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Si continua a morire per il tibet
Set 30th, 2011 by admin

Il 26 settembre 2011 due monaci tibetani diciottenni del monastero di Kirti si sono dati fuoco per sottolineare la gravità della situazione e il continuo deteriorarsi della condizione dei tibetani all’interno del Tibet a causa della pressione e degli strettissimi controlli esercitati sulla popolazione tibetana delle autorità cinesi.

Il 26 settembre 2011 due monaci tibetani diciottenni del monastero di Kirti si sono dati fuoco per sottolineare la gravità della situazione e il continuo deteriorarsi della condizione dei tibetani all’interno del Tibet a causa della pressione e degli strettissimi controlli esercitati sulla popolazione tibetana delle autorità cinesi.

Dopo l’immolazione di altri due giovani monaci del monastero di Kirti che si sono dati alle fiamme in segno di protesta nei confronti delle politiche del governo di Pechino, si levano vibranti prese di posizione da parte della comunità internazionale, di Amnesty International e delle organizzazioni dei tibetani in esilio.

In un comunicato diramato il 26 settembre, il Dipartimento di Stato americano si è dichiarato “estremamente preoccupato” per il ripetersi di episodi di auto-immolazione da parte di cittadini tibetani che chiedono la libertà religiosa e ha invitato Pechino ad autorizzare l’ingresso di giornalisti e di diplomatici nella regione sud occidentale del Tibet per monitorare la situazione. “Alla luce del continuo disagio espresso dalla popolazione tibetana della Cina, esortiamo di nuovo i responsabili cinesi a rispettare i diritti dei tibetani e a proteggere l’identità religiosa, culturale e linguistica del Tibet”, afferma il Dipartimento di Stato.

Alle dichiarazioni della diplomazia USA ha fatto eco, al Parlamento Europeo, la deputata estone Kristina Ojuland che, a Strasburgo, ha chiesto una maggiore severità da parte dell’Europa nell’affrontare la situazione dei diritti umani con la Cina. “Simili manifestazioni estreme di protesta mostrano la disperazione dei tibetani che chiedono sia libertà religiosa sia una maggiore autonomia” – ha dichiarato la parlamentare. “Questi gesti disperati mostrano anche che i tibetani si oppongono con determinazione al perdurare della violazione dei diritti umani e al genocidio culturale in atto in Tibet”.

Nel ricordare i tragici avvenimenti dei monasteri di Kirti, nella contea di Nagaba e di Nyitse, nella contea di Kardze, Amnesty International in un suo comunicato afferma che “le recenti immolazioni sono forme di estrema protesta contro la negazione della libertà religiosa e dei diritti culturali nelle aree ad etnia tibetana”. “Amnesty chiede al governo cinese di porre immediatamente fine a tali pratiche repressive e di rispettare il diritto dei tibetani alla pratica della loro religione e cultura”. Read the rest of this entry »

Dalai Lama: “Sul mio successore decido io”
Set 29th, 2011 by admin

Sua Santitàil Dalai Lama ha affermato che la sua incarnazione è solo un suo affare personale e nessuno può interferirvi.

Sua Santitàil Dalai Lama ha affermato che la sua incarnazione è solo un suo affare personale e nessuno può interferirvi.

Il leader religioso, durante l’undicesimo Incontro biannuale con i leader del buddismo tibetano e quelli della religione ancestrale Bon, spiega che Pechino “non ha alcun potere sulla questione. E non è escluso che interrompa la tradizione delle rinascite”. La Cina risponde: “Impossibile”. Nel frattempo, altri due giovani monaci si danno fuoco per chiedere libertà religiosa in Tibet.
Dharamsala (di Nirmala Carvalho AsiaNews) – Il governo cinese “non ha alcun potere sulle reincarnazioni dei buddha viventi” e quella del Dalai Lama “è un’istituzione sulla quale soltanto io posso decidere. E lo farò, ma quando avrò 90 anni: sono ancora in salute”. Lo ha scritto il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, nel documento con cui ha concluso l’undicesimo Incontro biannuale con i leader del buddismo tibetano e quelli della religione ancestrale Bon. Il 76enne leader religioso ha chiarito una volta per sempre su chi dovrà scegliere e riconoscere il suo successore, ricordando alle autorità cinesi che “l’ultima parola sulla nomina della nuova guida spirituale dei tibetani non spetta certo a Pechino. Consulterò i grandi lama della tradizione buddista tibetana, il popolo del Tibet e altri fedeli e procederò a una rivalutazione dell’istituzione del Dalai Lama per decidere se debba essere tramandata o meno”. Read the rest of this entry »

