Karmapa: Il significato di ‘Prendere Rifugio’

17° Karmapa Ogyen Trinley Dorje: "Penso che per ricordare a noi stessi il fatto che il maestro abbia realmente la qualità di realizzazione e di libertà come quelle del Buddha, immaginiamo e pensiamo al maestro come il Buddha, come un modo per tornare dal regno della fantasia al regno della realtà"!.

17° Karmapa Ogyen Trinley Dorje: "Penso che per ricordare a noi stessi il fatto che il maestro abbia realmente la qualità di realizzazione e di libertà come quelle del Buddha, immaginiamo e pensiamo al maestro come il Buddha, come un modo per tornare dal regno della fantasia al regno della realtà"!.

Il significato di ‘Prendere Rifugio’ del 17° Karmapa Ogyen Trinley Dorje.
Il senso di diventare buddhista e un approccio realistico e responsabile alla pratica del buddhismo spiegati dal 17° Karmapa, guida della scuola Karma Kagyu del buddhismo tibetano
Credo che il modo migliore per introdurre l’idea di Prendere Rifugio sia iniziare con delle domande: da cosa cerchiamo Rifugio? Da cosa stiamo cercando Protezione? Cosa o chi può offrire questa Protezione o Rifugio?
Iniziando da chi ci protegge realmente, direi che la risposta comprende due aspetti:
– La fonte di protezione diretta
– Le fonti di protezione indiretta
Chi offre protezione diretta siamo noi stessi. Come viene detto negli insegnamenti, dovremmo diventare i protettori di noi stessi. Del resto chi altri può proteggerci? La ragione sta nel fatto che la responsabilità di proteggere noi stessi dalla sofferenza immediata e a lungo termine è solamente nostra.
Il Buddha ci protegge mostrandoci il Sentiero, Continue reading »

S.S. Karmapa: il rifugio.

XVII Karmapa: "Vi sono tre precetti relativi al Bodhicitta: astenersi dal commettere azioni negative, accumulare azioni positive e adoperarsi per il bene degli altri".

XVII Karmapa: "Vi sono tre precetti relativi al Bodhicitta: astenersi dal commettere azioni negative, accumulare azioni positive e adoperarsi per il bene degli altri".

Il primo insegnamento di Sua Santità il 17° Gyalwa Karmapa, Monastero di Tsurphu, Tibet, luglio 1998.

Oggi vorrei presentare un breve insegnamento sul RIFUGIO.

Non si è Buddhisti finché non si prende Rifugio. E’ la comprensione e l’osservazione degli impegni del Rifugio che definisce una persona come Buddhista. Continue reading »

Rifugio

Azioni per la pratica derivanti dal prendere una direzione sicura (Rifugio)

Estratto modificato in Marzo 2002 da: Berzin, Alexander: L’Iniziazione di Kalachakra. Roma: Ubaldini Editore, 2002. Traduzione in italiano a cura di Francesca Paoletti.

Introduzione

Prendere rifugio (skyabs-‘gro) significa imprimere alla nostra vita, in maniera formale, la direzione sicura e positiva indicata dal Triplice Gioiello – i Buddha, il Dharma e il Sangha – e promettere di mantenere risolutamente questa direzione stabile, finché non ci porti alla liberazione o all’illuminazione. Continue reading »

Il Rifugio: una direzione sicura e significativa nella vita

Il Rifugio: una direzione sicura e significativa nella vita

Dr. Alexander Berzin

Prendere rifugio è il fondamento di tutti gli insegnamenti e le pratiche buddhiste. È chiamato “la via d’accesso al sentiero buddhista”. Quando capiamo che prendere rifugio significa lavorare su noi stessi, allora è chiaro che si tratta di un processo in cui attivamente diamo una direzione sicura e significativa alla nostra vita. Lavoriamo su noi stessi mettendo in pratica i metodi che ci sono stati insegnati dal Buddha per liberarci dalla confusione, dalle emozioni disturbanti e dai comportamenti compulsivi nonché per sviluppare tutte le qualità positive. Questo è tutto ciò che i Buddha hanno fatto, ciò che maestri altamente realizzati stanno facendo e ciò che noi possiamo provare a fare seguendo le loro orme. Continue reading »

Ven. Ghesce Yesce Tobden: I tre oggetti del rifugio

Ven. Ghesce Yesce Tobden: La prima richiesta agli esseri illuminati dovrebbe partire da noi.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: La prima richiesta agli esseri illuminati dovrebbe partire da noi.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: I tre oggetti del rifugio

12. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze.

