1-14 Lama Denys Rinpoce: La Piena Presenza

Lama Denys Rinpoce: La piena presenza è una presenza aperta, attenta, rilassata, lucida, empatica e sensitiva.

Lama Denys Rinpoce: La piena presenza è una presenza aperta, attenta, rilassata, lucida, empatica e sensitiva.

1 – Lama Denys Rinpoce: “La Piena Presenza”, Primo seminario residenziale nazionale MBFT Mindfulness Based Fundamental Training, promosso dalla Federazione Rimè Italia dal 5 al 12 aprile 2014 alla Domus Laetitiae, Frontignano di Ussita (MC).

Il Mindfulness Based Fundamental Training (MBFT) è un metodo semplice e progressivo per scoprire una più profonda relazione con il nostro vissuto, una strada per il benessere e la felicità, l’addestramento fondamentale basato sulla consapevolezza. È un approccio laico ed universale, alla pratica della piena presenza, cuore degli insegnamenti del Buddha. Numerosi studi scientifici mostrano da tempo l’efficacia dei protocolli basati sulla “mindfulness” nei diversi aspetti della vita quotidiana come la gestione dello stress, i disturbi ansiosi, il lavoro, lo sport, ecc. la MBFT associa alla metodologia sistematica ed efficace di questi protocolli, all’autenticità ed all’universalità della pratica meditativa millenaria buddhista.

Il seminario.

Il seminario ha offerto una presentazione teorica, pratica ed esperienziale della pratica di piena presenza, secondo un programma strutturato e coerente. È considerato adatto a tutti e rappresenta una via di felicità, che aiuta ad affrontare le strategie e le risposte negative al malessere che la società ci propone senza sosta. Le tecniche proposte provengono dalla tradizione millenaria della pratica buddhista, ma presentate al di fuori del contesto culturale e religioso in cui sono nate e sviluppate, in un’ottica terapeutica, laica e scientifica. Il seminario è un’occasione per entrare in contatto con il senso fondamentale ed universale di una pratica antica, la piena presenza, secondo un metodo e un linguaggio laico, nuovo ed efficace, particolarmente adatto alla vita contemporanea e rivolto a tutti senza controindicazioni. È un valido strumento per i professionisti della psicologia, psicoterapia, medicina e tutti quelli che operano nel sociale, nell’educazione, nella gestione e per la solidarietà.

Appunti ed editing del Dr. Luciano Villa e di Graziella Romania, nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” approvato da Sua Santità il Dalai Lama per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore od omissione.

1 – Lama Denys Rinpoce.

Pace, disciplina di moderazione, non violenza e calma, occorre evitare di partire in una direzione o con preoccupazioni, è bene star soli e tranquilli, non siamo venuti qui per far conoscenza, sedurre o fare delle nuove relazioni.

Tre elementi contraddistinguono il programma: le presentazioni, le domande e le risposte. Saranno momenti di esperienza profonda e di sua condivisione, con esercizi fisici e di loro condivisione d’esperienza.

Definizione di mindfulness o piena coscienza o piena presenza o consapevolezza o stato di presenza all’istante presente, all’istante e nell’istante: è uno stato di presenza naturale, inerente alla nostra natura, alla nostra condizione umana fondamentale.

  • Definizione generale: l’arte o addestramento di essere attenti intenzionalmente all’istante presente senza giudicare, presenza aperta, neutra, ricettiva, che non giudica, non concettualizza. È la pratica di portare deliberatamente l’attenzione all’istante presente senza condizioni. Il suono del gong scandisce i momenti di piena presenza. L’esperienza e la pratica di piena presenza non sono esclusivi di una certa tradizione spirituale, ma è un’esperienza umana fondamentale. Le sue origini risalgono a tempi immemorabili, all’origine della coscienza umana. La sua pratica, come ci è giunta, trae le sue origini dall’insegnamento del Buddha. Prende il nome di Mindfulness in inglese, sati in sanscrito, o smirti in pali, o merpa in tibetano. La traviamo nell’insegnamento fondamentale del Buddha chiamato Shamata e Vipassana. È il cuore della tradizione del Buddha che ci è giunta attraverso una trasmissione continua. Nella tradizione, essa fu trasmessa dal Buddha col Satipattanasutra o Trattato della Consapevolezza e ne seguiremo l’andamento: piena presenza del corpo, delle sensazioni, della respirazione, della vista e dei sensi, piena presenza all’esperienza d’apertura, ai contenuti della mente, ai pensieri ed emozioni, ed integrandola nella vita quotidiana. È un’esperienza di sensazioni: di piena sensorialità, sensibilità, di incorporazione della sensazione, dell’esperienza della respirazione.

Quali sono le sue applicazioni contemporanee?

