Namkhai Norbu: Il samsara è irreale

Namkhai Norbu Rinpoche: Non sono interessato al numero degli studenti, ma al fatto che qualcuno di questi capisca ciò che sto davvero comunicando, perché può essere utile per il futuro, per preservare l’insegnamento e per gli esseri senzienti. Particolarmente per gli esseri umani, affinché abbiano meno tensioni e siano più consapevoli.

Namkhai Norbu Rinpoche: Non sono interessato al numero degli studenti, ma al fatto che qualcuno di questi capisca ciò che sto davvero comunicando, perché può essere utile per il futuro, per preservare l’insegnamento e per gli esseri senzienti. Particolarmente per gli esseri umani, affinché abbiano meno tensioni e siano più consapevoli.

Namkhai Norbu Rinpoche: Il samsara è irreale

Una delle pratiche più importanti è essere consapevoli, essere presenti e quindi integrare corpo, voce e mente nello stato naturale. Inoltre quando siete presenti si manifestano i segni in maniera concreta: non sentite che la vita è pesante. Vedete, alcuni sentono di avere sempre molti problemi e tensioni. Altri mantengono tensioni accumulate da molti anni. Poi vi aggiungono più tensioni e covano dentro una specie di rabbia. Ciò è molto negativo. Dovete liberarvene. Liberarvi significa sapere qual è la vostra vera condizione.

Viviamo nel samsara, e Buddha ha spiegato che il samsara è irreale. Ha detto che non esiste nulla di reale. Cammino, saggezza, realizzazione… Nulla è reale, lo dicono anche gli insegnamenti sutra. Sono cose che sappiamo a livello intellettuale, ma non in pratica. E se non sappiamo che cosa significano praticamente, tutta la nostra conoscenza intellettuale non ci aiuta.

Diminuire le tensioni

Per questa ragione nello Dzogchen abbiamo un tipo di pratica molto potente. Non si applica recitando mantra o visualizzando divinità, ma facendo qualcosa di molto semplice. Per esempio vi svegliate una mattina e immediatamente pensate: “Oh, sto sognando di svegliarmi!. Nel senso reale vi siete svegliati in quel momento; poi vi alzate e vi vestite pensando: “Sto sognando di vestirmi. Adesso sto sognando di farmi un caffè, di fare una doccia, sto sognando di andare in ufficio. Sto sognando di incontrare della gente”. Ricordate sempre di restare nel sogno fino alla sera. Poi sognate di andare a letto e dopo una pratica di Guru Yoga (nota 1) vi addormentate. Se riuscite ad avere questa presenza continuamente e a non distrarvi mai, dopo due o tre giorni osservate come diminuiscono le vostre tensioni. Lo potete davvero notare perché le tensioni sono il nostro problema. Non rendendocene conto, manteniamo tante tensioni anche quando non ce n’è motivo: considerandole importanti, sviluppiamo tensione.

Potete notarlo nelle discussioni: per esempio, si parla di qualcosa di insignificante come l’orzo o un altro tipo di cereale. Uno comincia a dire che quel cereale è molto buono per il fegato. Allora un altro sostiene che non è buono per il fegato, ma per qualcosa di diverso perché lo ha letto in un libro. Una terza persona dice che ha studiato queste cose per anni e sa tutto sull’argomento. Allora l’ego comincia ad affiorare e ognuno pensa che quello che sta dicendo è perfetto. La discussione continua per ore e certe volte si comincia anche a litigare. Questo è un esempio. Non vi è ragione per dare troppa importanza all’argomento della discussione, ma diventa importante perché il nostro ego è forte. Nessuno ritiene di non sapere, di non avere alcuna conoscenza. Tutti pensano di essere esperti di questo e quello. Questa è una manifestazione dell’ego ed è associata con le nostre tensioni.

Accumuliamo queste tensioni per anni ed anni. Naturalmente quando non le liberiamo, quando non osserviamo mai noi stessi, diventano sempre più forti e ci rendono molto nervosi. Anche parlando con gli altri diventiamo polemici e questa è la manifestazione delle tensioni.

Ma se siamo praticanti Dzogchen è necessario liberare le nostre tensioni, altrimenti non riceviamo molto beneficio dalla nostra pratica. E per liberarle, innanzi tutto non dobbiamo pensare che i colpevoli siano gli altri e che noi siamo innocenti. Se ci sono dei problemi, anche voi siete colpevoli, altrimenti non ne sareste coinvolti. Se sieti coinvolti con il problema, non potete essere del tutto innocenti. Ma non importa se siete innocenti o no. L’importante è che liberiate le vostre tensioni. Non potete liberare quelle degli altri. Se dite a qualcuno: “Oh, hai dei problemi, non stai osservando te stesso, sei un egoista”, di certo non lo renderete contento. Io sono un insegnante. Vi sto insegnando e sto cercando di farvi capire. Non sto dicendo che sono innocente e che non ho mai delle tensioni. Magari qualche volta ne ho anch’io. Ma anche se ne ho, non le seguo come una persona ordinaria. Noto di che tipo di tensione di tratta e ho la capacità di liberarla, così da non creare problemi.

