Giuseppe Baroetto Pema Jigdrel: Ati Rimè: Un tesoro di Insegnamenti Dzogchen.

Prof. Giuseppe Baroetto Pema Jigdrel: Per un attimo siete riusciti a lasciar andare?

Giuseppe Baroetto Pema Jigdrel: Ati Rimè: Un tesoro di Insegnamenti Dzogchen. 13/04/2024 Mandala Centro Studi Tibetani Milano

Innanzitutto chiediamoci il significato dei termini. Cosa significa la parola Dzocen? Dzocen è composto dal prefisso “dzo” e dal suffisso cen, che è l’abbrviativo di cenpo che significa “grande”.

Dzo è generalmente tradotto come “perfezione”. Ma non è così.

Dzo significa: compimento, conclusione, fine. Fine di che cosa? Fine del samsara.

C’è un qualcosa che non termina con la morte fisica.

Il buddha comprese che il ciclo di rinascite può cessare. È la grande intuizione del Buddha.

Esiste quindi la fine del samsara e la fine del nirvana.

Quindi, anche il nirvana non deve essere ricercato.

Quando la via del samsara cessa, è il conseguimento del nirvana.

Il samsara è già finito. Quindi, non c’è nessun nirvana da cercare.

Il samsara è un illusione e così lo è la ricerca del nirvana.

La coscienza che lascia il corpo sospinta dagli impulsi negativi o positivi, s’indirizza verso la rinascita. Continue reading »

Patrul Rinpoche: Meditazione dell’autoliberazione

Patrul Rinpoche: Dallo stato naturale della base della vostra mente (la visione),
appaiono i maṇḍala delle deità come incessante energia compassionevole (la meditazione) …

Patrul Rinpoche: Meditazione dell’autoliberazione [1]

Un metodo profondo per conseguire l’Illuminazione secondo la Grande perfezione assoluta.

Hai udito, hai udito
questo consiglio del cuore messo in versi da Abu il cencioso?

Emaho!
senza allontanarsi dallo stato del dharmakāya perfettamente puro,
recidi l’illusione alla radice e realizza esperienzialmente il risveglio primordiale:

Samantabhadra, ch’io possa velocemente ottenere la tua realizzazione,
nel tuo identico modo, senza errori.
Figli fortunati, se cercate di conseguire l’Illuminazione,
allora io, il vagabondo errante, Patrul il vecchio cane,
vi darò il mio infallibile consiglio del cuore spiegandolo in poche parole:
mettetelo in pratica, miei figli determinati, vi prego.

Ciò che chiamiamo “dharmakāya della vacuità” è la pratica del cuore di tutti i maestri e di tutti i siddha realizzati. È la mente di saggezza di tutti i buddha del passato, del presente e del futuro; la forza vitale di tutte le deità yidam, il sangue del cuore di tutte le ḍākinī, la dimora che accoglie tutti i protettori del dharma, l’essenza di tutti i sūtra e di tutti i tantra, e la più fine quintessenza di tutti i mantra segreti e dei mantra vidyā. È il Mahāmudrā, il Madhyamaka e lo Dzogchen combinati insieme in un unico insegnamento: mostrare l’indivisibilità del dharmakāya e della nostra mente. È conoscere quell’unica cosa che le libera tutte. È la soluzione sovrana, universale. È il Grande sigillo (Mahāmudrā) della realtà. Se realizzato al mattino, causa l’Illuminazione al mattino. Se realizzato la sera, causa l’Illuminazione la sera. Continue reading »

Chögyal Namkhai Norbu: Compassione, cultura e comprensione

Chögyal Namkhai Norbu: “La nostra condizione naturale é pura fin dall’inizio. Ciò che è necessario è che ci risvegliamo e rimaniamo nella nostra vera natura”.

