A. Berzin: La necessità dell’ambito intermedio ed avanzato del Lam-rim nel tantra

Dr. Alexander Berzin: Sviluppiamo equanimità per tutti gli esseri; in secondo luogo amore e compassione affinché tutti siano felici e non soffrano; e in terzo luogo la bodhichitta per puntare all’illuminazione per il beneficio di tutti.

Dr. Alexander Berzin: La necessità dell’ambito intermedio ed avanzato del Lam-rim nel tantra

Nella prima parte di questa serie, abbiamo esaminato il livello iniziale di motivazione in cui puntiamo ad evitare le rinascite inferiori ed ottenere una rinascita superiore. In particolare vogliamo una preziosa rinascita umana in modo tale da poter migliorare nella nostra pratica.

L’ambito intermedio è quando puntiamo ad eliminare non soltanto le rinascite peggiori, ma anche la rinascita che ricorre in modo incontrollabile nel suo complesso. Il nostro obiettivo è la liberazione.

Il livello avanzato di motivazione consiste nell’avere l’obiettivo di ottenere lo stato illuminato di un Buddha, in cui possiamo beneficiare pienamente gli altri. Sebbene continuiamo a lavorare per migliorare noi stessi da una vita all’altra, il nostro interesse primario è di essere del massimo beneficio per gli altri.

L’ambito intermedio

La Prima Nobile Verità: sofferenza

La prima cosa che esaminiamo qui è l’importanza di considerare la sofferenza e le difficoltà che incontriamo persino negli stati superiori di rinascita: i regni degli esseri umani e degli dèi. Nell’ambito precedente, il nostro obiettivo era la libertà dalla sofferenza grossolana che si trova nei regni inferiori. Ora abbiamo bisogno di realizzare quanto la nostra felicità ordinaria sia semplicemente un’altra forma di sofferenza.

La felicità che sperimentiamo nelle nostre vite umane, e la felicità che gli dèi sperimentano nelle loro vite è inaffidabile e temporanea. Non ci soddisfa mai e non dura mai – non sappiamo mai come ci sentiremo nel momento successivo. Ne vogliamo sempre di più e inoltre quando la otteniamo la nostra esperienza si tramuta in infelicità. È come il cioccolato: un po’ di cioccolato ci rende felici e quindi ne vogliamo sempre di più, fino a quando sentiamo male allo stomaco. Per quanto sia spiacevole, la felicità ordinaria si tramuta sempre in sofferenza e infelicità.

In ciascuna sadhana tantrica c’è una sezione per fare le offerte. Immaginiamo di fare le offerte agli altri e di dare loro felicità, oppure a noi stessi nella forma di un Buddha particolare, in cui le accettiamo e ne godiamo con felicità. Questa è una felicità che è libera da tutte le emozioni disturbanti e oscurazioni mentali – non la nostra felicità ordinaria che cambia ed è insoddisfacente.

Quando le cause per l’infelicità sono eliminate per sempre, la felicità che sperimentiamo continua anch’essa per sempre, e non degenera. Se la felicità è basata su una condizione che non dura – come l’ottenere del cibo saporito – allora ovviamente tale felicità semplicemente non può durare. Se puntiamo alla felicità ordinaria con la nostra pratica tantrica, allora è questo ciò che otterremo: una fuga temporanea e superficiale dalla nostra infelicità. Potremmo sederci in meditazione e pensare che tutto sia perfetto; ma quando finisce ci sentiremo infelici di nuovo.

Nella classe più elevata del tantra, proviamo anche a focalizzarci sulla vacuità con una sensazione di consapevolezza beata, ma cosa significa? Di nuovo è importante non metterla semplicemente sullo stesso piano della felicità ordinaria di ottenere del cibo saporito o un massaggio, ma piuttosto è la beatitudine di essere assolutamente liberi da tutte le emozioni disturbanti e dalle oscurazioni. Dovrebbe essere un sentimento libero dall’attaccamento, in netto contrasto con la nostra felicità ordinaria che è solitamente fortemente attaccata a qualche oggetto.

