Lankavatara Sutra cap. 4 – 7

Il Buddha rispose: “L’Intelligenza Trascendente è lo stato dell’auto-realizzazione interiore della Nobile Saggezza. Essa è realizzata intuitivamente all’improvviso appena avviene la "rivoluzione" nel luogo più profondo della coscienza; essa non è qualcosa che entra dentro o esce fuori – è come la luna vista nell’acqua”.

Il Buddha, Lankavatara Sutra: “L’Intelligenza Trascendente è lo stato dell’auto-realizzazione interiore della Nobile Saggezza. Essa è realizzata intuitivamente all’improvviso appena avviene la "rivoluzione" nel luogo più profondo della coscienza; essa non è qualcosa che entra dentro o esce fuori – è come la luna vista nell’acqua”.

LANKAVATARA SUTRA

Lankavatara Sutra capitoli 4 – 7

Auto-Realizzazione della Nobile Saggezza

Capitolo IV°

Perfetta Conoscenza o Conoscenza della Realtà.

Allora Mahamati chiese al Bhagavan: “Prego, o Beato, puoi parlarci dei cinque Dharma, così che noi possiamo capire pienamente la perfetta Conoscenza?”

Il Beato rispose: “I cinque Dharma sono: apparenza, nome, discriminazione, retta-conoscenza, e la Realtà. Per apparenza si intende ciò che rivela se-stessa ai sensi ed alla mente discriminante, ed è percepita come forma, suono, odore, gusto, e tatto. Da queste apparenze, si formano idee, come creta, acqua, vaso ecc. per cui si dice: questa è tale e tale cosa, e nient’altro, – e questo è il nome. Quando le apparenze si contrappongono e si paragonano i nomi, come quando diciamo: questo è un elefante, questo è un cavallo, un carro, un pedone, un uomo, una donna, oppure, questa è la mente e ciò che le appartiene, – si dice che le cose così chiamate siano discriminate. Siccome queste discriminazioni vengono viste come reciprocamente condizionantesi, come non-nate, come prive di auto-sostanza,  e quindi vengono ad essere viste come esse veramente sono, ovvero, come manifestazioni della stessa mente, – questa è la retta conoscenza. Da ciò, il saggio cessa di considerare apparenze e nomi come realtà. Quando apparenze e nomi sono messi da parte e ogni discriminazione cessa, ciò che rimane è la vera ed essenziale natura delle cose e, poiché nulla può essere affermato come l’essenza-natura, essa è chiamata la “Talità” della Realtà. Questa universale, indifferenziata, imperscrutabile “Talità” è la sola e unica Realtà, che è diversamente caratterizzata da Verità, Essenza-Mente, Intelligenza Trascendente, Nobile Saggezza, ecc. Questo non-immaginativo Dharma dell’Essenza-natura della Realtà Ultima è il Dharma che è stato proclamato da tutti i Buddha, e quando tutte le cose sono comprese in pieno accordo e armonia con esso, si è in possesso della Perfetta Conoscenza, e si è sulla Via del raggiungimento dell’Intelligenza Trascendente dei Tathagata”.

Mahamati disse ancora al Bhagavan: “Le tre auto-nature, cose, idee, e Realtà, devono essere considerate come incluse nei Cinque Dharma, o come aventi le loro proprie complete caratteristiche in se-stesse?”.

Il Beato rispose: “Le tre auto-nature, l’ottuplice sistema-mentale, e la duplice assenza-di-ego, sono tutti inclusi nei Cinque Dharma. Le auto-nature di cose, di idee, e di sei sistemi di mente, corrispondono ai Dharma di apparenza, nome e discriminazione; l’auto-natura di Mente Universale e Realtà, corrisponde ai Dharma di retta-conoscenza e “Talità”.

Divenendo attaccati a ciò che è visto dalla mente stessa, vi è un’attività risvegliata che è perpetuata da energia-abitudine, che diventa manifesta nel sistema-mente, dalle attività del sistema-mente sorge la nozione di un ‘ego-anima’ e delle sue proprietà; le discriminazioni, gli attaccamenti, e la nozione di un’ego-anima, che sorgono simultaneamente come il sole ed i suoi raggi luminosi.

Per assenza di ego delle cose si intende che gli elementi che costituiscono gli aggregati della personalità ed il suo mondo oggettivo, essendo caratterizzati dalla natura di maya e privi di qualsiasi cosa che possa essere chiamata auto-sostanza, sono perciò non-nati e non hanno alcuna auto-natura. Come si può dire che le cose abbiano un’ego-anima? Assenza di ego delle persone, significa invece che negli aggregati che costituiscono la personalità non c’è una qualche ego-sostanza, né qualsiasi cosa che sia come un ego-sostanza, e né una qualche proprietà che possa appartenerle. Il sistema-mente, che è il più caratteristico marchio della personalità, originato dall’ignoranza, discriminazione, desiderio, e dall’azione (karma), e le sue attività, vengono perpetuati grazie al percepire, afferrare e divenire attaccati agli oggetti come se essi fossero reali. La memoria di queste discriminazioni, desideri, attaccamenti ed atti, è immagazzinata nella Mente Universale da tempi senza inizio, e si sta ancora accumulando, allorché essa condiziona l’apparire della personalità ed il suo ambiente, e provoca dei continui cambiamenti e distruzione, momento per momento Le manifestazioni sono come un fiume, un seme, una lampada, una nube, il vento; la Mente Universale, nella sua voracità di ingoiare tutto, è come una scimmia mai sazia, come una mosca sempre in cerca di cibo, e senza parzialità, come un fuoco che non è mai esaurito, come un’argano che continua incessantemente a circolare. La Mente Universale contaminata dall’energia dell’abitudine, è come un mago che fa apparire e muovere persone e cose fantasmagoriche. Una completa comprensione di queste cose è necessaria per capire l’assenza di ego delle persone.

Vi sono quattro tipi di Conoscenza: conoscenza apparente, conoscenza relativa, conoscenza perfetta, e l’Intelligenza Trascendente. La conoscenza apparente appartiene agli ignoranti ed agli ingenui, che sono assuefatti alla nozione di essere e non-essere, e che sono spaventati al pensiero di essere non-nati. Essa è prodotta dalla concordanza della tripla combinazione e si lega alla molteplicità degli oggetti; è caratterizzata da acquisizione e accumulazione; è soggetta a nascita e distruzione. La conoscenza apparente appartiene agli imbonitori mondani che si dilettano in discriminazioni, asserzioni e negazioni.

La conoscenza relativa appartiene al mondo mentale dei filosofi. Essa sorge dall’abilità della mente a sistemare, combinare ed analizzare queste relazioni con i suoi poteri di logica discorsiva e immaginazione, a causa della quale è in grado di sbirciare nel significato e nel senso delle cose.

