I principi buddhisti fondamentali

Sua Santità il Dalai Lama afferma che l'essenza del Buddhismo consiste nell’essere il più possibile di beneficio per tutti gli esseri viventi o almeno di non danneggiarli.

Sua Santità il Dalai Lama afferma che l'essenza del Buddhismo consiste nell’essere il più possibile di beneficio per tutti gli esseri viventi o almeno di non danneggiarli.

Sua Santità il Dalai Lama. L’intero corpus degli insegnamenti buddhisti è comunque compreso nel primo insegnamento che il Buddha impartì a Sarnath, nel parco delle Gazzelle (anche nell’iconografia buddhista questo avvenimento è stato sin dalle origini ricordato con simboli che ancor oggi si ritrovano nei paesi buddhisti come le gazzelle accovacciate ai due lati della Ruota del Dharma che ricordano appunto il Parco di Jetavatana in cui la ruota iniziò a girare): l’Insegnamento delle Quattro Nobili Verità

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Dagri Rinpoche: Introduzione al Buddhismo

Ven. Dagri Rinpoche Sabato al Centro Sabsel Thekchok Ling di Genova.

Ven. Dagri Rinpoche Sabato al Centro Sabsel Thekchok Ling di Genova.

Insegnamenti del Ven. Dagri Rinpoche Sabato 11 febbraio 2012 al Centro Sabsel Thekchok Ling di Genova, sul tema: Introduzione al Buddhismo. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa, Graziella Romania e dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano e revisione parziale di Anna Maria De Pretis.

Ven. Dagri Rinpoche

Ci troviamo tutti in uno stato di sofferenza ed è ciò di cui vorremmo sbarazzarci. Questo stato è prodotto da cause.

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Preghiera di lunga vita di S.S. Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama

Sua Santità il Dalai Lama

PREGHIERA DI LUNGA VITA

Nella terra delle montagne nevose
Tu sei la radice di ogni bene
Onnipotente Cenresig, Tenzin Gyatso,
Ti prego rimani fino alla fine del samsara

gang ri ra ue kor way shing kham dir / phen dang de ua ma lu giung ue ne / chen re sig uang ten zing ghya tso yi / sciab ped sid te bar du ten ghyur cig

CANTO CHE DONA L’IMMORTALITÀ
Preghiera per la lunga vita di Sua Santità il Dalai Lama
OM SVASTI!

Alle assemblee di benevoli Guru diretti e del lignaggio, gioielli che
esaudiscono i desideri e origine di tutte le eccellenze del samsara e
del nirvana, che come magica danza appaiono in qualsiasi modo adatto ai
discepoli, facciamo richiesta con intenso desiderio:
esaudite l´aspirazione che Tenzin Ghiatso, signore della terra delle
nevi, possa vivere imperituro per cento eoni e i suoi scopi possano
realizzarsi spontaneamente.

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Patrul Rinpoche: Molla tutto, stà lì il segreto.

Dza Patrul Rinpoche (1808-1887)

Dza Patrul Rinpoche (1808-1887)

Molla tutto, stà lì il segreto, una poesia di Patrul Rinpoche

Tu che godi nell’unione di beatitudine e vacuità

Assiso immobile su un disco di luna

Magnifico su un fiore dai cento petali

Splendente di luce bianca

Omaggio a te, Vajrasattva, supremo maestro.

Ascolta Abushri,

Stupido disgraziato che sogni ad occhi aperti.

Ma ti ricordi di come i difetti mentali ti hanno confuso nel passato?

Allora sta attento ai difetti mentali nel presente, e non vivere da ipocrita.

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Una preghiera per la vita stabile di Lama Zopa Rinpoce

Possa Lama Zopa Rinpoce, detentore perfetto della dottrina di Buddha avere una vita stabile e le sue attività illuminate espandersi in ogni luogo.

Possa Lama Zopa Rinpoce, detentore perfetto della dottrina di Buddha avere una vita stabile e le sue attività illuminate espandersi in ogni luogo.

Una preghiera per la vita stabile e le azioni illuminate di Lama Zopa Rinpoce

Un rimedio supremo di puro nettare

Composta da Yang Teng Tulku di Sera-Me

1 Manifestando la tua magica arte dei tre segreti di tutti i Conquistatori,

unico rifugio, Lama gentile, Detentore del Loto Bianco, Tenzin Gyatso,

a te, dal mio cuore, richiedo: qui, adesso,

concedi la munifica realizzazione di virtù illimitate e benessere.

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Il Venerabile Ghesce Yesce Tobden

Il Venerabile Ghesce Yesce Tobden
Il Venerabile Ghesce Yesce Tobden

Il Venerabile Ghesce Yesce Tobden è nato a Ngadra, presso Lhasa. All’età di dodici anni entrò nell’Università monastica di Sera e vi studiò fino al 1959 quando, con l’invasione cinese del Tibet fu arrestato e imprigionato. Riuscì ad evadere e a raggiungere l’India nel 1961, terminando il ciclo completo di studi nel monastero di Sera-Me lì ricostruito e conseguendovi il prestigioso titolo di Ghesce Larampa. Ha quindi insegnato nel suo stesso monastero per diversi anni e successivamente all’Università di Varanasi, come docente di filosofia Buddhista, realizzando poi il suo desiderio di ritirarsi in montagna per meditare. E sopra Dharamsala si trova il piccolo eremo che è stato la sua dimora abituale fi no alla sua morte, è ora luogo consacrato a pratiche devozionali e meditative.

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Ven. Lama Thubten Zopa Rinpoche

Ven. Lama Thubten Zopa Rinpoche

Ven. Lama Thubten Zopa Rinpoche

Direttore spirituale della FPMT, è la reincarnazione di Kunsang Yesce, uno yoghi sherpa della scuola Nyngmapa: il lama di Lawudo.
Rinpoce nacque nel 1946 a Thami in Nepal, in una zona dell’Everest non lontana dalla grotta di Lawudo, dove il suo predecessore aveva meditato negli ultimi vent’anni della sua vita. Discepolo di Lama Yeshe e ora tutore di Lama Osel, Lama Zopa Rinpoche è il Direttore spirituale e l’instancabile guida di tutti i centri Fpmt. Lama Zopa viaggia in continuazione per i Centri, insegnando e guidando migliaia di studenti. Rinpoche è noto come un perfetto esempio degli insegnamenti che offre e mostra tutte le qualità di un bodhisattva nel suo instancabile e compassionevole lavoro per gli altri.

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Ven. Lama Yeshe

Il Ven. Lama Thubten YesceLama Thubten Yesce nacque in Tibet nel 1935, nella città di Tölung Dechen, poco lontano da Lhasa. A due ore di cavallo si trovava il convento di Cime Lung, abitato da circa cento monache della tradizione Ghelupa.
Ormai era già da qualche anno che la loro erudita badessa e guru era morta, quando arrivò al loro convento Nenung Pawo Rinpoce, un lama Kagyu largamente rinomato per i suoi poteri psichici. Pochi anni dopo la morte della loro dotta badessa, giunse al convento un lama kagyupa, Nenung Pawo Rinpoce, molto noto per i suoi grandi poteri psichici. Le monache lo avvicinarono e gli chiesero: “Dove si trova la nostra badessa, ora?”. Egli rispose che in un villaggio poco lontano si trovava un bambino nato in una particolare data e che, se fossero andate a verificare, avrebbero potuto scoprire che si trattava della reincarnazione della loro badessa, il loro Lama Yesce e Ghesce Ciampa Gyatzo all'Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia PIguru.Seguendo le sue indicazioni, le monache trovarono il giovane Lama Yesce, che onorarono con numerose offerte e chiamarono Tondrub Dorje. Da quel momento in poi le monache condussero spesso il bambino al loro convento perché presenziasse alle cerimonie e alle funzioni religiose che vi si tenevano. Durante queste visite, che a volte duravano giorni, egli se ne stava spesso nella stanza del tempio e partecipava con loro alle varie puje. Le monache andavano spesso a trovarlo anche presso i suoi genitori, dove egli stava imparando l’alfabeto e la grammatica; suo zio, Nawang Norbu,

