Ghesce Ciampa Ghiatso: Le due verità 4

Ghesce Ciampa Ghiatso: Anche nel compiere le azioni più piccole – per esempio nel donare perfino il più piccolo dei doni – bisognerebbe applicare contemporaneamente la pratica della altre cinque perfezioni. Se pratichiamo combinando fra loro le sei perfezioni, allora la raccolta dei meriti aumenterà continuamente.

Ghesce Ciampa Ghiatso: Anche nel compiere le azioni più piccole – per esempio nel donare perfino il più piccolo dei doni – bisognerebbe applicare contemporaneamente la pratica della altre cinque perfezioni. Se pratichiamo combinando fra loro le sei perfezioni, allora la raccolta dei meriti aumenterà continuamente.

Ghesce Ciampa Ghiatso: La pratica delle sei perfezioni in rapporto alle due verità.

È importante sviluppare la bodhicitta, la mente dell’illuminazione, la mente che desidera ottenere lo stato di buddha per prendersi cura degli altri esseri senzienti. Qual è la risposta corretta alla domanda:“E’ sufficiente generare bodhicitta?” La risposta corretta è no. Di che cosa c’è bisogno ancora? Della generosità, della moralità, della pazienza e delle altre perfezioni. Le prime tre sono pratiche importanti per i laici. Il dare si riferisce al donare cose materiali, donare protezione, donare amore e donare insegnamenti di Dharma. Tra queste, la cosa più semplice è il dono materiale; anche donare amore alla propria famiglia non è difficile. Ma abbiamo bisogno di sviluppare il dono dell’amore verso tutti gli esseri senzienti. Questo è più difficile da mettere in pratica. È importante, quindi, iniziare almeno dai membri della nostra famiglia. Dobbiamo sviluppare l’amore l’uno verso l’altro.Occorre poi sviluppare la moralità. Nei confronti dei genitori e degli altri esseri dobbiamo sforzarci di mantenere un’etica perfetta. Vi è un’etica naturale e un’etica formulata. La moralità si riferisce a quell’attitudine mentale che

desidera abbandonare le azioni e i comportamenti negativi. Nelle famiglie in cui si presta maggior attenzione al comportamento etico corretto vi sono meno problemi, quindi più armonia e questo aiuta a praticare.

Dobbiamo poi sviluppare la pazienza, la tolleranza, imparando ad accettare i problemi e a ricercare la loro provenienza. Se si reagisce con impazienza e intolleranza, con parole dure e offensive, i problemi aumentano e questo è causa d’infelicità e preoccupazione nella famiglia.

Generosità, moralità e pazienza sono importanti anche per i monaci e le monache, ma essi si devono applicare maggiormente nello sforzo entusiastico, nella concentrazione e nella saggezza.

Lo sforzo entusiastico o gioioso si riferisce, per esempio, all’impegno necessario quando si decide di sviluppare la concentrazione univoca su un oggetto. Non dovendo prendersi cura della famiglia, i monaci hanno più tempo da dedicare alla meditazione e quindi alla concentrazione. Lo sforzo entusiastico è, inoltre, la base di tutte le altre discipline: nel donare occorre avere sforzo gioioso, così come nell’osservare l’etica e nello sviluppare la pazienza.

Nella vita quotidiana dovremmo porre enfasi sulla pratica delle sei perfezioni.