È uno stato d’essere che ha moltissime qualità e benefici, che hanno trovato convalida esperienziale e scientifica: armonizza le nostre funzioni, con ricadute sulla salute; libera dalle tensioni e dallo stress, rinforzando il sistema immunitario; porta ad armonizzare corpo e mente; rappresenta uno stato di salute fondamentale: fisica e psichica. Ha un’azione antidepressiva, è un’ottima fonte di gestione dello stress e della depressione, è un potente accompagnamento psicologico, coaching, è uno stile di vita riconosciuto dalla medicina ufficiale. È considerato un protocollo ed un metodo concreto, disponibile per diversi ambiti e prescrivibile in medicina. È un valido rimedio allo stress, in particolare per chi ha familiarità con la tradizione del buddismo. MBFT Mindfulness Based Stress Reduction, Fundamental Training.

Stress = dukka, malessere, disagio, sofferenza. La mindfulness è una via di liberazione dal dukka. È una terapia fondamentale che promuove la salute, liberando dalle malattie fondamentali che danno origine al malessere e disagio.

Piena presenza al corpo, alle sensazioni, ambiente, vita quotidiana.

Sperimentare la potenza di metodi di liberazione come la mindfulness, questo è lo scopo di questo seminario. Ed è tanto più importante il successo della mindfulness perché la sua tradizione si è andata affievolendo nel supermercato delle tradizioni spirituali. L’addestramento alla piena presenza va iscritto in un contesto economico non commerciale seguendo un comportamento di generosità.

È la partecipazione cosciente dei partecipanti nel dono. Ognuno viene nel luogo della trasmissione e si fa carico di corrispondere il prezzo di costo e viene invitato ad un dono per la realizzazione e gestione del seminario, il che significa di essere coscienti e corresponsabili alla continuazione della tradizione.

OPN Open mindfulness network. Protocollo messo a punto nell’ambito di eventi e seminari, disponibile in modello wiki, che permette l’applicazione del protocollo in 8 fasi in tutti i contesti in cui potrà essere utile. Importanza della formazione delle persone che trasmettono il protocollo.

Partendo dalle origini dell’esperienza, ne vedremo gli approcci contemporanei e la presentazione dell’addestramento, fondamentale alla piena presenza o consapevolezza: scopriamo l’esperienza dietro le parole, il che significa comprendere sulla base dell’esperienza. È la scoperta di uno stato di presenza, di essere.

Un’esperienza di scoperta sensoriale.

Facciamo ora un’esperienza di scoperta sensoriale.

– Ad occhi chiusi, gli assistenti metteranno un piccolo oggetto nelle vostre mani. Lo discernerete senza guardarlo, ma toccandolo, odorandolo, poi ad occhi aperti lo guarderete come se fosse la prima volta, ne scruterete le pieghe, le increspature, i colori, i riflessi, le ombre. Avvicinatelo alle labbra e delicatamente mettetelo in bocca senza masticarlo, e comunicherete la sensazione che provate toccandolo con la lingua, a succhiarlo, a muoverlo nella bocca mordicchiandolo, poi fategli una piccola incisione coi denti e provatene il sapore, facendo attenzione semplicemente al suo gusto. Pian piano potete masticarlo, apprezzandone il gusto e sapore. Quando volete, iniziate ad inghiottirne un poco, facendo attenzione alle sensazioni che provate nel momento in cui lo inghiottite, come scende fino allo stomaco, percependo la sensazione provocata dall’assunzione di quel determinato cibo, la sensazione di mangiare. Continuiamo ad inghiottire restando nelle sensazioni che vengono in questa sequenza.

Condividiamo l’esperienza, com’è andata?

A. Ho percepito una spiccata sensazione dell’odore, questa era la prima, quindi il tatto, infine, gustando sentivo che gli odori si amplificavano e, nella pausa, la sensazione del cibo che scende: il tutto amplificato.

Lama Denys Rinpoce. Si trattava d’un semplice esercizio di sensorialità, la piena presenza è piena sensorialità.

Marco. Mi sono sentito sorpreso, come se mangiassi per la prima volta quel cibo, come se tutto me stesso fosse partecipe di quella sensazione.

Lama Denys Rinpoce. È molto positiva l’esperienza di sorpresa, come un bambino che scopre le cose per la prima volta.

Eugenia. Ho fatto un pò fatica a riconoscere le sensazioni perché facevo un pò fatica a riconoscere l’oggetto, non lo riconoscevo.
Lama Denys Rinpoce. È una sensazione molto importante, perché l’attività mentale ci allontana dalla sensazione, è importante perché nel ritiro scopriamo i sensi senza giudizio.

– L’altro esercizio lo facciamo con un foglio di carta, su cui scriverete le vostre attese: perché sono venuto al seminario? Quali sono le mie aspettative? Quali sono i miei desideri?

Ecco alcune risposte.

Essere più aperti e ricettivi, essere felici e rendere felici, farmi coinvolgere nella piena presenza, diffondere questo protocollo, portarlo nell’ambiente di lavoro, essere presenti a questo seminario, il risveglio, un mondo migliore, che tutto sia propizio, riuscire a comprendere questo metodo.

