Uno sguardo d’insieme alle quattro nobili verità

Buddha

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Uno sguardo d’insieme alle quattro nobili verità

Alexander Berzin, Bucarest, Romania, Giugno 2009. Traduzione italiana a cura di Francesca Paoletti.

Mi è stato chiesto di dare inizio alla nostra serie di lezioni questa sera parlando delle quattro nobili verità. Questo è un inizio molto appropriato, poiché questo è il modo in cui Buddha ha iniziato quando cominciò ad insegnare. Ci sono molti sistemi di insegnamento, insegnamenti spirituali, li possiamo chiamare religioni oppure filosofie, ci sono molti sistemi e ovviamente Buddha era consapevole della quantità di sistemi che esistevano a quel tempo e oggi ne abbiamo ancora molti di più. Quindi, penso che sia molto importante, quando ci avviciniamo al Buddhismo, cercare di identificare qual è la caratteristica peculiare dell’approccio buddhista. Ovviamente il Buddhismo include anche molti insegnamenti che sono in comune con altri sistemi: essere una persona buona, gentile, amorevole, non fare male a nessuno. Questo lo troviamo in quasi ogni religione, in ogni filosofia, non è vero? Quindi ovviamente anche il Buddhismo insegna queste cose. Ma non abbiamo bisogno di ricorrere agli insegnamenti buddhisti per impararle, anche se il Buddhismo è molto ricco di metodi per riuscire a sviluppare la gentilezza, l’amore, la compassione, e possiamo beneficiare di questi metodi sia che accettiamo tutto il resto degli insegnamenti buddhisti oppure no.

Ma se ci chiediamo: “Cosa è specifico del Buddhismo?”, allora dobbiamo andare a guardare le quattro nobili verità. E anche all’interno della discussione sulle quattro nobili verità, troveremo molte cose che sono condivise con altri sistemi.

Ora, quando incontriamo quest’espressione “nobile verità,” questa è una traduzione piuttosto strana, devo dire, perché in realtà quello che questa espressione significa è che ci sono quattro fatti che vengono riconosciuti come veri da coloro che hanno visto la realtà in maniera non-concettuale. Quindi questo significa che anche se questi sono fatti reali, la maggior parte delle persone non li comprende. Non ne sono neppure consapevoli. Dunque questa parola “nobile,” come dicevo, non è la traduzione migliore perché suona come se si trattasse di qualche aristocrazia medievale, mentre in realtà si riferisce a coloro che sono altamente realizzati.

Allora il primo fatto reale è generalmente chiamato “sofferenza.” Buddha ha detto che le nostre vite sono piene di sofferenza e anche ciò che noi potremmo considerare come la nostra felicità ordinaria, è comunque associato a un sacco di problemi. Se andiamo a vedere la parola – sapete che sono un traduttore quindi mi piace guardare le parole – se guardate questa parola che è tradotta come “sofferenza,” in sanscrito abbiamo la parola “duhkha.Kha è uno spazio e duh è un prefisso. Abbiamo la parola sukha, che significa felicità, e duhkha, infelicità. E dunque duh come prefisso significa insoddisfacente, non bello, non piacevole. Non voglio usare il termine “cattivo,” che è carico di giudizio, ma va in questa direzione. Quindi, esso implica che c’è qualcosa che non va con questo spazio e spazio si riferisce al nostro intero spazio mentale, lo spazio delle nostre vite. È una situazione spiacevole.

Quindi cosa c’è di tanto spiacevole? Beh, prima di tutto, facciamo esperienza di sofferenza grossolana: quindi dolore, infelicità, tristezza. E questo è qualcosa che tutti possiamo comprendere e che ognuno vuole evitare, persino gli animali. Quindi non c’è niente di speciale quando il Buddhismo afferma che il dolore e l’infelicità sono una situazione insoddisfacente e che faremmo bene a venirne fuori. Il secondo tipo di sofferenza si chiama la sofferenza del cambiamento e si riferisce alla nostra abituale felicità ordinaria di tutti i giorni. E qual è il problema? Il problema è che non dura. Cambia. Se ciò che consideriamo felicità ordinaria fosse vera felicità, allora più ne avremmo e più saremmo felici. Quindi, se siamo felici perché mangiamo la cioccolata, allora più cioccolata mangiamo, per ore e ore di seguito, e più dovremmo essere felici, ma ovviamente non è questo il caso. E quando la persona che amiamo accarezza la nostra mano, se lo facesse per ore e ore di seguito, la nostra mano ci inizierebbe presto a fare molto male. Dunque cambia. E ovviamente, della nostra felicità ordinaria non ne abbiamo mai abbastanza, non ci basta mai, non siamo mai soddisfatti. Vogliamo sempre più cioccolata, forse non immediatamente, ma dopo un po’.

Potete vedere come è interessante pensare: “Quanto dovete mangiare del vostro cibo preferito in modo da gustarvelo?” Un morso, un piccolissimo assaggio dovrebbe bastare, no? Ma ne vogliamo di più, sempre di più e ancora di più. Ma voler superare questo tipo di problema, la nostra abituale, ordinaria felicità mondana, neanche questo è una finalità esclusivamente buddhista. Non sono soltanto i buddhisti ad avere la finalità di superare questa abituale felicità ordinaria che abbiamo e di cercare una qualche felicità che sia trascendentale e duri per sempre. Ci sono molte, molte religioni che insegnano: “Vai al di là dei piaceri mondani; vai nel paradiso della beatitudine eterna.” Quindi questo non è specificamente buddhista, giusto?