Altre due immolazioni in Tibet
Set 28th, 2011 by admin

Con i due giovani del 26 settembre sale a quattro il numero di monaci che si sono sacrificati per la libertà del Tibet.

Con i due giovani del 26 settembre sale a quattro il numero di monaci che si sono sacrificati per la libertà del Tibet.

Il 26 settembre altri due monaci tibetani si sono dati alle fiamme per protestare contro la repressione cinese in Tibet. Lobsang Kelsang e Lobsang Kunchok, entrambi diciottenni e residenti nel monastero di Kirti situato nella contea di Ngaba (area tibetana dello Sichuan), sono arrivati al locale mercato e dopo aver gridato slogan inneggianti alla libertà religiosa e al ritorno in patria del Dalai Lama, si sono dati fuoco. Agenti della Polizia Armata, che ormai da tre anni pattugliano in forze la zona, sono intervenuti immediatamente catturando i due giovani e portandoli in una località sconosciuta. Fonti attendibili affermano che uno dei due giovani è morto sul luogo dell’immolazione mentre le condizioni dell’altro sono ritenute disperate. Il monastero di Kirti è praticamente sotto assedio da quando il 16 marzo di quest’anno il monaco Lobsang Phuntsok (cugino di Lobsang Kelsang) morì dopo essersi bruciato vivo per protesta.  La comunità monastica è esasperata per il permanente clima di intimidazioni poliziesche e le continue repressioni. Proprio il 10 settembre tre monaci sono stati condannati a diversi anni di lavori forzati. I tre,  Lobsang Dhargye, Tsekho e Dorjee, erano stati arrestati il 12 aprile per essere in qualche modo connessi con l’immolazione avvenuta il 16 marzo. Read the rest of this entry »

La Cina avverte il Dalai Lama “Decidiamo noi il successore”
Set 27th, 2011 by admin

Il Dalai Lama, nella sua dichiarazione ai capi delle quattro scuole ufficiali del buddismo tibetano, ha detto di voler decidere la sua successione solo al compimento dei 90 anni.

Il Dalai Lama, nella sua dichiarazione ai capi delle quattro scuole ufficiali del buddismo tibetano, ha detto di voler decidere la sua successione solo al compimento dei 90 anni.

Pechino furiosa dopo le parole dell’autorità spirituale in esilio, che ha dichiarato di aver pronte le “linee guida” per l’individuazione della sua prossima reincarnazione: “Saremo noi a nominarlo”. Due monaci si danno fuoco per protesta. di Raimondo Bultrini

BANGKOK – “Nessuno, nemmeno la Cina ha diritto di decidere chi sarà e dove nascerà la mia prossima reincarnazione”. Il recente annuncio dell’attuale XIV Dalai Lama di avere pronte le “linee guida” per la scelta del XV leader spirituale tibetano, ha scatenato una reazione furiosa delle autorità cinesi. Per bocca del portavoce degli Esteri Hong Lei, Pechino ha detto con chiarezza inedita in una conferenza stampa che “il titolo di Dalai Lama conferito dal governo centrale cinese e si considera illegale ogni eccezione”. Secondo Hong Lei “non è mai esistita la pratica di un Dalai Lama che identifica il suo proprio successore”.