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I cinque Dhyani Buddha

I 5 Dhyani Buddha

I 5 Dhyani Buddha

I CINQUE  DHYANI BUDDHA

Gli stati o aspetti o modalità attraverso cui si attua e si svolge la buddhità, cioè i modi d’essere della condizione di un Buddha (le sue qualità di mente, parola e corpo) - che con termine sanscrito vengono detti “kaya” - sono principalmente tre:

–il Dharmakaya (corpo di Dharma o di verità), la mente non ostacolata di un Buddha qual essa è nella sua essenza ;

–il Sambhogakaya (corpo di fruizione o di godimento), l’aspetto di un Buddha che si manifesta agli aryabodhisattva (cioè a quegli esseri spiritualmente avanzati, che hanno l’esperienza diretta ed intuitiva della “vacuità di esistenza intrinseca”);

–il Nirmanakaya (corpo di emanazione), l’aspetto di un Buddha visibile agli esseri ordinari, la buddhità com’è vista dalle persone comuni.

Per quanto riguarda in particolare il Dharmakaya, che è senza forma né attributi, esso può essere considerato:

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Il Ven. Geshe Tenzin Tenphel

Il Ven. Geshe Tenzin Tenphel insegna che “alla pace si arriva educando la mente: la pace è prima di tutto un fatto interiore”.

Il Ven. Geshe Tenzin Tenphel insegna che “alla pace si arriva educando la mente: la pace è prima di tutto un fatto interiore”.

Ven. Lama Geshe Tenzin Tenphel

Nato nel 1956 in Tibet, nel Domo, una regione vicina al Sikkim, da una famiglia di agricoltori e nomadi. Nel 1959, dopo l’invasione cinese del Tibet, fugge con la famiglia dapprima in Sikkim e, nel 1960, nell’India del Sud.
A nove anni diventa monaco e fino ai diciassette frequenta una scuola pubblica, utilizzando le vacanze scolastiche per memorizzare i testi classici della filosofia buddhista.
A diciassette anni entra nell’università monastica di Sera-je, allievo del Ven. Ghesce Tasci Bum, grande maestro della Sera je Monastic University, dove studia per ventun anni e accede al titolo di Ghesce Lharampa. Nel 1994 riceve l’ordinazione monastica completa e si reca per quasi un anno al monastero tantrico del Gyuto, per completare la sua formazione.Tra il 1995 e il 1996 Ghesce Tenzin Tenphel viaggia  con altri monaci in Europa, negli Stati Uniti e nel Canada, dove dà insegnamenti e partecipa alla costruzione di mandala e a perfomance di danze rituali. Dopo essere ritornato in India per una breve parentesi, dal 1998 è Ghesce residente dell’Istituto Lama Tzong Khapa. Dalla metà di gennaio 1998 affianca Ghesce Ciampa Ghiatso nel Masters Program (programma per il conseguimento del titolo di Ghesce) dell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia e si reca periodicamente nei vari centri FPMT, ed è spesso venuto nel nostro Centro, per insegnare sia i Sutra che i Tantra. E’ molto apprezzato per la chiarezza e la precisione del suo insegnamento.

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1 Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Shine e Laktong.

Ven Ghesce Tenzin Tenphel: Osserviamo quanto sia importante il nostro controllo interiore. Ognuno di noi ha delle carenze, anche fisiche o mentali. Ma possiamo migliorare le nostre imperfezioni solo se le rileviamo, se ce ne rendiamo conto.

Ven Ghesce Tenzin Tenphel: Osserviamo quanto sia importante il nostro controllo interiore. Ognuno di noi ha delle carenze, anche fisiche o mentali. Ma possiamo migliorare le nostre imperfezioni solo se le rileviamo, se ce ne rendiamo conto.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: L’unione del calmo dimorare e della visione speciale: Shine e Laktong.

Insegnamenti del mattino di sabato 05.05.12 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel all’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia PI. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Revisione a cura dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania, Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis.

Il Ven. Lama tibetano Ghesce Tenzin Tenphel

Importante è la motivazione, come la sua applicazione nella vita pratica, altrimenti non ha senso. Nei testi si parla di pilotare la nostra mente e, solo grazie ad una mente domata, potremo spegnere questa indomita sofferenza. Dobbiamo perciò sempre aver cura della nostra mente, altrimenti, se non dovessimo vagliare la nostra mente, allora la nostra sfera emotiva sarebbe senza freni e ci troveremmo privi di libertà.

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2 Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Shine e Laktong.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Per sviluppare Shine occorre costanza e continuità a riguardo, occorre scegliere l'oggetto di riferimento per la meditazione e mantenere l'oggetto di meditazione.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Per sviluppare Shine occorre costanza e continuità a riguardo, occorre scegliere l'oggetto di riferimento per la meditazione e mantenere l'oggetto di meditazione.

Ghesce Tenzin Tenphel: L’unione del calmo dimorare e della visione speciale: Shine e Laktong.

Insegnamenti del pomeriggio di sabato 05.05.12 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel all’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia PI. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Revisione a cura dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania, Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis.

Il Ven. Lama tibetano Ghesce Tenzin Tenphel

La sofferenza indesiderata è radicata nella comprensione della realtà dell’essere e dei fenomeni.

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3 Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Shine e Laktong.

Ghesce Tenzin Tenphel: Evitiamo di dare la colpa agli altri. Ma gli altri hanno un ruolo molto marginale nel causare i nostri eventi interni, ma non posso consegnare le chiavi del mio malessere o felicita agli altri.

Ghesce Tenzin Tenphel: Evitiamo di dare la colpa agli altri. Ma gli altri hanno un ruolo molto marginale nel causare i nostri eventi interni, ma non posso consegnare le chiavi del mio malessere o felicita agli altri.

L’unione del calmo dimorare e della visione speciale: Shine e Laktong.

Insegnamenti del mattino di domenica 06.05.12 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel all’Istituto Lama Tzong Khapa, Pomaia PI. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Revisione a cura dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa e di Graziella Romania, Centro Studi Tibetani Sangye Cioeling di Sondrio. Traduzione dal tibetano in italiano di Anna Maria De Pretis.

Il Ven. Lama tibetano Ghesce Tenzin Tenphel

Generiamo una motivazione la più ampia possibile, col desiderio di beneficiare tutti gli esseri o perlomeno con la motivazione di non danneggiare. La necessita di rivedere la nostra motivazione si rende necessaria per molte ragioni, perché, da un lato dipende dal desiderio di non vorrei soffrire, ma, dall’altro e’ ancora vittima della sofferenza: perché?

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Ghesce Tenzin Tenphel: 1 Bodhicitta, la mente dell’illuminazione

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: “La bodhicitta non sorge a caso ma ha bisogno della sua propria causa: la grande compassione”.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: “La bodhicitta non sorge a caso ma ha bisogno della sua propria causa: la grande compassione”.

Ven. Ghesce Tenzin Tenphel: Bodhicitta, la mente dell’illuminazione

Insegnamenti del mattino del 18.09.11 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Sabsel Thekchok Ling http://www.sabsel.com/ (Corso Torino 19/1 B, 16129 Genova, tel. 335.8063324 segreteria@sabsel.com) che in lingua tibetana significa“Centro dell’Eccellente Veicolo Chiaro e Profondo”, sul tema: Bodhicitta, la mente dell’illuminazione. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano dal Dott. Massimo Dusi.

