Ven. Ghesce Yesce Tobden: La mente dell’illuminazione

Ven. Ghesce Yesce Tobden: C’è un segno esteriore che può indicare la presenza della mente dell’illuminazione.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: C’è un segno esteriore che può indicare la presenza della mente dell’illuminazione.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: La mente dell’illuminazione

4. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze.

Domanda: Come bisogna fare in occidente, secondo Ghesce-la, per entrare in connessione con gli esempi dell’insegnamento intesi come maestri?

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Un modo potrebbe essere quello, innanzitutto, di ascoltare il maestro, cioè la persona che parla, e analizzare se quello che lui dice è di beneficio per sé o no. In altre parole mettendo in pratica quello che ci viene detto se produce l’effetto detto dal maestro o no. Dobbiamo verificare, quindi se praticando si verifica effettivamente l’effetto descritto dal maestro, allora questo è una persona affidabile, una persona positiva per noi: questo potrebbe essere un modo. Sarebbe meglio di non avere fiducia fin dall’inizio, cioè inizialmente è meglio non avere fiducia e poi conquistarla successivamente.

Sarebbe meglio iniziare senza fiducia, quindi ascoltare, analizzare le sue parole, provare, verificare e, eventualmente, se uno ha verificato concretamente degli effetti, dei risultati, o comunque delle spiegazioni estremamente ragionevoli di beneficio per sé, e se allora ritiene il maestro una persona affidabile e vuol seguire il suo esempio allora può iniziare il rapporto di fiducia.Ma può anche, pur vedendo il suo discorso estremamente ragionevole, estremamente valido, non instaurare il rapporto di fiducia. Quindi c’è una libera scelta personale.

Ad ogni modo la persona che ci dà dei consigli positivi, saggi, intelligenti, è per noi una persona estremamente gentile, importante e preziosa.

Per esempio una persona povera che vive in una casa non sa che sottoterra, sotto il pavimento della casa in cui vive c’è un tesoro, arriva una persona che lo sa e gli dice: “Guarda che proprio sotto casa tua, sotto il pavimento, c’è il tesoro” e scopre il tesoro. Quindi, ovviamente, questa persona che ha rivelato al povero la presenza del tesoro sotto la sua casa, diventa estremamente preziosa, estremamente gentile, perché se non glielo avesse detto il povero non avrebbe scoperto il tesoro. Quindi il povero, sia perché è in una condizione di povertà e sia perché ha scoperto il tesoro ha avuto un doppio beneficio e si compiacerà estremamente della persona che ha rivelato la presenza del tesoro sotto la sua casa. Anche se una cosa del genere avvenisse realmente, non sarebbe niente di eccezionale perché il povero non è ancora libero dalla morte, dalla rinascita, dalla vecchiaia, dalla malattia. Anche se ha scoperto il tesoro, questo tesoro non elimina la sofferenza esistenziale fondamentale del povero. E’ sempre nell’esistenza kor-ua, circolare, quindi non è il massimo beneficio che quella persona può fare al povero. Se questo suo amico, inoltre, lo consiglia su cosa praticare e cosa abbandonare ed egli, ascoltando i consigli e vivendo in concordia con questi, otterrà degli effetti positivi sempre maggiori. Per esempio la rinascita successiva sarà l’essere umano, continuando la pratica la rinascita successiva sarà tra i deva, continuando la pratica la rinascita successiva sarà l’uscita definitiva da questo kor-ua, circolare, e continuando ancora potrà raggiungere lo stato della completa illuminazione. Questo sarebbe il massimo beneficio che un uomo può fare per un altro uomo. Quindi, per gli esseri senzienti, noi e gli altri, c’è questo estremo bisogno di una saggezza, di una intelligenza, capace di discernere, di discriminare, correttamente tra ciò che è utile, positivo, da accettare e ciò che è inutile, negativo, da abbandonare.

