Non mischiare ego e Dharma

Dobbiamo riaffermare la nostra preziosa vita umana e pensare alla morte e all’impermanenza.

Dobbiamo riaffermare la nostra preziosa vita umana e pensare alla morte e all’impermanenza.

Come evitare di mischiare l’ego con la pratica del Dharma

Alexander Berzin, Berlino, Germania, Ottobre 2004. Traduzione italiana a cura di Ida Buraczewska.

La differenza tra un ego sano e un ego insano

Il Buddismo parla della differenza tra l’ “io” convenzionale e il falso “io.” L’ “io” convenzionale è l’ “io” che è imputabile sul continuum dei momenti di esperienza in costante cambiamento di ogni individuo. Continue reading »

Lama Yesce: Ego, attaccamento, impermanenza

Lama Yesce: "La saggezza del Dharma, comprendendo la natura della mente, è la mia sola protezione".

Lama Yesce: "La saggezza del Dharma, comprendendo la natura della mente, è la mia sola protezione".

LAMA YESCE: Ego, attaccamento e impermanenza, rinuncia, superstizione.

I due settori dell’ego e dell’attaccamento lavorano insieme nella vostra mente e, fino a quando lo faranno, qualsiasi piacere sensoriale voi possiate sperimentare, ovunque voi possiate andare, per quanti amici possiate avere, niente di tutto ciò durerà. Il vostro ego crea una proiezione sbagliata su un oggetto e, senza esitazione, ad esso segue il vostro attaccamento che si afferra, si lega completamente a quell’oggetto. Ciò divide e agita seriamente la vostra mente. Continue reading »

Ghesce Ngawang Dhargyey: Canti di Milarepa sul non attaccamento

Milarepa

Milarepa

Canti di Milarepa sul non attaccamento a famiglia, amici e ricchezza

Ghesce Ngawang Dhargyey, scritto a partire da note prese da Alexander Berzin, edito da Pauline Yeats, giugno 2008, da una traduzione orale di Sharpa Rinpoche, Dharamsala, India, 1974. Traduzione in italiano a cura di Davide Curzio.

Ghesce Ngawang Dhargyey

Milarepa aveva una sorella che insisteva affinché lui trovasse moglie e avesse una casa e figli, ma invece Milarepa se ne andò di casa e incontrò il suo maestro, Marpa. Quando sua sorella venne a sapere che Marpa era sposato e che aveva casa e famiglia, cercò di fare pressioni su Milarepa. Continue reading »

Pema Chodron: L’ego

L'assenza di ego è uno stato d'animo che ha completa fiducia nella sacralità del mondo.

L'assenza di ego è uno stato d'animo che ha completa fiducia nella sacralità del mondo.

L’ego è come la tua dimora, una camera con vista, con la temperatura e gli odori e la musica che ti vuoi, tutto a modo tuo. Ti piacerebbe solo avere un po’ di pace, ti piacerebbe avere un po’ di felicità, si sa, datemi solo una pausa.
Ma, più si pensa in questo modo, più si tenta di ottenere che la vita riesca nel modo che ci si confà, e più la paura di altre persone e di ciò che è fuori della propria camera cresce. Piuttosto che diventare più rilassati, si inizia a tirar giù le tapparelle e a chiudere la porta.
Quando si va fuori, si trova l’esperienza più inquietante e sgradevole. Si diventa più paurosi, più irritabili che mai. Quanto più si cerca di fare le cose a modo proprio, meno ci si sente a casa.
L’ego potrebbe essere definito come ciò che copre la nostra bontà di base. Da un punto di vista esperienziale, l’ego che cosa copre? Continue reading »

Lama Yeshe: I due fattori dell’ego e dell’attaccamento

Lama Thupten Yesce 1982

Lama Tubten Yeshe (foto del 1982): “Siate naturali. Se amate vostro marito o vostra moglie, invece di afferrarvi e soffocare l’altro con l’attaccamento, cercate di capire meglio gli alti e i bassi della mente di entrambi e su quella base, aiutatevi e sostenetevi a vicenda. Ciò porterà un bel sentimento, pieno di calore, nella vostra relazione, la quale, a sua volta, durerà più a lungo”.

