27 – S.S. Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Gli insegnamenti di Tilopa nella Mahamudra

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Quando siamo coinvolti dal mondo e crediamo che sia qualcosa di reale, ci comportiamo in modi che inevitabilmente ci conducono alla sofferenza.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche: Quando siamo coinvolti dal mondo e crediamo che sia qualcosa di reale, ci comportiamo in modi che inevitabilmente ci conducono alla sofferenza.

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche ci spiega ora gli insegnamenti di Tilopa all’interno della Mahamudra.

Appunti a cura della Dott.ssa Nicoletta Nardinocchi e revisione del Dr. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Domanda: quale posto hanno gli insegnamenti di Tilopa all’interno della Mahamudra?

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Le istruzioni fondamentali di Tilopa sono gli insegnamenti essenziali, paragonati alla radice ed al tronco dell’albero della pratica Mahamudra. Così dovrebbero essere ascoltati con molta attenzione e sempre tenuti in mente. La Mahamudra del Gange è così chiamata perché Tilopa l’insegnò sulle rive del fiume Gange ed è il testo radice, il testo di base di Tilopa. (Disponibile su http://www.sangye.it/altro/?p=1264) da cui sono originati importanti commentari, ma questo insegnamento proviene dallo stesso testo radice in sanscrito, la Mahamadra Upadesha. Mahamudra, in tibetano: Chak-Gya Chenpo, Upadesha significa insegnamenti essenziali, o precetti. (Una traduzione completa del testo originale di Tilopa si può trovare in “The mith of freedom and the way of meditation” di Chogyam Trungpa, Boston: Shambala Pubblicazioni, 1976, pp. 157-163 http://books.google.it/books?id=8le1syvrNZ0C&printsec=frontcover&dq=The+mith+of+freedom+and+the+way+of+meditation+Chogyam+Trungpa+1976&hl=it&sa=X&ei=e6koUfGPCIeDtAa7mYCIDw&ved=0CDUQ6AEwAA#v=onepage&q=The%20mith%20of%20freedom%20and%20the%20way%20of%20meditation%20Chogyam%20Trungpa%201976&f=false). Dopo il titolo, il testo inizia con l’omaggio: “Mi inchino al simultaneamente sorto”.

Che significa? Significa che i fenomeni, in particolare i soggetti che osservano gli oggetti, sono essi stessi oggetti, sono sorti simultaneamente. In altre parole, non vi è un prima e un poi, né un primo o un secondo, nessun inizio o fine nella natura essenziale.

Dal momento che esiste da tempo senza inizio, non possiamo nemmeno parlare di prima o dopo, dobbiamo parlare del sorgere simultaneamente. Questo si riferisce ai fenomeni come oggetti ed ai loro attributi. Oppure potremmo dire ai fenomeni ed alla loro natura essenziale, o loro realtà. Sono tutti sorti simultaneamente.

Un esempio è lo zucchero e la dolcezza. Sorgono insieme nello stesso modo come il fuoco ed il suo calore. Sono oggetti con i loro attributi. Non possiamo dire che uno sorga prima dell’altro ma piuttosto sorgono simultaneamente fin dall’inizio. Come nel caso dello zucchero e del fuoco, tutti i fenomeni e la loro realtà, o attributi essenziali, esistono insieme fin dall’inizio.

Il maestro Gampopa disse: “Ciò che sorge simultaneamente con la mente è il Dharmakaya. Proprio come lo zucchero e la dolcezza, mente e Dharmakaya sorgono insieme fin dall’inizio.” Egli ha anche detto: “Ciò che sorge simultaneamente con le apparenze è lo splendore del Dharmakaya”.

Così, tutte le apparenze, tutto ciò che vediamo, compresi i nostri Kalpana, le nostre false e dualistiche concezioni, tutte queste cose sorgono simultaneamente a ciò che viene chiamato lo splendore del Dharmakàya o la luce emessa dal Dharmakàya. Questo omaggio, dunque, è per la mente e per il Dharmakaya, che sorgono simultaneamente con le apparenze, che sono la luce del Dharmakaya.

Il testo dice che Mahamudra non è qualcosa che possa essere semplicemente indicato o dimostrato. Non è così. Qualsiasi fenomeno ordinario può essere rilevato, dimostrato, o indicato, ma non possiamo farlo con Mahamudra. Perché? La risposta è che Mahamudra è la realtà stessa, nel senso ultimo. E’ realtà assoluta. E per questo, tutto ciò che mettiamo in evidenza o indichiamo è privo di quella realtà. E’ artificiale, nasce da una dicotomia. Mahamudra non è quel genere di cose ma è non-duale, è la realtà ultima. E’ la realtà stessa, quindi non vi è alcun modo semplice di indicarlo.

Domanda: Se Mahamustra non può essere vista né descritto come possiamo realizzarla?

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Realizzare Mahamudra richiede sforzo, concentrazione, perché non è una cosa semplice o un oggetto mondano. Per questo motivo, coloro che cercano di realizzarla devono praticare.

Il testo menziona qualcuno come Naropa che dovette subire dodici grandi prove al fine di ricevere gli insegnamenti essenziali e realizzare Mahamudra. Non solo, ma dovette prepararsi per un considerevole lasso di tempo purificandosi da tutti gli oscuramenti e accumulando grandi meriti. Poi si avvicinò all’insegnamento, fece numerose richieste, sopportò molte grandi difficoltà, e gradualmente fu capace di acquisire e realizzare gli insegnamenti Mahamudra.

