Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Le otto strofe della Trasformazione del Pensiero

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Se sappiamo pensare correttamente, se la nostra amorevole gentilezza è perfetta, tanto più la nostra compassione sarà intensa.

Insegnamenti del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel il 3, 4 e 5 febbraio 2023 all’Istituto Lama Tzongkapa, Pomaia, PI, su “Il destino compiuto”. L’educazione di Tzong Khapa in un canto di realizzazione. Una panoramica di come Je Rimpoche ha ottenuto le realizzazioni.

Dal momento che il buddismo tibetano rappresenta la tradizione buddista più completa oggi, dovremmo essere grati ai maestri del passato come Jé Tsongkhapa e seguire il loro esempio condividendo le nostre conoscenze con gli altri”. (Sua Santità il Dalai Lama)

In questo testo, Il destino compiuto, Lama Tzong Khapa, racconta ciò che ha studiato e come le scritture si sono rivelate a lui come istruzioni spirituali. Studiò i grandi trattati indiani alla luce della logica e della ragione.

Ciò che Tzong Khapa rivela è come ottenne un vasto apprendimento, entrò nella vita di un eremita e acquisì esperienza delle fasi del sentiero, inclusi i sentieri profondi ed estesi.
Il testo è stato scelto da Sua Santità il Dalai Lama, durante gli insegnamenti del 1° giugno 2021, per far conoscere ai giovani tibetani l’origine della tradizione Ghelug e il venerabile Ghesce Tenzin Tenphel ha espresso il desiderio di seguire il Suo esempio esponendo i contenuti durante gli insegnamenti.

Appunti non revisionati ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti”. Ci scusiamo per ogni errore ed omissione. Traduzione dal tibetano di Filippo Centrone che vivamente si ringrazia. L’insegnamento del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel è focalizzato su “Gli otto versi dell’addestramento mentale” oGli otto versi di trasformazione mentale” oLe otto strofe della Trasformazione del Pensiero”, in tibetano Blo-sbyong tsig-brgyad-ma, Lojong di Langri Tangpa Dorje Senghe.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel

venerdì 03/02/2023

Destino compiuto” https://www.sangye.it/altro/?p=11556 di Lama Tzong Khapa è come una sua biografia.

Lama Tzong Khapa: All’inizio, ho cercato un ampio apprendimento,
Nel mezzo, tutti gli insegnamenti sono apparsi come istruzione spirituale,
E, alla fine, ho praticato tutto il giorno e tutta la notte:

Tutto questo l’ho dedicato alla diffusione dell’Insegnamento!

Qual è la necessità di ascoltare molto? Per comprenderlo dobbiamo partire dalla radice della sofferenza che è rappresentata dalle afflizioni mentali che, a loro volta, provocano karma negativo.

Per emanciparci dalla sofferenza dobbiamo cercare di comprendere e per farlo dobbiamo studiare. E questa è la ragione prima di cercare di ascoltare intensamente, così come dice Lama Tzong Khapa: “All’inizio ho ascoltato molto”.

Molti sono i tipi di studio, ad esempio, esistono molte tipologie di studi ordinari: di politica, medicina, matematica, ed innumerevoli ancora.

Ad esempio, uno studioso o uno scienziato non può improvvisamente smettere di approfondire le proprie conoscenze con lo studio. È cosi per un medico, un insegnante, un avvocato, che, per migliorare, devono accumulare esperienza, approfondire tutto ciò che si ha studiato, sono studi che comunque non danno certezza, né di posizione economica, né di stabilita di lavoro, né di certezza della validità della conoscenza acquisita, che in ogni caso andrà perlomeno integrata, se non riveduta, o parzialmente o totalmente modificata. Occorre quindi spendere molte energie e molte risorse anche materiali per lo studio e tuttavia non v’è certezza.

Lo studio degli insegnamenti di Lama Tzong Khapa https://www.sangye.it/altro/?p=11772 è invece quello che aiuta a comprendere le basi della sofferenza, è la ricerca del metodo, è la pratica che farà sì che di vita in vita la propria situazione migliorerà.

Dobbiamo mettere tutti questi consigli in pratica in modo significativo, a partire dalla ricerca approfondita di ascoltare molto, quella di accumulare esperienza, che non solo ci può rendere migliori, ma che ci può portare ad uscire dalla sofferenza del samsara.

Ci sarebbe molto da approfondire, dalla seconda strofa “Nel mentre tutti i trattati mi sono apparsi come istruzioni spirituali” alla terza strofa.

E, alla fine, ho praticato tutto il giorno e tutta la notte:
Tutto questo l’ho dedicato alla diffusione dell’Insegnamento!

Pensando a questo, quanto bene si è realizzato il mio destino!

Grazie infinite, o Nobile Signore Tesoro della Saggezza!

Qui sono incluse le pratiche del Lojong e del Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2392

di Shantideva https://www.sangye.it/altro/?cat=15, in particolare nel verso che recita: “Alla fine, giorno e notte ho praticato”.

Ma non basta, occorre spiegare anche i testi dell’addestramento mentale, di cui i più importanti sono gli Otto versi o meglio le Otto strofe dell’insegnamento o addestramento mentale. Se volessimo dare una spiegazione approfondita di tutti gli Otto versi, allora il commentario sarebbe molto vasto.

Come pensare?

Ci sono molte pratiche col corpo, la parola e la mente, quest’ultima è la principale. Perché se non si doma la propria mente, si finirà per cadere sotto il controllo delle afflizioni mentali.

Se la base della pratica è una mente ottusa che si adira facilmente, è in uno stato nervoso, ciò non va assolutamente bene, e non va lasciata in quello stato, ma dobbiamo impegnarci per trasformarla.

Mente infelice è di chi ha una mente chiusa che si arrabbia facilmente, ma non è così. Ma anche se non ci arrabbiamo facilmente è possibile che le menti, anche se non sono tali, lo diventino. Quindi dobbiamo prestare attenzione a non cadere in quello stato.

