Chandrakirti: Supplemento alla Via di Mezzo, Madhyamakavatara

Chandrakīrti

Chandrakirti: Supplemento alla Via di Mezzo, Ingresso nella Via di Mezzo, Introduzione alla Via di Mezzo’, Madhyamakavatara

LA PRIMA GENERAZIONE DELLA MENTE

Nella lingua indiana: Madhyamakavataranama In tibetano: dbu ma la ’jug pa zhes bya ba
[In italiano: Supplemento alla “Via di Mezzo”]

Omaggio al giovanile Manjushri.

[1.1] Gli uditori e i mediani che realizzano la talità nascono dai Sovrani dei Soggiogatori. I Buddha nascono dai Bodhisattva.
La mente della compassione, la comprensione non dualistica,
e la mente altruistica dell’illuminazione sono le cause dei figli di conquistatori.

[1.2] La compassione sola è vista come il seme
del ricco raccolto d’un conquistatore, come l’acqua per la crescita,

e come il maturare a uno stato di gioia duratura,
per questo all’inizio lodo la compassione.

[1.3] Omaggio a quella compassione per i migratori che sono

impotenti come un secchio che si muove in un pozzo
per il fatto di afferrarsi a un sé, un ‘io’,
e poi sviluppare attaccamento per le cose, ‘Questo è mio.’

[1.4] [Omaggio a quella compassione verso] i migratori visti come evanescenti

e vuoti d’intrinseca esistenza come la luna in acqua che s’increspa.
La mente di un figlio d’un vincitore sopraffatta
dalla compassione a liberare i migratori, .

[1.5] Dedicata con le aspirazioni di Samantabhadra,

e ferma nella gioia viene chiamata la prima.

Quindi, dopo avere così acquisito quella mente

costui viene detto un ‘Bodhisattva’.

[1.6] Nato nel lignaggio del Tathagata
costui dimentica del tutto i tre legami.
Il Bodhisattva raggiunge un eccelsa gioia

e può far vibrare cento sistemi di mondi.

[1.7] Provvedendo di terreno in terreno egli ascende,
ora, tutti i sentieri che portano a cattive rinascite sono terminati,

e sono finiti tutti i livelli d’esseri ordinari.
Costui si rivela simile all’ottavo superiore.

[1.8] Anche coloro che dimorano nella prima mente della piena illuminazione

superano quei nati dalla parola dei Sovrani dei Soggiogatori

e i realizzatori solitari, in virtù della crescita dei propri meriti.

Sull’Andato Lontano egli li supera con la propria intelligenza.

[1.9] Allora per lui la prima causa della perfetta

illuminazione, la generosità, diviene eccelsa.
La sua devozione nel donare persino la propria carne

è valido motivo per dedurre l’inimmaginabile.

[1.10] Tutti questi esseri vogliono la felicità,

ma l’umana felicità non si ha senza beni materiali.
Sapendo che i beni materiali sorgono dalla generosità,

su questo dissertò per prima cosa il Soggiogatore.

[1.11] Anche per esseri con scarsa compassione,

brutali e dediti ai propri intenti,
i beni desiderati derivano dalla generosità,

determinando l’estinzione della sofferenza.

[1.12] Grazia alla generosità anche costoro giungeranno presto
a incontrare un essere superiore.
Quindi recideranno la continuità dell’esistenza ciclica,
e procederanno verso la pace causata dall’incontro con un superiore.

[1.13] Coloro che conservano nella mente la promessa di aiutare gli esseri

ottengono la felicità del donare dopo un tempo non troppo lungo.

Per i compassionevoli e per coloro che non lo sono
il solo discorso sulla generosità è dunque essenziale.

[1.14] Mentre, quando un figlio del conquistatore ode e pensa
la parola ‘dare’, si genera felicità,
i soggiogatori che dimorano nella pace non provano [tale] felicità.

Che bisogno c’è qui di menzionare [la gioia del] donare tutto?

[1.15] In virtù del proprio dolore del recidere e del dare
il proprio corpo, egli vede, consapevole,

il dolore altrui negli interni e così via, e si impegna subito
ad eliminare la loro sofferenza.

[1.16] Un donare privo di dono, di donatore,

e di ricevente viene chiamata una perfezione sovramondana.

Quando si produce l’attaccamento a queste tre,

Viene chiamata una perfezione mondana.

[1.17] Dimorando in tal maniera nella mente di un figlio di un conquistatore

abbellendo, con la luce, questa eccelsa base,
il Gioioso [terreno] come un gioiello di cristallo d’acqua
distrugge ed elimina ogni gravosa oscurità.

Questa è la prima generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA SECONDA GENERAZIONE DELLA MENTE

[2.1] Dal momento che la sua moralità è sublime e possiede pure qualità,

egli abbandona le macchie di una moralità corrotta, anche nel sogno.

Poiché i suoi movimenti di corpo, parola e mente sono puri,
egli accumula tutti i dieci sentieri di atti eccelsi.

[2.2] Per lui questi dieci sentieri di virtù,
portati a perfezione, sono estremamente puri.

Come una luna d’autunno, egli è sempre puro,

abbellito da esse, sereno e radiante.

[2.3] Se egli vede la propria moralità come intrinsecamente pura,
la purezza di questa non sarà completa.
In tal modo egli abbandona per sempre e del tutto

il vagabondare del dualistico intelletto verso i tre.

[2.4] La presenza, in cattive trasmigrazioni, di beni materiali derivanti dalla generosità

è dovuta alla perdita, di quell’essere, delle proprie gambe della moralità.
Avendo consumato completamente capitale ed interesse
costui resterà, in futuro, privo di beni.

[2.5] Se, mentre liberamente agisce e vive piacevolmente,
egli non fa in modo di trattenere [se stesso dal cadere in basso],

precipiterà in un abisso e perderà il controllo;
in qual modo riuscirà mai, in futuro, a risollevarsi da ciò?

[2.6] In tal modo, il Vincitore, dopo aver trattato della generosità,

parlò del suo accompagnarsi alla moralità.
Quando le virtù sono coltivate sul campo dell’etica,
il godimento degli effetti è perpetuo.

[2.7] Per gli esseri comuni, per quelli nati dalla parola,
per quelli tesi verso l’illuminazione solitaria
e per i figli dei Conquistatori, causa di benessere definitivo

e di stati elevati è niente altro che una moralità corretta.

[2.8] Proprio come l’oceano è incompatibile con un cadavere

e come la prosperità è incompatibile con la disgrazia,

così un grande essere soggiogato dalla moralità
non desidera vivere con un’etica corrotta.

[2.9] Se vi è una qualche percezione dei tre –
abbandonato da chi, che cosa e rispetto a chi –
questa etica viene descritta come una perfezione mondana.

Quella priva di attaccamento ai tre è sovramondana.

[2.10] Come la luce di una luna d’autunno,

l’Immacolato sorgente dalla luna di un figlio del conquistatore,

pur non mondano, gloria del mondo,
rimuove le angosce mentali dei migratori.

Questa è la seconda generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA TERZA GENERAZIONE DELLA MENTE

[3.1] Dal momento che si genera la luce del fuoco che consuma interamente

il combustibile degli oggetti della conoscenza,
questo terzo terreno viene detto il Luminoso, perché di rame
uno splendore, simile al sole, appare al figlio del Sugata.

[3.2] Pur se qualcun altro, sconvolto senza giustificazione

dalla rabbia, gli taglia dal corpo carne e ossa

pezzo per pezzo, per lungo tempo,

egli sviluppa un’intensa pazienza nei confronti del suo mutilatore.

[3.3] Anche in virtù del vedere questi fenomeni
come riflessi – ciò che il Bodhisattva
vede come privo di un sé viene tagliato, da chi,
in quale maniera e in qual momento – egli sarà paziente.

[3.4] Se ti arrabbi con chi ha arrecato danno,
forse quel danno viene a cessare per il tuo risentimento nei suoi confronti?

Il risentimento, dunque, è certo senza senso qui
e sfavorevole per le vite future.

[3.5] Come potrebbe mai essere corretto,

per colui che vuole affermare di star esaurendo gli effetti di

non virtuosi atti compiuti in precedenza, piantare i semi della
sofferenza danneggiando e odiando gli altri?

[3.6] Un momento di odio verso un figlio del conquistatore distrugge
le virtù derivanti dalla generosità e dalla moralità
accumulate nel corso di cento eoni.
Non può esservi dunque altra negatività [peggiore] dell’impazienza.

[3.7] Essa crea un brutto aspetto, conduce a ciò che non è santo,
e priva della discriminazione che conosce il corretto e l’erroneo.
A causa dell’impazienza si viene velocemente proiettati in una cattiva rinascita.

La pazienza crea qualità opposte a quelle

[3.8] illustrate in precedenza. Grazie alla pazienza si ha bellezza, amore

per ciò che è santo, abilità nel discriminare fra
il corretto e l’erroneo, la nascita, poi, come umano
O dio, e l’estinzione degli atti non virtuosi.

[3.9] Esseri ordinari e figli dei conquistatori,
comprendendo i difetti dell’ira e i vantaggi della pazienza
e abbandonando l’impazienza, osservino presto e per sempre

la pazienza lodata dagli esseri superiori.

[3.10] Pur se dedicata all’illuminazione della perfetta Buddhità,

[la pazienza] è mondana se si percepiscono i tre.
[la pazienza] che non comporta tale percezione
il Buddha la insegnò come perfezione sovramondana.

[3.11] Su questo terreno il figlio del conquistatore possiede

le concentrazioni e le chiaroveggenze.

Il desiderio e l’odio sono estinti.

Egli è sempre in grado di sopraffare

ogni libidinoso desiderio del mondo.

[3.12] Il Sugata principalmente lodò queste tre pratiche
della generosità, della moralità e della pazienza per un capofamiglia.

Esse rappresentano pure l’accumulazione di meriti, che è causa
di un corpo di Buddha la cui natura è la forma.

[3.13] Dimorando nel sole che è il figlio del conquistatore,
il Luminoso prima dissipa completamente la propria oscurità,
quindi cerca di vincere l’oscurità dei migratori.
su questo terreno, egli, pur essendo molto acuto, non giunge mai ad adirarsi.

Questa è la terza generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA QUARTA GENERAZIONE DELLA MENTE

[4.1] Tutti gli ottenimenti sono conseguenti allo sforzo,

causa delle due accumulazioni di merito e saggezza.

Il terreno dove lo sforzo

fiammeggia è il quarto, il Radiante.

[4.2] Lì, per il figlio del Sugata, sorge un’illuminazione
prodotta da una più grande coltivazione delle armonie
della perfetta illuminazione, superiore alla luce color del rame.

Ciò che è in relazione alla visione del sé si estingue.

Questa è la quarta generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA QUINTA GENERAZIONE DELLA MENTE

[5.1] Questo grande essere sul terreno Difficile da Superare
non può essere vinto nemmeno da tutti i demoni.
La sua concentrazione eccelle, ed egli acquisisce una grande abilità nella conoscenza
della natura sottile nelle verità di coloro che hanno buona mente.