La Conoscenza Perfetta (jnana) appartiene al mondo dei Bodhisattva che riconoscono che tutte le cose non sono altro che manifestazioni della mente; che capiscono chiaramente la vacuità, la non-nascita, l’assenza-di-ego di tutte le cose; e che sono penetrati nella comprensione dei Cinque Dharma, della duplice assenza-di-ego, e della Verità inimmaginabile. La Perfetta-Conoscenza differenzia gli stadi del Bodhisattva, ed è l’ingresso al sentiero dell’alto livello di auto-realizzazione della Nobile Saggezza. La Perfetta-Conoscenza (jnana) appartiene ai Bodhisattva che sono completamente liberi dal dualismo di essere e non-essere, non-nascita e non-annientamento, da qualunque tipo di asserzioni e negazioni e che, grazie all’auto-realizzazione, hanno ottenuto una intuizione profonda nella verità dell’inimmaginabile assenza-di-ego. Essi non fanno più discriminazioni riguardo al mondo, come soggetto alla causalità: essi vedono la causalità che regola il mondo come un qualcosa di simile alla favolosa città dei Gandharva. Per essi, il mondo è come una visione in un sogno, è come la nascita e la morte del figlio di una donna sterile; per essi non c’è niente che si svolge e nulla che scompare.

I saggi che possiedono la Perfetta-Conoscenza, possono essere divisi in tre classi, discepoli, maestri ed Arhant. I comuni discepoli sono separati dai maestri, in quanto essi continuano a mantenere la nozione di individualità e generalità; i maestri nascono dai comuni discepoli quando abbandonano gli errori di individualità e generalità, seppure essi si aggrappano ancora alla nozione di un’ego-anima, a causa della quale vanno poi a ritirarsi in solitudine. Gli Arhant sorgono quando viene realizzato ogni errore della discriminazione. L’errore, essendo discriminato dal saggio, si trasforma in Verità in virtù del “ribaltamento” che ha luogo nella più profonda coscienza. Allora la Mente, così emancipata, entra nella perfetta auto-realizzazione della Nobile Saggezza.

Tuttavia, Mahamati, se tu asserisci che c’è una cosa come la Nobile Saggezza, non va più bene, perché niente di ciò che è asserito come qualcosa partecipa della natura dell’essere ed è quindi caratterizzato con la qualità della nascita. La vera asserzione: “Tutte le cose sono non-nate” distrugge la veridicità di essa. Lo stesso è per le asserzioni: “Tutte le cose sono vuote”, e “Tutte le cose sono prive di auto-natura”, Entrambe sono insostenibili quando messe nella forma di asserzioni. Ma quando è indicato che tutte le cose sono come un sogno ed una visione, si intende che in un modo esse sono percepite, ed in un altro modo, esse non sono percepite; ovvero, nell’ignoranza esse sono percepite ma nella Perfetta-Conoscenza, esse non sono affatto percepite come tali. Tutte le asserzioni e le negazioni, essendo costruzioni del pensiero, sono non-nate. Perfino l’asserzione che la Mente Universale e la Nobile Saggezza sono la Realtà Ultima, è una costruzione del pensiero e, come tale è non-nata. Siccome le “cose” non sono la Mente Universale, non c’è Nobile Saggezza, e non c’è Realtà Ultima. L’intuizione profonda (prajna) del saggio, che si muove nel reame inimmaginabile della sua solitudine, è pura. Cioè, per il saggio, tutte le “cose” sono spazzate via e perfino lo stato inimmaginabile cessa di esistere.”

Capitolo V°

Il Sistema-Mente

Allora Mahamati disse al Bhagavan: “Per favore, o Beato, puoi dirci ciò che si intende con ‘mente’ (citta)?”

Il Beato rispose: “Tutte le cose di questo mondo, che siano in apparenza buone o cattive, difettose o senza difetti, ricettive o non-ricettive, produttrici o non produttrici di effetto, possono essere divise in due classi: il male fuoriuscente e il bene non-fuoriuscente. I cinque elementi dell’affezione (forma, sensazione, percezione, volizione, e coscienza), che costituiscono gli aggregati della personalità e che sono immaginati come buoni o cattivi, sorgono a causa dell’energia-abitudine del sistema-mente, sono essi il fuoriuscente male della vita. I conseguimenti spirituali, come le gioie del Samadhi ed il frutto del Samapati, che giungono ai saggi attraverso la loro auto-realizzazione della Nobile Saggezza e che culminano nel loro ritorno e partecipazione alle relazioni del triplo mondo, sono chiamati il bene non-fuoriuscente.

Il sistema-mente che è la fonte del male fuoriuscente consiste dei cinque organi di senso e le loro menti sensoriali che li accompagnano (vijnana), tutte riunite nella mente discriminante (manovijnana). C’è un’infinita successione di con-cetti sensoriali che fluiscono in questa mente pensante o discriminante- che li combina e li discrimina, ed emette giudizi in merito alla loro bontà o malignità. Da ciò, ne consegue avversione o desiderio per essi, e attaccamento ed azione; così l’intero sistema continuamente si muove e si lega strettamente con essi. Ma non riesce a vedere e capire che ciò che vede e discrimina, ed a cui si attacca, è solamente una manifestazione della sua propria attività e non ha altra base, così la mente continua erroneamente a percepire ed a discriminare differenze di forme e qualità, non rimanendo ferma e stabile neppure per un minuto.

Nel sistema-mente vi sono tre modi di attività distinguibile: menti sensoriali che funzionano restando nella loro natura originaria, menti sensoriali come produttrici di effetti e menti sensoriali in evoluzione. Nel normale funziona-mento, le menti sensoriali afferrano appropriati elementi del loro mondo esterno, per cui subito sorgono sensazione e percezione,  e per gradi, in ogni organo di senso ed ogni mente sensoriale, nei pori della pelle, e perfino negli atomi che costituiscono il corpo, e quindi l’intero campo è appreso come un specchio che riflette gli oggetti, non realizzando che lo stesso mondo esterno è solamente una manifestazione della mente. Il secondo modo di attività produce effetti tali per cui queste sensazioni reagiscono sulla mente discriminante, costringendola a produrre percezioni, attrazioni, avversioni, attaccamenti, ed abitudine all’azione. Il terzo modo di attività ha a che fare con la crescita, lo sviluppo e scomparsa del sistema-mente, vale a dire che il sistema-mente è soggetto alla sua propria energia-abitudine accumulata da tempi senza inizio, come per esempio: l’obbligo dell’occhio a ‘vedere’, che lo predispone per afferrare e diventare attaccato alle molteplici forme ed apparenze. In questo modo, le attività dell’evolvente sistema-mente, a causa della energia-abitudine, smuovono onde di oggettività davanti alla Mente Universale che, a sua volta, condiziona le attività e l’evolversi del sistema-mente. Apparenze, percezioni, attrazioni, attaccamenti, azioni, abitudini, reazioni, si condizionano l’un l’altro incessantemente, e le funzioni di menti sensoriali, mente discriminante e Mente Universale sono quindi tutte interconnesse insieme. Così, a causa della discri-minazione di ciò che per natura è maya e falsa-immaginazione, ha luogo un ragionamento erroneo e irreale, l’azione poi segue e accumula la sua energia- abitudine, contaminando con ciò il puro volto della Mente Universale, e di conseguenza entra in funzione il sistema-mente ed ha la sua genesi il corpo fisico. Ma la mente discriminante non ha capito che con le sue discriminazioni e attaccamenti sta condizionando il corpo intero, e così le menti sensoriali e la mente discriminante ne vengono reciprocamente correlate e condizionate in una più intima maniera, costruendo un mondo di rappresentazioni con attività di sua propria immaginazione. Come uno specchio che riflette le forme, i sensi percipienti percepiscono le apparenze che la mente discriminante raggruppa insieme e procede a discriminare, a dar loro un nome e ad attaccarsi ad esse. Tra queste due funzioni non c’è alcuna breccia, e tuttavia esse si condizionano reciprocamente. I sensi percipienti afferrano ciò con cui essi hanno affinità, e nella loro struttura avviene una trasformazione, a causa della quale la mente provvede a combinare, discriminare, apprendere, ed agire; poi segue l’energia- abitudine, la stabilizzazione della mente in tal guisa e la sua continuità.