Chögyal Namkhai Norbu: Compassione, cultura e comprensione

“Chi comincia a sviluppare un interesse per gli insegnamenti può tendere ad allontanarsi dalla realtà delle cose materiali, come se gli insegnamenti fossero un qualcosa di completamente estraneo alla vita quotidiana. Spesso, alla base di tutto questo, c’è un atteggiamento di rinuncia, di fuga dai propri problemi, con l’illusione di essere in grado di trovare qualcosa che ci aiuterà miracolosamente a trascendere tutto questo. Ma gli insegnamenti si basano sul principio della nostra attuale condizione umana. Abbiamo un corpo fisico con tutti i suoi vari limiti: ogni giorno dobbiamo mangiare, lavorare, riposare, ecc.. Questa è la nostra realtà, e non possiamo ignorarla.

Gli insegnamenti Dzogchen non sono né una filosofia, né una dottrina religiosa, né una tradizione culturale. Comprendere il messaggio degli insegnamenti significa scoprire la propria vera condizione, spogliata di tutti gli autoinganni e le falsificazioni che la mente crea. Il significato stesso del termine tibetano Dzogchen, Grande Perfezione, si riferisce al vero stato primordiale di ogni individuo e non ad alcuna realtà trascendente.

Molti percorsi spirituali hanno come base il principio della compassione, del beneficare gli altri. Nella tradizione buddista Mahayana, ad esempio, la compassione è uno dei punti fondamentali della pratica, insieme alla conoscenza della vera natura dei fenomeni, o vacuità. A volte, però, la compassione può diventare qualcosa di costruito e provvisorio, perché non ne comprendiamo il vero principio. Una compassione genuina, non artificiale, può sorgere solo dopo che abbiamo scoperto la nostra condizione. Osservando i nostri limiti, i nostri condizionamenti, i nostri conflitti e così via, possiamo diventare veramente consapevoli della sofferenza degli altri, e allora la nostra stessa esperienza diventa una base o un modello per poter meglio comprendere e aiutare coloro che ci circondano.

L’unica fonte di ogni tipo di beneficio per gli altri è la consapevolezza della propria condizione. Quando sappiamo come aiutare noi stessi e come lavorare con la nostra situazione, possiamo davvero beneficiare gli altri e il nostro sentimento di compassione sorgerà spontaneamente, senza la necessità per noi di attenerci alle regole di comportamento di una data dottrina religiosa. Continue reading »

Chögyal Namkhai Norbu: I Tre Principi dell’Insegnamento

Chögyal Namkhai Norbu: La maggior parte degli esseri senzienti ignora la propria vera natura.

Chögyal Namkhai Norbu: I Tre Principi dell’Insegnamento.

Quando seguiamo qualsiasi tipo di insegnamento dobbiamo comprendere che ci sono sempre tre principi, altrimenti non riusciremo a capire che tipo di insegnamento sia e che beneficio possiamo avere. Questo non per giudicare se un insegnamento è migliore di un altro, ma è molto importante perché, se stiamo seguendo un insegnamento, dobbiamo comprenderne le caratteristiche, che dipendono dalla situazione.

L’insegnamento va in accordo con le capacità di una persona, proprio come una medicina: per esempio, alcuni sono più interessati [all’insegnamento], altri hanno maggiori o minori capacità, altri ancora hanno una maggiore o minore conoscenza ecc… Quando siamo ammalati non possiamo prendere una medicina qualsiasi. Per sapere quale prendere dobbiamo andare da un dottore che ci visita e poi ci dà dei consigli. Questo significa che dipende dalla situazione e dalla condizione dell’individuo. La stessa cosa vale per l’Insegnamento.

Nell’Insegnamento ci sono tre principi che dobbiamo comprendere. In generale, nello Dzogchen chiamiamo questi tre principi la Base, la Via e il Frutto. Non sempre vengono usati questi stessi termini in tutte le tradizioni ma, anche se li chiamano in modo diverso, si tratta sempre degli stessi tre principi.