Lama Denys Rinpoce. Sono state espresse molte cose ed alla fine del ritiro faremo un bilancio.

L’esercizio d’integrazione.

L’altro esercizio, chiamato d’integrazione, consiste nel consumare il pasto nell’apprezzamento e nella sensazione del buon pasto che ci viene preparato. Il cibo è l’oggetto di molti attaccamenti ed a volte abbiamo la tendenza a gettarci letteralmente sul cibo. Silenziosamente per 20 minuti gustiamo il cibo, assumiamo il cibo in modo attento, masticando dolcemente, salivando; è un esercizio di piena presenza: mangiamo coscienti anche del fatto che stiamo incorporando questo cibo che è un dono della natura e di tutti quelli che l’anno preparato in una interdipendenza incredibile. Il cibo è pure una medicina: la base della medicina tradizionale orientale ed occidentale. Accogliamo questo cibo con un esercizio sensoriale, sensuale, sensitivo e gioioso, apprezzando il cibo come un regalo. Oggi pomeriggio faremo degli altri esercizi d’incorporazione.

Nella sensazione del corpo, della respirazione addominale naturale, si sviluppa la meditazione laica o piena presenza d’attenzione all’istante presente. È l’emergere d’una nuova spiritualità laica. Di meditazione ce ne sono moltissime forme, e ci sono molti malintesi sul cuore dell’esperienza meditativa. La meditazione non è quel che credete. Sul dizionario, per meditazione trovate la meditazione su un brano del vangelo, in ogni caso s’intende un’attività profonda dell’intelletto. Ma la meditazione non è un’attività mentale. Nei paradigmi: meditazione = contemplazione. Quel che s’intende per meditazione rientra più nel registro della contemplazione.

Semplificando, la meditazione laica è un’esperienza, laica significa non confessionale. Laico e non confessionale a Bruxelles sono sinonimi, questo è il senso europeo.

Piena presenza si distingue in attenta ed aperta, in inglese: attenta = mindfulness ed aperta o panoramica = awareness. Piena coscienza e piena presenza è un termine utilizzato spesso da Tich Nat Han http://www.sangye.it/altro/?cat=54.

Cosa vi evocano i termini coscienza e presenza? Coscienza di qualcosa, visiva, uditiva, è un processo cognitivo in cui si sperimenta un qualcosa d’altro. Piena coscienza non vuol dire coscienza di sé. Ma va nel senso d’un attenzione, a-tenzione nel senso di una sensazione senza tensione. A – tensione, “a” è alfa privativo, il che significa: recettiva chiarezza, attenzione rilassata. Non è nemmeno una forma di concentrazione, perché quest’ultima implica chiusura ed attenzione tesa. Non è un’esperienza di chiarezza di sé, né di concentrazione, ma di lucidità chiara e viva, perciò preferiamo utilizzare il termine di piena presenza: presenza attenta, aperta, empatica.

Questa è importante come esperienza di presenza attenta, aperta ed empatica. Empatica in quanto si è in comunione con l’esperienza che si vive. Meditazione laica è la pratica della presenza aperta attenta ed empatica. Meditazione è un addestramento, il che corrisponde al termine sanscrito e tibetano. Qui s’intende un metodo, con una disciplina che permette passo dopo passo di acquisire l’oggetto dell’addestramento, il che e’ basato sulla ripetizione. Così impareremo a scoprire questo stato imparando a ritornarci continuamente.

Consideriamo ora l’istante presente. Vi siamo calati? Spesso non lo siamo, perché, catturati dai ricordi, rimuginiamo il passato. Oppure siamo immersi nella proiezione dell’avvenire, lo stiamo anticipando, siamo immersi in costruzioni mentali del passato e dell’avvenire, che siano ricordi o proiezioni. Di fatto lasciamo l’istante presente, entrando nelle concezioni e costruzioni mentali.

– L’istante presente è l’esperienza diretta immediata ed a-concettuale. Vi presento l’aspetto fondamentale di quelle che sono considerate la pratiche spirituali, un termine occidentale che evidenzia che si sviluppa la mente. Al limite, nel contesto occidentale, quello spirituale diventa sovrannaturale, che esiste solamente nella proiezione immaginativa, ma sono costruzioni mentali. La piena presenza è una pratica naturale ed universale e va nel senso della liberazione delle proiezione e va verso la non dualità, libera dal qui e là, ma che si fa corpo con la realtà. L’istante presente è sentire piuttosto che pensare. Il presente non si pensa, ma si sente.

Abitualmente la coscienza è come un pilota automatico, che guida il funzionamento reattivo abituale, nel gioco dei condizionamenti mentali. La pratica della piena presenza c’insegna a sganciarci da questo modo automatico di comportamento.