In un certo senso, voi siete intellettualmente molto forti. Questa è una cosa buona, perché anche il Buddhismo è molto forte. E’ come un coltello nel vostro ego: quando meditate, il vostro ego viene fuori. Quindi, molte persone credono che l’approccio alla mente proposta dal Lama non sia una cosa semplice. Sono d’accordo; può essere abbastanza difficile. Vi faccio lavorare duramente, vero? Ma quando lavorate, quando affrontate i vostri problemi e riconoscete il modo in cui agisce il vostro ego, ne vale veramente la pena.

Non devo necessariamente farlo in questo modo. Potrei facilmente presentarvi il Buddhismo in maniera molto diplomatica; potrei spiegarvelo con parole molto dolci. Potremmo gestire questo corso di cinque giorni come fossimo in un locale notturno, con molte parole carine, ballando e divertendoci. E’ possibile farlo, ma non è questo il punto. Siete venuti qui per la meditazione, non per uno spettacolo. In realtà, siete venuti qui proprio perché sapete già tutto quello che c’è da sapere sul tipo di divertimento che potete trovare in un locale notturno.

Inoltre non voglio scherzare con voi. Siamo tutti stanchi dei giochetti. Per un infinito numero di vite e dal momento in cui siete nati fino ad ora tutto quello che avete fatto è stato scherzare e giocherellare. Qual è il punto, dunque, del partecipare a questo ritiro e continuare a giocare ancora una volta, ma stavolta con il Lama? E’ una perdita di tempo, per voi e per me. Quindi, solo se lavorate seriamente, ne vale la pena. Questo è il vostro corso, non il mio. Se sentite veramente che: “Questo è il mio corso di meditazione, sto lavorando, sono ben sveglio, non sto dormendo”, allora ne vale veramente la pena.

Ciò che rende la vostra presenza qui altamente significativa è il fatto che, pur conoscendo la natura del nightclub esterno, che vi esaurisce, vi crea conflitto e vi agita, siete qui per cercare il vostro nightclub interiore di gioia eterna. Questa è la perfetta motivazione per venire a questo corso. Invece di ignorare quello che il vostro ego sta facendo alla vostra mente, siete qui per cercare di familiarizzarvi con il vostro atteggiamento mentale, con quello che succede nel vostro mondo interiore. Qui potete imparare ad esaminare la vostra attività psicologica. In altre parole, state studiando per diventare il vostro psicologo personale, il vostro Lama personale. Continue reading »

Ghesce Ciampa Ghiatso : l’attaccamento e la morte

il Ven. Lama Ghesce Ciampa Ghiatzo

il Ven. Lama Ghesce Ciampa Ghiatzo

VEN. LAMA GHESCE CIAMPA GHIATSO : SULL’ATTACCAMENTO

Definizione di attaccamento. Percepisce un fenomeno contaminato interno ed esterno come piacevole, in termini della sua propria entità e, a causa di ciò lo ricerca. Ha la funzione di generare sofferenza. L’attaccamento è entrare in affanno per un qualcosa: può essere paragonato alla macchia d’olio per la sua apparente indivisibilità. Allo stato attuale di esseri ordinari, le sensazioni di piacere fanno aumentare l’attaccamento.

L’attaccamento negli ultimi giorni: Continue reading »

Affrontare la gelosia

vairochana-sx-amitabha-dxAffrontare la gelosia

Alexander Berzin, Marzo 2004. Traduzione italiana a cura di Benedetta Lanza.

Emozioni disturbanti

Tutti noi sperimentiamo emozioni disturbanti (nyon-mongs, sct. klesha, emozioni afflittive): stati della mente che quando vengono generati causano la perdita della pace mentale e ci rendono inabili, tanto da perdere il controllo su noi stessi. Esempi comuni sono avidità, attaccamento, ostilità, rabbia e gelosia. Continue reading »

Pema Jigdrel: Il dogma del non sé

Il Buddha: “Questo non è mio, questo non sono io, questo non è il mio sé”.