Il provocatorio paradosso storico ha subito scatenato una reazione emotiva violenta in Amdo, nel cuore del Tibet dove nacque Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai oggi in esilio. Appena si è diffusa la notizia della volontà cinese di nominare d’ufficio il loro prossimo leader spirituale, due giovani monaci del monastero di Kirti, da mesi in rivolta, si sono dati fuoco gridando “lunga vita al Dalai Lama”. I due monaci appartenevano al monastero di Kirti, in un’area a popolazione tibetana della provincia cinese del Sichuan, dove già a marzo un altro monaco di nome Phuntsog, che secondo i gruppi tibetani in esilio era il fratello maggiore di uno dei due, si era suicidato per protesta contro la “repressione” della Cina. In agosto la stessa forma di protesta era stata scelta da Tsewang Norbu, di 29 anni, di un altro monastero tibetano del Sichuan, quello di Tawu, a 150 chilometri da Kirti. Read the rest of this entry »

Lavori forzati e corruzione per “rieducare” monaci tibetani
Set 20th, 2011 by admin

Le autorità cinesi stanno pianificando nuove sessioni di “rieducazione patriottica” per diminuire in modo significativo la resistenza dei monaci.

Le autorità cinesi stanno pianificando nuove sessioni di “rieducazione patriottica” per diminuire in modo significativo la resistenza dei monaci.

Dharamsala (di Nirmala Carvalho, AsiaNews) Lobsang Dhargye (22 anni), Tsekho (30 anni) e Dorjee (16 anni) avrebbero assistito il giovane monaco Phunsog durante la sua autoimmolazione nel fuoco, il 16 marzo scorso. Intanto, Pechino offre 10mila yuan e un prestito di 50mila yuan ai monaci di Kirti per “cominciare una nuova vita”. L’Ufficio cinese di pubblica sicurezza della prefettura di Ngaba ha condannato altri tre monaci del monastero di Kirti a 3 anni di “rieducazione” in campi di lavoro. Arrestati il 12 aprile di quest’anno, Lobsang Dhargye, Tsekho e Dorjee sono sospettati di essere coinvolti nella morte di un giovane monaco, Phuntsog, che si è dato fuoco lo scorso 16 marzo. La condanna è avvenuta intorno al 10 settembre scorso, ma solo in questi giorni se ne è avuta notizia. Dorjee, 16 anni, originario del villaggio di Lhoengtsang, è stato condannato a tre anni di lavori forzati. Tsekho, 30 anni, di Tru-tse, e Lobsang Dhargye, 22 anni di Myeruma, sono stati condannati “solo” a due anni e sei mesi. Lobsang Dhargye è il fratello del monaco Phuntsog, che si è autoimmolato per ricordare le proteste anticinesi del 16 marzo 2008, represse nel sangue dall’esercito cinese che sparò sulla folla disarmata. Ogni anno all’inizio di settembre i monaci del monastero di Kirti celebrano 15 giorni di festività. Tuttavia, fino ad oggi solo pochi di loro hanno fatto ritorno al monastero, mentre numerosi funzionari cinesi hanno fatto irruzione nel luogo di culto chiedendo ai monaci di identificarsi. Read the rest of this entry »

Incerto il visto per il Dalai Lama in Sudafrica
Set 20th, 2011 by admin

Sua Santità il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama

Continuano i viaggi del leader spirituale tibetano in esilio con l’ostilità cinese.