La piena presenza è una presenza aperta, attenta, rilassata, lucida, empatica e sensitiva. Una presenza attenta e rilassata, che implica lucidità, apertura ed empatia sensitiva. Scopriremo questo stato integrato nella nostra vita, apprezzando l’istante presente, quello reale è quello di libertà, di felicità, di risveglio. Riconosciamo ed apprezziamo l’istante presente per poterlo coltivare. E si può farlo solo con ciò che si desidera. Piena presenza è piena sensibilità o piene sensazioni. Si tratta quindi di sentire pienamente invece che pensare.

Metteremo ora l’accento su degli atteggiamenti fondamentali dell’addestramento.

I nove atteggiamenti.

1 – La mente di principiante: fare esperienza senza preconcetti, molto semplicemente, senza strategie ma con la semplicità del principiante.

2 – Sentire senza giudizio: né si né no, né buono o cattivo, senza giudizio.

3 – Accogliere con benevolenza ciò che è, molto semplicemente, lasciando essere, lasciando andare, lasciando la presa.

L’addestramento è il ritorno alla piena presenza una volta abbandonata la sensazione, facendo corpo con l’esperienza. Incorporare l’esperienza: questa è la pratica fondamentale. Non si tratta di spiritualizzarsi ma piuttosto d’incorporarsi. L’incorporazione ultima è la vera spiritualità.

4 La pazienza.

La realizzazione del risveglio è la realizzazione dei tre corpi del Buddha. Ed è anche toccare la terra, è anche una presenza incorporata.

Ora partiremo verso l’avventura, m’appello al vostro spirito d’avventura, perché esploreremo, c’incammineremo verso una ricerca. Lo stato di piena presenza è quello in cui ottimizziamo le nostre risorse e qualità. Così non c’è bisogno di dirci quello che già sappiamo, come nella musica, nella danza, in cui nella piena presenza esprimiamo il massimo delle nostre qualità. La piena presenza ha anche un potere terapeutico, in presenza d’un persona in fin di vita è una presenza attenta, disponibile; è estremamente terapeutica così come lo è un qualsiasi medico e psicanalista. È il luogo dell’etica fondamentale.

Francisco Varela (un genio delle scienze della mente che con Sua Santità il Dalai Lama fondò il Mind and Life Institute a Boston), nel suo libro “Quale sapere per l’etica”, vedi anche il video Monk in the Lab di Mathieau Richard, ci sono sperimenti con la presenza attenta.

Varela. Un uomo con un bimbo attinge l’acqua da un pozzo profondo, cala il secchio ed il bimbo è tranquillo al margine del pozzo, il bimbo attirato dal secchio che scende è colto dallo scintillio dell’acqua del fondo e perde l’equilibrio, ormai vi cade dentro. E l’uomo che stava calando il secchio, immediatamente lo prende al volo. Egli era pienamente presente.

L’azione dell’uomo era etica?

Si, ha salvato la vita del bimbo, ma allo steso tempo ha dimostrato empatia, non si è domandato tanto se fosse stato etico, ma era nello stato di piena presenza empatica. Quindi, in questo stato d’empatia, ha compiuto ciò che era positivo nella situazione presente.

La piena presenza empatica è anche altruismo, benevolenza ed è naturalmente etica.

La sensazione in ciò che si ha di primordiale è un armonia nell’istante, ed è positiva. La piena presenza è l’istante di armonia e salute, ciò che porta felicita a se stessi ed agli altri.

Domanda – Quale connessione esiste tra lo stato di coscienza ed il sistema nervoso?

Lama Denys Rinpoce. Ci sono naturalmente delle connessioni tra la nostra coscienza ed il nostro cervello. Ce lo spiega la neurofisiologia, che ci mostra pure le attivazioni tra determinate aree cerebrali e certe sensazioni.

– Inspira sentendo l’inspirazione ed espira sentendo l’espirazione, lascia andare, non c’è bisogno di comandare al respiro e tantomeno di preoccuparsi. Integriamo la piena presenza nella nostra vita e nelle nostre attività.

Esprimiamo piena presenza anche lavandoci i denti: con attenzione, presenza e precisione.

Stasera fate un body scan a letto prima d’addormentarvi.

Domenica 6 Aprile

Occorre dormire bene, e per poter dormire bene è necessario dormire più del solito.

Vi avevo chiesto di fare il body scan la sera prima.

Non è il caso d’essere rigidi con l’ordine della sequenza, il body scan può iniziare dalle mani alle braccia o dai piedi verso le gambe, iniziamo con la mano destra perché è quella dominante, perché è con quella da cui abbiamo l’esperienza tattile.

Sviluppiamo sempre il sentire inspirando ed espirando lasciando andare ed andando nella sensazione del corpo globale, di tutto il corpo, questi resoconti d’esperienza ci dice che tutti quanti abbiamo situazioni simili, e quel che va bene ad alcuni è bene per tutti quanti. L’addestramento consiste nel sentire e valorizzare le sensazioni del corpo ed apprezzarle.

Se abbiamo un dolore non lo dobbiamo contrastare.

