3 Ven. Gheshe Sonam Chanciub: La Bodhicitta

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: "Prima bisogna conoscere e capire cosa sia la propria sofferenza, quale sia la sua causa; poi è necessario pensare che così come io soffro, anche tutti gli altri esseri soffrono; infine generare il desiderio di liberare questi esseri dalla sofferenza. Questa è la Grande Compassione".

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: "Prima bisogna conoscere e capire cosa sia la propria sofferenza, quale sia la sua causa; poi è necessario pensare che così come io soffro, anche tutti gli altri esseri soffrono; infine generare il desiderio di liberare questi esseri dalla sofferenza. Questa è la Grande Compassione".

3 La Bodhicitta

Insegnamento del Ven. Gheshe Sonam Chanciub, Taranto l’11 Ottobre 1997.
Traduzione dal tibetano in italiano a cura di Jigme Thupten. Trascrizione a cura di Silvano Scajola.

Lama Tzong Khapa, tra le pagine del Lam Rim, il sentiero graduale, afferma che la nostra vita attuale è un bene molto prezioso, perché ci fornisce una buona occasione per compiere azioni positive. Se paragoniamo una casa ricca e piena di gioielli al nostro corpo, esso è sicuramente più prezioso.  Al momento della morte, però saremo costretti ad abbandonare sia i gioielli più preziosi che abbiamo accumulato, sia il nostro corpo che abbiamo grandemente e pazientemente curato. Il motivo per cui il nostro corpo umano è molto prezioso è perché ci dà la possibilità di studiare, e questa conoscenza sarà l’unica cosa che potremo portarci con noi nelle vite future; infatti, lo studio compiuto in questa vita si sedimenterà all’interno del nostro continuum mentale e potrà, quindi, accompagnarci nel nostro futuro, facendoci inoltre ottenere una rinascita migliore, sia come uomini, che eventualmente come divinità.

Domanda del pubblico: “Cos’è che bisogna studiare? Tutto lo scibile è impossibile”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Il nostro corpo umano è prezioso perché è libero dagli Otto Stati Negativi (ed è, quindi, dotato delle “otto libertà”): non siamo rinati come Preta (spiriti), né come Narak (esseri infernali), né come animali, ed infine non siamo rinati come Deva o Asura. E perché è una fortuna non essere rinati come divinità samsariche? Perché essi sperimentano un piacere continuo, ininterrotto, a causa del quale non sono stimolati né a studiare, né a praticare.

Domanda del pubblico: “Come rinasceranno le divinità”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Le divinità hanno una vita molto lunga e godono di molti piaceri, dai quali sono distratti ed a cui sono molto attaccati. A causa di questo loro forte attaccamento, rinasceranno sicuramente nei reami inferiori, nei Narak”.

Continuiamo ora l’analisi delle condizioni inappropriate da cui siamo liberi. Abbiamo tutti gli organi sensoriali in buono stato, in quanto gli occhi ci funzionano bene, e così l’udito. Siamo liberi inoltre dal possedere una mente malata, e dalle idee errate, perchè conosciamo la validità della legge di causa-effetto, cioè che del fatto che da azioni negative deriva sofferenza e che da quelle positive proviene felicità. Inoltre se siamo qui, siamo sicuramente liberi dall’aver commesso azioni fortemente negative, quali l’aver ucciso il proprio padre, la propria madre, o un monaco appartenente alla comunità del Sangha, perché una tale azione ci avrebbe impedito l’approccio allo studio.