Questa è la quinta generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA SESTA GENERAZIONE DELLA MENTE

[6.1] L’approcciare le qualità di un Buddha perfetto
e vedere la talità del sorgere dipendente da questo
per la forza del quale essi dimorano nella saggezza[i Bodhisattva]

sul Manifesto, dimorando in equilibrio, ottengono la cessazione.

[6.2] Proprio come una persona con vista facilmente conduce
Tutto un gruppo di ciechi alla loro destinazione desiderata,
Altrettanto, qui, la mente [di saggezza], sostenendo le virtù
Prive dell’occhio [di saggezza], procede verso lo stato di un Conquistatore.

[6.3] Dal momento che con scritture così come con ragionamenti
[Nagarjuna ha insegnato] come questi [Bodhisattva del sesto terreno] realizzino

la dottrina molto profonda, io [Chandrakirti] mi esprimerò
in accordo al sistema del Superiore Nagarjuna.

[6.4] Anche durante il loro stato di esseri ordinari,
nell’udire riguardo la vacuità, sorge continuamente una gioia interiore, per questa felicità gli occhi si inumidiscono di lacrime,
e si rizzano i peli del corpo.

[6.5] Tali [persone] possiedono il seme della coscienza di un Buddha perfetto.
essi sono recipienti per l’insegnamento della talità.
ad essi deve essere insegnata la verità ultima.
Le buone qualità che risultano [dall’ascoltare questo insegnamento] sorgeranno per essi.

[6.6] Avendo adottato l’etica, essi dimorano continuamente nell’etica.
Essi regalano doni, sostengono la compassione, meditano la pazienza,

e dedicano pienamente la virtù di queste all’illuminazione
per il fine di liberare gli esseri migratori.

[6.7] Essi rispettano i perfetti Bodhisattva.
Essendo abile nei modi del profondo
[significato della vacuità] e dei vasti [atti compassionevoli]
gradualmente si otterrà il terreno Molto Gioioso.
Pertanto, coloro che ricercano quel [terreno] devono ascoltare questo sentiero.

[6.8] Quello stesso non sorge da quello. Come potrebbe da altro?
Neppure da entrambi. Come potrebbe senza causa ?
Se quello sorgesse da quello, non esisterebbero nessuna delle qualità.

Inoltre non vi è ragione per il prodotto l’essere prodotto di nuovo.

[6.9] Se ciò già prodotto viene completamente concepito come essere prodotto

di nuovo la produzione del germoglio è così via non potrebbe essere trovata qui.
Il seme sarebbe prodotto intensamente fino al termine dell’esistenza.
In che modo quello stesso agisce per distruggere quello?

[6.10] Per voi, le differenze di sagoma, colore, sapore, potenziale e maturazione del germoglio che sono differenti da quelli del seme, la causa che lo ha prodotto, non esisterebbero.
Se, avendo eliminato la cosa che è il sé del precedente,
Si trasforma in un entità diversa da quello, in quel momento come quello è quello stesso?

[6.11] Se per voi il seme ed il germoglio non sono differenti qui,

il seme e così pure il germoglio non verrebbero percepiti,

o viceversa, per il fatto di essere uno, nel momento del germoglio, similmente
anche quel [seme] verrebbe percepito. Per via di quello, questo non deve essere asserito.

[6.12] Pertanto, avendo visto il risultato di quello anche quando la causa si è disintegrata,

perfino i mondani non asseriscono: “Essi sono uno”.
Pertanto, imputare completamente “Le cose sorgono da sé”
non è appropriato né per la talità né per il mondano.

[6.13] Se vengono asseriti come essere prodotti da sé, ciò che è stato prodotto, ciò che produce, l’azione ed anche l’agente sarebbero identici,
tuttavia, essi non sono identici. Pertanto, la produzione da sé non deve essere asserita poiché ne seguirebbero tutti gli errori che sono stati estesamente spiegati.

[6.14] Se dipendendo da altro sorge un altro,
in quel caso, persino da lingue di fuoco dovrebbe sorgere una densa oscurità.
Anche da tutto il tutto sarebbe prodotto. Per via di quello
non vi sarebbe assolutamente nulla che agisce per produrre ed essi sarebbero concordi

alla natura dell’altro.

[6.15] ‘Quindi, ciò che può essere creato intensamente viene indicato come essere definitivamente un risultato

e qualsiasi cosa sia in grado di produrre quello, anche se altro, è una causa.

Poiché incluso nello stesso continuum e creato da un produttore,
un germoglio di riso non è, come è quello, dall’orzo e cosi via.’

[6.16] Così come orzo, kesara, kimshuka e così via
non vengono asseriti come essere produttori di un germoglio di riso, non hanno

quella capacità,
non sono inclusi nello stesso continuum, e non sono simili, allo stesso modo,

anche un seme di riso non sarebbe di quello per via dell’altra natura.

[6.17] Il germoglio ed il seme non esistono simultaneamente.
Senza l’altra natura, come può il seme essere altro?
Pertanto, dal momento che il germoglio non è stabilito come prodotto dal seme, abbandona la posizione che sostiene: ‘C’è la produzione da altro.’

[6.18] ‘Così come il salire e lo scendere dei due piatti di una bilancia
non sono visti come non essere simultanei, nello stesso modo,
sono la produzione e la cessazione di ciò che viene prodotto ed il produttore.’

Se essi coincidono, qui, essi non accadono contemporaneamente; non è così.

[6.19] Se ciò che è stato prodotto sta avvicinandosi alla produzione, per cui, non esiste, e,
in aggiunta, ciò che è cessato, che viene asserito come avvicinarsi alla distruzione, esiste,
in quel momento, in che modo essi sono simili a una bilancia?
Quella produzione senza l’agente non è neppure un’entità ragionevole.

[6.20] Se una coscienza visiva esiste come altro dei suoi produttori – i simultanei
occhio e così via – e la discriminazione e così via che sorge simultaneamente,
essendo esistente che senso vi sarebbe nel suo sorgere?
Se qualcuno affermasse: ‘Quello non esiste,’ gli errori furono già spiegati rispetto a quello.

[6.21] Se il produttore è una causa che produce altro, il prodotto,
si calcoli se quel prodotto è esistente, non esistente, entrambi o libero da entrambi.

Se fosse esistente che bisogno ci sarebbe per ciò che lo produce? Anche rispetto

al non esistente, perché lo sarebbe da quelle?

Riguardo l’essere entrambi, perché lo sarebbe da quelle? Anche rispetto l’essere libero da entrambi, perché non sarebbe da quelle?

[6.22] Chiunque, dimorando nella sua propria visione asserisce il mondo come valido, pertanto, rispetto a quella, che cosa deve essere fatto attraverso il proporre dei ragionamenti?
Inoltre, che altri sorgano da altre viene realizzato dagli esseri mondani.
Pertanto, rispetto l’esistenza della produzione da altro, che bisogno c’è di ragionamenti?

[6.23] Tutte le cose – le cose trovate da perfette
e false percezioni – possiedono due entità.
Tutti gli oggetti della percezione perfetta sono la talità,
quelli della percezione falsa vengono detti essere verità convenzionale.

[6.24] Anche quelli che vedono le falsità sono asseriti come essere di due tipi:

Quelli che possiedono poteri sensoriali chiari e poteri sensoriali difettosi.

Una coscienza di coloro che possiedono i poteri sensoriali difettosi,

comparata alla coscienza di coloro che possiedono i poteri sensoriali corretti, viene asserita come essere non reale.

[6.25] Qualsiasi cosa percepita dai sei poteri sensoriali

liberi da menomazione e realizzata dal mondo

è una verità per il mondo stesso. Ciò che rimane

viene presentato come non reale per il mondo stesso.

[6.26] La natura esatta e
le illusioni, i miraggi e così via
imputati dai Guadatori, che sono disturbati dal sonno dell’ignoranza,

non esistono neppure all’interno del mondo.

[6.27] L’osservazione di colui i cui occhi sono afflitti da cataratta
non danneggia un cognitore privo di cataratta;
similmente, una coscienza che ha abbandonato l’immacolata saggezza suprema

non danneggia una coscienza immacolata.

[6.28] Poiché la confusione ostruisce la natura, è ingannevole.
Per via di quella, le fabbricazioni appaiono come verità.
Il Conquistatore le presentò come ‘verità per l’ingannevole’.

Le cose che sono fabbricazioni sono convenzionalità.

[6.29] Per via delle cataratte, quelle entità non reali
dal cadere dei capelli e così via sono immaginate.
Le loro nature vengono percepite dagli occhi su qualsiasi cosa.

Allo stesso modo comprendi la talità qui.

[6.30] Se il mondo fosse valido,
poiché gli esseri mondani vedrebbero la talità, che bisogno vi sarebbe
[di essere realizzata] da altri, i superiori?

Che cosa potrebbe essere fatto dal sentiero di un superiore?
[6.31] L’insensato come valido non è neppure realistico.

Pertanto, in tutti gli aspetti il mondo non è valido.

Per via di questo, nel contesto della talità non c’è danno dal mondo.
Quando un oggetto del mondo viene negato
attraverso il conosciuto stesso, vi è danno dal mondo.

[6.32] Per via di quella, poiché gli esseri mondani avendo posto un mero seme,

affermano “Io ho generato quel bambino” e
concepiscono “Io ho anche piantato quell’albero,”
la produzione da altro non esiste neppure per il mondo.

[6.33] Per via di quella, un germoglio non è altro dal seme.
Pertanto, quando esiste il germoglio non c’è la disintegrazione del seme.

Per via di ciò, essi non esistono come uno. Anche per via di ciò,
nel momento del germoglio non si afferma: “Il seme esiste.”

[6.34] Se il proprio carattere fosse dipendente,
sottovalutandolo, le cose verrebbero distrutte. Pertanto,
se la vacuità divenisse una causa per la distruzione delle cose

ciò non sarebbe appropriato. Pertanto, le cose non esistono.

[6.35] Per via di ciò, quando quelle cose vengono analizzate,

ciò che possiede l’essenza della talità non viene trovato

come dimorare dalla parte delle cose. Pertanto,
non analizzare le verità che sono convenzioni mondane.

[6.36] Nel contesto della talità, la produzione da sé e da altro
non è opportuna per nessun ragionamento.
Poiché, anche in termini convenzionali, non è opportuna per questi ragionamenti,

in virtù di che esiste la vostra produzione?

[6.37] Cose vuote, riflessi e così via, che
dipendono da un insieme non sono neanche non rinomati.

Così come per quello, dai riflessi vuoti e così via
le coscienze nel loro aspetto vengono prodotte,

[6.38] Similmente, anche se tutte le cose fossero vuote
sarebbero intensamente prodotte da quelle che sono vuote.

Anche rispetto alle due verità non vi è esistenza intrinseca.

Pertanto, esse non sono permanenti; e neppure sono annullate.

[6.39] Pertanto, esse non cessano intrinsecamente.
Per via di quello, anche senza una mente base di tutto, poiché vi è il potenziale per quello

si dovrebbe comprendere che azioni cessate in alcuni,
anche dopo trascorso un lungo periodo, generano un risultato appropriato.

[6.40] Avendo visto un oggetto osservato in sogno,
perfino da svegli gli stupidi generano desiderio.

Similmente, vi sono risultati anche da azioni
che sono cessate e che non esistono intrinsecamente.