La mente discriminante a causa della sua capacità di discriminare, giudica, seleziona e ragiona, ed è chiamata anche la mente pensante, o intellettiva. Vi sono tre divisioni della sua attività: attività mentale che funziona collegata con l’attaccamento ad oggetti e idee, attività mentale che funziona collegata con idee generali, e attività mentale che esamina la validità di queste idee generali. La prima attività mentale deriva dalla discriminazione, discrimina la mente dai suoi processi mentali ed accetta le idee come essere reali, e diventa attaccata ad esse. Arriva così una varietà di falsi giudizi, come l’essere, la molteplicità, l’individualità, il valore, ecc.; prende piede un forte attaccamento, che è perpe-tuato dall’energia-abitudine e così la discriminazione continua ad asserire se-stessa.

Questi processi mentali danno origine a generali concezioni di calore, fluidità, motilità, e solidità, come caratteristiche degli oggetti discriminati, mentre il tenace sostegno a queste idee generali dà origine a proposizioni,  ragionamenti, definizioni e rappresentazioni, che portano ad asserzioni di conoscenza relativa ed a stabilire una fiducia nelle idee di nascita, auto-natura, ed ‘ego-anima’.

L’attività mentale come funzione esaminante, significa l’atto intellettuale dell’ esaminare queste conclusioni generali in base alla loro validità, significato, e veridicità. Questa è la facoltà che guida alla comprensione, retta-conoscenza e indica la Via dell’auto-realizzazione”.

Allora Mahamati disse al Bhagavan: “Prego, ci puoi dire, o Beato, che tipo di relazione c’è tra l’ego-personalità ed il sistema-mente?”

Il Beato rispose: “Per spiegarla, è necessario prima parlare dei cinque aggregati dell’attaccamento che costituiscono la personalità, anche se io ho già spiegato che essi sono vuoti, non-nati e senza auto-natura. Questi cinque aggregati sono: forma, sensazione, percezione, volizione, e coscienza. Di tutti questi, la forma appartiene a ciò che è composto dei così detti elementi primari, qualunque cosa essi possano essere. I rimanenti quattro aggregati sono senza forma, e non dovrebbero essere calcolati come quattro, perché si fondono impercettibilmente uno nell’altro. Essi sono come lo spazio che non può essere calcolato; è solo a causa dell’immaginazione che sono discriminati e paragonati allo spazio. Dato che le cose sono dotate di una sembianza di essere, segni-caratteristici, percettibilità, permanenza, operatività, si può dire che esse siano nate da cause produttrici di effetto, ma ciò non si può dire per i quattro aggregati intangibili perché essi sono senza alcun segno di forma. Questi quattro aggregati mentali che costituiscono la personalità sono oltre ogni calcolo, sono oltre le quattro proposizioni, non devono essere dichiarati come esistenti o come non esistenti, ma insieme essi costituiscono ciò che è noto come la mente mortale. Essi sono perfino più simili a maya e sogno – delle cose, e tuttavia, come discriminante mente mortale, essi ostruiscono l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Ma è solo per gli ignoranti che sono enumerati e pensati come un’ego-personalità; i saggi non lo fanno. Questa discriminazione dei cinque aggregati che creano la personalità e che servono come una base per l’ego-anima e i suoi desideri, e per l’interesse personale, deve essere abbandonata, ed al suo posto dovrebbe essere stabilita la verità dell’assenza di immagini e la solitudine”.

Poi Mahamati disse al Bhagavan: “Prego, o Beato, puoi parlarci riguardo alla Mente Universale ed alla sua relazione con il minore sistema-mente?”

Il Beato rispose: “Le menti sensoriali, con la loro mente discriminante centra-lizzata, sono collegate al mondo esteriore, che è una sua propria manifestazione ed a loro è dato di percepire, discriminare, ed afferrare le sue stesse apparenze simili a maya. La Mente universale (Alaya-vijnana) trascende ogni individua-lizzazione e tutti i limiti. La Mente universale è totalmente pura nella sua natura essenziale, mantenendosi costantemente immutabile e libera dai difetti dell’impermanenza, non-turbata dall’egoismo, scevra da distinzioni, desideri ed avversioni. La Mente Universale è come il grande oceano, con la sua superficie increspata da onde e flutti, ma le sue profondità rimangono sempre immobili. In se stessa, è vuota di personalità e di tutto ciò che appartiene ad essa, ma a causa delle contaminazioni sulla sua superficie, è come un attore che regola il suo volto alla varietà delle parti drammatiche, tra le quali vi è una reciproca funzione, e così sorge il sistema-mente. Il principio intellettivo si divide e la mente, con le sue funzioni, il male fuoriuscente della mente, alla fine assume una individualizzazione. Dopodiché appare la settuplice gradualità della mente: cioè, l’intuitiva realizzazione di sé, il pensiero-desiderio-discriminante, la vista, l’udito, il gusto, l’odorato, il tatto e infine sorgono tutte le loro reazioni e interazioni connesse.

La mente discriminante è la causa delle menti sensoriali, ed è il loro supporto, e con esse è mantenuto il suo funzionamento, al fine di circoscrivere e diventare attaccata ad un mondo di oggetti, e infine, grazie alla sua energia-abitudine, essa contamina la superficie della Mente Universale. Così la Mente Universale diventa il deposito e la stanza di compensazione di tutti i prodotti accumulati, provenienti dall’attività mentale e dalle azioni, da tempi senza inizio.

Tra la Mente Universale e la mente discriminante individuale c’è il manas, o la ‘mente-intuitiva’, che per la sua causa dipende dalla Mente Universale, e con entrambe mantiene la relazione. Essa partecipa dell’universalità della Mente Universale, condivide la sua purezza, e come essa, è al di sopra della forma e della temporaneità. È attraverso la ‘mente-intuitiva’ che emerge il bene non- fuoriuscente, si manifesta e viene compreso. Fortunata quell’intuizione che non è momentanea, perché se l’illuminazione che proviene dall’intuizione fosse temporanea, i saggi perderebbero la loro “saggezza”, mentre non è così. Ma la mente intuitiva entra anche in relazione col sistema-mente più basso, condivide le sue esperienze e riflette sulle sue attività.

La mente intuitiva è una con la Mente Universale grazie alla sua partecipazione all’Intelligenza Transcendente (Arya-jnana), ed è una col sistema-mente per la sua comprensione della conoscenza differenziata (vijnana). La mente-intuitiva non ha un suo proprio corpo, né segni con cui potersi distinguere. La Mente Universale è la sua causa e sostegno, ma essa si è evoluta insieme alla nozione di un ‘ego’ e di ciò che gli appartiene, al quale essa si aggrappa e si rispecchia. Attraverso la mente-intuitiva, con la facoltà dell’intuizione che è un miscuglio di identità e percezione, la inconcepibile saggezza della Mente Universale è rivelata e resa realizzabile. Come la Mente Universale, essa non può essere fonte di errore.

Allora Mahamati disse al Bhagavan: “O Beato, ti prego, ci puoi dire cosa si intende con ‘cessazione del sistema-mente’?”