Ci manca questa saggezza, quindi abbiamo bisogno di questa saggezza, ecco perché gli esseri illuminati, Buddha e bodhisattva, ci comunicano, ci aiutano a realizzare dentro di noi questa nostra saggezza, assumendo delle manifestazioni, delle forme, come gli esseri comuni, ordinari, ecco perché sono dei maestri. Cioè questi Buddha e bodhisattva ci comunicano assumendo una forma e, tramite questo, è possibile avere una comunicazione. Tra i maestri è possibile che qualcuno possa essere la manifestazione diretta di Buddha o bodhisattva o altro.

Sempre a Dharamsala nel monastero di Ling Rimpoche che adesso è reincarnato, ma quello precedente era il tutore del Dalai Lama, c’è un cane nero. Quando gli altri cani randagi, che sono attorno, vanno ad abbaiare o a morsicare le persone, oppure ci sono altri cani randagi che fanno le baruffe fra di loro, questo cane nero va a fermarli, a pacificare i cani che vanno ad abbaiare alle persone. Quando i monaci davano da mangiare a questi cani il cane nero aspettava per ultimo, cioè voleva che gli altri cani mangiassero prima e soltanto quando tutti gli altri avevano mangiato andava a mangiare, altrimenti aspettava. La gente di quella zona gli ha dato il soprannome di “cane bodhisattva”. Alcuni mesi fa tutti i monaci del monastero si sono dovuti spostare e quindi non c’era nessuno e questo cane è stato trasferito in un altro centro che si chiama Tushita. Alcuni giorni prima che Ling Rimpoche morisse il cane nero piangeva. Quindi, è possibile che i Buddha ed i bodhisattva possano assumere delle forme perfino la forma di un cane. Chi ha una certa capacità riesce a capire, gli altri vedono solo un cane.

D: Per quanto riguarda la mente dell’illuminazione, come faccio a sapere se ho la mente dell’illuminazione o chi mi dice se posso avere la mente dell’illuminazione o che sto per averla?

Ven. Ghesce Yesce Tobden: C’è un segno che corrisponde alla manifestazione della mente dell’illuminazione. Cioè la tua mente manifesta in quella attitudine. Se ti senti dentro, nel profondo, giorno e notte di voler diventare Buddha, cioè diventare illuminato, il più presto possibile, che non puoi perdere tempo perché non puoi ritardare di guidare gli esseri senzienti allo stato di felicità e liberarli dalla loro sofferenza perché loro continuano a soffrire, se questo profondo desiderio di diventare illuminato per condurre gli altri esseri senzienti nello stato di felicità è un moto spontaneo, senza sforzo, vuol dire che hai la mente dell’illuminazione. Questo è un segno interiore.

C’è un segno esteriore che può indicare la presenza della mente dell’illuminazione: quando vedi una persona ammalata o che soffre, di qualsiasi tipo di sofferenza, dal profondo dispiacere di questa persona che soffre lacrimi quasi involontariamente, ti si rizzano i peli, poiché in qualche modo condividi la sua sofferenza, in qualche modo vi partecipi. Questi sono alcuni segni esterni che si verificano sul corpo della persona che possono indicare la presenza della mente dell’illuminazione.

Il terzo sarebbe in colui che è realmente bodhisattva, cioè una persona che possiede realmente questo tipo di attitudine, cioè la mente dell’illuminazione, possiamo vedere dei comportamenti molto particolari. Se è un vero bodhisattva reagirà ancora più amorevolmente, ancora più benevolmente, ancora più gentilmente, verso la persona che lo danneggia, ma non con furbizia, inganno o messa in scena, ma realmente motivato.

Ovviamente gli esseri umani, pur di soddisfare i propria bisogni di attaccamento, sono disposti anche a reagire benevolmente verso la persona che ti danneggia. Però in molti casi è attaccamento e quindi non è l’azione del bodhisattva. Mentre la reazione benevolente, gentile, verso la persona che ti danneggia deve essere motivata dalla perfetta comprensione che noi chiamiamo la grande compassione.

D: La mia domanda è in relazione a quello che ha detto Ghesce-la, che una delle manifestazioni della mente che ha l’attitudine ad illuminarsi è che ci si commuove davanti ad una persona che soffre. Questo significa che una persona emotivamente più debole, che manifesta di più esteriormente le proprie emozioni ha più predisposizione all’illuminazione di una persona che ha più autocontrollo e non manifesta esteriormente queste cose?

