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Tibet: due monaci buddisti si autoimmolano
Marzo 30th, 2012 by admin

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Tibet orientale: due monaci buddisti si autoimmolano in Sichuan. Ngaba, due monaci tibetani Tenpa Dhargyal e Chime Palden si danno fuoco. La polizia blocca i soccorsi. La doppia autoimmolazione è avvenuta a Barkham (Contea di Ngaba, Sichuan). I due erano entrambi del monastero di Kirti. Dopo il gesto le autorità hanno portato i corpi in un luogo segreto. Dubbi sulle loro condizioni di salute. Lhasa (AsiaNews) – Continuano le auto-immolazioni dei tibetani per il ritorno del Dalai Lama e la fine dell’occupazione cinese. Due giovani monaci si sono dati fuoco a Barkham contea di Ngaba, nella zona orientale tibetana, compresa nella provincia cinese del Sichuan. Essi sono Tenpa Dhargyal, 22 anni, originario del villaggio di Leko Tsang, e Chime Palden, 21 anni, del villaggio Yesti Tsang. Entrambi risiedono dal 2009 nel monastero di Kirti a 80 km dalla città. I due giovani erano studenti dello stesso monastero e uno di loro, Choemi Palten, era stato arrestato dalla polizia nel 2010 per aver salvato sul suo telefonino una canzone tibetana e perché trovato in possesso di alcune foto del Dalai Lama. Appena si è diffusa la notizia della doppia immolazione, alcuni confratelli si sono precipitati a Barkham, ma la polizia cinese ha impedito loro di entrare in città, costringendoli a tornare indietro. I due monaci erano ancora vivi quando sono stati portati via dalle autorità, che però non hanno comunicato il luogo di detenzione e se verranno curati o lasciati morire. La polizia ha messo in stato di fermo coloro che hanno assistito al gesto. In seguito all’autoimmolazione, le autorità hanno blindato la città per evitare manifestazioni da parte della popolazione. Lo scorso 29 marzo,  Lobsang Sherab anch’egli monaco di Kirti, è morto dopo essersi dato fuoco nella cittadina di Chara (Contea di Ngaba). Solo in un anno più di 24 tibetani (almeno 27 dal 2009), fra cui moltissimi giovani, hanno scelto di darsi fuoco. Tutti hanno voluto manifestare contro lo stretto controllo imposto da Pechino, che sorveglia anche la pratica del culto, l’apertura e la chiusura dei monasteri, e per chiedere il ritorno del leader spirituale dei tibetani. Di contro, il Dalai Lama ha sempre sottolineato di “non incoraggiare” queste forme estreme di protesta, ma ha elogiato il “coraggio” di quanti compiono l’estremo gesto, frutto del “genocidio culturale” che è in atto in Tibet ad opera della Cina. (N.C.)


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