Il Beato rispose: “Le funzioni dei cinque sensi e le loro funzioni discriminanti e pensanti hanno una completa origine e fine, momento per momento. Esse sono sorte a causa della discriminazione, strettamente legate insieme con la forma, l’apparenza e l’oggettività come condizioni. La ‘brama-di-vivere’ è la madre, l’ignoranza è il padre. Stabilendo nomi e forme, la brama si moltiplica, e così la mente va avanti in un mutuo condizionare ed essere condizionata. Divenendo attaccata a nomi e forme, non realizzando che essi non hanno altra base che le attività della mente stessa, l’errore sorge, e sorgono la false-immaginazioni sotto forma di piaceri e sofferenze, e la Via all’emancipazione è bloccata. Il sistema inferiore delle menti sensoriali e la mente discriminante non soffrono realmente piaceri e dolori – essi li immaginano soltanto. Piaceri e dolori sono le reazioni ingannevoli della mente mortale, in quanto essa si aggrappa ad un mondo oggettivo ed immaginario.

Vi sono due modi in cui la cessazione del sistema-mente può avere luogo: riguardo alla forma, e riguardo alla continuità. Gli organi di senso funzionano riguardo alla forma a causa dell’interazione di forme, contatto e attaccamenti; e cessano di funzionare quando questo contatto viene interrotto. Riguardo alla continuità, quando queste interazioni di forme, contatto e attaccamenti cessano, non c’è più nessuna continuità di vista, udito e delle altre funzioni sensoriali; con l’interruzione di queste funzioni sensoriali, cessano discriminazioni, brame e attaccamenti della mente discriminante; e con la loro interruzione cessano atti ed azioni, nonché l’energia-abitudine, e non c’è più accumulazione di contami-nazione karmica sulla superficie della Mente Universale.

Se la mente mortale che si evolve fosse della stessa natura della Mente Univer-sale, la cessazione del sistema-mente inferiore significherebbe la cessazione della Mente Universale, invece esse sono differenti, perché la Mente Universa-le non è la causa della mente mortale. Nella sua pura essenza e natura, non c’è alcuna cessazione della Mente Universale. Ciò che cessa di funzionare non è la Mente Universale nella sua essenza-natura, ma vi è la cessazione degli effetti che producevano le contaminazioni sulla sua superficie, causate dall’accumu-lazione dell’energia-abitudine delle attività discriminanti e pensanti della stessa mente-mortale. Non vi è alcuna cessazione della Mente Divina che, in se- stessa, è la dimora della Realtà e l’Utero della Verità.

Cessazione delle menti sensoriali, non significa la cessazione delle loro funzioni percipienti, ma la cessazione delle attività discriminanti e nominali che sono centralizzate nella discriminante mente-mortale. Per cessazione dell’intero sistema mente, si intende la cessazione della discriminazione, lo spazzar via i vari attaccamenti, e, quindi, l’eliminazione delle contaminazioni dell’energia-abitudine dalla superficie della Mente Universale, che erano state accumulate da tempi senza inizio, proprio a causa di queste discriminazioni, attaccamenti, ragionamenti erronei, e susseguenti atti. La cessazione dell’aspetto continuativo del sistema-mente, cioè della discriminante mente mortale, fa scomparire l’intero mondo di maya e del desiderio. La sparizione della mortale mente discriminante è il ‘Nirvana’.

Ma la cessazione della mente discriminante non può avvenire finché non vi sia stata una totale “rivoluzione” nel luogo più profondo di coscienza. L’abitudine mentale di proiettare all’esterno la mente discriminante sul mondo oggettivo esteriore deve essere abbandonata, e bisogna stabilire una nuova abitudine di realizzare la Verità all’interno della mente intuitiva, divenendo tutt’uno con la Verità stessa. Finché non venga raggiunta questa intuitiva autorealizzazione della Nobile Saggezza. A ciò farà seguito l’evoluzione del sistema-mente. Ma quando sarà raggiunta un’introspezione dei Cinque Dharma, le tre auto-nature e la duplice assenza di ‘ego’, allora si aprirà la Via per far avvenire questa “Rivoluzione”. Con la cessazione di piacere e dolore, delle idee conflittuali, dei disturbanti interessi dell’egoismo, sarà raggiunto uno stato di tranquillizzazione in cui saranno pienamente comprese le verità dell’emancipazione e non vi sarà più nessuna ulteriore fuoriuscita di male dal sistema-mente, che possa interferire con la perfetta auto-realizzazione della Nobile Saggezza.

Capitolo VI°

Intelligenza Trascendente

Allora Mahamati disse ancora: “Puoi dirci, o Beato, che cos’è che costituisce l’Intelligenza Trascendente?”

Il Beato rispose: “L’Intelligenza Trascendente è lo stato dell’auto-realizzazione interiore della Nobile Saggezza. Essa è realizzata intuitivamente all’improvviso appena avviene la “rivoluzione” nel luogo più profondo della coscienza; essa non è qualcosa che entra dentro o esce fuori – è come la luna vista nell’acqua. L’Intelligenza Trascendente non è soggetta alla nascita né alla distruzione; non ha niente a che fare con la combinazione di armonia; è priva di attaccamento e accumulazione; essa trascende ogni concezione dualistica.

Quando si considera l’Intelligenza Trascendente, quattro cose devono essere ricordate: parole, significati, insegnamenti e Nobile Saggezza (Arya-prajna). Le parole sono impiegate per esprimere i significati, ma essi dipendono dalle discriminazioni e memoria come causa, e dall’impiego di suoni e lettere da cui è possibile un reciproco trasferimento di significati. Le parole sono solamente simboli e chiaramente possono non esprimere pienamente il significato inteso e, inoltre, le parole possono essere capite in modo diverso da ciò che intendeva l’oratore. Le parole non sono diverse, né non-diverse, dal significato ed esso è nella identica relazione con le parole.

Se il significato è diverso dalle parole, ciò potrebbe non essere reso manifesto per mezzo delle parole; ma il significato è chiarito dalle parole come le cose lo sono da una lampada. Le parole sono proprio come un uomo che porta una lampada per vedere le sue proprietà, per cui egli può dire: ‘questa è la mia proprietà’. Proprio così, per mezzo di parole e discorsi provenienti dalla discriminazione, il Bodhisattva può penetrare il significato degli insegnamenti del Tathagata ed attraverso il significato può penetrare nello stato supremo di autorealizzazione della Nobile Saggezza che, in se stessa, è libera dalla discriminazione della parola. Ma se un uomo si attacca al significato letterale delle parole e si mantiene nell’illusione che parole e significato siano concreti, cose come il Nirvana specialmente, che è non-nato e non-morituro, o come delle distinzioni dei Veicoli, i cinque Dharma, le tre auto-nature, allora egli non comprenderà il vero significato e resterà impigliato in asserzioni e confutazioni. Proprio come vari oggetti sono visti e discriminati nei sogni e nelle visioni, così le idee e le asserzioni sono erroneamente discriminate e l’errore continua a moltiplicarsi.