Pema Jigdrel: Il dogma del non sé

La cultura buddhista è dominata da dogmi basati su fraintendimenti o interpretazioni errate. Uno di questi dogmi, forse il più rilevante, è quello del “non sé”: in pāli anattā, in sanscrito anātmā. (Entrambi i termini sono maschili e declinati al nominativo. Le forme non declinate sono anattan e anātman.)

Il dogma del “non sé” purtroppo deriva da un’interpretazione errata del termine originario così come è impiegato nei sutta, i discorsi in lingua pāli attribuiti al Buddha. La fonte più significativa è Il discorso sulla caratteristica del non sé (Anatta-lakkhaṇa-sutta), (Saṁyutta Nikāya 22.59. Vedi Piya Tan, SD 1.2. Testo pāli: suttacentral.net.) qui tradotto. Si ritiene che il Buddha abbia avuto tale dialogo con i primi cinque discepoli. In ogni caso, l’argomentazione centrale è la stessa di un dialogo posteriore (Saṁyutta Nikāya 22.88. Vedi Piya Tan, SD 42.8.) e il tema del “non sé” è trattato con espressioni simili anche in altri sutta (Cfr. Majjihima Nikāya 35 (Piya Tan, SD 26.5, pp. 70-74); Majjihima Nikāya 109 (Piya Tan, SD 17.11); Majjihima Nikāya 148 (Piya Tan, SD 26.6, pp. 85-92); Saṁyutta Nikāya 22.76; Piya Tan, SD 26.7).

La prima frase in cui compare anattā recita così: «La forma, o monaci, è non sé» Rūpaṁ bhikkave anattā. La “forma” (rūpa) è il primo dei cinque aggregati della propria esperienza psicofisica: il corpo con le facoltà sensoriali e i relativi oggetti percepiti. La medesima formula ricorre anche in riferimento agli altri aggregati. «La sensazione è non sé». «Il concetto è non sé». «Gli impulsi sono non sé». «La percezione è non sé».

La sensazione può essere piacevole, neutra o sgradevole. Il concetto è la nozione o idea dell’oggetto percepito. Gli impulsi sono le spinte interiori a compiere determinate azioni. La percezione è la ricezione cosciente dei dati sensoriali e mentali. Continue reading »

Rinuncia: la determinazione ad essere liberi

budh-paradRinuncia: la determinazione ad essere liberi

Alexander Berzin, Morelia, Messico, 10 Ottobre 2001. Traduzione in italiano a cura di Valentina Tamiazzo.

Definizione e implicazioni

La rinuncia (tib. nges-‘byung) è la determinazione ad essere liberi non soltanto da una qualche forma di sofferenza, ma anche dalle sue cause. Essa comporta la volontà di abbandonare quella sofferenza e le sue cause. Richiede quindi un grande coraggio. Continue reading »

Lama Yesce: Cos’è l’ego?

Lama Yesce: Il buddhismo si occupa precisamente di ciò che siete e di ciò che la vostra mente sta facendo nel 'qui e ora'. Ecco cosa lo rende così interessante.

Lama Yesce: Il buddhismo si occupa precisamente di ciò che siete e di ciò che la vostra mente sta facendo nel ‘qui e ora’. Ecco cosa lo rende così interessante.

Lama Yesce: Cos’è l’ego?

In occidente, le persone sembrano credere che se non si è una cosa sola con il proprio ego non è possibile vivere una vita, avere un lavoro né fare qualsiasi cosa. Questa è una illusione molto pericolosa – non potete separare l’ego dalla vostra mente, dalla vostra vita. Questo è il vostro grande problema. Voi pensate che se perdete il vostro ego perderete la vostra personalità, la vostra mente, la vostra natura umana. Tutto ciò è semplicemente falso; non dovreste preoccuparvene affatto. Se perdete il vostro ego sarete felici – dovreste essere felici. Ma naturalmente, questo solleva la questione, cos’è l’ego? In occidente, le persone sembrano avere così tanti termini per definirlo, ma sanno realmente cosa sia l’ego? In ogni caso, non importa quanto perfetto sia il vostro inglese o italiano, l’ego non è una parola, un termine; il termine è solo un simbolo. L’effettivo ego è dentro di voi: è la concezione errata che proietta il vostro sé come indipendente, permanente e intrinsecamente esistente. In realtà, ciò che voi credete sia l’io, non esiste per nulla. Se chiedessi qui a tutti i presenti di esaminare bene, al di là delle parole, ciò che ritengono sia l’ego, ogni persona avrebbe una idea differente. Non sto scherzando: questa è una esperienza che ho già fatto. Dovreste analizzare la vostra particolare idea al riguardo. Diciamo spesso, molto superficialmente, ‘Quello è il tuo ego’, ma non abbiamo alcuna idea di cosa l’ego sia realmente. A volte utilizziamo il termine in senso dispregiativo ‘Oh, non preoccuparti, questo è solo ‘il tuo ego’, Continue reading »