La Cina si impone sulla visita del leader in Brasile. Il Dalai Lama sta aspettando di sapere se avrà un visto per partecipare ai festeggiamenti per l’ottantesimo compleanno dell’arcivescovo Desmond Tutu, suo amico e premio Nobel per la pace nel 1984, che sarà festeggiato a Città del Capo il 7 ottobre. Due anni fa al leader tibetano era stato vietato l’ingresso in Sudafrica per una conferenza sulla pace. De Klerk, ex presidente sudafricano che ha aperto al suffragio universale eliminando l’apartheid, si e’ dichiarato a favore del Dalai Lama: “Il Sudafrica deve decidere due cose, e’ una societa’ aperta e rispetta le figure religiose?”. Il Sudafrica ha infatti legami molto stretti con la Cina, che avversa il Dalai Lama per le sue rivendicazioni sul Tibet. L’Oceano di saggezza ha avuto una reazione mista anche in Sudamerica: in Messico e’ stato ricevuto dal presidente Felipe Calderon. “Il meeting interferisce con gli affari interni cinesi, ferisce i sentimenti della popolazione e danneggia i rapporti tra Messico e Cina” hanno detto le autorita’ cinesi, che hanno proseguito “Chiediamo che il Messico adotti misure per eliminare questo impatto negativo”. In Brasile il governo sembra aver capito il messaggio e non ha incontrato la figura religiosa, che ha passato tre giorni a San Paolo incontrando il sindaco Gilberto Kassab. Diverso l’atteggiamento in Argentina, dove e’ stato incontrato all’aeroporto da funzionari del Ministero degli esteri. http://www.developingreport.it/

Terremoto nell’Himalaya: almeno 52 morti in Nepal, Tibet e India
Set 19th, 2011 by admin

Un sisma di magnitudo 6.8 ha colpito ieri la un’ampia area della catena montuosa. Il bilancio delle vittime e dei danni è destinato a crescere, perché alcune zone sono difficili da raggiungere.

Un sisma di magnitudo 6.8 ha colpito ieri la un’ampia area della catena montuosa. Il bilancio delle vittime e dei danni è destinato a crescere, perché alcune zone sono difficili da raggiungere.

Gangtok, 19 settembre 2011 (di Kalpit Parajuli ASCA-AFP). Si aggrava il bilancio delle vittime del sisma di magnitudo 6.9 che ha colpito ieri una vasta e remota area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Secondo le cifre ufficiali, sono almeno 53 i morti, di cui 31 nello stato nord orientale indiano del Sikkim, la zona più colpita, mentre altre 9 persone sono rimaste uccise nel crollo di edifici in altri stati. Almeno sei le persone morte in Nepal, tre delle quali uccise dal crollo del muro dell’ambasciata britannica a Kathmandu. Secondo l’agenzia cinese Xinhua, sette sono invece le vittime in Tibet e ventidue i feriti. Le autorità cinesi hanno collocato l’epicentro del sisma a 40 chilometri dalla frontiera tra India e Tibet. La scossa è stata avvertita fino a Shigatse. Il terremoto è stato avvertito a più di 1000 chilometri di distanza a ovest a Nuova Delhi e in Bangladesh a est. Difficile il compito dei soccorritori: frane e piogge torrenziali stanno bloccando le principali arterie stradali montane e stanno impedendo agli elicotteri di levarsi in volo per raggiungere la zona dell’epicentro. Le squadre di soccorso a terra, però, stanno tentando di raggiungere la capitale dello stato del Sikkim, Gangtok, mentre più di 5000 soldati sono impegnati a ripristinare i collegamenti. Fonte: ASCA-AFP. Kathmandu (AsiaNews) – Almeno 32 persone sono morte nel terremoto di magnitudo 6.8 Richter che ha colpito ieri una vasta area della catena himalayana compresa tra India, Nepal e Tibet. Con il passare delle ore, sta emergendo l’entità della devastazione, anche se molte aree nello Stato nord orientale indiano del Sikkim sono ancora isolate a causa delle frane che bloccano le principali arterie montane. Le fonti ufficiali per ora indicano 18 morti in India, sette in Nepal e sette in Tibet. I feriti sarebbero un centinaio, mentre un numero imprecisato di persone sono ancora intrappolate sotto le macerie. I dispersi sono molto numerosi. I media indiani parlano di 50 soldati indiani dispersi durante le operazioni di soccorso, rese difficili dalla forte pioggia caduta ieri sera. L’epicentro del sisma è localizzato a Taplejung sulla frontiera tra il Sikkim e il Nepal, un’area di difficile accesso e con una popolazione sparsa. Sul posto sono stati inviati diversi battaglioni dell’esercito, che hanno soccorso finora 300 persone, tra cui 25 turisti, alcuni dei quali stranieri. Read the rest of this entry »

Allarmante rapporto USA sulla libertà religiosa in Tibet
Set 16th, 2011 by admin

A conclusione del rapporto, il governo USA denuncia la persecuzione religiosa e la discriminazione in atto in Tibet e chiede ai leader cinesi di “impegnarsi in un costruttivo dialogo con il Dalai Lama e i suoi rappresentanti.

