un oggetto particolare per scoprirne la vacuità.

Nello Dzogchen si dice che i fenomeni sono privi di radice o fondazione, similmente a quanto viene asserito dai Madhamyka.

Si parla anche nello Dzogchen di assenza di elaborazione concettuale.

Il punto essenziale della visione superiore (terzo aspetto principale del sentiero) è l’unione di apparenza e vacuità.

Il consiglio finale è di dedicarsi a studio riflessione e meditazione.

 

Sua Santità il Dalai Lama a Ginevra

Sua Santità il Dalai Lama alla Conferenza Cina - Tibet

Sua Santità il Dalai Lama alla Conferenza Cina - Tibet

Giovedì 6 agosto 2009, Sua Santità il Dalai Lama incontrando a Ginevra la Presidente del Parlamento Svizzero, Chiara Simoneschi-Cortesi, ha espresso le sue preoccupazioni per i cambiamenti climatici.
“Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica” questo è il senso del messaggio principale comunicato da Sua Santità il Dalai Lama al Presidente della Camera dei Rappresentanti, Chiara Simoneschi-Cortesi. Ed ha aggiunto: “Gli scienziati affermano che il rapido scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya potrebbe avere conseguenze disastrose per il Tibet, dove nascono molti dei più grandi fiumi dell’Asia.
“Il Dalai Lama mi ha chiesto di sollevare la questione con il Ministro degli esteri Micheline Calmy-Rey in modo da includerli nelle discussioni internazionali”, ha detto Simoneschi-Cortesi, che ha aggiunto d’essere rimasta “profondamente commossa” dal suo incontro con Sua Santità il Dalai Lama. I due hanno parlato delle loro culture e dei “valori condivisi, come l’amore, il rispetto, la tolleranza e la non-violenza”.
Il leader tibetano in esilio ha ringraziato la Svizzera e il governo per l’ospitalità, nonostante il fatto che nessuno dei ministri del paese lo abbia incontrato.
Ginevra, 6 agosto Relazione sulla conferenza: ‘Non aspettatevi miracoli, ma rafforziamo l’amicizia Cina-Tibet. Sua Santità il Dalai Lama invita studiosi tibetani e cinesi ad essere sempre determinati a trovare una soluzione equa.
“La questione del Tibet ha bisogno d’essere risolta. Come farlo è un qualcosa di cui abbiamo bisogno di discutere” così ha dichiarato Sua Santità il Dalai Lama durante un incontro con studiosi cinesi e tibetani e funzionari, nel corso di una conferenza organizzata congiuntamente dalla International Fellowship of Reconciliation e dalla Swiss-Tibetan Friendship.

Sua Santità il Dalai Lama: “Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica”

Sua Santità il Dalai Lama: “Per il Tibet il cambiamento climatico rappresenta una minaccia più grave dell’attuale situazione politica”

Sua Santità il Dalai Lama ha dichiarato di voler ascoltare nuove idee e suggerimenti da parte dei fratelli e sorelle cinesi su come si può giungere ad una soluzione della questione del Tibet sulla base dell’approccio della Via di Mezzo.

Sua Santità ha così esordito: “Lo scopo del nostro incontro, parte dal fatto che ovviamente, esiste un problema Tibet, dove c’è una crisi, dove vi sono state grandi manifestazioni, dove sono state imposte severe restrizioni. Queste manifestazioni sono cresciute in rimostranze attraverso le generazioni. La maggior parte delle persone che hanno partecipato alle manifestazioni sono giovani. V’è la necessità di una risposta realistica.
D’altro canto, ha detto Sua Santità, il nostro contatto con il governo cinese sta diventando difficile. Quindi stiamo raggiungendo i nostri fratelli e sorelle cinesi. V’è un crescente sostegno”. Sua Santità ha aggiunto: “Fino ad oggi sono stati scritti più di 600 articoli scritti in cinese, tutti positivi, sulla questione del Tibet. Così è la nostra responsabilità reciproca risolvere questo problema, senza separazioni”.
Sua Santità il Dalai Lama ha incalzato: “ È importante che gli studiosi cinesi che capiscono la questione del Tibet scrivano e facciano chiarezza. È importante che gli studiosi cinesi comprendano bene la questione tibetana, affinché lo comunichino al maggior numero possibile di cinesi. Da quest’incontro non mi aspetto miracoli. Questa è semplicemente un momento d’incontro per rafforzare l’amicizia tra cinesi e tibetani”.
Il discorso inaugurale di Sua Santità il Dalai Lama è stata seguita da un indirizzo di Yan Jiaqi, uno dei principali esperti di scienze sociali e consulente anziano di Zhao Ziyang, l’ex primo ministro cinese epurato e scomparso nel 2005.
Yan Jiaqi ha affermato: “Sua Santità il Dalai Lama rappresenta non solo i tibetani in esilio, ma i tibetani in Tibet”. Yan Jiaqi ha elencato tutte le qualità di Sua Santità il Dalai Lama, il suo disinteresse, il suo senso di compassione e la sua capacità di promuovere la non-violenza. Yan Jiaqi, nell’esprimere tutte queste qualità, ha aggiunto che queste hanno conferito una gran forza alle motivazioni del Tibet, aggiungendo: “In Cina non mi ero reso conto del potere della religione. Ora me ne rendo conto. Ed è il diritto di ogni tibetano tornare in Tibet”.
Dopo la sessione inaugurale, il Kalon Tripa professor Samdhong Rinpoche ha avviato un nutrito dibattito col pubblico cinese, il che si è rivelato molto utile per la comprensione della natura della questione tibetana. Alla conferenza partecipano oltre 100 studiosi sia tibetani che cinesi provenienti da più di 12 paesi del mondo.
Per ulteriori informazioni sulla conferenza e per leggere l’intervento completo in inglese di Sua Santità il Dalai Lama e del Kalon Tripa professor Samdhong Rinpoche, nonché altri interventi, si prega di visitare il sito ufficiale: http://www.tibet-china-conference.org.