Se non desiderate una mente infelice dovete applicare i metodi affinché l’infelicità sia eliminata, altrimenti la mente diventerà sempre più chiusa e sempre più infelice.

Quando siamo tranquilli, con una mente rilassata, provate a vedere se sorgono pensieri d’infelicità o tendenze a criticare o, peggio, a litigare con gli altri. In tal caso dovreste prendere dei provvedimenti per bloccare e quindi eliminare tali menti.

Bisogna opporsi al sorgere di una mente infelice, la quale dipende da un pensiero non costruttivo, il che dipende 1° se incontriamo situazioni esterne favorevoli, 2° anche se non ci sono condizioni esterne avverse e non si presta attenzione al proprio pensiero, sorgono pensieri concettuali più svariati, congetture insensate che generano preoccupazioni inesistenti e, su questa base, dobbiamo controllare il nostro pensiero.

Esistono moltissime condizioni esterne come i suoni, le luci, gli odori, ecc. Ad esempio esistono i 5 poteri sensoriali collegati ai 5 sensi, oggetti che possono rivelarsi lisci o ruvidi, suoni piacevoli o spiacevoli, le condizioni esterne sono frequenti, ma non così la frequenza con cui le troviamo e tutto dipende dal non prestare attenzione alla direzione che prende il nostro pensiero, perciò dobbiamo avere interesse a migliorare la condizione della nostra mente.

Nella nostra vita è possibile incontrare le condizioni più svariate, più o meno difficili, ma se controlliamo la condiziona del nostro pensiero, dobbiamo prestare attenzione alla direzione che prende. Se la direzione che ha preso la nostra mente resta costruttiva, allora la nostra mente non potrà cadere nell’infelicità.

Come mai la nostra mente è diventata infelice?

Analizzando capiremo che sarà dipeso da condizioni esterne, ma che necessariamente non determinano una mente infelice. Quella condizione esterna non automaticamente fa diventare infelice la mia mente, ma ciò dipende da come mi sono posto rispetto a quella situazione. Tuttavia, non c’è nessun bisogno che la mia mente diventi infelice sulla base di situazioni esterne.

Quando analizziamo comprendiamo molte situazioni, se si sperimenta la stessa infelicità, sperimentando la stessa situazione causale, qual’è la causa? dipende dalla distrazione. Avete mai riso di voi stessi quando avete incontrato una simile situazione?

Se mi sono arrabbiato e comprendo che non ce ne fosse bisogno, me ne rendo conto, ma se poi ci ricasco, da cosa dipende? Dalla distrazione, o dalla mancanza di presenza mentale. Possiamo pensare ai nostri errori, che comprendiamo , ma poi ci ricaschiamo, perché? Perché siamo distratti e se non lo fossimo eviteremmo di compiere molti errori. A volte non ci rendiamo conto d’aver fatto un errore, se sbagliamo ancora è perché non solo non prestiamo interesse al fatto d’aver sbagliato ma che non ci importa di sbagliare ancora ed ancora per la stessa ragione.

Perché meditiamo? Pratichiamo?

Per ottenere la felicità ed eliminare la sofferenza.

Stare seduti con gli occhi semi chiusi verso il basso è sufficiente per eliminare la sofferenza?

Come sorge la sofferenza mentale? Solo se lo conosciamo saremo in grado di eliminare la sofferenza. Dobbiamo dapprima conoscere le cause della sofferenza, altrimenti non saremo in grado d’eliminarla.

C’è la sofferenza mentale principale, che ha cause e condizioni e per eliminarla non c’è bisogno della meditazione, ma di utilizzare la nostra intelligenza che comprende la direzione che prende la nostra mente.

La meditazione investiga il nostro modo di pensare e, quanto più sarà profonda ed analitica, tanto più sarà in grado di comprendere i meccanismi della nostra mente e di portarla sempre più lontano dalla sofferenza, verso il conseguimento della felicità.

Quando meditiamo, chiediamoci: come mai la mia mente non è tranquilla?

Possiamo distinguere la meditazione in analitica e stabilizzativa. La prima ci porta a chiarire le situazioni a comprendere il modo in cui si pensa. La meditazione analitica si può suddividere in molte categorie. Sulla base del prestare attenzione al modo in cui si pensa si è in grado di poter controllare la nostra mente, d’evitare di cadere nei fattori mentali negativi come l’invidia, l’avidità, la noia stessa.

La meditazione stabilizzativa è quella che si stabilizza su un oggetto osservato, ma, se prima non si è realizzata una corretta meditazione analitica, allora non è possibile conseguire una ugualmente soddisfacente meditazione stabilizzativa.

Alcuni hanno una mente chiusa ed infelice, altri l’hanno estremamente infelice ed una simile persona non è in grado di esercitare una meditazione analitica. Con costoro è meglio non insistere, è preferibile portarli fuori, facendo passeggiate, ascoltare musica o suoni o visioni piacevoli. Se quella mente diventa distratta, si riduce il tempo in cui è infelice, così, anche l’ottusità di quella persona diventa meno intensa e sarà meno infelice, il che che può rendere quella persona meno infelice.

Se meditare non è un problema, il problema è spesso il procrastinare. Perciò si dovrebbe meditare ogni giorno. Così, come abbiamo il tempo per dedicarci a molte distrazioni, così abbiamo il tempo per meditare, basta farlo.

Ci sono le persone più varie, che non si rendono conto d’aver sbagliato, se non lo facciamo loro presente non sono in grado di comprenderlo e con simili persone non è facile relazionarsi. I difetti possono essere eliminati solo riconoscendoli e così dagli esseri possono essere eliminati solo vedendoli.

Alcuni hanno una forza mentale maggiore o minore.