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Non dipende né dalla persona ipersensibile, né da una persona che ha la capacità di controllare le proprie emozioni, nemmeno è più predisposta la persona che esprime le proprie emozioni. Il discorso è che chi si addestra, chi pratica, fa esercizi che gli permetteranno di realizzare prima; chi non fa esercizi non avrà risultati. Ovviamente quel segno esteriore, lacrimare, raddrizzare i peli, può verificarsi occasionalmente, in una situazione particolare, di fronte ad una persona particolare. In tal caso non significa niente perché non può significare la presenza della mente dell’illuminazione. La presenza della mente dell’illuminazione potrebbe essere quando questo tipo di segno si verifica quasi continuamente, ma non perché lui è debole di fronte a questa scena, ma proprio perché lui è potentissimo interiormente, non è emotivamente disturbato, non è nemmeno una persona ipersensibile, è ben controllato, solo che partecipa con tutta la sua forza, ha la compassione dal profondo del cuore, quindi come segno, inevitabilmente lacrima o gli si raddrizzano i peli. Però in questo caso tale segno dovrebbe ripetersi molto spesso, ogniqualvolta si trovi in una situazione di questo tipo. Cioè oltre a lacrimare o raddrizzarsi i peli, se riesce veramente a dare o offrire la vittoria all’altro e accettare la sconfitta per sé, allora possiamo certamente dire che siamo in presenza della mente dell’illuminazione. Questo tipo di comportamento può verificarsi anche in una persona emotivamente disturbata, ma per questa persona sarà molto difficile offrire la vittoria agli altri ed accettare la sconfitta per sé.

Iniziamo subito ricordandoci il significato di un verso del venerabile Pandit Shantideva. Il verso ci dice: “Questa nostra preziosa rinascita umana ottenuta, che noi abbiamo ora, è estremamente difficile da ottenere, da avere. Ma, pure, ora abbiamo ottenuto questa preziosa rinascita umana. Perciò, mentre tuttora abbiamo questa preziosa rinascita umana, dovremmo fare tutto per aiutare noi stessi, per beneficiare noi stessi. Altrimenti, prossimamente, sarà molto difficile avere una tale opportunità.”.

Come possiamo aiutarci, o cosa possiamo fare a noi stessi? Possiamo fare tre livelli:

1. Un aiuto piccolo.

2. Un aiuto medio.

3. Un aiuto grande.

Coloro che non sono nel Buddha-Dahrma, quindi nel sentiero interiore, si impegnano principalmente a beneficiare la propria esistenza presente, per esempio, accumulando la fama, la reputazione, la ricchezza, i possedimenti materiali. Per loro il significato della propria esistenza è accumulare questi che sono la fonte della loro felicità ed il senso della loro esistenza. Con questa convinzione vivranno la loro vita accumulando questi beni materiali con la convinzione che questo sia il senso della loro esistenza. Queste persone, che vivono impegnandosi ad accumulare la fama, la reputazione la ricchezza, con la convinzione che questi sono la fonte della loro felicità e che questi danno il senso alla loro esistenza, potranno trarre dei vantaggi solo durante l’esistenza e non dopo la morte, cioè tutto ciò che hanno accumulato potrà essere utile durante la loro esistenza, cioè fino alla loro morte, ma non dopo la loro morte.

E’ molto evidente che nel giorno della morte e, ovviamente, dopo la morte queste persone morenti non potranno ricevere nessun tipo di aiuto né dai loro familiari e parenti viventi, genitori, nemmeno dai loro figli, nemmeno dai loro possedimenti e beni materiali, e non potranno ricevere gli aiuti nemmeno dal loro corpo stesso. Chi potrà aiutare queste persone nel momento della morte e dopo la morte? Sarà soltanto la loro pratica del Dharma, del Buddha-Dharma, la loro pratica del sentiero interiore.

4. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze. Fontehttps://www.facebook.com/ciampa.yesce?fref=ts che si ringrazia di cuore.