[6.41] Proprio come, sebbene simili nell’essere oggetti non esistenti,
quelli con cataratta vedono l’aspetto del cadere dei capelli.
Ma non l’aspetto di altre cose,
similmente, si comprenda che le azioni che sono maturate non maturano ulteriormente.

[6.42] Pertanto, viene vista una maturazione non virtuosa
provenire da un’azione nera, una maturazione virtuosa dalla virtù.
Coloro che possiedono la consapevolezza che la virtù e la non virtù non esistono

saranno liberati.
Anche il pensare circa le azioni ed i risultati è da ripudiarsi.

[6.43] “Una base di tutto esiste ed esiste una persona,
mentre solo gli aggregati sono esistenti”;
questi insegnamenti sono per chiunque

non potrebbe comprendere tale significato molto profondo.

[6.44] Sebbene libero dalla visione dell’insieme transitorio,
il Buddha insegnò l’io ed il mio.
in modo simile, nonostante le cose siano effettivamente prive di esistenza intrinseca,

egli insegnò “esistenza” come [un insegnamento] dal significato interpretabile.

[6.45] “Non vedendo i percettori senza percepiti e
realizzando pienamente le tre esistenze come mera coscienza,

i Bodhisattva dimorano nella saggezza e
attraverso ciò realizzano la talità come mera coscienza.”

[6.46] “Così come quando le onde d’acqua
sorgono dall’oceano increspato dal vento,
similmente, da quella denominata ‘la base di tutti i semi di ogni cosa,’

i suoi potenziali, sorge la mera coscienza.”

[6.47] “Per via di ciò, qualunque sia l’entità del potenziato da altro
diviene la causa delle cose aventi esistenza imputazionale.”
“Essi sorgono senza esistere come (oggetti) esterni percepiti,
esistono ed hanno la natura di non essere l’oggetto di tutte le elaborazioni.”

[6.48] Dov’è l’esempio del fatto che gli oggetti esterni non esistono mentre la mente esiste?

«E’ proprio come un sogno»
Questo dovrebbe essere oggetto di riflessione.
Poiché la mente non esiste per noi neppure in sogno,

allora voi non avete un esempio.

[6.49] Se, per via del ricordare un sogno al risveglio,
Esistesse la coscienza mentale, anche gli oggetti esterni esisterebbero allo stesso modo.

Proprio come ci si ricorda pensando: «Ho visto…,»
Così anche l’esterno esiste.

[6.50] «Durante il sonno, una coscienza visiva non è possibile,
pertanto essi (gli oggetti di tale coscienza) non esistono; esiste solo la coscienza mentale.

Vi è aderenza all’aspetto di quello (oggetto) come (se fosse) effettivamente esterno.

Proprio come in un sogno, altrettanto viene asserito per quella.»

[6.51] Proprio come, per voi, gli oggetti esterni non vengono prodotti
in un sogno, analogamente, neppure la coscienza mentale viene prodotta.

L’occhio, gli oggetti dell’occhio, e la coscienza prodotta da essi,

anch’essi sono tutti i tre falsi.

[6.52] Neppure le rimanenti triadi, l’orecchio e così via, vengono prodotte.

Così come nel sogno, in modo simile, anche qui durante la veglia,

Le cose sono false. La mente non esiste,
Gli oggetti non esistono e neppure i poteri sensoriali esistono.

[6.53] Qui, proprio come per I risvegliati, analogamente, fino a quando

essi non si risvegliano, fino a quel momento i tre esistono per essi.

Proprio come tutti e tre non esistono più durante la veglia,

altrettanto accade quando ci si risveglia dal sonno dell’ignoranza.

[6.54] Qualsiasi coscienza di un potere sensoriale affetto da cataratta

percepisce i capelli per la forza di quella cataratta.
Nella prospettiva di quella coscienza, entrambi sono veri;
per coloro che vedono chiaramente gli oggetti, entrambi sono falsi.

[6.55] Se esistesse una coscienza senza un oggetto di conoscenza,
anche per quelli privi di cataratta, che dirigessero i loro occhi
nel luogo di quei capelli, vi sarebbe una consapevolezza del cadere dei capelli.

Pertanto, non dandosi questo caso, essa non esiste.

[6.56] “Pertanto, per coloro che vedono, non vi è maturazione di potenziali per una coscienza.

Per via di ciò, per loro non vi è coscienza;
non è per via dell’assenza di una cosa che esista come oggetto di conoscenza.”
Poiché i potenziali non esistono, non sono stabiliti.

[6.57] Un potenziale per quel prodotto è impossibile.
Non esiste neppure un potenziale per un’entità non prodotta.
Senza una qualificazione, ciò che viene qualificato non esiste.
Ne consegue che esso esiste anche per il figlio di una donna sterile.

[6.58] «Noi desideriamo affermare ciò, per via del quale sorgerà.»

Non esiste il sorgere di quella senza un potenziale.

L’esistenza reciprocamente dipendente, il santo dice, «Non esiste.»

[6.59] Se sorge dalla maturazione di un potenziale di ciò che è cessato,
sorgerà altro da un potenziale che è altro.
Per voi, quelli che hanno continuità esistono come reciprocamente differenti.

Per via di ciò, ogni cosa sorgerebbe da tutto.

[6.60] «Rispetto ad essi, quelli aventi continuità sono differenti,

poiché il continuum rispetto ad essi non è differente,
non vi è l’errore.» Ciò deve essere provato.

[6.61] In quanto essi non sono un esempio appropriato di continuum non differente.

Le qualità basate su Maitreya ed Upagupta
non sono incluse in uno stesso continuum poiché esse sono alterità.
Non è ragionevole, per qualunque cosa sia individualmente stabilita

per via del proprio carattere, essere inclusa in uno stesso continuum.

[6.62] “Da qualsiasi rispettivo potenziale si produca una coscienza visiva,

essa sarà pienamente prodotta in quello stesso momento.
Il potenziale che è la base della rispettiva coscienza,
viene realizzato essere ‘un potere sensoriale fisico visivo’ ”

[6.63] “Qui, non comprendendo che i cognitori che sorgono dai poteri sensoriali

sorgono proprio come apparenza di blu e così via
dai rispettivi semi, senza percepiti esterni,
gli esseri asseriscono che la mente percepisce gli esterni.”

[6.64] “Proprio come in un sogno, dalla maturazione dei rispettivi potenziali,

senza forme che siano oggetti differenti, sorgono le menti

che hanno il loro aspetto; similmente qui,
anche durante la veglia, la coscienza mentale esiste senza l’esterno.”

[6.65] Proprio come senza un occhio sorge una mente, la coscienza mentale,

alla quale il blu e così via appaiono in un sogno,
allo stesso modo, perché ciò non è prodotto nei ciechi
dalla maturazione del rispettivo seme senza un potere sensoriale visivo?

[6.66] Se secondo voi esiste, nel sogno,
la maturazione di potenziali per la sesta, mentre non esiste durante la veglia,
allora, proprio come qui la maturazione di potenziali per la sesta non esiste,
nello stesso modo, perché sarebbe scorretto dire: ‘Non esiste nel momento del sogno”?

[6.67] Proprio come una mancanza di occhi non è la causa di quello,

similmente, anche nel sogno, il sonno non è la causa.
A causa di ciò si asserisce che, anche nel sogno, le cose,

l’occhio e i falsi possessori di oggetti sono la causa della percezione.

[6.68]Poiché il loro presentare questa e quella risposta
si ritiene concordare con questa e quella tesi,

questo dibattito viene eliminato. I Buddha
in nessun momento affermano: “Le cose esistono.”

[6.69] Quegli yogi che, tramite le istruzioni di un Lama,
vedono il terreno colmo di scheletri,
vedono anche che tutti e tre sono privi di produzione
poiché quella viene considerata un’attenzione mentale scorretta.

[6.70] Se, per voi, proprio come gli oggetti di una mente di repulsione
sono come quelli di una coscienza sensoriale, allora analogamente,

poiché altri che dirigessero le loro coscienze in quel luogo li realizzerebbero,

neppure questa sarebbe un’attenzione al falso.

[6.71] Come coloro il cui potere sensoriale è affetto da cataratta,
così, anche, è la mente di pus in uno spirito famelico sulla riva di un fiume.
In breve, comprendi il significato che ” Proprio come gli oggetti di conoscenza non esistono, similmente, anche le coscienze non esistono.”

[6.72] Se, senza percepiti, non vi sono percipienti

e se esistono le cose che sono fenomeni condizionati da altro,

che sono vuoti di dualità, che cosa conoscerà la loro esistenza?
Non è corretto affermare: “Esiste anche senza essere percepito.”

[6.73] Non è stabilito che esso sia sperimentato da quella stessa.

Se viene stabilita da una memoria di un tempo successivo,

la non stabilita, che viene espressa per provare
il non stabilito, non lo prova.

[6.74] Anche in dipendenza dallo stabilire un autocognitore,
una memoria che ricorda questo non è ragionevole
poiché essi sono alterità – come la produzione in un continuo di ciò che non è conosciuto.

Questo ragionamento distrugge anche quegli esempi.

[6.75] Poiché per noi non esiste una memoria diversa
da quella che ha sperimentato l’oggetto,
c’è una memoria che pensa “Io ho visto”.
Questo è anche il modo delle convenzioni del mondo.

[6.76] Pertanto, se gli autocognitori non esistono,
Chi percepisce il vostro fenomeno condizionato da altro?
Poiché l’agente, l’oggetto dell’azione e l’azione non sono una cosa sola,

Non è ragionevole che quella stessa la percepisca.

[6.77] Se le cose, per via della propria entità, i fenomeni condizionati da altro
che sono non prodotti ed hanno la natura del non essere conosciuti,

esistessero, per via di che sarebbero inadatti ad esistere?
Quale danno viene inflitto agli altri dal figlio di una donna sterile?

[6.78] Quando i fenomeni potenziati da altro non esistono minimamente,

Come possono essere la causa delle convenzionalità?
Nel caso degli altri, per via dell’attaccamento ad una sostanza,
Anche tutte le presentazioni conosciute nel mondo vengono demolite.

[6.79] Quelli al di fuori del sentiero del Venerabile Acharya Nagarjuna

sono privi del metodo per ottenere la pace.
Questi hanno deviato dalle verità che sono convenzionale e talità.

Avendo deviato da esse, non c’è ottenimento di liberazione.

[6.80] La verità convenzionale è il metodo,
la verità ultima sorge dal metodo.
Chiunque non conosca le distinzioni fra queste due

entra un sentiero inferiore per via di concezioni errate.

[6.81] Nel modo in cui voi asserite le cose condizionate da altro,
noi non asseriamo neppure le convenzionalità.
Per lo scopo del risultato, sebbene essi non esistano,
assumendo la prospettiva del mondo, noi proclamiamo “Essi esistono.”

[6.82] Proprio come essi non esistono per i distruttori del nemico che,

abbandonati gli aggregati, sono entrati nella pace, similmente,

se essi non esistessero neppure per il mondo,
noi non proclameremmo: “Essi esistono” anche per il mondo.

[6.83] Se voi non venite smentiti dal mondo,
dovreste confutare quelle in relazione al mondo stesso.
Voi e gli esseri mondani dovreste dibattere

rispetto a questo; dopo, noi ci affideremo al più forte.

