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Sua Santità il Dalai Lama: Insegnamenti dai Racconti Jataka
Marzo 19th, 2022 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “L’essenza dell’insegnamento del Buddha è disciplinare la mente.”

18 marzo 2022. Thekchen Chöling, Dharamsala, HP, India – Questa mattina, nel quindicesimo giorno del nuovo Anno della Tigre dell’Acqua, Sua Santità il Dalai Lama si è recato allo Tsuglagkhang, il principale tempio tibetano, per celebrare il Giorno dei Miracoli che commemora un episodio della vita del Buddha. A causa dell’intervenuta pandemia di Covid-19, questa è stata la prima volta che è apparso in pubblico da quando ha lasciato Bodhgaya nel gennaio 2020. Ha camminato dal cancello della sua residenza attraverso il giardino del tempio sorridendo ampiamente e salutando la folla calorosa: giovani e meno giovani.

L’evento di oggi faceva parte del Grande Festival della Preghiera istituito da Jé Tzongkhapa al Jokhang a Lhasa nel 1409, la cui tradizione continua ancora oggi. Ogni giorno del festival è diviso in quattro sessioni: una preghiera mattutina, una sessione di insegnamento, una preghiera di mezzogiorno e una preghiera del pomeriggio. Durante i giorni del festival, la sessione di insegnamento è stata dedicata alla lettura dei Racconti del Jataka o Ghirlanda delle Storie delle vite del Buddha (Jatakamala) https://www.sangye.it/altro/?cat=6 di Aryashura, una rivisitazione poetica del quarto secolo di trentaquattro delle più famose vite precedenti del Buddha. Il quindicesimo giorno del festival, un giorno di luna piena, Tzongkhapa eseg anche una grande cerimonia pubblica per la generazione di bodhicitta, l’aspirazione a raggiungere l’illuminazione a beneficio di tutti gli esseri.

Una volta assiso sul trono sotto il tempio e di fronte alla folla nel giardino, Sua Santità disse:

Avevo pensato in questo momento di andare a Delhi per fare un controllo medico. Tuttavia non mi sento male, anzi mi sento in forma per qualsiasi cosa, quindi ho deciso di non andare. Di solito, durante l’inverno, vado a Bodhgaya, ma anche quest’anno ho deciso di rimanere qui a Dharamsala per rilassarmi. Ho anche eseguito un “mo” che indicava che questa sarebbe stata la cosa migliore da fare.

Quindi, oggi leggerò il Jatakamala.

Ora la domanda è: in che modo i Buddha avvantaggiano gli esseri senzienti? Non lavano via con l’acqua le azioni nocive, non rimuovono le sofferenze degli esseri con le loro mani, né trapiantano le proprie realizzazioni negli altri. È insegnando la verità della talità, rivelando la realtà di come ne hanno fatto esperienza ed i mezzi per pacificare le menti irrequiete che liberano gli esseri.

Il Buddha prima insegnò le Quattro Nobili Verità, poi, al Picco dell’Avvoltoio, presentò l’essenza della sua dottrina, gli insegnamenti della Perfezione della Saggezza che sono riassunti nel Sutra del Cuore https://www.sangye.it/altro/?p=6098 che recitiamo regolarmente.

Faccio del mio meglio a riflettere sugli insegnamenti sulla vacuità, che trovo utili quando si tratta di affrontare le emozioni negative. Prendo anche a cuore ciò che scrisse Shantideva:

Per coloro che non riescono a scambiare la propria felicità con la sofferenza degli altri, la Buddità è certamente impossibile: come potrebbe esserci felicità nell’esistenza ciclica? 8/131 https://www.sangye.it/altro/?p=2418

Procedendo così di felicità in felicità, quale persona pensante si dispererebbe, dopo essere salita sul cocchio della mente del risveglio, che elimina ogni stanchezza e fatica? 7/30 https://www.sangye.it/altro/?p=2412

Le emozioni distruttive causano infelicità. Se riesci a ridurle, ti sentirai naturalmente in pace. Noi tibetani abbiamo una relazione speciale con Avalokiteshvara e la mente del risveglio, l’intenzione di aiutare gli altri esseri e di raggiungere la Buddità”.