Questo è ciò che vi insegno perché ognuno possa imparare e applicare.

Iniziare con il numero uno

Parliamo della pace nel mondo. Molti amano occuparsi di questo genere di cose e sostengono che si tratta di un argomento molto interessante. Certo, possiamo parlare di pace, è un bel nome: ma come, in quale modo? Questo è il punto. Per esempio, se ci sono due persone che hanno delle tensioni tra loro, come possono liberarsene e diventare buoni amici? Come possono risolvere la situazione? Non certo accusandosi l’un l’altro di essere il colpevole e nemmeno lasciando che una terza persona decida chi è colpevole e chi innocente.

Non è facile, entrambi hanno l’ego. Ma se ci osserviamo, possiamo capire che tipo di limitazioni abbiamo. Innanzi tutto dobbiamo liberare noi stessi, non importa se gli altri sono liberi o meno. Anche se parliamo della società, la società è fatta di molte persone, incluso me stesso. Io sono una delle persone che formano la società. Posso considerarmi il numero uno di questa società, perché inizia da me. Pensando così, se io sono il numero uno, poi ci sono il numero due, il numero tre quattro e così via. Se pensiamo in termini di numeri, ve ne sono milioni e milioni. Ma i numeri iniziano dall’uno, poi c’è il due, il tre, il cento, e così via. Se non esiste il numero uno, non può esistere il due. Questo è un esempio di società.

Se cambiamo, modifichiamo, liberiamo le nostre tensioni, almeno una persona sarà libera da questo tipo di problema nella nostra grande società. Altra gente potrà allora imparare, e lo stesso accadrà a due, tre, quattro persone, eccetera. Allora può veramente esserci la pace. Se io divento consapevole, vuol dire che so come rispettare la dimensione degli altri.

Rispettare gli altri

Vedete, nella nostra società il problema è la mancanza di rispetto degli uni verso gli altri. Se c’è una grande nazione, ce n’è sempre una piccola assoggettata. Quando c’è una grande nazione, vi sono anche molti gruppi etnici che ne fanno parte. In senso reale, ogni gruppo etnico ha il proprio linguaggio e la propria cultura, la propria dimensione.

Quindi, se hai rispetto, c’è anche la possibilità di vivere in pace e collaborazione. Se non hai rispetto allora, naturalmente, ci saranno dei problemi.

Per esempio, anche le piccole formiche qui a Margarita, quando non le rispettate, saltano sui vostri piedi e vi mordono. Non hanno una grande energia, ma possono mordere! Allo stesso modo, se non rispettate una persona, questa, anche se debole, farà di tutto contro di voi.

Quindi nel mondo abbiamo bisogno di pace, di un genere di evoluzione. Se non c’è evoluzione la pace non può esistere. L’evoluzione può esserci se sempre più persone diventano realmente consapevoli. Io credo moltissimo in questo. Vi parlerò di un esempio che mi riguarda.

Nel 1959 ero in India e agli inizi degli anni Sessanta sono arrivato in Italia con una piccola valigia, senza nessuna idea di insegnare, né c’erano studenti o persone interessate all’insegnamento Dzogchen. Avevo avuto solo l’idea di andare lì e di lavorare con un professore per qualche anno. Poi, in seguito, ho scoperto che alcune persone erano interessate all’insegnamento. Ho lavorato con loro e uno dei nostri primi ritiri fu a Subiaco, vicino Roma. Molte persone qui presenti lo erano anche a quel ritiro, dove vennero una trentina di persone. Questo per me fu il punto di partenza per dare un piccolo insegnamento Dzogchen.

Da allora gradualmente ho insegnato e la gente ha imparato sempre di più. Naturalmente, anche se le persone non sono diventate dei mahasiddha, hanno la conoscenza dello Dzogchen e di come osservare se stessi e stanno crescendo sempre di più. Per esempio oggi vi sono molte migliaia di persone che seguono il mio insegnamento. Quindi secondo la mia esperienza c’è la possibilità per le persone di svilupparsi.

Sviluppo non significa aumento della quantità di persone che seguono il mio insegnamento. Non sono interessato al numero degli studenti, ma al fatto che qualcuno di questi capisca ciò che sto davvero comunicando, perché può essere utile per il futuro, per preservare l’insegnamento e per gli esseri senzienti. Particolarmente per gli esseri umani, affinché abbiano meno tensioni e siano più consapevoli. Quindi realmente credo che ci sia una possibilità di sviluppo e di un certo tipo di evoluzione.

Da un Insegnamento del Maestro Namkhai Norbu, dato il 10 novembre 2004 al centro dzogchen Tashigar del Norte (http://www.tashigarnorte.org/ ), Isola Margarita, Venezuela. In occasione dei 30 anni di Merigar, Il primo nucleo della Comunità internazionale Dzogchen, fondato nel 1981 dal professore tibetano Namkhai Norbu, presentiamo questo insegnamento di Norbu.

Nota 1: Pratica in cui si dimora nel proprio autentico stato, che è lo stato della mente del Maestro.

http://www.innernet.it/il-samsara-e-irreale/

 

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