Lama Zopa: Rabbia e desiderio

Lama Zopa Rinpoche: Gli svantaggi della rabbia e dell'attaccamento.

Lama Zopa Rinpoche: Gli svantaggi della rabbia e dell'attaccamento.

Rabbia e desiderio non portano alcun beneficio; di Lama Zopa Rinpoche

Dalle esperienze della vostra vita quotidiana si può capire che non c’è pace mentale quando non controllare la vostra mente, invece scaturisce la rabbia. C’è pace, tuttavia, quando si applica nella nostra vita quotidiana la meditazione e gli insegnamenti del percorso per l’illuminazione e per controllare la mente con la pratica della pazienza, l’amorevole gentilezza e la compassione. Questo è particolarmente vero nelle circostanze pericolose che causano preoccupanti pensieri negativi.

Non appena la rabbia comincia a sorgere, la si dovrebbe subito riconoscere e ricordare i suoi difetti. La rabbia non porta il minimo beneficio o felicità ne’ a te ne’ agli altri. Porta solo danni, rendendo la mente infelice e sempre più viziosa. Inoltre, permettendoti di essere controllato dalla rabbia, essa lascia un’impronta sulla mente, in modo che la prossima volta che si incontrano condizioni simili, la rabbia nasce di nuovo. Se non si pratica il percorso graduale in queste circostanze pericolose, ogni volta che ti arrabbi, essa lascia impronte sul continuum mentale, che sono il presupposto perché la rabbia si presentai sempre più in futuro. Continue reading »

Le domande di Milinda

Nagasena: «Se questi venissero di fronte a te mentre stanno disputando, quale parte, gran re, sosterresti?».

Le domande di Milinda

Dal Milindapanna, le domande del re Milinda (Editore Ubaldini) pubblichiamo il brano dove il monaco buddhista, Nagasena dimostra al re indo-greco Menandro (in lingua pali, Milinda) il legame karmico tra lesistenza attuale e l’esistenza futura. Il vocabolo namarupa significa «nome e forma» e indica l’organismo psico-fisico.

Il re dice: «Chi rinasce, venerando Nagasena? ».

«Il namarupa rinasce, gran re».

«Che cos’è questo namarupa che rinasce?».

«Non è propriamente il namarupa che rinasce, gran re, ma, gran re, è a causa di questo namarupa che uno compie buone e cattive azioni e a causa di queste azioni un altro namarupa rinasce».

«Ma se, signore, questo namarupa non rinascesse, uno non sarebbe allora libero dai cattivi kamma?».

L’anziano dice: «Se non rinascesse, uno sarebbe libero dai cattivi kamma, ma, proprio perché rinasce, gran re, non è libero dai cattivi kamma».

«Fai un esempio».

«Gran re, se un uomo rubasse un mango di un altro ed il padrone del mango lo catturasse e lo portasse dal re e facesse vedere: “Signore, un mio mango è stato rubato da costui”; e così l’altro rispondesse: “Io non ho rubato i manghi di quest’uomo, una cosa erano i manghi che egli piantò e un’altra cosa sono i manghi che io ho rubato; io non merito una punizione”.

Gran re, non dovrebbe essere punito quest’uomo?».

«Certo, Signore, dovrebbe essere punito».

Per quale ragione?».

«Qualsiasi cosa possa dire, senza tener conto del primo (senza far riferimento al primo) quest’uomo sarà punito per il secondo (che però deriva dal primo)».