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Ghesce Tenzin Tenphel: 2 Bodhicitta, la mente dell’illuminazione

Ghesce Tenzin Tenphel: "Non rubare equivale a non prendere ciò che non ci viene dato".

Ghesce Tenzin Tenphel: "Non rubare equivale a non prendere ciò che non ci viene dato".

Insegnamenti del pmeriggio del 18.09.11 del Ven. Ghesce Tenzin Tenphel al Centro Sabsel Thekchok Ling http://www.sabsel.com/ (Corso Torino 19/1 B, 16129 Genova, tel. 335.8063324 segreteria@sabsel.com) che in lingua tibetana significa“Centro dell’Eccellente Veicolo Chiaro e Profondo”, sul tema: Bodhicitta, la mente dell’illuminazione. Appunti ed editing del Dott. Luciano Villa nell’ambito del Progetto Free Dharma Teachings del Centro Sangye Cioeling di Sondrio, il cui nome è stato conferito da Sua Santità il Dalai Lama, per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Traduzione dal tibetano in italiano del Dott. Massimo Dusi.

Il Ven. Lama tibetano Ghesce Tenzin Tenphel

Quando nasciamo, lo facciamo a mani vuote e pure quando moriamo. Poi, in tutta la vita, intercorrono tante situazioni come il mio, il vostro. Ed il consiglio che ne scaturisce è di moderazione del desiderio, perché, altrimenti, questo diventa insaziabile. Non ci sarebbe nulla di male nei desideri, se fossero esaudibili, ma quel che e’ frustrante, è il fatto d’avere desideri che poi si rivelano irrealizzabili. I problemi sorgono non solo dalla fatica di realizzare i desideri, ma dalla frustrazione che deriva dall’impossibilità di realizzarli nel modo in cui l’avevamo progettato.

Il desiderio e’ illimitato. Non dipende dal desiderare tanto, ma dal non accontentarsi di quel che si ha, questo e’ l’errore!

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Sua Santità il Dalai Lama: Il Kalachakra

Sua Santità il Dalai Lama al Kalachakra di Amravati India 2006: "Il praticante deve inoltre provare un forte desiderio di realizzare l’illuminazione per il bene degli altri e avere una corretta visione della realtà".

Sua Santità il Dalai Lama al Kalachakra di Amravati India 2006: "Il praticante deve inoltre provare un forte desiderio di realizzare l’illuminazione per il bene degli altri e avere una corretta visione della realtà".

SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA: IL KALACHAKRA

Il Kalachakra è una pratica di meditazione buddista che appartiene alla classe dei tantra dello yoga supremo, i più profondi insegnamenti del veicolo del bodhisattva. Secondo la tradizione, Buddha Shakyamuni si manifestò come Kalachakra nel sud dell’India ed espose questo tantra su richiesta di Suchandra, re di Shambala. In seguito, il re Suchandra diffuse gli insegnamenti di Kalachakra tra gli abitanti di Shambala. E’ detto che questi insegnamenti e la loro pratica ricomparvero in India soltanto nell’XI° secolo, poco prima di essere introdotti in Tibet. Da allora, fino agli sconvolgimenti del secolo attuale, si sono propagati non solo fra i tibetani, ma anche nelle zone mongole a nord, così come nel Sikkim, nel Bhutan, nel Nepal e nelle regioni a sud e a ovest dell’Himalaia. …Il Kalachakra è stato uno degli ultimi e più complessi sistemi tantrici introdotti in Tibet dall’India.

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Cos’è il Kalachakra?


Il Tantra di Kalachakra è di beneficio per tutti gli esseri senzienti e genera pace ed armonia nel mondo

Il Tantra di Kalachakra è di beneficio per tutti gli esseri senzienti e genera pace ed armonia nel mondo

Cos’è il Kalachakra?

Mentre insegnava la Prajnaparamita http://www.sangye.it/altro/?p=206 sul picco dell’Avvoltoio http://www.sangye.it/altro/?p=216, il Buddha Sakyamuni manifestò un’emanazione nell’aspetto della divinità di Kalachakra in unione con la consorte Visvamata allo stupa di Shri DhanyaKataka o Paldern Drepung (ad Amaravati http://en.wikipedia.org/wiki/Amaravati,_Andhra_Pradesh), nell’India meridionale, ed all’età di 81 anni (881 a.C.) nella luna piena del terzo mese dell’anno del Dragone di Metallo, rivelò qui il Kalachakratantra “il tantra della ruota del tempo”,

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Il significato del Kalachakra


La divinità di Kalachakra (yab-yum) simbolizza l’unione del principio maschile del metodo con quello femminile della saggezza.

La divinità di Kalachakra (yab-yum) simbolizza l’unione del principio maschile del metodo con quello femminile della saggezza.

IL SIGNIFICATO DEL KALACHAKRA di Gleen Mullin.

L’iniziazione del Kalachakra è il più grande rituale buddista regolarmente conferito da Sua Santità il Dalai Lama. È data tradizionalmente ad estesi gruppi di persone provenienti da tutto il mondo, ed è associata alla promozione della pace e della tolleranza universale. È considerata una benedizione speciale per tutti coloro che vi partecipano e per l’ambiente in cui è data.

La divinità di Kalachakra (yab-yum) simbolizza l’unione del principio maschile del metodo con quello femminile della saggezza.

La parola Kalachakra significa “La Ruota del Tempo“, in riferimento alla presentazione unica dei cicli del tempo all’interno del Kalachakra Tantra. Questa comprensione del tempo è usata in Kalachakra come base per un sistema finalizzato alla liberazione ed all’illuminazione. La parola tantra significa “un flusso inesauribile di continuità”. I fondamenti del Kalachakra, come tutta la pratica buddista, si basano sulle argomentazioni contenute nelle “Quattro Nobili verità”. Partendo da questo presupposto, per un praticante buddista, ricevere l’iniziazione significa detenere l’autorizzazione ad iniziare lo studio e la pratica del Kalachakra Tantra.

Impegnandosi nella pratica con la motivazione di liberare tutti gli esseri dalla sofferenza, e con le adeguate circostanze interne ed esterne, si possono conseguire all’interno della propria mente le realizzazioni del percorso verso l’illuminazione. Chi non è buddista, o chi, pur essendolo, non desideri prendere attualmente l’iniziazione, può riceverla ugualmente come benedizione. Per tutti coloro che vi partecipano, senza badare al livello di partecipazione, il Kalachakra rappresenta una preghiera universale per lo sviluppo dell’etica di pace e d’armonia in noi stessi e nell’umanità. Per tutti coloro che vi partecipano, senza badare al livello di partecipazione, il Kalachakra rappresenta una preghiera universale per lo sviluppo dell’etica di pace e d’armonia in noi stessi e nell’umanità.

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Jado Rinpoche: il Kalachakra


Il Ven Jado Rinpoche, abate emerito del Namgyal Monastery a Dharamsala, India.

Il Ven Lama Jado Rinpoche, abate emerito del Namgyal Monastery a Dharamsala, India, uno dei maggiori esperti e praticanti del Kalachakra.


Il Ven Lama Jado Rinpoche ha dato questo breve ma significativo insegnamento in occasione della Iniziazione al Kalachakra conferita a Washington DC da Sua Santità il Dalai Lama.

Appunti a cura di Antonio Busi, che ringraziamo di cuore, revisione ed editing del Dott. Luciano Villa, Graziella Romania e dell’Ing. Alessandro Tenzin Villa nell’ambito del progetto Free Darma’s Teachings per il beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Ven Lama Jado Rinpoche

Abbiamo preso il voto di praticare per sei volte al giorno il Rifugio, di incorporare i diversi veicoli e di mantenere i voti, e pratichiamo in modo da rinfrescare la nostra memoria sui voti presi.