Lama Tzong Khapa afferma che la vita umana, che ora abbiamo, è molto difficile da ottenere di nuovo, e deve quindi essere considerata come unica, perché un tale pensiero servirà da motivazione per impiegarla al meglio. E perché deve essere considerata come unica?  Perchè la causa che l’ha generata è stata l’aver seguito un’ottima moralità, cosa altamente difficile da praticare. La difficoltà del rinascere come esseri umani è dimostrata anche dal fatto che, se consideriamo gli esseri viventi che popolano la terra, vediamo che gli animali sono in numero sicuramente maggiore rispetto al numero di noi umani. Dei sei diversi tipi di reami nei quali si può rinascere, quello più popolato è quello dei Narak, gli esseri infernali, seguito da quello dei Preta, o spiriti famelici, poi da quello degli animali e infine dal reame degli esseri umani. Per comprendere quanto numerosi siano gli animali, è sufficiente andare in un campo, sollevare una pietra e osservare che gran numero di insetti possano vivere lì sotto. Le divinità, invece, sono in numero assai inferiore rispetto a quello degli uomini, e sperimentano una grande felicità. Se poi prendiamo in considerazione gli esseri umani, vedremo che quelli interessati al Dharma sono di gran lunga inferiori rispetto alla totalità degli altri esseri umani.
Consideriamo ad esempio la città di Taranto, in cui ci troviamo: chiediamoci dapprima quanti abitanti vi risiedano, e di questi, quante sono le persone interessate alla pratica del Dharma. Se mediteremo in tal modo, ciò ci sarà di grande stimolo per rendere significativa la nostra esistenza. Il risultato minimo dello studio degli insegnamenti di Buddha è quello di rinascere come esseri umani o come divinità.

Per ottenere un tale tipo di rinascita è inoltre indispensabile praticare un’ottima moralità, come, per esempio, non uccidere, non rubare, non avere un comportamento sessuale scorretto, vale a dire non compiere azioni negative attraverso il proprio corpo, e, contemporaneamente, studiare molto.

Esistono poi quattro azioni negative che si possono compiere con la parola e sono: mentire, usare un linguaggio duro, aspro ed offensivo, parlare a vanvera, cioè chiacchierare senza senso, parlare in modo negativo degli altri, cioè spettegolare, e infine creare divisioni o rotture di amicizie attraverso la calunnia. Coltivare la moralità significa quindi eliminare le tre azioni negative del corpo e le quattro della parola.

Esistono poi delle azioni negative che si compiono tramite la mente. Provare un forte attaccamento ed un forte desiderio di possesso verso un oggetto di un’altra persona è la prima azione negativa della mente; la seconda è continuare a provare rancore nei confronti di qualcuno con cui si è litigato, anche tre o quattro anni dopo l’accaduto, la terza è costituita dal pensiero che non è necessario applicarsi allo studio degli insegnamenti di Buddha, perché non si crede o all’esistenza delle vite future o della Liberazione. Un altro grande errore è non credere alla legge di causa-effetto, vale a dire ritenere che le azioni che si compiono non diano origine ad alcun risultato: per esempio, si pensa che commettere azioni negative non sia causa di sofferenza, e ci si sente quindi liberi di agire come si vuole.  Lo studio migliore che possiamo compiere è quello di studiare queste dieci azioni negative e come fare per bloccarle ed eliminarle dalla nostra mente. Se ci si chiede cosa bisogna fare per eliminare tali pratiche non morali dalla mente, la risposta sarà quella di studiarle. Che cosa significa studiarle? Anzitutto, conoscere i risultati che ognuna di esse produce; poi, sapere il fatto che se ne commettiamo una, ma non la purifichiamo, inevitabilmente saremo costretti a rinascere in una condizione inferiore, vale a dire o negli inferi, o come Preta, o come animali. La pratica della moralità, che equivale al non compiere le dieci azioni precedentemente esposte, è però considerata una pratica positiva impura, che avrà un risultato impuro e quindi ci farà comunque rinascere, o come esseri umani, o come divinità. Invece, una pratica pura della moralità comporterà un risultato puro, come quello della Liberazione dalle sofferenze, che è un risultato raggiungibile attraverso lo studio.