Tilopa inizia il testo dicendo: “Kye Ho!”. Egli sta guardando la natura del mondo fenomenico e dice: “Ahimè!” Questa è la grande illusione in cui gli esseri viventi vagano costantemente: chi nasce in questo mondo deve passare e morire. Tutto ciò che è costruito in questo mondo alla fine decade. Tutto ciò che è accumulato dagli esseri del mondo alla fine si disperde. Ogni gruppo ed associazione di persone alla fine si scioglie ed ognuno va per la sua strada.

Domanda: Quindi, realizzare Mahamudra è partire dall’impermanenza: ed in che termini?

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Non c’è nulla di permanente, durevole, o stabile in questo mondo. Non c’è nulla su cui fare affidamento. Tutto è impermalente, simile ad un miraggio o un sogno. Non c’è niente di cui avere fiducia o su cui fare affidamento.

La natura dell’impermanenza non è vista solo nelle forme più grossolane come la morte di ogni essere vivente, la distruzione di tutto ciò che viene costruito, e la dispersione di tutto ciò che viene accumulato, ma è la natura pervasiva di tutti i fenomeni del mondo. Tutto cambia momento per momento, istante per istante.

Quando pronunciamo una parola, la parola esce fuori e non ritorna mai più. Sembra che sia lì, ma quando cerchiamo di trattenerla è già persa. Tutti i fenomeni sono di quella natura, cambiano sottilmente da un istante all’altro. Non c’è niente che dimori, niente al mondo che abbia stabilità o capacità di durare oltre un istante. Così tutti i fenomeni sono come nuvole nel cielo in continuo movimento e mutamento, scompaiono e riappaiono, ma mai veramente in grado di dimorare o mantenere la propria natura.

Non c’è niente al mondo che possa farlo. Così diciamo che il mondo è come uno spettacolo con molte diverse immagini e suoni, ma senza nessuna stabilità o la realtà dietro di essi. E’ solo uno spettacolo. Comprendere l’impermanenza in entrambe le sue forme grossolane e sottili ci porta a capire che il mondo è come un sogno o un’illusione.

Quando sogniamo, vediamo e sentiamo molte cose, proviamo molte cose. Sembra molto reale, ma quando ci svegliamo, tutto scompare. Se guardiamo alla realtà delle cose, gente, eventi, sono tutti scomparsi. Come un uccello che vola nel cielo: una volta che è volato via non c’è ricordo, nessuna traccia rimane, nulla a cui afferrarsi. Tutti i fenomeni sono in questo modo a causa della loro impermanenza. Essi appaiono, sembrano essere reali, ma un attimo dopo sono già scomparsi. Non rimane nulla di ciò che c’era prima. Se guardiamo alla nostra vita fino a questo momento, se guardiamo al passato, ciò che abbiamo fatto anni fa o l’anno scorso o ieri, non c’è più niente, tutto è come un sogno.

Quando vediamo la natura del presente, ci rendiamo conto che le cose non esistono nel modo in cui sembrano esistere. Non c’è assolutamente nulla di fermo o permanente in tutte queste apparenze.

Questo non è solo vero per noi, ma per tutti gli altri esseri viventi, perfino nei reami divini degli dei che vivono vite lunghissime, perfino loro scompariranno. Anche i loro regni cambiano di momento in momento. Quindi non c’è nulla di permanente. Ecco perché tutto quello che ci appare nel mondo convenzionale è privo di qualsiasi vera realtà; nulla esiste come sembra esistere. Tutto è vuoto. La natura ultima delle cose è vacuità, mancanza di esistenza intrinseca in cui non possono dimorare e esistere per propria parte come appaiono. Il mondo esiste in questo modo effimero e transitorio.

Quando siamo coinvolti dal mondo e crediamo che sia qualcosa di reale, ci comportiamo in modi che inevitabilmente ci conducono alla sofferenza. Di conseguenza, si dice che tutte le attività del mondo sono senza sostanza, senza alcun significato reale, e hanno la caratteristica della sofferenza per loro stessa natura, perché sono basate sull’illusione che il mondo esista realmente come sembra. Essi si basano sull’ignoranza del fatto che il mondo è illusorio e non c’è nulla a cui aggrapparsi. Quando tentiamo di afferrare le cose, ci impegniamo in azioni che portano inevitabilmente alla sofferenza. Nascendo nel mondo, sperimentiamo la sofferenza di nascita, malattia, vecchiaia e morte: sono inevitabili. Una volta nati nel mondo, una volta coinvolti in questa illusione, ci accadranno queste cose, senza via di scampo. Siamo nati nel mondo a causa del desiderio. Così, quando desideriamo ardentemente qualcosa e non lo otteniamo, questo è un tipo di sofferenza. Poi c’è la sofferenza di avere ciò che non desideriamo, c’è la sofferenza di essere separati da chi amiamo e la sofferenza di trovarsi con chi non amiamo o ci rende infelici.

Tutto questo è semplicemente parte del mondo. Una volta coinvolti nel mondo con tutte queste illusioni, non si sfugge.

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