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Biografia di S.S. Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche
Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang Rinpoche

Sua Santità Drikung Kyabgon Chetsang è il 37° detentore del trono del Lignaggio Kagyu Drikung e la 7° reincarnazione di Chetsang Rinpoche è una manifestazione di Cenresig Avalokiteshvara. Si consiglia vivamente di leggere l’affascinante biografia sulla vita di Drikung Chetsang Rinpoche di Elmar R. Gruber “From the Heart of Tibet: The Biography of Drikung Chetsang Rinpoche”, Shambala publications, liberamente disponibile in inglese su Google Books a http://books.google.com/books?id=zpWRcpbO7qQC&pg=PR9&dq=Drikung+Kyabgon+Chetsang+Rinpoche&hl=it&ei=miOnTZOCGoT4sga_qqTTAw&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CEwQ6AEwBw#v=onepage&q=Drikung%20Kyabgon%20Chetsang%20Rinpoche&f=false

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Sukhavati Viuha Sutra

Buddha Amitabha riceve i visitatori del paradiso di Sukavati

Buddha Amitabha riceve i visitatori del paradiso di Sukhavati

Sukhavati Viuha Sutra

Namo Amithaba: possano tutte le intenzioni degli esseri abbracciare Deuachen.

“Così ho udito: un tempo, il Beato dimorava nei pressi della città di Sravasti, nel giardino di Anathapindada (1) interno al bosco del principe Jeta. Egli vi dimorava insieme con una grande comunità di monaci che contava milleduecentocinquanta individui.

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Lama Yesce: il Buddhismo

Lama Yesce

Lama Tubten Yeshe: “Per essere liberi non è necessario che abbandoniate i vostri beni, li potete tenere, ma se agite con attaccamento sarete irrequieti, la vostra vita sarà difficile e conserverete una mente annebbiata e contaminata”.

Quando si studia il buddhismo, studiamo noi stessi: impariamo a conoscere la natura della nostra mente. Nel buddhismo non si pone l’accento su cose supreme o superiori, ma su cose pratiche, come integrare la mente nella vita quotidiana affinché rimanga serena e sana.

In altre parole, l’accento è posto sulla conoscenza-saggezza fondata sull’esperienza, non su visioni dogmatiche. Nella terminologia occidentale, non diremo che il buddhismo è una religione, ma piuttosto una filosofia, una scienza e una psicologia.

Una tendenza istintiva della mente umana è la ricerca della felicità, e da questo punto di vista, orientali e occidentali non sono diversi. Tuttavia, se il vostro stile di vita dà troppa importanza al mondo sensoriale cui vi aggrappate emotivamente, ciò è molto pericoloso perché non avrete controllo su voi stessi. Ora, il controllo non è costume occidentale o una visione buddhista, tutti ne abbiamo bisogno e specialmente coloro che vivono una vita materialista e sono anche psicologicamente attaccati agli oggetti esterni. Nell’ottica della filosofia buddhista una mente di questo tipo non è sana, ma ammalata.
Sapete già che i progressi tecnologici e scientifici esterni non possono soddisfare da soli i desideri prodotti dall’attaccamento o risolvere i problemi emotivi. Così gli insegnamenti di Buddha sono un metodo per mostrare la natura della mente, il vostro potenziale umano e per svilupparla ulteriormente.

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Essere Consapevoli della Morte

Il Buddha

Il Buddha

Essere Consapevoli della Morte secondo il Lam Rim medio

(Meditare sugli svantaggi):

1. Gli svantaggi del non essere consapevoli della morte

Anche fino all’esatto momento in cui stiamo effettivamente per morire, la mente ha la tendenza a sostenere l’idea “Non sto per morire”

A causa della mente che mantiene l’idea “Non morirò oggi”, continuiamo a pensare a come ottenere la felicità ed eliminare la sofferenza soltanto di questa vita, per cui tutti i nostri desideri rimangono vincolati soltanto a questa vita e non prendiamo in considerazione la pratica del Dharma.

Anche se ci impegniamo, lo facciamo con poca forza, dovuto al fatto che le nostre virtù sono associate con i risultati di questa vita, per cui sono mescolate con azioni non virtuose e collegate a cause per prendere rinascita nelle cattive migrazioni.

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Segni premonitori della morte e pratiche suggerite

Buddha Amitabha

Buddha Amitabha

Per gentile concessione dell’Amitabha Hospice Service

Apprezzare la vita umana, comprendendo che il proprio corpo è in continuo cambiamento, che fin dalla nascita la sua natura è invecchiare e morire e che la vita è incerta, ci aiuta ad apprezzare la vita e a prepararci alla morte. Il decadimento è un fatto naturale per un corpo, specie quando questo movimento viene accelerato da processi degenerativi. Nella fase finale quando il sistema che sostiene la vita inizia a spegnersi, i cambiamenti fisici, mentali, emozionali e spirituali legati ai mutamenti dello stadio finale della vita, possono succedersi nell’arco di una settimana, giorni o ore. L’esperienza di ogni persona è unica, ma si possono riassumere alcuni eventi comuni.

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Gli otto simboli

Buddha SakyamuniBudddha Sakyamuni

GLI OTTO SIMBOLI DI BUON AUSPICIO DEL BUDDHISMO TIBETANO - Tashi Takgye

Siddharta Gautama, principe nepalese figlio del re degli Sakya, vissuto nel VI secolo a.C., fu chiamato il Buddha ossia il Risvegliato, l’Illuminato dopo aver raggiunto l’Illuminazione Suprema, aver conquistato per sempre la pace suprema del Nirvana ed essersi con ciò liberato dal ciclo delle rinascite.

Siddharta Gautama non fu un Dio sceso fra gli uomini per riscattarli e redimerli, fu un uomo che con le sue proprie forze, compì un’ascesi che lo condusse fino al divino. Da questo punto di vista il Buddhismo è più una filosofia che una religione non affermando l’esistenza di un Dio trascendente che ha creato una volta per tutte questo universo e noi stessi, ma postulando che l’universo in cui viviamo è eterno anche se attraversa periodi ciclici nei quali non appare sempre nella stessa forma e che ricordano la teoria dell’universo pulsante della più recente scienza cosmologica.

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Lama Yeshe: fare due cose allo stesso momento.

LAMA YESCE Balaju, Kathmandu, Nepal 1978

Lama Tubten Yeshe (foto a Balaju, Kathmandu, Nepal 1978): “Non mettete la meditazione lassù in alto mentre voi siete quaggiù e non vi lamentate del fatto che la meditazione non vi aiuta più come nel passato”.

Camminare e masticare una gomma: fare due cose allo stesso momento.

Lama Yeshe

Nella tradizione Mahayana del Signore Buddha, si enfatizza sempre la grande importanza di unire il metodo e lasaggezza per raggiungere la più alta realizzazione dell’illuminazione. Se voi avete solo saggezza ma non metodo, è impossibile realizzare la totalità. Anche nelle nostre vite quotidiane abbiamo bisogno sia del metodo che della saggezza per tenere insieme le nostre vite. Senza metodo, le nostre vite quotidiane riflettono il disordine mentale. L’intelligenza da sola non è sufficiente.

E’ importante essere realistici e dare un ordine al vostro stile di vita. Con l’intelligenza, potete vedere che cosa c’è da fare, ma la pigrizia e l’inazione vi impediscono di farlo. Questo è un esempio di mancanza di metodo. La vostra saggezza riesce a vedere quello che c’è da fare ma voi non potete metterlo in pratica. Questo provoca problemi nella vostra vita. Invece di essere ordinata, armoniosa e integrata, la vostra vita è disordinata, disarmonica e frammentata. Dare un ordine alla vostra vita non significa essere ricchi, avere una macchina ed essere materialmente benestanti in generale. Non è questo il significato. Significa che anche se voi avete poche cose, la vostra camera è pulita, in ordine e confortevole, ma se avete solo poche cose e sono sparse dappertutto, il disordine si riflette nella vostra mente.