Se ci focalizziamo ad evidenziare agli altri i loro errori, ma senza mai dimenticarci dei nostri, sarà meglio focalizzarci su quelli più grandi, piuttosto che su quelli più piccoli, perché è più facile concentrarsi su pochi problemi piuttosto che su molti, quindi è più facile intervenire su pochi difetti piuttosto che su tanti.

Come generalmente ragioniamo?

Penso: il mio modo di pensare è coretto.

Pochi riconoscono che sulla base di riconoscere i propri difetti la nostra mente diventa più stabile. È possibile che al momento attuale non riconosceremo i nostri difetti ed errori, ma, se a poco a poco ci impegniamo ad osservare la nostra mente, allora ci renderemo conto che oggi ho individuato alcuni difetti e domani altri ancora e così via via.

Le cause della sofferenza sono i difetti mentali, le afflizioni mentali, solo riconoscendoli saremo in grado d’eliminarli. Questa è la vera pratica. Lo sviluppo nel nostro continuo una mente gentile ed amorevole. Quanto più lo faremo, anche il modo non costruttivo che era presente nella nostra mente declinerà.

A cosa siamo interessati? Ad una mente gentile ed amorevole. Se lo faremo e c’impegneremo in tal senso, molte menti negative in noi diminuiranno e così la nostra mente diventerà sempre più felice.

Sabato 04/02/2023

Sviluppiamo una buona motivazione, affinché l’ascolto degli insegnamenti ci sia di effettivo beneficio ed esprimiamo la dedica finale per il beneficio di tutti gli esseri e, proprio perché nel fine settimana ci si dovrebbe rilassare, allora dovreste tutti impegnarvi nell’ascolto, sviluppando piena attenzione.

Ieri ho dato due spiegazioni per cui si ha una mente infelice.

La prima è incontrando e la seconda è non incontrando condizioni esterne, allora, se lasciamo che la nostra mente sia infelice, dobbiamo prestare attenzione al modo in cui pensiamo, e, se lo facciamo, siamo in grado di evitare che la nostra mente diventi infelice, evitando che la mente soffra. Altrimenti, fino quando la mente riuscirà a resistere a tanta sofferenza che s’incrementa sempre più?

A volte è possibile che condizioni esterne ci facciano sentire offesi o peggio ci deprimano per le critiche che riceviamo. È possibile incontrare persone che ci criticano, ci sminuiscono? Certo. Ma, se alla condizione esterna avversa aggiungiamo la nostra sofferenza, la situazione sarà ancora piu grave. Ma nessuno vuole la sofferenza. Così se ci rendiamo conto che alla condizione sfavorevole esterna aggiungiamo la nostra sofferenza, facciamo diventare quella situazione decisamente più gravosa.

Se, viceversa, si è in grado di pensare correttamente, allora, di fronte a critiche ingiuste, si proverà compassione, pensando che l’altro non proverà affatto felicità nel volerci danneggiare, e che inoltre ha perso del tempo prezioso. Quindi la compassione è sempre la scelta corretta. Chi critica e sminuisce gli altri ha un modo scorretto di considerare gli altri, non è forse una persona oggetto di compassione?

Addestramento mentale in 8 stanze, 1 – prima strofa.

Poiché sono determinato ad ottenere il massimo benessere per tutti gli esseri, che sono superiori alla gemma che esaudisce i desideri,

avrò costantemente cura più di loro che di me stesso.

Una persona che è in grado di compiere l’addestramento mentale Mahayana è in grado di pensare correttamente nel modo come appena descritto.

Dal momento che tutti gli esseri sono più preziosi del gioiello che esaudisce i desideri, è bene che, mentre gli esseri senzienti siano indistintamente considerati tali, inoltre, se ci pensiamo, i gioielli non sono nulla di speciale, anzi ci creano preoccupazioni, principalmente che qualcuno ce li rubi. Né portano felicità nelle vite future. Al contrario, la pratica dell’etica, della generosità e del corretto comportamento dipendono dagli altri esseri, cosi la stessa pratica della felicità dipende dagli altri esseri.

La disciplina etica può essere praticata solo in relazione agli altri esseri, è cosi per l’uccidere, che può essere fatto solo in dipendenza di altri, e vale per il rubare, per la condotta sessuale scorretta, per le parole dure, all’opposto anche la pratica della generosità dipende dalla relazione degli altri esseri senzienti. Anche la pazienza dipende dagli altri esseri e, su quella base, possiamo addestrare la nostra mente.

A molti umani piace discutere animatamente, parlar male, è vero che può essere negativo, ma, proprio perché lo è, costui sta sciupando la propria vita, ma ci offre poi la possibilità di essere grati, perché tale persona ci offre la possibilità di praticare.

Quando arriviamo in un posto nuovo tutti ci paioni positivi e, dopo del tempo, ne vediamo gli aspetti negativi. Noi abbiamo sempre occasioni di pratica, accettarle o meno dipende da noi stessi ed in tal modo la nostra mente potrà migliorare, e saremo in grado di trasformare la dimensione in cui si volge il nostro pensiero.

Possiamo incontrare persone negative: se pensiamo che quella persona è davvero negativa, allora capiamo che non c’è nessun bisogno che la nostra mente ne sia infelice. Alcuni ci piacciono o meno, se è così, dipende dalla nostra mente instabile e la nostra mente ne sarà infelice. Altrimenti, saremo in grado di esprimere all’interno di noi preoccupazione per il fatto di incontrare delle persone negative, aggressive, per quelle stesse persone negative genereremo compassione.

2 seconda strofa.

Quando sono in compagnia di altre persone,

considererò me stesso come il meno importante
e nel profondo del cuore mi prenderò cura di loro,

come se fossero gli esseri supremi.