Contrastare il dolore lo amplifica: è meglio respirare, inspirando sento ed espirando lascio fluire, diffondere, irradiare.

In presenza d’un dolore e d’uno stato d’ansia: in primo luogo dobbiamo accettarlo, il che corrisponde al principio di realtà, in modo benevolo. Respirando: inspirando sento la sensazione ed espirando mi rilascio, m’abbandono nella sensazione, lasciando diffondere, irradiandone l’energia.

Il tema odierno è la piena presenza del corpo e nella respirazione.

Si tratta di sentire pienamente il proprio corpo e la respirazione, di sentire ed osservare il proprio corpo. Come sono nell’istante presente? Posso posizionarmi sul barometro delle mie sensazioni? Consideriamo il corpo come un indicatore: individuiamo i segni del corpo, individuiamo le tensioni del nostro corpo, incorporiamole.

Il nostro corpo è un cruscotto, stare ad ascoltarlo ci permette di sentire come stiamo. Quest’attenzione ed osservazione costituiscono un apprendimento importantissimo. Il corpo e la mente sono interdipendenti e, tra i due, il respiro funge da collegamento. Corpo, respiro e mente sono in relazione continua ed interdipendente.

Al contrario di quando ci agitiamo, se siamo calmi, la respirazione è calma e lenta, quasi impercettibile. Il corpo è una sorta di barometro che ci permette di comprendere lo stato mentale in cui siamo. Dobbiamo quindi imparare a comprendere i segni del corpo, le sue tensioni, perché tramite esse il nostro corpo si esprime. Nel corpo si traumatizzano le tensioni mentali. Perfino i traumi passati sono diventati memoria fisica del corpo.

Domanda. Quali interrelazione esistono tra gli organi della coscienza ed il sistema nervoso SN?

Lama Denys Rinpoce. Esistono relazioni tra gli stadi di coscienza e gli organi. Quel che è importante, è saper o imparare a riconoscere le sensazioni fisiche in relazione agli stadi di coscienza. Un recente studio di ricercatori scandinavi evidenziava che, in particolare tipi d’emozioni, s’attivano particolari zone. È banale, ma quando sentiamo un emozione, la sentiamo fisicamente, l’importante è saper associare l’emersione dell’emozione nello stato passionale. Imparando a rilevare l’emergere di queste sensazioni: sul cruscotto emerge un segnale d’attenzione. Quindi possiamo iniziare a respirare: inspirando, espirando e lasciando andare. Esistono precauzioni ed adattamenti secondo le circostanze. Ma, in sostanza, tra un percorso di psicoterapia ed il cammino di liberazione fondamentale ci sono estese zone di sovrapposizione. La liberazione sfocia in una determinata forma d’espressione, esprimendo quel che era stato represso e liberando ciò che era stato dimenticato: è la liberazione catartica, la liberazione verbale, emotiva, dei modi. È la liberazione dall’energia delle fissazioni, senza che in quel momento debba realizzarsi per forza l’intervento d’una terza persona: siamo noi stessi a realizzare quest’accoglienza aperta e benevola che permette la liberazione.

La pratica della piena presenza va adattata a seconda delle circostanze, da sola può non rivelarsi sufficiente, perché si può cadere in un recupero della deviazione.

La postura.

A partire da questa pratica esploriamo la postura: un buon posizionamento del nostro corpo in quella che viene chiamata una postura corretta assisa, che influisce sulla respirazione ed a sua volta sulla mente. Dev’essere comoda, in cui il corpo è disteso, senza tensioni ed a suo agio, il che è fondamentale. Essere a proprio agio nel corpo, ma nella durata. Quando siamo seduti, anche a cavallo, è importante essere seduti bene, pure se stiamo guidando l’auto. Una postura scorretta ci porta dolori alle spalle o alla schiena. Possiamo stare seduti bene sia su d’un cuscino che su una poltrona, coi piedi appoggiati al suolo. Così pure se siamo sul cuscino, ed è bene averne uno un po alto. È bene avere un buon cuscino. Proviamolo. Stiamo seduti sul cuscino con le gambe che toccano bene il suolo, il che costituisce un triangolo stabile. Non si appoggia la schiena, ma il bacino è leggermente in avanti e la colonna vertebrale a livello lombare e’ leggermente piegata in avanti, fisiologicamente in una posizione d’equilibrio, in cui possiamo rimanere senza tensioni. Assumiamo una posizione dal busto aperto, il capo leggermente reclinato, come se un filo reggesse la sommità del capo rendendoci i più alti possibili. La bocca è rilassata, evitando le tensioni alla mascella, rilasciamo la cavità orale, non incolliamo la lingua al palato, gli occhi sono naturalmente aperti, come lo sono nella vita quotidiana, ma con uno sguardo rilassato, aperto e disteso, largo e globale, con le mani che si muovono come coi bambini, in una visione panoramica, il che è importantissimo.

