Archive for the ‘Insegnamenti IT’ Category

Ven. Ghesce Gendun Tharcin: Il Dharma

Ven. Ghesce Gendun Tharcin: Tutte le esperienze devono avere la capacità di trasformare la nostra mente.

Ven. Ghesce Gendun Tharcin: Tutte le esperienze devono avere la capacità di trasformare la nostra mente.

Ven. Ghesce Gendun Tharcin: Il Dharma

Insegnamento del Ven. Ghesce Gendun Tharcin conferito il 03.11.16 alla Fondazione Maitreya, Via Clementina 7, Roma. Appunti ed editing del Dr. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto “Free Dharma Teachings” per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Ven. Ghesce Gendun Tharcin

Benvenuti tutti al Dharma. Continua »

 

I principi buddhisti fondamentali

Sua Santità il Dalai Lama afferma che l'essenza del Buddhismo consiste nell’essere il più possibile di beneficio per tutti gli esseri viventi o almeno di non danneggiarli.

Sua Santità il Dalai Lama afferma che l'essenza del Buddhismo consiste nell’essere il più possibile di beneficio per tutti gli esseri viventi o almeno di non danneggiarli.

Sua Santità il Dalai Lama: I Principi Buddhisti Fondamentali.

L’intero corpus degli insegnamenti buddhisti è comunque compreso nel primo insegnamento che il Buddha impartì a Sarnath, nel parco delle Gazzelle (anche nell’iconografia buddhista questo avvenimento è stato sin dalle origini ricordato con simboli che ancor oggi si ritrovano nei paesi buddhisti come le gazzelle accovacciate ai due lati della Ruota del Dharma che ricordano appunto il Parco di Jetavatana in cui la ruota iniziò a girare): l’Insegnamento delle Quattro Nobili Verità le realtà esperienziali sperimentate dal Buddha stesso. Continua »

 

Ultimo discorso del Ven. Tulku Ghiatso

Sua santitàil Dalai Lama benedice il Ven. Tulku Ghiatso

Sua santitàil Dalai Lama benedice il Ven. Tulku Ghiatso

Frammenti dell’ultimo discorso del Ven. Tulku Ghiatso al Centro Ewam di Firenze durante la cerimonia della puja di lunga vita il giorno 17 novembre 2011. (L’audio comincia con Sonam Thutop che traduce in italiano, ma non c’è il discorso originale di Rinpoce … e nell’ultima parte l’audio è davvero disturbato).

Vi ringrazio molto per essere venuti a questa cerimonia di lunga vita che mi state offrendo, ma vi chiedo piuttosto di pregare per la lunga vita di Sua Santità il Dalai Lama e di Lama Zopa Rinpoce (che non sta tanto bene), i maestri del mio monastero in Tibet, i detentori del Dharma, Dagri Rinpoce, Kensur Ghesce Ciampa Tegciok, Ghesce Tenzin Tenphel, e tutti i preziosi maestri. Continua »

 

La Ruota della Vita o ruota del Samsara

La ruota della vita o ruota del samsara.La Ruota della Vita o ruota del Samsara – Tratto da: “La pratica della divinità nell’arte tibetana” di Jonathan Landaw e Andy Weber ed. Chiara Luce.

Kalu Rinpoche, “le cause del samsara sono prodotte dalla mente, e la mente è ciò che ne sperimenta le conseguenze. Null’altro che la mente crea l’universo, e null’altro che essa lo sperimenta “.

Secondo la dottrina buddhista, il cosmo non è né permanente né creato.

Al suo vertice vi sono i quattro regni di rinascita puramente mentale, senza forma; al di sotto i regni di pura forma, dove abitano gli dei, che non sono né permanenti, né eterni; al di sotto il regno del desiderio, dove vivono gli dei vedici, gli animali, gli uomini e gli dei gelosi.

Ancora al di sotto vi sono i regni degli spiriti famelici e gli inferi.

All’interno di questa ruota si trovano sei sfere d’esistenza in ognuna delle quali può rinascere l’ Esistenza.

Il diagramma noto come Ruota della Vita, che illustra i vari reami dell’esistenza ciclica e gli esseri che li abitano, è principalmente un supporto visivo che ci permette di ottenere una chiara comprensione di come opera la nostra mente. Continua »

 

Cos’è uno Stupa?