È seguita una recita del “Sutra del cuore” https://www.sangye.it/altro/?p=216, una preghiera ai lama del lignaggio che menziona molti dei precedenti Dalai Lama. Infine, il Sikyong Penpa Tsering, Presidente del Parlamento tibetano in esilio, Khenpo Sonam Tenphel, ed il Vice Presidente, Dolma Tsering, hanno preso parte offrendo un mandala a Sua Santità.

Mentre tutti gustavano il tè al burro e gustavano il riso dolce, Sua Santità ha ricordato un’episodio accaduto quand’era in Tibet in cui uno dei dignitari presenti ad una celebrazione aveva un chicco di riso sui baffi. Piuttosto che metterlo in imbarazzo evidenziando senza mezzi termini la situazione, uno degli assistenti pronunciò spontaneamente un paio di versi allusivi, cosicché si pulì i baffi.

Stavo dicendo che i tibetani hanno un rapporto speciale con Avalokiteshvara. Lo vediamo in relazione al Re Songtsen Gampo, che era intelligente ed efficiente. Una volta presa la decisione di creare una scrittura tibetana, nonostante i suoi stretti rapporti con la Cina e la sua cultura, non scelse di basarla sulla tradizione cinese, ma prese come modello la scrittura sanscrita Devanagari. Questa forma scritta è ancora di uso comune in tutto il Tibet.

“Poi, nell’VIII secolo, il re Trisong Detsen, invitò Shantarakshita dall’India, che stabilì l’insegnamento in Tibet, quello che il Buddha descrisse come “profondo e pacifico, privo di complessità, d’una luminosità non composta: un Dharma simile al nettare”. Fu in quel momento che iniziammo a tradurre in tibetano la letteratura buddista. Nonostante i tentativi più recenti di eliminare la cultura tibetana, e con essa l’insegnamento del Buddha, abbiamo mantenuto viva la tradizione buddista. Parte della ragione di ciò è la fede incrollabile dei tibetani in Avalokiteshvara. E, col passare del tempo, sempre più persone in Cina si interessano al buddismo tibetano.

Questo insegnamento che abbiamo conservato riguarda la realtà così com’è. Ci sono molte fedi nel mondo, ma il buddismo è l’unica fondata sulla ragione e sulla logica. Se penso al mio ruolo in questo, sono nato nell’Amdo, nelle vicinanze del monastero di Kumbum. Le lettere A, Ka, Ma riflesse sulla superficie del lago Lhamo Latso hanno portato alla mia scoperta. Successivamente sono arrivato nel Tibet centrale dove mi sono immerso nello studio e nel metodo d’indagine del buddismo. Successivamente, in esilio dal Tibet, ho incontrato molte persone con un background in scienze e molte di loro hanno mostrato interesse per ciò che il buddismo ha da dire sulla mente e le emozioni.

Ci siamo riuniti qui in questa occasione speciale per ricordare a noi stessi che questo tesoro, l’insegnamento del Buddha, può essere preservato solo attraverso lo studio e la pratica, e, così facendo, possiamo beneficiare altre persone in molte parti del mondo. “Entrare nella Via di Mezzo” https://www.sangye.it/altro/?p=3259 chiarisce che anche maestri molto dotti come Vasubandhu e Dignaga non comprendevano appieno l’insegnamento sulla vacuità. Tuttavia, alla fine del sesto capitolo si dice:

Così, illuminato dai raggi della luce della saggezza, il Bodhisattva, come vede chiaramente un acino d’uva spina sul palmo della mano, così percepisce che i tre regni nella loro interezza fin dall’inizio sono non nati e, attraverso la forza della verità convenzionale, viaggia verso la cessazione. 6.224

E, come un re dei cigni che vola innanzi ad altri cigni esperti, dispiegando le bianche ali della verità convenzionale ed ultima, spinto dai potenti venti della virtù, il Bodhisattva naviga verso l’eccellente riva lontana, le qualità oceaniche dei conquistatori. 6.226

“Questo insegnamento, basato sulla ragione, ci aiuta a contrastare le emozioni distruttive interiori”.