A volte le persone possono confondere le figure di Buddha con “super dèi” o santi, e quindi è importante ricordare inoltre che nel regno degli dèi c’è pure sofferenza. Quando ci focalizziamo sulle figure di Buddha di fronte a noi, abbiamo bisogno di realizzare che sono andati molto al di là dell’essere un dio. Molte sadhane lunghe contengono molti elogi a varie divinità ed è facile confondersi, pensando che lo scopo di questo sia che ci concedano tutti i nostri desideri. Il punto effettivo degli elogi consiste nel ricordare le loro qualità positive, ispirandoci a voler raggiungere lo stesso stato. I Buddha hanno la qualità della perfetta equanimità, e quindi se siamo ricettivi all’aiuto del Buddha, lo riceveremo a prescindere dal fatto se facciamo offerte o no.

La Seconda Nobile Verità: Emozioni disturbanti e inconsapevolezza

Una volta che abbiamo contemplato la sofferenza dei sei regni, ne esaminiamo la causa nella seconda Nobile Verità: le emozioni disturbanti.

Le emozioni disturbanti determinano la nostra sofferenza perché ci portano ad agire in maniera distruttiva, accumulando potenziali negativi, che a loro volta causano una rinascita peggiore. Al contrario i potenziali karmici positivi provenienti dal comportamento costruttivo determinano una migliore rinascita nel samsara.

Noi agiamo in maniera distruttiva a causa delle emozioni disturbanti, che sono basate sull’inconsapevolezza sia della realtà che di causa ed effetto. Anche quando agiamo in maniera costruttiva nel contesto del samsara, siamo ancora inconsapevoli di come esistiamo, e questo può essere o può non essere mischiato alle emozioni disturbanti. Al momento della morte, la nostra inconsapevolezza attiva potenziali karmici negativi o positivi che risultano in una rinascita nel samsara. A questo livello abbiamo bisogno di riflettere sugli svantaggi delle nostre emozioni disturbanti e dell’inconsapevolezza sottostante.

Prima di impegnarsi nel tantra, è molto importante indebolire la forza delle nostre emozioni disturbanti. Questo non vuol dire che siamo completamente liberi dalla rabbia o dall’attaccamento, ma che abbiamo lavorato un po’ sulle nostre emozioni. Anche se utilizziamo le nostre emozioni disturbanti – desiderio, rabbia, ingenuità, orgoglio – come parte del sentiero, se non abbiamo fatto progressi nel superarle, c’è il pericolo di essere trascinati via da esse, di diventare emotivamente disturbati, di agire in modo distruttivo e di accumulare ulteriore potenziale karmico negativo.

Un esempio è il desiderio. Ci sono molte immagini tantriche che appaiono di natura sessuale, e spesso immaginiamo noi stessi come una coppia in unione durante la pratica. Qui la coppia non rappresenta un uomo e una donna ordinari. Invece l’immagine è quella di una madre e di un padre: la madre rappresenta la comprensione della vacuità, mentre il padre rappresenta il metodo. L’unione della madre (saggezza) e del padre (metodo) dà origine alla bambina, che rappresenta la Buddhità. I testi tantrici affermano che dovremmo utilizzare il desiderio per sbarazzarci del desiderio stesso. Quindi se non corriamo nessun rischio di essere trascinati via dal desiderio, allora possiamo utilizzarlo per generare una mente beata che, con una comprensione della vacuità, eliminerà completamente tutto il desiderio. È delicato – persino un lieve attaccamento all’esperienza come solida bloccherà qualunque possibilità di comprendere la vacuità.