Gli ignoranti e gli ingenui dichiarano che il significato non è altro che le parole e che come sono le parole, così è il significato. Essi pensano che siccome il significato non ha un suo proprio corpo, non può essere diverso dalle parole e, perciò, dichiarano che il significato è identico alle parole. Ecco perché essi sono ignoranti della natura delle parole, che sono soggette a nascita e morte, mentre il significato non lo è; le parole dipendono dalle lettere, mentre il significato no; il significato è separato da esistenza e non-esistenza, non ha alcun substrato, è non-nato. I Tathagata non insegnano un Dharma che dipenda dalle lettere. Chiunque insegni una dottrina che dipenda da lettere e parole, è uno stupido chiacchierone, perché la Verità è oltre lettere, parole e libri.

Questo non significa che lettere e libri non dichiarino mai ciò che è conforme al significato e alla verità, ma significa che le parole e i libri sono dipendenti dalle discriminazioni, mentre significato e verità  non lo sono; inoltre, parole e libri sono soggetti all’interpretazione delle menti individuali, mentre significato e verità non lo sono. Ma se la Verità non è espressa in parole e libri, le scritture che contengono il significato della Verità scomparirebbero, e quando non ci saranno più le scritture non ci saranno più discepoli né maestri, né Bodhisattva e Buddha, né ci sarà più nulla da insegnare. Ma nessuno deve attaccarsi alle parole delle scritture, perché anche i testi canonici talvolta deviano dal loro retto percorso, a causa dell’imperfetto funzionamento delle menti senzienti. I discorsi religiosi sono dati da me e dagli altri Tathagata in risposta alle diverse necessità e fedi di ogni varietà di esseri, per liberarli dalla dipendenza della funzione pensante del sistema-mente, perciò essi non sono dati per prendere il posto dell’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Quando c’è riconoscimento che non c’è niente nel mondo fuorché ciò che è visto dalla mente stessa, tutte le discriminazioni dualistiche saranno scartate e sarà compresa la verità della ’non-immaginazione’, ed essa sarà vista come conforme al significato piuttosto che alle parole e lettere.

Gli ignoranti e gli ingenui, essendo affascinati dalle loro auto-immaginazioni e dai ragionamenti erronei, continuano a danzare e a saltellare intorno, restando incapaci di capire il discorso a parole sulla verità dell’auto-realizzazione, ancor meno essi sono in grado di comprendere la Verità stessa. Aggrappandosi al mondo esterno, essi si aggrappano allo studio dei libri, che sono solo dei mezzi, e non sanno come accertare adeguatamente la verità dell’auto-realizzazione, che è Verità spogliata dalle quattro proposizioni. L’auto-realizzazione è uno stato elevato di conseguimento interiore che trascende tutti i pensieri dualistici e che è al di sopra del sistema-mente, con la sua logica, ragionamenti, teorizzazioni, ed illustrazioni. I Tathagata parlano agli ignoranti, ma sostengono i Bodhisattva in quanto essi cercano l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza.

Perciò, che ogni discepolo stia ben attento a non attaccarsi alle parole, essendo in perfetta conformità col significato, perché la Verità non sta nelle sillabe. Quando un uomo indica con il dito qualcosa a qualcuno, il dito può indicare la cosa sbagliata; allo stesso modo gli ignoranti e gli ingenui, come dei bambini, sono incapaci perfino al momento della loro morte di abbandonare l’idea che dito delle parole stia indicando il significato stesso. Essi non possono realizzare l’Ultima Realtà, a causa della loro abitudine ad aggrapparsi alle parole, dove invece esse non sono nulla più che un dito che indica. Le parole e la discrimi-nazione su di esse, li legano al cupo circolo delle rinascite nel mondo di nascita e morte; il significato se ne sta tutto solo ed è una guida per il Nirvana. Il significato è ottenuto dall’apprendimento, e il vero apprendimento è raggiunto diventando abili nel capire il significato e non con le parole; quindi, si spera che i ricercatori della verità si avvicinino con riverenza a coloro che sono saggi ed evitino gli individui pedanti che sanno solo aricolare parole.

Quanto agli insegnamenti: vi sono preti e predicatori popolari che sono portati  per i rituali e cerimonie e che sono specializzati in vari incantesimi e nell’arte dell’eloquenza; questi non dovrebbero essere frequentati né dovrebbero essere onorati riverentemente, perché ciò che si guadagna con essi è solo eccitamento emotivo e godimento mondano; non è Dharma. Tali predicatori, con le loro intelligenti manipolazioni di parole e frasi, i vari ragionamenti ed incantesimi, che sono come le fandonie di un bambino. Per quanto uno possa esporre, e non del tutto in accordo con la verità né col significato, serve soltanto a risvegliare l’emozione e la sensibilità, mentre intontisce la mente. Come colui stesso che non capisce il significato di tutte le cose, costui confonde solo le menti dei suoi ascoltatori con le sue visioni dualistiche. Egli stesso, non comprendendo che non c’è nient’altro che ciò che è visto dalla mente, è attaccato alla nozione di auto-natura nelle cose esterne, ed è incapace di conoscere un sentiero dall’altro, non avendo nessuna vera liberazione da offrire agli altri. Quindi, questi preti e predicatori popolani che sono abili nei vari incantesimi e specializzati nell’arte dell’eloquenza, non essendo essi stessi emancipati da tali calamità come la nascita, la vecchiaia, la malattia, la sofferenza, i lamenti, la disperazione ed il dolore, portano alla confusione gli ignoranti per mezzo delle loro varie parole, frasi, esempi, e conclusioni.

Poi vi sono i filosofi materialistici. Nessun rispetto né servizio dovranno essere mostrati ad essi, perché il loro insegnamento, benché per spiegarlo essi usino centinaia di migliaia di parole e frasi, non va oltre gli affari di questo mondo e questo corpo, e alla fine essi conducono alla sofferenza. Poiché il materialista riconosce che nessuna verità esiste di per sé, essi sono suddivisi in numerose scuole, e ciascuna si aggrappa al suo proprio modo di ragionare.

Ma c’è anche chi non appartiene al materialismo e non è giunto alla conoscenza dei filosofi che si aggrappano alle false-immaginazioni e ragionamenti erronei perché essi non riescono a vedere che, fondamentalmente, non c’è realtà negli oggetti esterni. Quando viene riconosciuto che non c’è niente oltre quello che è visto dalla mente, la discriminazione di essere e non-essere cessa e, siccome non c’è quindi nessun mondo esterno della percezione oggettiva, nulla rimane se non la solitudine della Realtà. Questa non appartiene ai filosofi materialistici, è il dominio dei Tathagata. Se sono immaginate tali cose, come il ‘va-e-vieni’ del sistema-mente, lo svanire e l’apparire, sollecitazioni, attaccamenti, le intense affettività, teorie e ipotesi filosofiche, la permanenza, una concezione sensoria, l’attrazione atomica, l’organismo, la crescita, la sete, l’afferrarsi – cose appartenenti al materialismo, che non fanno parte del mio insegnamento. Queste sono cose di interesse mondano, da sentire, manipolare ed assaggiare; queste sono le cose che appaiono negli elementi che costituiscono gli aggregati della personalità da cui, a causa della forza procreativa della concupiscenza, deriva ogni genere di disastri, nascita, dolore, sofferenza, disperazione, malattia, vecchiaia e morte. Tutte queste cose concernono interessi e godimenti mondani; esse stanno sul sentiero dei filosofi, che non è il sentiero del Dharma. Quando la vera ‘mancanza-di-ego’ di cose e persone è compresa, allora la discriminazione cessa di asserire se-stessa; il sistema-mente inferiore cessa di funzionare; i vari stadi del Bodhisattva si susseguono uno dopo l’altro; e lo stesso Bodhisattva è capace di completare i suoi dieci inesauribili voti ed è benedetto da tutti i Buddha. Il Bodhisattva diventa maestro di se-stesso e di tutte le cose in virtù di una vita spontanea e radiante e priva di sforzo. Così il Dharma, che è Intelligenza Trascendente, trascende tutte le discriminazioni, tutti i falsi-ragionamenti, tutti i sistemi filosofici e tutti i dualismi”.