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Prepararsi alla morte e assistere i morenti

Ven. Sangye Khadro
Ven. Sangye Khadro

Prepararsi alla morte e assistere i morenti

di Sangye Khadro

Questo opuscolo è stato elaborato sulla base del materiale usato durante il seminario dal titolo “La preparazione alla morte e l’assistenza al morente” che ho tenuto numerose volte a Singapore ed in altri luoghi.

Questo seminario è stato la risposta a un genuino bisogno del mondo attuale, come ha dichiarato un partecipante: ”Io sono interessato a conoscere di più sulla morte e su come aiutare le persone che stanno morendo, ma è molto difficile trovare qualcuno che voglia parlare di queste cose”.

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Il Tantra di Kalachakra

Lo scopo dello yoga del Kalachakra è di trasformare le impurità ed oscurazioni nel Sentiero verso l'Illuminazione.

Lo scopo dello yoga del Kalachakra è di trasformare le impurità ed oscurazioni nel Sentiero verso l'Illuminazione.

IL TANTRA DI KALACAKRA

L’ORIGINE DEL TANTRA DI KALACAKRA.

Fu Sakyamuni stesso (allora ottantenne) che il 15° giorno del 3° mese lunare - manifestandosi nell’aspetto di Kalacakra - insegnò il tantra-radice di questa divinità di meditazione nello stupa di Dhañakataka, nel sud dell’India, su richiesta del re di Shambhala, Suchandra.

Costui se ne tornò nel suo regno, dove mise per iscritto quegli insegnamenti (redigendo il Mulatantra Kalacakra) e ne compose un primo commentario. Più tardi, il primo re Kulika di Shambhala, cioè Mañjusrikirti, ne scrisse un commentario condensato (il Laghukalacakra) e suo figlio, il Kulika Pundarika,

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Approfondimenti sul Kalachakra


Il simbolo del Kalachakra

Il simbolo del Kalachakra

Links, filmati ed approfondimenti sul Kalachakra

Consigliamo vivamente, per una preparazione adeguata e più approfondita, di leggere anzi di consultare adeguatamente i libri, i siti e visionare i filmati indicati.

LETTURE CONSIGLIATE:

· L’Iniziazione di Kalacakra, Alexander Berzin; Ubaldini Editori. Molto consigliato.

· Kalachakra, Iniziazione Tantrica del Dalai Lama, J.M. Rivière; Edizioni Mediterranee, disponibile sul web.

· Mandala, Il cerchio Sacro del Buddhismo Tibetano, Martin Brauen; Sovera Edizioni.

· Kalachakra, Namgyal Monastery, E. Del Vico; Editalia (1996) testi a cura della sezione editoriale per il Kalachakra del Monastero di Namgyal con la supervisione di S.S. il XIV Dalai Lama.

Links:

International Kalachakra Network www.kalachakranet.org

Berzin Archives

http://www.berzinarchives.com/web/x/nav/group.html_57387645.html

http://www.berzinarchives.com/web/x/nav/n.html_554862326.htmlLINKS

SDK Shri Dhanya Kataka Associazione Culturale per la Preservazione e lo Studio del Tantra di Kalachakra, Santa Colomba, 56031 (Pisa) http://www.kalachakraitalia.org/ita/index.htm

TESTI sul Kalachakra disponibili su Google libri, molti sono anche scaricabili dal web.

- Kalachakra, Iniziazione Tantrica del Dalai Lama, J.M. Rivière; Edizioni Mediterranee, in italiano http://books.google.it/books?id=vmJ_yeVNJXkC&pg=PA155&dq=kalachakra&hl=it&ei=9pDPTbzLIpHasgaOyJ27Cw&sa=X&oi=

book_result&ct=result&resnum=1&ved=0CC0Q6AEwADgK#v=onepage&q=kalachakra&f=false

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Prendersi cura dei morenti

Avalokitesvara Cenresi

Avalokitesvara Cenresi

PRENDERSI CURA DEI MORENTI

Una raccolta di consigli per gli FPMT Hospice Services di Lama Zopa Rimpoce: prima parte. Lo scopo di nascere come esseri umani è quello di eliminare la sofferenza degli altri e di renderli felici.

CONTENUTI: Introduzione - Sua Santità il Dalai Lama a proposito dell’Hospice Service - Coltivare la mente di chi aiuta - Aiutare il malato e il morente - L’eutanasia dal punto di vista buddhista e la compassione - Il momento della morte - Dopo la morte - Consacrare le ceneri dentro Stupa o statue - Sostenere chi aiuta. Materiali disponibili per le pratiche di aiuto ai morenti e a coloro che sono morti.A proposito di Lama Zopa Rimpoce e dell’FPMT.Riferimenti bibliografici

INTRODUZIONE

Il lavoro dell’hospice service dovrebbe essere basato su tre principi:

1. morire è inevitabile;

2. tantissimi esseri muoiono ogni minuto e noi non siamo persone speciali o le uniche a morire;

3. è molto importante morire con il pensiero di bodhicitta nella mente.

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Prepararsi alla morte

Il Ven Ghesce Ciampa Ghiatso in meditazione.

Il Ven Ghesce Ciampa Ghiatso in meditazione.

PREPARARSI ALLA MORTE

Relazione del Ven. Lama Ghesce Ciampa Ghiatso al Convegno: Ciclo di Vita, dicembre 1998.

Non vi è nulla di più certo che la nostra morte. Tutti noi sicuramente moriremo ma non sappiamo quando. Il momento della nostra morte è del tutto imprevedibile. La morte non potrà, comunque, essere evitata. Non importa dove saremo, la morte ci raggiungerà e a quel punto non potremo fare molto per allungare la nostra vita.

IN QUEL MOMENTO SARA’ TROPPO TARDI PER PENSARE AI PREPARATIVI PER LA MORTE.

Sarà troppo tardi per iniziare ad applicarsi in una pratica spirituale che ci aiuti nel momento della morte. Abbiamo forse pensato tante volte oggi sono stanco e praticherò domani così facendo la morte arriva.

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Aprirsi alla vita nell’esperienza della morte.

Assemblea di Buddha

Aprirsi alla vita nell’esperienza della malattia e del morire. Dispensa sul morire di Francesco La Rocca e Patrizia Micoli

Le persone ordinarie non temono la morte, ma quando questa inevitabilmente arriva ne sono terrorizzati e sconvolti; invece il saggio la teme avendone consapevolezza per tutta la vita e quando arriva si sente in pace e l’accoglie con gioia. Milarepa Santo tibetano del XI secolo.

La nostra attuale società nega la vecchiaia e la morte, la nasconde dietro una porta, un paravento, in una stanza d’ospedale. La morte viene vista soprattutto come un evento clinico. Ma essa è in realtà qualcosa di più: è un momento di enorme valore psicologico, emotivo e spirituale. Il nostro rapporto con la morte dipende dal nostro rapporto con il dolore, con noi stessi, con quanti ci amano e con quanti amiamo, con la nostra concezione della divinità o i nostri valori fondamentali, come l’altruismo.

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Il doppio scettro o visvavajra

Gli Otto Simboli del Buddhismo Tibetano.

Gli Otto Simboli del Buddhismo Tibetano.

IL DOPPIO SCETTRO o VISVAVAJRA

Vajra in sanscrito significa sia folgore che diamante. Con ciò si vuole indicare l’essenza purissima, luminosa, indistruttibile, prima e ultima di tutte le cose. Il vajra deriva storicamente dallo scettro-saetta di Indra, la più alta divinità dei Veda, dio del tuono e del firmamento.