Dei tre oggetti del rifugio prima abbiamo Buddha che è l’essere illuminato che non ci protegge con la sua mano, con il suo potere; egli ci mostra come realizzare la protezione, come realizzare il rifugio. Quindi Buddha, il primo oggetto del rifugio, è colui che mostra il sentiero del rifugio, della protezione.

Il secondo oggetto del rifugio è il Dharma che sarebbe la pratica personale. La salvezza, cioè il vero rifugio, viene dalla pratica personale. Quindi il Dharma è la vera protezione, la sicurezza, che uno può avere.

Se uno pratica, cioè abbandona le azioni negative, distruttive, e quindi non accumula delle impronte negative, e invece si impegna sempre nelle azioni positive, lasciando un’impronta positiva, in questo modo evita di rinascere nelle esistenze inferiori e si salva dal rinascere nelle esistenze inferiori perché non ha accumulato impronte negative. La pratica personale, Dharma, è il passaporto, la garanzia, che uno può avere per non avere la sofferenza, per non rinascere nella esistenza di infelicità. Continue reading »

Le pratiche preliminari

Le pratiche preliminari tipiche del Vajrayana costituiscono i “preliminari straordinari” Thun-mon ma-yin-pa’i snon-‘gro bzi, che consistono in 100.000, o, meglio, 111.111:

prostrazioni e prese di Rifugio;
• recitazioni del mantra di Vajrasattva;

offerte del mandala;
• recitazioni del guru-yoga;

da compiersi ovviamente in successive sedute di meditazione.
Nell’Ordine Ghelupa a un praticante possono essere assegnati fino a 9 tipi di “preliminari straordinari”, ossia 9 serie di “centomila”: rifugio, prostrazioni davanti al simbolo dei Tre Gioielli (che costituiscono un ‘preliminare’ a sé stante), offerte d’acqua, offerte del mandala semplice, fabbricazione e offerte di tsa-tsa, mantra lungo di Vajrasattva, mantra dei voti di purificazione (mantra di Vajradakiniu e mantra di Samayavajra), offerta del fuoco, guru-yoga.
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I preliminari

Vajrasattva come Manifestazione di tutti gli esseri illuminati

Le pratiche preliminari tipiche del Vajrayana costituiscono i “preliminari straordinari” Thun-mon ma-yin-pa’i snon-‘gro bzi, che consistono in 100.000, o, meglio, 111.111:

prostrazioni e prese di Rifugio;
• recitazioni del mantra di Vajrasattva;

offerte del mandala;
• recitazioni del guru-yoga;

da compiersi ovviamente in successive sedute di meditazione.
Nell’Ordine Ghelupa a un praticante possono essere assegnati fino a 9 tipi di “preliminari straordinari”, ossia 9 serie di “centomila”: rifugio, prostrazioni davanti al simbolo dei Tre Gioielli (che costituiscono un ‘preliminare’ a sé stante), offerte d’acqua, offerte del mandala semplice, fabbricazione e offerte di tsa-tsa, mantra lungo di Vajrasattva, mantra dei voti di purificazione (mantra di Vajradakiniu e mantra di Samayavajra), offerta del fuoco, guru-yoga.

I “Preliminari ordinari” sono invece le “4 meditazioni che rivolgono la mente al Dharma”: il prezioso corpo umano, l’impermanenza, la legge del karma, la struttura sofferente del samsara. Continue reading »