Allora Mahamati disse al Beato: “Nelle Scritture è fatta menzione dell’Utero dei Tathagata, ed è insegnato che esso è ciò che è nato brillante e puro per sua natura, originalmente immacolato e dotato dei trenta-due marchi di eccellenza. Com’è descritto, esso è una gemma preziosa avvolta in un indumento sporco, insozzato da avidità, rabbia, follìa e falsa-immaginazione. Ci è stato insegnato che questa natura-di-Buddha immanente in ognuno è eterna, immutabile, e di buon auspicio. Non è che ciò che è nato dall’Utero dei Tathagata è identico alla sostanza-anima, insegnata dai filosofi? Il Divino Atman, come insegnato da essi, è anche dichiarato essere eterno, inscrutabile, immutabile, imperituro. E’ così, o c’è qualche differenza?”

Il Beato rispose: “No, Mahamati, il mio Utero dei Tathagata non è lo stesso che l’Atman Divino insegnato dai filosofi. Ciò che io insegno è lo stato-Tathagata nel senso del Dharmakaya, Unità Assoluta, Nirvana, vacuità, non-nato, inqualificato, privo di sforzo volontario. La ragione perché io insegno la dottrina dello stato-Tathagata è di provocare che gli ignoranti e gli ingenui mettano da parte le loro paure allorché ascoltano l’insegnamento di ‘assenza-di-ego’ e arrivino a capire lo stato della non-discriminazione e non-immaginazione. Il religioso insegnamento del Tathagata è proprio come un vasaio che fa vari vasi con l’ abilità delle sue proprie mani e con l’aiuto di creta, acqua e corde, così pure il Tathagata con l’aiuto di mezzi abili scaturiti dalla Nobile Saggezza, con i vari termini, espressioni, e simboli, predica la duplice ‘assenza-di-ego’ per rimuovere l’ultima traccia di discriminazione che impedisce ai discepoli di ottenere l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. La dottrina dell’Utero dei Tathagata è svelata per risvegliare i filosofi dal loro aggrapparsi alla nozione di un Divino Atman come Personalità Trascendente, così che le loro menti che si sono legate alla immaginaria nozione di un’ “anima” come se fosse un qualcosa di auto-esistente, possono essere rapidamente risvegliate ad un stato di illuminazione perfetta. Tutte queste nozioni come causazione, successione, atomi, elementi primari che costituiscono la personalità, l’anima personale, lo Spirito Supremo, il Dio Sovrano, il Creatore, sono tutte finzioni dell’immaginazione e manifestazioni della mente. No, Mahamati, la dottrina dell’Utero dei Tathagata non è la stessa dell’Atman dei filosofi.

E’ detto che il Bodhisattva abbia ben afferrato l’insegnamento dei Tathagata quando, tutto solo in un luogo solitario, per mezzo della sua Intelligenza Tra-scendente, percorre il sentiero che conduce al Nirvana. Con ciò, la sua mente si distenderà percependo, pensando, meditando e, dimorando nella pratica della concentrazione, finché non raggiunga la “rivoluzione” al sorgere dell’energia-abitudine, egli da li in avanti condurrà una vita di eccellenti azioni. Con la sua mente concentrata sullo stato di Buddha, egli diverrà completamente pratico con la nobile verità dell’auto-realizzazione; egli diventerà perfetto maestro della sua propria mente; egli sarà come una gemma che irradia molti colori; egli sarà capace di assumere corpi di trasformazione; egli sarà in grado di entrare nelle menti degli altri per aiutarli; e; alla fine, salendo gradualmente gli stadi, egli si stabilirà nella perfetta Intelligenza Trascendente dei Tathagata.

Tuttavia, l’Intelligenza Trascendente (Arya-jnana) non è la Nobile Saggezza (Arya-prajna) stessa; ma solo una consapevolezza intuitiva di essa. La Nobile Saggezza è un perfetto stato di assenza di immaginazioni; è l’Utero della stessa “Talità”; è la Mente Divina che tutto-conserva (Alaya-vijnana), e che nella sua pura Essenza permane per sempre in perfetta pazienza e imperturbata tranquillità”.

Capitolo VII°

Auto-Realizzazione

Allora Mahamati disse: “Prego, o Beato, puoi dirci cos’è la natura della Auto-realizzazione in virtù della quale noi saremo capaci di ottenere l’Intelligenza Trascendente?”

Il Beato rispose: “L’Intelligenza Trascendente sorge quando la mente-intellettuale giunge al suo limite e, se c’è una realizzazione delle cose nella loro vera ed essenziale natura; i suoi processi mentali, che sono basati su idee particolari, le discriminazioni e i giudizi, devono essere trascesi facendo appello ad una facoltà più alta di cognizione, se vi sia tale facoltà più alta. Vi è tale facoltà nella mente intuitiva (Manas), come abbiamo visto, nel collegamento tra mente intellettuale e Mente Universale. Mentre non c’è un organo individualizzato come la mente intellettuale, c’è ciò che è meglio, – una diretta dipendenza dalla Mente Universale. Mentre l’intuizione non dà informazioni che possono essere analizzate e discriminate, dà qualcosa che le è assai superiore, – l’auto-realizzazione attraverso l’identificazione”.

Mahamati chiese poi al Beato: “Ti prego, o Beato, puoi dirci quale chiara comprensione un serio discepolo dovrebbe avere per ottenere il successo nella disciplina che conduce all’auto-realizzazione?”

Il Beato rispose: “Vi sono quattro cose dal cui adempimento un serio discepolo può ottenere l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza e divenire Bodhisattva-Mahasattva: primo, egli deve avere una chiara comprensione che tutte le cose sono solamente manifestazioni della stessa mente; secondo, deve eliminare le nozioni di nascita, permanenza e scomparsa; terzo, deve capire chiaramente l’assenza di ego di cose e persone; e quarto, deve avere una reale concezione di ciò che costituisce l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Grazie a queste quattro comprensioni, i bravi discepoli possono divenire Bodhisattva e ottenere l’Intelligenza Trascendente.

Riguardo alla prima comprensione; si deve riconoscere ed essere pienamente convinti che questo triplice mondo non è nient’altro che una manifestazione complessa della propria attività mentale; che è privo di un ‘sé’ e di ciò che gli appartiene; che non c’è alcun sforzo, nessun andare e nessun venire. Occorre riconoscere ed accettare il fatto che questo triplice mondo è manifestato ed immaginato come vero solamente a causa dell’influenza dell’energia-abitudine che è stata accumulata fin dagli infiniti tempi passati tramite la memoria, la falsa-immaginazione, il falso-ragionamento, gli attaccamenti alle molteplicità di oggetti ed a causa delle reazioni in stretta relazione e in conformità alle idee di proprietà-e–permanenza- del corpo.