Poi abbiamo un terzo tipo di sofferenza e questo è specificamente buddhista e viene chiamato “la sofferenza che interessa tutto in maniera onnipervasiva” o anche “il problema onnipervasivo.” Pervade qualsiasi cosa ci accade; e si riferisce alla nostra rinascita che ricorre in maniera incontrollata e che è la base per gli alti e i bassi della nostra vita di tutti i giorni. In altre parole, rinascere continuamente con il tipo di vita che abbiamo, con il tipo di mente e corpo e così via che abbiamo, è la base per i primi due problemi. Quindi questo ovviamente ci porta alla tematica della rinascita, che discuteremo domani, quindi ora non entrerò molto in dettaglio.

Ora, ci sono molti altri sistemi indiani di filosofia che professano la rinascita, quindi questa non è una cosa nuova che è stata insegnata dal Buddha. Ma egli l’ha descritta e l’ha compresa e ne ha compreso il meccanismo in maniera molto più profonda e in maniera diversa rispetto al modo in cui veniva spiegata dalle altre filosofie e religioni del suo tempo. Ed egli ha dato una spiegazione davvero completa del meccanismo con cui funziona la rinascita, del modo in cui le nostre menti e i nostri corpi attraversano questi alti e bassi di dolore, infelicità e della nostra felicità ordinaria.

Questo ci porta dunque alla seconda verità, la seconda nobile verità, come ho già detto, non entrerò molto nel dettaglio del meccanismo della rinascita, ma comunque: qual è la causa? Se guardiamo alla vera causa, potremo iniziare a capire quello di cui stava parlando Buddha. Quindi non entriamo necessariamente nel merito della rinascita questa sera, ma cerchiamo di capire quello che Buddha ha spiegato in una maniera semplice e logica. Parliamo della sofferenza e della felicità ordinaria – queste nascono da cause e Buddha ha parlato di “vere cause.” Potremmo pensare che ci accadono come premio o punizione o ogni sorta di cose del genere, ma Buddha ha parlato di quello che è la vera causa e ha parlato del comportamento distruttivo e del comportamento costruttivo.

Ora cosa intendiamo dire con comportamento distruttivo? È soltanto il causare danno? Beh, in realtà quando parliamo di causare danno, possiamo parlare del causare danno ad altri oppure del causare danno a noi stessi. Quindi è molto difficile giudicare dal nostro comportamento se esso effettivamente causerà un danno a qualcun altro oppure no. Potremmo dare a qualcuno una somma enorme di denaro e, come risultato, questa persona potrebbe venire uccisa da qualcun altro che vuole rubarle quel denaro. In verità non sappiamo quale sarà il risultato per gli altri di ciò che facciamo. Vogliamo che sia loro di aiuto, questa è la nostra finalità, ma non c’è garanzia. Ma quello che è certo è che certi tipi di comportamento saranno nocivi per noi stessi. Questo è ciò che Buddha intendeva come comportamento distruttivo. È auto-distruttivo.

E ciò a cui questo si riferisce è comportarsi, parlare o pensare sotto l’influenza delle emozioni disturbanti. Emozioni disturbanti – disturbano. Quindi fanno sì che perdiamo la pace mentale e perdiamo l’autocontrollo. Beh, questo si riferisce alla rabbia, alla bramosia e all’attaccamento, alla gelosia, all’arroganza, all’ingenuità, all’indecisione (non riuscire a decidere cosa fare). Ce n’è tutta una lunga lista e quando il nostro pensiero è interamente preso da tutto ciò e parliamo oppure agiamo sotto questa influenza, questo produrrà infelicità per noi stessi. Forse non immediatamente, ma nel lungo termine, poiché accumula una tendenza a continuare ad essere in questo modo. E, d’altro canto, il comportamento costruttivo è un comportamento che non è sotto l’influenza di queste emozioni disturbanti e addirittura può persino essere motivato da emozioni positive come l’amore e la compassione o la pazienza.

Ma prima di tutto, quando agiamo in maniera costruttiva, ciò produce felicità. Giusto? La nostra mente è più rilassata, più calma. Siamo in grado di avere un po’ più di autocontrollo, quindi non diciamo cose stupide oppure ci comportiamo [in maniera stupida]. E forse non immediatamente, ma nel lungo termine il tipo di felicità che questo tipo di comportamento costruttivo genera per noi stessi è qualcosa che in fondo si basa su una fondamentale ingenuità riguardo al modo in cui noi esistiamo, al modo in cui gli altri esistono, alla realtà in generale.

Ora, la nostra felicità e infelicità ordinaria non sono un premio o una punizione da parte di qualche giudice, una specie di figura esterna. È come se seguissero una legge della fisica. E qual è la loro base? La base è la nostra confusione. Siamo confusi, per esempio, riguardo all’io; al fatto che le cose dovrebbero sempre andare a modo nostro. Giusto? Pensiamo: “sono la persona più importante; le cose dovrebbero sempre andare a modo mio e dovrei passare avanti nella fila al supermercato: dovrei essere il primo” eccetera. E così ci arrabbiamo con le persone che stanno davanti a noi, spingiamo. Capite, siamo bramosi di essere primi. Giusto? Siamo impazienti del fatto che qualcuno ci stia mettendo così tanto e le nostre menti sono piene di pensieri veramente spiacevoli e privi di felicità riguardo a quest’altra persona, non è forse così? E anche se ci comportiamo in maniera costruttiva, c’è comunque un sacco di confusione riguardo all’ “io” che sta dietro a queste cose. Spesso vogliamo aiutare gli altri perché vogliamo piacere a loro. Vogliamo che ci amino o perlomeno ci siano grati, oppure potremmo volerli aiutare perché questo ci farà sentire che c’è bisogno di noi. Molti genitori si comportano in questo modo nei confronti dei loro figli e, anche se aiutare gli altri in questo modo ci può rendere felici, sotto sotto c’è qualcosa che è piuttosto scomodo. E così la felicità che potremmo sperimentare, forse non immediatamente, ma nel lungo termine, questo tipo di felicità non dura mai. Cambia per diventare qualcosa di insoddisfacente. Questo capita sempre, di nuovo e di nuovo, durante le nostre vite e, secondo il punto di vista buddhista, anche nelle vite future.