Vi farò l’esempio del Sutra. L’insegnamento Sutra è quello di Buddha a un livello più fisico. In questo insegnamento ci sono due veicoli, chiamati Hinayana e Mahayana. Hinayana significa ‘veicolo minore’, mentre Mahayana significa ‘veicolo maggiore’. Perché un veicolo è considerato ‘minore’ e un altro ‘maggiore’? Quando giudichiamo con la mente in maniera ordinaria, pensiamo subito che ‘minore’ sia meno importante e che ‘maggiore’ sia molto meglio. Il significato non è quello, ma si riferisce alle capacità dell’individuo. Molte persone non riescono ad aprirsi, lo possiamo capire se guardiamo alla vita di tutti i giorni. Molte persone rimangono sempre chiuse e non riescono nemmeno a comunicare con gli altri. Invece alcune sono sempre aperte, quindi possiamo capire che c’è una differenza. Continue reading »

Namkhai Norbu: La pratica nella vita quotidiana

Namkhai Norbu Rinpoche: Se riuscite a mantenere la presenza durante il giorno potete anche vedere tutto quello che succede come un sogno, ciò aiuta ad avere sogni lucidi la notte.

Namkhai Norbu Rinpoche: Se riuscite a mantenere la presenza durante il giorno potete anche vedere tutto quello che succede come un sogno, ciò aiuta ad avere sogni lucidi la notte.

Namkhai Norbu Rinpoche: La pratica nella vita quotidiana.

Lo Dzogchen è il nome utilizzato per  indicare la natura della mente, la nostra condizione fondamentale, primordiale, ovvero prima che esiste la confusione e con questo termine intendiamo sopratutto  il suo riconoscimento.  Per realizzare questa natura bisogna essenzialmente praticare due cose:  la non distrazione ed il rilassamento. Per non distrazione s’intende non “non – pensare”, ma s’intende non fissazione ai pensieri, quindi dovremmo utilizzare la nostra mente come uno specchio per guardare cosa fa mentre siamo seduti in meditazione, mentre scriviamo, mentre mangiamo ,camminiamo e lavoriamo ed ogni volta che ci fissiamo ad un pensiero dobbiamo riconoscerlo come  “movimento” o “pensiero” e lasciarlo andare, il tutto senza entrare nel giudizio. In questo modo possiamo vedere la gabbia in cui noi siamo racchiusi e praticare veramente la compassione e la comunicazione autentica, che altrimenti avviene all’interno di una dimensione fatta dalle nostra proiezioni ed impalcature. Lasciando andare il chiacchiericcio interiore , le proiezioni divengono sempre più trasparenti e possiamo veramente comunicare con la situazione .

Nel Buddhismo Mahayana, assume un aspetto importante la motivazione, ed il modo per praticare il Mahayana in modo efficace è osservare sempre la propria motivazione prima di agire.

L’altro aspetto è il rilassamento, siamo di solito tesi perché diamo molta concretezza alla realtà che sperimentiamo, quando in realtà è un esperienza di apparenza, uno dei metodi per favorire il rilassamento, se non è spontaneo, è vedere tutto come un sogno così come ci ha detto il Buddha. Continue reading »

Namkhai Norbu: Conoscere la nostra vera condizione

Chögyal Namkhai Norbu: Il principio dell’Insegnamento che Buddha ha dato è quello di causa ed effetto.

Chögyal Namkhai Norbu: Conoscere la nostra vera condizione.

Buongiorno a tutti dappertutto. Sono molto felice di essere qui a Pechino. Mi dispiace di non conoscere il cinese per poter spiegare. La maggior parte della vita l’ho passata in Occidente e per questo parlerò in inglese.
Voglio spiegare un po’ che cos’è l’Atiyoga perché vi ho dedicato me stesso. Il mio percorso spirituale, la mia vita, il mio modo di essere, sono integrati con il principio dell’Insegnamento dell’Atiyoga.
Sono fermamente convinto che sia molto utile e importante conoscere i principi dell’Insegnamento dell’Atiyoga non solo a chi si dedica alla pratica e segue un percorso spirituale ma anche a chiunque viva nella nostra condizione umana. Questo è il motivo per cui ho seguito questa conoscenza e insegnamento.
In Tibet originariamente esistevano quattro o cinque tradizioni buddiste e quella pre-buddhista Bon, tutte molto importanti. Si applicano e si presentano in modi diversi.

Questo dipende d alla condizione dell’individuo, come nella medicina. Quando abbiamo problemi con la salute andiamo da un medico esperto che ci dà consigli sul tipo di medicine e di terapia abbiamo bisogno. In modo simile abbiamo diverse tipi di tradizioni e di scuole.