Il gran Stupa di Gyantze Tibet

Il gran Stupa di Gyantze Tibet

Lo Stupa rappresenta la mente pura del Buddha, Dharmakaya, e ciascuna delle sue parti mostra il Sentiero verso l’Illuminazione.

· La piattaforma alla base simboleggia le 10 virtù:

3 del corpo (proteggere la vita, praticare la generosità, avere una condotta corretta)
4 della parola (dire la verità, riconciliare, parlare in modo tranquillo e dolce, fare discorsi sensati)
3 della mente (non avere attaccamento, essere altruisti, avere visioni corrette)

· I tre scalini al di sopra rappresentano i tre oggetti di Rifugio: Continua »

 

Campo del rifugio e campo dei meriti

Ven. Birgit Schweiberer

Ven. Birgit Schweiberer

Una breve spiegazione orale data dalla Ven. Birgit Schweiberer durante il ritiro finale del Basic Program. Aprile 2007

È il primo Campo a cui ci affidiamo nel momento in cui prendiamo rifugio. Normalmente, viene in seguito dissolto e allora visualizziamo il Campo dei Meriti. Alle volte i due Campi sono uguali, altre volte sono diversi: dipende dalle pratiche. Nel nostro caso sono leggermente diversi tra loro.

Occorre ricordare che i Maestri dicono sempre che non c’è un modo ideale, prestabilito, secondo cui visualizzarli, ma che la cosa più importante è sviluppare fede. Di solito non siamo capaci di visualizzare tutti i dettagli del Campo del Rifugio e di quello dei Meriti, ma è essenziale generare la convinzione che gli esseri che compaiono nei rispettivi campi siano effettivamente lì. Sono davvero presenti, sono in grado di darci ispirazione, e quindi noi generiamo fede: non è così importante avere una visualizzazione del tutto chiara. Continua »

 

Pema Chodron: La pratica del TongLen

Pema Chodron

Pema Chodron

Pema Chodron: La pratica del TongLen. Per avere compassione per gli altri, dobbiamo avere compassione per noi stessi.

In particolare, aver cura di altre persone che hanno paura, rabbia, gelosia, che sono sopraffatte da dipendenze di ogni genere, arroganti, orgogliose, avare, egoiste, meschine, e così via, avere compassione e cura di queste persone significa non fuggire dal dolore di trovare queste cose in noi stessi. In realtà, può cambiare tutto l’atteggiamento verso il dolore. Invece di respingerlo e di nascondersi, si può aprire il cuore e permettersi di provare il dolore, sentirlo come qualcosa che ci ammorbidirà e purificherà e ci renderà molto più amorevoli e gentili.

La pratica TongLen è un metodo per connettersi con la sofferenza, la nostra e quella che è tutt’intorno a noi, ovunque andiamo. Continua »

 

Gli Otto Precetti Mahayana

buddha

I precetti buddhisti non sono dei comandamenti, né semplici doveri. Si tratta piuttosto di strumenti utili per favorire il nostro cammino spirituale, la nostra comprensione, il nostro Risveglio. Sebbene i precetti si esprimano attraverso modelli di comportamento, la loro pratica non richiede un semplice adattamento forzato a tali modelli, bensì la consapevolezza che i precetti esprimono il principio secondo il quale tutti gli esseri e tutti i fenomeni sono interdipendenti.

1. Rispettare la vita di tutti gli esseri senzienti.
Si noti che non si parla semplicemente di “non uccidere”. La nostra pratica richiede piena sintonia con l’amore per tutti gli esseri viventi, quindi il rispetto non è mera astensione da comportamenti distruttivi. Rispettare la vita implica anche dei comportamenti attivi e positivi, verso tutto ciò che può tutelare o difendere la vita in tutte le sue manifestazioni. Continua »

 

I Quattro Pensieri Illimitati

bh-kushinagarI Quattro Pensieri Illimitati
Possano tutti gli esseri separarsi dall’attaccamento
e dall’odio dall’essere vicini ad alcuni e lontani da altri
possa io essere equanime verso di loro.