E se andiamo a vedere un po’ più in dettaglio, siamo confusi riguardo a tutto. Giusto? Siamo talmente innamorati di qualcuno che esageriamo completamente le sue qualità positive. Oppure detestiamo qualcuno a tal punto che esageriamo completamente i suoi difetti. Non vediamo nulla di buono in questa persona. E più investighiamo, più possiamo trovare confusione che, tutto il tempo, è sottostante a ogni nostra esperienza. E ora, andando ancora più in profondità nei dettagli, la base di tutto ciò è che ci sono limitazioni. Con il nostro tipo di mente e il nostro tipo di corpo, abbiamo molte limitazioni. Se ci pensate, quando chiudiamo gli occhi, sembra come se il resto del mondo non esistesse e ci fossi soltanto io; e c’è questa vocina nella nostra testa e sembra come se fosse “io,” dentro cosa? Dentro la mia testa? Dentro di me? Io dentro di me – questo è davvero strano. E lo identifichiamo perché è colui che si lamenta sempre: “Devo andare avanti; devo fare questo.” Questo è colui che si preoccupa sempre. E in qualche modo sembra come se questo “io,” questa voce dentro la nostra testa, io sono speciale e in qualche maniera esisto indipendentemente da tutti gli altri, perché quando chiudo gli occhi, in fondo, non c’è nulla. Ci sono soltanto “io.”

Dunque questo è molto confuso perché ovviamente non esistiamo indipendentemente da tutti gli altri e veramente non c’è nulla di speciale in nessuno. Siamo tutte persone. Sapete, ho questa immagine di centomila pinguini in Antartide che stanno tutti lì in piedi sulla neve. Beh, cosa rende l’uno speciale rispetto ad un altro? Sono tutti uguali. Per noi è la stessa cosa. Probabilmente, per i pinguini, tutti gli umani hanno lo stesso aspetto. Okay, quindi sulla base del pensiero: “Oh, sono così speciale e sono indipendente da tutti,” ecco che devo avere tutte le cose a modo mio e se non è così, mi arrabbio.

E dunque fondamentalmente l’hardware della nostra mente, il nostro corpo, eccetera, rende possibile questa confusione. Sto guardando – okay, questo è un modo strano di dirlo, come se ci fosse un “io” all’interno- sto guardando fuori da questi buchi nella parte anteriore della mia testa. Non posso vedere cosa c’è dietro. Posso solo vedere quello che c’è adesso. Non posso vedere quello che c’era prima. Non posso vedere cosa verrà dopo, molto limitato. Giusto? Sto invecchiando. Non ci sento molto bene, quindi voi dite una cosa, io non la capisco bene. Penso che avete detto una cosa diversa e mi arrabbio per questo motivo. Non è ridicolo?

E così questo problema onnipervasivo è che continuamente rinasciamo di nuovo e poi di nuovo con questo tipo di corpo, questo tipo di mente che non fanno altro che prolungare questa confusione. E sulla base di questa confusione, agiremo in maniera distruttiva oppure nel nostro modo ordinario di agire costruttivamente, e questo produrrà infelicità e sofferenza e la felicità ordinaria del cambiamento.

E in realtà, se andiamo a vedere ancora più in dettaglio – ma è un discorso complicato, quindi non lo approfondirò – è questa stessa confusione che ci spinge verso questa rinascita che si ripete in maniera incontrollabile. Giusto? È perché vogliamo di più, sempre di più e ancora di più. Quindi questa è la vera causa dei veri problemi e della vera sofferenza. È questa confusione; la confusione è… Uso questa parola come termine generico. Il termine più specifico è “inconsapevolezza.” Inconsapevolezza, parola che in genere viene tradotta come “ignoranza.” Non mi piace la parola “ignoranza” perché implica che siamo stupidi. Ma il problema non è che siamo stupidi. Non è esattamente questa la connotazione, ma “inconsapevolezza” significa che, o non sappiamo in che modo esistiamo, oppure in che modo esistono le cose, dunque in questo senso siamo inconsapevoli. “Semplicemente non lo so” oppure “lo so in maniera sbagliata, in maniera del tutto invertita;” come per esempio, se io penso che sono l’unico al mondo, sono il più importante e questo è l’esatto opposto di ciò che è la realtà. La realtà è che siamo qui tutti insieme. Interagiamo tra di noi, e non è che sono stupido, ma siccome ho questo corpo e questa mente, mi sembra proprio che sia così. Chiudo gli occhi e c’è questa voce nella mia testa, quindi è – come dire- normale essere inconsapevoli, essere confusi.