Tuttavia in essenza non ci sono differenze fra tutti gli insegnamenti e le tradizioni. Se si segue un insegnamento, o qualcosa di simile, si vuole imparare qualcosa per avere un beneficio. Non ci si concentra sulla tradizione e su questo tipo di suddivisione. Il punto principale è avere un beneficio. Per questo, nella mia esperienza, ho trovato che l’Atiyoga è il più importante. Dal punto di vista tradizionale in Tibet io appartengo di base ai Sakyapa. L’Atiyoga non è il principio di questa tradizione ma quando ho imparato tutto della tradizione buddhista ho scoperto che l’Atiyoga è veramente l’essenza. Continue reading »

Autoliberazione in Dzogchen

Nello Dzogchen la compassione autentica è basata sulla consapevolezza inseparabile dalla presenza. Si dice che “è inutile fingere di essere tanto compassionevoli se non si prova realmente un sentimento di compassione verso gli altri. La compassione deve essere nata dentro di noi”

Autoliberazione in Dzogchen: Il Cammino Spirituale Verso la Pienezza della Conoscenza e Compassione.

Introduzione

Dzogchen è uno dei antichi insegnamenti diffusi in Tibet attraverso le due grandi tradizioni del Buddhismo e del Bön1. A partire dai anni sessanta del XX secolo, l’insegnamento viene introdotto nell’Occidente, diventando una opzione spirituale affascinante e attraente per tante persone. La parola ‘Dzogchen‘ o ‘Dzogpa chenpo‘ (t. rDzogs-chen, rDzogs-pa-chen-po, s. Mahāsandhi) significa ‘la grande perfezione’, ‘la grande completezza’, e si riferisce allo stato primordiale di tutte le cose2. Bede Griffiths descrive la tradizione Dzogchen come “una via della realizzazione, la via di sperimentare la pienezza della conoscenza e compassione”3. Continue reading »

Chogyal Namkhai Norbu: Consigli per stabilire la presenza e la consapevolezza – Dzogchen.

Chogyal Namkhai Norbu: La saggezza dell’illuminazione si manifesta spontaneamente, senza limiti.

Chogyal Namkhai Norbu: Consigli per stabilire la presenza e la consapevolezza – Dzogchen.

“Chi comincia a sviluppare interesse per gli insegnamenti, può tendere a prendere le distanze dalla realtà delle cose materiali, come se gli insegnamenti fossero qualcosa di completamente diverso dalla vita quotidiana. Spesso alla base di tutto questo, c’è un atteggiamento di arrendersi e fuggire dai propri problemi, con l’illusione.

Saluti al Guru: Come un’ape che raccoglie nettare da ogni tipo di fiori, cerca insegnamenti ovunque. Come un cervo che trova un posto tranquillo per graziare, cerca isolamento per digerire tutto quello che hai raccolto.

Tutti i vari tipi di insegnamenti e percorsi spirituali, sono correlati alle diverse capacità di comprensione che i diversi individui hanno. Non esiste, da un punto di vista assoluto, alcun insegnamento più perfetto o affettivo di un altro. Un valore di insegnamento risiede unicamente nel risveglio interiore, a cui un individuo può arrivare, attraverso di esso. Se una persona beneficia di un dato insegnamento, per quella persona, quell’insegnamento è la via suprema, perché è adatto alla sua natura e capacità. Non ha senso cercare di giudicarlo più o meno elevato, rispetto ad altri percorsi di realizzazione. Continue reading »

Namkhai Norbu: Lo Dzogchen nella vita quotidiana.

 

Namkhai Norbu Rinpoche: Per comprendere come si possa integrare la consapevolezza presente con tutte le attività della propria vita quotidiana, prendiamo l’esempio del camminare.