[6.84] Il Manifesto, il Bodhisattva che si sta avvicinando,
comprende che le tre esistenze sono semplicemente coscienza.
Avendo confutato che un sé permanente sia il creatore,

per poter capire ciò egli comprende che il creatore è mera mente.

[6.85] Pertanto, per sviluppare la consapevolezza dell’intelligente,
il Conoscitore Supremo di Tutto insegnò, nel Sutra della Discesa a Lanka,

questo vajra – la natura della parola che distrugge le altere montagne
dei Guadatori – al fine di discernere l’intenzione.

[6.86] In accordo a questo ed a quello nei propri trattati,
i Guadatori propugnano quelli, la persona e così via.
Non vedendo questi come un creatore,
il Conquistatore insegnò che il creatore del mondo è soltanto la mente.

[6.87] Così come ‘risvegliato e sviluppato’ viene detto di colui che è sviluppato rispetto alla talità, analogamente, essendo preminente soltanto la mente,
il mondo viene insegnato nei sutra dicendo: “sola mente.”
Che qui le forme vengano confutate non è il significato del sutra.

[6.88] Se, avendo compreso che questi sono “sola mente”,
egli avesse negato le forme in questo [sutra],
perché il Grande Essere avrebbe ulteriormente affermato

in questo [sutra] che la mente viene prodotta dalla confusione e dalle azioni?

[6.89] La mente stessa crea il mondo degli esseri senzienti e
il mondo estremamente vario dell’ambiente.
Si dice che gli esseri migratori senza eccezione vengano prodotti dalle azioni.

Avendo abbandonato la mente, neppure le azioni esistono.

[6.90] Sebbene la forma esista, essa non esiste come vero creatore,

al contrario della mente.

[6.91] Quindi, un creatore diverso dalla mente viene rifiutato; non viene confutata la forma.

Per coloro che dimorano in quella realtà di esseri mondani gli aggregati notori nel mondo,

ovvero tutti i cinque, esistono. Quando si desidera manifestare

la saggezza suprema della talità, questi cinque non sorgono per gli yogi.

[6.92] Se le forme non esistono, non concepire che le menti esistano;

inoltre, se le menti esistono, non concepire che le forme non esistano.

Nei sutra sull’aspetto di saggezza, il Buddha
li rifiutò allo stesso modo, e nell’Abhidharma li insegnò.

[6.93] Anche avendo distrutto i livelli delle due verità,
la vostra sostanza, essendo confutata, non è stabilita.
Pertanto, attraverso tali stadi si comprenda che

le cose sono primordialmente non prodotte nella talità e sono prodotte nel mondo.

[6.94] Qualsiasi sutra che insegni: “L’esterno appare ma non esiste.

La mente appare come le varietà” si oppone alla forma per coloro

che hanno forte attaccamento alla forma. Inoltre, questo è un significato interpretabile.

[6.95] Il Maestro insegnò che esso è di significato interpretabile e si può accettare

attraverso il ragionamento che esso è di significato interpretabile.

Questi passaggi chiariscono che anche altri gruppi di sutra
di questo tipo sono soltanto di significato interpretabile.

[6.96] I Buddha affermano: “Se gli oggetti di conoscenza non esistono, l’eliminazione

della coscienza viene facilmente acquisita.” Siccome, se gli oggetti

di conoscenza non esistono, la confutazione della coscienza viene stabilita,

inizialmente vi è la confutazione degli oggetti di conoscenza.

[6.97] Avendo compreso il resoconto di tali passaggi,
si dovrebbe anche capire che qualunque sutra il cui significato non spiega la talità è un insegnamento di significato interpretabile, e quindi interpretarlo.
Si comprenda che quelli il cui significato è la vacuità sono di significato definitivo.

[6.98] La produzione dai due non è un’entità appropriata. Perché?
Poiché emergono anche qui i difetti che furono già spiegati.
Ciò non è nel mondo; e non viene neppure asserito nella talità,

poiché la produzione da questi, individualmente, non viene stabilita.

[6.99] Se si desse il caso che esse venissero prodotte interamente senza cause,

Allora tutto verrebbe prodotto da ogni cosa, sempre.
Per il sorgere di un risultato, gli esseri mondani non dovrebbero neppure raccogliere

semi e così via attraverso centinaia [di difficoltà].

[6.100] Se gli esseri migratori fossero privi di cause, come la fragranza ed il colore
degli utpala del cielo, non ve ne sarebbe percezione, ma, poiché vi è anche

la percezione di un mondo estremamente variegato, così come la propria mente,

analogamente, il mondo dovrebbe essere compreso come sorto da cause.

[6.101] Se quegli elementi non hanno la natura di quello,
la natura per la quale diventano gli oggetti delle vostre coscienze,

per via dell’esservi una spessa oscurità mentale rispetto a loro,

come possono realizzare correttamente un mondo al di là?

[6.102] Si dovrebbe capire che, quando si confuta un mondo al di là,
si vede in modo errato la natura degli oggetti di conoscenza
per via del possedere un corpo simile alla base di quel tipo di visione;

come quando si asserisce che la natura degli elementi esiste.

[6.103] E’ già stato spiegato in che modo questi elementi non esistano.
In che modo? In precedenza, la produzione da sé, altro,

entrambi e la priva di causa furono già confutate.

Pertanto, nessuno di questi elementi non spiegati esiste.

[6.104] Siccome la produzione da sé, da altro, da entrambi e
senza una causa non esiste, le cose sono libere dall’esistenza intrinseca.
Per via di ciò, i mondani hanno una spessa confusione simile ad una coltre

di nuvole, per via della quale gli oggetti appaiono erroneamente.

[6.105] Così come, a causa delle cataratte, alcuni percepiscono erroneamente
il cadere dei capelli, due lune, gli occhi delle piume del pavone, api ecc.,

similmente, per la forza della confusione, i non saggi
realizzano le varietà, come i fenomeni composti, con il loro intelletto.

[6.106] L’affermazione “Le azioni sorgono dipendendo dalla confusione,
non sorgono senza l’ignoranza” viene compresa in senso letterale solamente dai non saggi.

I saggi, il cui sole di raffinata intelligenza disperde completamente

la spessa oscurità, comprendono la vacuità e saranno liberati.

[6.107] “Se le cose non esistessero nella talità,
esse non esisterebbero neppure in termini convenzionali,

come il figlio di una donna sterile. Pertanto,
esse possono soltanto essere intrinsecamente esistenti.”

[6.108] Poiché il cadere dei capelli ecc.,
gli oggetti di quelli affetti da cataratta,

non vengono prodotti, dovreste dapprima dibattere soltanto con loro,
e soltanto dopo con quelli afflitti dalla cataratta dell’ignoranza.

[6.109] Quando vedete i non prodotti – sogni, città dei mangiatori di odori,

l’acqua di un miraggio, illusioni magiche, riflessi ecc. –
sebbene neppure essi esistano,
com’è che ciò accade, secondo voi? Ciò è irragionevole.

[6.110] Sebbene questi siano analogamente non prodotti nella talità,
ma allo stesso tempo non è che non siano oggetti della visione mondana

come nel caso del figlio di una donna sterile,
quell’affermazione è indefinita.

[6.111] Proprio come il figlio di una donna sterile è privo di produzione

per propria natura nella talità e non esiste neppure nel mondo,

analogamente, nessuna cosa viene prodotta,
per propria entità, né nel mondo né nella talità.

[6.112] Pertanto, in questo modo il Maestro insegnò

Tutti i fenomeni sono pacificati fin dall’inizio,

liberi da produzione e naturalmente e completamente

passati al di là del dolore.” Pertanto, la produzione è sempre non esistente.

[6.113] Così come i vasi ecc. non esistono nella talità ed
esistono in termini di ciò che è notorio nel mondo,
altrettanto vale per tutti i fenomeni.
Pertanto, non ne consegue che essi siano simili al figlio di una donna sterile.

[6.114] Poiché le cose non vengono prodotte senza cause,

né da una causa che è Ishvara ecc.,
né da sé, da altro o da entrambi,
esse vengono prodotte interamente in dipendenza.

[6.115] Poiché le cose sorgono interamente in dipendenza,

queste concezioni non possono essere indagate;

pertanto, il ragionamento del sorgere dipendente recide tutte le reti delle visioni errate.

Le concezioni sorgono quando le cose esistono,
[6.116] Tuttavia, che le cose non esistano

è già stato esaurientemente analizzato.

Senza le cose, esse non sorgono; ad esempio,
Come il fuoco non esiste senza combustibile.

[6.117] Gli esseri ordinari sono vincolati dalle concezioni; non concependo,

gli yogi sono liberati. Pertanto, il saggio insegna che,
ogniqualvolta le concezioni vengono

eliminate, ciò è il risultato dell’analisi completa.

[6.118] Egli non compose le analisi del suo

Trattato per amore di dibattito. Egli presentò la talità al fine di liberare.

Se, quando la talità viene spiegata esaurientemente,
le scritture degli altri vengono distrutte, non vi è errore.

[6.119] Qualunque attaccamento alla propria visione e, analogamente,
qualunque fastidio provocato dalle visioni degli altri, sono solo concezioni.

Pertanto, avendo eliminato completamente l’attaccamento e la rabbia,

coloro che analizzano in modo completo verranno rapidamente liberati.

[6.120] Avendo visto con intelligenza che le afflizioni e i difetti,

senza eccezione, sorgono dalla visione dell’insieme transitorio

e avendo realizzato che il sé è l’oggetto di quella, gli yogi confutano il sé.

[6.121] Un sé che sia un fruitore, permanente, non un creatore,

privo di qualità ed attività, viene teorizzato dai Guadatori.

In funzione di lievi differenze di quello
vi sono i diversi sistemi dei Guadatori.

[6.122] Libero da produzione come il figlio di una donna sterile,
tale sé non esiste e non è neanche adatto

come sostegno della concezione dell’io.

Neppure convenzionalmente si sostiene che esso esista.

[6.123] Pertanto, gli attributi di quello in trattati e trattati,
Ciò che viene presentato dai Guadatori, da tutti loro,
Viene danneggiato dal ragionamento, da essi stessi riconosciuto,

della sua non produzione. Pertanto, tutti i suoi attributi non esistono.

[6.124] Pertanto, un sé diverso dagli aggregati non esiste
poiché, senza gli aggregati, la sua percezione non è possibile.
Non viene asserito neppure come sostegno di una coscienza mondana

che concepisce l’io poiché, anche senza percepirlo, vi è una visione del sé.

[6.125] Anche quelli che hanno trascorso molti eoni come animali
non vedono ciò che è non prodotto e permanente,
tuttavia, si constata che anch’essi si impegnano nel concepire l’io.

Quindi, un sé che sia diverso dagli aggregati non esiste per nulla.

[6.126] “Poiché non esiste un sé che sia diverso dagli aggregati,
l’oggetto osservato della visione del sé sono soltanto gli aggregati.”
Alcuni sostengono anche che il sostegno della visione del sé
sono tutti e cinque gli aggregati. Alcuni sostengono che lo è soltanto la mente.