Rivolgendosi agli studenti che lo ascoltavano, Sua Santità ha detto loro di aver chiesto l’aiuto del Pandit Nehru, l’allora Primo Ministro indiano, per fondare scuole dedicate dove gli allievi tibetani potessero studiare in tibetano. Ha osservato che, sebbene siano fisicamente in esilio, i tibetani in India ed altrove continuano a sentirsi vicini alle proprie tradizioni, religione e cultura. Ha aggiunto di fare del suo meglio in questo senso e che anche loro dovrebbero fare del loro meglio per preservare questa eredità.

Ha ammesso che pur invecchiando, rimarrà tra noi per un altro decennio o più, in grado di guidare ed incoraggiare. Nonostante che le ginocchia gli facciano male, può comunque offrire la sua leadership anche se dovesse fare affidamento su un bastone da passeggio.

Siamo stati in grado di riunirci qui in occasione della Grande Festa della Preghiera e vi esorto a generare il vostro coraggio. Pensate a voi stessi come seguaci del Buddha, di Arya Nagarjuna e dei suoi discepoli, così come di Dignaga e dei suoi seguaci. Mettete in discussione ciò che ascoltate. Chiedetevene il perché. I docenti di filosofia nelle scuole dovrebbero insegnare non solo la poesia, ma anche il pensiero filosofico”.

Sua Santità ha ripreso le pagine della “Ghirlanda delle storie delle nascite” (Jatakamala) e ha letto un po’ del “Racconto di Vishvantara” https://www.sangye.it/altro/?p=268 e con ciò ha adempiuto alla lunga tradizione di lettura di questo libro. Aggiunse quindi che l’essenza dell’insegnamento del Buddha è disciplinare la mente. Facendo notare che rispetta tutte le grandi tradizioni religiose, indù, cristiane, musulmane, ebraiche, sikh e così via, ha evidenziato che solo il buddismo è fondato sulla ragione e sulla logica.

“Come ospite del governo indiano”, ha detto, “vivo qui in esilio, ma i miei pensieri si soffermano sempre sul Tibet e sulle nostre tradizioni culturali tibetane”.

Successivamente, durante una semplice cerimonia incentrata sulla generazione della mente di risveglio di bodhicitta, Sua Santità consigliò ai suoi ascoltatori di sentirsi convinti che stavano ricevendo da un autentico seguace del Buddha il voto di raggiungere la Buddità per il bene di tutti gli esseri senzienti. Li incoraggiò, come seguaci di Avalokiteshvara, a riflettere sugli insegnamenti riguardanti l’impermanenza, la sofferenza, l’assenza del sé e la vacuità e ad essere determinati a mantenere viva questa tradizione.

L’insegnamento si è concluso con un’offerta del mandala di ringraziamento, nonché con la recita della “Preghiera per il fiorire dell’insegnamento” e versi di buon auspicio.

Sua Santità ha camminato per circa un terzo del cortile, sorridendo e salutando i membri del pubblico, prima di salire su un’autovettura per il breve viaggio di ritorno alla sua residenza.

Prima bozza di traduzione, salvo errori ed omissioni, da https://www.sangye.it/dalailamanews/?p=15066 del Dott. Luciano Villa del Centro Studi Tibetani Sangye Choeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama. Guarda il video originale in inglese https://www.dalailama.com/videos/teachings-in-dharamsala-jataka-tales il video in italiano http://it.dalailama.com/videos/insegnamenti-in-dharamsala-jataka-tales con la traduzione di Fabrizio Pallotti che ringraziamo.


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