Anche nel compiere le azioni più piccole – per esempio nel donare perfino il più piccolo dei doni – bisognerebbe applicare contemporaneamente la pratica della altre cinque perfezioni. Se pratichiamo combinando fra loro le sei perfezioni, allora la raccolta dei meriti aumenterà continuamente. Al mattino, quando facciamo colazione, cerchiamo di sviluppare un buon cuore, una motivazione di bodhicitta e pensiamo di offrire ciò che stiamo mangiando agli infiniti esseri che vivono nel nostro corpo. Mentre facciamo colazione, non rivolgiamoci solo a noi stessi ma a tutti gli altri esseri, pensando: “In questo momento, posso donare loro solo cose materiali, ma in futuro auspico di poter essere in grado di donare insegnamenti di Dharma quando rinasceranno come esseri umani”. L’atto di donare la colazione lo possiamo abbinare all’atto della moralità, abbandonando l’avarizia. Si pratica la pazienza pensando che doniamo con una mente imperturbata. Inoltre, in questo modo, sviluppiamo lo sforzo entusiastico perché gioiamo dell’atto generoso di soddisfare i bisogni degli esseri che vivono nel nostro corpo. Compiendo quest’azione, manteniamo una mente concentrata sulla generosità del nostro gesto. Poi, pensiamo che sia noi come donatori, sia ciò che doniamo, sia l’oggetto del dono – gli esseri che lo ricevono – non esistono intrinsecamente. Questa è la saggezza che vede la mancanza di esistenza intrinseca di queste tre sfere. Quindi, riflettendo in questo modo, pratichiamo la saggezza e creiamo meriti, che dedichiamo affinché tutti gli esseri possano ottenere l’illuminazione. Così facendo, possiamo praticare senza difficoltà, e in breve tempo, tutte le sei perfezioni. Ogni piccola cosa, anche il solo camminare, può essere dedicata al beneficio di tutti gli esseri senzienti. Così tutto può divenire un’occasione per la pratica del Dharma. Prima di iniziare il vostro lavoro, cercate di generare una buona motivazione:“Ogni azione che farò oggi, la dedico al beneficio di tutti gli esseri senzienti”, oppure di tutti gli esseri umani, oppure di tutti coloro con cui avete relazione. Questo è praticare il Dharma, non c’è bisogno di andare su una montagna da soli, abbandonare la moglie o il marito e i figli. Può accadere di cambiare idea, quindi decidere di tornare indietro, e magari al proprio posto c’è un altro marito o un’altra moglie: queste cose accadono davvero.

C’era una volta, per esempio, un tibetano molto ricco che viveva in India, a Darjeeling. Poiché desiderava andare a meditare in solitudine, donò tutto agli amici. Un amico cercò di convincerlo a non abbandonare tutto subito, ma di andare intanto a meditare in un posto santo, come Bodhgaya, e solo poi, nel caso avesse avuto successo nella pratica, abbandonare tutto. Ma egli rimase fermo nella sua decisione di divenire un mendicante. Regalò tutti i suoi averi tranne la casa che, in considerazione del suggerimento dell’amico, tenne per sé. Partì, ma poi dopo tre, quattro mesi tornò a casa dicendo:“Non sono in grado di praticare la meditazione, ho bisogno di trovare un lavoro, devo trovare denaro altrimenti non so come fare ad andare avanti”. Questo è ciò che può accadere a chi pensa di abbandonare tutto e andarsene. Forse è meglio non dare via tutto, ma piuttosto cercare di rendere stabile la propria mente in una pratica quotidiana. Nel caso dei laici è altrettanto giusto prendersi cura della famiglia.

La pratica delle sei perfezioni è verità convenzionale o verità ultima? Solo i Sautantrika affermano che è verità ultima. In generale, per le altre scuole non è verità ultima, perché è un fenomeno impermanente.

Insegnamenti conferiti dal ven. Ghesce Ciampa Ghiatso presso l’Istituto Lama Tzong Khapa nel settembre 2000.

Colophon

I redattori di questa trascrizione Massimo Stordi (ghelong Thubten Tsognyi), Cristiana Costa (ghetsulma Ciampa Tsomo), Ivan Zerlotti (upasika Ciampa Yeshe), Osvaldo Santi, Giovanna Pescetti e Monica Mignani dedicano i meriti di questo lavoro alla lunga vita dell’amorevole e santo maestro Ghesce Ciampa Ghiatso, affinché i suoi discepoli siano sempre in grado di seguire i suoi preziosi consigli. ILTK, Pomaia, aprile 2002.