[6.127] Se gli aggregati fossero il sé, per via di questo,
Poiché sono molti, anche i sé sarebbero molti.
Il sé sarebbe una sostanza e poiché la visione di essi
lì impegna come essere una sostanza, sarebbe corretta.

[6.128] Nel momento del nirvana, il sé verrà definitivamente eliminato.
Nel momento precedente al nirvana, sarà prodotto e disintegrato.

Poiché l’agente non esisterebbe, i loro risultati non esisterebbero.

Quello accumulato da uno verrebbe consumato da qualcun altro.

[6.129] “Non c’è errore nel loro esistere come un continuum in tal modo”, ma gli errori

rispetto ad un continuum furono già spiegati quando, prima, venne completamente

analizzato. Pertanto, gli aggregati e la mente non sono adatti ad essere il sé,

poiché il mondo avente una fine e così via non esiste.

[6.130] Per voi, quando gli yogi vedono la mancanza del sé
le cose diverrebbero definitivamente non esistenti.
In quel momento, se un sé permanente viene abbandonato,

per via di questo, la vostra mente o gli aggregati non sono il sé.

[6.131] Per voi, gli yogi che percepiscono la mancanza del sé

non realizzano la talità delle forme e così via, e,
per via dell’impegnarsi attraverso l’osservare le forme e così via,
si producono attaccamento e così via per via del non realizzare la loro entità.

[6.132] “Il Maestro insegnò‘ Gli aggregati sono il sé.’”
Se, per via di questo, voi asserite che gli aggregati siano il sé,

questo era per confutare un sé diverso dagli aggregati
poiché altri sutra insegnano “La forma non è il sé” ecc..

[6.133] Poiché in altri sutra viene insegnato che le forme e le sensazioni

non sono il sé, e neppure lo sono le discriminazioni,

né i fattori di composizione e neppure le coscienze,
la presentazione concisa non asserisce “Gli aggregati sono il sé.”

[6.134] Quando si afferma “Gli aggregati sono il sé”,

si tratta dell’insieme degli aggregati, non dell’entità degli aggregati.
Non è un protettore, e neppure un soggiogatore né un testimone,

poiché non esiste; quindi, non è il mero insieme.

[6.135] Allora, l’insieme dei componenti sarebbe il carro stesso.

Il carro ed il sé sono simili. Nel sutra si insegna

che esso dipende dagli aggregati, pertanto il mero insieme non è il sé.

[6.136] Se viene detto “Esso è la configurazione”,

siccome quest’ultima esiste in ciò che ha forma, per voi,

quella verrebbe chiamata “il sé”, mentre
l’insieme delle menti ecc. non sarebbero il sé, non avendo configurazione.

[6.137] Sé stesso, l’appropriatore e l’appropriato non sono adatti ad essere una cosa.

Se questo fosse il caso, ciò su cui si agisce e l’agente sarebbero un’unità.
Se viene pensato “L’agente non esiste, ciò su cui si agisce esiste,”
non è così poiché, senza un agente, ciò su cui si agisce non esiste.

[6.138] Quindi, il Soggiogatore ha presentato sottilmente il sé

in dipendenza dei sei costituenti enunciando
“Terra, acqua, fuoco, vento, coscienza, spazio” e
le sei basi di contatto, l’occhio e così via, ed

[6.139] egli lo insegnò in dipendenza dei fenomeni che si apprendono da vicino,

le menti e i fattori mentali. Quindi, esso non è quelli e
non è quello stesso; non è il mero insieme di quelli.
Quindi, la mente che concepisce l’io non è in merito a quelli.

[6.140] Quando la mancanza del sé è realizzata, il dire “Un sé permanente è abbandonato”

e, anche senza asserire quello come essere la base della concezione dell’io,
il dire “Quindi, per mezzo della conoscenza dell’assenza di un sé,
anche la visione di un sé viene estirpata” è veramente stupefacente!

[6.141] Sarebbe come vedere un serpente annidato in un buco nel muro di casa propria,

e dissipare la propria ansietà dicendo: “Non vi è elefante qui”,

se anch’esso agisse per l’abbandono della paura del serpente,

ahimè, egli diverrebbe lo zimbello degli altri.

[6.142] Il sé non esiste negli aggregati; altresì gli aggregati non esistono nel sé.

Perciò, se qui essi esistessero come alterità,

dovrebbero esserci queste concezioni qui, ma invece,

poiché non sono alterità, esso è una concezione.

[6.143] Il sé non è asserito essere un possessore di forma. A causa di ciò, il sé non esiste.

Quindi, non è connesso al significato di possesso.

Se fossero altro, il possessore di bestiame, o non altro, il possessore di forma,
il sé in relazione alla forma non sarebbe unicità e non sarebbe alterità.

[6.144] La forma non è il sé, il sé non è il possessore della forma,
il sé non esiste nella forma, ed a sua volta la forma non esiste nel sé.

Tutti gli aggregati dovrebbero comprendersi in questi quattro modi.

Queste sono le venti visioni di un sé.

[6.145] La montagna della visione viene distrutta dal vajra che realizza la mancanza del sé.

Ciò che viene distrutto insieme a un sé
sono le vette elevate che dimorano sulla grande montagna
della visione dell’insieme transitorio.

[6.146] Alcuni asseriscono una persona sostanzialmente esistente che è inesprimibile

come stessa cosa, altro, permanente, impermanente e così via.
Si asserisce che essa è un oggetto di conoscenza delle sei coscienze
e si asserisce anche che essa è la base della concezione dell’io.

[6.147] Siccome non si realizza che la mente sia inesprimibile in termini di identità o alterità rispetto alla forma, non si realizza che le cose esistenti siano inesprimibili.
Se un qualche sé fosse stabilito essere una cosa,
tale cosa, essendo stabilita allo stesso modo in cui lo è la mente, non sarebbe inesprimibile.

[6.148] A causa di ciò, per voi, un vaso, un’entità che non è stabilita
essere una cosa, è inesprimibile come identità o alterità rispetto alla forma e così via.

Siccome qualunque cosa sia un sé è inesprimibile rispetto agli aggregati,
non lo dovreste vederlo come sostanzialmente esistente.

[6.149] Voi non asserite che la vostra coscienza sia altro rispetto alla propria natura,

ed asserite che essa è una cosa diversa dalla forma e così via.
Poiché questi due aspetti vengono riscontrati nelle cose,
il sé non esiste in quanto è privo della caratteristica delle cose.

[6.150] Perciò, il sostegno della concezione dell’io non è una cosa,
essa non è altro rispetto agli aggregati, non è l’entità degli aggregati,

né il sostegno degli aggregati, né il loro possessore.
Esso è stabilito in dipendenza dagli aggregati.

[6.151] Proprio come non si asserisce che un carro sia altro rispetto ai suoi componenti,

né che sia ‘non altro’, né il loro possessore,
e neppure che sia sui suoi componenti, né che i componenti siano su di esso,
né il mero insieme, e neppure la configurazione, altrettanto vale per il sé.

[6.152] Se il mero insieme fosse il carro,
il carro stesso esisterebbe nei pezzi smontati.
A causa di ciò, non esistendo il possessore di componenti, neppure i componenti esisterebbero. Quindi, neppure la mera configurazione è adatta ad essere il carro.

[6.153] Per voi, proprio come la forma esisteva prima per ogni componente,

essa si mantiene inalterata quando diventa parte di un carro.

Proprio come non esisteva nelle parti separate
neppure ora il carro dovrebbe esistere.

[6.154] Se ora, al tempo del carro stesso,
la forma delle ruote e così via fosse diversa,
ciò verrebbe percepito, ma neppure questo lo è;

perciò, la mera configurazione non esiste come carro.

[6.155] A causa di ciò, poiché per voi l’insieme non esiste per nulla,

quella configurazione non è dell’insieme dei componenti.
In dipendenza da ciò che non esiste per nulla,
come si potrebbe vedere qui che è la configurazione?

[6.156] Proprio come voi asserite ciò, allo stesso modo
si dovrebbe comprendere che tutto,

tutti i tipi di risultati aventi una natura non vera,

sono prodotti in dipendenza da cause non vere.

[6.157] Quindi, anche il dire “C’è la consapevolezza di un vaso

in relazione a ciò che dimora come forma ecc.” è semplicemente

fuori luogo. poiché non vi è produzione, neppure forme e così via esistono.

Pertanto, neppure questi sono adatti ad essere una configurazione.

[6.158] Quello non è davvero stabilito nei sette modi
né nella talitá né nel mondo.
Esso viene tuttavia imputato qui, nel mondo,
sulla base dei suoi componenti, senza un’analisi completa.

[6.159] Quello stesso è un possessore di componenti ed un possessore di parti.

Lo stesso carro viene indicato ai migratori dicendo ‘agente’.
Ed è stabilito per gli esseri come l’appropriatore stesso.
Non mandate in rovina le convenzionalità che sono notorie al mondo.

[6.160] Come si può affermare che esista ciò che non esiste nei sette modi?

Non trovandone l’esistenza, gli yogi
si impegnano facilmente anche nella talità.

Qui, pertanto, il suo modo di stabilirsi andrebbe sostenuto in modo simile.

[6.161] Quando un carro semplicemente non esiste, allora neppure un possessore di componenti esiste; neppure i suoi componenti esistono. Quando un carro viene bruciato dal fuoco, i suoi componenti non esistono più. Analogamente all’esempio, quando un possessore di componenti

viene bruciato dal fuoco dell’intelligenza, altrettanto accade ai suoi componenti.

[6.162] Similmente, tramite la rinomanza mondana,

sulla base degli aggregati, costituenti e, similmente, le sei sfere,
il sé viene anche asserito come essere un appropriatore.
Gli appropriati sono ciò cui si agisce. E’ anche l’agente.

[6.163] Poiché la cosa non esiste, non è stabile enon è instabile.

Non è prodotta e non si disintegra.

Neanche la permanenze e così via rispetto a quello esiste.

Non esiste come unità o come alterità.

[6.164] Il sé che, negli esseri migratori, completamente fa sorgere
una coscienza che concepisce l’io e che fa sorgere
una coscienza che concepisce il mio rispetto a qualsiasi cosa sia di quello,

è dalla confusione rispetto al conosciuto non investigato.

[6.165] Poiché ciò su cui si agisce avente un non esistente agente è non esistente,

il mio non esiste senza il sé.
Pertanto, il sé ed il mio vengono percepiti come vuoti e
lo yogi verrà completamente liberato.

[6.166] Qualunque cosa – vasi, coperte di lana, tele, eserciti, foreste, rosari, alberi,

case, carri, alberghi e così via – e, dal punto di vista di qualunque altra cosa sia simile,

ciò di cui gli esseri parlano dovrebbe essere compreso in quel modo,

poiché il Signore dei Conquistatori non ha obiettato nei confronti del mondo.

[6.167] Componente, qualità, attaccamento, definizione, combustibile e così via, possessore di componenti, possessore di qualità, colui che prova attaccamento, illustrazione, fuoco e così via – questi oggetti, quando analizzati in modo completo , nome il carro, non esistono nei sette modi, purtuttavia essi esistono invece in modo diverso da quello, in termini di essere notori al mondo.

