Giuseppe Baroetto: Yantra Yoga

Giuseppe Baroetto: Yantra Yoga

Lo Yantra Yoga è un metodo di realizzazione che si fonda sulla conoscenza del «corpo del Vajra » cioè del corpo fisico in quanto supporto del respiro e della mente e, quindi, base della funzione dell’energia sottile. Esso ci conduce alla dottrina del Vajrayana, il terzo Veicolo buddhista che trae origine dalle rivelazioni visionarie contenute nei Tantra – i testi nei quali viene descritta ed interpretata la pura manifestazione di un Realizzato.

Seguendo i Tantra superiori o Anuttara Tantra, il praticante deve riusciere a trasformare realmente, attraverso un processo immaginativo, se stesso e la propria dimensione ordinaria nella forma della manifestazione divina che gli è stata indicata dal Maestro attraverso un’iniziazione; quindi, grazie al processo di perfezionamento, il praticante estende e completa l’esperienza d’integrazione cosicché tutta l’esistenza viene percepita come energia della Vacuità ed ogni dualità è superata. Come mezzo fondamentale per attuare il processo di perfezionamento il praticante dispone di uno Yoga fisico, lo Yantra, e di metodi di controllo dell’energia che possono essere inclusi nel sistema di Yantra o ad esso collegati. Ogni Tantra, quindi, dovrebbe comprendere uno Yantra Yoga più o meno elaborato.

Uno degli Yantra Yoga più antichi e complessi è contenuto nel ‘Phrul-‘Khor Nyi-Zla Kha-Sbyor, un testo scritto, probabilmente, verso la fine del sec. VIII d.C. dal Maestro tibetano Vairocana. In esso vengono presentati, con una poesia estremamente ermetica, gli insegnamenti di Humkkara e Padmasambhava (Vairocana fu uno dei 25 discepoh principali di Padmasambhava). Il testo fu poi trasmesso da Vairocana al suo discepolo G.yu-sgra snying-po e, da quell’epoca fino ad oggi, ha avuto nel Kham (Tibet orientale) un continuo lignaggio di trasmissione; recentemente è stato edito dal prof. Namkhai Norbu con un suo prezioso commento (1). È proprio al prof. N. Norbu, Maestro di Dzogchen, che dobbiamo l’introduzione dello Yantra Yoga in Occidente.

Il titolo ci rimanda decisamente alla spiritualità dell’integrazione dei Siddha; il programma è chiaro: integrare (Kha-Sbyor) la forza solare (Nyi) e la forza lunare (Zia) attraverso lo yantra (‘Phrul-‘Khor). Questo sistema è connesso al Tantra dello Heruka mNgon-rdzogs rgyal-po ed ha come finalità la realizzazione dello stato della Grande Perfezione o Dzogchen. Un accenno alla peculiarità di questa via può aiutare a collocare meglio il nostro Yantra Yoga.

Lo Dzogchen corrisponde all’ultimo e supremo Veicolo (Ati-Yoga) dei nove che racchiudono il patrimonio spirituale della tradizione buddhista tibetana più antica (Rnying-ma) e di quella che si rifà alla religiosità pre-buddhista (Bon). Ho accennato alla « via della trasformazione » che caratterizza i Tantra superiori, ebbene, lo Dzogchen non la presuppone, come non comporta, quale condizione necessaria, né la « via della rinuncia » insegnata nei Sutra, né la « via della purificazione » dei Tantra inferiori. Il punto di partenza è il riconoscimento istantaneo del puro e perfetto stato originario della coscienza; è il Maestro, la cui funzione è qui fondamentale, che introduce il discepolo in questo stato della Grande Perfezione rispetto al quale il Sole e la Luna, ed ogni atto, sono un ornamento, ovvero, una qualificazione naturale. Solo su questa base dell’originaria perfezione della realtà si può comprendere perché la via Dzogchen non implica l’accettazione, l’abbandono o la trasformazione di alcunché. Quando il riconoscimento è avvenuto e possibili dubbi sono stati eliminati, il praticante deve mantenere quello stato per realizzare la totale manifestazione della condizione d’integrazione originaria. Poiché tale riconoscimento è spesso impedito dal condizionamento emotivo e mentale, il praticante può aver bisogno di un metodo per equilibrare la propria energia in modo da ritrovare il proprio stato naturale, incondizionato ed inalterato; lo Yantra Yoga assolve a questa funzione coordinando la respirazione attraverso il movimento fisico o Yantra. Il sistema di Vairocana comprende due metodi fondamentali: lo Yoga del movimento fisico, o Yantra, e lo Yoga della respirazione, o Prana.