Cosa significa azione positiva pura? Significa che non deve essere contaminata dalle afflizioni mentali, quale l’attaccamento. Per ottenere un comportamento virtuoso puro, é necessario studiare la Vacuità, vale a dire la comprensione del fatto che tutti i fenomeni non esistono affatto autonomamente, che essi esistono solo in maniera non inerente, per nulla a se stanti, non basata su una parte dotata di qualsiasi esistenza autonoma, ma che anzi i fenomeni esistono solo in modo interdipendente, in una ciclica connessione l’uno all’altro. Attraverso un corretto studio del Dharma é possibile realizzare la Vacuità, la mancanza di esistenza inerente dei fenomeni, anche in una sola vita, questa stessa vita umana.  E perché mai si dice che i fenomeni non sono autonomi, ma interdipendenti? Perché ogni fenomeno esiste in virtù di tanti altri fattori, quali le parti che lo compongono, le cause che lo hanno prodotto, il nome che lo designa. Non esiste alcun fenomeno che non dipenda da uno qualsiasi dei fattori prima elencati.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “C’è qualcuno, fra di voi, che conosce un qualche fenomeno che esiste non in dipendenza da un nome o da una causa”?

Risposta:”No; non esiste alcun fenomeno in tale situazione”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Ognuno di voi si ponga questa domanda e si dia una risposta”.

Risposta:”La morte?!?”

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “La durata della nostra vita dipende da noi, e quindi essa sarà corta se noi, in una vita precedente, abbiamo ucciso un altro essere. Qual è il risultato del rubare? Rinascere molto poveri. Il risultato di aver mentito molto, è quello di non essere affatto creduti. Se non è stato rispettato un comportamento sessuale corretto, non si riusciranno a trovare, né a mantenere amicizie. Perciò, non dobbiamo essere preoccupati per il fatto di non avere amici, perché siamo noi stessi responsabili di una tale situazione”.

Domanda del pubblico: “È stato affermato che se si ha avuto un comportamento etico non corretto, difficilmente si sarebbe rinati come umani. Non è questa una contraddizione?”

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: ‘Lo stesso individuo, per rinascere come uomo, ha accumulato diversi tipi di moralità; ad esempio, forse non ha ucciso”.

Domanda del pubblico: “Cosa significa comportamento sessuale scorretto”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Ad esempio avere rapporti sessuali con una persona che ha già un compagno, e che quindi fa già parte di una coppia. Tale comportamento è simile al furto, perché è come sottrarre un bene che già appartiene ad un altro”.

Domanda del pubblico: “Il giudizio espresso su un tale comportamento a me sembra più legato alla cultura di un determinato paese che alla ricerca della libertà individuale e della pace interiore. Per una coppia sposata i cui coniugi non si amano, rispettare la fedeltà è più un fatto moralistico legato alle convenzioni, che un qualcosa di veramente sentito e profondo”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Cosa intendi per amore”?

Risposta: “Trasporto, sentimento, sensualità, sesso”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Il discorso che prima si faceva è relativo ad ogni singola coppia: se in una coppia si vivono sensazioni piacevoli, è la stessa coppia a saperlo; se le situazioni che sperimentano non sono affatto piacevoli, ma anzi molto conflittuali, ciò accade spesso come conseguenza della rabbia: chi sceglie di vivere in coppia, deve farlo senza sviluppare rabbia”.

Domanda del pubblico: “Sono d’accordo sul fatto che non si deve danneggiare nessuno, ma non sul fatto che non si possa rubare il marito o la moglie; infatti essi non si appartengono”.

Domanda del pubblico: “Fare sesso senza amore è morale o no”?

Domanda del pubblico: “E se non c’è amore, ma soltanto stima e simpatia”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Non è morale quando c’è attaccamento, e se c’è attaccamento, inevitabilmente sorgerà la rabbia e la gelosia”.

Domanda del pubblico: “Ma anche nell’amore ci sono queste sensazioni”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Se c’è amore, le sensazioni sono belle, se invece queste non lo sono, allora non c’è amore, ma piuttosto rabbia e gelosia. Se quando si vive insieme, si ride, si gioca, si sta bene, allora questa è una situazione piacevole; se invece si sviluppa rabbia, sarà invece una situazione negativa e spiacevole. Insomma, non bisognerebbe litigare”.