Se siamo nella piena presenza del corpo e del respiro, possiamo chiudere gli occhi, permettendo di sentire meglio in un’interiorizzazione della sensazione. Lavorando con la presenza del corpo e la sensazione è bene chiudere gli occhi, se questo è un fattore facilitante, ma, in seguito, ci abitueremo a tenere gli occhi aperti.

Seduti a gambe incrociate, manteniamo la schiena ben dritta con un lieve basculamento del bacino in avanti, il capo ed il mento leggermente reclinati, il tronco eretto, la bocca distesa, gli occhi semichiusi. Quando si chiudono gli occhi si può avere un’esperienza d’una sorta di vertigine. Si possono mantenere gli occhi chiusi e mantenere questa sensazione senza pericolo.

L’esercizio d’esperienza del respiro.

Facciamo un body scan express globale. Ripassiamo i vari punti della postura proprio per posizionarci in una buona seduta, all’inizio quasi in eccesso per poi rilassarci, sentendo la respirazione: all’inizio quella addominale, col ventre che lentamente si gonfia e si sgonfia, percepiamo la sensazione di respiro alle narici o la sensazione globale della respirazione. Acuiamo l’attenzione, rendendoci conto che giungiamo al punto d’inspirare ed espirare molto semplicemente, naturalmente, sentendo all’inspirazione seguire l’espirazione, monitoriamo il respiro nella sensazione continua. Si tratta di sentire che inspiriamo ed espiriamo, quindi ci lasciamo andare e lasciamo sedimentare la sensazione per qualche tempo: naturalmente silenziosamente.

Si tratta di sentire, invece che pensare e di lasciarsi andare nella sensazione. È col respiro che realizziamo l’incorporazione: lasciarsi andare o abbandonarsi completamente nella sensazione, essere la sensazione.

Respirando con l’addome ed il torace, l’importante è abituarsi a sentire questa sensazione. Il rilassamento va dall’alto al basso con leggera contrazione dell’addome finalizzata ad espellere tutta l’aria. Espiro dall’alto al basso ed inspiro dal basso all’alto.

La posizione delle mani è funzionale a sentir bene, anzi, ad amplificare la sensazione.

È bene lasciar andare, lasciarsi andare senza nessun senso di colpa, senza associarlo al partire. L’importante è lasciar andare, lasciare la presa, abbandonarsi. Nella piena presenza s’impara a lasciare la presa, ad abbandonarsi, come quando ci s’addormenta, si muore, ci si abbandona nell’orgasmo. È importante comprendere le analogie tra i momenti, abbandonare le tensioni, la fissazione, l’attaccamento, ma lasciandosi andare nello spazio, in modo allegro, cordiale, gioioso.

Facciamo ora una respirazione intensa e profonda: manteniamo la postura assisa, respirando lentamente, dolcemente, completamente e profondamente, senza forzare, in piena capacita’ ed ampiezza. Respiriamo attraverso le narici, profondamente e completamente, restando semplicemente nella sensazione del soffio che va e viene. Restiamo rilassati e distesi nella semplice sensazione della respirazione, lasciandoci andare come in un lungo sospiro.

Pomeriggio.

Gli strumenti della piena presenza sono l’attenzione ed il richiamo.

– L’attenzione è la presenza attenta, la piena presenza alla sensazione dell’istante, uno stato di piena presenza, l’esperienza dell’istante, uno stato di accettazione nel senso di lasciar essere così com’è, un atteggiamento d’accoglienza, l’attenzione come presenza alla sensibilità dell’istante: è la base, il fondamento, è tutto.

– Il richiamo è il cuore dell’addestramento, che ci permette di tornare all’esperienza, ci consente di tornare a quest’esperienza ogni volta che ce ne siamo distratti.

Dobbiamo perciò imparare, con l’addestramento, a riconoscere le distrazioni. Realizziamo un momento d’esperienza nella postura, nella sensazione del corpo, del respiro naturale, respirando molto semplicemente, in una sensazione continua del respiro. E, se ci distraiamo, ci richiamiamo ad essa. Ci rilassiamo in questo ciclo della respirazione naturale: inspirando raccogliamo la sensazione di ciò che è naturalmente, espirando ci rilassiamo nell’apertura del sorriso interiore, rilasciandoci e rilassandoci. Così respirando, rimaniamo nella semplice sensazione del soffio naturale.

Siamo animati dal soffio della vita, il soffio della respirazione è un aspetto del soffio corporeo; nella prospettiva yogica, soffio è anche un aspetto d’energia. Soffio della vita ed energia di vita sono sinonimi, come lo sono le energie che ci pervadono e ciò che anima la nostra mente. Il legame tra respirazione e mente è un aspetto tra la respirazione corporea ed il soffio del corpo. È un punto di vista delle scienze tradizionali e moderne, è la partecipazione del corpo con la mente, è la natura aerea della mente, il soffio dello spirito, e soffio e mente sono inseparabili. La relazione tra soffio, corpo e mente è particolarmente importante nell’addestramento alla piena presenza. Il soffio e la respirazione sono perciò molto importanti per entrare nell’esperienza del presente.