L’ottenimento dello stato supremo, è lo stato di Buddha, per conseguirlo occorre considerare bene l’andamento della mia mente: non posso infatti prendermi cura degli altri se non li considero bene. Altrimenti, se non li considero bene, sorgerà sempre più avversione ed attaccamento e ciò porterà a disprezzare sempre più gli altri, il che ci crea una mente agitata ed infelice e ci impedisce certamente di conseguire la felicità. È la strofa di prenderci cura degli altri, la prima strofa. Considerare sé stessi come più preziosi è egoismo mentre nel Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2352 la virtù è considerare gli altri come più preziosi di noi stessi. Se si è fortemente egoisti si cadrà nella sofferenza, ma l’egoismo è pensare solo a noi stessi, il che ci impedisce di pensare agli altri. Quanto più ci consideriamo preziosi tanto più siamo egoisti ma, viceversa, non è possibile per una persona che si considera altruista essere infelice. Se abbiamo una mente che non ci fa considerare gli altri più preziosi di noi stessi, allora non è possibile prendersi cura degli altri esseri, ma, se siamo altruisti, allora saremo indirizzati alla felicità. Non fa forse piacere fare un regalo, fare del bene per gli altri?

Qui si richiama quanto contenuto nella terza strofa: “Possa considerare gli altri come supremi”.

È possibile che chiunque incontriamo, considerarlo superiore, e noi sentirci inferiori? Se ci impegniamo nell’addestramento mentale, mi rendo conto d’aver bisogno degli altri esseri senzienti.

Consideriamo tutti gli esseri con rinascita inferiore come gli animali, e pensiamo agli insetti che nemmeno conoscono il Dharma e non fanno come noi rendendo la loro mente infelice. Quindi, da questo punto di vista, si comportano meglio di noi.

Sua Santità il Dalai Lama diceva che, se non prestiamo attenzione alla nostra mente, addirittura rischiamo di essere peggio degli insetti. Mentre, ad esempio, nella società animale, ad esempio tra le formiche, la loro società è ordinata, esistono livelli e ranghi da rispettare, mentre la società umana è caotica e vi domina il disordine. Gli animali invece hanno più ordine e disciplina. Basta vedere i bufali o le mucche come si mettono ordinatamente in fila appena devono imboccare un sentiero. Se si pensa agli altri come più importanti di noi, si avranno forti soddisfazioni e si maturerà una grande forza mentale.

Non è pensabile raggiungere ciò da subito, ma se a poco a poco e costantemente ci impegneremo in questa pratica, gradualmente conseguiremo livelli più elevati di felicità, iniziando dal modo in cui vogliamo migliorare i nostri rapporti con gli altri a partire dalla nostra famiglia o dalle persone che ci sono vicine.

Meditiamo sul prenderci cura degli altri esseri considerandoli come superiori, a come consideriamo il nostro compagno o compagna e, se abbiamo un simile modo di incontrare gli altri, conoscerne gli svantaggi ed i vantaggi, rendendo così la nostra mente sempre più vasta.

La mente è il fulcro, ed è fondamentale impegnarci nel migliorarla, perché abbiamo afflizioni mentali nel nostro continuo, perché, se non ci impegniamo a migliorare la nostra mente, continueremo a sperimentare sofferenza. E, pur illudendoci di star meglio cambiando coniuge, ambiente di vita e di lavoro, se non rendiamo la nostra mente gentile non proveremo felicità.

Domanda. È il sé il fattore mentale che designa l’io?

Ven. Ghesce Tenzin Temphel. Il sé non è un fattore mentale, non è una mente. Mente o coscienza: nel Lorig si distingue tra mente principale e secondarie e 51 fattori mentali, con la presentazione della persona a seconda delle Quattro Scuole Filosofiche con distinzioni in proposito. La persona è designata sulla base dei 5 aggregati per il reame del desiderio, mentre per i senza forza è sui 4 aggregati e per i Prasangika la persona è una mera designazione e non solo sulla base di designazione. La persona per alcune scuole è la mera aggregazione di aggregati, o il continuum di aggregati, od il mero io, ma, se la cerchiamo, non la troviamo, ma troviamo solo gli aggregati.

Domanda. Perché considerarci inferiori e non uguali agli altri? Cosi si crea una graduatoria, non è più equanime considerarci tutti uguali.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Il modo corretto di vedere gli altri è di considerarli come uguali tra loro, ma non di vedere sé stessi come uguali agli altri.

È possibile che abbiamo qualità e virtù superiori agli altri, ma è possibile che queste diventino le basi per sviluppare orgoglio. Ci sono molti modi per considerare gli altri esseri come a noi superiori. I Bodhisattva, dato che tutte le loro virtù dipendono dalla loro gentilezza, il loro modo di vedere sviluppa la mente di bodhicitta e da qui lo stato di Buddha, ma tutto dipende dal considerare tutti gli esseri come più preziosi.

Nel Lamrim https://www.sangye.it/altro/?cat=110 e nel Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2358, https://www.sangye.it/altro/?p=2346 si dice che dovremmo considerare la persona che si arrabbia con noi come chi ci permette di esercitare la pratica della pazienza, come il nostro maestro, sulla cui base possiamo accumulare meriti, virtù e, su questa base, la pratica si rivela molto preziosa.

Chi ci danneggia, si arrabbia facilmente non desiderare incontralo, ma continuiamo ad incontrarlo, perché? Per il nostra karma. E, se una volta che l’incontrate, ci litigate, maturerete altro karma negativo. Ma posso accumulare meriti solo incontrando questa persona praticando la pazienza. L’oggetto della pazienza consiste nell’incontrare la persona che si arrabbia con noi, il che dipende dal nostro karma. Mentre ciò non vale per la pratica della generosità, perché essa dipende dalla mancanza di beni dell’altra persona, dalla necessità dell’altro.

Se oggi non siamo riusciti a praticare la pazienza, lo potremo fare domani e quindi dopodomani e via via ancora. Non dobbiamo scoraggiarci se oggi non ci siamo riusciti. Altrimenti non avremo colto alcuna occasione per migliorare la nostra pazienza e, di conseguenza, la nostra situazione.