Quanto alla seconda; si deve riconoscere ed essere convinti che tutte le cose devono essere considerate come forme viste in una visione o in un sogno, vuote di sostanza, non-nate e senza auto-natura; tutte quelle cose esistono solamente in ragione di una complicata rete di cause, grazie alle quali la discriminazione e l’attaccamento devono il loro sorgere e che vanno a sfociare nell’insorgenza del sistema-mente e nelle sue caratteristiche e sviluppi successivi.

Quanto alla terza; si deve riconoscere e pazientemente accettare il fatto che la propria intelligenza e personalità è anche costruita dalla mente, che è vuota di sostanza, non-nata e priva di un ‘sé’. Con queste tre cose chiaramente in mente, il Bodhisattva sarà in grado di penetrare la verità di non-immaginazione.

E infine, riguardo alla quarta; si deve avere una reale concezione di ciò che costituisce l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Prima di tutto, essa non è paragonabile alle percezioni raggiunte dalla mente sensoriale, e neppure essa è paragonabile alla cognizione della mente discriminante e intellettuale. Questi, presuppongono entrambi una differenza tra ‘sé’ e ‘non-sé’ e la conoscenza così ottenuta è caratterizzata da individualità e generalità. L’auto-realizzazione è basata su identità e unicità; non c’è niente riguardante essa che debba essere discriminata né affermata. Ma per penetrarla, il Bodhisattva deve essere libero da tutti i presupposti e dagli attaccamenti alle cose, alle idee ed al proprio ‘sé’.”

Allora Mahamati disse al Bhagavan: “Ti prego, o Beato, puoi parlarci riguardo alle caratteristiche del profondo attaccamento all’esistenza e riguardo a come noi possiamo essere liberati dall’esistenza?”

Il Beato rispose: “Quando si tenta di capire il significato delle cose per mezzo di parole e discriminazioni, inevitabilmente ne conseguono radicati attacca-menti all’esistenza. Per esempio: vi sono attaccamenti radicati ai segni dell’individualità, alla causalità, alla nozione di essere e non-essere, alla discriminazione di nascita e morte, di fare e non-fare, all’abitudine della discriminazione stessa, su cui i filosofi sono così dipendenti.

Vi sono tre attaccamenti che sono radicati in modo speciale in tutte le menti: l’avidità, la rabbia e l’infatuazione che sono basate su brama, paura ed orgoglio. Dietro a questi vi è la discriminazione del desiderio, che è procreativo e accompagnato da eccitamento, cupidigia e attrazione di conforto e desiderio per un vivere eterno; e, a seguire, vi è una successione di rinascite sui cinque sentieri di esistenza ed una continuazione degli stessi attaccamenti. Ma se questi attacca-menti vengono eliminati, non rimarrà alcun segno di attaccamenti né di distacco, perché essi sono basati su cose che sono non-esistenti; quando questa verità sarà capita chiaramente, la rete degli attaccamenti sarà spazzata via.

Ma dipendendo e attaccandosi alla triplice combinazione che opera all’unisono vi è l’insorgere e il continuare del sistema-mente funzionante incessantemente, ed a causa di esso c’è l’asserzione continua e profondamente sentita del volere-continuare-a-vivere. Quando la triplice combinazione che provoca il funziona-mento del sistema-mente cessa di esistere, vi è la triplice emancipazione e non c’è nessun ulteriore insorgere di alcun’altra combinazione. Quando l’esistenza e la non-esistenza del mondo esterno sono riconosciute come insorgenti dalla mente stessa, allora il Bodhisattva è pronto per penetrare nello stato di non- immaginazione e quindi per vedere la vacuità che caratterizza tutte le discrimi-nazioni e tutti gli attaccamenti radicati che ne risultano. Da ciò egli non vedrà più alcun segno di profondo attaccamento né di distacco; da ciò egli non vedrà più nessuno in schiavitù e nessuno che sia emancipato, eccetto coloro che si trattengono fortemente nella schiavitù o nell’emancipazione, perché in tutte le cose non è alcuna “sostanza” che possa essere mantenuta.

Ma finché queste discriminazioni sono fortemente trattenute dagli ignoranti e dagli ingenui, essi continueranno ad attaccarsi ad esse e, come i bachi da seta, continueranno ad arrotolare il loro filo della discriminazione e ad avvolgere se stessi e gli altri, e saranno incantati col loro stesso veleno. Ma per il saggio non c’è alcun segno di attaccamento né di distacco; tutte le cose sono viste dimoranti nella loro solitudine, in cui non c’è evolversi della discriminazione. Mahamati, quando tu e gli altri Bodhisattva capirete bene la distinzione tra l’attaccamento e il distacco, voi sarete in possesso di abili mezzi per evitare di divenire attaccati alle parole, e con ciò potrete procedere a capire i significati. Liberi dal dominio delle parole, sarete capaci di stabilirvi là dove ci sarà la “rivoluzione”, nel luogo più profondo della coscienza, per mezzo di cui voi raggiungerete l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza e sarete in grado di entrare in tutte le Terre del Buddha e nelle Assemblee. Ivi sarete marchiati col timbro di potere, autocontrollo, facoltà psichiche, e sarete dotati della saggezza e del potere dei dieci voti inesauribili, diventerete radianti con i variegati raggi dei Corpi di Trasformazione. Con questi voi risplenderete senza sforzo come la luna, il sole, il magico gioiello dei desideri, ed ad ogni stadio vedrete le cose in una perfetta unione con voi, non-contaminate da nessuna auto-coscienza interpretativa. Vedendo che tutte le cose sono come un sogno, sarete in grado di entrare nel livello dei Tathagata e di discorrere sul Dharma, agli esseri del mondo, in accordo con le loro necessità, e sarete in grado di liberarli dalle nozioni dualistiche e dalle false discriminazioni.

Mahamati, vi sono due modi di considerare l’auto-realizzazione: vale a dire, gli insegnamenti su di essa, e la realizzazione vera e propria. Gli insegnamenti variamente dati nelle nove divisioni della dottrina, perché le istruzioni di quelli sono dirette verso esse, facendo uso di mezzi abili ed espedienti, intendono risvegliare in tutti gli esseri una vera percezione del Dharma. Gli insegnamenti sono stati progettati per dirottare le persone da tutte le nozioni dualistiche di essere e non-essere, e di unicità ed alterità.

La realizzazione vera e propria è all’interno della coscienza interiore. Essa è un’esperienza interiore che non ha collegamenti col sistema-mente inferiore e le sue discriminazioni di parole, idee e speculazioni filosofiche. Essa risplende con la sua propria luce chiara per rivelare l’errore e la follìa di insegnamenti costruiti nella mente, per rendere impotenti le cattive influenze dell’esterno, e per guidare infallibilmente uno al reame del bene non-fuoriuscente. Mahamati, quando il serio discepolo ed il Bodhisattva è fornito di questi requisiti, la Via è aperta al suo perfetto ottenimento dell’auto-realizzazione della Nobile Saggezza, ed al pieno godimento dei frutti che ne derivano”.

Allora Mahamati chiese al Bhagavan: “Ti prego, o Beato, parlaci del Veicolo Unico che caratterizza il conseguimento interiore dell’auto-realizzazione della Nobile Saggezza. Cosa disse il Beato, riguardo ad esso”?

