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Sua Santità il Dalai Lama: insegnamenti su “Entrare nella Via di Mezzo” – 1° Giorno
Settembre 16th, 2022 by admin

Sua Santità il Dalai Lama: “La chiave è affrontare le nostre emozioni, esaminando come, ad esempio, sorge la rabbia e come può essere gestita. L’importante non è preoccuparsi della prossima vita o di raggiungere l’onniscienza, si tratta invece di imparare ad affrontare le emozioni negative qui ed ora.”

15 settembre 2022. Thekchen Chöling, Dharamsala, HP, India – Questa mattina, mentre Sua Santità il Dalai Lama si è assiso sul trono nello Tsuglagkhang, il principale tempio tibetano di Dharamsala, un gruppo di monaci buddisti thailandesi ha recitato il Mangala Sutta in pali seguito dal canto del “Sutra del cuore” in cinese, con la preghiera che racchiude la pratica del Dharma che i cinesi recitano alla fine:

Possiamo essere in grado di dissipare i tre veleni

Possa la luce dell’introspezione risplendere luminosa

Possiamo noi essere in grado di superare tutti gli ostacoli

Possiamo essere in grado di impegnarci nelle azioni dei Bodhisattva.

Sua Santità ha iniziato recitando l’ultimo verso di omaggio della “Saggezza fondamentale della Via di Mezzo” https://www.sangye.it/altro/?p=9194 di Nagarjuna https://www.sangye.it/altro/?p=10906:

Mi prostro a Gautama

Che, per compassione,

Insegnò l’alto Dharma,

Il che porta all’abbandono di tutte le opinioni (distorte).

Dato che soffriamo a causa dell’ignoranza”, ha spiegato, “dobbiamo eliminare tutte le opinioni distorte e sviluppare la visione corretta. Se vogliamo farlo, dobbiamo studiare, riflettere su ciò che abbiamo imparato e meditare su ciò che abbiamo capito.

Quando ho sentito parlare per la prima volta della vacuità, l’ho sentita come positiva, ma è stato solo dopo aver studiato la ‘Saggezza fondamentale’ https://www.sangye.it/altro/?p=9194, ‘Entrare nella via di mezzo’ https://www.sangye.it/altro/?p=3259 ed il suo ‘Autocommentariohttps://www.sangye.it/altro/?p=11544 ed averci riflettuto a fondo, che ne ho acquisito la convinzione .

Se ci pensate attentamente, vedrete che le cose non esistono dalla loro parte. Come hanno osservato i fisici quantistici, le cose non esistono come appaiono. Non hanno alcuna esistenza oggettiva.

Quando ero un ragazzo, ho memorizzato l’Abhisamayālaṅkāra
Ornamento per le chiare realizzazioni
‘ e ‘Entrare nella Via di Mezzo’. L'”Ornamento” si occupa principalmente dei sentieri e dei terreni del Bodhisattva, l’aspetto metodologico del sentiero. ‘Entrare nella Via di Mezzo’ rivela la saggezza che comprende la vacuità. Le visioni distorte non vengono dissipate recitando mantra, ma sviluppando la comprensione. Esistono diversi insiemi di ragionamenti usati per confutare l’esistenza oggettiva delle cose: il ragionamento noto come Gocce di Diamante, il ragionamento che confuta gli effetti esistenti od inesistenti, il ragionamento che confuta le quattro permutazioni del sorgere, il ragionamento che confuta l’esistenza come “né uno né molti’ ed il grande ragionamento del sorgere dipendente.

La strofa che ho recitato all’inizio è potente perché chiarisce che il Buddha insegnò ad aiutare gli esseri per eliminare le loro visioni distorte. Quando rifletto sulla vacuità, mi concentro su tre strofe del sesto capitolo di “Entrare nella via di mezzo” che rivelano conseguenze assurde che prevarrebbero se le cose esistessero oggettivamente”.

Sua Santità ha notato che il Buddha ha intrapreso sei anni di pratica austera per scoprire che la concentrazione univoca da sola non superava le visioni distorte. Più tardi, maestri come Nagarjuna https://www.sangye.it/altro/?p=10906 ne esaminarono gli insegnamenti alla luce della logica e del ragionamento. Ed hanno chiarito che le cose non esistono come appaiono. La tradizione di Nalanda è emersa dalle loro scoperte e questa tradizione sopravvive ancora oggi.

Come esseri umani”, ha rimarcato Sua Santità, “abbiamo l’opportunità di studiare il Dharma, di comprenderlo e sperimentarlo. Quando ero giovane, memorizzavo testi importanti, ascoltavo le spiegazioni dei miei tutori e ci riflettevo profondamente. In esilio, sono stato in grado di riflettere davvero su ciò che avevo imparato, quindi, da quel punto di vista, venire in esilio è stato come una benedizione sotto mentite spoglie. È attraverso lo studio, la riflessione e la meditazione che avviene la trasformazione.

Potrei non affermare di aver acquisito una vera esperienza, ma sono fiducioso che i miei sforzi mi abbiano portato tranquillità. Sono abbastanza rilassato. La chiave è affrontare le nostre emozioni, esaminando come, ad esempio, sorge la rabbia e come può essere repressa. L’importante non è preoccuparsi della prossima vita o di raggiungere l’onniscienza, si tratta invece di imparare ad affrontare le emozioni negative qui e ora.