Se continuate nell’addestramento, la pratica della pazienza migliorerà. La rabbia è sempre non necessaria e, se si incontrano situazioni molto difficili, abbiamo, pur provando situazioni maggiori o minori di rabbia, la possibilità di impegnarci a praticare la pazienza.

Terza strofa.

Esaminando con attenzione la mia mente,

in tutte le azioni che compio affronterò ed eliminerò al suo primo apparire

ogni difetto mentale, prima che possa nuocere a me stesso ed agli altri.

Tutti noi abbiamo bisogno d’essere in grado, qualsiasi azione che stiamo compendo, di controllare la nostra mente e, non appena si affacciano pensieri negativi o comunque disturbanti alla nostra mente o peggio se sono manifesti, dobbiamo subito applicare l’antidoto per placare la nostra mente.

Provate in continuazione a sperimentare quanto la mente si rende infelice quando questa è in preda alle afflizioni mentali e ne deriveranno non solo conseguenze nefaste per noi stessi, ma saranno colpiti sia i nostri familiari che i nostri amici, ovvero le persone a noi più vicine. E facciamo conto di come non ci rendiamo consapevoli che quando siamo arrabbiati si crea attorno a noi un’atmosfera tesa, se invece al momento della rabbia investighiamo, ci rendiamo conto che la rabbia è controproducente, dobbiamo quindi dire a noi stessi che arrabbiarsi non è costruttivo.

Anche l’attaccamento non è costruttivo, e ne esistono di tantissimi tipi e non solo quello sessuale, il che porta all’infelicità nostra e di coloro che ci stanno attorno. Allora, se investighiamo, ci rendiamo conto che l’avversione e l’attaccamento non sono costruttivi e, pertanto, nel momento stesso in cui la bramosia s’impossessa di noi, la dobbiamo abbandonare.

Quando c’è qualcuno molto rabbioso: desiderate starci insieme? All’inizio, quando l’abbiamo appena conosciuto, non ci dirà che si comporta in modo rabbioso. Successivamente quando il suo comportamento ci sarà manifesto, vedremo che nessuno desidera passarci del tempo. E mi devo pertanto rendere conto che, se anch’io sono una persona nervosa, che non si comporta bene, allora devo cambiare.

Per molti una delle difficolta principali è l’impossibilità di trovare un compagno o compagna, e, se anche ha successo, i rapporti non sono stabile. Ma la maggior parte dei ragazzi cerca una ragazza attraente e bella e non si preoccupa che sia bella sopratutto dentro, che sia gentile ed attraente dentro, così pure le ragazze vogliono il bel ragazzo senza curarsi se sia gentile. Così, se anche non si dovesse averne bisogno, è possibile trovare un partner, ma è anche possibile che non duri a lungo, in quanto non v’è certezza in questa vita e non v’è certezza nei rapporti sentimentali.

Ci siamo forse emancipati dalle afflizioni mentali? No, affatto. Poiché non abbiamo abbandonato le afflizioni mentali, perciò è impossibile che non abbiamo difetti e che nessuno non li abbia. È inoltre difficile comprendere fin dall’inizio se la persona che abbiamo appena incontrato è positiva o negativa, a volte ci può sembrare subito bella, interessante, ma, anche se non lo fosse, e non ce ne siamo resi conto, è possibile che, mano a mano che la persona comprende quanto le negatività sono di danno, ne applichi gli antidoto, progressivamente eliminandole.

Quindi, appena un’afflizione diventa manifesta, dobbiamo provare ad eliminarla.

Le afflizioni mentali provocano problemi e discordia a noi stessi ed agli altri, così ad esempio, in preda all’orgoglio la mente è infelice, così pure se è in preda all’invidia, all’avversione, all’avidità e senza anche aver realizzato la vacuità, l’antidoto ultimo, per migliorare la nostra mente basta prestare attenzione al nostro pensiero. In tal modo l’avversione e l’attaccamento svaniranno a poco a poco e poter così realizzare la vacuità ed alla fine saremo in grado di eliminare le afflizioni mentali. Dobbiamo addestrarci finche non avremo abbandonato del tutto le afflizioni mentali dal nostro continuo.

Fondamentale è trasformare la nostra mente, proprio perché abbiamo le afflizioni mentali in noi, come l’orgoglio, l’invidia, l’avversione, la rabbia. Anche se queste afflizioni permangono, se prestiamo attenzione, al temine della giornata devo meditare su quante volte mi sono arrabbiato e, se continuo a prestarvi attenzione, mi arrabbierò sempre meno. Sulla base dell’addestramento mentale è questo un risultato che può essere ottenuto e non è affatto impossibile.

Dobbiamo continuare ad abbandonare le afflizioni mentali finche avremo ottenuto lo stato di distruttore del nemico, finché poi non avremo superato anche le ostruzioni alla conoscenza. Non c’è nulla di peggio del samsara e, qualunque siano le afflizioni mentali, devo dirmi: “mi impegno a superarle”. È necessario sviluppare un simile coraggio mentale.

Come diceva Shantideva: “Finché ci sarà lo spazio possa anch’io rimanere per eliminare la sofferenza” ed è estremamente necessario sviluppare una simile forza mentale.

Anche i Bodhisattva hanno un coraggio più o meno forte, con differenti gradi di coraggio.

Così abbiamo il Bodhisattva simile al re, al nocchiero, al pastore. Nella prima generazione della mente “è come un re”: il Bodhisattva prima raggiunge lo stato di Buddha, poi lavora per gli altri esseri. Il secondo tipo “il nocchiero” diventa un Buddha assieme agli altri, mentre il terzo tipo prima porta gli altri esseri all’illuminazione per poi conseguirla da parte sua. È un po come il pastore che conduce il gregge all’ovile. Il primo esempio desidera dapprima diventare un Buddha per poi aiutare gli esseri, il secondo è quello che va all’illuminazione con gli altri esseri. Ma è la terza persona che raggiungerà per primo lo stato di Buddha, perché il suo è il coraggio mentale più forte tra le tre tipologie, quindi sarà la il secondo a conseguire l’illuminazione mentre il primo “come un re”, che anelava all’illumina immediata, sarà quello che raggiungerà per ultima l’illuminazione. Comunque purificando le virtù, più velocemente si raggiungerà l’illuminazione.