[6.168] Se si tratta di una causa che genera un prodotto, essa è una causa e
Se un risultato non viene prodotto, senza di ciò esso non possiede una causa.

Anche i risultati, quando le loro cause esistono, vengono prodotti.

Pertanto, diteci: quale dei due sorge dall’altro? Fra di essi, quale viene prima?

[6.169] Se, per voi, una causa producesse un risultato attraverso l’incontrare, in quel momento
essi sarebbero un unico potenziale, per cui il produttore ed il risultato non sarebbero diversi,

e, se fossero diversi, non vi sarebbe differenza tra cause e non cause.
Avendo abbandonato queste due concezioni, non ne esiste una terza.

[6.170] Per voi, una causa non produce un risultato, pertanto un cosiddetto “risultato”
non esiste. Anche una causa libera da un risultato, non essendo una causa, non esiste. Per via di questo, anch’essi sono entrambi simili ad illusioni. Pertanto,
noi non cadiamo in quegli errori; le cose degli esseri mondani esistono anch’esse.

[6.171] “Negli errori di ‘La confutazione confuta l’oggetto di confutazione
incontrandolo o senza incontrarlo?’ non incorrete forse anche voi?”
“Quando ciò viene menzionato e soltanto la vostra stessa posizione viene completamente distrutta, in quel momento non siete in grado di confutare l’oggetto di confutazione.”

[6.172] “Con argomentazioni spurie che, con le vostre stesse parole, vi si ritorcono contro,
in modo illogico sottovalutate tutte le cose. Pertanto,
non verrete accettati dagli esseri santi e, per via di questo,
essendo privi di una vostra posizione propria, vi limitate a dibattere confutando ogni cosa.”

[6.173] L’errore già menzionato affermando “La confutazione confuta o senza incontrare l’oggetto di confutazione o incontrandolo”, qui
diventa decisamente tale per chiunque sostenga la posizione,
mentre, siccome noi non manteniamo questa posizione, tale conseguenza non è possibile.

[6.174] Proprio come si vedono gli attributi che esistono nel globo solare

durante un’eclisse e così via anche in un riflesso, tuttavia il completo

incontrarsi o non incontrarsi del sole e del riflesso essendo
effettivamente inappropriato, sorge come una mera convenzione in dipendenza. [6.174]

[6.175] E, anche se non vero, così come esiste per ciò che deve essere stabilito –
il proprio viso come bello, similmente, anche qui si deve comprendere
“Ciò che deve essere stabilito viene realizzato anche tramite le ragioni manchevoli di fattibilità che vengono viste come efficaci nel pulire il viso della saggezza.”

[6.176] Se l’essere-cosa della ragione, ciò che causa la comprensione del proprio oggetto da provarsi, fosse stabilita, e anche l’entità di ciò che deve essere provato, ciò che deve essere effettivamente compreso, esistesse, i ragionamenti dell’incontrare e così via sarebbero pienamente applicabili. D’altro canto, poiché anche questo non esiste, è solo per la vostra disperazione.

[6.177 Si può facilmente indurre la realizzazione che tutte le cose
non esistono come essere-cosa, ma agli altri non si può facilmente far comprendere l’esistenza intrinseca nello stesso modo.
Perché voi siete assegnati a fare questo mondo con la rete di speculazioni errate?

[6.178] Anche avendo compreso la confutazione aggiuntiva indicata sopra,
qui, abbandonala per il fine della risposta della posizione dell’incontrare e così via. Noi, anche, non siamo come quei disputanti che confutano qualsiasi cosa. L’aggiuntiva, come spiegato precedentemente, si dovrebbe realizzare per mezzo

di questa stessa posizione.

[6.179] Quella mancanza del sé, per liberare gli esseri migratori,
venne insegnata essere di due tipi per via delle divisioni di persone e fenomeni. Così, il Maestro, ancora una volta, ha insegnato ai discepoli
quella stessa divisa in molti modi,

[6.180] insieme con l’elaborazione. Avendo spiegato le sedici vacuità, ancora una volta condensate
le ha stabilite come quattro.
Queste vengono anche presentate come essere il grande veicolo.

[6.181] Poiché la sua natura è quella,
l’occhio è vuoto dell’occhio.
Questa dovrebbe anche essere similmente indirizzato a

l’orecchio, il naso, la lingua, il corpo e la mente.

[6.182] Per via del non dimorare costantemente e non disintegrarsi, La mancanza di esistenza intrinseca di qualsiasi dei
sei, l’occhio e così via,
viene asserita come essere la vacuità dell’interno.

[6.183] Poiché la loro natura è quella,
le forme sono vuote di forme.
Anche suoni, odori, sapori,

oggetti tangibili e fenomeni sono così.

[6.184] La vera e propria mancanza di natura delle forme

e così via è detta essere la vacuità dell’esterno.
La vera e propria mancanza di natura di entrambi
è la vacuità dell’esterno e dell’interno.

[6.185] La stessa mancanza di natura dei fenomeni

viene descritta dal saggio come essere “vacuità.”

Anche quella vacuità viene asserita
come essere vuota dell’entità di vacuità.

[6.186] Qualsiasi vacuità di ciò che viene chiamata “vacuità”

viene asserita come essere la vacuità di vacuità.
Questo fu insegnato per superare
la concezione di una coscienza di vacuità come una cosa.

[6.187] Poiché pervadono il mondo degli esseri senzienti

e l’ambiente senza eccezione, e
poiché, con l’esempio degli incommensurabili,

essi sono senza limiti, le direzioni sono il grande.

[6.188] Ciò che è la vacuità
di tutte le dieci direzioni
è la vacuità del grande.
Venne insegnato per superare il concepirle come grande.

[6.189] Poiché è il proposito supremo,

l’ultimo è il nirvana.
Ciò che è la sua vacuità è
la vacuità dell’ultimo.

[6.190] Per superare la concezione di
una coscienza del nirvana come una cosa,

il Conoscitore dell’Ultimo insegnò
la vacuità dell’ultimo.

[6.191] Per via del sorgere da condizioni, i tre reami
vengono descritti definitivamente come composti.

Ciò che è la loro vacuità
venne insegnata come essere la vacuità del composto.

[6.192] Qualsiasi cosa sia manchevole di questi –

produzione, dimorare, impermanenza – è non composto.
Ciò che è la loro vacuità
è la vacuità del non composto.

[6.193] Ciò che non ha un estremo
viene espresso come andato al di là degli estremi.
La vacuità di quello viene descritta

come la vacuità di ciò che ha trasceso gli estremi.

[6.194] Per via dell’essere priva di questi

un’origine iniziale e un termine finale

l’esistenza ciclica viene espressa come priva di inizio e fine.
[6.195] Per via dell’essere libera dal venire ed andare, questa esistenza

che è come un sogno è ciò che è proprio manchevole di quello.
Questo viene definitivamente descritto nel trattato
indicando “Quella è la vacuità di ciò che è privo di inizio e fine.

[6.196] “L’abbandonato” viene espresso in modo definitivo

come gettato via e scartato.
Ciò da non gettare via o scartare
è ciò da non abbandonarsi in nessun momento.

[6.197] Ciò che è la vacuità di quello stesso
di ciò da non abbandonarsi,
poiché quella è ciò, viene espressa

come “la vacuità di ciò da non abbandonarsi.”

[6.198] Poiché l’entità dei fenomeni composti

e così via, non è creata da
discepoli, realizzatori solitari,
i figli dei conquistatori, ed i tathagata,

[6.199] L’entità dei fenomeni composti

e così via viene descritta come la natura.
Ciò che è la vacuità di quella stessa
è la vacuità della natura.

[6.200] I diciotto costituenti, i sei contatti,
le sei sensazioni che sorgono da essi,
ciò che possiede forma e ciò che non possiede forma,

similmente, i fenomeni che sono composti e non composti:

[6.201] Ciò che è la vacuità che è la vacuità di essi
di tutti questi fenomeni.
Ciò che è la non cosa di ciò che adatto ad essere forma

e così via è la vacuità della sua definizione rispettiva.

[6.202] La forma ha una definizione: adatto ad essere forma.

La sensazione ha la natura dell’esperienza.
La discriminazione percepisce i segni.
I fattori di composizione formano intensamente.

[6.203] Ciò che percepisce individualmente gli oggetti
è la definizione rispettiva della coscienza.
La definizione rispettiva degli aggregati è sofferenza.
La natura degli elementi viene asserita essere come un serpente velenoso.

[6.204] Il Buddha ha insegnato le sfere
come essere la porta stessa della produzione.

Ciò che è un sorgere dipendente e relazionato

viene definito come un riunirsi ed incontrarsi.

[6.205] La perfezione della generosità è il donare.
La definizione dell’etica è di essere privo di tormento.

La definizione di tolleranza è una mancanza di rabbia.

Quella di sforzo è la mancanza di azioni non virtuose.

[6.206] La concentrazione ha la caratteristica del riunire.
La definizione di saggezza è una mancanza di attaccamento.

La definizione delle sei perfezioni
vengono espresse come essere quelle.

[6.207] Le concentrazioni, gli incommensurabili,

e similmente, gli altri, i senza forma –

questi, il Conoscitore Perfetto li ha insegnati

come aventi le caratteristiche di imperturbabilità.

[6.208] La definizione rispettiva delle trentasette armonie

con l’illuminazione è ciò che porta l’emersione definitiva.
La definizione di vacuità è un completo isolamento

per via della mancanza dell’oggetto osservato.

[6.209] La mancanza di segno è pacificazione.
La definizione della terza è mancanza di sofferenza
ed ignoranza. La definizione delle liberazioni

complete è ciò che porta la libertà completa.

[6.210] I poteri vengono insegnati essere
la natura dello stesso stabilirsi completo.

Le quattro mancanza di paura del Protettore

sono l’entità della stabilità completa.

[6.211] Le conoscenze individuali corrette,
fiducia in se stesso e così via – hanno la caratteristica del non terminare.

Ciò che ottiene in modo raffinato il beneficio

degli esseri migratori viene chiamato “grande amore.”

[6.212] Ciò che protegge completamente coloro che hanno sofferenza
è la grande compassione. La gioia ha
La caratteristica di gioia estrema. L’equanimità
viene detta possedere la caratteristica dell’essere non mescolata.

[6.213] Quelle asserite come essere le diciotto
qualità non condivise dei Buddha,
Poiché non possono essere tolte dal Maestro,
hanno la caratteristica rispettiva del non essere tolte.

[6.214] La saggezza suprema di un conoscitore supremo

di tutti gli aspetti viene asserita come avente

la caratteristica dell’essere diretta. Gli altri non vengono

asseriti essere “diretti” per via dell’essere limitati.

[6.215] La vacuità proprio di quello che è riferito ad essi

ciò che è la definizione dei composti e
ciò che è la definizione dei non composti –
è la vacuità delle loro definizioni rispettive.

[6.216] Il presente non dimora e
il passato ed il futuro non esistono.
Questi, non essendo osservati in nessun

luogo, sono chiamati “gli inosservabili.”

[6.217] Ciò che è l’assenza de la propria

entità degli inosservabili, per via del non

dimorare costantemente e non disintegrarsi,

è la vacuità di ciò che viene chiamato “inosservabile.”