«Proprio così, gran re, se uno fa un buono o cattivo kamma a causa del namarupa, un altro namarupa rinasce a causa di questo kamma, così quello non è libero dai cattivi kamma».

«Fai un altro esempio». «Come gran re un uomo che, avendo acceso un fuoco d’inverno ed essendosi riscaldato, se ne andasse via senza spegnerlo, cosicché quel fuoco bruciasse il campo di un altro uomo ed il padrone del campo, condotto quel primo uomo dal re, facesse vedere:

Da questo uomo il mio campo è stato bruciato”, e quello replicasse:

Gran re, io non ho bruciato il suo campo, uno è il fuoco che io non ho spento, un altro il fuoco che ha danneggiato il suo campo, pertanto io non devo essere punito”.

«Non dovrebbe, gran re, essere punito quest’uomo?».

«Sì, signore, dovrebbe essere punito».

«Per quale ragione? ».

«Qualsiasi cosa dica, non tenendo conto del primo fuoco, quest’uomo deve essere punito per il secondo fuoco (che però deriva dal primo)».

«Proprio così, gran re, un kamma buono o cattivo compiuto da questo namarupa, a causa di tale kamma un altro namarupa nasce, perciò quello non è libero dal cattivo kamma».

«Fammi di nuovo un esempio».

«Come, gran re, un uomo che, prendendo una lampada e salendo nel sottotetto, la usasse e la lampada bruciando desse fuoco all’erba e l’erba bruciando desse fuoco alla casa e la casa bruciando desse fuoco al villaggio e che gli abitanti del villaggio, preso quest’uomo, facessero vedere: “Perché tu, o uomo, hai dato fuoco al villaggio?” E così costui rispondesse: “Io non ho dato fuoco al villaggio, il fuoco della lampada che io ho usato come lume è uno, il fuoco che ha bruciato il villaggio è un altro”.

«E se questi discutendo venissero alla tua presenza, quale parte, gran re, sosterresti? ».

«Quella degli abitanti, signore».

« Per quale ragione? ».

«Qualsiasi cosa costui dica, questo fuoco è stato prodotto da quello».

«Così, gran re, anche se un namarupa finisce con la morte, un altro namarupa è in atto di riprodursi e questo per di più è prodotto precisamente da quello, quell’uomo pertanto non è libero dai cattivi kamma».

«Fammi ancora un esempio».

«Come, gran re? Un uomo che, chiesta una bambina in matrimonio e, datone il prezzo, se ne andasse e lei dopo un certo tempo (attraverso una successiva condizione) raggiungesse l’età adulta e un altro uomo, avendone pagato il prezzo, la sposasse, il primo, ritornato, portrebbe parlare così:

Perché mai tu, pezzo di mascalzone, hai preso mia moglie?”

E quello potrebbe rispondere: “Io non ho preso tua moglie, una era la ragazza che hai chiesto in sposa, giovane e tenera e per cui hai pagato il prezzo, un’altra è la ragazza cresciuta ed in età adulta che io ho chiesto in sposa e per cui ho pagato il prezzo”.

Se costoro venissero alla tua presenza qual parte, gran re, sosterresti? ».

«Quella del primo uomo, signore».

«Per quale ragione? ».

«Qualsiasi cosa possa dire, è a causa di quella bambina di prima che (la ragazza) adulta esiste ».

«Proprio così, gran re, anche se un namarupa finisce con la morte… non è completamente libero dai cattivi kamma ».

«Fammi ancora un esempio».

«Come, gran re, un uomo che avendo comprato una tazza di latte dalla mano di un pastore e lasciatala nella mano di lui se ne andasse e pensasse: tornerò domani a prenderla. Ma se il giorno seguente (il latte) si fosse cambiato in caglio ed egli, tornato, così parlasse: “Dammi il barattolo di latte”. E, se (il pastore) gli mostrasse il caglio, potrebbe l’altro dire così: “Io non ho comperato latte cagliato da te, dammi il mio barattolo di latte” e potrebbe allora il pastore parlare così: “Senza che tu lo sapessi il latte è divenuto caglio”.

«Se questi venissero di fronte a te mentre stanno disputando, quale parte, gran re, sosterresti?».