4 – Quarta strofa.

Quando devo affrontare un essere malvagio,

sopraffatti da intense negatività e sofferenze,
mi terrò caro un simile individuo, così raro a trovarsi,

come se avessi scoperto un prezioso tesoro.

Non è questa una pratica semplice, è davvero difficile. Pur non essendo difficile incontrare degli altri esseri negativi, dovremmo riflettere e considerarli come un tesoro davvero prezioso.

Se siamo in grado di opporci alle negatività, dobbiamo rallegrarci dei progressi che abbiamo compiuto.

Quando la mente è ben addestrata, anche di fronte a grandi condizioni di difficoltà, non avremo difficolta ad affrontarle. A volte la mente diventa infelice anche per lievi difficolta. Ed applicando così gli antidoti, la mente non diventerà agitata e non diventerà infelice. Il che non significa che dobbiamo addestrare la nostra mente solo quando ci sono problemi. E sappiamo che, man mano che approfondiamo l’addestramento mentale, saremo in grado d’affrontare difficoltà sempre più crescenti, fino ad essere in grado d’affrontare qualsiasi difficoltà.

Le condizioni esterne sfavorevoli possono essere o meno incontrate, ma, anche se non ci imbattiamo in loro, l’osservazione mentale ed il suo addestramento non devono mai cessare. L’infelicità mentale può sorgere incontrando situazioni esterne sfavorevoli, ma questa sorge pure per situazioni interne, occorre perciò prestare attenzione a ciò verso cui si volge la nostra mente.

5 – Quinta strofa.

Quando altri, dominati dall’invidia, ingiustamente mi maltrattano, mi insultano e così via, accetterò le loro dure parole ed offrirò loro la vittoria.

Dalla quarta strofa in poi le pratiche si fanno sempre più difficili e qui ne abbiamo un esempio.

Queste situazioni accadono quando incontriamo delle persone che per invidia ci criticano e dovremmo dar loro la vittoria.

Ciò dipende dal karma accumulato ed al fine di non sperimentarlo di nuovo, dovremmo dare la vittoria agli altri, il che non è affatto facile.

Nella Lama Ciopa c’è una strofa in cui si loda la pazienza: Quando ci sono altri che ci criticano o ci percuotono o ci uccidono dovremmo cercare di dar loro la vittoria. Per favore benedicimi affinché possa anch’io sviluppare la pazienza.

Siete a conoscenza del Dharma ma vi arrabbiate e criticate gli altri. Quanti sono che uccidono o hanno ucciso gli altri. E quante volte abbiamo sminuito, ci siamo arrabbiati, abbiamo criticati od addirittura ucciso, e dobbiamo pensare che ciò è l’effetto di un nostro difetto per cui nelle vite passate abbiamo insultato, maltrattato e perfino ucciso.

Essendone consapevoli, e confessando le non virtù, allora la situazione migliorerà. Ed impegnandoci in tal senso, saremo in grado di migliorare e conseguire stadi sempre meno intrisi di sofferenza e livelli sempre più elevati di felicità.

Riflettiamo sulla strofa sulla pazienza della Lama Ciopa e su un’altra sempre della Lama Ciopa in cui si parla di tutti gli esseri dei tre reami: “Anche se tutti questi mi criticassero ed aggredissero possa io mettere in atto la pratica della pazienza”.

Come quando, se ci troviamo in queste situazioni, la nostra mente deve cercare di non essere agitata, così dobbiamo cercare di mettere gli altri a loro agio, anche se si trovano in situazioni sfavorevoli, se vengono criticati, aggrediti e così via.

Ci sono difficolta, controversie tra regioni, province, e ciò capita anche in famiglia. Non possiamo cambiare il modo, ma possiamo migliorare noi stessi, possiamo migliorare il modo in cui consideriamo gli altri.

Siamo tutti esseri umani e dobbiamo ritenere che il fatto più importante è che siamo tutti esseri umani. È una comprensione che possiamo estendere ai propri amici e conoscenti, la comprensione che tutti quanti siamo esseri umani e tutti siamo uguali.

Domanda. Mi ha consigliato di praticare la gentilezza per 10 minuti al giorno, ma poi la pratica è scemata, come posso incrementarla, sconfiggendo la noia?

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel. Forse pensi che tutto ciò non sia utile, ma dovresti generare fiducia, ed eliminare qualsiasi dubbio verso questa pratica. É possibile trasformare la nostra mente con soli 10 min di meditazione? Siamo tutti principianti: come possiamo attenderci di conseguire in poco tempo e con un impegno di soli 10 minuti al giorno dei risultati significativi in questo senso? Dovremmo convincerci che abbiamo la necessità di impegnarci con costanza, a lungo e più intensamente.

Sua santità il Dalai Lama l’ha ripetuto, che la meditazione principale è quella di trasformare la nostra mente.

E non si dovrebbe meditare in modo discontinuo, perché, se si vede che la nostra mente non cambia, ci si deve rendere conto che non è facile trasformare la nostra mente ed occorre maggior impegno. La meditazione va fatta costantemente ed assiduamente non per un breve lasso di tempo.

Tutti abbiamo afflizioni mentali ma, quando queste saranno eliminate, il nostro lavoro sarà forse concluso? No, perché abbiamo ancora da eliminare le oscurazioni alla conoscenza. Solo la loro eliminazione rappresenta la conclusione del cammino. I Bodhisattva, specialmente quelli che hanno realizzato direttamente la vacuità, continuano a realizzare oscurazioni afflittive ed oscurazioni alla conoscenza, quanto più si procede nel terreno, tanto più diventano più sottili, diventano gli oggetti di abbandono.