Nel Buddhismo Tantrico o Vajrayana (Veicolo o Sentiero del Diamante) il Vajra, in tibetano rDo-rje (Signore delle Pietre) simboleggia l’indistruttibilità, l’eternità e la purezza adamantina e immacolata della Dottrina, la forza del Metodo della Dottrina, la luminosa essenza della vera realtà di tutto ciò che esiste. Il rDo-rje è il simbolo maschile della Via verso l’Illuminazione, indissolubilmente legato al simbolo femminile che è la campana rituale (in sanscrito ghanta, in tibetano drilbu) che sta a significare la Conoscenza, la Pura Gnosi, la Saggezza Trascendente, la Perfezione della Saggezza (in sanscrito Prajna Paramita), l’Energia-sostanza della manifestazione, la Verità Assoluta.

Nel mondo che noi vediamo e tocchiamo ma anche nel mondo più sottile

IL DOPPIO SCETTRO o VISVAVAJRA

IL DOPPIO SCETTRO o VISVAVAJRA

delle energie e delle forze che muovono la materia non vi è, secondo il Buddhismo, nulla di stabile, di perenne, di eternamente duraturo.

Tutto scorre, si trasforma, muta da uno stato ad un altro incessantemente, da qui il termine samsara che vuol dire il mutamento dello stato fenomenico di contro al nirvana. Questo lento o velocissimo cambiare costantemente delle cose non vale solo per la materia e per le energie che la plasmano ma vale anche per i fenomeni psichici (pensieri, sentimenti, atti di volontà) al centro dei quali sta come un re, giusto o tiranno, il nostro Io, la nostra stessa coscienza di essere, la quale pure non è affatto stabile e sempre identica a se stessa. E’ invece una realtà dinamica in perenne trasformazione, vuoi nell’arco di una stessa vita, vuoi nell’arco di molteplici vite o rinascite nelle quali ciascuno di noi eredita un patrimonio mentale del quale fa però l’uso che vuole.

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Per beneficiare i morenti ed i morti

Ushnisha Vijaya

Ushnisha Vijaya

Meditazioni e pratiche per beneficiare i morenti ed i morti di Lama Zopa Rinpoche: come aiutare qualcuno che sta morendo.

Quando qualcuno sta morendo, portategli uno stupa, e incoraggiatelo ogni giorno a tenerlo in mano il più spesso possibile o, se non è in grado di tenerlo in mano, metteteglielo sul petto o sul capo. Ogni volta che lo stupa lo tocca, purifica il suo karma negativo. Lo stupa è un monumento Buddhista che contiene reliquie, e simboleggia lamente onnisciente del Buddha. Di solito contiene molti oggetti benedetti e mantra, ed ha il potere di guarire e purificare.

Quando la persona sta effettivamente morendo, toccatela con lo stupa. Anche se la coscienza ha già lasciato il corpo può tuttavia essere di beneficio toccare il corpo con lo stupa. Questa pratica può essere fatta anche con i bambini o con persone non in grado di capire quello che succede.

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Dare respiro all’infelice

Shakyamuni Buddha e due Bodhisattvas Tibet Occ. Guge XV sec

Shakyamuni Buddha e due Bodhisattva Tibet Occ. Guge XV sec

IL METODO PER BENEFICARE GLI ESSERI SENZIENTI AL MOMENTO DELLA MORTE: DARE RESPIRO ALL’INFELICE

Di Kusali Dharma Vajra, Tradotto dal Tibetano da Lama Zopa Rinpoche, Trascritto da Thubten Pelgye, Edito da Hermes Brandt, Prima edizione 1981, Ristampato nel 1984 da Wisdom Publications, Londra, Copyright Wisdom Publications, 1981.

CONTENUTI: Introduzione, Il corpo del metodo, I benefici del metodo,Postfazione dell’autore, Suggerimenti di Lama Zopa Rinpoche, Appendici, La preghiera in Sette Rami lunga, I Trentacinque Buddha della Confessione, Traduzione dal testo incluso nel volume: Raccolta dei Lavori di Thu’s Bkwan Blo Bzang Chos Kyi Nyi Ma, Volume VII, pp. 241-261 Gadan Sungrap Minyam Gyunphel Series. Edito e riprodotto da Ngawang Gelek Demo. New Delhi, Gennaio 1971.

INTRODUZIONE

Mi prostro al Guru e ad Hayagriva che sono inseparabili, il cui potere compassionevole libera tutti gli esseri trasmigranti dai reami miserabili. Scriverò i suggerimenti che danno beneficio agli esseri senzienti che affrontano il momento della morte.

Questo metodo, detto ”Beneficare gli Esseri Senzienti al Momento della Morte”, praticato dagli Yogi di Bhagawan Shri Hayagriva che lavorano per gli altri, completamente motivati da amore e compassione, ha due sezioni:

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La mente sottile della morte

Vajradhara

Vajradhara

La mente sottile della morte è sempre una mente non specificata o una mente neutrale. In altre parole, non può essere né una mente virtuosa né una mente non virtuosa. Perché è così? E’ perché le menti virtuose e non virtuose sono menti grossolane e così non possono agire come la mente sottile della morte. Se, al tempo della morte, qualcuno ci richiama (riconduce) alla nostra principale divinità di meditazione, per esempio, la mente grossolana della morte sarà virtuosa. Per questo èsicuro al cento per cento che prenderemo una buona rinascita. C’è una storia su di un bramino che, mentre moriva, gli capitò di vedere un elefante baby molto simpatico e, morì. Per avere pensato che era molto carino, rinacque come un piccolo elefante da dei genitori elefante, nonostante avesse creato il karma per rinascere come un essere umano! Dobbiamo sforzarci per ottenere una buona rinascita.

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La ruota della dottrina o Dharmacakra

ruota

Simbolizza l’ottuplice sentiero buddista: corretta visione, corretto pensiero, corretta parola, corretto intento di azione e mezzi di sostenimento, corretta consapevolezza, corretta concentrazione, rappresenta anche la perpetua diffusione del Dharma. Raggiunto che ebbe Siddharta Gautama lo stato perfetto di Buddha, rappresentato come abbiamo visto dal visvavajra, egli decise che non era giusto tenere per sé il frutto della pratica e il metodo che aveva seguito per acquisire questo stato. Iniziò quindi a insegnare la sua dottrina cioè, come viene detto, fece girare la Ruota del Dharma, o Ruota della Dottrina o della Legge. Lo fece per la prima volta a Sarnath, non lontano da Benares, l’odierna Varanasi, dove nel Parco delle Gazzelle (che per questo motivo vengono spesso rappresentate sotto la Ruota) enunciò le Quattro Nobili Verità (in sanscrito arya-satya): la Verità della sofferenza, la Verità dell’origine della sofferenza, la Verità della cessazione della sofferenza, la Verità che conduce alla cessazione della sofferenza e l’Ottuplice Sentiero (in sanscrito astangika-marga) come mezzo per porre fine alla sofferenza e conseguire l’Illuminazione costituito da: retta visione, retta intenzione, retta parola, retta azione, retto comportamento, retto sforzo, retta presenza mentale, retta concentrazione. Poiché non si trovano in una condizione stabile e definita, tutti gli esseri senzienti, esseri umani, animali o esseri disincarnati che siano, sono incessantemente esposti alla sofferenza, dalla nascita alla morte. La causa di tutte queste sofferenze è data dall’attaccamento

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Aiutare il malato ed il morente

Buddha Medicina

Buddha Medicina

AIUTARE IL MALATO ED IL MORENTE

Una raccolta di consigli per gli FPMT Hospice Services di Lama Zopa Rimpoce: seconda parte.