La finalità del primo metodo è quella che ho indicato sopra (vedi anche « Yantra Yoga, lo yoga tantrico », Paramita 14); è da notare come la singolare non esotericità di esso potrebbe essere messa in relazione con l ‘aspetto decisamente didattico del sistema. La gran parte dei testi di Yantra descrive, molto succintamente, i movimenti fisici e si limita a dare poche ed essenziali indicazioni sulla respirazione, presupponendo un’adeguata preparazione fisica e la correttezza della respirazione. Il sistema di Vairocana, invece, presenta un metodo graduale specificando i livelli di apprendimento, gli atti respiratori corrispondenti ai movimenti e la loro durata; qui è lo stesso movimento fisico che garantisce la correttezza della respirazione. Il secondo metodo comprende pratiche di controllo dell’energia sottile e della forza vitale attraverso i canali sottili del « corpo del Vajra », perciò, tradizionalmente, è un metodo esoterico: da una parte, esso necessita, per essere praticato correttamente, dei consigli di un maestro nella disciplina, dall’altra, il praticante deve applicarlo con una finalità spirituale, seguendo correttamente gli insegnamenti relativi. Sulla base del metodo dello Yantra, quello del respiro-energia accellera lo sviluppo della conoscenza dello stato naturale nella completa reintegrazione di ogni aspetto duale dell’esistenza come pura energia dello stato originario. Il sistema completo presenta, innanzi tutto, i preliminari che comprendono un esercizio iniziale di ricambio dell’aria viziata seguito da 18 movimenti così articolati:

1) 5 movimenti per lo scioglimento dei punti di articolazione;

2) 8 movimenti di purificazione del respiro finalizzati all’apprendimento della respirazione corretta;

3) 5 movimenti per lo scioglimento dei canali d’energia.

La sezione successiva include gli esercizi principali che sono così suddivisi:

1) cinque gruppi comprendenti 15 movimenti ciascuno, suddivisi in tre sottogruppi di cinque che corrispondono a tre livelli progressivi di pratica. Attraverso questi movimenti si sviluppano le cinque forme di sospensione del respiro (aperta, forzata chiusa, tirata, vuota) finalizzate alla stabilizzazione della respirazione corretta. Ogni gruppo è poi in relazione con un metodo di controllo del respiro-energia del quale i vari movimenti costituiscono gli esercizi preparatori;

2) 7 movimenti del Loto per il progresso nella padronanza delle sette fondamentali fasi respiratorie: i cinque tipi di sospensioni, l’inspirazione e l’espirazione lenta e lunga (respirazione morbida) e l’inspirazione feroce e sonora (respirazione dura).

La sezione conclusiva presenta una sequenza di movimenti denominata «onda del Vajra » che ha la finalità di eliminare ogni ostacolo o disturbo psicojfisico generato dall’eventuale erronea esecuzione degli esercizi.

Dopo aver praticato gli esercizi preliminari, uno dei cinque gruppi e l’onda del Vajra, lo yogin si distende supino come un cadavere, perfettamente rilassato nel conseguente stato naturale. Si può facilmente comprendere come questa disciplina possa rappresentare un valido strumento per acquisire un completo equilibrio psicofìsico; perciò essa è indicata a chiunque, consapevole della propria condizione, desideri beneficiarne, che sia o meno un praticante del Vajrayana.

(1) Namkhai Norbu, Yantra Yoga – The Yoga of movement, Napoli, Dzogchen Comunity Publishing, 1982 (in tibetano). (È in preparazione l’edizione in lingua italiana ed inglese per i tipi della Shang-Shung Edizioni, Arcidosso (GR) ). https://maitreya.it/wp-content/uploads/2020/02/Paramita-16.pdf