Domanda. Cosa vuol dire sentirci inferiori agli altri?

Ven. Ghesce Tenzin Temphel. L’ho già spiegato. Ma se avete una simile capacità di considerarvi inferiori agli altri, allora dipende dal vostro orgoglio e non avete un simile coraggio mentale. Ma non è obbligatorio farlo. Se lo si vuole fare è un segno di forza mentale, altrimenti è un segno d’orgoglio della nostra mente. Quando il Buddha Sakyamuni ha spiegato il Dharma non lo conferì solo a degli umani dalle alte qualità, ma a dei e semidei che provavano un certo orgoglio. E si rese conto che questo era un ostacolo alla conoscenza. Proprio per far si che costoro fossero dei contenitori adatti all’ascolto del Dharma emanò una luce enorme come quella del sole che annulla quella di una candela, annullando così il loro orgoglio.

Domenica 05/02/23.

Sviluppiamo una buona motivazione, potenziando l’ascolto in modo da essere di beneficio, oltre che a noi stessi, all’infinito numero di esseri senzienti.

Esprimiamo sempre la dedica affinché tutti gli esseri conseguano la felicita e siano liberi dalla sofferenza, che la pandemia sia completamente placata. Per favore non dimenticatevi di fare la dedica finale.

Dovremmo tutti sviluppare una mente gentile di beneficio per tutti gli esseri.

Se sviluppiamo una mente gentile, nel nostro continuo sviluppiamo felicita, altrimenti la nostra mente diventerà sempre più chiusa, scontrosa ed infelice.

Praticare una mente gentile significa essere una persona retta ed onesta, che si comporta in modo appropriato, che non critica gli altri, che non li maltratta, che anzi li considera degnamente e li tratta bene, altrimenti si diventerà una persona disonesta e negativa, trattando male gli altri e tutto ciò sarà causa della nostra infelicità.

Analizziamo il nostro continuo: se desideriamo aiutare effettivamente gli altri, se siamo indirizzati verso la gentilezza, ad essere onesti e corretti, è una virtù e va realizzata.

Nella nostra società è molto diffusa la mancanza di fiducia negli altri, perciò le virtù dovrebbero essere aumentate nel nostro continuo, questa è la pratica.

La cosa più importante è prestare attenzione a ciò che incontrate ed a ciò che fate. Potrete sì incontrare condizioni sfavorevoli ma, proprio prestando attenzione alla direzione del vostro pensiero, dovrete essere in grado di applicare gli antidoti.

6 – Sesta strofa.

Quando qualcuno che ho aiutato ed in cui ho riposto grandi speranze

mi danneggia del tutto ingiustamente,

possa considerarlo come un prezioso maestro virtuoso.

Mettere in pratica questa strofa è estremamente difficile. Se la persona che abbiamo beneficiato non solo non ci ringrazia, ma ci danneggia, il trattato ci dice di considerarla come un amico virtuoso.

Come mai incontriamo una simile situazione?

Questo è il karma delle vite passate o di questa vita. Abbiamo accumulato un simile karma e lo dobbiamo sperimentare. Nelle vite passate od in questa stessa vita ci siamo comportati in modo ingrato.

Ma in questa vita non sapremo mai le condizioni che andremo ad affrontare.

Come è meglio porci?

Facendo degli adeguati preparativi.

Che preparativi dovremmo compiere?

Dovremmo comunque sviluppare la capacità di affrontare la situazione che andremo ad affrontare. Dobbiamo comunque prepararci a ciò che andremo ad affrontare e vi dobbiamo prestare attenzione proprio perché dobbiamo evitare di maturare un simile karma e di doverlo sperimentare.

Inoltre, in dipendenza da quest’essere senziente, che erroneamente riteniamo ingrato, ho la possibilità di purificare il karma negativo, quindi, questa persona, che sia ingrata o che ci abbia danneggiato, è estremamente preziosa.

In tal modo, non solo non accumulerò altro karma negativo, ma saremo indirizzati sulla via della felicità. E, se ammettiamo che tale situazione deriva dal nostro karma negativo, allora la nostra mente non potrà essere infelice ma, invece d’abbattersi, prenderà consapevolmente la decisione di comportarsi positivamente.

Se altrimenti recriminiamo con la persona che riteniamo ingrata, questa potrà offendersi e rispondere in modo negativo, il che non fa che produrre altro karma negativo.

Se invece quella persona si dovesse scusare per la sua ingratitudine e promettere di ricambiare la mia gentilezza, ma alla fin fine non lo fa: fino a quando potrò attendere?

Inoltre quella persona potrebbe rispondere: “Sì è vero, mi hai aiutato, ma non ti ho chiesto di farlo”. In tal caso cosa risponderete?

Sempre dobbiamo prepararci alle situazioni più problematiche, anche nel momento della morte dobbiamo saper applicare la nostra pratica. Sempre dobbiamo prestare attenzione e prepararci alle situazioni che dobbiamo affrontare.

Quando, pur non sperimentando direttamente una difficoltà, ma vedendo gli altri in difficoltà, non ci sentiamo intensamente coinvolti e non ci rendiamo conto della sofferenza dell’altro, solo quando ne siamo i protagonisti lo comprendiamo.

Dobbiamo costantemente prestare attenzione alla direzione del nostro pensiero, cosi si può più facilmente affrontare la perdita della direzione corretta della nostra mente.

La qualità maggiore o minore della nostra risposta alle situazioni che andiamo ad affrontare dipende dalla qualità dei nostri preparativi e della nostra attenzione.

7 – Settima Strofa.

In breve, possa offrire, direttamente ed indirettamente

benefici e felicità a tutti gli esseri senzienti mie madri,

sia in questa vita sia in quelle future,

ed in segreto prenderò su di me ogni problema ed ogni sofferenza

degli esseri senzienti mie madri.

