Ven. Ghesce Yesce Tobden: Sei cause ed un effetto

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Rinforzare la motivazione, l’aspirazione di voler diventare illuminato per poter beneficiare tutti gli esseri senzienti.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Rinforzare la motivazione, l’aspirazione di voler diventare illuminato per poter beneficiare tutti gli esseri senzienti.

Ven. Ghesce Yesce Tobden: Sei cause ed un effetto

10. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze.

Per far nascere dentro di noi i due tipi di aspirazione di amore e compassione abbiamo dei metodi dell’addestramento mentale. Uno dei diversi metodi è chiamato delle sei cause ed un effetto. Questo metodo dell’addestramento mentale viene chiamato “Istruzione orale sulle sei cause ed un effetto”. Sono sei punti:

1. Conoscere la madre

2. Ricordarsi o capire la sua gentilezza.

3. (Conoscendo e ricordando la sua gentilezza) Voler ripagare la sua gentilezza

Quindi il primo punto è riconoscere che tutti gli esseri senzienti sono stati nostra madre, ricordare la loro gentilezza quando sono stati nostra madre e voler ripagare tale gentilezza.

Visto che abbiamo riconosciuto che tutti gli esseri senzienti sono stati nostra madre, chiunque incontriamo la percepiamo come estremamente gradevole.

4. Vedere tutti gli esseri senzienti gradevoli, come la madre percepisce suo figlio in modo gradevole.

5.Vedendo gli altri esseri senzienti in modo gradevole sorge anche una certa benevolenza verso di loro, esattamente come la madre che percepisce sempre suo figlio in maniera gradevole e con un’attitudine mentale di benevolenza.

6. Quindi la madre, ogni volta che vede suo figlio desidera che egli possa essere felice: questo è l’esempio dell’amore. La madre, ogni volta che vede suo figlio desidera che possa essere libero dalla sofferenza e questo è l’esempio della compassione. Però è una cosa limitata.

Nel nostro caso, quando parliamo di amore e compassione, parliamo in modo illimitato, cioè dobbiamo coltivare questo tipo di attitudine, come la madre coltiva verso il figlio, verso tutti gli esseri senzienti. La madre preferisce ammalarsi al posto del figlio, preferisce morire lei piuttosto che suo figlio, cioè la madre considera suo figlio più prezioso rispetto a se stessa. Allo stesso modo, nel nostro caso, è in modo illimitato, cioè esteso verso tutti gli esseri senzienti. Così come la madre considera suo figlio più prezioso, desidera che suo figlio possa essere più felice di lei, anche noi possiamo sviluppare questo tipo di attitudine, di visione, di considerazione, cioè di vedere gli altri più preziosi di noi, di desiderare che gli altri possano essere più felici di noi stessi, desiderare di maturare sofferenza su di noi anziché sugli altri.

Continuando questo tipo di addestramento, di meditazione, arriverà un momento in cui svilupperemo un’attitudine mentale ancora superiore detta “la grande determinazione, cioè quella di dire “Io, da solo, voglio dare la felicità a tutti quanti e togliere le sofferenze a tutti quanti”. Sorgerà, quindi, una forte determinazione.

Quando si manifesterà questa grande manifestazione chiamata “la mente superiore” ci accorgeremo, allo stesso tempo, di non avere le qualità, le capacità necessarie per concretizzare, per effettuare realmente quello che noi desideriamo. Di conseguenza, riflettendo, ci accorgeremo che solo diventando illuminati è possibile realizzare il nostro desiderio. Sorgerà quindi la motivazione di realizzare l’illuminazione.

Bisogna, quindi, rinforzare questa motivazione, l’aspirazione di voler diventare illuminato per poter beneficiare tutti gli esseri senzienti. Continuando la meditazione, cioè la familiarizzazione, questo tipo di aspirazione, di motivazione, sorgerà in modo spontaneo, intenso, profondo, sincero: a quel punto potremo dire di aver realizzato la mente dell’illuminazione. Non saremo ancora illuminati, ma possederemo la mente dell’illuminazione. Questa è l’evoluzione, cioè lo sviluppo della mente dell’illuminazione attraverso questo primo metodo detto “l’istruzione sulle sei cause ed un effetto”. Abbiamo poi un altro metodo secondo l’insegnamento del venerabile Pandit Shantideva che si chiama “scambiare se stesso con gli altri”. C’è un verso che ci dice come dovremmo meditare:

Noi e gli altri siamo uguali nel non desiderare nemmeno un atomo di sofferenza. Anche nel desiderare continuamente, senza mai raggiungere la soddisfazione piena della felicità siamo tutti uguali”.

Tutti noi, allo stesso modo, desideriamo continuamente di raggiungere la felicità. Quindi siamo tutti uguali nel desiderare la felicità e non desiderare la sofferenza. Perciò desideriamo che gli altri possano essere felici, possano realizzare la felicità, e possano essere liberi dalla loro sofferenza prima di me. Questo è il significato del verso.

10. Insegnamenti del Ven. Ghesce Yesce Tobden al Centro Ewam, Firenze. Fontehttps://www.facebook.com/ciampa.yesce?fref=ts che si ringrazia di cuore.