Domanda del pubblico: “Non riesco a distinguere fra azioni positive pure ed azioni positive impure: si è definita azione positiva pura quella in cui non c’è attaccamento, mentre tale difetto mentale è presente in quella impura: ma, se c’è attaccamento, com’è possibile che quella azione sia di tipo positivo”?
Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Un’azione può essere virtuosa, ma allo stesso tempo può essere anche mescolata con l’ignoranza; se non c’è la conoscenza della Vacuità, cioè della comprensione dell’interdipendenza dei fenomeni, c’è l’attaccamento: essa, allora, è sì un’azione positiva, ma è impura, perchè contaminata da questi difetti mentali. Un’azione positiva è invece considerata pura quando, ad esempio, l’azione di non uccidere, che sappiamo essere virtuosa è accompagnata dalla comprensione che il soggetto che compie l’azione, l’oggetto che la subisce, e l’azione stessa sono interdipendenti, cioè quando l’atto è compiuto con la saggezza unita alla comprensioone della Vacuità.

Per esempio, xxxxx, tu dovresti pensare così: io non uccido, perchè uccidere è un’azione negativa, i cui risultati saranno anch’essi negativi. In questo modo, dato che non agisco negativamente, compio un’azione positiva. Contemporaneamente devi pensare: io che agisco sono costituito da parti e sono dipendente da cause. Pensando cosi, fai diventare pura quella azione positiva”.

Domanda del pubblico: “Il suicidio è un’azione negativa”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “È la più grande azione negativa che si possa compiere”.

Domanda del pubblico: “E se si ha una malattia incurabile? Se si è disperati”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Una tale azione rimarrà sempre e comunque negativa, in quanto non trova alcuna giustificazione. Perché? Se ora siamo rinati come uomini dipende dal fatto che, precedentemente, abbiamo praticato una buona moralità, mentre un suicidio è un’azione fortemente immorale, quindi profondamente negativa, motivata da una grandissima ignoranza. Perché il suicidio è generato da una profonda ignoranza? Perché chi decide di uccidersi ignora che la sua rinascita umana è dovuta alla pratica della moralità, molto difficile da perseguire, e quale sarà la sua futura rinascita. Il suicida sicuramente non rinascerà né come uomo né come Deva, né avrà una vita lunga, proprio a causa della sua ignoranza riguardo al perché sia ora nato come uomo ed a come potrebbe rinascere nel futuro. Non sa inoltre che l’ignoranza genera grande negatività, e che questa provoca come risultato grande sofferenza: infatti non conosce la legge di causa-effetto. Per contrastare l’insorgenza del pensiero del suicidio, allora è molto importante meditare sulla Grande Compassione, vale a dire sul desiderio di liberare se stessi e tutti gli altri esseri senzienti dalla sofferenza, perché così si bloccherà automaticamente il pensiero di danneggiare se stessi.

Ora meditiamo: se desideriamo suicidarci, dobbiamo avere vera Compassione di noi stessi, perchè abbiamo una profonda ignoranza, che ci causa sofferenza, e per liberarcene abbiamo bisogno di aiuto. Ma, esattamente così come noi, soffrono anche tutti gli altri esseri senzienti: è necessario perciò sviluppare il desiderio di liberarli tutti dalla sofferenza, ed una tale aspirazione è appunto la Grande Compassione. Se gli esseri senzienti sperimentano dolore, succede perchè essi sono afflitti dall’ignoranza che causa, appunto, sofferenza: questo è il motivo per cui si genera Compassione verso ognuno di loro. Generare Compassione significa voler aiutare tutti gli esseri che sono infelici.
Preghiamo, e contemporaneamente meditiamo, pensando: che tutti gli esseri senzienti che soffrono, perchè dominati dall’insipienza e dalla rabbia, causata soprattutto dall’ignoranza, possano essere liberi da questi Klesha. Non attuando le dieci azioni negative, automaticamente praticheremo quelle positive, e così facendo, accumuleremo sempre più meriti, maggiori positività.