Il significato sintetico di questa strofa è la pratica del Ton Len, del dare e del prendere. Dare va fatto in maniera diretta ed indiretta, quindi prendere su di sé tutta la sofferenza di tutti gli esseri. Prima si dovrebbe prendere tutte le sofferenze quindi poi donare la felicità. Nella pratica si dovrebbe dire “len” prendere e poi “ton” dare. La propria pratica del ton len dipende dalla amorevole compassione verso tutti gli esseri e quanto più intensa sarà la compassione quanto più elevata sarà la pratica.

Per sviluppare una compassione occorre rendersi conto che questa è presente in tutti gli esseri presenti. Certi cercano di mettere in atto quello che pensano e provano, la nostra mente diventa infelice quando incontra o meno situazioni estreme, dobbiamo prestare attenzione alla felicità mentale, abbandonando qualsiasi mente di avversione, da qui si sviluppa una mente di compassione e di pazienza. Tutti quanti, quando vediamo qualcuno che sta male proviamo un certo senso di compassione. Diciamo: “poverino sta male”. Qualcuno poi si limita a quest’affermazione e qualcun altro si applica per fare quello che può.

Questa è la prova che la compassione è già presente in tutti noi. Se vogliamo incrementare la mente di compassione dobbiamo comprendere le sofferenze che provano tutti gli esseri. Ciò è spiegato nel Lamrim. Per compassione s’intende una mente amorevole che desidera liberare sé e gli altri dalla sofferenza. Dove nel Lamrim si spiegano le 10 non virtù, sono ben spiegati le 10 azioni da non compiersi, ed in tal modo è possibile sviluppare una mente amorevole che desidera liberasi dalla sofferenza.

Osserviamo come negli altri sorgono le sofferenze, ma è altresì più importante osservare come sorge la nostra sofferenza e quali ne sono le cause, perché dobbiamo comprendere le cause che fanno accumulare sofferenza in noi stessi, proprio per evitarne le cause dobbiamo essere degli acuti osservatori.

Se non analizziamo la nostra mente non ci rendiamo conto della continua accumulazione di negatività di cui dobbiamo sperimentare il significato. Se non prestiamo attenzione non solo non sviluppiamo compassione nel nostro continuo ma accumuleremo sempre più negatività.

8 – Ottava Strofa.

Non avendo poi, contaminato tutto ciò con le impurità delle otto preoccupazioni (mondane), percependo ogni fenomeno come illusorio; privo di attaccamento, mi libererò della schiavitù (dell’esistenza condizionata).

Contaminato tutto ciò: si riferisce a tutto quanto espresso precedentemente, in sostanza si devono sempre evitare gli Otto Dharma mondani.

Praticare il Dharma è una pratica per la propria mente. Non va bene praticare il Dharma per ottenere fama, ricchezza e potere e nemmeno per conseguire felicità per questa vita. Né va bene se gli altri si limitano a dire: “Sembra un praticante di Dharma”. Perché ciò sembra sottintendere che non lo sia.

Shantideva che compose il Bodhisattvacharyavatara https://www.sangye.it/altro/?p=2364 era visto con diffidenza dagli altri monaci, perché lo vedevano mangiare e dormire ma non c’era agli insegnamenti ed ai dibattiti.

Praticate il cosiddetto yoga nascosto come fece Shantideva che inaspettatamente conferì l’insegnamento del Bodhisattvachariavatara ai monaci che erano convinti che, dal momento che non lo vedevano né agli insegnamenti né ai dibattiti, e le stanze dei monaci erano molto piccole e non avevano spazi di comunità, proprio perché i monaci trascorrevano la maggior parte del loro tempo con gli altri negli insegnamenti.

Facciamo una meditazione analitica: chiediamoci se la nostra pratica è corretta o no, se è veramente Dharma, se è puro o meno.

Sviluppiamo sempre una buona motivazione, facciamo in modo che la condotta sia conseguente e alla fine, se verificando siamo stati coerenti, esprimiamo la dedica di tutti questi meriti a beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Domanda. Come faccio, se dico “poverino o poverina”, a distinguere la compassione dalla superbia?

Ven. Ghesce Tenzin Temphel. La superbia non è compassione e la compassione non è invidia né superbia. Dobbiamo incrementare la compassione qualificata nel proprio continuo. Si dovrebbe verificare se è vera e genuina: se si trasforma in base al comportamento dell’altro, non è un buon segno, occorre vagliare la qualità della nostra compassione. Quando i genitori diventano anziani dipendono dalla amorevolezza della mente dei figli, ed il comportamento dei figli spesso dipende da quello dei genitori verso di loro.

Se sappiamo pensare correttamente, se la nostra amorevole gentilezza è perfetta, tanto più la nostra compassione sarà intensa. La mente va addestrata in base a ragionamenti e, quanto più ci s’impegna, tanto più porterà a risultati. Anche la grande compassione non sorge improvvisamente, ma s’incrementa coltivandola sempre più fino a portarla a livelli eccelsi.

Domanda. Che dire dell’organizzazione piramidale delle formiche adattata agli umani, va forse bene?

Ven. Ghesce Tenzin Temphel. Hai pensato bene, hai qualcosa d’investigare. Gli esseri umani non hanno forse bisogno di leggi e regole? Certamente, occorrono leggi ed organi di controllo, perché gli umani, proprio perché sono presi da pensieri concettuali, cadono in comportamenti errati, perciò occorrono leggi e controlli. Ma non è così per gli animali.

Domanda. Perché la mente è portata a seguire i pensieri afflittivi?

Ven. Ghesce Tenzin Temphel. Perché ne siamo abituati ed allo stesso modo non sviluppiamo compassione perché non ne abbiamo l’abitudine.

Dedichiamo ora i meriti affinché tutti gli esseri trasmigratori e tutte le malattie possano essere pacificate e così lo possano pure tutti gli esseri in preda alla rabbia ed a afflizioni.