Durante una malattia, la cosa principale di cui prendersi cura è la mente della persona morente. Altri possono prendersi cura del corpo, ma chi aiuta spiritualmente deve prendersi cura della mente.

Penso che essere in grado di aiutare una persona morente è perfino più importante che saper curare malattie come il cancro e l’AIDS. Il guaritore capace di guarire molte persone da malattie come il cancro e AIDS ha poteri miracolosi, incredibili; ma se li paragoniamo al potere di aiutare qualcuno che sta morendo, che sta vivendo il più terrificante momento della vita, quest’ultimo è più essenziale, più importante. Questo perché offrendo supporto psicologico alla persona morente, mostrando come relazionarsi con la morte in modo positivo, si dona uno stato di pace e felicità della mente. La tradizione religiosa del paziente dipende dalla precedente pratica nella sua vita giornaliera. I consigli che potete dargli dipendono da quello che voi stessi avete fatto – il lam-rim, la trasformazione del pensiero, e così via – oltre alle semplici sedute di meditazione.

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Sangye Khadro: Aiutare a morire pacificamente

Sangye Khadro: “Aiutare qualcuno a morire pacificamente è uno dei più grandi atti di gentilezza che possiamo offrire.”

Nella nostra società moderna abbiamo accesso a un vasto corpo di conoscenze e informazioni. Colmo dell’ironia, sappiamo davvero poco dell’unica cosa certa nella vita: che un giorno finirà con il passaggio della morte. Dal momento che ognuno di noi vuole vivere bene, non è forse vero, a pensarci bene, che vorremmo anche morire bene? Se avessimo la possibilità di scegliere, non preferiremmo morire con una mente pacificata, positiva, invece di trovarci in uno stato di paura e confusione? E quando qualcuno dei nostri cari sta morendo, non vorremmo forse offrirgli un conforto sicuro? Nei miei workshop, includo spiegazioni, discussioni e meditazioni, esploreremo come possiamo prepararci alla nostra stessa morte - diventare capaci di morire pacificamente - e come aiutare le persone che stanno morendo.

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37 Practices of Bodhisattva

Thogme Zangpo

Thogme Zangpo

THE THIRTY-SEVEN PRACTICES OF ALL BUDDHAS’ SONS

(Rgyal-sras lag-len so-bdun-ma)
By Thogme Zangpo

I pay heartfelt homage to you, Lokesvara;
You have true compassion extending to all.

To those who in every coming and going
Have seen that each thing is inherently void,
And thus can devote both their time and their efforts
With one aim in mind - “Let me benefit all!”
To such foremost Gurus and you, Lokesvara,
All- seeing protector, with utmost respect
I bow down before you in constant obeisance,
And turn to your service my thoughts, words and deeds.

The Fully Enlightened Victorious Buddhas,

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Il Parasole

parasole

E’ il simbolo reale che rappresenta la protezione dalle influenze negative, l’offerta dei Buddha compassionevoli a tutti gli esseri senzienti. Il Parasole (in sanscrito chattra, in tibetano gdugs) è simbolo della dignità regale e quindi in senso traslato di chi detiene il potere spirituale. Derivato dall’arte indiana, il parasole ha diverse varianti nell’iconografia tibetana, può essere molto elaborato, giallo, bianco o multicolore, di seta, grande abbastanza da riparare almeno quattro o cinque persone; può essere pure composto da più parasoli uno sovrapposto all’altro, a più piani, arricchito di stringhe e drappi di seta multicolore con frange, il tutto sorretto da una struttura di legno. Il parasole simboleggia l’intera attività del Dharma nel proteggere tutti gli esseri senzienti dalla malattia, da ogni ostacolo e forza avversa, dall’ignoranza, dalla sofferenza di questa vita, dalla rinascita nei regni inferiori affinché si giunga alla completa estinzione della sofferenza.

 

Lama Tsongkhapa: Twenty-Seven Verses On Mind Training

Twenty-Seven Verses On Mind Training, composed by Lama Je Tsongkhapa (1357-1419)

1. With body, speech, and mind fully aligned, I prostrate fervently before those rare beings, who are victorious over all notions of limitation, and before their spiritual daughters and sons. May a cosmic celebration of pure poetry, perfectly expressing the most subtle teaching of these victorious sages and the inheritors of their wisdom, now burst forth like an infinite garden in perpetual spring.

2. Gaze calmly with the clear eye of Prajnaparamita (Perfect Wisdom) upon universal manifestation, this beginningless tapestry woven from vibrant karmic threads of conscious beings, and listen to the harmonious symphony of interdependence. Purify entirely from the slightest shadow of negativity this boundless expanse of apparent struggle and conflict. With diamond-clear intention, instill faith everywhere. With mirrorlike wisdom, stabilize all chaotic minds.

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I due pesci

pesci

Rappresentano la liberazione spirituale dal samsara. Come i pesci non sono un ostacolati dalle acque turbolenti quando nuotano negli oceani, così i praticanti seguono il sentiero senza essere impediti dalle vicissitudini della vita. Questo simbolo consiste di due pesci d’oro (in sanscrito suvarnamatsya, in tibetano gser-nya) che solitamente sono raffigurati verticalmente e paralleli, o leggermente incrociati con le teste in basso rivolte una verso l’altra. Originariamente in India i pesci rappresentarono i fiumi sacri Gange e Yamuna. Simbolo del Signore del mondo, i pesci d’oro si ritrovano non solo nella tradizione Buddhista ma anche nella religione Jain; in Tibet essi si trovano solo raffigurati assieme agli altri Simboli di Buon Auspicio. I Pesci d’Oro simboleggiano l’auspicio di tutti gli esseri senzienti in uno stato di assenza di paura, salvati dal pericolo di cadere nell’oceano della sofferenza e liberi nell’avere acquisito la consapevolezza della natura ultima, così come i pesci nuotano nell’acqua per loro natura liberi.

 

Thanka painting

Holy thanka on Boddha Sakyamuni by the master Sonam Tanzin, Manali

Holy thanka on Buddha Sakyamuni by the master Sonam Tanzin, Manali

Saraha thanka painting & meditation association training centre. Aleo, New Manali, Distt. Kullu (H.P.) see http://www.sangye.it/cpg1418/thumbnails.php?album=22

This is a special type of Buddhist art which is based on religion. The Monasteries of Lahaul and Spiti, Pangi valley. Kinnaur and other areas of Himachal Pradesh have an amazing collection of religious manuscript, scriptures and paintings known as ” Thankas”.

“Thankas” is the name given to the paintings on cloth and are believed to ward off the “evil eye” maleficent influences and prevent diseases and mental depression.

The “Thankas” were brought to these districts by Buddhist missionaries from the Indian plains, Tibet and other neighbouring countries. Although these are now hung in the temples, their names indicates that they were rolled and carried by travellers to provide protection from the evil spirits or

were used by minstrels to illustrate the episode they were describing. These paintings are regular feature of any monastery and are found in abundance in the monasteries of Himachal Pradesh.

THE THEMES AND INSPIRATIONS

Thankas http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=0 are traditionally scroll paintings drawn on cloth with wonderful compositions of geometrical arrangements known as “Mandalas” and are steeped in oriental tradition. “Mandalas” are cosmic symbols whose strict geometrical structures display the order of cosmos. These Buddhist religious “Thankas” generally depict “Jataka” tales http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=1 which recount the past lives of Lord Buddha http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=2 . The Jataka Tales is of 100 stories and all the 100 stories depict the life of Lord Buddha http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=3. In these paintings Buddha, “Bodhisattvas” and other divinities and portrayed with the impressive retinues or acolytes http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=4 .

In other representations these deities dominate the compositions and are shown as choir in their own paradise http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=4. The essential schemes of these paradise also defined by the literature dedicated to them http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=5 .