E questo è il motivo per cui diciamo che queste sono le cosiddette “nobili verità.” Sapete, coloro che vedono la realtà, la vedono in maniera diversa rispetto al modo in cui la vedono tutti gli altri, perché noi tutti pensiamo che la nostra confusione e queste proiezioni si riferiscano alla realtà. Crediamo che siano vere. Non ci abbiamo mai veramente pensato su, ma ci sembra che sia così. “Ehi, sai che sono il più importante. Dovrei avere tutto a modo mio. Tutti dovrebbero amarmi.” Oppure l’opposto: “Tutti dovrebbero odiarmi, perché sono un buono a nulla.” Voglio dire, è la stessa cosa, soltanto l’altra faccia della medaglia. Okay, questa è la vera causa.

Ora, la terza nobile verità è… Io la chiamo un “vero arresto.” Normalmente viene tradotta come “vera cessazione,” ma questa è una parolona e non è necessaria, significa solamente arresto. E significa che è possibile sbarazzarsi di questa confusione, fermarla, in maniera tale che non torni mai più. E se ci sbarazziamo della confusione, la vera causa, allora ci sbarazzeremmo anche dei veri problemi: gli alti e bassi e questa rinascita che si ripete incontrollabilmente che ne è la base. Quindi otterremmo ciò che si chiama “liberazione.” Quindi, se avete familiarità con i termini sanscriti, la rinascita che si ripete in maniera incontrollabile, in sanscrito si chiama samsara, e liberazione si chiama nirvana. Okay.

Ora, anche gli altri sistemi indiani all’epoca di Buddha parlavano di liberazione dal samsara. Era un tema comune in India. Ma quello che il Buddha vide fu che questi altri sistemi non andavano abbastanza in profondità nell’identificare la vera causa. E dunque, anche se potete avere una piccola pausa da questi problemi che ricorrono in maniera incontrollabile – potreste rinascere in qualche reame profondo, che, lo sapete per eoni, in cui fondamentalmente la vostra mente è vuota – ciononostante, tutto questo avrà una fine. Quindi non otterrete veramente la liberazione con questi altri sistemi.

Dunque, vero arresto. Ora, è molto importante cercare di capire e avere fiducia nel fatto che è veramente possibile liberarsi da questa confusione, in maniera tale che non capiti mai più. Altrimenti, perché dovremmo voler liberarcene? Altrimenti, potreste anche starvene zitti e accettare questa situazione difficile e trarne fuori il meglio, cosa che per molte terapie è lo scopo finale. “Impara a conviverci; oppure prendi una pillola.”

Dunque questo è veramente… Per comprendere, dobbiamo andare a vedere la quarta nobile verità. Dunque, la quarta nobile verità ci aiuta a comprendere la terza. La quarta nobile verità è … Beh, viene normalmente tradotta come “vero sentiero,” ma il sentiero non è… Non stiamo parlando di qualcosa su cui camminiamo. Non significa questo. Quello che significa è uno stato mentale che, se viene sviluppato da parte nostra, diviene un sentiero che porta alla liberazione. Dunque lo chiamo “mente-sentiero,” ma questo è un termine molto difficile da tradurre nella maggior parte delle altre lingue. Il punto è che non stiamo parlando di una strada: stiamo parlando di uno stato mentale. Okay.

Ora noi proiettiamo ciò che è una spazzatura totale. Dunque, c’è ogni sorta di livelli di proiezioni. Proiettiamo ogni sorta di spazzatura, quindi un caso estremo sono le proiezioni della paranoia: tutti sono contro di me, oppure la schizofrenia. Ma potrebbe anche essere meno estremo: “Questo è il pezzo di torta al cioccolato più fantastico che ho visto in vita mia. Se lo mangio, mi renderà veramente felice. Questo è quello che voglio.” Giusto? Ho fatto questo tipo di esperienza durante il mio volo per venire qui. Ho fatto una sosta a Vienna; Vienna – strudel di mele, dovrebbe essere il migliore del mondo. Ho ordinato un pezzo di strudel di mele. Non era il migliore al mondo. Quindi: proiezione, spazzatura; non si riferisce alla realtà. Lo strudel di mele esiste, giusto? Lo strudel non era una proiezione della mia mente, ma il suo modo di esistere è stato proiettato dalla mia mente come la cosa più meravigliosa di tutte e mangiandolo sarò veramente molto felice.

E così allo stesso modo, io esisto, tu esisti. Il Buddhismo non dice che non esistiamo. Ma ciò che noi proiettiamo è un modo di esistere che non si riferisce in alcun modo alla realtà. Giusto? Che le cose esistano in maniera indipendente, completamente per conto loro – questo è un modo impossibile di esistere. Giusto? Le cose sorgono da cause e condizioni. Cambiano tutto il tempo, ma non ce ne accorgiamo; vediamo soltanto ciò che è davanti ai nostri occhi. Dunque, “Il mio amico doveva venire; il mio amico non è venuto,” e come appare ciò ai miei occhi? “Sei una persona terribile, mi deludi sempre, non mi ami più.” Ci arrabbiamo. Pensiamo che la vita dell’altra persona esista indipendentemente dal fatto che possa esserci stato del traffico, del lavoro straordinario in ufficio, ci può essere stato… Chissà cosa c’è stato? Ma questo è sorto da cause e condizioni e quindi è impossibile che soltanto da parte sua, indipendentemente da tutto il resto, sia una persona terribile. Eppure la nostra mente proietta proprio questo. Ci afferriamo a questo e non lo molliamo più. Questo crea rabbia, emozione disturbante, e non appena vediamo l’altra persona la prossima volta, comportamento distruttivo. Ci mettiamo ad urlare, non diamo all’altro neppure la possibilità di spiegarsi. Urliamo: “Ohhh” e in tutto ciò, siamo veramente tristi e infelici, non è così?