Possano ottenere la straordinaria felicità degli
esseri superiori
possa io fare loro il dono dell’amore.
Possano attraversare l’oceano della sofferenza Continua »

 

Serkong Rinpoche: il samsara è la sofferenza, 
il Dharma la felicità

Il Ven. Lama Tsenzhab Serkong Rinpoche maestro dei grandi meditatori, qui nel suo eremo nei boschi e sulle montagne nivali sopra Dharamsala.
Il Ven. Lama Tsenzhab Serkong Rinpoche maestro dei grandi meditatori, qui nel suo eremo nei boschi e sulle montagne nivali sopra Dharamsala.Alla fine del samsara c’è la sofferenza, 
alla fine del Dharma c’è la felicità.

Alla fine del samsara c’è la sofferenza, 
alla fine del Dharma c’è la felicità

Insegnamento del Ven. Lama Tsenzhab Serkong Rinpoche I a Longueuil, Quebec (Canada) il 19 Agosto 1980, tradotto da Alexander Berzin. –

Tutti gli esseri desiderano essere felici, nessuno vuole essere infelice. Continua »

 

Ven. Kensur Jampa Tegchok: Originazione dipendente e vacuità.

Ven. Kensur Jampa Tegchok: Quando diciamo che ciascun singolo fenomeno ha la sua propria entità, la sua propria natura, questa è la natura che è stabilita in dipendenza, nominalmente, sulla base dell’essere un sorgere dipendente, e così via.

Ven. Kensur Jampa Tegchok: Quando diciamo che ciascun singolo fenomeno ha la sua propria entità, la sua propria natura, questa è la natura che è stabilita in dipendenza, nominalmente, sulla base dell’essere un sorgere dipendente, e così via.

Ven. Kensur Jampa Tegchok: Originazione dipendente e vacuità.
Quando parliamo di esseri senzienti ordinari immaturi si tratta di coloro che non hanno realizzato la vacuità. Tutto quello che essi percepiscono – ad es. i colori come blu, giallo, verde e così via, le forme, i suoni, i sapori, ecc. – non lo percepiscono nel loro modo reale di dimorare; il loro modo reale è quello di sorgere in modo dipendente dalle cause e dalle condizioni, ma essi sono oscurati dal vederlo. Continua »

 

Ven. Khenrab Rinpoche: La Storia del Buddha

Ven. Lama Khenrab Rinpoche

Ven. Lama Khenrab Rinpoche

Ven. Khenrab Rinpoche: La Storia del Buddha.

Cominciamo subito col dire che il termine ‘Buddha’ non è un nome di persona, significa semplicemente “Risvegliato”. Risvegliato alla vera realtà del mondo. Tuttavia, esistette davvero un personaggio storico con il nome di Buddha.Dopo moltissime vite condotte in piena santità, il Buddha viveva tranquillo nel più alto dei cieli, quando Brahma, il grande dio degli indù, e i quattro Re Celesti lo pregarono di rinascere sulla Terra. La madre del Buddha era una regina, e si chiamava Srimahamaya. La notte prima del concepimento del suo bimbo, lei sognò che un elefante bianco era disceso dalle montagne d’oro e d’argento e le aveva portato un fiore di loto. La madre del futuro Buddha, secondo le consuetudini del tempo, volle tornare alla casa paterna per dare alla luce la sua creatura. Ma lungo la strada, mentre la madre si stava chinando per raccogliere un fiore, il bimbo nacque. Continua »

 

Corrado Pensa: Equanimità e fiducia

tara-pujaEquanimità e fiducia di Corrado Pensa

L’equanimità è l’opposto dell’attaccamento, è non-attaccamento. È una dimensione determinante del sentiero interiore. Ovviamente, esistono diversi gradi di equanimità, ma anche un’aspirazione, una sincera aspirazione verso di essa è già un inizio di vera equanimità. Dunque, l’equanimità è l’anima del lavoro interiore, il cuore del sentiero, il cuore della realizzazione e dell’adempimento. L’equanimità è l’anima della presenza mentale che chiamiamo consapevolezza non-giudicante, cioè una consapevolezza che tende all’equanimità. Continua »

 