Namkhai Norbu Rinpoche: Lo Dzogchen nella vita quotidiana.
Alcune persone sono disturbate quando sentono dei rumori provocati da altre persone che camminano, parlano e così via, e diventano irritati da questo, oppure diventano distratti da cose esterne a se stessi, danno vita a molte illusioni. Questo è il percorso errato noto come “il pericoloso passaggio in cui la visione esterna appare come un nemico”. Ciò significa che, anche se si sa come continuare nella conoscenza della condizione sia dello stato di calma che dell’onda del pensiero, non si è ancora riusciti a integrare questo stato con la propria visione esterna. Se questo dovesse essere il caso, pur mantenendo sempre la consapevolezza presente, se si vede qualcosa, non si dovrebbe essere distratti, ma, senza giudicare ciò che si vede come piacevole, si dovrebbe rilassarsi e continuare nella presenza. Se un pensiero sorge giudicando l’esperienza come piacevole e spiacevole, basta riconoscerla con la nuda attenzione e continuare nella consapevolezza presente senza dimenticarla.

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Adeu Rinpoche: Dzogchen and Mahamudra, Two Great Paths

Trulshik Adeu Rinpoche

Adeu Rinpoche: Dzogchen and Mahamudra, Two Great Paths

Dzogchen and Mahamudra, the Great Perfection and the Great Seal, are powerful meditative systems for revealing the nature of mind, explains Adeu Rinpoche. While their methods may differ, their essence is the same.

The meditation approach of Mahamudra as found in the Tibetan Kagyu tradition and the Dzogchen approach from the Nyingma tradition are identical in essence, you may follow one or the other, however, each has its own unique instructions. In each system, Mahamudra and Dzogchen, various methods are used to reveal the nature of bare awareness itself. Continue reading »

Chögyal Namkhai Norbu: Introduzione all’Ati Guru Yoga

Chögyal Namkhai Norbu: Come si manifestano queste infinite potenzialità e quali sono le loro qualità?

Chögyal Namkhai Norbu: Introduzione al ritiro di insegnamenti dell’Ati Guru Yoga

Benvenuti a tutti. Questo ritiro non è molto utile per i praticanti più anziani i quali conoscono più o meno molte cose, per cui sarebbe più utile che facciano la pratica. Non potete ottenere la realizzazione solo ascoltando gli insegnamenti. Per prima cosa dovete capire il significato e il senso dell’insegnamento, poi applicarlo e integrarlo. È il motivo per cui ripeto più volte gli stessi ritiri. Lo faccio perché ci sono persone nuove che non hanno la trasmissione e non sanno cosa devono fare.

Per questo motivo ho spiegato cosa faccio nel programma di questi pochi giorni. È molto importante che cercate di capire cosa andremo a fare. Così se ascoltate bene potrete capire. Ok, molte grazie e do il benvenuto a tutti.
Buon giorno a tutti dappertutto. Siamo a Dzamling Gar e cominciamo il nostro ritiro il cui titolo è ‘Insegnamento Ati Yoga’. Questo è qualcosa di importante che dovete capire. Le persone sono sempre concentrate sui titoli dei libri o degli insegnamenti, ma è più importante comprendere il senso dell’insegnamento altrimenti non funziona.
In generale insegno Ati Yoga. Innanzitutto, cercate di capire cosa significa Ati. La parola Ati è nella lingua di Oddiyana. In sanscrito si dice “Adi”. Ati significa lo stato primordiale. Tutti hanno questo stato ed è quello che dobbiamo scoprire per poi cercare di rimanere in questo stato. Quando diciamo ‘yoga’, lo conoscete bene, lo yoga oggi è molto diffuso ovunque.
L’origine della parola ‘yoga’ è sanscrita.
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Penor Rinpoche: Visione, compassione, meditazione e Dzogchen.

Sua Santità Penor Rinpoche: Benché sia di fondamentale importanza perseguire il proprio beneficio spirituale e la propria illuminazione, bisogna capire che questo stato risvegliato lo si può ottenere soltanto avendo a cuore la felicità di tutti gli altri esseri senzienti.

Penor Rinpoche: Visione, compassione, meditazione e Dzogchen.