Dunque è così in tutti gli esempi. Io esisto, ma in qualche modo mi sembra d’esistere indipendentemente da tutti gli altri, in modo speciale, e così via: questo è una totale proiezione. È spazzatura. Non si riferisce a nulla di reale. Questa assenza di qualcosa di reale a cui si riferisce, questa assenza è ciò che nel Buddhismo chiamiamo vacuità. La parola sanscrita è la stessa che indica zero; non significa che c’è una scatola e questa è vuota; questa è una parola stupida. Significa “niente:” non si riferisce a niente di reale. Non c’è niente di reale, zero, niente di reale a cui si riferisce. Sapete, possiamo proiettare che questa persona, la mia partner, è il principe o la principessa su un cavallo bianco ed è assolutamente quella persona del tutto perfetta come se fosse uscita da una favola. Questo è impossibile. Non c’è nessuno che esista in questo modo, eppure continuiamo a cercare. Giusto? Stiamo sempre alla ricerca del principe o della principessa e lo proiettiamo su qualcuno e poi questa persona non è all’altezza e quindi ne siamo delusi e poi cerchiamo qualcun altro. Giusto? Quindi questo è un modo impossibile di esistere. A cosa si riferisce? Zero, nulla; questa è vacuità, assenza.

Dunque il vero sentiero della mente, la vera comprensione è la comprensione che questa è spazzatura. Non c’è nulla di reale a cui si riferisce. Ora se guardiamo alla vera causa, la vera causa della sofferenza è il credere che ciò davvero si riferisca a qualcosa di reale. Il vero sentiero è che non si riferisce a nulla di reale. Questi due si escludono reciprocamente. Lo ripeto di nuovo. La confusione è il pensare che questo si riferisca a qualcosa di reale. La corretta comprensione è che non ci sia nulla di tutto ciò. Non si riferisce ad assolutamente nulla. Quindi, per metterla in chiave più semplice, c’è o non c’è, o in termini più forti, c’è qualcosa del genere o non c’è nulla di tutto ciò. Questi due si escludono reciprocamente. È sì oppure no; non si possono avere entrambe le cose allo stesso tempo.

Okay, allora adesso andiamo a vedere, ora voi potete analizzare. Quale delle due è più forte, il “sì” o il “no”? Beh, se lo esamino logicamente, ovviamente “no.” Il “sì” non resiste alla logica. Quando chiudo gli occhi, le persone smettono di esistere? No, ovviamente. È corretto che io voglia sempre avere tutto a modo mio, che io sono la persona più importante del mondo? No, questo è ridicolo. Quindi, più investighiamo, anche in maniera scientifica, c’è un piccolo “io” nella mia testa che sta parlando? Dov’è? Se andate ad analizzare il cervello, dov’è il processo che prende le decisioni? Cosa sta succedendo? Non si può trovare nulla di solidamente individuabile che sono “io.” Ovviamente, io funziono, faccio cose, parlo. Non è questo che stiamo negando, ma invece quello che stiamo negando è qualcosa che è una totale fantasia come appena uscita da un fumetto, che ci sia una cosa piccina lì dentro la mia testa, questo “io,” “io,” “io,” e “devo avere le cose a modo mio.” Quindi, affermare che non c’è alcuna cosa del genere è supportato dalla logica, dalla ragione, dall’analisi; mentre l’affermare che, sì, questa confusione si riferisce a qualcosa di reale, non è supportato da nulla.

Inoltre, qual è il risultato del pensare che io esisto in questa maniera impossibile? Rendo me stesso infelice, triste. Qual è il risultato del pensare il contrario, che non ci sia nulla di tutto ciò? Mi libero di tutti questi problemi. Oltre a ciò, quando mi concentro su “non c’è nulla di tutto ciò, questa è spazzatura,” non posso allo stesso tempo pensare che questo si riferisca a qualcosa di reale. Dunque, questa comprensione corretta può sostituire la comprensione incorretta. Quindi se potessimo restare concentrati sulla comprensione corretta tutto il tempo, ecco che la confusione, questo malinteso, non sorgerebbe mai più.

E dunque Buddha fece uso di insegnamenti che non sono esclusivi del Buddhismo. Li trovate in altri sistemi indiani sul come ottenere la concentrazione perfetta, questo genere di cose, e attraverso dei metodi, attraverso ciò che viene chiamato “meditazione,” il familiarizzare con questa comprensione corretta. Quindi possiamo raggiungere un vero arresto della vera causa della sofferenza e dunque un vero arresto della sofferenza.

E ciò che darà alla nostra mente la forza per essere in grado di sostenere tutto ciò ed eliminare queste abitudini distruttive è la motivazione. La motivazione ci dà la forza mentale per compiere tutto il duro lavoro che è necessario. Ed ecco dove entrano in gioco l’amore, la compassione e queste cose qui. Poiché siamo tutti interconnessi, allora ovviamente, sapete che proprio allo stesso modo in cui io desidero essere felice, così lo vogliono essere anche tutti gli altri. E siamo tutti uguali e siamo tutti interconnessi. E se veramente voglio essere in grado di aiutare gli altri, allora devo liberarmi di questa confusione. Dunque, questa è una presentazione molto semplice delle quattro nobili verità. E se vogliamo veramente capire un po’ più in dettaglio ciò di cui abbiamo parlato, allora dobbiamo imparare un po’ più di cose riguardo al karma e alla rinascita e questo avverrà domani.

Dunque, che domande avete? Prego.

