Ognuno può diventare un Buddha

Dr. Alexander Berzin: Ognuno può diventare un Buddha

Tutti noi vogliamo raggiungere una felicità di lungo termine, quindi la cosa più significativa e logica da fare consiste nel lavorare in maniera realistica verso questo obiettivo. Sebbene gli oggetti materiali potrebbero darci una certa felicità, la vera fonte della felicità è la nostra mente. Quando tutte le nostre capacità sono pienamente sviluppate e tutti i nostri difetti vengono sconfitti, diventiamo un Buddha, una fonte di felicità non solo per noi stessi, ma per tutti gli altri. Ognuno di noi può diventare un Buddha, perché abbiamo al nostro interno tutti i fattori funzionanti che ci consentiranno di raggiungere questo obiettivo. Noi tutti abbiamo la natura di Buddha.

Il Buddha affermò energicamente che tutti noi possiamo diventare dei Buddha, ma cosa significa effettivamente?

Un Buddha è qualcuno che ha rimosso tutti i suoi difetti, ha corretto tutte le sue debolezze, e che ha realizzato tutti i suoi potenziali. Ogni Buddha ha cominciato proprio come noi, come esseri ordinari che sperimentano difficoltà ricorrenti nella vita a causa della confusione sulla realtà e proiezioni irrealistiche. I Buddha sono giunti alla realizzazione che le loro ostinate proiezioni non corrispondono effettivamente alla realtà, e mediante una forte determinazione ad essere liberi dalla loro sofferenza, infine smisero di credere automaticamente nelle fantasie proiettate dalle loro menti. Smisero di provare emozioni disturbanti e di agire in maniera compulsiva, liberandosi da tutta la sofferenza.

Durante tutto questo, lavorarono per rafforzare le loro emozioni positive come l’amore e la compassione, e aiutarono gli altri il più possibile. I Buddha svilupparono verso tutti quanti il tipo di amore che le madri hanno per il loro unico figlio. Alimentata da questo amore e compassione intense per tutti e da una determinazione eccezionale ad aiutare ciascuno, la loro comprensione della realtà divenne sempre più grande. Questa comprensione divenne così potente che infine le loro menti smisero anche di proiettare le apparenze ingannevoli che ogni cosa e tutti quanti esistano per conto proprio, disconnessi da ogni altra cosa. Senza nessun ostacolo, videro chiaramente l’interconnessione e l’interdipendenza di tutto ciò che esiste.

Con questa conquista, diventarono illuminati: essi diventarono dei Buddha. I loro corpi, le loro abilità di comunicare, e le loro menti diventarono libere da tutte le limitazioni. Conoscendo gli effetti su ogni persona di qualunque cosa gli avessero insegnato, sono ora in grado di aiutare tutti gli esseri il più realisticamente possibile. Ma neanche un Buddha è onnipotente. Un Buddha può esercitare un’influenza positiva soltanto su quelli che sono aperti e ricettivi ai loro consigli e che li seguono correttamente.

E il Buddha disse che tutti quanti possono ottenere ciò che ha fatto; tutti possono diventare un Buddha. Questo è perché tutti noi abbiamo la “natura di Buddha”, i materiali da lavoro fondamentali che permettono la buddhità.

La neuroscienza parla della neuro plasticità: la capacità del cervello di cambiare e sviluppare nuovi percorsi neurali durante la nostra vita. Per esempio, quando la parte del cervello che controlla la nostra mano destra diventa paralizzata, l’addestramento mediante la fisioterapia può far sì che il cervello sviluppi nuovi percorsi neurali che ci permettono di utilizzare la sinistra. Studi recenti hanno mostrato che la meditazione, ad esempio sulla compassione, possa creare anche nuovi percorsi neurali che portano ad una maggiore felicità e pace mentale. Quindi proprio come parliamo della neuro plasticità del cervello, possiamo analogamente parlare della plasticità della mente. Il fatto che le nostre menti, e pertanto i tratti della nostra personalità, non siano statiche e fisse, e possano essere stimolate a sviluppare nuovi percorsi positivi è il fattore più fondamentale che consente a noi tutti di diventare dei Buddha illuminati.

A livello fisiologico, quando facciamo, diciamo o pensiamo qualunque cosa di costruttivo, noi rafforziamo un percorso neurale positivo che rende più facile e più probabile il fatto che ripeteremo l’azione. Al livello mentale, il Buddhismo dice che questo faccia accumulare una forza e un potenziale positivo. Più rafforziamo una rete di questa forza positiva, specialmente quando aiutiamo gli altri, più potente essa diventa. La forza positiva, diretta all’abilità di aiutare tutti gli esseri in modo completo come un Buddha, è ciò che ci consente di raggiungere questo obiettivo di essere utili in maniera universale.

In maniera analoga, più ci concentriamo sull’assenza di qualcosa di reale che corrisponda alle nostre false proiezioni della realtà, più indeboliamo i percorsi neurali, prima di credere in questa assurdità mentale e poi di proiettarla del tutto. Infine, le nostre menti diventano libere da questi percorsi neurali e mentali illusori, e diventano anche libere dai percorsi delle emozioni disturbanti e degli schemi comportamentali impulsivi che dipendono da essi. Sviluppiamo invece forti percorsi di una profonda consapevolezza della realtà. Quando questi percorsi sono potenziati dalla forza di puntare alla mente onnisciente di un Buddha che sa come meglio aiutare ciascun essere limitato, questa rete di consapevolezza profonda ci consente di ottenere la mente di un Buddha.

Poiché noi tutti abbiamo un corpo, la struttura per comunicare con gli altri, la parola principalmente, e anche una mente, tutti noi abbiamo i materiali da lavoro per ottenere il corpo, la parola, e la mente di un Buddha. Questi tre sono similmente fattori della natura di Buddha. Tutti noi abbiamo un certo livello di buone qualità: i nostri istinti di sopravvivenza, di sopravvivenza della specie, i nostri istinti materni e paterni, e così via, nonché l’abilità di agire e influenzare gli altri. Anche questi sono fattori della natura di Buddha; sono i nostri materiali da lavoro per coltivare le buone qualità, come un amore e una cura illimitate, e le attività illuminanti di un Buddha.

Quando esaminiamo il modo in cui funziona la nostra mente, scopriamo ulteriori fattori della natura di Buddha. Noi tutti siamo in grado di assimilare informazioni, mettere insieme le cose che condividono una certa qualità, distinguere l’unicità delle cose, rispondere a ciò che percepiamo, e sapere come stanno le cose. Questi modi in cui la nostra attività mentale funziona sono al momento limitati, ma anch’essi sono i materiali da lavoro per ottenere la mente di un Buddha, quando funzioneranno al massimo del loro potenziale.
Riassunto

Siccome noi tutti abbiamo i materiali da lavoro per diventare un Buddha, è soltanto una questione di motivazione e di duro lavoro costante prima di diventare illuminati. Il progresso non è mai lineare: in alcuni giorni andrà meglio e in altri andrà peggio; la strada verso la buddhità è lunga e non è facile. Ma più ricordiamo a noi stessi i nostri fattori della natura di Buddha, più eviteremo di diventare scoraggiati. Abbiamo solo bisogno di tenere a mente che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato in noi. Possiamo superare tutti gli ostacoli con una buona motivazione sufficientemente forte e seguendo dei metodi realistici che uniscono abilmente la compassione e la saggezza.

Traduzione italiana a cura di Claudio Li Calzi https://studybuddhism.com/it/buddhismo-tibetano/sul-buddhismo/il-messaggio-basilare-del-buddha/ognuno-puo-diventare-un-buddhav

 

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