A conclusione del rapporto, il governo USA denuncia la persecuzione religiosa e la discriminazione in atto in Tibet e chiede ai leader cinesi di “impegnarsi in un costruttivo dialogo con il Dalai Lama e i suoi rappresentanti.

Il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato il 13 settembre il Rapporto Annuale sulla Libertà Religiosa nel mondo. Per quanto attiene alla situazione all’interno del Tibet, il documento, che analizza il periodo di tempo compreso tra il luglio e il dicembre 2010, afferma che “Il controllo sulla pratica della religione e la conduzione giornaliera dei monasteri e delle altre istituzioni religiose continua ad essere straordinariamente elevato” tanto che – aggiunge – “a causa delle durissime condizioni di vita e delle restrizioni religiose alcuni monaci si sono suicidati”. Nel corso del periodo preso in esame” – recita tra l’altro il rapporto USA – “i tibetani sono stati oggetto di continue discriminazioni, quali, ad esempio, il divieto di soggiornare negli alberghi di alcune grandi città, quali Pechino, Shanghai e Chendu”. Inoltre “Le autorità locali hanno con frequenza esercitato pressioni sui genitori – soprattutto se impiegati governativi o ex membri del Partito – affinché ritirassero i propri figli dai monasteri, dalle scuole private annesse ai monasteri o dalle scuole tibetane in India”. Il documento riferisce inoltre che il personale diplomatico USA in visita nella Regione Autonoma Tibetana è stato costretto a sottostare a numerose restrizioni che hanno limitato la “possibilità di parlare liberamente con le persone residenti nelle aree tibetane”. Read the rest of this entry »

Acqua e dighe, il nuovo terreno di guerra della Cina
Set 16th, 2011 by admin

La crescente richiesta e mancanza di acqua minaccia la rapida crescita economica dell’Asia

La crescente richiesta e mancanza di acqua minaccia la rapida crescita economica dell’Asia

Pechino ignora le convenzioni internazionali e gestisce in maniera dissoluta anche i grandi fiumi internazionali. Costruisce dighe provocando la rabbia delle minoranze e quella delle nazioni confinanti, che si vedono privare di un bene primario. Va fermata, prima che diventi la padrona del rubinetto dell’Asia intera. L’analisi e la denuncia di un docente indiano. New Delhi (di Brahma Chellaney, AsiaNews) – La Cina ha provocato l’allarme internazionale grazie al suo monopolio virtuale delle “terre rare” usate come strumento per il commercio e per aver messo in stallo gli sforzi multilaterali tesi a risolvere le dispute relative al Mar cinese meridionale. Fra i suoi confinanti e vicini, cresce però la preoccupazione sul fatto che la Cina stia cercando di rendere anche l’acqua un’arma politica. Al centro dell’Asia, la Cina è la fonte da cui deriva il maggior numero di fiumi al mondo diretti verso altre nazioni (questi spesso attraversano i confini nazionali): dalla Russia all’India, dal Kazakhstan all’Indocina. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’assorbimento delle terre su cui vivevano diverse minoranze etniche, e che ora formano il 60 % della massa di terreno cinese: è da qui che partono i maggiori fiumi internazionali. Read the rest of this entry »

Dalai Lama: Dopo l’11 settembre, auspicando la coesistenza pacifica
Set 12th, 2011 by admin