Contando sul consiglio del Buddha, ovvero che le cose non hanno un’esistenza oggettiva, e sulla mente di risveglio altruistico, possiamo portare il cambiamento dentro di noi. Possiamo imparare a non fare del male agli altri, ma ad aiutarli: possiamo imparare ad essere di buon cuore”,

Sua Santità ha quindi preso in considerazione “Entrare nella via di mezzo” ed il suo “Autocommentario”, sottolineando che il loro autore, Chandrakirti, era un importante discepolo di Nagarjuna.

Ha ricordato di aver ricevuto la trasmissione del testo radice dal suo abate, Ling Rinpoché, e la trasmissione dell’Autocommentario https://www.sangye.it/altro/?p=11544 da Sakya Khenpo Kunga Wangchuk.

Ha osservato che all’inizio del suo trattato Chandrakirti rende omaggio alla grande compassione, alludendo al fatto che i Buddha conseguono l’illuminazione unificando la mente del risveglio di bodhicitta, che è radicata nella compassione, e la visione della vacuità.

Sua Santità ha dichiarato che la compassione, l’amore e l’affetto sono importanti perché la vita è molto migliore se coltiviamo queste qualità. Non appena siamo nati, le cure di nostra madre ci offrono una lezione precoce su queste risposte, ma, quando iniziamo a frequentare la scuola, sembriamo perdervi interesse, perché in quell’ambito vi viene prestata poca attenzione. Ha menzionato i suoi programmi per discutere con gli educatori sui modi per ripristinare un’attenzione per l’amore e la compassione nel sistema educativo.

Ricordando che il Mahatma Gandhi rese ampiamente noto il principio laico di “ahimsa”, l’idea della non violenza e del non nuocere, Sua Santità ha rivelato che oggi il mondo ha bisogno di conoscere la compassione.

Sua Santità ha cominciato a leggere dalla strofa 12 del primo capitolo che evidenza i vantaggi della generosità. Leggendo fino alla fine del capitolo ha notato che i Bodhisattva sono interamente dedicati al benessere degli altri. Continuò quindi a leggere la quarta strofa del secondo capitolo ed annunciò di voler introdurre la mente onnicomprensiva dello yoga.

“Se pensi solo a te stesso”, suggerì, “ti occupi solo di una persona. Questa è una prospettiva ristretta nel contesto in cui tutti gli altri esseri senzienti sono proprio come te nel voler evitare la sofferenza e trovare la felicità. Un approccio più saggio all’interesse personale è prendere in considerazione gli altri esseri, pensare di non fare del male agli altri ed d’aiutarli il più possibile.

Poi, riflettete su come le cose siano prive di esistenza oggettiva, di esistenza indipendente. Chandrakirti descrive questa realizzazione come segue:

Così, illuminato dai raggi della luce della saggezza,

come il Bodhisattva vede chiaramente

un acino d’uva spina sul palmo aperto della mano,

così realizza che i tre regni nella loro interezza sono non nati fin dall’inizio,

e, attraverso la forza della verità convenzionale, viaggia verso la cessazione. 6.224

Continua narrando come il Bodhisattva, come un re dei cigni che si libra davanti ad altri cigni esperti, con le ali bianche della verità convenzionale ed ultima dispiegate, spinto dai potenti venti della virtù, naviga verso l’eccellente riva lontana, le oceaniche qualità dei conquistatori.

Se verifichi chi sei, scoprirai che tu non sei il tuo corpo. Non sei la tua mente, eppure hai un forte senso di amare te stesso. Pensa a come, sia che tu stia andando da qualche parte o semplicemente riposando, non puoi individuare un sé in connessione col tuo corpo o la tua mente. Di conseguenza, puoi concludere che l’idea di un sé è semplicemente designata sulla raccolta di aggregati psicofisici.

Sua Santità ha consigliato ai suoi ascoltatori di immaginare la mente risvegliata di bodhicitta apparire al loro cuore come un disco lunare e la comprensione della mancanza di esistenza indipendente come un vajra bianco eretto sul disco di luna. Ha raccomandato di recitare tre volte Om Sarva Yoga Chitta Utpadaya mi.

Sua Santità ha rivelato di aver visto per anni al primo risveglio del mattino un cambiamento in stesso come risultato, come prima cosa, del pensiero di bodhicitta e della vacuità. Ha esortato i suoi ascoltatori a fare lo stesso, ad essere felici ed a condividere la loro esperienza con gli altri.

Prima bozza di traduzione, salvo errori ed omissioni, da https://www.sangye.it/dalailamanews/?p=15296 del Dott. Luciano Villa del Centro Studi Tibetani Sangye Choeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama.

Guarda l’Insegnamento di Sua Santità tradotto in inglese https://www.dalailama.com/videos/chandrakirtis-entering-the-middle-way-and-autocommentary, https://www.youtube.com/watch?v=Kn4yIdFFzkI, https://www.facebook.com/DalaiLama/videos/843999760342170 e tradotto in italiano da Fabrizio Pallotti che ringraziamo , https://www.facebook.com/DalaiLamaItaliano/videos/1711471449225681, https://www.facebook.com/iltkpomaia/videos/638316584303959, https://www.youtube.com/watch?v=ne01E9SQTAA .


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