Partecipante: [non udibile]

Alex: lascia che ripeta. Se ho capito bene, la tua domanda è: “Siccome non possiamo sapere con certezza i risultati che le nostre azioni avranno sugli altri, può considerarsi irresponsabile agire, poiché non sappiamo cosa succederà?” Stai dicendo che se parliamo in termini di responsabilità, questo significa che sappiamo in anticipo quello che succederà e dunque ce ne assumiamo la responsabilità. D’altra parte, poiché non lo sappiamo, allora è irresponsabile, come nel caso in cui vendiamo una pistola a chiunque abbia il denaro per comprarsi una pistola, quindi non sappiamo che cosa questa persona potrebbe fare con la pistola e quindi non è forse irresponsabile vendere una pistola a chiunque abbia il denaro per comprarne una? Beh, penso che in questo caso dobbiamo usare il buon senso.

Posso fare un esempio opposto al vendere una pistola a qualcuno. Per esempio finanziare l’educazione di qualcuno. Quindi per esempio, in molti paesi, non so qui in Romania, ma in molti paesi è molto costoso andare all’università, allora supponiamo che io sponsorizzo qualcuno, dando a questa persona i soldi per andare all’università. Non so cosa farà all’università in termini di educazione. Potrebbe usare quest’opportunità per andare a ingannare chiunque e fare qualcosa di veramente distruttivo, oppure potrebbe fare qualcosa di molto costruttivo. Non lo so. Quindi, penso che usiamo il buon senso per cui sappiamo che aiutando qualcuno ad avere un’istruzione, probabilmente questo sarà d’aiuto per loro.

Riguardo al vendere una pistola a qualcuno, non lo so… Beh, forse la useranno per difendersi nel caso di un attacco di barbari o qualcosa del genere, ma probabilmente questa situazione è molto più pericolosa. Quindi, cercate di usare il buon senso in questo caso e di avere una buona intenzione. Ma in termini di responsabilità, penso che quello che veramente dobbiamo evitare è tutta questa sindrome di senso di colpa e orgoglio. Sono responsabile della mia motivazione e del fatto che ci fosse qualche emozione disturbante coinvolta: era una buona motivazione, era una cattiva motivazione. Di questo sono responsabile e ne sperimenterò le conseguenze, ma non ho il controllo. Questo è impossibile; che io possa avere sotto controllo ciò che accade è una maniera impossibile di esistere. Potreste aiutare qualcuno e poi loro falliscono clamorosamente. Non sono colpevole di questo. Avevo una buona motivazione; l’ho aiutato. Hanno fallito per ogni sorta di ragioni dal canto loro, per via di altre circostanze e così via; e se hanno successo, allora anche questo è dovuto a molti altri fattori, non soltanto a me. Quindi, in questa situazione abbiamo partecipato ad un meccanismo causale. Abbiamo dato una condizione e così via, ma ecco che cosa è impossibile: che sia proprio questa cosa, una causa, a produrre un effetto. Questo è impossibile. Gli effetti sorgono da una quantità incredibile di cause e condizioni, non soltanto da una causa. Giusto? Pensate soltanto in termini di successo o fallimento. Ovviamente è correlato all’economia; è correlato alla società; è correlato ad un milione di cose, non soltanto al fatto che ho aiutato questa persona ad andare all’università. Quindi, penso che questo sia un esempio di come questa maniera buddhista di pensare ed analizzare ci può aiutare ad uscire da questo problema ed evitare il problema del senso di colpa, che è uno stato mentale molto, molto infelice.

Prego?

Partecipante: [non udibile]

Alex: ripeto la domanda per la registrazione. Lui sta dicendo: se comprendiamo che questo modo di pensare che io sono speciale, che esisto indipendentemente da chiunque eccetera, non si riferisce a nulla di reale, allora questo non potrebbe forse ridurre la mia capacità di base di funzionare come individuo e fare le cose che devo fare? Beh, l’altro aspetto del pensiero “io esisto indipendentemente” – ce ne liberiamo comprendendo che nessuno esiste indipendentemente – dunque l’altro aspetto del pensiero “io non esisto indipendentemente” è “io esisto in modo dipendente.” E dunque, questa comprensione di cui parliamo nel Buddhismo non nega che ci sia un “io.” Certo che c’è un “io” e c’è un “tu,” ma abbiamo una comprensione più realistica.

Dunque, cos’è la realtà? Il mio benessere è totalmente interconnesso con il benessere di tutti gli altri. Pensate al riscaldamento globale, all’inquinamento; non è soltanto il mio problema o il tuo problema, è il problema di tutti. Quindi, ad un livello quotidiano, dobbiamo avere cura di avere sufficiente cibo, dare da mangiare alla nostra famiglia, eccetera, ma per fare ciò dobbiamo dipendere da qualcun altro. Chi coltiva il nostro cibo? Chi fa le strade? Chi costruisce i negozi? Qualsiasi cosa deriva dal lavoro di altre persone. Quindi questa comprensione ci rende più realistici e addirittura ci consente di funzionare meglio perché teniamo in maggiore considerazione gli altri, non siamo soltanto egoisti.

Partecipante: Esiste questa teoria che siamo interconnessi attraverso un cordone o qualcosa…[non udibile].

Alex: Okay, quindi c’è una teoria che riconosce che siamo tutti interconnessi tra tutti noi, ma connessi attraverso una specie di cordone che non possiamo vedere. Dunque la domanda è: “come faccio a capire il modo in cui siamo interconnessi?”