Bisogna studiare inoltre il modo in cui dentro di noi sorgono le dieci azioni negative, e in seguito gli atteggiamenti mentali che ne favoriscono l’abbandono. Abbandonare le dieci negatività è un’azione positiva: questo argomento va studiato applicando la pratica della pazienza. Poichè abbandonare le azioni negative risulta poco facile, bisogna sviluppare la pazienza e perseverare in questa pratica, pensando che, da questo impegno positivo, matureranno futuri buoni risultati per noi che agiamo in tal modo. Quindi, senza impegnarsi in altre pratiche, si deve pensare e agire così: d’ora in avanti non compirò più azioni non-virtuose, negative, e abbandonandole, mi impegnerò a studiare e praticare di più quelle positive. Non esiste altra forma di pratica. Per poter ottenere la Grande Compassione è necessario dapprima accumulare le cause specifiche che la generano, e quella principale è il pensiero che considera tutti gli esseri come nostre madri, o comunque, anche se non tutti sono stati nostre madri, sono stati molto gentili e di grande beneficio per ognuno di noi. Tutti gli esseri sono gentili nei nostri confronti perchè, se non esistessero, noi non potremmo sviluppare la Grande Compassione, né tutte le altre qualità, come ad esempio la generosità: con chi infatti potremmo essere generosi? Lo stesso vale per la pazienza, che è un’altra grandissima qualità, di cui abbiamo un estremo bisogno; se non ci fossero gli altri esseri, con chi potremmo praticarla noi “?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “È possibile sviluppare la Grande Compassione nei confronti di una pietra? O verso l’oro? E verso un aereo?”

Risposta: “Se l’aereo è carico di passeggeri sicuramente sì!”

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Mi riferivo ad un aereo vuoto. Esso non possiede una mente, né sensazioni. La Grande Compassione è importante, perché con il suo ottenimento, otterremo anche la Bodhicitta, la mente dell’illuminazione”.
Com’è possibile ottenere la Bodhicitta? In primo luogo, bisogna pensare fortemente di voler aiutare a liberare dalla sofferenza tutti gli esseri senzienti; poi, in modo altrettanto forte, di voler raggiungere l’illuminazione, perché solo così si possono veramente liberare tutti gli esseri dal dolore: questa è la Bodhicitta. Come terzo punto, bisogna pensare che l’illuminazione deve essere raggiunta proprio da me per poter essere di aiuto a tutti gli esseri, e contemporaneamente bisogna pensare che “anch’io”, che desidero e voglio raggiungere l’illuminazione per il beneficio di tutti gli esseri, sono dipendente da cause determinate, da parti che mi compongono; e, così come me, lo sono tutti gli altri esseri. Più brevemente, bisogna riflettere che questo “io” che vuole aiutare tutti gli esseri non è indipendente, e che dipende dalle parti che lo costituiscono. Perché? Perché l’Io dipende dalle sue parti, dalle cause che lo determinano e dal nome che lo definisce. Pensare in continuazione così, è la più grande meditazione; bisogna unificare la meditazione sulla Bodhicitta con la meditazione sulla Vacuità.

Questa è l’essenza degli insegnamenti tantrici del Kalachakra, di Guyasamaja, Heruka, e Yamantaka; quindi, meditando cosi, porremo in noi il seme di queste divinità, che è appunto l’unificazione della Bodhicitta e della Vacuità.  D’ora in avanti non dovremmo meditare su nient’altro, se non sulla Bodhi-citta e sulla Vacuità unite insieme. Tutte le pratiche sia di Sutra che di Tantra si basano sull’unifica-zione della Bodhicitta con la Vacuità. Sapete che cos’è la Vacuità? Bene, meditando così, lungamente, sarà poi possibile ottenere l’illuminazione, che è lo stato in cui non si prova più sofferenza,  non si ha più ignoranza, ed in cui si raggiunge una felicità ed una conoscenza pura.