I quattro armoniosi

i quattro amici armoniosi

i quattro amici armoniosi

Tanto tempo fa, nella densa giungla vicino a Kashi (Varanasi – Benares) convivevano in pace e armonia un fagiano, una lepre, una scimmia e un elefante. Per scoprire chi di loro fosse il più anziano e accordarsi a vicenda il dovuto rispetto, il fagiano chiese a ognuno di riferire come ricordava di aver visto la prima volta un particolare albero. L’elefante e la scimmia dissero di averlo visto quando era grande come loro stessi, la lepre raccontò di aver bevuto gocce di rugiada dalle sue foglie quando ne possedeva solo due, mentre il fagiano riferì di aver mangiato dei semi e che l’albero era nato dalle sue secrezioni. In base alla gerarchia di età così stabilita, si disposero con la scimmia sulla schiena dell’elefante, la lepre sulle spalle della scimmia e il fagiano appollaiato sulla lepre. Decisero di intraprendere il sentiero della virtù, osservando i cinque principali atti morali, evitando di: uccidere, prendere quanto non dato, praticare promiscuità sessuale, mentire e assumere sostanze stupefacenti. Continua »

 

Thich Nhat Hanh: Le sei concordie.

Thich Nhat Hanh: “Se chiedete a qualcuno cosa prova e lei o lui risponde "sono infelice", potete praticare insieme la meditazione camminata e questo, da solo, basterà a portare un po' di gioia".

Thich Nhat Hanh: “Se chiedete a qualcuno cosa prova e lei o lui risponde "sono infelice", potete praticare insieme la meditazione camminata e questo, da solo, basterà a portare un po' di gioia".

Thich Nhat Hanh: Le sei concordie.

Dopo avere visto come i monaci Anuruddha, Kimbila e Nandiya convivevano in armonia, il Buddha pronunciò le Sei Concordie, i principi per essere felici insieme agli altri: “Bhikkhu, la natura di una comunità è l’armonia, che si ottiene seguendo questi principi: condividere uno spazio comune, sia una casa o una foresta; condividere i doveri essenziali della giornata; osservare i precetti insieme; pronunciare parole che creino armonia, astenendosi da quelle che portano divisioni nella comunità; comunicarsi esperienze e comprensioni; rispettare l’opinione altrui e non costringere l’altro ad aderire alla nostra. Seguendo questi principi un sangha vivrà in felicità ed armonia. Bhikkhu, osserviamoli sempre”.
In un recente numero della “Mindfulness Bell”, notiziario internazionale dell’Ordine dell’Interessere, Thay ha brevemente illustrato i sei principi per l’armonia, o Concordie, insegnati dal Buddha. Ecco il suo commento.

“La prima è la Concordia dell’azione che coinvolge tutto il corpo. Un sangha vive insieme come una famiglia. Le nostre azioni coinvolgono tutte le persone con cui viviamo. Bisogna perciò che favoriscano la concordia.
“La seconda è la Concordia della condivisione dei benefici. Condividiamo il cibo, gli alloggi e l’opportunità di praticare la meditazione seduta e camminata. Insieme ascoltiamo il Dharma. Condividiamo ogni tipo di beneficio con tutti. Se una persona può andare a un ritiro di tre giorni, gli altri nel sangha dovrebbero avere la stessa opportunità in un’altra occasione. Ci sosteniamo l’uno con l’altro in ogni attività. Continua »

 

Antidoti all’odio

bh-alchiOdio

Breve definizione: fattore mentale erroneo che:

– osserva un oggetto contaminato,

– si focalizza ed esagera le sue qualità negative,

– desidera danneggiarlo.

Una prima classificazione dell’odio può essere fatta in base a come lo si può generare: in questo caso si parla di nove tipi di odio. Continua »

 

Le paramita o perfezioni

Queste 10 virtù corrispondono ad altrettanti gradini o tappe o stadi che il bodhisattva deve percorrere - impiegando anche migliaia di esistenze – per raggiungere la buddhità.

Queste 10 virtù corrispondono ad altrettanti gradini o tappe o stadi che il bodhisattva deve percorrere - impiegando anche migliaia di esistenze – per raggiungere la buddhità.

LE PARAMITA o PERFEZIONI

Dopo aver sviluppato il bodhicitta, si deve cominciare a seguire la pratica delle “paramita” (perfezioni o virtù trascendenti): generosità, moralità, pazienza, impegno entusiastico, meditazione, saggezza discriminativa.

