13 – Il Dhammapada: La felicità

Dhammapada 205: Chi ha assaggiato la dolcezza della solitudine e il nettare della meditazione non ha dolori né peccato, avendo già sorbito la gaia essenza della legge.

Dhammapada 205: Chi ha assaggiato la dolcezza della solitudine e il nettare della meditazione non ha dolori né peccato, avendo già sorbito la gaia essenza della legge.

La felicità

197

Viviamo dunque felici senza odiare chi ci odia:

fra chi ci è nemico, viviamo senza odio.

198

Viviamo dunque felici senza dolore

tra chi è addolorato: fra chi è addolorato,

viviamo senza dolore.

199

Viviamo dunque felici senza desideri

fra chi è preda del desiderio:

fra chi è avido viviamo senza avidità200

Viviamo dunque felici senza possedere nulla,

nutrendoci di felicità (altrui) al pari

degli dei splendenti.

201

La vittoria origina odio, perché il vinto giace dolorante.

Chi ha lasciato vittoria e sconfitta

è sereno e felice.

202

Non vi è fuoco pari alla passione,

non vi è danno pari all’odio, non vi è dolore

pari all’essere composti di aggregati,

non vi è felicità pari alla pace interiore.

203

La fame è la malattia peggiore,

le tendenze innate sono le calamità peggiori:

sapendo questo, il nirvana appare la felicità somma.

204

La salute è il beneficio supremo,

la gioia è la ricchezza maggiore, la fede è il parente

migliore, il nirvana è la somma felicità.

205

Chi ha assaggiato la dolcezza della solitudine

e il nettare della meditazione non ha dolori né peccato,

avendo già sorbito la gaia essenza della legge.

206

Vedere gli eletti è bene,

vivere con loro è sempre benefico; non vedendo gli stolti

si è davvero felici.

207

Chi viaggia con gli stolti si affligge a lungo:

la compagnia dei saggi

causa felicità come l’incontro con un familiare.

Perciò:

208

chi è forte, intelligente,

sapiente, in grado di sopportare molto, diligente, eletto,

un tale uomo buono

va seguito come la luna segue la via delle stelle.