Perché una volta raggiunta l’Illuminazione non si soffre più? Perché si è eliminata la causa del dolore, che è l’ignoranza. Perché si ottiene una conoscenza pura? Perché si è generata la sua causa, che è la Grande Saggezza. Cosa genera entrambe, vale a dire l’eliminazione dell’ignoranza e l’acquisizione della saggezza? Senz’altro lo studiare molto. Studiare in modo esteso, ascoltare gli insegnamenti dei maestri, rifletterci sopra, approfondirli, meditarli, rappresentano tutti dei metodi per sviluppare la saggezza.

Domanda del pubblico: “I Deva si reincarnano necessariamente come esseri infernali”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Poiché i Deva non sperimentano la sofferenza, essi non possono sviluppare la Rinuncia alla sofferenza del samsara (nisharana), e quindi nemmeno la Grande Compassione. Siccome vivono continuamente sommersi dai piaceri, essi provano per loro un forte attaccamento, che gli causerà una rinascita negli inferni. La situazione di piacere perenne in cui i Deva vivono, non fa mai provare loro dolore, di conseguenza non fa sviluppare la Rinuncia e nemmeno la Compassione. Quando poi muoiono, avendo consumato tutti i meriti, e mai avuto la possibilità di accumularne altri, rinascono negli inferni Nanak: a causa del forte attaccamento”.

Domanda del pubblico: “Perché, allora, come augurio, si auspica di rinascere come Deva”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Ognuno di noi deve pensare se è meglio essere nati come uomini o come divinità. È pur vero che, durante la loro vita, i Deva sperimentano una grande felicità; ma dopo la loro morte, se rinascono negli inferni, proveranno una grande sofferenza. Cos’è meglio, allora”?

Domanda del pubblico: “Un Deva non potrebbe andare oltre? Perché deve finire negli inferni? Oppure è soltanto più difficile realizzare l’illuminazione”?

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Si, é possibile andare oltre, ma è molto difficile, perché bisogna aver già prima realizzato la Vacuità ed aver meditato molto. Un Deva potrà rinascere come uomo, solo se in una precedente vita ne ha accumulato le cause, perché altrimenti per lui sarà molto difficile creare meriti, dato che possiede un forte ego. E se c’è un forte ego, ci sarà anche una chiusura mentale alla pratica di azioni virtuose.
Domanda del pubblico: “Se ho capito bene, la tossicodipendenza, la depressione, l’alcolismo, ecc. sono problemi che un uomo può aver accumulato a causa di azioni negative compiute in una sua vita passata, senza che, però, ne abbia una responsabilità diretta nel presente; se non quella di non volerne uscire fuori tramite lo studio”.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Le situazioni di tossicodipendenza, alcolismo o depressione sono causate da azioni che sono state compiute in precedenza, ma se ci si pente o si prova rimorso per ciò che si è commesso, allora si potrà eliminare l’impronta di quella azione negativa, e questo discorso vale per qualsiasi negatività attuata. Se si conosce il risultato delle azioni negative, sarà più facile generare pentimento: siccome è noto che il risultato di qualsiasi negatività è la sofferenza, e siccome non si vuole provare dolore, ci si convince che è meglio pentirsi. Bisogna studiare in modo esteso la legge di causa-effetto e meditarvi in continuazione”.

Domanda del pubblico: “Cosa bisogna fare per sviluppare la ‘Grande Compassione’? Il Dalai Lama ha detto che bisogna: “Avere molti guai””.

Ven. Gheshe Sonam Chanciub: “Prima bisogna conoscere e capire cosa sia la propria sofferenza, quale sia la sua causa; poi è necessario pensare che così come io soffro, anche tutti gli altri esseri soffrono; infine generare il desiderio di liberare questi esseri dalla sofferenza. Questa è la Grande Compassione”.

Continua qui http://www.sangye.it/altro/?p=4952

Tratto dal sito http://www.centronirvana.it/home.htm che devotamente ringraziamo per la sua compassionevole gentilezza verso tutti gli esseri che soffrono in questa dolorosa esistenza samsarica.

 

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