Sua Santità il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama

11 Settembre 2011
Oggi, mentre celebriamo il decimo anniversario dell’11 settembre 2001, gli attacchi su New York e Washington DC, ricordiamo tutte le vite innocenti perse e riflettiamo sugli effetti a dieci anni di distanza da quel tragico giorno. L’11 settembre ci ricorda di quale orrore noi esseri umani possiamo scatenare verso noi stessi quando lasciamo che la nostra intelligenza e potente tecnologia sia soverchiata dall’odio.
Dobbiamo imparare dai nostri ricordi dolorosi dell’11 settembre e diventare più consapevoli delle conseguenze distruttive che sorgono quando cediamo a sentimenti di odio.

Questa tragedia, in particolare, ha rafforzato la mia convinzione che promuovere uno spirito di pacifica convivenza e reciproca comprensione tra i popoli del mondo e le tradizioni di fede è una questione di urgente importanza per tutti noi. Dobbiamo quindi fare ogni sforzo per garantire che le nostre tradizioni di fedi diverse contribuiscano a costruire un mondo di attenzione reciproca e di pace.
Il Dalai Lama
9 Settembre 2011

Un successo la visita del Dalai Lama in Messico
Set 12th, 2011 by admin

Moltissime persone sonovenute ad ascoltare Sua Santitàil Dalai Lama nella sua recente visita in America Latina, qui lo vediamo mentre stringe migliaia di mani a San Paolo in Brasile.

Moltissime persone sonovenute ad ascoltare Sua Santitàil Dalai Lama nella sua recente visita in America Latina, qui lo vediamo mentre stringe migliaia di mani a San Paolo in Brasile.

Il Dalai Lama, leader spirituale del Tibet in esilio, alla sua terza visita in Messico, ha riunito migliaia di persone nell’ Estadio Azul della capitale Città del Messico per parlare di come “trovare la felicità in tempi difficili”. Il Dalai Lama è arrivato allo stadio Azul accompagnato dall’attore americano Richard Gere e con un cappellino della nota squadra locale di calcio Cruz Azul per poi salutare tutti i partecipanti, i quali tutti insieme lo hanno accolto al grido “Messico ti ama”. Il Dalai Lama, preso il microfono in mano a risposto al pubblico dicendo: “Sono felice di essere di fronte a voi e di essere qui”. Cosí ha cominciato la discussione il leader spirituale buddista: “Siamo tutti uguali e tutti quanti non vogliamo avere una vita difficile, perché’ in più tutti noi abbiamo diritto di essere felici”. Il Dalai Lama ha chiesto, tra le altre cose, la smilitarizzazione del pianeta, in modo che se attuata, avrebbe effetti economici positivi, in quanto tutto il capitale che attualmente si investe in questo ambito potrebbe essere destinato ad altre priorità come l’istruzione, la salute e progetti costruttivi. Si é riunito con gli insegnanti con i quali ha tenuto la conferenza dal titolo “Facilitare la mente e nutrire il cuore: una approccio olistico all’educazione”.

Nepal: arrestati 20 ragazzi tibetani per ingresso illegale nel paese
Set 12th, 2011 by admin

Dharamsala, 12 settembre 2011. Il governo nepalese ha ordinato l’arresto di venti ragazzi tibetani che, domenica 4 settembre, avevano varcato il confine tibetano ed erano entrati in Nepal. Accusati di ingresso illegale nel paese, i fuggitivi – quindici ragazzi e cinque ragazze di età compresa tra i 16 e 18 anni – sono stati fermati nei pressi di uno sperduto villaggio himalayano del Nepal occidentale mentre a piedi attraversavano il confine. Read the rest of this entry »