DOCUMENTO FINALE DELLA CONFERENZA CINA-TIBET ‘TROVARE UN TERRENO COMUNE’ GINEVRA, CH 2009.

Sua Santità il Dalai Lama col Kalon Tripa Prof Samdhong Rinpoche

Sua Santità il Dalai Lama col Kalon Tripa Prof Samdhong Rinpoche

Dal 6 all’8 agosto 2009 si è tenuta a Ginevra la conferenza Cina-Tibet ‘Trovare un terreno comune’ con la partecipazione di studiosi cinesi e tibetani, educatori, scrittori e difensori dei diritti umani. Gli obiettivi della conferenza erano:

d’informare il popolo cinese e la comunità internazionale che la cultura tibetana ed il suo modo di vita sono gravemente minacciati di estinzione e

mettere al corrente il popolo cinese e la comunità internazionale che i diritti umani fondamentali del popolo tibetano sono gravemente violati dal regime cinese.

Inoltre, la conferenza mira a delineare misure efficaci per sostenere il popolo tibetano nella sua lotta per riguadagnare la libertà e per sostenere e promuovere la sua unica cultura.

Sulla base di questi obiettivi, la conferenza ha raggiunto le seguenti posizioni comuni:
I VALORI E PRINCIPI FONDAMENTALI
I valori universali, sanciti dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che comprendono la libertà, la democrazia, Stato di diritto, diritti umani, l’uguaglianza e la convivenza di molteplici culture, sono i principi fondamentali ed i valori spirituali seguiti dalla conferenza.II. L’ORIGINE E LA NATURA DELLA QUESTIONE TIBETANA
La causa principale della questione tibetana non è un conflitto tra il popolo cinese ed il popolo tibetano, ma il governo autocratico della Repubblica Popolare Cinese in Tibet ed il genocidio culturale in atto in Tibet.
La pretesa del governo di Pechino, secondo cui ‘il Tibet è sempre stata una parte della Cina’ è di fatto scorretta.
La cultura, religione, lingua e stile di vita tibetani sono minacciati d’estinzione.
Il popolo tibetano è stato privato dei suoi diritti umani fondamentali, compresi i diritti di autodeterminazione nazionale, la partecipazione politica e la fede religiosa.

Sua Santità il Dalai Lama in ascolto alla Conferenza Cina - Tibet

Sua Santità il Dalai Lama in ascolto alla Conferenza Cina - Tibet

I media ufficiali del governo cinese distorcono la natura della questione tibetana e incitano allo scontro tra i due popoli.III. COME RISOLVERE LA QUESTIONE TIBETANA
Rispettare i diritti umani fondamentali del popolo tibetano, compreso il diritto alla partecipazione politica ed il diritto di libertà religiosa e di credo.
La risoluzione della questione tibetana è strettamente legata alla democratizzazione della Cina.
Il popolo cinese deve impegnarsi in una riflessione critica sullo sciovinismo Han e rispettare pienamente la cultura tibetana e il suo stile di vita.
Il governo cinese deve rispettare il principio dello Stato di diritto.
Dev’essere rispettato l’innegabile diritto di Sua Santità il Dalai Lama di tornare nella sua patria.

IV. CONSIGLI PER IL GOVERNO TIBETANO IN ESILIO
Favorire la formazione d’associazioni per l’amicizia Cina-Tibet, forum Cina-Tibet ed organizzazioni finalizzate a promuovere scambi culturali e legami tra i due popoli.
Creare un istituto di ricerca per gli studiosi tibetani e cinesi per promuovere lo studio della storia e della cultura tibetana per il recupero degli eventi storici.
Adottare misure volte a contrastare il blocco d’informazioni su Sua Santità il Dalai Lama, spezzando il monopolio del regime cinese sulla questione tibetana, il che faciliterebbe l’accesso alle informazioni indipendenti per il popolo cinese e la comunità internazionale.
Creare condizioni favorevoli perché Sua Santità il Dalai Lama possa promuovere i suoi valori alla comunità cinese come un contributo al rinnovamento dei valori spirituali del popolo cinese.
La volontà comune di questa conferenza Cina-Tibet è di far riconquistare la libertà al popolo tibetano e d’impedire l’estinzione della cultura tibetana. Noi condividiamo una convinzione fondamentale: la libertà è il valore più alto. La cultura tibetana è un tesoro prezioso tra le varie culture dell’umanità. Senza la libertà per il Tibet, non ci sarà libertà per la Cina. L’estinzione della cultura tibetana non solo sarebbe una tragedia per il popolo tibetano, ma sarebbe una vergogna per il popolo cinese ed una perdita insostituibile per l’intera umanità.
8 agosto 2009. I partecipanti della Conferenza Cina-Tibet di Ginevra
Una documentazione completa della conferenza è disponibile al seguente indirizzo: www.tibet-cina-conference.org