Okay, allora, potremmo certamente vedere l’universo in termini di un campo energetico continuo. Parliamo in termini di scienza, di fisica, del fatto che non ci sono buchi… Beh, ci sono i buchi neri, ma non entriamo in questo. Dunque, prima di tutto il Buddhismo non dice che siamo tutti una sola cosa, che siamo tutti parte di questo grande minestrone universale. Giusto? Perché questo rende molto difficile assumere qualsiasi responsabilità per le vostre azioni individuali. Giusto? “Siamo tutti una cosa sola, quindi posso farti qualsiasi cosa voglio, perché siamo tutti una cosa sola.”

Allora il fatto che condividiamo la stessa specie di campo energetico, ne siamo parte, possiamo considerare le cose a livello fisico, questo è un modo di considerarlo. Ma il Buddhismo va a guardare di più in termini di relazioni causali, cause e condizioni. Userò l’esempio del riscaldamento globale; sapete, questa cosa che la gente in tutto il mondo ha fatto, aggiungendo questa anidride carbonica e tutte queste cose nell’aria, questo mi influenza, ovviamente; e quello che farò a questo riguardo influenzerà gli altri. Ma non dobbiamo necessariamente limitare la nostra comprensione di questa relazione causale solamente al livello fisico. Voglio dire, questo può arrivare ad un’analisi molto sofisticata di causa ed effetto e di come causa ed effetto sono connessi ed in relazione l’uno all’altro. È come avere un bastone tra due palle: sapete quale palla è la causa e quale è l’effetto? Nel Buddhismo, diciamo “no.” Quindi la nostra interconnessione con chiunque viene, come dire, compresa non soltanto al livello fisico o energetico, ma anche ad un livello causale, poiché dopotutto quello di cui abbiamo esperienza ora è l’effetto di ciò che tutti hanno fatto in passato, tornando via via indietro fino all’inizio della vita su questo pianeta.

Partecipante: [non udibile]

Alex: Ok, lascia che ripeta. Mi pare che quello che dici sia diviso in due parti. Una è che hai letto questo libro “Risvegliare il Buddha dentro di noi;” pare che indicasse che la meditazione buddhista implichi molta introspezione, guardare all’interno di noi, non così tanto verso l’esterno.

Beh, certamente una gran parte della pratica buddhista è l’analisi della confusione dentro di noi, l’analisi delle nostre emozioni disturbanti, da dove vengono, in cosa consiste la confusione. Ovviamente c’è questa parte; ma una volta che comprendiamo il nostro io e comprendiamo come creiamo i nostri problemi dalla nostra confusione, allora possiamo comprendere come anche le altre persone creino i loro problemi dalla confusione. Quindi, se si comportano in maniera nociva, se si arrabbiano con noi o qualsiasi altra cosa, questo ci permette di superare la tendenza a pensare: “Ah, questa è una persona cattiva.” Comprendiamo che l’altro è una persona confusa e quindi un oggetto di compassione.

Non ho letto il libro, ma il “Buddha dentro di noi” generalmente si riferisce a quello che chiamiamo “la natura di Buddha.” E la natura di Buddha si riferisce al fatto che tutti noi abbiamo i fattori dentro di noi, come parte della natura della nostra mente, che ci permetteranno di diventare un Buddha. Beh, non è soltanto il potenziale; il potenziale di diventare Buddha è parte di esso. È una parte di esso, abbiamo il potenziale. Intendo dire, il cuore ha la capacità di amare tutti allo stesso modo. Abbiamo questo potenziale, ma a un livello più profondo, si riferisce a fatti. Il fatto che la mente non è intrinsecamente contaminata dalla confusione.

Ora, in termini di… La tua seconda domanda riguarda Dio… Okay, ci sono molte cose che si potrebbero dire. Ci sono ogni sorta di dei, gli dei greci, gli dei indù, il Dio occidentale, eccetera. Il Buddhismo crede che questi esseri esistano? Sì. Okay, però il Buddhismo crede che ci siano molte forme di vita differenti, non soltanto quelle che possiamo vedere. Okay, però sono sicuro che non è questa la tua domanda. Ora, se pensiamo in termini di Dio così come viene concepito in quelle che vengono chiamate le “religioni abramitiche,” quindi l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, allora quello che il Buddhismo nega è un creatore. Ora, tutte le altre qualità di Dio il Buddhismo le accetta in una forma o in un’altra. C’è un ordine nell’universo? Sì. C’è amore nell’universo? Sì. Ci sono esseri superiori che con compassione si occupano del benessere dell’universo? Sì; potrebbero non venire chiamati “Dio,” però ci sono. Questo va al di là delle parole, al di là dei concetti, al di là dei nomi? Sì. Ma prendere tutto ciò, tutte queste qualità, e poi aggiungerci che questo è un creatore che esiste indipendentemente da tutte le sue creature? Questo non ha alcun senso logico.

Il Buddhismo va più nella direzione dell’assenza di un inizio, non c’è un inizio. Giusto? Vedete, il big bang era soltanto un universo, questo qui in cui noi ci troviamo a vivere ma ci sono molti altri big bang e non c’è un inizio assoluto. Giusto? In altre parole, se tutto funziona secondo causa ed effetto, come è possibile avere qualcosa prima di ciò? Ora, come potrebbe iniziare dal niente? Non potrebbe iniziare dal niente. Cioè, se siamo coinvolti in una relazione di causa ed effetto, non siamo indipendenti da essa. E, il disegno intelligente, in altre parole, c’è un ordine nell’universo, dunque qualcuno deve averlo pianificato, perché? Non c’è una necessità logica che solo perché c’è ordine nell’universo, allora qualcuno deve averlo pensato. C’è ordine nell’universo perché tutto funziona, tutto ha una funzione. Se non funzionasse e non avesse una funzione, non ci sarebbe ordine nell’universo. Quindi, perché c’è bisogno che ci sia qualcosa di esterno che lo ha pianificato e deciso come sarebbe? Dunque il Buddhismo fondamentalmente dice che questa caratteristica specifica, la creazione, non esiste. Ora, se volete usare la parola “Dio,” se volete che si applichi a tutte le altre qualità, non è importante.