[6.218] Poiché sorte da condizioni,
le cose non hanno l’entità dell’assemblaggio.

La vacuità dell’assemblaggio

è la vacuità delle non cose.

[6.219] Il termine “cosa” si riferisce, in breve,
ai cinque aggregati.
Ciò che è la loro vacuità
viene spiegata essere la vacuità delle cose.

[6.220] In breve, le non cose
vengono dette essere i fenomeni non composti.

La vacuità delle non cose, esse stesse,
è la vacuità delle non cose.

[6.221] La mancanza di entità della natura,
è la vacuità di ciò che viene chiamato “natura.”

Ad essa ci si riferisce come “natura”
poiché tale natura non è creata.

[6.222] Che i Buddha effettivamente sorgano

o non sorgano, la vacuità di tutte le cose viene

proclamata completamente

come essere l’essere dell’altro.

[6.223] La fine perfetta e la talità
è la vacuità dell’essere dell’altro.
Questi vengono proclamati completamente

in accordo al sistema della perfezione della saggezza.

[6.224] Coloro che illuminano con i raggi dell’intelligenza in questo modo,

realizzando, come un’oliva nel palmo della loro mano,

che fin dall’inizio le tre esistenze, senza eccezione, non sono prodotte,

procedono alla cessazione per la forza della verità nominale.

[6.225] Sebbene, in effetti, essi abbiano continuamente il pensiero che appartiene alla cessazione, nondimeno essi continuano a generare anche compassione per gli esseri migratori

privi di protezione.
Al di sopra di quello, essi superano per intelligenza anche tutti i nati dalla parola del Sugata insieme ai Buddha mediani, senza eccezione.

[6.226] Il re dei cigni, dispiegando le bianche ed ampie ali del convenzionale e della talità,

essendo avanzato alla testa dei cigni-esseri ordinari,
procede alla sponda suprema dell’oceano di qualità di un conquistatore
per la forza del vento della virtù.

Questa è la sesta generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo.

LA SETTIMA GENERAZIONE DELLA MENTE

[7.1abc] Qui, sull’Andato Lontano, egli entra
nella cessazione istante per istante, ed ottiene anche
una splendida ed eccellente perfezione nei metodi.

Questa è la settima generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti. L’OTTAVA GENERAZIONE DELLA MENTE

[8.1] Per ottenere virtù sempre maggiori che superano le precedenti,

diventando irreversibile su questo,
Il grande essere entra nell’Inamovibile.
Le sue preghiere sono purificate completamente e

[8.2] i conquistatori lo destano dalla cessazione.
Poiché la mente senza attaccamento non dimora con i difetti,
Sull’ottavo terreno, le macchie, insieme alle loro radici, vengono pacificate completamente,

Le afflizioni vengono estinte ed egli diviene un guru dei tre livelli, tuttavia

[8.3abc] è incapace di ottenere tutti i doni, infiniti come lo spazio, dei Buddha.
Sebbene egli cessi il circolare, otterrà i dieci controlli e tramite questi
causa il manifestarsi di varietà della propria natura agli esseri migratori dell’esistenza.

Questa è l’ottava generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA NONA GENERAZIONE DELLA MENTE

[9.1ab] Sul nono, tutti i suoi poteri sono completamente purificati.
Similmente, ottiene anche le qualità specifiche completamente pure delle conoscenze corrette.

Questa è la nona generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LA DECIMA GENERAZIONE DELLA MENTE

[10.1] Sul decimo terreno, egli ottiene l’iniziazione più alta dai Buddha dovunque
ed anche la saggezza suprema sublime sorgerà come massima.
Così come la pioggia cade dalle nuvole, similmente, anche la pioggia di Dharma
discende spontaneamente dal figlio dei conquistatore per il beneficio della raccolta di virtù degli

esseri migratori.

Questa è la decima generazione della mente nel Supplemento alla Via di Mezzo di Chandrakirti.

LE QUALITA’ DEI DIECI TERRENI

[11.1] In quel momento egli vede un centinaio di Buddha e
realizza anche che viene da essi benedetto.
In quella vita egli vive per un centinaio di eoni ed
anche impegna perfettamente i limiti del passato e del futuro.

[11.2] L’intelligente si assorbe e si desta da un centinaio di stabilizzazioni meditative.

egli scuote ed è in grado di illuminare un centinaio di sistemi di mondi.

Similmente, con emanazioni magiche matura un centinaio di essere senzienti

ed anche procede in terre pure corrispondenti ad un numero di cento.

[11.3] Egli apre perfettamente le porte del Dharma. Questo figlio del Potente Conquistatore. Manifesta pienamente anche i corpi nel suo proprio corpo.
Ciascuno di questi corpi, abbellito ed adornato dal suo seguito
viene anche mostrato con un corrispondente centinaio di figli del conquistatore.

[11.4] L’intelligente che dimora sul Molto Gioioso,

avendole ottenute, dimora sull’Immacolato, proprio in quel modo

ottiene perfettamente un migliaio di essi. I Bodhisattva
sui cinque terreni ottengono pienamente un centinaio di migliaia,

[11.5] ottengono pienamente un miliardo di miliardi

moltiplicati completamente per un centinaio, ottengono un miliardo,

ottengono dieci miliardi, ottengono anche un migliaia di miliardi, e

tutti, ancora una volta, perfettamente moltiplicati per un migliaio.

[11.6] Poiché colui che dimora sul terreno Inamovibile

è privo di concezioni egli otterrà qualità pari in numero
alle molte particelle che esistono nei mondi
per un totale di un centinaio di migliaia di miliardi.

[11.7] Il Bodhisattva che dimora sul terreno del Raffinato Intelletto,

ottiene le qualità indicate precedentemente

nell’estensione delle particelle di dieci volte
il totale perfetto di un centinaio di migliaia incommensurabile.

[11.8] Per il momento, sul decimo le sue qualità
sorpassano ampiamente la sfera delle attività della parola

e sono tante quante particelle vi sono
per un totale che non è la sfera di attività della parola.

[11.9] Egli è in grado di manifestare in ogni istante

i corpi di completi Buddha con i Bodhisattva,

andati al di là del conteggio, nei suoi pori,

e, similmente, anche i dei, semidei e umani.

IL TERRENO RISULTANTE

[11.10] Poiché la luce lunare in un cielo immacolato illumina,
precedentemente, sul terreno su cui vengono generati i dieci poteri,

ti sei adoperato ulteriormente, e nel Non Inferiore, sforzandoti per quello scopo

hai raggiunto lo stato supremo, la pace, il culmine di tutte le qualità, l’ineguagliabile.

[11.11] Così come lo spazio non ha divisioni in termini di suddivisioni di recipienti, similmente, poiché la talità non ha nessuna delle suddivisioni delle cose prodotte,
è semplicemente dello stesso sapore. Quando questo viene compreso perfettamente,
tu che possiedi la conoscenza eccellente comprendi gli oggetti di conoscenza in un istante.

[11.12] “Quando la pacificazione è talità, l’intelletto non può impegnarsi in essa. Senza una coscienza che si impegni in essa, neppure il possessore d’oggetto di quell’oggetto di conoscenza può essere accertato. Senza conoscerlo completamente, come lo si può conoscere? Ciò sarebbe contraddittorio. In assenza di un conoscitore supremo, come puoi insegnare agli altri affermando “E’ così”?

[11.12] In quel momento, quando la mancanza di produzione è talità ed anche la coscienza è libera da produzione, allora, dipendendo dal suo aspetto, è come se realizzasse la talità.
Così come la mente, assumendo l’aspetto di una qualunque cosa, conosce pienamente quell’oggetto, similmente essa viene conosciuta in stretta dipendenza da una nominalità.

[11.14] Da qualsiasi suono che insegna la talità dei fenomeni
sorto dal loro corpo di completa gioia sostenuto dai meriti e,
dalla forza di quelle, da ciò che viene emanato, lo spazio ed altre,
anche i mondani percepiscono la talità.

[11.15] Così come, qui, una ruota che viene fatta girare, con un intenso sforzo,

per un lungo periodo da un vasaio che possiede una grande forza,
senza il suo impegno, nel presente
gira e viene vista come essere la causa dei vasi e così via,

[11.16] similmente, senza che lo sforzo venga prodotto ora,
l’impegno di colui che dimora nella possessione della natura del corpo della verità risulta estremamente inconcepibile, tramite l’essere indotto
dalla virtù degli esseri e delle preghiere speciali.

[11.17] Quella pacificazione, avendo consumato, senza eccezione
gli oggetti di conoscenza simili alla legna secca, è il corpo della verità dei conquistatori.

Poi, non prodotto e che non cessa,
poiché le menti sono cessate, viene attualizzato dal corpo.

[11.18] Il corpo pacificato è, in modo chiaro, come un albero che esaudisce i desideri e non-concettuale come una gemma che esaudisce i desideri.

Costante per lo scopo del benessere del mondo fino a che tutti gli esseri migratori vengono liberati,

appare a coloro che sono liberi dalle elaborazioni.

[11.19] Il Signore dei Conquistatori, solo in un momento, in un corpo della forma
di causa simile ad essi, mostra il modo in cui sono accadute

le circostanze delle sue proprie rinascite, cessate in precedenza,

chiaramente e senza confusione, tutte vivide e nella loro interezza.

[11.20] Come fossero le terre dei Buddha, i signori dei conquistatori in esse,

quali fossero la forza ed il potere dei loro corpi e della condotta,

quanti e come fossero i sangha degli uditori, e
quali fossero là le forme dei Bodhisattva,

[11.21] come fosse il Dharma, come egli stesso fosse là,

ascoltando il Dharma, qualsiasi condotta

abbia praticato, qualsiasi generosità e quanto abbia offerto ad essi:

questo mostra in un corpo, in modo completo.

[11.22] Similmente, qualsiasi circostanza precedente di vite di pratiche della moralità, pazienza, sforzo, concentrazione, e saggezza,

senza omettere nulla – tutti suoi comportamenti –

li mostra chiaramente solo in un poro del suo corpo.

[11.23] I Buddha passati, quelli che sorgeranno, e quelli del presente

che insegnano il Dharma con toni supremi ai limiti dello spazio,

per cui gli esseri migratori che sono avvinti dalla sofferenza

prendono respiro e che dimorano nel mondo, e

[11.24] tutti i loro comportamenti, dalla prima generazione della mente fino all’essenza dell’illuminazione, avendo compreso che le cose
sono della natura delle illusioni, egli li mostra chiaramente,
come i suoi, in un momento, in un poro.

[11.25] Similmente egli mostra la condotta di tutti i Bodhisattva,
i realizzatori solitari superiori e gli uditori dei tre tempi
senza eccezione e, oltre a questi, tutte le situazioni

degli esseri ordinari in un momento, in un poro.

[11.26] Il purificato, facendo un desiderio, mostra i mondi

che pervadono lo spazio, su un’area di una singola particella

e una singola particella che pervade le direzioni dei mondi infiniti,

tuttavia quella particella non si espande, e tantomeno i mondi si rimpiccioliscono.

[11.27] Tu, che non possiedi la concezione, mostri tante varietà di attività,

in ciascun istante, fino alla fine dell’esistenza

quante particelle vi siano in tutto Jambudvipa,
non essendoci numero per quella quantità.