La mente è un “qualcosa” che possiamo vedere, individuare in quanto tale? Se pensiamo che ciò che è chiamato mente sia un “qualcosa” che ha la sofferenza, il dolore, i problemi e così via, allora finiremo per percepire la mente come un oggetto esistente in sé, come ad esempio una sostanza sferica o qualcosa del genere. Quando invece indaghiamo sulla mente in quanto tale, ci rendiamo conto che è impossibile percepire “una mente”. Però, allo stesso tempo, la mente non muore – non ha una fine. Da un numero di vite senza inizio fino ad oggi, la mente del samsara non ha fatto altro che prendere rinascita senza interruzioni. La mente che si esprime attraverso i concetti di un soggetto (interno) e di un oggetto (esterno) è ciò che incatena gli esseri all’esistenza condizionata. È ciò che proietta il “mondo esterno”, il proprio corpo e così via. Ma per quanto si possa indagare a fondo, non si riuscirà mai a trovare/identificare “una mente”. Tutti gli esseri illuminati del passato hanno spiegato che la mente non può essere trovata cercando nel passato, nel presente o nel futuro. Se fosse esistente in sé e per sé allora potremmo percepirla, come si può percepire un oggetto qualsiasi! Allora perché crediamo che sia possibile percepirla come un oggetto? Tutti i cosiddetti “oggetti” sono in realtà creati dalla mente: tutte le esperienza di felicità e sofferenza del samsara e del nirvana sono puramente e semplicemente create dalla mente. Dunque se riflettiamo sulla natura ultima della mente, scopriremo senza alcun dubbio che questa è vacuità. Qualcuno potrebbe pensare: “La mia mente è molto dinamica e multicolore; forse è questa la sua vera natura!”. O qualcun altro potrebbe dire: “La mia mente ha la natura di una luce chiara!”. Ma non sono questi i modi in cui la mente esiste. Se non acquistiamo una padronanza sulla mente e la lasciamo semplicemente in balia di se stessa, questa inizia a creare ogni sorta di pensieri e attività maldestri e controproducenti. Continue reading »

Namkhai Norbu Rinpoche: Il senso di colpa

Chögyal Namkhai Norbu: Se rimani in questa conoscenza, nel modo in cui ti manifesti anche quando parli con altre persone, la tua visione e la tua situazione cambia.

Namkhai Norbu Rinpoche: Il senso di colpa.

Le persone che vivono in Occidente hanno l’abitudine di vivere nel passato e hanno la tendenza a pensare tipo: “Molti anni fa, ho sbagliato e mi sento in colpa. “Pensaci prima di andare a letto invece di dormire serenamente e fare sogni interessanti. State pensando “mi ricordo tutto il male che ho fatto” ecc. Il giorno dopo ti svegli incazzato. Questo non va bene. È inutile. Il passato è passato. Dimenticatelo! Se vuoi scrivere un libro su quello che hai fatto due anni fa, allora prova a ricordarlo e scrivilo. Ma se hai fatto qualcosa di sbagliato, è passato.. Se pensi di aver fatto qualcosa di male in passato e fai pratica per pulirlo – ottimo, la pratica è buona comunque per pulire. Puoi dedicarlo al passato, al futuro e a tutto in generale. Ma poi non pensare troppo al passato. Sii nel momento presente!

Essere presenti nel presente ti permette di ricevere gioia nella tua vita. La vita non è poi così male finché sei vivo. Poi un giorno sparisci. Fino ad allora, ci stiamo godendo, facendo del nostro meglio, rilassati. Questo è il primo. Perché non possiamo rilassarci? Perché pensiamo sempre: “Ecco, basta così. ” Ieri qualcuno ha detto… “? Continuiamo a pensarci ancora e ancora, arrabbiandoci e arrabbiati. Lascia perdere e goditelo!

Se non riesci a divertirti, vieni a cantare e ballare con me. Questo ti aiuterà a non pensare a nessuna sciocchezza. Continue reading »

Namkhai Norbu: agire e vivere nelle circostanze

Namkhai Norbu Rinpoche: Quello che io insegno è che una delle cose più importanti nella vita di qualsiasi persona è essere presenti, non distratti.

Namkhai Norbu Rinpoche: Quello che io insegno è che una delle cose più importanti nella vita di qualsiasi persona: è essere presenti, non distratti.

Namkhai Norbu Rinpoche: Agire e vivere nelle circostanze.