Delle 6 paramita, le prime 5 costituiscono il “metodo” (mezzi salutari o azione

appropriata), mentre la sesta è la “saggezza discriminante” : la pratica di quelle comporta l’“accumulazione di meriti”, mentre questa comporta l’”accumulazione di saggezza (consapevolezza)”. Le due accumulazioni sono le cause per ottenere – finchè si sta nel samsara – un corpo umano pienamente qualificato, nonché per raggiungere rispettivamente il Rupakaya e il Dharmakaya : esse sono quindi i mezzi per maturare la mente e diventare un Buddha. Gli occhi sono la saggezza, i piedi sono le altre 5 paramita, che devono andare – per così dire – di pari passo, se si vuole arrivare al nirvana: sono indispensabili entrambe come le due ali ad un uccello per poter volare. La pratica delle paramita – purché sia ispirata dal bodhicitta – è la via percorsa da tutti coloro che seguono i sutra ed un preliminare per chi intende poi dedicarsi al tantra. Il bodhisattva le coltiva così lungo i 5 Sentieri, soprattutto a partire da quello della Visione Interiore. Continua »

 

Parafrasi di Consigli di un anziano saggio

Parafrasi di Consigli di un anziano saggio

(Nyams-myong rgan-po’i ‘bel-gtam yid-‘byung dmar-khrid) Ghesce Ngawang Dhargyey. Tratto da appunti presi da Alexander Berzin. Dalla traduzione orale di Sherpa Rinpoche. Dharamsala, India, 5 – 12 Settembre 1975. Traduzione in italiano a cura di Claudio Li Calzi. [La parafrasi del testo è in nero. I commenti di Ghesce Dhargyey sono in viola tra parentesi quadre.]

[Questi insegnamenti sulla sofferenza provengono dal testo Consigli di un anziano saggio composto dal prezioso maestro Gungtang Rinpoche (Gung-thang-bzang dKon-mchog bstan-pa’i sgron-me) (1762-1823). Composto nella forma di parabole, il testo scorre come una storia in versi, basata sulle scritture. Il punto principale di quest’insegnamento è di aiutarci a sviluppare uno spirito di rinuncia e determinazione a essere liberi, e in generale a preparare il terreno per lo sviluppo della bodhicitta per ottenere l’illuminazione per il beneficio di tutti.]

Omaggio all’incorrotto Buddha che ha abbandonato i semi dell’incontrollabile rinascita ricorrente causati dalla forza del karma e delle emozioni disturbanti e che, di conseguenza, non prova più le sofferenze della vecchiaia, della malattia e della morte. Continua »

 

Ven. Ghesce Dorje Wanciuk: I Tre Aspetti Principali del Sentiero

Ven. Ghesce Dorje Wanciuk

Ven. Ghesce Dorje Wanciuk

Insegnamenti del Ven. Ghesce Dorje Wanciuk al Centro buddhista Rimé Cenresig di Robbiate il 1 novembre 2014 sul testo: “ I Tre Aspetti Principali del Sentiero” di Lama Tzong Khapa. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Ven. Ghesce Dorje WanciukGeneriamo la motivazione per la liberazione dalla sofferenza, non solo personale, ma per tutti gli esseri senzienti e, prima ancora, perché raggiungano la conoscenza profonda, quella che li porta a vedere la vera realtà. L’offerta del mandala dell’universo, che faremo tra poco, con le offerte interne ed esterne, è generata per aprirsi e richiedere gli insegnamenti, per diventare idonei ricettacoli per ricevere ed applicare queste istruzioni per la crescita spirituale. Continua »
 

Ven Chusang Rinpoche: Insegnamenti sulla “Preziosa Ghirlanda” di Nagarjuna

Ven Chusang Rinpoche: Qual'è il vero problema all'origine della sofferenza? Ven Chusang Rinpoche col Ven. Lobsang Donden, sua sorella Dechen, la Dr.ssa Alessandra Vannelli e Graziella Romania

Ven Chusang Rinpoche: Qual'è il vero problema all'origine della sofferenza? Ven Chusang Rinpoche col Ven. Lobsang Donden, sua sorella Dechen, la Dr.ssa Alessandra Vannelli e Graziella Romania

Insegnamenti del Ven Chusang Rinpoche sulla “Preziosa Ghirlanda” o Ratnavali di Nagarjuna, conferiti il 23-24 settembre 2016 all’Istituto Samanthabadra, Roma. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Lündrub Ghialzen Trinle Namghiel è il quarto Chusang Rinpoche del Sciungpa Khangtsen di Sera Me.