Come utilizzare il soffio, il respiro, come mezzo per entrare e permanere nella piena presenza?

L’esercizio in cui si contano i cicli respiratori.

Ad ogni inspirazione contiamo uno, e così ad ogni espirazione, e via dicendo. Se perdiamo il contatto con la sensazione e quindi il filo del conteggio, è una distrazione. Il fatto di contare è un supporto supplementare che aiuta la presenza. Il fatto di generare un suono continuo interiore ha delle qualità. Restate nella sensazione con la mente presente nella sensazione. Esistono molte sensazioni che emergono, che erano già presenti e che non sentivamo. Difficilmente abbiamo ascoltato, sentito la nostra respirazione: è una meravigliosa scoperta. Dobbiamo sentire invece che basta osservare, pensare, basta sentire direttamente la sensazione. L’attività mentale di contare può alterare la sensazione, ma si conta per evitare che la mente faccia altro, il che ci evita di fare cose più complicate e ci evita delle distrazioni.

Ricapitolando.

I nove atteggiamenti della piena presenza:

1 la mente del principiante (si inizia come colui che non sa, con candore, curiosità, ricettività; non è la mente dello specialista, dell’esperto, del veterano che sa, ma è senza proiezioni, non mentale);

2 non giudizio (la sensazione grezza e cruda senza giudizio, senza concettualizzazione);

3 accettare (il non giudicare è l’accettazione di ciò che è);

4 non attaccamento (si accoglie ma senza afferrare, senza presa nè fissazione);

5 lasciare la presa (nel non attaccamento non siamo entrati nella presa, rimaniamo nella non presa, ci addestriamo a lasciare la presa, a lasciare l’attaccamento, a lasciare la presa fissazione che ci allontana dall’istante presente che e’ libero da presa fissazione, libero da concettualizzazioni, lasciar andare);

6 non sforzo (nel lasciare la presa si resta senza sforzo, perché non c’è alcun sforzo da fare, bisogna solo lasciare, e s’impara a restare nella non presa nè fissazione senza sforzo, il solo sforzo è restare nel non sforzo, che non è per produrre o dimostrare un qualcosa: non meditazione, nulla da fabbricare o produrre, solo lasciare la presa fissazione);

7 non distrazione (dallo stato di lasciare la presa e di non presa nè fissazione, il suo strumento è il richiamo che ci permette di restare nella presenza o di rimanere concentrati senza distrarci);

8 pazienza (che, col richiamo, ci permette di tornare una, cento, mille, centomila volte; grazie al richiamo, quindi permette che si usuri la distrazione, permette che si dissolvono le propensioni alla distrazione);

9 fiducia (che permette di abbandonare, lasciare la credenza, è associata alla non paura; è la fiducia nello stato di presenza, che permette di esserci, di vivere e di restare in questo stato di presenza, è ciò che permette di rilasciarsi, di abbandonarsi; è lo stato di non paura, che è alla base della separazione dalle illusioni, che sono alla base delle passioni, il che è un atteggiamento molto profondo).

Sono nove riferimenti vissuti che ci accompagneranno nel nostro addestramento.

Realizziamo la Piena presenza anche lavandoci i denti e facendo la doccia, assumiamo e gustiamo la cena in piena presenza senza distrazione.

Lunedì 7 Aprile

Entreremo oggi nella parte principale della pratica con la scoperta del risveglio dei sensi.

Come avete vissuto la sequenza degli esercizi distesi?

Domanda. Che differenza c’è tra gli esercizi che facciamo ed i 5 tibetani?

Lama Denys Rinpoce. Ci sono tre sequenze d’esercizi: allungati a terra, seduti ed in piedi. Sono stati scelti per il loro carattere principale e per la loro essenzialità ed in quanto sono considerati adatti per tutti, derivano tutti dallo yoga. Oggi vedremo la sequenza stando seduti.

Il risveglio sensoriale. Cominciamo a parlare dei sensi. Abbiamo sei sensi: la vista (che ci procura informazioni anche da lontano), l’udito (anch’esso ci fornisce sensazioni anche da lontano), l’odorato, il gusto, il tatto ed il senso interno mentale. Abbiamo due sensi che ci procurano informazioni anche da lontano, la vista e l’udito, perché vediamo ed ascoltiamo anche da lontano. Essi costituiscono l’ambiente, il paesaggio periferico: visivo e sonoro. Vi sono per di più dei sensi di prossimità: l’odorato, il tatto che implica un contatto diretto ed il gusto che richiede un’incorporazione di ciò che si assaggia, perciò sono chiamati i sensi di prossimità. Inoltre abbiamo il senso interno: il mentale. In ciò emerge una difficoltà, perché esistono diversi livelli e stati di questo senso interno. Il mentale semplice comprende i pensieri ed i concetti. Ogni senso si sviluppa in un ambito, ad esempio: per la vista c’e una coscienza visiva che osserva gli oggetti visivi, che risultano quindi osservati: c’e’ perciò l’osservatore ed osservato. Ci sono le coscienze sensoriali e gli oggetti osservati: visivi, uditivi, anche mentali.