Un altro esempio è la rabbia. In molte pratiche tantriche visualizziamo noi stessi come una figura energica, in cui utilizziamo la nostra stessa rabbia come un’arma per distruggere i nostri atteggiamenti negativi. È specialmente utile per superare un atteggiamento di essere troppo delicati con noi stessi, o pensare di non essere in grado di raggiungere l’illuminazione. Di nuovo, se non abbiamo fatto grandi progressi nel superare la rabbia prima di iniziare queste pratiche, mentalmente tormenteremo noi stessi e avremo poca pazienza per le emozioni disturbanti degli altri.

La Terza Nobile Verità: Rinuncia

Una volta che abbiamo compreso la sofferenza e la causa della sofferenza, abbiamo bisogno di capire che è possibile ottenere un vero arresto di entrambe. Se possiamo comprendere questo, allora avremo la rinuncia: la determinazione ad essere liberi dalla sofferenza, basata sulla fiducia che è possibile. Se non l’abbiamo, tutto diventa una pia illusione.

Abbiamo anche bisogno di essere decisi a rinunciare alle nostre apparenze ordinarie, in cui vediamo ogni cosa come oggetti indipendenti come se fossero avvolti nella plastica, separati da ogni altra cosa. Le nostre menti si relazionano a queste apparenze in una maniera confusa; pensando che esistano realmente nel modo in cui ci appaiono, siamo attratti da alcune, disgustati da altre e non proviamo nulla per il resto. È estremamente difficile voler davvero essere liberi dal nostro modo normale di percepire il mondo, ma afferrarsi a queste apparenze ci causa sofferenza, e dobbiamo generare la determinazione ad essere libere da esse.

Dobbiamo essere cauti di non cadere nell’estremo di pensare che siccome il modo ordinario in cui le nostre menti fanno apparire gli oggetti è ingannevole, non esiste proprio nulla. Questo tipo di nichilismo è pericoloso perché potrebbe farci ignorare coloro che soffrono, pensando che non sono affatto reali.

La Quarta Nobile Verità: I tre addestramenti superiori

Con la rinuncia quale nostra motivazione, allora pratichiamo i tre addestramenti superiori: 

  • Disciplina etica, senza la quale non possiamo mantenere la pratica;

  • Concentrazione, senza la quale non possiamo lavorare sulle complesse visualizzazioni;

  • Consapevolezza discriminante, per comprendere la differenza tra realtà e fantasia.

La disciplina comincia con il cercare di osservare le nostre azioni e la parola, e poi le nostre menti. La concentrazione si riferisce ad una mente priva di divagazioni mentali, volatilità della mente, pigrizia mentale eccetera – qualcosa che possiamo sviluppare attraverso la pratica tantrica ma è difficile farne a meno all’inizio. Idealmente avremmo già l’esilarante stato mentale perfettamente concentrato chiamato shamatha che può essere sostenuto per quattro ore senza nessuna interruzione o declino.

Nello stadio di generazione in cui lavoriamo con la nostra immaginazione, abbiamo bisogno di focalizzarci su una quantità enorme di dettagli: dovremmo essere in grado di visualizzare tutte le figure e le caratteristiche dell’intero mandala come le dimensioni dell’universo, e anche tutto questo contenuto in una piccola goccia sulla punta del nostro naso, perfettamente per quattro ore. Quando abbiamo raggiunto la padronanza di questo, possiamo cominciare a lavorare sullo stadio di completamento, lavorando con il nostro effettivo sistema di energia sottile. Se non possiamo visualizzare con precisione i dettagli distinti di ciascuna parte del mandala, allora è inutile voler manipolare effettivamente i venti e le energie nei canali. Se cerchiamo di controllare le nostre energie senza una concentrazione come un laser, potremmo disturbarle e causare danni enormi al nostro sistema nervoso e alla mente. È importante rispettare questo e non pensare semplicemente che sia qualcosa che tutti possono fare da soli.

È necessaria la consapevolezza discriminante in modo da poter vedere cos’è la realtà e cos’è la fantasia. Senza una comprensione della vacuità, c’è il pericolo di diventare completamente schizofrenici e di identificarci effettivamente come la divinità in un modo solido. Questa è una causa per rinascere come un fantasma nella forma della divinità.