For doing these paintings craftsmen were trained as apprentices in monasteries were they worked mainly by copying well known images of the scenes and the deities http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=8 .

A peculiar method:-

The materials used for painting a “Thanka” is usually coarse woollen cotton, silk however, is preferred for important subjects. The process of doing these paintings is quite lengthy and time consuming.

The fabric for painting is stretched on the wooden frame and coat of thin starchy paste made of animal glue and talcum powder is spread over the surface to fill in to the texture and block up the holes. As the paste dries, the artists rub the cloth with the flat stone to smoothen the surface.

The outline of the figure and the subject to be represented are sketched on charcoal on the surface. The drawing always begins with the central figure which represents the focal point of composition http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=7 . After this various colours are applied over these drawings with the brush. The main colour used is the Gold colour which is widely used for representing garments or the emblems of the deities represented.

Colour Schemes:-

An impressive feature of these paintings is the unique colour scheme. Unique stone colours are white, red, pink, dark red, blue, sky blue, dark blue, green and light green, colours. Even the Buddha’s and the Bodhisattvas and the other divinities have a particular colour of their own. Pure gold is used in the body of Buddha and Bodhisattva, whereas the other deities are represented by their own particular colours. While a combative and terrifying aspect is depicted by red or dark blue colour http://www.sangye.it/cpg1418/displayimage.php?album=22&pos=6 . Paintings are mounted on the walls of the monasteries in accordance with certain Buddhist rules.

BASIC COURSE OF THANKA PAINTING

The course takes a long period of hard work, concentration, compassion and imagination.

ln the first period, to start with, Practice is done to make the head, the body and clothes of Lord Buddha Shakyamuni. This is done on a wooden board with the use of a bamboo pencil, black ink and white powder, with the accurate measurements and scales.

In the second period, again the head, body and clothes ot`Green Tara is practised with the same things given above.

ln the third period, practice to draw the head, body and clothes of bajara pani is done.

In the fourth period, again the head, body and clothes of Chakrasambhara is practised, which is wrathful deity. Fires are also drawn around the deity, as it shows the symbol of protection of religion. Till now, everything is practised on the wooden board. Now, practice is done on paper and canvas with charcoal and pencil. Here, we also learn to make ‘canvas’ on which painting is done, with a fine cloth. Then we start Thanka painting. ln the fifth period, sketches of deities, background and landscapes related to these deities are practised on the canvas, with accurate measurements.

ln the sixth period, colour paintings and brushes are made into use. How the different colours are mixed to make new colours. Some unique colours are red, pink, and blue. Pure gold and silver is used on the body of the Buddha and deities and their crowns. The background is painted according to the literature.

In the seventh period,·shading is practised on the deities, flowers like rose, lotus, sky, earth, clouds, trees, grasses, stones etc.

In the last and final period, final touch is given to the painting. When the canvas is ready, that is when painting and colouring is done it is then given a final touch. Now it is given a frame which is sewed by a white thread around it, then with a red silk cloth, then a yellow silk cloth and then a blue silk cloth, the silk is Traditional, all according to the size of the painting. At last bordered with a red thread. At the top and bottom of the painting wooden rods are attached to it to keep the painting safe. Now the whole thing is called a “Thanka”.

The paintings should always be covered. For covering it a cloth of yellow and red colour are used. It should mainly be uncovered for worship. Then one can see the mysterious world of “Thanka” painting.

 

Advice from Me to Myself

Patrul Rinpoche

Patrul Rinpoche

by Patrul Rinpoche (1808-1887)

Vajrasattva, sole deity, Master,
You sit on a full-moon lotus-cushion of white light
In the hundred-petalled full bloom of youth.

Think of me, Vajrasattva,
You who remain unmoved within the manifest display
That is Mahamudra, pure bliss-emptiness.

Listen up, old bad-karma Patrul,
You dweller-in-distraction.

For ages now you’ve been
Beguiled, entranced, and fooled by appearances.
Are you aware of that? Are you?
Right this very instant, when you’re
Under the spell of mistaken perception
You’ve got to watch out.
Don’t let yourself get carried away by this fake and empty life.

Your mind is spinning around
About carrying out a lot of useless projects:
It’s a waste! Give it up!
Thinking about the hundred plans you want to accomplish,
With never enough time to finish them,
Just weighs down your mind.
You’re completely distracted
By all these projects, which never come to an end,
But keep spreading out more, like ripples in water.
Don’t be a fool: for once, just sit tight.
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Clarifying the Two Truths

An Instruction on the View of the Mahayana

Clarifying the Two Truths

by Patrul Rinpoche

For those who wish to attain liberation, there is both (I) the teaching on what is to be realized and (II) the teaching on how to put this into practice.

I. The Teaching On What Is To Be Realized

In this, there are two topics: (1) the natural condition of all knowable phenomena in general and (2) the natural condition of one’s own mind.

(1) The Natural Condition of all Knowable Phenomena

This is also divided into two aspects: (i) the relative and (ii) the absolute.

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Il vaso del tesoro

vaso

Produce una inarrestabile pioggia di lunga vita e salute e prosperità per tutti gli esseri viventi che seguono puramente il Dharma. Nell’iconografia tibetana il vaso del tesoro (in sanscrito kalasa, in tibetano gter-chen-po’i bum-pa) si riconosce per avere in cima un gioiello. L’uso del vaso risale ai primi giorni del Buddhismo ed è legato agli auspici di esaudimento di desideri materiali. In realtà “il tesoro” si riferisce al “nettare dell’immortalità” che è custodito nel vaso: eternità della Dottrina, il nettare della Conoscenza, dell’acquisizione di poteri spirituali. Nel Tantrismo Tibetano si usano differenti tipi di vaso a seconda delle diverse pratiche rituali.

 

The Two Truths

The Two Truths

An Instruction on the View of the Mahayana

Clarifying the Two Truths

by Patrul Rinpoche

For those who wish to attain liberation, there is both (I) the teaching on what is to be realized and (II) the teaching on how to put this into practice.

I. The Teaching On What Is To Be Realized

In this, there are two topics: (1) the natural condition of all knowable phenomena in general and (2) the natural condition of one’s own mind.

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Guide to the Stages and Paths of the Bodhisattvas

A Brief Guide to the Stages and Paths of the Bodhisattvas

by Patrul Rinpoche

I pay homage to my master who is inseparable from Lord Manjughosha!

I will now set out the various stages and paths of the bodhisattvas in a way that is clear and easy to understand. There are five paths and ten stages (or bhumis). The five paths are as follows:

  1. The path of accumulation

  2. The path of joining

  3. The path of seeing

  4. The path of meditation

  5. The path of no-more-learning

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Il loto

loto

Rappresenta la purezza spirituale e simbolizza le azioni immacolate di corpo, parole e mente che portano alla felicità e all’illuminazione. Il loto (in sanscrito padma, in tibetano padma) non cresce in Tibet. Questo dato è oltremodo interessante perché significa che nella cultura e nella religione tibetane il loto è un’acquisizione puramente simbolica che ha unito i popoli al di là e al di qua dell’Himalaya nel rappresentare la più alta visione di Purezza e di Bellezza: lo stelo del loto si erge infatti dalla melma degli stagni e dei laghi per fare sbocciare il fiore, incontaminato e incontaminabile, immacolato e perfetto, sopra la superficie dell’acqua. Il loto è l’unica pianta acquatica che grazie alla forza del suo stelo fa sbocciare il fiore con un numero di petali sempre regolare da otto a dodici, tutti uguali fra loro. Nella loro simmetria i petali hanno sempre rappresentato il simbolo dell’armonia del cosmo; in questo senso si utilizza il loto nel tracciare mandala e yantra.

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