D. Lei è arrivato in Italia negli anni ’60, insegnando subito scrittura e letteratura tibetana. Come è cambiato l’interesse per la cultura tibetana in Italia?
R. A me sembra molto cambiato. Io sono un tibetano e mi sono sempre interessato e occupato con tutta la mia energia per proteggere la cultura tibetana. Ma nei miei primi anni all’Università, tutte le cose più ufficiali sulla cultura tibetana, storia del Tibet ecc, tutti seguivano principalmente i primi professori occidentali che avevano avuto il contatto con il Tibet, ma loro non avevano fatto ricerche profonde sulla nascita e le fonti della cultura tibetana.
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Chögyal Namkhai Norbu: I tre principi sacri

Chögyal Namkhai Norbu: è molto importante coordinare e rafforzare l’energia nella nostra condizione.

Chögyal Namkhai Norbu: I tre principi sacri

Buongiorno a tutti dappertutto. Oggi prima di cominciare la pratica vorrei spiegare un po’. Quando facciamo la pratica di Mandarava, iniziamo con le nove respirazioni e anche le visualizzazioni, non solo con le respirazioni. Quando espiriamo immaginiamo che tutte le negatività, gli ostacoli, il karma negativo e tutto questo viene espulso. Così quanto espiriamo integriamo nella vera natura degli elementi. Quando inspiriamo immaginiamo che tutte le sostanze e l’essenza degli elementi sono abbinate alla respirazione, ovvero è ciò che inspiriamo. Quando finiamo l’inspirazione tutto è integrato nella nostra dimensione. Con le nove respirazioni dovremmo fare questo. Poi facciamo l’Ati Guruyoga – ieri ho spiegato come farlo – e quando siamo nello stato dell’Ati Guruyoga siamo rilassati. Ma quando facciamo le pratiche dobbiamo pensare e fare le visualizzazioni. Così, dopo essere stati nello stato della contemplazione, di nuovo entriamo nei pensieri. Dopo facciamo il mantra di purificazione. Continue reading »

Namkhai Norbu: Rifugio, Bodhicitta e consapevolezza

Sua Santità il Dalai Lama con Namkhai Norbu: Consapevolezza vuol dire comprendere la realtà per quello che essa è, senza modificarla e falsificarla.

Namkhai Norbu: Rifugio, Bodhicitta e consapevolezza

È questo il primo degli insegnamenti presentati durante il ritiro Dzog-chen di Merigar (Arcidosso) nell’aprile 1987.

Che cosa è l’insegnamento Dzog-chen?

Non è solo un sistema di pratiche di visualizzazione; lo scopo fondamentale che ci si propone è l’integrazione dello stato dell’individuo con la pratica continua della contemplazione. Non è una cosa facile, ci vuole molto allenamento prima di raggiungere l’integrazione della contemplazione con la nostra vita. Questo è il motivo per cui ci siamo riuniti qui in ritiro. È molto importante cercare di essere presenti e consapevoli nella nostra vita di ogni giorno, in questo modo si può trovare il vero stato della contemplazione. La contemplazione deve essere parte integrante della vita, non, una pratica da attuare in un tempio, per un periodo limitato.

Uno dei concetti più importanti nell’insegnamento buddhista è quello di Bodhicitta. È qualcosa di cui si parola con molto entusiasmo: il beneficio di tutti gli esseri senzienti. In realtà attuare ciò nella propria vita è veramente qualcosa di straordinario, ma questo non può accadere se semplicemente vengono recitati dei versi o se si allena la mente con questo pensiero. Bodhicitta non è una parola, non è un concetto o qualcosa che si pretende di avere. Bodhicitta vuol dire comprendere in profondità la propria condizione ed attraverso essa comprendere quella di tutti gli esseri. Per questo, qualsiasi pratica si :faccia, comunque, si viene a parlare di Bodhicitta.

In questo caso Bodhicitta vuol dire prima di tutto esaminare quale è la propria intenzione: se la propria intenzione non è corretta, bisogna correggerla. Ad esempio: già partecipare ad un ritiro presuppone un’intenzione precisa. Avere chiaro questo è centinaia, migliaia di volte meglio che recitare qualche verso di Bodhicitta. Quindi prima di iniziare questo ritiro dobbiamo focalizzare bene, le nostre intenzioni e lo scopo che ci proponiamo. Continue reading »