Lama Yesce: Il metodo yoga di Maitreya – Le pratiche preliminari

Lama Yesce: Prendere rifugio non significa solo recitare delle parole – ci deve essere qualcosa nella vostra esperienza che vi porta a sentire che questo è il modo di agire per sfuggire alla sofferenza...

Lama Yesce: Prendere rifugio non significa solo recitare delle parole – ci deve essere qualcosa nella vostra esperienza che vi porta a sentire che questo è il modo di agire per sfuggire alla sofferenza...

Le meditazioni preliminari per il metodo yoga di Maitreya sono la presa di rifugio e la bodhicitta, i quattro incommensurabili e così via.

Perché appaiono in questo testo? Perché fanno parte di questa pratica? I preliminari sono una sorta di segnale di avvertimento, come un semaforo, che vi dicono di stare attenti. Questo mostra la bellezza del Buddhismo tibetano; è una specie di pubblicità per il Buddhismo tibetano. La gente al giorno d’oggi è confusa, sia spiritualmente che in senso materiale. Dunque abbiamo bisogno di un sentiero agile e graduale verso l’illuminazione, un processo attraverso il quale possiamo crescere a piccoli passi. In altre parole, un sistema graduale è molto importante per far sì che la nostra crescita spirituale avvenga in maniera naturale, organica e che il Dharma diventi noi e che noi possiamo diventare il Dharma.

La domanda a questo punto sorge spontanea: bisogna fare i preliminari quando pratichiamo questa sadhana ogni giorno? Essi appaiono nel testo: bisogna farli? Io vi dico di no, non necessariamente. Allora mi chiederete: perché dunque sono nel testo? La risposta è che poiché dobbiamo svilupparci gradualmente, i preliminari servono per mostrarci come farlo.

Se voi avete già completa fiducia nel supremo essere illuminato e nella saggezza del Dharma e sentite che i praticanti di meditazione sono i vostri migliori amici nel mondo – se avete piena fiducia in questi tre aspetti – allora questo significa prendere rifugio. Non avete bisogno di recitare la formula del rifugio, “Prendo rifugio in Buddha, prendo rifugio in Dharma, prendo rifugio in Sangha”, ogni volta. Questo può essere semplicemente un fatto culturale; questo modo di prendere rifugio dovrebbe essere abbandonato. Prendere rifugio non significa solo recitare delle parole – ci deve essere qualcosa nella vostra esperienza che vi porta a sentire che questo è il modo di agire per sfuggire alla sofferenza e ottenere la liberazione e che vi fa sentire a vostro agio con questo modo di pensare. Questa è l’essenza della presa di rifugio.

Il modo culturale di prendere rifugio è andare al tempio la mattina e distrattamente intonare la formula del rifugio. Per alcune persone questo va bene ed è forse migliore del modo occidentale di prendere rifugio ogni mattina, bevendo il caffè o mentre si è in bagno. Comunque, il rifugio dovrebbe sorgere in maniera intuitiva; a quel punto non avrete più bisogno di parole. Lo stesso vale per la generazione dell’attitudine illuminata alla bodhicitta.

Rifugio e bodhicitta dovrebbero comparire in maniera intuitiva, come l’abitudine di bere il caffè. Quando si è abituati a bere il caffè non si deve fare nessun sforzo; è una cosa intuitiva. In maniera simile, quando la vostra mente è allenata al rifugio e alla bodhicitta, a un certo punto non avete più bisogno di parole. Lo stesso avviene per i quattro incommensurabili.

Se avete eliminato dalla vostra mente il forte senso di attaccamento per il vostro caro amico e l’odio per il vostro disprezzato nemico ed avete sentimenti equanimi verso tutti, allora non avete bisogno di ripetere le parole. La ripetizione delle parole è per coloro per i quali le attitudini contenute nei quattro incommensurabili non siano ancora diventate intuitive. Le parole sono necessarie per portare comprensione, ma quando avete sviluppato la saggezza che comprende i quattro incommensurabili ed essi sorgono intuitivamente dentro di voi, non avete bisogno di meditare su di essi e sicuramente non avete bisogno delle parole.

Allora potrebbe sorgere un’altra domanda: se abbiamo completa fiducia in Buddha, Dharma e Sangha e siamo completamente convinti che questo sia il nostro sentiero, se abbiamo ottenuto buoni risultati nella meditazione e nell’eliminare almeno i problemi più grossolani della mente, e sentiamo amore, compassione, bodhicitta ed equanimità per tutti gli esseri viventi, tutto questo è sufficiente? E’ sufficiente sviluppare amore per tutti gli esseri viventi dell’universo e il pensiero universale che tutti gli esseri senzienti debbano raggiungere la più alta destinazione dell’illuminazione? Che cos’altro dobbiamo fare? E’ sufficiente la pratica dei preliminari che porta a questi risultati? Perché dobbiamo progredire verso la struttura principale del metodo yoga di Maitreya?

E’ una buona domanda, e in un certo senso è vero. Praticando i preliminari potete eliminare le forme estreme di desiderio e di odio ed ottenere una mente chiara e pacifica, ma ciò non è sufficiente perché le emozioni che sperimentiamo ogni giorno – odio, gelosia, ansia e così via – sono semplicemente dei sintomi che sorgono dal nostro ego, e fino a quando quella radice di tutta la sofferenza non sarà sradicata la nostra crescita spirituale sarà stentata.

Ho osservato che anche le religioni occidentali contengono i preliminari; la mia ricerca scientifica nel mondo occidentale mi ha aperto gli occhi. Credo che anche le religioni occidentali diano valore a questo tipo di meditazione. Se cercate nella Bibbia con saggezza, la troverete. La differenza nel Buddhismo è che noi insegniamo anche la vacuità, e questo è quello di cui l’Occidente ha disperatamente bisogno. Credo che proprio per questo gli insegnamenti buddhisti siano veramente molto utili alla mente occidentale. E questa è la ragione per la quale la meditazione vera e propria, la struttura principale del metodo yoga di Maitreya, comincia con una meditazione sulla vacuità. Inoltre, il processo tantrico di divenire una cosa sola con la divinità, come per esempio Maitreya, è praticamente inesistente nella religione occidentale. Dunque credo che sia davvero importante che il Buddhadharma sia arrivato in Occidente; l’Occidente ne ha davvero un grande bisogno.

Insegnamento tratto dal Lama Yeshe Wisdom Archive, a cura di Nicholas Ribush. Pubblicato in “Universal Love: The Yoga Method of Divine Love Maitreya” nel corso del 2006.

Traduzione di Simonetta Ferrrini.

 

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