Livello avanzato: equanimità, amore e bodhichitta

Al livello avanzato, per prima cosa sviluppiamo equanimità verso tutti gli esseri. Questo è un punto cruciale perché nelle sadhana, quando immaginiamo raggi di luce che si emanano per beneficiare tutti gli esseri, ciò significa esattamente ed assolutamente ciascun essere individuale. È come il sole, i cui raggi di luce brillano senza nessun favoritismo.

Sulla base dell’equanimità sviluppiamo amore, il desiderio che tutti siano felici e abbiano le cause della felicità; e compassione, il desiderio che tutti siano liberi dalla sofferenza e dalle cause della sofferenza. Immaginiamo raggi di luce che si emanano, rimuovendo la sofferenza di tutti e offrendo loro ogni felicità. È una pratica incredibilmente profonda, in cui la luce che si emana rappresenta la nostra energia che beneficia gli altri, e i raggi di luce che tornano indietro rappresentano il dissolvimento dei venti-energia nel canale centrale. Ma senza una mente che li accompagni di amore e compassione, semplicemente immaginare raggi di luce che brillano fuori e poi si dissolvono in noi non ha molto senso.

Infine sviluppiamo la bodhichitta, l’obiettivo di raggiungere la nostra stessa illuminazione per beneficiare il più possibile un numero infinito di esseri viventi. La nostra illuminazione non è ancora avvenuta, ma la pratica tantrica ci permette di visualizzare noi stessi come una figura di Buddha che rappresenta lo stato illuminato a cui stiamo puntando. Altrimenti qual è il motivo di visualizzarci in una forma simile? Ma essendoci addestrati con le visualizzazioni, allora allenando ulteriormente il nostro sistema di energia sottile e la mente più sottile, infine saremo in grado di dare origine naturalmente alla forma di un Buddha illuminato.

In sintesi

Per praticare efficacemente il tantra, dobbiamo avere le fondamenta dei tre stadi di motivazione così come sono descritti in questo articolo in due sezioni. Nell’ambito iniziale, ci affidiamo ad un maestro spirituale che tocca il nostro cuore, e scopriamo un rispetto profondo per la nostra preziosa rinascita umana, la base di lavoro per la pratica tantrica. Una comprensione della morte e dell’impermanenza serve da base per il processo di morte, del bardo e della rinascita all’interno della pratica tantrica, e ci motiva ad utilizzare l’opportunità che abbiamo ora.

L’ambito intermedio, in cui desideriamo abbandonare del tutto la rinascita e perseguire la felicità pura, è sostenuto da una comprensione più profonda delle Quattro Nobili Verità. In questa fase impariamo anche come indebolire le nostre emozioni disturbanti e come utilizzarle per sostenere la nostra pratica tantrica, e come rinunciare alla nostra percezione ordinaria. Con la rinuncia, pratichiamo i tre addestramenti superiori della disciplina, della concentrazione e della consapevolezza discriminante. Siamo in grado di rimanere focalizzati sull’effettiva realtà di ciò che stiamo visualizzando durante le nostre sessioni, e non confonderci.

Infine, al livello avanzato, sviluppiamo equanimità per tutti gli esseri; in secondo luogo amore e compassione affinché tutti siano felici e non soffrano; e in terzo luogo la bodhichitta per puntare all’illuminazione per il beneficio di tutti. Li utilizziamo tutti nelle nostre visualizzazioni, immaginando che già adesso, come un Buddha, estendiamo una cura amorevole in maniera eguale per tutti.

Trascrizione di un seminario, Mosca, Russia, settembre 2010; traduzione italiana a cura di Claudio Li Calzi.

https://studybuddhism.com/it/buddhismo-tibetano/tantra/il-tantra-buddhista/la-necessita-del-lam-rim-per-praticare-efficacemente-il-tantra/la-necessita-dell-ambito-intermedio-ed-avanzato-del-lam-rim-nel-tantra