[11.28] Il potere della conoscenza suprema delle sorgenti e non sorgenti,

similmente, la consapevolezza della fruizione delle azioni,
la comprensione delle varietà delle predisposizioni,
il potere della conoscenza suprema delle varietà dei costituenti,

[11.29] similmente, la conoscenza suprema delle facoltà superiori e
inferiori, quelli che procedono ovunque, il potere della consapevolezza

delle concentrazioni, le liberazioni complete,

le stabilizzazioni meditative, gli assorbimenti meditativi e così via,

[11.30] la conoscenza suprema consapevole di stati precedenti,
similmente, la consapevolezza di morte e rinascita,
il potere della conoscenza suprema dell’estinzione

delle contaminazioni: queste sono le dieci forze.

[11.31] Ciò che produce definitivamente qualcosa da qualsiasi causa fu insegnato

da coloro che conoscono questa come essere la fonte di quello. L’opposto

di questa spiegazione è una non sorgente. Quell’abbandono dell’impedimento

rispetto al conoscere tutti gli oggetti di conoscenza viene spiegato quale potere.

[11.32] La conoscenza suprema che si impegna in modo individuale, con abilità e forza prive di impedimento,

in ciò che è desiderabile ed in ciò che è non desiderabile, il loro opposto,
le azioni che sono cose che esauriscono, ed anche la grande varietà dei loro risultati, che pervade gli oggetti di conoscenza dei tre tempi, viene asserita quale potere.

[11.33] La conoscenza suprema che pervade tutto senza eccezione, dirigendosi

nei tre tempi rispetto ai desideri, per via del potere dell’origine dell’attaccamento e così via –

la grande varietà di desideri inferiori, medi e particolarmente superiori – e

anche le predisposizioni che coprono quelle diverse da queste, viene chiamata “potere.”

[11.34] I Buddha che sono abili nelle suddivisioni dei costituenti
insegnarono ciò che è la natura dell’occhio e così via come essere i costituenti.
L’infinita conoscenza suprema dei completi Buddha e
quella che si impegna nelle distinzioni di tutti i tipi di costituenti viene asserita quale potere.

[11.35] La conoscenza suprema non ostruita di tutti gli aspetti, rispetto alla comprensione delle concettualizzazioni e così via, le molto acute, asserite essere le superiori e
le occasioni delle medie e delle ottuse spiegate come essere inferiori,
l’occhio e così via, l’abilità di stabilirsi reciprocamente, viene insegnato essere un potere.

[11.36] La conoscenza suprema non ostruita rispetto a quei sentieri che procedono

allo stato di un conquistatore, quelli all’illuminazione dei realizzatori solitari e

all’illuminazione degli uditori, agli spiriti affamati, animali, deva, umani,
ed esseri infernali e così via, viene asserita essere il potere dell’infinito.

[11.37] La conoscenza suprema priva di impedimento rispetto alle differenze
riguardo yoghi particolari nei mondi infiniti – coloro aventi le concentrazioni,

le otto complete liberazioni, qualsiasi calmo dimorare, qualsiasi tipo

di assorbimento meditativo, una e otto – viene indicata essere un potere.

[11.38] Qualsiasi consapevolezza priva di impedimento rispetto agli esseri senzienti

dell’esistenza che sono se stesso e qualsiasi altro essere senziente del passato,
i quali, fino a quando vi è confusione, dimorano nell’esistenza, per quanti infiniti ve ne siano, insieme alle basi e ai luoghi, viene spiegata essere un potere.

[11.39] Il conoscitore supremo senza ostruzioni, completamente puro in tutti modi, infinito,
per via dell’impegnarsi, in quel momento, nelle morti e rinascite di ciascun essere senziente
di tutti gli esseri senzienti che dimorano nei mondi che si estendono ai limiti dello spazio, molte e differenti, viene asserito essere un potere.

[11.40] La conoscenza suprema non ostruita rispetto alla rapida disintegrazione
delle afflizioni, insieme alle loro latenze, dei conquistatori
per il potere di un conoscitore supremo di tutti gli aspetti e la cessazione delle afflizioni degli apprendisti e così via da parte di una coscienza viene asserita essere un potere infinito.

[11.41] Così come il signore degli uccelli non ritorna per mancanza di spazio,

ma ritorna qui poiché ha esaurito le sue forze, similmente,
i figli dei Buddha, insieme agli apprendisti, ritornano
senza esprimere le qualità infinite, simili allo spazio, dei Buddha.

[11.42] Pertanto, come può uno come me
conoscere ed esprimere le vostre qualità?
Ciò nonostante, abbandonando gli scrupoli, le ho menzionate

solo un poco poiché sono state spiegate da Arya Nagarjuna.

[11.43] Il profondo è vacuità,
le altre qualità sono il vasto.
Comprendendo il modo del profondo e del vasto,

si acquisiranno queste qualità.

[11.44] Ancora una volta, tu che possiedi un corpo inamovibile, essendo giunto nelle tre esistenze, mostri, tramite emanazioni, discesa e rinascita, così come la ruota dell’illuminazione e della pace. Così, tu, con compassione, conduci al nirvana tutto il mondo che ha comportamenti
ingannevoli o coscienziosi e che è legato da molti nodi di speranza.

[11.45] Poiché, qui, a parte la comprensione della vacuità, non c’è nient’altro che abbia la capacità di eliminare completamente tutte le macchie;

la talità dei fenomeni non dipende neppure dalle suddivisioni delle trasformazioni; e anche l’intelligenza che è il possessore d’oggetto della talità non è differente;
tu hai presentato agli esseri migratori un veicolo incomparabile ed inseparabile.

[11.46] Poiché esistono le degenerazioni che producono errori negli esseri migratori,
il mondo non si impegna nella sfera profonda di attività di un Buddha.
Poiché tu, Sugata, possiedi contemporaneamente la saggezza ed il metodo

della compassione, e poiché hai promesso “Libererò tutti gli esseri senzienti,”

[11.47] come il saggio che ha formato una città piacevole per alleviare nel frattempo la fatica
di un gruppo di esseri in viaggio verso un’isola di gioielli, hai condotto gli apprendisti

ad applicare le loro menti nei metodi della pacificazione, e hai insegnato questo veicolo,

in modo separato, a quelli dotati di menti addestrate, completamente vuote.

[11.48] Per quante siano le particelle che sono particelle sottili esistenti nei
luoghi che sono tutte le terre dei Buddha in ogni direzione,
per altrettanti eoni il Sugata è andato alla più santa e suprema illuminazione,

ciò nonostante, questo tuo segreto non è da divulgarsi.

[11.49] Fino a quando tutti i mondi non progrediranno alla pace suprema totale e
fino a quando lo spazio non verrà completamente distrutto, fino ad allora voi conquistatori,

nati dalla madre saggezza, per via della nutrice della compassione

agirete in questo modo. Pertanto, come potreste possedere la pace totale?

[11.50] La tua compassione per gli esseri mondani, la famiglia di quegli stessi esseri

che hanno ingerito cibo velenoso a causa dell’errore dell’ignoranza,

non è come la sofferenza di una madre per il figlio che soffre per aver ingerito veleno;
così, i protettori non accedono alla pace totale suprema.

[11.51] Poiché gli incapaci hanno coscienze che aderiscono alle cose e alle non cose,
la sofferenza viene prodotta dagli eventi di nascita e disintegrazione, separazione dal piacevole e

incontro con lo sgradevole, e si ottengono le migrazioni sfortunate. Pertanto, poiché il mondo diviene completamente un oggetto di grande compassione, le vostre menti, Bhagavan, spinte dalla compassione si distolgono dalla pace, di conseguenza non possedete il nirvana.

CONCLUSIONE

[11.52] Questo sistema, redatto dal monaco Chandrakirti

dal Trattato sulla Via di Mezzo,
viene espresso in accordo alle scritture

e secondo le istruzioni.

[11.53] Così come questo Dharma non esiste in altri,
similmente, anche il sistema qui presentato
dovrebbe essere accertato dal saggio
affermando “Non esiste in altri”.

[11.54] Per la paura causata dal colore dell’oceano estremamente vasto dell’intelletto di Nagarjuna,
gli esseri lasciano a grande distanza quello che è il sistema eccellente,
ma quest’acqua che fa dischiudere il fiore kumuda dei suoi versi che si dispiegano,
ora soddisfa completamente le speranze di Chandrakirti.

[11.55] La terrificante talità profonda che venne dinanzi spiegata viene realizzata in modo definitivo dagli esseri attraverso precedente familiarità. Sebbene ascoltino a lungo, gli altri non la comprendono. Pertanto, avendo visto i sistemi che sono simulati dalle loro menti,
abbandonate la mente che apprezza i testi diversi da questo, i testi che asseriscono i sistemi altrui, proprio come fareste con i sistemi che sostengono un sé.

[11.56] Per qualunque merito io abbia acquisito attraverso l’esposizione dell’eccellente sistema dell’Acharya Nagarjuna, che pervade i confini delle direzioni, come le bianche stelle nel cielo autunnale della mia mente, resa blu dalle afflizioni, o come il gioiello sulla testa del serpente della mia mente,possano tutti i mondi, senza eccezione, percepire la talità e velocemente progredire al terreno del Sugata.

Colophon del traduttore

Capitoli 1-5 traduzione di Andrea Capellari da Compassion in Tibetan Buddhism di Jeffrey Hopkins. Capitolo 6, stanze 1-7 traduzione di Andrea Capellari da Path to the Middle di Anne Klein. Capitolo 6, dalla stanza 8 fino alla conclusione, traduzione di Andrea Capellari
dalla traduzione in inglese di Joan Nicell. Estratto dal commentario dato durante il Masters Program 1998-2004 Ristampato per il Masters Program 2008-2013 © Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia (Pisa), 2001.

Questa traduzione preliminare delle strofe dal 6.8 in avanti del Supplemento alla ‘Via di Mezzo’ è stata compiuta in inglese da Joan Nicell (Ghetsulma Tenzin Choden), controllata e corretta dall’interprete e traduttore dal tibetano Thubten Sherab Sherpa, e in italiano da Andrea Capellari, ad uso degli studenti del Masters Program, in occasione del commentario orale da parte del preziosissimo amico spirituale Ghesce Ciampa Ghiatso, all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (Pisa), che ha avuto luogo dal maggio 2000 al maggio 2001. Questa traduzione è stata poi corretta sulla base del commentario orale di Ghesce Ciampa Ghiatso. Essa richiede ulteriori controlli e correzioni e non può essere in alcun modo considerata definitiva.

Qualunque merito sia stato creato, esso viene dedicato al veloce ritorno della reincarnazione del prezioso amico spirituale Ghesce Ciampa Ghiatso, al successo del FPMT Masters Program, alla lunga vita e al fiorire di tutte le attività di Dharma delle preziose guide spirituali Kyabje Zopa Rinpoce e Lama Osel Rinpoce.

Fonte http://media.dalailama.com/Italian/texts/madhyamakavatara-IT.pdf che devotamente si ringrazia per la gentilezza.


Warning: Division by zero in /web/htdocs/www.sangye.it/home/altro/wp-includes/comment-template.php on line 1439