Per tutti i sensi esiste questo fenomeno di coscienza osservatrice. Nella sensorialità abbiamo tre livelli: l’esperienza primaria anteriore alla separazione tra osservatore ed osservato, tra un qui ed un là; la coscienza abituale dove c’è la distinzione tra osservatore ed osservato, ed il terzo è la coscienza del me, dell’io che si sovrappone sulla base di questa osservazione, si sviluppa nel mentale concettuale ed è l’io, l’ego. La progressione dalla semplice esperienza primaria a quella secondaria ed a quella mente concettuale si sviluppa in una presa fissazione che si consolidifica. Nel primo livello è zero, nel secondo inizia e nel terzo l’ego mentale forma una sovrafissazione che ne fa un ego molto solido. Il che è molto importante affinché si formi un cammino, un processo di non presa fissazione dell’ego e di non presa fissazione della coscienza duale: è così che si va dalla coscienza dell’ego fino all’esperienza primaria, questo è il nostro percorso.

Domanda. Cos’è la presa fissazione?

Lama Denys Rinpoce. È difficile tradurlo in italiano, presa – fissazione mentale, concettuale, emotiva; termini considerabili come sinonimi: fissazione, presa, grasping, clinging, attaccamento.

Un piccolo modello della coscienza: abbiamo oggetto e soggetto, si pongono in un processo di afferramento, di presa – fissazione concettuale e della coscienza, che è un processo cognitivo di presa fissazione, in un rapporto interdipendente di soggetto – oggetto, è la presa fissazione duale, i due termini interdipendenti sono il soggetto e l’oggetto, ed è la fase n. 2, in cui l’osservatore e l’osservato – l’oggetto si pongono l’uno rispetto all’altro in una presa di coscienza, e nella fase n. 2 si sovrappone l’ego.

Immaginiamo una cellula, nel cui nucleo v’è l’osservatore ed attorno l’osservato, gli oggetti dei sensi o sensoriali. In questo rapporto s’instaura sempre la presa fissazione duale. Sul semplice osservatore si sovrappone un sentimento di Io, di ego.

Domanda. Dove sono collocati il dolore fisico e mentale?

Lama Denys Rinpoce. È individuabile su livelli diversi, una disarmonia che porta un’esperienza intensa, una patologia che porta dolore che quindi viene afferrata e presa dall’osservatore, quindi interiormente c’è una reazione interiore di lotta. Il dolore si intensifica nel corso di questo processo, per questo la relazione del dolore va nel senso di un rilasciamento della presa fissazione o disappropriazione, la cui decostruzione di non presa fissazione è una lasciare la presa, che vivremo nella sensazione aperta, cioè nell’apertura, libera dalla presa fissazione, depolarizzazione, si va quindi da un modello di centro – periferia polarizzato, ad un altro senza centro – né periferia.

Domanda. Il rapporto ego – mentale ha un rapporto con l’identità del sé? Selfconsciousness?

Lama Denys Rinpoce. Si, è la nozione del sé o ego. La coscienza dell’io, l’autocoscienza si sovrappone alla situazione di semplice osservatore.

Domanda. ?

Lama Denys Rinpoce. Dopo il primo momento di sofferenza intensa, in cui si lotta in relazione a questa esperienza, è il dolore come rifiuto, è la prima esperienza intensa, il dolore si riconosce a due livelli: uno neurofisiologico ed un altro d’esperienza psicologica. Il primo ha inizio come semplice esperienza, che si struttura su una sensazione, un’informazione che quindi diventa esperienza psicologica. È il semplice sperimentare sensazioni positive, negative, neutre, che vengono poi nominate, categorizzate: è l’informazione che solidifica l’esperienza: sono i livelli di coscienza osservatrice, sono i cinque strati della presa fissazione.

Meditazione.

Entrate nella sensazione continua del respiro e della respirazione addominale, tenete gli occhi aperti in una visione panoramica, mantenete aperto sia il campo visivo che uditivo, vivete l’esperienza della chiarezza mentale e del paesaggio ambiente sonoro circostante, esperienza globale, senza afferrare o fissarsi su un elemento particolare qualunque, un esperienza globale in un ambiente visivo sonoro semplicemente, e così ascoltare nello spazio il suono del gong che suonerà tre volte. In una lunga espirazione diremo la HA in uno stato d’apertura completa, lasciandoci andare in questo suono che riempie lo spazio, per tre volte.

Domanda. È diverso quando mi siedo sul cuscino per fare shamata e vipassana come praticante e nella piena presenza?

Lama Denys Rinpoce. No!

 

Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1379