Condannati al carcere altri due tibetani
Set 7th, 2011 by admin

Samphel Dhondup, un tibetano di ventitré anni della Contea di Kardze (nella foto), è stato condannato a tre anni di carcere per aver partecipato a una pacifica protesta contro il governo cinese in Tibet e il duro trattamento che il regime riserva alla popolazione. Tibet Net, il sito ufficiale dell’Amministrazione Centrale Tibetana, riferisce di aver appreso da fonte attendibile che il fatto risale allo scorso 10 luglio 2011. Quel giorno, tre giovani tibetani – Samphel Dhondup, ventitré anni, Lobsang Phuntsog, diciassette anni e Lobsang Lhundup – inscenarono, attorno alle 4.00 del pomeriggio, una pacifica manifestazione di protesta nella Contea di Kardze (Regione Orientale del Kham). Furono immediatamente arrestati dalla polizia che li trasferì in un vicino centro di detenzione. Lobsang Phuntsok e Lobsang Lhundup furono rilasciati sulla parola ma Samphel Dhondup fu condannato dal tribunale locale a tre anni di carcere per aver organizzato la manifestazione di protesta e aver turbato l’ordine pubblico. Le autorità cinesi, dopo la sentenza, non hanno rese pubbliche le ragioni del suo arresto e il luogo della sua detenzione.  Ricorda Tibet Net che dalla morte di Tsewang Norbu, il monaco del monastero di Nyatso che alla metà dello scorso mese di agosto si è ucciso dandosi fuoco in segno di protesta contro l’illegale occupazione del Tibet e la durissima repressione cinese, le autorità hanno dispiegato in tutta la regione del Kham e in particolare attorno al monastero, situato nella cittadina di Tawu, migliaia di militari che presidiano strettamente la zona e impediscono l’accesso all’istituto religioso. Sono state chiuse strade, scuole, ristoranti e bar. Sono stati rafforzati i controlli sui movimenti dei tibetani, sulle linee di comunicazione telefoniche e sui collegamenti internet. Un’altra condanna a tre anni di carcere è stata pronunciata da una corte cinese nel Sichuan nei confronti di Paljor, residente a Ngaba, accusato di aver preso parte alle proteste antigovernative dello scorso mese di marzo. Un comunicato rilasciato in data odierna dal rappresentante del monastero di Kirti nell’esilio indiano di Dharamsala afferma che Paljor è stato arrestato pochi giorni dopo l’auto immolazione di Phuntsog, il ventenne monaco datosi alle fiamme il 16 marzo 2011. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia fa sapere che in Tibet le autorità hanno rafforzato i controlli di sicurezza e il sistematico intervento su ogni forma di espressione del dissenso. “Solo negli ultimi otto mesi abbiamo ricevuto conferma dell’arresto di almeno 150 persone e notizie certe della condanna di almeno 30 tibetani”, ha dichiarato Monlam, segretario del TCHRD. “Riteniamo che, in realtà, il numero di questi casi sia superiore”.

Samphel Dhondup.

Samphel Dhondup, un tibetano di ventitré anni della Contea di Kardze, è stato condannato a tre anni di carcere per aver partecipato a una pacifica protesta contro il governo cinese in Tibet e il duro trattamento che il regime riserva alla popolazione. Tibet Net, il sito ufficiale dell’Amministrazione Centrale Tibetana, riferisce di aver appreso da fonte attendibile che il fatto risale allo scorso 10 luglio 2011. Quel giorno, tre giovani tibetani – Samphel Dhondup, ventitré anni, Lobsang Phuntsog, diciassette anni e Lobsang Lhundup – inscenarono, attorno alle 4.00 del pomeriggio, una pacifica manifestazione di protesta nella Contea di Kardze (Regione Orientale del Kham). Furono immediatamente arrestati dalla polizia che li trasferì in un vicino centro di detenzione. Lobsang Phuntsok e Lobsang Lhundup furono rilasciati sulla parola ma Samphel Dhondup fu condannato dal tribunale locale a tre anni di carcere per aver organizzato la manifestazione di protesta e aver turbato l’ordine pubblico. Le autorità cinesi, dopo la sentenza, non hanno rese pubbliche le ragioni del suo arresto e il luogo della sua detenzione. Ricorda Tibet Net che dalla morte di Tsewang Norbu, il monaco del monastero di Nyatso che alla metà dello scorso mese di agosto si è ucciso dandosi fuoco in segno di protesta contro l’illegale occupazione del Tibet e la durissima repressione cinese, le autorità hanno dispiegato in tutta la regione del Kham e in particolare attorno al monastero, situato nella cittadina di Tawu, migliaia di militari che presidiano strettamente la zona e impediscono l’accesso all’istituto religioso. Sono state chiuse strade, scuole, ristoranti e bar. Sono stati rafforzati i controlli sui movimenti dei tibetani, sulle linee di comunicazione telefoniche e sui collegamenti internet. Un’altra condanna a tre anni di carcere Read the rest of this entry »