Il Beato rispose: “Per eliminare facilmente le discriminazioni e i ragionamenti erronei, il Bodhisattva dovrebbe ritirarsi da solo in un luogo quieto e isolato, dove possa riflettere all’interno di sé senza contare su qualcun altro, e lì eserci-tarsi a fare ulteriori avanzamenti lungo gli stadi del sentiero; questa solitudine è la raffigurazione caratteristica dell’ottenimento interiore dell’auto-realizzazione della Nobile Saggezza.

Io chiamo questo il Veicolo Unico, non perché è l’Unico Veicolo, ma perché è solo nella solitudine che uno è capace di riconoscere e realizzare il Sentiero del Veicolo Unico. Finché la mente è distratta e sta facendo uno sforzo cosciente, non ci può essere un culmine riguardo ai vari veicoli; è soltanto quando la mente è quieta e da sola, che è capace di abbandonare le discriminazioni del mondo esterno e cercare la realizzazione di un reame interno in cui non vi sia alcun veicolo né qualcuno che lo percorra. Io parlo dei tre veicoli per portarvi gli ignoranti. Io non parlo molto del Veicolo Unico, perché non c’è nessun modo per cui i bravi discepoli e maestri possano realizzare da soli il Nirvana. Secondo gli insegnamenti dei Tathagata, i bravi discepoli dovrebbero starsene rinchiusi e disciplinati addestrandosi nella meditazione-dhyana, con ciò essi saranno aiutati dai molti strumenti ed espedienti per realizzare l’emancipazione. Poiché i bravi discepoli ed i maestri non hanno ancora completamente distrutto l’energia-abitudine del karma e gli ostacoli della conoscenza discriminativa e le passioni umane, essi spesso sono incapaci di accaettare la duplice assenza-di-ego e l’inconcepibile trasformazione-morte. Perciò io predico il veicolo triplice e non il Veicolo Unico. Quando i bravi discepoli si saranno sbarazzati delle loro cattive energie-abitudini e saranno capaci di realizzare la duplice assenza-di-ego, allora essi non saranno più intossicati dalle beatitudini del Samadhi e si risveglieranno al supremo reame del bene non-fuoriuscente. Essendo risvegliati al reame del bene non-fuoriuscente, essi saranno in grado di unificare tutti i requisiti per l’ottenimento della Nobile Saggezza, che è oltre la concezione ed è il potere supremo. Ma, in verità, Mahamati, non vi sono veicoli, e così io parlo del Veicolo Unico. Mahamati, il pieno riconoscimento del Veicolo Unico non è mai stato raggiunto né dai bravi discepoli, né dai maestri, e neppure dal grande Brahma; esso è stato raggiunto solo dai Tathagata stessi: questo è il motivo per cui è conosciuto come il Veicolo Unico. Io non parlo molto su di esso, perché non c’è modo che i bravi discepoli possano realizzare il Nirvana, se non vengono aiutati”.

Allora Mahamati chiese al Bhagavan: “Quali sono i passi che condurranno un discepolo risvegliato verso l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza?”

Il Beato rispose: “Tutto comincia con il riconoscimento che il mondo esterno è solamente una manifestazione delle attività della mente stessa, e che la mente lo conosce come un mondo esteriore semplicemente a causa della sua abitudine alla discriminazione ed al falso-ragionamento. Il discepolo deve prendere una nuova abitudine nell’osservare veramente le cose. Egli deve riconoscere il fatto che il mondo non ha alcuna auto-natura, che è non-nato, che è come una nube passeggera, come una ruota immaginaria fatta con un rotante tizzone ardente, come il castello dei Gandharva, come la luna riflessa nell’acqua, che è come una visione, un miraggio, un sogno. Egli deve arrivare a capire che la mente nella sua essenza-natura non ha niente a che fare con la discriminazione né con la causalità; Egli non deve dare ascolto a dissertazioni basate su qualificazioni e termini immaginari; egli deve capire che la Mente Universale nella sua pura essenza è uno stato di non-immaginazione, e che la-proprietà-e-dimora-del corpo sembrano essere le sue manifestazioni solo a causa delle contaminazioni accumulate sulla sua superficie, che nella sua propria pura natura essa è non-soggetta né assoggettabile a cambiamenti come l’insorgere, il permanere e lo scomparire; egli deve pienamente capire che tutte queste cose arrivano con il risveglio della nozione di un’ego-anima, e dalla sua mente che è conscia di ciò. Perciò, Mahamati, fa sì che quei discepoli che desiderano realizzare la Nobile Saggezza seguendo il Veicolo dei Tathagata, desistano dal discriminare e dal ragionare erroneo sulla personalità e sul senso del mondo, o su tali idee come la causazione, l’insorgere, la permanenza e distruzione, e si esercitino nella disciplina del dhyana che conduce alla realizzazione della Nobile Saggezza.

Per praticare il dhyana, il bravo discepolo deve ritirarsi in un luogo quieto e solitario, ricordando che le abitudini di lunghe vite di discriminativi pensieri non possono essere facilmente né rapidamente spazzate via. Vi sono quattro tipi di meditazione concentrativa (dhyana-ch’an): Il dhyana praticato dagli ignoranti; il dhyana dedicato all’esame del significato; il dhyana con “talità”  (tathata) come oggetto, ed il dhyana del Tathagata.

Il dhyana praticato dall’ignorante è quello a cui fanno ricorso coloro che stanno seguendo l’esempio di discepoli e maestri, ma che non capiscono il suo scopo e, perciò, esso diviene “solo-sedersi” con una mente svagata. Questo dhyana è anche praticato da quelli che, disprezzando il corpo, lo vedono come un’ombra o un scheletro, pieno di sofferenza e impurità, e però si aggrappano ancora alla nozione di un ego, cercando di ottenere l’emancipazione dalla mera cessazione del pensiero.

Il dhyana dedicarono all’esame del significato, è quello praticato da coloro che, percependo l’insostenibilità di tali idee come il ‘sé’, l’altro ed entrambi, che sono sostenute dai filosofi, e che sono andati oltre la duplice-assenza-di-ego, dedicano il dhyana ad un esame del significato di ‘assenza-di-ego’ e delle differenziazioni degli stadi dei Bodhisattva.

Il dhyana con oggetto il Tathata, o “Talità”, o Unicità, o Nome Divino, è praticato da quei bravi discepoli e maestri che, pur riconoscendo pienamente la duplice ‘assenza-di-ego’ e la non-immaginazione del Tathata, si aggrappano ancora alla nozione di un Tathata Assoluto.

Il dhyana del Tathagata è il dhyana di quelli che sono entrati nello stadio del Tathagata e che, dimorando nella triplice beatitudine che caratterizza l’auto-realizzazione della Nobile Saggezza, stanno dedicandosi alla salvezza di tutti gli esseri, nel compimento di un’incomprensibile opera per la loro emancipazione. Questo è il puro dhyana del Tathagata. Quando tutte le minime cose ed idee sono trascese e dimenticate, e resta soltanto un perfetto stato di non-immagi-nazione in cui Tathagata e Tathata si fondono nella Perfetta Unicità, dopodiché i Buddha verranno insieme da tutte le loro Terre-di-Buddha e con mani brillanti tenute in alto sulle loro fronti daranno il benvenuto ad un nuovo Tathagata”.

Tradotto in Inglese da Suzuki e Goddard dalla versione che si trova nella Bibbia Buddista. Tradotto in Italiano da Alberto Mengoni (Aliberth), che si ringrazia.

http://www.bukkaidojo.it/?page_id=210

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379