«Quella del pastore, signore».

« Per quale motivo? ».

« Qualsiasi cosa possa dire, esso è prodotto precisamente da quello».

«Proprio così, gran re, anche se un namarupa finisce con la morte… non è completamente libero dai cattivi kamma ».

«Sei sagace, venerando Nagasena». https://maitreya.it/wp-content/uploads/2020/02/Paramita-23.pdf

Ven. Ghesce Thupten Dargye: La Mente Liberata

Ven. Geshe Thupten Dargye: Il glorioso maestro indiano Chandrakīrti spiegò che la moralità è la causa non comune e indispensabile di rinascita nei reami superiori di felicità, in forma umana o divina.

Ven. Ghesce Thupten Dargye: La Mente Liberata.

Dialoghi sulla pratica del Buddhismo nell’era della crisi e della globalizzazione. Intervista di Leonardo Libenzi al Ven. Ghesce Thupten Dargye.

Leonardo Libenzi: Com’è avvenuto il suo incontro con il Buddhismo?
Ven. Ghesce Thupten Dargye. Mio nonno era un monaco di origini tibetane. Anche mio padre era un praticante buddhista, e mi ha insegnato i fondamenti del Dharma e della lingua tibetana scritta e parlata. Date queste premesse, il mio incontro con il Buddhismo è stato spontaneo e naturale sin dal primo momento.
Successivamente ho iniziato a studiare e praticare sotto la guida di un monaco, che era stato a sua volta in Tibet. A seguito del suo trapasso, mi sono recato in India per prendere parte ai riti funebri che si sarebbero tenuti in un distretto al confine tra l’India e il Buthan: lì ho assistito a un grande raduno di monaci tibetani che si erano trasferiti in India insieme a Sua Santità il Dalai Lama a seguito del suo esilio del 1959. Vedendoli, ho subito provato il desiderio di prendere i voti e di unirmi a loro. Così mi sono trasferito nel sud dell’India, dove via via venivano ricostruiti nuovi monasteri, e dove ho studiato a lungo per ottenere il titolo di Ghesce.
C’è stato poi un successivo incontro, quello con l’Europa, e in particolare con l’Italia.
Nel 2005 sono stato incaricato di guidare un tour in Occidente dei monaci del mio monastero di Gaden Jangtse. In quell’occasione ho subito creato un legame con l’Istituto Samantabhadra di Roma, dove sono stato invitato tre anni più tardi per condurre un ciclo di insegnamenti, e dove infine mi sono trasferito stabilmente. Continue reading »

Come affrontare la collera

bh-copia-4Gestire le emozioni: come affrontare la collera

Alexander Berzin, Penang, Malesia, luglio 1987 parlando ad un pubblico cinese. Traduzione italiana a cura di Davide Curzio.

Problemi nella vita

Il tema che discuteremo questa sera è “gestire le emozioni: come affrontare la collera.” Suppongo che la ragione per la quale ci siamo trovati per discutere tale questione è che quasi tutti noi abbiamo problemi nella vita. Vogliamo essere felici. Non vogliamo avere alcun problema, ma dobbiamo continuamente affrontare molte difficoltà differenti. Qualche volta siamo depressi; incontriamo difficoltà e ci sentiamo frustrati nel nostro lavoro, Continue reading »

Ghesce Ngawang Dhargyey: Superare l’egoismo

Ghesce Ngawang Dhargyey

Ghesce Ngawang Dhargyey

Consiglio sul superamento dell’egoismo

Ghesce Ngawang Dhargyey, Dharamsala, India, 1973, tradotto dal tibetano in inglese da Sharpa Tulku, trascritto e lievemente edito da Alexander Berzin, copy editing di Annette Andrews, traduzione in italiano a cura di Davide Curzio.

Ghesce Ngawang Dhargyey

Tu detti le tue regole personali, leggi e costituzioni. Se altri infrangono le tue leggi, li prendi e li punisci. Ma se sei tu stesso a infrangerle, ti concedi di lasciar correre. Gheshe Sharmawa disse: “Finché non riconoscerai come nemici le tue debolezze personali e il tuo ego, non sarai ricettivo verso alcun aiuto.” Continue reading »