Tibet, il silenzio è d’oro
Set 5th, 2011 by admin

Del Dalai Lama, l'ex padrone di casa, non c’è traccia. Nessuna immagine, nessun riferimento da parte dei monaci che accolgono i flussi di visitatori al Potala.

Del Dalai Lama, l'ex padrone di casa, non c’è traccia. Nessuna immagine, nessun riferimento da parte dei monaci che accolgono i flussi di visitatori al Potala.

Pechino soffoca con turismo e soldi la spiritualità buddista. di Michele Esposito

Bandiere cinesi sul Potala. Sui tetti del cuore antico di Lhasa, capitale di un Tibet sempre più lontano dall’immagine di culla della spiritualità buddista che per secoli lo ha segnato. La regione autonoma himalayana oggi è saldamente nelle mani del governo cinese. Pronto a  sedare qualsiasi focolaio di dissenso  in nome del mantenimento dell’ordine e della stabilità. Oggi in Tibet non c’è spazio per le proteste. Quelle che nella primavera del 2008 incendiarono Lhasa scatenando la dura repressione di Pechino sono un ricordo sbiadito, visibile solo nei drappelli di militari che controllano le antiche vie del cuore tibetano della capitale.
LA SFILATA DEI PELLEGRINI BUDDISTI. Lì, sotto lo sguardo vigile di soldati in tenuta mimetica, sfilano nel silenzio i pellegrini buddisti che ogni giorno percorrono il circuito attorno allo Jokhang, l’edificio più sacro del Tibet. Al suo interno, gli autoctoni effettuano lentamente il rituale giro delle cappelle, dove campeggiano grandiose statue dedicate ora a Sakyamuni (il Buddha storico, detto del presente) ora ai diversi Bodhisattva (esseri che hanno raggiunto lo stato di illuminazione) che vigilano sulla sorte dei fedeli. Ai quali, in numero di giorno in giorno maggiore, si affiancano centinaia di turisti, cinesi soprattutto, che affollano le anguste sale dello Jokhang incuranti del religioso silenzio che la dottrina tibetana imporrebbe. Read the rest of this entry »

I censori cinesi tagliano le pagine di Ai Weiwei
Set 4th, 2011 by admin

di Marco Del Corona, Corriere della Sera, 4 settembre 2011

Succedono cose nello strano limbo di Ai Weiwei. L’artista reinventatosi critico (del potere) sarebbe obbligato a tacere, condizione che ha accompagnato il suo rilascio, in giugno, dopo 81 giorni di detenzione. Né al momento è stato comunicato se e quando sarà processato per i reati fiscali che gli sono stati attribuiti insieme con accuse di pornografia e bigamia. Tuttavia i censori di Pechino sono tornati a occuparsi di lui. Le copie distribuite in Cina del settimanale americano Newsweek , infatti, sono state consegnate nelle poche rivendite (in centri commerciali e alberghi internazionali) senza la pagina che conteneva un articolo a firma proprio di Ai. Un testo «alla» Ai Weiwei. Nel quale, nell’inglese efficace metabolizzato durante la sua lontana scapigliatura newyorkese, parla di una Pechino città «della disperazione», di migranti «schiavi», di funzionari che «ci negano diritti basilari». Read the rest of this entry »

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