Partecipante: [non udibile]

Alex: Allora, riassumo quello che hai detto per la registrazione. Hai detto che stai attraversando una crisi, con molte preoccupazioni; le persone intorno a te sono preoccupate. Ti fai carico di queste preoccupazioni e il tuo modo di reagire a questa situazione fondamentalmente è che ti calmi in meditazione e quando ti sei calmato, puoi riemergere con nuova energia. “Cosa penso di questo?”

Ci sono davvero molti metodi che vengono usati nel Buddhismo. Mi pare che quello che descrivi sia una maniera temporanea di gestire la situazione; provvisoria, ti aiuta a calmarti e poi dopo riemergi con nuova energia, ma questo non elimina il problema. Quindi ci sono pratiche buddhiste in cui immagini di prendere su di te la sofferenza e i problemi degli altri e in cambio restituisci amore. Spesso viene chiamata con il suo nome tibetano tonglen. Questa è una pratica molto, molto avanzata. Potete provare a farla, ma farla veramente sul serio è un discorso diverso; farla sul serio significa davvero che mi faccio carico e sperimento la tua sofferenza.

Ora, se il problema delle altre persone è che sono stupide e io mi faccio carico della stupidità di tutti quanti, questo significa che sto qui seduto come un perfetto idiota? Ora, sono stupido? No; quello che stiamo facendo è… Sai, perché in realtà non puoi veramente togliere i problemi delle persone. Cioè, se fosse possibile farlo, il Buddha lo avrebbe fatto e nessuno avrebbe più avuto problemi o sofferenza. Quello che sviluppiamo è il coraggio di affrontare i problemi di tutti quanti come se fossero i nostri. Quindi ci facciamo carico di un problema; prendete l’esempio di “qualsiasi problema in realtà è un problema universale.” Nessuno ha un problema speciale che è solamente il loro; intendo in termini di circostanze, la specie di… Sarebbe questo: che qualcuno ha un problema con la sua relazione, tutti hanno problemi nelle loro relazioni. Hanno problemi con i loro figli. Hanno problemi con il loro lavoro; tutti hanno questo tipo di problemi. Gli aspetti specifici non contano in questo caso; problemi economici – siamo tutti sulla stessa barca. Okay, quindi ci facciamo carico del problema. Questo significa che d’ora in poi dovrò gestire questo problema.

Okay, quindi diciamo che l’esempio sia la crisi economica che il mondo sta fronteggiando in questo momento. Beh, anche se aveste tutto il denaro, che so, di qualsiasi governo al mondo, non si può risolverla ad un livello fisico semplicemente così. Quindi, cercate di risolvere il problema in termini di varie cose. C’è il livello mentale, il livello emotivo, quindi un livello è il modo di gestire il dolore emotivo del perdere il lavoro ed affrontare la difficoltà economica. Questo è un livello; affrontare il problema pensando “ho perso il mio lavoro e ora come faccio a dare da mangiare ai miei figli;” l’altro livello è “Qual è la mentalità che ha creato questo problema dall’inizio, come l’avidità e così via?”

Quindi, ci facciamo carico del problema. In un certo senso, lo facciamo dissolvere, nel senso che sapete che non è questa mostruosa cosa solida. Giusto? Quindi lo de-costruite. E da un lato osservate il modo in cui è sorto, perché è sorto, e sapete, pensate in termini di mancanza di avidità e così via e immaginate che questa raggiunga chiunque. In maniera semplicistica, l’avidità ha creato questo problema, quindi de-costruiamo il problema solido: “oh, è così orrendo” e così il problema ci consuma e non riusciamo ad affrontarlo. E poi potete vedere che questo nasce dall’avidità, è sorto proprio da questo, dunque il modo per prevenire queste cose in futuro è che le persone siano consapevoli dell’ambiente, non comprino oltre le proprie possibilità, non siano avide di averne di più, di più, di più, di fare sempre più soldi.

Nella nostra immaginazione, rendiamo questo problema una cosa solida; questo problema orribile. E dunque semplicemente ci deprimiamo. Nulla esiste in questo modo. È sorto da cause e condizioni; quindi, se cambiamo le condizioni, anch’esso cambia. E poi dobbiamo gestire, sapete bene, le aspettative delle persone; uno stile di vita più basso e così via. Come possiamo effettivamente gestire questa situazione? Alcune persone mettono insieme i loro soldi e li mettono in comune. Quindi, pensate in termini di quello che sarebbe il miglior modo emotivo per far sì che le persone gestiscano il problema. Qualcosa del genere.

Comunque, si sta facendo tardi, quindi per oggi terminiamo qui e il modo in cui concludiamo è con quella che viene chiamata una “dedica.” Pensiamo che qualsiasi comprensione, qualsiasi energia positiva sia nata da ciò, possa andare sempre più in profondità e divenga una causa per raggiungere…, per noi tutti raggiungere lo stato di un Buddha in modo da essere del migliore aiuto possibile a tutti quanti.

http://www.berzinarchives.com/web/it/archives/approaching_buddhism/introduction/overview_four_noble_truths/transcript.html