È nato il 15 novembre del 1976 a Namsciöl, Scigaze, in Tibet. Nel 1988 S. S. il Dalai Lama lo ha riconosciuto, dopo accurati accertamenti, come la reincarnazione del terzo Chusang Rinpoche ed è stato ufficialmente dichiarato tale durante una solenne cerimonia nel monastero di Sera nel Tibet centrale. Continua »

 

I dodici anelli dell’origine dipendente

the_twelve_links_of_dependent_originationI dodici anelli dell’origine dipendente

Alexander Berzin, Morelia, Messico, 2-4 giugno 2000. Traduzione italiana a cura di Francesca Paoletti.

Primo giorno: inconsapevolezza

Introduzione

I dodici anelli dell’origine dipendente (rten-‘brel yan-lag bcu-gnyis) descrivono il meccanismo della rinascita. La rinascita riguarda la continuità della mente.Quando nel Buddhismo parliamo della mente, non stiamo parlando di una specie di “cosa” dentro la nostra testa. Piuttosto, parliamo di un’attività che avviene tutto il tempo. Non stiamo facendo una divisione, come facciamo nel pensiero occidentale, tra mente e cuore oppure l’aspetto razionale-intellettuale da un lato e l’aspetto emozionale-intuitivo dall’altro. Piuttosto, stiamo parlando di un tipo di attività che include sia il lato razionale che quello emozionale, sia il pensiero che le sensazioni. Stiamo anche parlando di percezione: vedere, udire, sentire gli odori, gustare e provare sensazioni fisiche. Continua »

 

Dagpo Rinpoche : I consigli in 100 versi di Padampa Sangye

dagpo-rinpoce-hhInsegnamento di Dagpo Rinpoche sul testo: “I consigli in 100 versi di Padampa Sangye” all’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia, PI, 9-10.07.16. Traduzione dal tibetano in italiano di Fabrizio Pallotti. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, revisione di Graziella Romania e dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Ci scusiamo per qualsiasi errore ed omissione.

Dagpo Rinpoche.

Un carissimo ed affettuoso saluto a tutti voi che siete venuti qui ad ascoltare gli insegnamenti. Continua »

 

Gheshe Rabten: La pratica della meditazione

Ghesce Rabten: La causa radice di tutti i nostri problemi è l’ignoranza. 

Ghesce Rabten: La causa radice di tutti i nostri problemi è l’ignoranza.

Gheshe Rabten: La pratica della meditazione

Durante la meditazione, la concentrazione o calmo dimorare si manifesta quando i nostri fattori mentali sono purificati, e quindi la nostra mente può dimorare pacificamente sull’oggetto.
Vi sono due tipi di meditazione: analitica e concentrativa. Per eliminare le illusioni e raggiungere l’obiettivo è necessario utilizzare entrambi i tipi di meditazione. C’è chi sostiene che la riflessione e lo studio del Dharma non sono meditazione, ma le scritture affermano che anche queste
attività sono in effetti forme di meditazione. Se non riflettiamo attentamente e non conosciamo la natura dell’oggetto, non ci potremo concentrare bene. La confusione della mente è prodotta dalla mente stessa; per pacificarla quindi è richiesta una attività della mente stessa, e nient’altro di esterno. L’attività principale deve essere mentale: su questa base, fattori come un luogo adatto e la postura di meditazione possono essere d’aiuto.
Il luogo in cui pratichiamo la meditazione dovrebbe essere pulito, tranquillo, vicino alla natura, e piacevole ai nostri occhi. Il corpo dovrebbe essere sano, non malato. Anche il sedere nella postura corretta è di aiuto. La postura ideale per la meditazione consta di sette aspetti:
1. se non è dolorosa, la postura migliore è quella del vajra, Continua »

 

Gheshe Choekhortshang Rinpoche: Powa

Gheshe Choekhortshang Rinpoche: Consiglio di praticare costantemente ma non troppo intensamente.

Gheshe Choekhortshang Rinpoche: Consiglio di praticare costantemente ma non troppo intensamente.

Powa: il trasferimento della coscienza, insegnamenti di Gheshe Choekhortshang Rinpoche il 21 e 22 Novembre 2015 ad Orte.

Kempo Nyima Woser Choekhortshang Rinpoche è nato in un villaggio vicino al monastero di Samling, nel Dolpo, Nepal, dove la sua famiglia Continua »